Archivi del mese: agosto 2011

a morte l’invasore.2

La strage di Rivalta.

 

Si parlò di stupri, di furti, aggressioni, violazioni di ogni tipo, da parte dei vincitori. I tedeschi (molto, molto pochi) erano qui da tempo e non avevano fatto male a nessuno; anzi, il contrario. A Brisighella, Fognano stanziavano talvolta a casa della gente, con decisione sì, ma con rispetto. Partigiani neanche l’ombra, almeno fino al Novembre del 44; qualche scalmanato forse, c’era ma era roba redarguita da quell’infame del Raffaeli che aveva sede a Villa San Prospero, si chiaccherava di Corbari, ma pochi l’avevano davvero visto: il fatto più eclatante fu quello della strage di Rivalta. Si è detto che due o tre partigiani, per provare di che pasta erano e per entrare nell’ entourage di Silvio Corbari, abbiano aspettato un motociclista fascista che tutte le mattine attraversava Marzeno per venire a S.Prospero e lo abbiano steso con una mitragliata a tradimento. La rappresaglia fu quella molti conoscono (vedi foto) con tanto di dicerie controverse; una improbabile sopravvisuta e 5 morti e molto sdegno. Un fattaccio. Cercò di intercedere anche mons. Battaglia, ma senza risultato.

La guerra fa male quando il fronte si muove. Intanto ogni notte e più volte ogni giorno aerei inglesi ( con l’immancabile “Pippo”) – ho detto inglesi – tiravano a tutto quello che si muoveva. Che fosse un tedesco, uno che lavorava nel campo, uno che raccoglieva un po’ di frutta (perchè da mangiare c’era poco) o una casa colonica o un ospedale. Ho detto OSPEDALE! Sì ; l’ospedale di CastelRaniero, nonostante avesse dipinta una enorme croce rossa sul grande tetto (c’è ancora), è stato sventagliato dalle 30mm diverse volte, rischiando (verso dicembre 44) di uccidere il povero dottor Ancarani che sbandierò un lenzuolo bianco per segnalare la NON presenza di soldati. Frega niente. Non lo si potrà più fare oggi, ma il conto dei caduti civili si fa pesante da Marradi a Faenza. Beh, si potrebbe fare un giro nei cimiteri e vedere le date di decesso (non è bellissimo, sono d’accordo). I miei nonni materni, per esempio, a Brisighella. C’è ancora una pubblicazione di una tesi sul Governo Alleato nel faentino piuttosto sintomatico che spiega l’approccio inglese nei nostri confronti, ma qui si andrebbe in pagine che non si confanno decisamente al mio blog. Dirò solo che abbiamo pagata molto cara la conoscenza del thè e dei crackers che non conoscevamo ancora ed in virtù di questo, l’inglese qui fu visto con un certo disprezzo per molti anni. Poi la memoria si perde e tutto scema. Qualcuno ha poi chiesto scusa a bocce ferme? No. Con una certa riluttanza (tipica dell’aplomb imperialista) gli Alleati si sono ritirati chiedendo anche le spese di gestione del governo e occupazione. Ci mancava. Intanto…

Intanto, sul fronte germanico postbellico-giudiziario, ci è stato ricordato che con il trattato di pace del 1947 la Germania asserisce di aver corrisposto all’Italia una somma a definirsi “bastevole” a chiudere qualunque forma di contenzioso derivante dal periodo bellico. Contenzioso che contempla il risarcimento per i crimini di guerra contro i lavoratori, gli IMI e i furti (in qualunque forma) di beni appartenenti all’Italia. Ma per fare capire meglio l’approccio dei nostri amici “kartoffen” nei nostri confronti, dirò che il 23 dicembre 2008 la Germania ha citato in giudizio l’Italia presso la Corte dell’AIA per NON aver rispettato il diritto all’immunità dello Stato Tedesco! Ma dai. Sta a vedere che, dopo le migliaia di morti nei campi di concentramento, nei campi di lavoro, dopo le centinaia di stragi efferate compiute dai loro padri nel nostro paese, a dover chiedere scusa dobbiamo essere noi!

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not to forget

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a morte l’invasore.1

Già. Ma quale? Dipende dalla prospettiva di chi guarda…e di chi legge. Comunque, da qualsiasi parte si osservi la storia, un dato emerge incontestabile: in Italia i danni maggiori li hanno fatti i cosiddetti “liberatori”. Nonostante le quasi 800 stragi (più o meno famose…) compiute dai tedeschi nella nostra penisola, più dei 2/3 dei 415.000 morti italiani sono imputabili agli inglesi, ai polacchi, ai marocchini, agli indiani e agli americani. Si dirà: è la guerra! (che è un po’come dire…non c’è più la mezza stagione). Continua a leggere


aggiornamento documentari (pag.15)

 

19/08/11 – da RaiStoria “S. Lorenzo“; le testimonianze della popolazione sotto il famoso bombardamento del 19 luglio 43; ancora un reportage sulla condizione dei “civili” in Italia, nella serie Dixit i commenti e contributi di Camilleri e tanti testimoni.

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20/08/11 – Aggiunto alcuni servizi speciali come: “G.Palatucci“, “Villa Emma“, “S.Anna di Stazzema” e “Foibe” provenienti ancora dagli appuntamenti Dixit. Documentari di 90minuti circa. Di particolare interesse un documento raro: “diari 1945“; una cronaca filmata dei giorni cruciali di fine guerra in Italia. Una sorta di archivi ritrovati sulla resistenza tedesca, in «Orchestra Nera» e in 3 puntate: “contro forze diaboliche“, “rapporto X” e “l’ora della verità“.
        

tutti i trailer sul sito 557.it

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Deutscher…col trucco

Non si è sempre detto che in guerra ed in amore tutto è permesso?

I soldati tedeschi furono i più all’avanguardia nell’uso di droghe varie al fine di trarre vantaggio nei combattimenti ed in ogni situazione ove la parte fisico-atletica aveva una parte importante. Devo anche aggiungere, per dovere di cronaca, che di questo argomento non se n’è mai parlato tanto. Per non abbattere l’ideale comune del soldato tedesco, per non smascherare i propri segreti ha sempre negato sistematicamente l’uso di “aiuti chimici”, ma nel secondo conflitto hanno sintetizzato un potente farmaco chiamato Dolofin ( che è un metadone ) e il famoso Pervitin (un’anfetamina), tanto in voga tra gli aviatori e carristi e più tardi anche la truppa. In uso dal 1937.

Questi mix (di cui ho parlato in Sieg im Westen) erano in grado di motivare, di far marciare come indemoniati le malcapitate cavie in uniforme. I nazisti si spinsero ancora oltre, sperimentando nei campi di concentramento un potente mix, chiamato D IX. Questa “wunder drug” era una miscela di pervitin, cocaina e morfina che, se non li ammazzava prima, era in grado di trasformare i soldati del Fuhrer in veri superuomini. Per fare un esempio, ai prigionieri ai quale si somministrò il D IX vennero dati zaini con 20 kg di zavorra e gli fu poi ordinato di marciare senza mai fermarsi.  L’umore di questi uomini, all’inizio recalcitranti, cambiò in breve tempo. Affrontarono la marcia forzata cantando, ed alcuni non si fermarono prima di settanta chilometri. Il D IX non entrò in produzione poiché la guerra terminò prima, ma di Pervitin vi fu un uso massiccio in molti reparti di SS e della Wehrmacht.

Anche gli Alleati inglesi ed americani fecero ricorso alle anfetamine, che vennero infilate e “spacciate” per normali ricostituenti nei kit degli aviatori. L’uso più pratico fu per aggirare l’ostacolo della fatica del sonno, la stanchezza nelle ore di volo, la velocità di riflessi e la capacità di concentrazione. Ma non si troveranno molte notizie circa questo argomento. Ma il che il sospetto del mito del supersoldato non sia mai tramontato è confermato da notizie giunte dagli anni 60 ad oggi, fino ai tempi dell’Afghanistan. Non c’è da stupirsi. Volendo citare qualcosa, gli americani hanno preso ed adattato tutto il possibile dai tedeschi del secondo conflitto mondiale; dalla chimica alle armi, ai veicoli e ai progetti militari. Ancora per esempio, il progetto dell’ MG42 è stato ripreso ed esportato in 43 paesi facendo piccolissime modifiche, anni dopo la fine della guerra. Il progresso non conosce né fede, né parrocchia.

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Sieg im Westen

Il colpo più sensazionale della seconda guerra mondiale, attribuibile alle armate germaniche, è sicuramente l’aggiramento della Linea Maginot per l’invasione della Francia. Per lungo tempo si è pensato che molto sia accaduto per la stragrande superiorità tecnica delle armate di Hitler e che l’idea di sferrare l’attacco attraverso le Ardenne (oltre che il passaggio attraverso il Belgio) sia stata illuminante e risolutiva. Ma come vedremo, le cose non furono così semplici e geniali come la storia ci sembra voler mostrare.

L’esercito tedesco del maggio 1940 non era affatto un’arma perfettamente oliata per la moderna (di allora) guerra corazzata. Delle 93 divisioni pronte al combattimento, solo 9 erano corazzate, con un totale di 2439 carri armati che dovevano contrastare una dotazione francese di 3254 tank! Aggiungo che le forze belghe, olandesi, britanniche e francesi potevano contare, nel loro insieme, su non meno di 4200 veicoli, cioè molti di più di quelli a disposizione della Wehrmacht. E la minor quantità della Germania non veniva nemmeno compensata in termini qualitativi. Neanche la temutissima Luftwaffe aveva un’effettiva superiorità numerica. In aprile del 40 le venivano accreditati 3578 velivoli contro una forza alleata di 4469 apparecchi. Appare chiaro ora, che non è che i tedeschi abbiano avuto a che fare esattamente con una manica di parrocchiani sprovveduti.

Ma il punto è un altro. Si è detto spesso che il merito del Blitzkrieg non risiede tanto nella potenza devastante, quanto nella furbizia e velocità di esecuzione. Strano a dirsi, perchè per ottenere queste prestazioni occorre solitamente una lunga preparazione materiale e meticolosa, unita ad una strategia perfettamente oculata ed innovativa. Cose che non appartengono propriamente all’approccio tedesco. Infatti, prima del settembre del 1939, l’esercito tedesco non aveva ancora abbozzato un piano per un’offensiva in terrritorio francese.

Nel dicembre del 1939, i signori Brauchitsch e Halder dell’alto comando tedesco respinsero in modo plateale la proposta del generale Erich von Manstein (allora Capo di Stato Maggiore del gruppo A) che suggeriva l’aggiramento della Linea Maginot attraverso le Ardenne, giudicandola assurdamente stupida e rischiosa. Fu solo nell’ultima settimana di Febbraio, dopo lunghe insistenze di Hitler, che accettarono finalmente di prendere in considerazione l’idea del « colpo di falce » di Manstein, l’ operazione che avrebbe assicurato loro quel formidabile successo che li avrebbe proiettati nella storia.

La fulminea vittoria apparì dunque come la logica conclusione di una pianificazione sagace e audace del dittatore tedesco che se ne attribuì immediatamente tutti i meriti, anche se fino al febbraio 1940 i vertici delle forze armate tedesche non erano stati capaci di risolvere i continui dilemmi strategici posti da Hitler a proposito dell’invasione ad ovest.

Ma allora, cosa fece scattare un’operazione di così vaste proporzioni?

soluzione 

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La storia del battaglione Corbari

La storia del battaglione Corbari.

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Le testimonianze dei protagonisti, della sorella, degli amici e… dei nemici in una serie di interviste realizzate al tempo del 50° anniversario della sua morte. La televisione locale (TeleUno) ha mandato in onda questa serie intitolata ” Partisans”, raccolta in 2 puntate (in completo streaming e download) che fanno rivivere l’epopea e la sua cattura, passando per la morte di Iris, le gesta di Casadei e attraverso le opinioni degli scampati e anche dei suoi nemici.

Da vedere per capire una pagina importante e leggendaria della nostra Resistenza locale. Per chi vuole sapere di più, sul sito, nella categoria «la Romagna in guerra» si trovano i libri che trattano l’argomento. Personalmente, ritengo che queste cose siano molto rare e di un assoluto valore storico ora più che mai; in un tempo dove la memoria si va perdendo (ovviamente), sentire parlare di un mondo così lontano dal nostro tempo le immagini valgono più di mille parole per non dimenticare.


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film di guerra: aggiornamento luglio 2011

aggiornamento per appassionati di film di guerra.

Rappresaglia

Il famoso film di George Pan Cosmatos con John Steiner, Anthony Steel, Marcello Mastroianni, Richard Burton. 1973.

Corbari

Un film di Valentino Orsiji con Giuliano Gemma, Frank Wolff, Tina Aumont, Antonio Piovanelli. 1970.

MENZIONE SPECIALE:
per trovare questo film sono diventato instabile e schizofrenico e grazie ad un amico ora è disponibile.

L’ ombra del nemico

Un film di Jack Ersgard con Rob Lowe, James Belushi, Dean Stockwell, Dana Wheeler-Nicholson. 1997.

L’uomo che verrà

Un film di Giorgio Diritti con Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Diego Pagotto, Eleonora Mazzoni. 2009.

Edda e il comunista

Un film di Graziano Diana con Stefania Rocca, Alessandro Preziosi, Dajana Roncione, Adriano Chiaramida.

Cannoni a Batasi

Un film di John Guillermin, con Richard Attenborough, Flora Robson, John Leyton, Mia Farrow. 1964.

Penne Nere

un film di Oreste Biancoli, con Marcello Mastroianni, Marina Vlady, Camillo Pilotto, Enzo Staiola. 1952.

the Pacific – Bonus+trailers

tutti i trailer ed i contenuti speciali della serie andati in onda.

Amen

un film con Constantin Costa Gavras con Marcel Iures, Mathieu Kassovitz, Ulrich Tukur. 2002

Squadriglia 633

un film di Walter E. Grauman, con Cliff Robertson, George Chakiris, Maria Perschy. 1964.

Tobruk

un film di Arthur Hiller, con Rock Hudson, George Peppard, Nigel Green. 1964.

Ardenne 44: un inferno

un film di Sydney Pollack, con Burt Lancaster, Patrick O’Neal, Jean-Pierre Aumont, Peter Falk. 1964.

Attacco alla costa di ferro

un film di Paul Wendkos, con Lloyd Bridges, Andrew Keir, Mark Eden. 1968.

Uomini e filo spinato

Un film di Lamont Johnson con Helmut Griem, Brian Keith, Ian Hendry. 1970.

Sopra di noi il mare

un film di Ralph Thomas, con John Mills, John Gregson, Donald Sinden. 1955.

Quel maledetto ponte sull’Elba

un film di Leon Klimovsky, con Tab Hunter , Erika Walner, Howard Ross, Ángel del Pozo. 1969.

La squadriglia di falchi rossi

un film Boris Sagal, con David Mc Callum, Suzanne Neve, Charles Gray, David Buck. 1968.

Rose rosse per il Fuhrer

Un film di Fernando Di Leo con Anna Maria Pierangeli, Nino Castelnuovo, James Daly, Mia Genberg. 1968.

film disponibili x amici.

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