Mussolini – l’ultima verità

Oggi, 28 aprile 1945.

ultimaveritaMSulla fine di Mussolini sono stati scritti fiumi di parole, si sono fatte mille ipotesi, sono stati portati alla ribalta diversi testimoni con contrastanti rivelazioni che non hanno fatto altro che confondere le acque.  Per dare nuova linfa vitale ai possibilisti che mi leggono ripropongo una tesi apparsa diverso tempo fa.

So per certo che esistono numerosissimi esperti in materia con elementi che possono alimentare e smentire categoricamente e allo stesso tempo ogni tesi presentata, ma vale comunque la pena prendere in considerazione ogni possibilità. Anche se solo per un momento.

partGiacomo+titoli

Un ex-partigiano comunista, ” Giacomo ” dichiara di aver ucciso Mussolini dietro ordine di un agente dei servizi segreti inglesi, il capitano John. La rivelazione è del 1994. Il partigiano Giacomo è Bruno Giovanni Lonati, nel 1945 è un 24enne della Brigata Garibaldi a Milano. La prima considerazione da prendere in esame è che Lonati presenta una ricostruzione degli eventi molto ” scomoda “. Smentirsi oggi sarebbe molto imbarazzante per il sistema informativo italiano, sia sul piano storiografico che politico; è quindi naturale che la tesi venga accolta con molto scetticismo.

Lonati_1994Lonati sostiene di aver ricevuto l’ incarico di uccidere solo il Duce perché alla Petacci ci avrebbe pensato John come da accordi ricevuti. Anche il luogo esatto dell’esecuzione è diverso       (vedi foto →)       e diversa è anche l’ora della esecuzione: le 11 di mattina.  « Il colonnello Valerio non poteva compiere un’ opera- zione che era già stata eseguita da noi; lui ha sparato a due persone già morte! ». La versione ufficiale diramata dall’Unità il 30 aprile 1945 asseriva che la fucilazione ordinata dal CLNAI era stata eseguita alle 16.10 del 28 aprile. Il problema è un altro. Il 28 marzo 1947, il colonnello Valerio fornisce sull’Unità un’ altra versione ancora differente dalle precedenti: nell’ esecuzione sono stati sparati 10 colpi che non collimano con la deposizione del 28 aprile che parlava di 5 colpi, poi di 6. Ma c’è un altro particolare curioso. Il 30 marzo 1947, a Roma, il PCI presenta il colonnello Valerio come Walter Audisio – autore dell’uccisione del Duce, ma molti partigiani presenti ai fatti di Dongo non riconoscono in quell’uomo il colonnello Valerio. Il partigiano Bill disse addirittura che con il nome Valerio conosceva Luigi Longo!

villaBelmonteUna nuova svolta nel 1970 tramite il giornalista e storico Franco Bandini che parla di morte imprevista la mattina del 28 e finta doppia fucilazione davanti alla Villa Belmonte il pomeriggio. «Qualcosa di decisamente inaspettato deve essere successo…» dice Bandini e lo confermerebbe anche una testimone oculare, Dorina Mazzoli, che viveva nella casa di fronte dove Mussolini ha trascorso l’ultima notte. A G. Pisanò, nel 1996, la signora ribadisce la messa in scena del 28. Il mistero si infittisce ancora. Si apre la pista inglese avvalorate dalle rivelazioni alcuni abitanti britannici del lago, ma quest’ultime conducono solo a suggestive ipotesi.

titoloUccisione « Fate che non se ne accorga… » disse la Petacci con tono sommesso, «e non sparate alla testa! » – aggiunse. Lonati racconta di avere annuito e di aver indicato loro di uscire dalla casa dei De Maria; era passata poco più di mezzora. Erano circa le 11. La sign. Giuseppina Mazzola è l’unica testimone oculare del fatto che confidò a Botta quanto vide: « ero nell’orto, loro arrivarono lentamente; lei aveva una pelliccia, lui un cappottone. Ma li riconobbi subito ed ebbi un sussulto. Erano proprio loro! In un istante, due raffiche… ».

posizionefinale

memorialeDorina

La figlia Dorina (allora 19enne) scrisse un memoriale dichiarando che ci fu una macchina scura nascosta tutto il tempo con dentro Luigi Longo, riconosciuto da passanti come Valerio, con il compito di sistemare le cose nel modo migliore per il Partito. In quest’ articolo, senza scomodare la questione del carteggio Churchill-Mussolini, riporto anche la notizia di un’altra messa in scena di due partigiani, travestiti da Duce e da Petacci, sfilare dentro Bonzanigo per camuffare la finta esecuzione. Ordine del Partito, si dirà. Da qui parte la sequenza che vede accompagnare a braccio i deceduti alla fontana per lavare il poco sangue versato e il pulire quel poco per terra. Poi l’auto viaggia verso Villa Belmonte per inscenare la finta esecuzione con Walter Audisio. Ultima nota a corollario: Longo, dopo l’esecuzione ordinò il sequestro di tutti i negativi che i fotografi avevano scattato in tutte le località coinvolte. Questi negativi non verranno mai ritrovati. Forse saranno insieme a quelli dell’assassinio di Kennedy.

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