Archivi del mese: giugno 2011

Perseverare autem diabolicum

Ho sempre pensato che la risaputa ostinazione o la metodica perseveranza teutonica fosse una leggera tendenza rispetto alle prerogative di altre nazionalità, ma interessandomi di seconda guerra mondiale mi rendo conto che, nel caso dei tedeschi, forse sia il caso di parlare proprio di una letale patologia comportamentale. Altrimenti non si spiega. Il mio ossessivo bisogno di soddisfare la mia curiosità mi porta ancora una volta a citare esempi che colpiscono, da un lato il mio immaginario nel pensare a cosa sarebbe successo se la guerra fosse stata diretta da persone NORMALI, dall’altro la mia pietà per i tedeschi. Spiego. Chi mi legge o mi rilegge nel tempo ricorderà che non sono nuovo a muovere critiche su cose di 70 anni fa. Ma se mi si segue non mi si potrà dare troppo torto.
Durante la Battaglia di Inghilterra era in corso, secondo me, un’altra guerra ancora più segreta, le cui battaglie venivano vinte o perdute a totale insaputa dell’opinione pubblica sia inglese, sia tedesca e solo con difficoltà erano capite fuori dalla cerchia degli ambienti specifici militari. Era la guerra “magica“. Almeno così la chiamava Winston Churchill. Continua a leggere

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una storia segreta. Normandia: ultime 48ore_3

Lunedì 5 giugno 44. Ore 6 del mattino. Una fitta nebbia avvolge tutto; poi un’acquerugiola continua inzuppa ogni cosa. Qui i tedeschi, come qualcuno ricorda, una fila di casette rosa a Colleville sono state da demolite sistematicamente per ottenere materiali da rivestimento per i bunker e per avere un arco di tiro più ampio. Di 90 casette ne sono rimaste solo 7. La più grande era finita al comandante locale dopo un’accesa discussione. La casa (ci hanno detto) apparteneva ad un certo Hardeley al quale era stato detto che la sua casa sarebbe stata demolita il giorno dopo per il bisogno urgente di mattoni e pietre; alla notizia si ribellò e cominciò a sbraitare. Il Comandante non fece una piega. Estrasse la sua pistola e gli sparò sui gradini di casa, all’incanto. Problema risolto. La casa poi non fu demolita. Qui dicono che la cosa era normale a quei tempi.

Lungo tutta la catena di comandi tedeschi il tempo continuava ad essere cattivo e si aveva fiducia che non ci sarebbe stato nessun attacco nell’immediato futuro. Tale convincimento era basato sul fatto che i precedenti sbarchi Alleati nell’Africa settentrionale, in Sicilia e nella penisola italiana erano tutti avvenuti con tempo buono o molto buono per avere comunque la copertura aerea. Per la metodica mentalità tedesca non si poteva deviare da questa regola. A Saint-Lo, sede del Comando dell’84° Corpo, arriva una telefonata alle 10 passate da poco; il generale Hans Speidel chiede: “ci sono novità? – no” – gli viene risposto, “state tranquilli, ne riparleremo forse tra una settimana! Eppoi il capo ha notizie certe che proveranno di assaltare Dieppe…dobbiamo parlare della festa per il generale Erich Marcks che domani parte per la Bretagna! Lo sa? a Rennes, stava preparando una grossa esercitazione quando Hitler gli ha urlato di partire e con lui tutti gli alti ufficiali; me lo ha detto Von Tempelhoff!”. Ad uno ad uno tutti i convocati si allontanarono dal fronte proprio alla vigilia della battaglia per recarsi a questa evento-esercitazione. Alcuni altri erano in licenza (visto il tempo brutto…) e il capo di Stato Maggiore di una divisione era andato a caccia con la sua amante francese e non era possibile raggiungerlo!

nella foto Speidel:

Dopo la guerra, la coincidenza di queste molteplici partenze dal fronte fece una tale impressione ai tedeschi che si parlò addirittura di un’inchiesta per stabilire se non c’entrasse per qualcosa il servizio segreto inglese! Hitler, nel suo ritiro di Berchtesgaden, era così scoppiato che tenne una conferenza militare dalle 15 alle 18 e la riprese dalle 23 a mezzanotte dopo aver offerto a tutti (proprio a tutti…) tisane di tiglio e obbligando ad ascoltare  per un paio d’ore musiche di Wagner, Lehàr e Strauss.

Ma c’è un’altra telefonata. Con tutti gli ufficiali a capo delle difese costiere dispersi per mezza Normandia, Jodl fa giungere un cablogramma alle 16 e 28 con ordine di trasferire immediatamente tutti i caccia disponibili verso Berlino perché necessari alla difesa del Reich, da mesi sottoposto ai continui bombardamenti Alleati 24 ore su 24. In questo modo le spiagge della Normandia divennero troppo lontane per un eventuale intervento tempestivo. I piloti rimasero allibiti. Ma ubbidirono. Il colonnello Josef Priller si ricordò che Hitler aveva promesso a suoi generale che 1000 apparecchi della Luftwaffe avrebbero saputo colpire le spiagge il giorno dell’invasione; in questo modo non sarebbe stato possibile ed era molto pericoloso! Il 4 giugno in tutta la Francia c’erano solo 183 da caccia diurni; 160 erano considerati efficienti. dei 160, una brigata aerea di 124 (la 26° Brigata da caccia) era stata arretrata dalla costa proprio quel pomeriggio! Alla 15° armata di Meyer (leggi puntate precedenti) il colonnello aggiunse urlando che era una vera pazzia mandare via gli aerei! « Sentite, Priller, l’invasione come le ho detto è da escludere. Il tempo è troppo cattivo. Se ne faccia una ragione! ». Posò infuriato il ricevitore. Nel suo campo erano rimasti solo 2 aerei: il suo e quello del sergente Heinz Wodarczyk.

nella foto Priller

I più erano a Parigi e a Rennes. Questa complessa organizzazione militare era fatta da gruppi di persone che si conoscevano di rado e un  gruppo non sapeva mai che cosa facesse l’altro. Ma siamo ormai alle 18.30 del 5 giugno. Dalla BBC l’annunciatore disse: « Fa caldo a Suez » e si mise in moto il Piano Verde della Resistenza francese (sabotaggio di binari); « il dado è sul tavolo » e via al Piano Rosso (taglio di cavi telefonici), poi arrivò: « il cappello di Napoleone è nel cerchio… la freccia non passerà ». L’altro messaggio qualche minuto dopo. « Blessent mon coeur / d’une languore / monotone ». Feriscono il mio cuore con monotono languore. L’invasione.

Al comando della 15° armata tedesca, il capo dell’ufficio informazioni, Hellmuth Meyer, sa benissimo che cosa significano tutte quelle parole apparentemente insensate. Glielo ha detto l’ammiraglio Canaris (che sarà torturato ed impiccato due volte per pura cattiveria a Plotzensee, prima di essere ucciso definitivamente, appeso a ganci da macellaio, per il suo probabile coinvolgimento nell’attentato a Hitler). L’allarme gettato dal responsabile delle informazioni della 15° armata cadrà nel vuoto. Il resto è storia.

NB. ma se se ci fossero stati tutti gli aerei…

Team557


una storia segreta. Normandia: ultime 48ore_2

Meyer (di cui sembra non esista nemmeno una foto..) il 3 giugno 44 (alle 22 circa) dette immediatamente l’allarme a tutta la 15° armata. Contemporaneamente copiava il messaggio per telescrivente al Comando di Hitler (OKW) poi telefonò al Comando del vecchietto (68enne) Rundstedt (OBWest) e a quello di Rommel (gruppo di armata B). Un lavoro da segretaria indaffarata! Ora si faccia particolare attenzione ai tempi e ai modi di reagire.

All’OKW (da Hitler, insomma) il messaggio fu consegnato di corsa da un sottufficiale trafelato al generale Alfred Jodl (Capo di Stato Maggiore). Il messaggio rimase alcune ore sul tavolo di Jodl che NON ordinò l’allarme. Pensò che l’avesse mandato Rundstedt, il quale, a sua volta, pensava che fosse tutta un’idea di Rommel…!

Una gabbia di matti! Hitler dormiva. Una volta tanto era stanco. Tutte le notti sfiniva i malcapitati con interminabili discorsi sull’inefficienza dei suoi generali fino all’alba, ma questa no. Dormiva e nessuno si azzardò a svegliarlo! Una manica di idioti. Però bisognava esserci, per giudicare così. E’ quasi l’una di notte del 4 giugno e lungo la costa dell’invasione soltanto un’armata era stata messa in stato d’allarme: la 15° di Meyer. La 7° Armata, che presidiava la costa normanna, non aveva saputo nulla dei messaggi, nessuno aveva chiamato al telefono (nemmeno per sapere se volevano del caffè…) e si sonnecchiava come ogni notte. La 7° Armata era considerata il grosso delle forze di difesa; era sì composta da molti giovanissimi, rincalzi, addirittura polacchi, francesi di Vichy, austriaci, vecchi, volkssturm, ma comunque era un bel mucchio di soldati;…dormienti, ma soldati. Alle 3 di notte la prima metà del messaggio fu ripetuta ma Meyer sapeva di essersi attenuto agli ordini di aspettare ancora e per questo era sollevato. L’ininterrotta tranquillità del fronte gli stava dando ragione. Tra poco sarebbe stata l’alba e tutto era calmo. Eppoi non c’era molto altro da fare: bisognava aspettare la seconda metà del messaggio d’importanza vitale. D’un tratto i suoi subalterni registrarono un improvviso silenzio-radio inglese! Nulla. Solo rumore di fondo. Credo che l’immensità di ciò che poteva significare tale messaggio sia stato davvero opprimente per l’animo di Meyer. La possibile disfatta dello sbarco alleato, le vite di centinaia di migliaia di connazionali; tutto dipendeva dalla rapidità con cui egli avrebbe intercettato la trasmissione e dato l’allarme al fronte! Intanto il Gruppo di Armate B, lontano 200 Km, si preparava a partire dalla Germania. L’unica cosa che gli ronzava in testa era il sospetto che i suoi superiori non si rendessero conto di quanto il messaggio fosse importante.

Rommel si accingeva a lasciare La Roche Guyon (a metà strada tra Parigi e la Normandia), un paesino di passaggio che lo avrebbe portato dalla moglie che compiva gli anni (il giorno 6) con il famoso dono di guanti in camoscio grigio. Era una tetra Domenica mattina, quel 4 giugno 44. Per i tedeschi la giornata si prospettava tranquilla e senza novità. Non accadeva nulla e non ci si aspettava che accadesse nulla: il tempo era talmente cattivo che a Parigi, al Comando della Luftwaffe, il colonnello prof. Walter Stobe, capo meteorologo, chiamò tutti (all’OKW) dicendo di star tranquilli e che non c’era da preoccuparsi; ai serventi delle batterie antiaeree fu dato prontamente l’ordine di scendere dalle loro postazioni nonostante quella fosse una zona solitamente molto battuta dai bombardieri Alleati. Alle 12.45 Von Rundstedt, che dormiva fino a tardi (perché quando piove si dorme benissimo…) gli venne in mente di farsi sentire. Dapprima cercò Rommel e non lo trovò, poi chiamò il Comando centrale e lasciò un messaggio (in segreteria si direbbe oggi…): « il sistematico e netto aumento degli attacchi aerei indica che il nemico è arrivato ad un alto grado di approntamento. Il probabile fronte d’invasione rimane tuttora il settore dalla Schelda (in Olanda) alla Normandia e non è impossibile che il settore settentrionale della Bretagna possa esservi incluso…Attacchi aerei concentrati sulle coste tra Dunkerque e Dieppe possono significare un maggiore sforzo Alleato in quel punto, ma… non si ha ancora indizio di un imminenza di invasione… Se saprò qualcosa vi informerò. ». – Molto gentile , grazie, caro! -.

La stima era un’altra tipica ipotesi sbagliata, ma sarebbe meglio dire una puttanata galattica perchè è come dire che il nemico può attaccare qui e lì e chissà dove! Cioè, non dice nulla di preciso. E allora, invece di dire cretinate, se non sai cosa dire è meglio stare zitto! Comunque al pomeriggio del 4 la costa normanna non sa ancora nulla! E stiamo parlando di quasi 1300 Km di costa d’invasione! ” Vado a mangiare! ” disse Von Rundstedt; chiamò il figlio (giovane tenente) e andarono al ristorante. Hitler aveva visite e non si era fatto più sentire e questo aveva tranquillizzato un po’ tutti. Era solo trapelata la notizia che non aveva digerito molto la carne di elefante! Peccato.

prossima puntata martedì. se ce la faccio.

Team557


una storia segreta. Normandia: ultime 48ore_1

I racconti qui riportati, le considerazioni prodotte in questo blog ed i contenuti non sono in nessun modo patrocinati da nessun ente, non sono affiliati a nessuna testata giornalistica ed hanno il solo scopo divulgativo e propositivo. Il presente blog è un diario, una valvola di sfogo, un divertimento che perseguo senza secondi fini e senza alcun scopo commerciale.

 

 

Parlo dello sbarco in Normandia, di uomini tedeschi e di cose che ho appreso leggendo qua e là in Francia, dopo il mio recentissimo viaggio sulle spiagge decisive. Questo è una storia che pochissimi conoscono e che potrebbe fare benissimo da soggetto per un film di successo.

Al comando della 15° armata presso il confine belga, nel 1944 c’era un colonnello che aveva un compito ingrato e logorante. Oltre a dirigere il servizio segreto della Wehrmacht, era a capo del solo gruppo di controspionaggio esistente sul fronte dell’invasione. Si chiamava Hellmuth Meyer. Il centro nevralgico del suo reparto era un gruppo di intercettazione radio composto da 30 uomini che prestavano servizio 24 ore su 24 dentro un bunker gremito di sensibilissimi apparecchi radio. Avevano il compito solo di ascoltare il nemico. Ogni uomo parlava correttamente tre lingue: non c’era una parola, un balbettio trasmesso in Morse attraverso l’etere da fonti alleate che non fosse ascoltato. Questo gruppo era talmente esperto e i loro apparecchi così sensibili che riuscivano ad intercettare perfino le comunicazioni delle radio delle jeep della polizia militare (MP) in Inghilterra a più di 150 km. Un fatto di sicura importanza e di grande aiuto per poter conoscere l’ubicazione di quasi tutte le divisioni stazionate in Inghilterra. Meyer aveva anche grandi doti nell’interpretare i messaggi più insoliti e anche…i più incredibili.

Poco dopo il tramonto del 4 giugno 1944 fu intercettato un cablogramma di stampa che diceva: «URGENTE ASSOCIATED PRESS NYK LAMPO COMANDO EISENHOWER ANNUNZIA SBARCHI ALLEATI IN FRANCIA ». Meyer allibì. Il primo impulso fu di dare l’allarme al Comando, poi si trattenne e si calmò perché sapeva che il messaggio doveva essere sbagliato. Per almeno 2 ragioni. La prima era l’assoluta mancanza di attività lungo il fronte d’invasione; se ci fosse stato qualcosa di strano o insolito l’avrebbero certamente informato, la seconda era che nel gennaio del 44 l’ammiraglio Canaris (allora capo del Servizio Segreto Tedesco) aveva captato i particolari di un fantastico segnale in due parti che sosteneva che gli Alleati avrebbero usato sicuramente la Resistenza francese prima dell’invasione. Esisteva anche la convinzione avrebbero inviato centinaia di messaggi nei mesi precedenti l’attacco, ma soltanto pochi avrebbero riguardato lo sbarco vero e proprio: gli altri sarebbero stati fittizi, atti a fuorviare e confondere. Meyer si rivelò scettico. Sapeva per esperienza che le fonti d’informazione di Berlino erano inesatte al 90 per cento dei casi, ma questa volta poteva anche aver ragione! Dopo i frustranti quanto indecifrabili messaggi che seguirono il notiziario BBC delle 21 (« Les sanglots longs des violons de l’automne » – i lunghi singhiozzi dei violini d’autunno) non c’erano più dubbi: lo sbarco era imminente! Mancava solo la seconda parte del messaggio con la poesia di Verlaine (feriscono il mio cuore con un monotono languore) e poi ci sarebbe stata la conferma completa dello sbarco nelle 48 ore seguenti.

 

seconda parte sabato 25

Team557


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