Archivi del mese: agosto 2012

I conti senza l’oste .2

Mi sono sempre chiesto se la Resistenza, oltre il muro del ” si doveva fare “, ci abbia messo la faccia difronte alle morti dei civili provocate da rappresaglie, rastrellamenti, attentati e così via. E ancora: perché la gente comune è stata sempre così indulgente nei confronti dei partigiani sanguinari? Stiamo parlando di migliaia di perdite, non di casi isolati. Vista con gli occhi di oggi, potrebbe sembrare una vittoria di Pirro quella della Resistenza. A prezzo spropositato, in molte località della bassa Romagna i pochi attacchi furtivi contro pattuglie tedesche o fasciste, che hanno fruttato la perdita solo di qualche unità nemica, hanno poi causato rastrellamenti e relative fucilazioni a suon di decine e decine di malcapitati. Si doveva fare ? La domanda può essere posta in un altro modo; laddove i tedeschi hanno bruciato un paese intero (civili compresi) per rappresaglia,  i conti tornano? Cioè, il gesto militare banditesco era così determinante? Potrei citare almeno 12 esempi eclatanti a sostegno e per questoparlo di “partigiani sanguinari”. O, quantomeno, irresponsabili. In ragione di quanto affermato credo che il valore della Resistenza debba essere ridimensionato. Non voglio essere irriconoscente; penso che esistano due pesi e due misure nel giudicare il passato. Come ci si pone davanti all’esecuzione sistematica di chi era soltanto parente con gli appartenuti all’RSI? Mi rendo conto che l’ argomento è tuttora incandescente. ” I morti sono tutti uguali ” – ha detto qualcuno; non sembra vero però , in effetti. Non ricordo esattamente dove, ma in molti paesini sono stati seppelliti i morti per mano fascista da quelli morti per mano partigiana, i morti comunisti lontano da quelli NON comunisti, in Irlanda hanno persino eretto un muro sotterraneo in un cimitero per separare i morti cattolici da quelli protestanti. Questo lo fanno i vivi, però. La separazione ideologica anche post mortem.

Dove non c’erano partigiani non ci sono state rappresaglie. E non ci sono state vendette dopo. Anzi: parlerei di rispetto.

I signori della Resistenza pensano forse di aver sostenuto l’onore dell’Italia?

Onore, comunque,  a chi lottava per la libertà, ai militari dell’esercito regolare,  ai cattolici o liberali alla Edgardo Sogno e sdegno per chi lottava per l’Unione Sovietica. Senza timore di smentita. Non si può parlare però sempre e solo dei partigiani onesti; nel computo finale della valutazione bisogna tener conto dell’operato dei partigiani comunisti che hanno inficiato indelebilmente il valore assoluto della Resistenza italiana. Come si pongono personaggi come Pio Galli (ad esempio ) difronte alla strategia e alla sete di potere comunista del ’45 fino a dopo il ’50? Perché non ne parlano mai? Perché non citano mai il tradimento italiano al loro Re, al loro Governo e alla popolazione. Le stragi perpetrate erano doverose? Credo che le cose vadano dette tutte. Anche a rischio di veder compromesso il giudizio. E’ un fatto di onestà. Omettere ed imporre l’omertà, invece, ti allinea solo ai tuoi nemici.

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I conti senza l’oste .1

Kesselring (e non Kesserling come trovo scritto in un’ infinità di siti ) ha lasciato scritto e detto (prima di morire) nelle sue birrerie di Monaco ove parlava sovente dell’Italia, che se era solo per i partigiani  i tedeschi sarebbero ancora in Italia oggi. Ho paura di pensare che sia verosimile. La cosa che più li mise in crisi nei mesi finali del conflitto furono gli scioperi. Moltissimi dimenticano che le forze del Reich, dal 42 al 45 non avevano più forza lavorativa in nessuna zona occupata. Per questo crearono la TODT e assoldarono all’ incanto qualsiasi malcapitato per fare trincee, lavori di meccanica, falegnameria, lavori tessili; coinvolsero civili prima e prigionieri poi, fino a sfinirli.

F.Todt (nella foto)

Gli scioperi, invece, paralizzarono tutto; crearono problemi che interagivano tra loro creando enpass di ogni genere. La costruzione di strutture in cemento, sulla linea Gotica per esempio, procedettero lentissimamente proprio perché la forza lavoro mancava. Kesselring lo ha ripetuto allo sfinimento. Certo, poi c’è la forza militare che c’è o non c’è… ma senza difese strutturali è molto più difficile; lo sappiamo dall’antichità. Gli scioperi quindi. Scioperi delle attività, per fare munizioni, per raccogliere il grano, l’acqua, per trasportare la benzina, il sale che era rarissimo. Tutti hanno sofferto la fame, anche i soldati del Reich. Non solo i civili ma anche gli ufficiali. Ma qui il discorso si fa molto ampio. Non sempre le truppe si sono spostate per ragioni militari ma perché in una zona vicina magari c’era da mangiare. Ritengo che la verità stia spesso in mezzo. Spesso i partigiani sono entrati, con clamore, in zone ove i tedeschi non c’erano già più da giorni e hanno innalzato bandiere e intonato cori di conquista quando non avevano conquistato nulla ma solamente occupato ciò che era stato abbandonato. Ho detto “spesso”.

Ma il punto che volevo svolgere è un altro. La Resistenza dimentica che, per la Germania, l’ Italia aveva tradito. E’ questo il punto chiave che divide le opinioni di chi legge. L’ Italia aveva tradito e basta. Ai tedeschi non importava se qualcuno non era d’accordo col Fascismo (magari anche dal principio…); l’ italiano era un traditore che si era finalmente rivelato. Lo sapevano. Se lo aspettavano. Hitler lo aveva preannunciato già dal 1941 ai suoi generali; ne ho già parlato. Non vi era nulla di sorprendente. Ma il tradimento è una cosa terribile. Distrugge l’onore. Comodo dire dopoio non ero d’accordo…”!, ma (per esempio) gli “Aventiniani” e molti altri antifascisti della prima ora erano rifugiati in Francia ed in Svizzera; non erano in Italia a dire NO al Fascismo. Aspetto non trascurabile è il fatto che erano solo 4 gatti e capisco che 4 gatti non siano una voce forte in Parlamento. Ma nel quadro dell’ opinione comune l’ italiano rimane un traditore! La Resistenza lo dimentica. Cioè, anche se giustamente motivati, i resistenti erano ribelli a tutti gli effetti e non erano considerati legittimi sotto nessuna forma. Ma non sono stati militarmente un problema fino al febbraio del ’45, per i tedeschi. Lo dice Kesselring. Quando la sproporzione di uomini ci supera si soccombe: è evidente. E non è un fatto di giustizia divina o ideologico, ma conseguenza di forze dispari in campo.

Il libro Antifascismo e Resistenza, scritto meravigliosamente dal prof. Casali, traccia un quadro veritiero sulle motivazioni politiche e sociali della Resistenza delle nostre zone, ma commette il solito errore di sempre: parla solo del Fascismo e mai di Patria; tratta il fronte politico come unico interlocutore e non considera mai chi aveva giurato fedeltà al Re, alla Patria, chi era apolitico, che era cattolico, chi era anarchico e così via. Non si parla mai degli altri. Come se il resto del mondo non esistesse. Invece il tedesco non vedeva la cosa in questo modo.

Qui propongo un passo conclusivo del testo che trovo totalitario anch’esso al pari delle cialtronerie fasciste:

Certamente l’oppressione non va mai bene! ma non si può sempre discutere tutto col fucile. In questo modo sei esattamente come i tuoi nemici!


Duce dixit (sul riarmo)

Una cosa di cui si è sempre vantato mr. Mussolini è di aver sostenuto ed onorato sempre il concetto di giustizia. … A questa affermazione sento oggi i cori di sdegno di chi mi legge, ma già dal 1924 la musica era tutta un’ altra.

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geometrie…partigiane

Avrei voluto fare di più; per esempio riportare una testimonianza di qualcuno che c’era, magari dopo essere entrato nella Casa del Popolo di S.Lorenzo e aver chiesto qualcosa sui partigiani, ma avrei rischiato (come minimo) di farmi linciare… Allora ho desistito. Anche se una volta ho sentito un vicino di casa parlare – di certe cose brutte… successe nel ’45 -, toccare certi tasti è ancora pericoloso. Ma di queste cose ne hanno già parlato Pansa, G.Minzoni, G.Stella e tantissimi altri e l’unica cosa che mi viene in mente fiancheggiando le rive del Santerno è: – quanta gente potrà essere ancora sepolta qui? -.  Calcolando il numero degli scomparsi e mai ritrovati la domanda potrebbe essere discretamente pertinente anche se macabra. Dopo aver riletto ” il triangolo degli ignoti ” di G.Minzoni e le disavventure di oltre 300 malcapitati in quel triangolo maledetto, ci si guarda intorno con una certa perplessità e ci si chiede se la giustizia poi abbia potuto e saputo far qualcosa, magari in un secondo momento.  Poi so di aver un tot. di materiale e rovistando meglio, capisco che è successo molto poco e abbastanza male. L’omertà nel triangolo Bastia-Conselice-Voltana ha fatto il resto. Qui la lotta di classe ed il progetto comunista di dittatura proletaria hanno trovato un’applicazione molto mirata e capillare attraverso indicibili sofferenze provocate da torture raccapriccianti. Lo dicono i resti venuti alla luce nel corso degli anni. Ogni tanto (sempre meno), arando qualche podere si trovano delle ossa; « va là, lasa ste’, tai bot insora un po’ d’ tera e pu fa fênta d’gnit! ( lascia stare, buttaci sopra un po’ di terra e poi fai finta di niente! ) ».

Qui, la lotta della Resistenza c’entra davvero molto poco!  Chi conosce un pochino la storia saprà che il generale delle SS Karl Wolff, plenipotenziario militare tedesco in Italia, l’ 8 marzo del 1945, a Zurigo, aveva concordato con Allen Dulles, capo del servizio segreto Americano, la resa delle truppe tedesche in Italia e che il 6 aprile Wolff comunicava a tutti i comandi tedeschi in Italia che sarebbero stati responsabili di ogni danno alle fabbriche e alle infrastrutture italiane (cit. da Wikipedia); quindi se i tedeschi si ritiravano senza ulteriori danni, allora a cosa è servito il 25 aprile? Lo sterminio di fascisti, di sospetti fascisti e/o collaborazionisti, di possidenti è considerabile quindi un crimine di pace? o di guerra? Era solo uno strumento per sgombrare il campo da probabili oppositori. Questa è politica, però! Non ha niente a che fare col Nuovo Risorgimento garibaldino di cui si parlava. Niente.   Niente, nessuna pietà nemmeno per i partigiani anticomunisti e soprattutto contro quelli cattolici ( a Reggio Emilia, nel bolognese, a Ravenna, in Friuli) e di questo esistono testimonianze e libri. A scuola di queste cose non le insegnano. La cultura generalistica italiana non prevede lati oscuri della Resistenza e poi Pertini prima e Napolitano poi non avrebbero mai permesso il parlarne. Ne parlerebbero volentieri invece le 300 vittime di Giovecca le cui pene ricordano cose da girone infernale dantesco.

Qui propongo (per par condicio) un manifesto del 1990 del Comune di Lugo pubblicato dopo alcuni scavi effettuati a Giovecca.

Per saperne di più, molto di più…

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la strage di Imola

Non so come sia andata a finire, ma nel 2007  i familiari delle vittime della furia comunista  si erano costituiti parte civile per avere un po’ di giustizia in una intricatissima vicenda che scosse Imola nei giorni 26 e 27 maggio 1945. Questa è una pagina dove l’esasperazione della gente tocca una delle sue punte più alte; probabilmente anche a seguito di una disposizione dattiloscritta del CLN che stava circolando da qualche giorno e che recitava:

Niente prigionieri.
« Disposizioni sul trattamento da usarsi contro il nemico… Gli appartenenti alle Brigate Nere, alla Folgore, Nembo, X Mas e tutte le truppe volontarie, sono considerati fuorilegge e condannati a morte. Uguale trattamento sia usato anche ai feriti di tali reparti. In caso che si debbano fare prigionieri per interrogatori ecc. il prigioniero non deve essere tenuto in vita oltre le tre ore ».

A Imola c’era attesa per un camion. Era il 26 sera. Un Sabato. Un gruppo di partigiani imolesi era partito per Cologna Veneta (in prov. di Verona) dove erano rifugiati fascisti di Imola. Si saprà poi che ne rintracciarono sei e li accopparono subito. Con loro anche una ragazza di 16 anni, Lucia Minardi, ausiliaria del Battaglione Colleoni (X Mas). Ma era troppo poco. Andarono perciò alle carceri di Verona per prelevare sedici militi della Brigata Nera imolese. Caricati sul camion, li ricondussero a Imola ove giusero la mattina dopo. L’appuntamento era stabilito in p.zza Maggiore (ora p.zza Matteotti) e lo sapevano tutti. In piazza però ne arrivarono solo 14; due furono prelevati e rilasciati a Porta Bologna, all’ingresso di Imola, per essere consegnati nelle mani di un noto imprenditore locale che li salvò dalle prevedibili conseguenze. Il camioncino si fermò in fondo a via Aldrovandi, vicino al cinema Modernissimo. Qui iniziò un violento pestaggio da parte degli oltre cento intervenuti per oltre 20 minuti, tra urla, sputi e insulti. Ad un certo punto il camioncino venne spinto dentro la caserma dei Carabinieri, in v. Morelli, poco distante. Subito, i partigiani cominciarono a scaraventare per terra i prigionieri (ancora con le manette ai polsi) e menare colpi  mortali con della legna (proveniente dal bosco Nardozzi) fino a che non urlavano più. Le vittime furono poi allineate a terra e di seguito straziate ulteriormente dalle ruote del camioncino fatte passare più volte sui corpi. Questa pratica era divenuta prassi partigiana, dopo i fatti di Novara e Schio.

Un comandante partigiano si affacciò alla finestra della caserma e gridò: ” giustizia è fatta! “. Scoppiò un applauso liberatorio che qualcuno ricorda ancora. Mentre i cadaveri venivano trasportati alla camera dell’ Osservanza, il brigatista Augusto Baldini, ancora moribondo, venne freddato da un ragazzo che strappò la pistola ad un partigiano colpendolo due volte alla testa.

12 furono i giustiziati. Tre rilasciati per varie circostanze ed un quarto per iniziativa personale di un partigiano.

Pietro Treré (15 anni) – Giuseppe Treré (40) – Luigi Cornazzani, Francesco Fedrigo e Ilario Folli (16/17 anni) – Augusto Baldini(43), Aniceto Bertozzi (28) – Giovanni Caola (38) – Francesco Mariani (41) – Giulio Masi (20) – Mario Minardi (47) – Federico Ravaioli (35).

Anche se per anni si è parlato di linciaggio ad opera degli imolesi esasperati è necessario spostare l’accusa sui veri responsabili di questi gravi fatti di sangue; chi dominava la piazza di quei momenti fomentava ed imponeva l’odio (anche di classe) e chi conta ancora oggi sull’ omertà ha acceso una luce sinistra ed incancellabile sulla Resistenza che, di suo, aveva un altro nobile significato.

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the English will

« Che gli italiani cuociano nel loro brodo » – disse W.Churchill durante una cena, « e noi forniremo loro il brodo, sir… » – aggiunse A.Eden .
Piero Buscaroli ci racconta che, nell’attimo in cui l’Italia si era scrollata di dosso il fascismo, per gli inglesi diventammo ancora più nemici di prima. E non si è mai capito il perché. In Romagna ed in quasi tutta Italia,  l’offensiva aerea alleata mostrò una furia, un accanimento, che superò di gran lunga ogni altro precedente.

« C’era qualcosa di sadico, di forsennato, in questa politica », commentò Attilio Tamaro. Era la scomparsa dell’idea umana come valore assoluto, alla stessa stregua di Auschwitz, che però lascia perplessi su qualche aspetto prettamente militare.  – Non una bomba cadde sulle navi da guerra ancorate a La Spezia, per esempio: l’ammiraglio Garofalo, imbarcato sulla Littorio, si domandò: «come mai l’aviazione avversa inspiegabilmente ci risparmiasse…». E aveva ragione. Infatti una ragione c’era: era quella di risparmiare il loro probabile bottino di guerra.

         

Di incredibile c’è che quando certi archivi inglesi saranno ben esplorati si avrà la conferma di un mercato segreto in cui gli alti gradi della Regia Marina avevano venduto agl’inglesi le grandi navi, fissando un preciso listino prezzi. Questo mercato ebbe anche un illustre direttore d’orchestra, Vittorio Gui, tra i sensali. Per nascondere tutto questo si pensò ad una farsa; per offrire all’opinione pubblica la prova che la Marina italiana continuava a combattere si decise che il compito dovesse essere affidato solo ai sommegibili, ai siluranti e le unità sottili. Churchill pretese che i sommergibili italiani (molto pochi in verità) continuassero ad operare dando spettacolo e venissero colati a picco per dare maggiore credibilità! Si pensi che l’ultimo (l’85°), il Velella, (vedi foto sotto) venne affondato la sera del 7 settembre (quando la resa era firmata da 4 giorni) mentre stava entrando nel golfo di Salerno. L’indomani la resa definitiva divenne pubblica. Era necessario? E tutti i ragazzi che vi erano dentro?  E’ utile morire come topi? Churchill pensava evidentemente di sì.

Per nascondere quanto deciso e per puro sadismo lanciarono un attacco feroce su Napoli il 6 settembre. Una furia inspiegabile guastò il volto della città già in ginocchio e mise sotto le macerie dell’Ospedale dei Pellegrini, di chiese, palazzi, scuole, di case, un numero di vittime venti o trenta volte superiore  ai martiri delle Ardeatine! A cosa è  servito? Sapevano che ci eravamo già arresi alle loro condizioni, sapevano che ci stavano comprando anche le mutande e ci bombardavano in casa. A cosa è servito agli Alleati colpire chiese, scuole, monumenti, conventi? Non è sadismo, allora?

L’8 settembre mattina ( prima dell’annuncio della resa – tra le 9,10 e le 9,45 ) Eisenhower si divertì a massacrare Frascati. 5000 civili rimasero sotto le macerie. Non una sola bomba colpì il comando di Kesselring, non un tedesco morto. Solo civili. Come ho detto: “strumenti necessari! Quei morti sono solo una statistica che non significa molto al confronto dell’ imperativo inglese di “cuocerci a dovere” ! La guerra aerea di sterminio totale fu una fissazione inglese estesa poi agli americani, tesa solo all’annientamento totale; lo dimostra anche il fatto che né i tedeschi, né i russi vollero mai il bombardamento dei civili: le loro aviazioni non erano fatte per questi scopi, che essi dichiaravano non solo ripugnanti, ma assolutamente inutili.

Lo scopo di questo articolo è solo quello di raccontare e di tentare di ridurre il sentimento di sottomissione al vincitore.

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a moral question…

Dopo aver scritto conti alla mano mi sono posto una domanda che può sembrare banale: ” oggi chi parla più dei milioni morti civili sotto le bombe alleate? chi parla più dei morti lasciati sul terreno dal regime di Stalin? perchè nessuna di queste vittime viene ufficialmente e regolarmente ricordata? ”  Perchè sono morti nulle. Come nulle? Sì. Morti collaterali. Cioè, strumenti necessari a demoralizzare e convincere il governo colpito a mollare…! Quindi strumenti necessari.
Che sappia io, i capi vincitori non furono mai perseguiti, a guerra finita, neanche per crimini pubblici evidenti (per es. Hiroshima e Nagasaki), per il solo fatto che avevano vinto. Anzi, qualcuno si è risentito perchè, a suo tempo,  non l’abbiamo ringraziato abbastanza per aver causato la fine del conflitto!

Uno storico inglese, Eric Morris, ha fornito cifre sulla campagna d’Italia che fanno pensare; tra la resa dell’8 sett. e la fine della guerra, i civili che persero la vita per rappresaglie naziste furono 10.000,  i morti per bombardamento inglese 64.000. I parenti delle vittime devono dire 64.000 grazie al maresciallo inglese dell’aria, sir Hugh Trenchard, che nel 1923 turbò i colleghi sostenendo che l’offensiva aerea sarebbe stata più efficace attaccando, anzichè obiettivi militari, il bersaglio meno protetto: la popolazione civile. Questo, – aggiungeva – avrebbe ridotto in rovine le città nemiche, la sua gente alla disperazione e il governo alla capitolazione.

Si chiama: moral bombing o bombardamento strategico. All’ inizio della guerra, anche dopo Guernica, gli inglesi non avevano ancora capito bene il potenziale bellico del bombardamento, poi però si attrezzarono. Per esempio, ancora, Dresda fu sottoposta, col deliberato intento di seminare la strage tra civili e profughi dei quartieri centrali (quindi non obiettivi prettamente militari) e non stabilimenti e ferrovie.

Le vittime dei 40 e passa bombardamenti su Bologna (ad esempio) dovrebbero ricordare la brillante applicazione di questa dottrina (il moral bombing) soprattutto sui propri monumenti, come osserva lo storico dell’arte Alfredo Barbacci; esaminando i danni e le zone colpite si osserva che i bersagli preferiti sono state le chiese e gli edifici prestigiosi per deprimere il morale della popolazione. « la scommessa tra gli aviatori inglesi per l’abbattimento delle Due Torri continuò per tutta l’estate 43 indipendentemente dagli avvenimenti politici…» con un accanimento sorprendente benchè nella zona non vi fossero obiettivi militari di alcun genere.

Si scoprirà solo dopo la fine della guerra che Churchill si oppose con estrema energia alle proposte americane di ridurre i bombardamenti perchè ritenuti inutili per indurre gli italiani ad una pietosa resa. E per ottenere questo, ordinò personalmente incursioni ripetute su Torino (13/14 luglio), Roma (il 19 luglio), Bologna (il 24 luglio), Livorno (il 25), poi di seguito Benevento, Salerno, Cosenza, Catanzaro, Sulmona, Trento, Bolzano, si nuovo Bologna, Milano e Torino, ancora Roma e Pisa e poi mille altri posti. Anche dopo l’armistizio ( 8 sett) le cose non cambiarono: anzi peggio! Incredibile? No. E’ nell’animo inglese di infierire. L’ho scritto in per caso…verso Brisighella , ma è una roba che fa male. Mentre il Re si beava a Brindisi e poi a Salerno e quell’ idiota di Badoglio si “ammorbidiva” la ferocia raddoppiava. E allora…se tu vuo’ fa’ l’americano… , o l’ inglese – fa lo stesso -, la questione è: ” che vantaggio ti porta distruggere anche le opere dell’ingegno altrui?  Ti fa vincere la guerra? O solo rendere più grande il crimine? E’ solo vandalismo. E invidia per l’arte italiana. Bravi. Facile fare i gradassi con l’ industria americana alle spalle; con un bonus così avrebbe vinto la guerra anche il Liechtenstein!

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