Archivi del mese: ottobre 2011

Attenti al filo!

«Attenti al filo» è un importantissimo documentario di prigionia, illustrato a colori e mezzatinta, di Alessandro Berretti che negli anni 1946/47 veniva venduto a 9000 lire solo ai reduci registrati in Federazione ANEI. Nel 1974 fu fatta una ristampa a cinque colori su carta particolare. E’ una cosa di mio papà che conservo con una cura particolare. Prima che il tempo cancelli tutto, trovo tempo e luogo per condividere e far sapere per quanto può essere a me concesso.

L’autore (internato n.7361) è riuscito a conservare tutti i disegni nati nal Lager che fanno trasparire spesso necessità e sofferenza.  Le tavole caricaturali forse rappresentano la parte documentale  più efficace del volume. I disegni hanno strappato sorrisi e regalato qualche attimo di buonumore ai prigionieri e persino tra le guardie tedesche che apponevano poi il timbro “lasciapassare” per poterle tenere e conservare. L’aver portato sollievo anche solo per un istante nei mesi di sofferenza conferisce a queste tavole un valore inestimabile che deve essere fatto conoscere per non dimenticare.

tratto dalla prefazione delle dispense del 1974:
Spiegare cosa sia la prigionia è perfettamente inutile: chi l’ ha fatta lo sa, chi non l’ ha fatta non lo può capire. Esistono delle cose, al mondo, che non si possono descrivere. La fame, per esempio, è una di queste e lo stesso succede per la pri­gionia che è ancora più difficile da descrivere della fame in quanto essa comprende, oltre alla fame, altre cento cose peggiori ancora della fame.
La prigionia, per comprenderla, bisogna viverla. E per ricordarla, bisogna riviverla. Non si può avere l’esatta sensazione di quelle sofferenze ripensando alla vicenda cumulativa. Occorre considerarla tappa per tappa. Niente visioni panoramiche, ma dettagli. Scegliere, nei film arrotolati dentro i casellari della memoria, un fotogramma solo. Ecco: io seduto sul mio sacco a margine d’una strada; Fango. Scarpe sfondate, piedi bagnati; Una grossa vescica sotto il tallone sinistro. Crampi allo stomaco. La sentinella appoggiata alla pianta fumava. Due mesi che non fumavo.

e ancora:

Queste tavole di Berretti contengono quel tanto di verismo e quel tanto di disin­voltura artistica che servono allo scopo. Esse ci presentano i nostri ricordi come già velati da quella lieve nebbia fascinosa che il tempo distende sulle cose del passato. Queste tavole collimano perfettamente con le immagini stampate nella nostra memoria e così, al solo guardarli, le due immagini si sovrappongono e ci ritroviamo senza neppur pensarci, appoggiati alla baracca, o accucciati nell’angolo del vagone.
Ciò vale naturalmente anche per chi. non è stato nei Lager. Egli è almeno in grado di vedere con l’occhio del prigioniero.
Guareschi.

I disegni sono raccolti in 3 categorie e rappresentano uno dei ricordi più preziosi del periodo.

Dedicato a mio padre. Con tutto il cuore che ho.

Galleria  

galleria disegni               tavole caricaturali

galleria istantanee

Annunci

Liberazione di Mussolini. speciale_3

Da un rapporto ufficiale tedesco sulla liberazione di Mussolini e il suo trasferimento al quartier generale del Fuhrer. (chi scrive, presumo, è Leo Krutof)

parte terza

Anche noi prendiamo terra all’aeroporto di Monaco mezz’ora più tardi. Scendiamo dall’apparecchio, che già molti alti gerarchi delle SS si sono riuniti per dare il benvenuto al duce. Benché protetti dalla polizia, riusciamo a farci largo solo a fatica tra una fitta folla di soldati e funzionari dell’aeroporto, che inneggiano entusiasticamente al Duce. Nell’ufficio del comandante l’aeroporto, il Duce può finalmente riabbracciare i suoi cari, donna Rachele, i due figli e la figlia. La famiglia Mussolini può trascorrere nell’intimità una mezz’ora, prendendo il caffè, mentre noi attendiamo nella stanza accanto. Ne approfitto per provvedere in merito alle eventuali necessità del mio illustre paziente.

Ben presto giunge la comunicazione che il Fuhrer ci aspetta al suo quartier generale. Prendiamo posto nel velivolo, ma dobbiamo attendere ancora un po’ prima del decollo: si aspetta un altro ordine dal quartier generale. Giunge finalmente la notizia che il Fuhrer ha posto il veto al decollo, perché un atterraggio notturno non è consigliabile. Scendiamo quindi dall’aereo, e il Duce si avvia immediatamente con la famiglia alla volta della città, per trascorrere la notte nella villa di Monaco messa a disposizione degli ospiti. Io e gli altri ci sistemiamo in città. Verso le 9 del giorno successivo,  14 settembre, mi giunge comunicazione telefonica da parte dell’aiutante del capo della polizia di sicurezza, il quale mi invita a tenermi pronto a partire tra un quarto d’ora. Quindici minuti più tardi giunge con cronometrica esattezza un’automobile del comando di polizia, che mi conduce all’aereoporto di Monaco-Riem, dove è già pronto l’aereo, circondato da una folla di spettatori. Compio i necessari preparativi per la persona del mio illustre paziente, e finalmente vengo chiamato all’aereo, dove mi si comunica che, prima del decollo definitivo, si rende opportuno un breve volo di prova. Saliamo a bordo, e di lì a poco atterriamo a Monaco-Oberwiesenfeld, dove il Duce ci attende con la sua scorta, formata dal capo del protocollo, ambasciatore von Dornberg, dal capo del servizio di sicurezza col suo aiutante, e da altri. Al momento del congedo, compaiono alcuni gerarchi delle SS. Pochissimi i curiosi: il segreto è stato mantenuto con grande rigore. Il Duce ci saluta romanamente e ci stringe la mano, augurandoci il buongiorno. Si fanno le presentazioni con i gerarchi di scorta, e immediatamente dopo eccoci a bordo: l’apparecchio prende il via…

Sono le 13,30, l’atterraggio è fissato per le 14,30; non ci resta quindi che volare per un’ora sulla Prussia Orientale, dal momento che il Fuhrer desidera dare di persona il benvenuto all’illustre ospite, e noi non possiamo certo mandare all’aria il programma con un atterraggio anticipato. Il tempo trascorre lentamente; ma finalmente, è venuto il momento di scendere. Sotto di noi, si stende l’aeroporto. Tracciando una ampia curva, l’aereo piana, prende terra. Allorché ci alziamo dalle nostre poltroncine, scorgiamo il Fuhrer che, con la sua scorta, attende il Duce sul bordo della pista. L’aereo s’avvicina ancor di più, il Fuhrer si accosta allo sportello per salutare il suo illustre ospite che scende per primo. È un saluto cordialissimo, nel quale si leggono i più sinceri sentimenti di amicizia; le parole che i due personaggi si scambiano, accompagnate da una lunga stretta di meno, tradiscono la commozione di cui son preda i due uomini di stato. Ho modo di seguire la scena attraverso il vetro del finestrino, e quindi da un’immediata vicinanza. Il Duce saluta i generali presenti, poi il Fuhrer l’accompagna alla propria vettura, e immediatamente la colonna si mette in movimento…

Il mio compito è finito; purtroppo quando mi presento a rapporto, mi viene comunicato che non posso prendere congedo personalmente dal duce, perché questi s’è già messo al lavoro, iniziando a dettare al figlio: il Duce mi comunica il suo ringraziamento tramite l’ufficiale di ordinanza. Così ho assolto l’incarico.

Team557

not to forget


attenti al filo.

Chi mi legge, chi mi ha seguito fin qui, ricorderà che tempo fa ho parlato dei « pittori nei Lager nazisti ». In questo mio spazio ho sempre cercato di fare qualcosa per mantenere la memoria, anche a costo di sacrifici e di qualche fatica.

Sto  preparando la pubblicazione sul web del grande documento di prigionia di Alessandro Berretti, internato n. 7361 e prigioniero nel lager XB di Sandbostel (Germania del Nord); si chiama « Attenti al Filo ».

Il documento , con la prefazione di Guareschi (internato n. 6865), si mostrerà in 3 parti:

1° parte – Via Crucis   con 40 tavole tragiche e drammatiche di vera vita vissuta nei campi di Polonia e Germania

2° parte – La prigionia vista in un momento di buon umore  con 40 tavole di caricature drammatiche

3° parte – Istantanee nei Lager schizzi, profili, ritratti di centinaia di prigionieri italiani e stranieri.

Il lavoro è del 1974. Trovo giusto, in quest’epoca di web-sharing totale, il condividere per far conoscere, per far sapere.

Prima che il tempo e l’indifferenza cancellino tutto. E in rispetto per tutte le persone che hanno sofferto, e per mio padre. Internato IMI dal 43 al 45.

A giorni.    Mi aspetto visite e il conoscere il vostro pensiero. Ci tengo.

Team557

not to forget


Liberazione di Mussolini. speciale_2

Da un rapporto ufficiale tedesco sulla liberazione di Mussolini e il suo trasferimento al quartier generale del Fuhrer. (chi scrive, presumo, è Leo Krutof)

parte seconda

Con velocità uniforme continuammo a salire lentamente: tre metri al secondo, segna il manometro, 280 chilometri all’ora il tachimetro. Sempre più vicini si fanno i rilievi montuosi, uniformemente rombano i motori. Senza distrarsi un attimo, il mitragliere di coda e quello della torretta scrutano lo spazio aereo; le mitragliatrici sono pronte a sparare, ma nessun velivolo avversario viene a darci noia. Sempre salendo, eccoci ormai sugli Appennini: la velocità è adesso di 300 all’ora, l’altezza di 2500 metri. Fa piuttosto fresco. Sotto di noi si stende un paesaggio montano squallido, del tutto spoglio: non c’è un albero, appena qua e là qualche cespuglio; per il resto, roccia e sasso. Chiedo al mio illustre paziente se desidera un mantello per proteggersi dal freddo: il Duce rifiuta, m’assicura di trovarsi perfettamente a suo agio in volo e di sentirsi benissimo. Con evidente interesse, ha seguito il volo, informandosi minutamente sulla rotta…

Ci troviamo ora sul Danubio, e ogni tanto lasciamo cadere un razzo di segnalazione. Sotto di noi, però, neppure una luce. Durante quasi mezz’ora, continuiamo nella nostra ricerca, lanciando invano altri segnali luminosi. Ci chiediamo se non convenga puntare addirittura su Monaco; abbiamo benzina ancora per un’ora e mezza di volo: dovrebbe essere più che sufficiente. Ma proprio in quella, un po’ a sinistra, anzi quasi a perpendicolo sotto di noi, vediamo accendersi le luci dell’aeroporto. Ormai siamo al sicuro. Scendiamo a larga spirale, l’aereo si appresta all’atterraggio; si allacciano le cinture di sicurezza, ed eccoci sulla pista. Il velivolo arriva lentamente al termine della pista, e noi diamo il benvenuto sul suolo tedesco al nostro illustre ospite, con gratulandoci con lui per la riuscita impresa. Alle nostre frasi di benvenuto, il Duce risponde con commosse parole di ringraziamento. Tre ore e venti minuti è durato in tutto il memorabile volo.

Lo Hauptsturmfuhrer Skorzeny scende a terra per prendere le necessarie misure in vista del trasporto in città del nostro ospite, e lo stesso fanno il colonnello conte Rittberg con il resto dell’equipaggio, mettendosi di fazione per impedire a eventuali curiosi di avvicinarsi all’apparecchio. Quanto a me, mi soffermo col Duce; ha inizio così tra noi due una conversazione, nel corso della quale egli mi chiede che cosa si farà ora. Gli chiarisco la situazione, mentre attendiamo l’automobile. Compare un ufficiale, il quale chiede il perché del nostro atterraggio; gli vien detto trattarsi di un velivolo trasportante documenti segreti, che il comandante si recato alla torre di controllo per ricevervi istruzioni, e che tra un istante il velivolo sarà avviato all’hangar. L’ufficiale se ne va, e nessun altro ci disturba; passa così un quarto d’ora e finalmente compaiono quattro automobili. Prendiamo posto in esse, io nella prima, il Duce nella seconda, nelle altre il capo della polizia nonché il capo della sezione SS di Vienna, accorsi a dare il benvenuto al Duce. Lentamente, le vetture si avviano alla città; giungiamo al Ring e ci fermiamo davanti all’Hotel Imperial; si scende dalle macchine, il duce in cappotto e cappello, col bavero alzato. Quegli ospiti dell’albergo che siedono sulla terrazza, ai tavolini, ci guardano incuriositi, ma nulla lascia a vedere che abbiano riconosciuto il Duce. Prendiamo per una stradina laterale ed entriamo nell’albergo per una porta di servizio…

Il giorno successivo, 13 settembre, si sarebbe dovuto continuare il viaggio alla volta di Monaco. Il decollo era previsto per le prime ore del pomeriggio. Era stato convocato il professor Eppinger dell’ Università di Vienna per un consulto. Mi tenni pronto per le 13, ma erano appena suonate le 12 quando giunse l’ordine di prepararci alla partenza immediata. Sapemmo dal Reichleiter von Schirach che il Fuhrer aveva ordinato che la partenza avvenisse alle 12,30. Abbandonammo l’albergo passando sempre per la porta di servizio dalla quale eravamo entrati la sera prima; le automobili ci attendevano nel vicolo. La presenza delle macchine aveva richiamato una folla di curiosi e, quando il duce comparve, fu riconosciuto. Ed ecco i passanti erompere in fragorose ovazioni, cui il Duce risponde salutando in tutte le direzioni. Si sale in macchina, subito la colonna si mette in moto. Si ritorna al campo d’aviazione di Aspern, e quando vi giungiamo constatiamo che è già corsa voce del prossimo arrivo del Duce. Agli edifici del campo, le finestre sono piene di curiosi e lungo la strada, verso la pista, dobbiamo farci largo tra la folla. Ci avviamo immediatamente alla pista di decollo, dove già ci attende un trimotore Ju 52. Il Duce prende congedo da noi con brevi strette di mano, e senza altri indugi l’aereo decolla…

Team557

not to forget


Liberazione di Mussolini. speciale_1

E’ con un certo orgoglio e una certa emozione che desidero presentare un documento rarissimo che riguarda la Liberazione di Mussolini: un rapporto ufficiale, (presumo) del tenente Leo Krutoff, redatto poche ore dopo gli eventi del 13 settembre 1943 di Campo Imperatore. Trattasi di un documento assolutamente originale che propongo in 3 parti.

Continua a leggere


Visione…in comune

Il 2 dicembre 1942, alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, Mussolini pronunciò un discorso, diventato famoso per un passaggio in particolare, che gli procurò un particolare plauso da parte di Hitler.

 ” Questa non è soltanto una guerra necessaria, è una guerra che io proclamo sacrosanta

Parte del discorso fu anche ripreso in parte dal dittatore tedesco qualche mese più tardi per motivare ulteriormente le truppe che stavano già assaporando il sapore della sconfitta in più fronti. L’ineluttabilittà delle sconfitte verrà ammessa soltanto nel testamento finale redatto la notte del 29 aprile 1945.

Questa serie di primi insuccessi accomuna i due dittatori anche nella incredibile cecità difronte alla realtà che si stava manifestando; la “secolare missione” di dominio e di riordinamento dell’Europa, secondo le loro teorie basate più sulla razza che sulla geografia, ha avuto il potere di offuscare sempre la quotidianità nelle previsioni, nei resoconti e nelle opinioni.

In questo spazio, pubblico il discorso di Mussolini e un discorso di Hitler che parla del famoso “lebensraum” (lo spazio vitale).

La pubblicazione non vuole in alcun modo destare nessun spirito nostalgico, né essere oggetto di culto, ma è tesa solo a conservare una memoria storica, indubbiamente filtrata anche dalle opinioni del web-master, troppo spesso oggetto di indifferenza.

Il punto di questo articolo, come spesso mi capita di dire, è un altro.

Diceva, un generale inglese, che con la prudenza non si vincono le battaglie ed è sicuramente vero; ma quando però sul campo perdi ripetutamente forse è il caso di rivedere qualcosa. O comunque non puoi continuare a pensare di vincere, anche se ti chiami solo Pico Pallino o, addirittura, Hitler o Mussolini.

Mi sono sempre chiesto come si sentisse il Duce nel confronto delle Potenze; ad esempio, l’uno contava quasi 18 milioni di soldati, l’altro solo 1,5 milioni. Nel 1943 Chuchill stimò che le forze Alleate ammontavano a poco più di 200 milioni! Parlo di uomini e non di tecnologia. Faccio le proporzioni immaginando di giocare a Risiko. A metà del 1943, Stalin aveva messo in gioco quasi 15 milioni di uomini, aveva già spostato tutte le fabbriche negli Urali e costruiva giornalmente tanto materiale bellico che il buon Adolfo non è mai stato capace neanche di immaginare! Ora: se giungono notizie sconfortanti dal fronte Atlantico, se le stai prendendo in Africa, se ti stai arenando in Russia e se sei stato devastato nella Battaglia di Inghilterra, o sei hai fatto una figuraccia in Grecia e in Francia, è il caso di continuare? O vuoi sperare nelle armi segrete, negli ultimi 5 minuti di guerra, là dove Dio ti deve perdonare…Mi sono ancora chiesto se i dittatori abbiano mai visto l’elenco telefonico di New York o di Mosca perchè, anche a quel tempo, il volume era impressionante! When i was young, all’oratorio ti insegnavano che non puoi picchiare uno più grosso di te almeno 10 volte!

 

Team557


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: