Archivi del mese: aprile 2012

L’eccidio di Masiera

Borgo Pignatta è un piccolo agglomerato di case abi­tato in passato soprattutto da braccianti e fu chiamato così fin dall’Ottocento perchè vi abitava la numerosa omonima fa­miglia di commercianti di vino.

Si trova nella via Sotto Fiume Destra, un chilometro oltre la chiesa di Masiera, proprio a ridosso dell’argine del Senio.
Nel dicembre 1944 i due schieramenti in lotta erano or­mai a contatto: gli Alleati che, dopo aver liberato Ravenna il 4 dicembre, avevano rallentato la spinta offensiva e i tede­schi che arretravano con la ferocia dettata dall’imminente sconfitta. Il corso del fiume Senio per quattro mesi, fino alla spallata dei primi giorni dell’aprile 1945, costituì la linea del fronte di guerra, con tutto quel che ne conseguì per cose e persone, per gli sfollati e per chi tenacemente rimaneva nelle proprie case.
In quell’area tra il 21 e il 22 dicembre giunsero le avan­guardie canadesi: gli argini e le aree sottostanti divennero teatro di battaglia. Raccontato però da chi se lo ricorda, il fronte tedesco ormai era ormai virtuale; erano rimaste solo le ultime retroguardie che avevano il compito di razziare il possibile (viveri e animali) per agevolare il trasporto di tutto il materiale da trasferire in Germania. In pratica, una mitragliatrce Mg42 ogni 600 metri era tutto quello che avevano da opporre poichè il grosso delle forze era già lontano. Ma gli Alleati ed i partigiani questo non lo sapevano ancora.
Nella notte del 23 dicembre, verso le 23, una pattuglia tedesca scese dalla riva destra con casse di esplosivo e minò le case Galassi, Pignatta e Costa, nelle quali erano ospitati anche componenti di altre famiglie.
All’interno degli edifici e all’esterno, dividendo e rinfor­zando le stanze, erano stati costruiti dei rifugi, anche capien­ti, in cui la gente del borgo si raccoglieva sperando di supe­rare indenne quei giorni rischiosi.
Sarebbe stato così anche quella notte ma verso sera, quel 23 dicembre, qualcuno passò a raccomandare di stare in casa, perché in quella notte sarebbero tornati gli Alleati per qualche azione offensiva. Così molte persone di ogni età (neonati, bambini, giovani, adulti e anziani) rimasero nelle proprie abitazioni al riparo.
La notte sembrava tranquilla ma, all’improvviso, una for­tissima esplosione squarciò il silenzio: le mine collocate dai nazisti fecero esplodere le case Galassi e Pignatta, mentre la Costa fu risparmiata forse perché le precedenti defiagrazioni avevano interrotto i cavi delle mine.
Si udirono subito forti grida e invocazioni di aiuto.  Alcuni coraggiosi soccorsero i superstiti (nonostante il fuoco impietoso dei te­deschi che avevano anche bloccato le porte delle case, per esser certi che nessuno fuggisse dalle abitazioni divenute trappole), estraendo dalle macerie 14 persone, ferite più o meno gravemente.
Nei giorni seguenti chi voleva recarsi sul luogo dell’ecci­dio veniva fermato dal fuoco delle armi naziste, che impedi­vano di avvicinarsi alle case fatte esplodere, per cui parenti e amici, angosciati, furono costretti a stare lontani, anche se per diversi giorni i canadesi continuarono a sentire lamenti provenire dalle macerie delle case.
Solo dopo lo sfondamento della linea del Senio, nell’apri­le 1945 (cioè 4 mesi dopo il fatto), si potè tornare a quei miseri resti: 28 furono le vitti­me, più altri che morirono nei giorni successivi per le ferite.

Questi i nomi e le età riportate sul monumento posto a Masiera nel luogo della strage:

Randi Alfredo anni 53, Taroni Virginia 52, Randi Ida 21, Randi Santa 20, Randi Enrico 17, Randi Bruno 12, Bedeschi Luigi 68, Babini Ida 58, Costa Coralbo 3, Randi Maria 65, Pi­gnatta Silvio Antonio 46, Costa Angela 43, Pignatta Alba 22, Pignatta Giuseppe 21, Pignatta Edda 14, Pignatta Venera 10, Pignatta Enza Luisa 8, Pignatta Giacomo Luigi 3, Pignatta Celsa 3mesi, Pignatta Marina anni 17, Barbirati Angela 71, Fo­schini Ottavio 69, Foschini Maddalena 28, Galassi Egisto 70, Tabanelli Adelina 70, Baldini Ada 34, Franceschini Franco 14, Baldini Giuseppe 86.

Nel cippo, collocato sul luogo della strage, sta scritto: «La violenza nazista stroncò queste vite, ma nessuna violenza soffocherà la speranza o la lotta per un mondo migliore nella pace e nella libertà».

Team557

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