Archivi del mese: aprile 1945

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L’analisi delle foto e dei pochi rilevamenti del bunker della casa di Bariloche, con la distruzione volontaria del sito, più che un normale collassamento, sta a significare che non si siano volute lasciare tracce di nessun tipo. E’ evidente che la costruzione di un sito sotterraneo nel retro di una casa, che non consente nessuna visione dall’esterno, dimostra il bisogno di un’assoluta riservatezza desiderata solo da chi deve nascondere qualcosa di molto importante. Certo è che in questo caso l’equipe si poteva muovere in altra maniera. Forse la regia della serie televisiva imponeva sempre questo stile di infiltrazione alla IGI project, ma così facendo l’argomento rimane inevaso. Se è vero, come ho scritto in “Hitler vende casa” che la casa era in vendita, forse si potevano chiedere maggiori informazioni. Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Se non rispondevano è come se avessero davvero risposto, altrimenti si è allo stesso punto.
Il periodo, storicamente preso in esame, è circa 2 mesi e mezzo dopo la presunta morte nel bunker di Berlino. Con le prove sul campo che indicano casa Inalco come dimora temporanea per Hitler e calcolando che un fuggitivo non rimane mai troppo a lungo in un posto, torna valida la possibilità del trasferimento nel complesso costruito nel nord dell’Argentina, nella giungla di Misiones.

Misiones

Ciò sarebbe potuto essere necessario per consentire, per esempio, l’ultimazione dei lavori di costruzione del luogo, strutturalmente non semplici. Se si prende in considerazione uno spostamento così importante (circa 1100 Km) si deve tener conto del bisogno degli appoggi di una rete di collaboratori sicuri, come i sostenitori tedeschi in Argentina; a questo proposito, dai file FBI sale alla ribalta il nome degli Eichhorn. In un memorandum si riporta che la signora Ida Eichhorn, proprietaria di un grande e famoso Hotel a La Falda, avrebbe comunicato ad Hitler la possibilità di ospitarlo dove avevano già fatto tutti i preparativi necessari per accoglierlo.

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L’hotel Eden, a La Falda, poco fuori Cordoba, esattamente a metà strada tra Bariloche e Misiones era ideale per una sosta in compagnia di nazisti sostenitori; l’hotel era una normale meta dell’oligarchia argentina, con nobili, duchi e personalità importanti come i presidenti; anche Albert Einstein soggiornò qui. Dal 1934 fu il punto d’incontro dei sostenitori dei tedeschi della provincia di Cordoba, conosciuto in tutti gli ambienti altolocati di Argentina.

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Ma la particolarità di questo fiore all’occhiello per gli hotel argentini era rappresentato dal sistema di protezione per gli ospiti: i tunnel, di cui sempre si è vociferato. Da un sopralluogo nei sotterranei si evidenzia la possibilità che siano stati occultati i passaggi segreti verso i tunnel che consentivano l’entrata-uscita in tutta sicurezza di non essere visti.
Nel caso specifico del dittatore, il pericolo di essere visto originava a sua volta la possibilità che la voce di un avvistamento potesse arrivare negli Stati Uniti, forse in Germania e, addirittura, ai cacciatori di nazisti.

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Hitler, verosimilmente, ha soggiornato nella casa personale di Ida e Walter Eichhorn e solo in qualche rara occasione si è recato nell’hotel, via-tunnel.

testimonianza chiave. Catalina Gamero è la domestica, ancora in vita e dalla buona memoria che servì Hitler in un piccolo albergo di proprieta’ degli Eichhorn, i quali chiamavano il Fuhrer con l’appellativo di “cugino”.
Hitler alloggio’ in tutto un paio di giorni nel piccolo albergo per poi trasferirsi nella nuova casa appena costruita dai coniugi sulla collina Pan de Asucar (ulteriori info).
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A questo proposito, pubblico una foto inequivocabile: la foto ritrae Hitler che sta pranzando con Ida e Walter Eichhorn (1945).

 

Catalina rivela che Hitler soggiornò 9 o 10 giorni a casa degli Eichhorn e lì portò sempre la colazione ad Hitler, poi parla del suo trasferimento nel castello di Fritz Mandl, un amico fraterno di Ida e Walter che risulta essere un grosso proprietario, in Cordoba. Questo ricco signore austriaco aveva riconvertito la sua fabbrica di biciclette in Argentina in una fabbrica di munizioni. Qui non vogliono ancora parlare di queste storie perchè hanno ancora paura, ma ricordano ancora la presenza di potenti nazisti nella sua tenuta, dal 1944.
Sale la convinzione che Hitler avesse l’intenzione di ricostruire il Partito. Probabilmente usava l’albergo per le riunioni organizzative, forse per un Quarto Reich e, in attesa che le cose prendessero forma, si trasferisce nel complesso di Misiones, per poi riemergere dal suo isolamento, il 9 luglio 1947, a Cassino, in Brasile a 800 Km da Misiones.
testimonianza 12. Dalla testimonianza del giornalista francese Pierre Dumont si apprende che nell’hotel Cassino esisteva grande una sala da ballo dove c’erano spettacoli di danza, con ballerini famosi, aperti al pubblico e anche privati. In uno di questi eventi assicura di aver chiaramente riconosciuto Hitler tra il pubblico. Siamo nel 1947 e c’è la sua presenza alla prima di uno spettacolo di ballo. Il giornalista riporta anche l’installazione di una potente antenna radio vicinissima all’albergo, montata orizzontalmente e non verticalmente, come di solito. Oggi si chiama ancora Hotel Atlantico  e la direttrice ci conferma che all’hotel arrivavano quotidianamente ospiti da tutto il mondo, complice l’aeroporto vicino.
Persino un documento dell’FBI riporta la notizia di Hitler ad un balletto nell’Hotel 2 anni dopo la sua presunta morte nel bunker.
articolo-ballettoAlla biblioteca di Cassino, negli archivi dei giornali dell’epoca, si trova la notizia delle giornate pubbliche dello spettacolo; il 6-7 febbraio 1947, 2 serate aperte al pubblico, mentre nel documento dell’FBI si parlava di 3 serate. Quindi la prima dello show era sicuramente privata e il giornalista che ha ne ha riportato la notizia già il giorno 6 conferma di aver visto Hitler ed Eva Braun tra i presenti.

continua

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A questo punto, una cosa è sicura: il concetto di Spagna – paese neutrale è stato spazzato via senza indugi. Il gen. Franco, per sdebitarsi dell’aiuto ricevuto durante la guerra civile spagnola che lo ha condotto al potere, dal 1938, o forse ancora prima, ha iniziato lavori per strutture militari sia in Spagna, sia alle Canarie dove le opere illustrate in Las Palmas de Gran Canarias (more info ) sono state finanziate esclusivamente da soldi spagnoli, addirittura oltre il 1946.

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Non basta. L’equipe arriva finalmente a villa Winter e, in una visita piuttosto sommaria e fugace, nel seminterrato rilevano una probabile struttura medica con alcune stanze, al tempo, adibite a ricoveri per degenti. Sicuramente, come già evidenziato qui, una casa sicura per rigenerare le forze. Un posto ideale anche per nascondere (temporaneamente un obiettivo di alto livello) e/o ufficiali nazisti in totale sicurezza.

Quello che History non dice è che nella casa esistevano 2 entrate per i tunnel della base sottomarina (ora chiusi) che permettevano agli ospiti di accedere alle strutture militari senza essere mai visti. Notizie ancora più particolareggiate e pianta della casa si possono visionare cercando casa Winter in Google ed esistono anche libri in Amazon.

Stabilito che per Hitler era possibile fare una sosta alla Canarie per riprendersi dalla prima parte del viaggio verso l’Argentina, ora l’attenzione si sposta di nuovo verso il punto di approdo e tra i sostenitori sicuri ritorna il nome della Lahusen company, l’impero di lane e tessuti di S. Antonio est; poi da un documento sembra che Hitler si sia rifugiato nella vasta tenuta di un ranch molto protetto, in Patagonia. Se si cercano le direzioni possibili, occorre orientarsi verso le zone popolate da comunità tedesche e tra queste la più probabile è quella di San Carlo de Bariloche: la Berlino argentina.

Bariloche

Nota da tempo come meta della fuga di ufficiali citati in “error di sbalio”, questa roccaforte per i nazisti è isolato, quasi inaccessibile, al confine con il Cile, dove è impossibile chiedere informazioni sui nazisti. Qui si scopre che esiste una ferrovia che dal 1934 collega Bariloche a S. Antonio-est ed è stata per decenni la via di commercio via-treno per Lahusen, proprietario anche di 3 treni privati, con i quali traferiva giornalmente cose e persone.

Poi finalmente arriva una informazione utile su una tenuta particolare di proprietà tedesca e molto misteriosa di Bariloche: casa Inalco.

informatore-localetestimonianza 11.  L’informatore racconta che la leggenda locale chiama il luogo come la casa di Hitler
e dice che è un posto decisamente inquietante.Casa-Inalco-location

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Inalco-project-stage1

Il tentativo di avvicinamento al sito consente solo l’aquisizione di sole foto per il sopraggiungere di un custode o possibile proprietario del luogo. Rimangono conseguite le considerazioni che la casa è un posto estremamente occultato, inaccessibile da chiunque e strutturalmente difendibile. Casualmente viene scoperta, tra la vegetazione, una presa d’aria; un condotto di areazione che fa supporre ad un’altra struttura nascosta sicuramente sotterranea. Anche dai disegni tecnici depositati dell’edificio si rileva che dovrebbe esistere una seconda costruzione esattamente dietro la casa, che fa pensare ad una residenza creata per avere la massima riservatezza.

E’ decisa un’incursione notturna, alla IGI project – per intenderci -. L’operazione notturna produce l’ipotesi di un bunker sotterraneo estremamente sicuro, ora però non più agibile.

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Alla fine si scoprirà che la serie Hunting Hitler, promossa da History channel, non è altro che molto più o poco meno che la trasposizione in video dei libri pubblicati da Abel Basti, oppure di quanto si trova nel mondo su Hitler in Patagonia, da diversi decenni.

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Sempre seguendo i suggerimenti contenuti nei file FBI, l’escursione sul fondo del mare in cerca dell’U-boot non ha prodotto nulla anche se è pur vero che la zona presa in esame è poco meno della metà della griglia, definita possible, di affondamento del sottomarino. A questo punto una considerazione è sostenibile: se le ricerche della Marina argentina del 1997 in questa zona non hanno prodotto risultati, o le informazioni del punto sono errate o l’U-boot non è qui.

testimonianza 7. In un documento FBI del 1945 è riportato che un testimone sostenne di aver aiutato 6 alti ufficiali a sbarcare in terra argentina.

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Ora si rivela determinante indagare ulteriormente sul punto di entrata in Spagna che doveva poi condurre Hitler al porto di Vigo.

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Sempre secondo i file FBI, per muoversi liberamente via terra e anche verso l’Argentina, i nazisti in fuga usavano il travestimento da sacerdoti. Una tecnica da Rat Line. Quindi, viene intrapresa una ricerca tra tutte le chiese ed i monasteri iberici tra quelli che abbiano ricevuto ingressi esterni dopo il conflitto e quello che attira maggiormente l’attenzione è la struttura più grande a 200 Km da Vigo: il monastero di Samos. Un’istituzione dalla quale dipendono 200 chiese e quindi probabilmente 200 case sicure.

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testimonianza 8. La gente del posto sa che il monastero ha sempre accolto e sostenuto, nei secoli, i bisognosi di un rifugio sicuro e sembra che questo luogo nasconda una storia molto oscura dal 1930 al 1970 dovuta alla direzione dell’abate Mauro che era molto vicino al gen. Franco, stretto collaboratore di Hitler. Dopo la fine della guerra molti militari tedeschi cominciarono ad arrivare qui, travestiti da monaci in attesa di raggiungere Vigo e qui ricevevano documenti falsi e nuove identità, oltre alla sicura protezione.

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Il primo maggio 1945 un testimone, che allora aveva 15 anni, vide Hitler nel monastero. Era un lavorante al tunnel che dal monastero garantiva un passaggio sotterraneo verso l’esterno. Qui esistono diversi passaggi segreti che nei secoli sono serviti ai fuggitivi; quello che si vede è lungo oltre 145m e conduce in una costruzione che nel ’43 era divenuta una stazione di controllo della polizia para-militare, la guardia civile che aveva giurato fedeltà a Franco. Un ingresso-uscita che poco più tardi sarà usato dai tedeschi.

(foto tunnel del monastero).

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Nota. Se si osserva la foto finale di questa serie si noterà un piccolo muro, alto non più di 80cm. Qui la troupe si è fermata. Ora, se sono un equipe che il budget che ha, che sta seguendo le tracce, non di SuperMario, ma di Hitler… non mi faccio fermare da un’inezia de genere! Prendo un sano, stupido martello e do’ due legnate sul muretto per vedere dove potrei arrivare.
Al massimo, pagherò un omino perchè lo ricostruisca dopo che ho visto
.

testimonianza 9. Quello che si vede a sinistra, è il testimone sopracitato che, intervistato, cita anche altri testimoni che videro un aereo che era appena atterrato in un campo di patate, entro una fattoria in una cittadina vicina; anche il proprietario della fattoria vide chiaramente Hitler scendere dall’aereo. Il secondo testimone (più in basso) vide l’aereo dal quale scendevano 5 o 6 persone.

i-testimoni

Gli aerei erano guidati in quel punto da un radiogoniometro Telefunken (nella foto), alto 125 metri, che serviva ad orientare gli aerei per gli atterraggi clandestini.

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Sicuramente, rimane improbabile pensare che un cinquantaseienne come Hitler possa viaggiare per 2 settimane abbondanti in un U-boot; perciò si valuta la considerazione di una possibile sosta. Verosimilmente, alla Canarie, e precisamente, a Las Palmas de Gran Canarias (more info ).

testimone-alla-Canarietestimonianza 10. Alle Canarie si riesce a contattare Francisco Campof, un discendente di una famiglia che possedeva una delle più grandi imprese tedesche della zona (a lato). Una compagnia navale che si chiamava Wormanhouse, che annoverava moltissimi ingegneri tedeschi che avevavano il compito di riparare e rifornire i sottomarini germanici. Sull’isola c’era tutto il necessario: armi, alcune truppe, siluri, bacini di carenaggio. E, soprattutto, tunnel che occultavano le strutture militari. Oltre 7000 m² di gallerie che potevano comunicare con la madrepatria con stazioni radio e 4 macchine Enigma di ultima generazione.

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Dall’aeroporto di Tempelhof dove sono volati questi aerei? La risposta più plausibile è quella che prevede la destinazione in Galizia, in Spagna, presso la villa estiva di Franco. Poco distante c’è la baia con il porto di Vigo. Qui c’era un’importante base di carico e rimessaggio U-boot, attiva sino a qualche anno dopo la fine del conflitto mondiale, utile ad azioni sotto-copertura, come base di partenza per Odessa e hot spot per materiali segreti. Secondo i documenti dell’FBI l’approdo, lontano circa 12000 Km, poteva essere a nord della penisola di Valdes, nell’Argentina meridionale, precisamente a S. Antonio est, nella “Caleta de Los Loros”.

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testimonianza 4. Tony Bruchado, ex sommozzatore che nel 97 ha compiuto ricerche per la Marina argentina, racconta che la località avrebbe permesso di accogliere Hitler “come un re “; la zona era piena di sostenitori del nazismo e tra questi, indica come sostegno decisivo ” Lausen “, un facoltoso venditore di lane e tessuti argentino.

testimonianza 5. Una signora, che si chiamava Paesani, dalla finestra della cucina vide emergere un U-boot che si apprestava ad approdare nelle vicinanze. La troupe di ricerca stabilisce che dopo aver sbarcato i passeggeri del viaggio non aveva altra alternativa che affondare il sottomarino.

testimonianza 6. Un lavorante del porto di Vigo, prima di morire ha sempre sostenuto di aver visto chiaramente Hitler sul molo.

A questo punto, sarebbe sublime ritrovare il relitto dell’U-boot di Caleta de Los Loros (baia dei pappagalli), come evidenziato nei file dell’FBI.

Caleta-de-Los-Loros-DEFN.B. I file FBI, è bene tenere presente, sono basati su informazioni sommarie e frammentarie ottenute dal 1946 fino al 1950. Queste informazioni non sono mai state nè controllate, nè verificate; si basano su impressioni,  millantazioni e rivelazioni  di possibili dicerie e avvistamenti. Chiaramente, non c’è mai stato nulla di realmente fondato perchè, in quel caso, si sarebbe andati molto più a fondo a controllare. I budget FBI per ritrovare Hitler erano enormi, come pure le risorse in uomini, mezzi e tempo. Se la cosa, in quegli anni – ove le notizie erano più fresche -, non ha poi generato una soluzione definitiva e certa un motivo ci sarà.Update-Hunting-HitlerMain-Page


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Cosa si conosce. Hitler ed Eva Braun (ma già “Eva Hitler”) che si uccidono nel bunker e vengono portati fuori, avvolti in coperte e bruciati maldestramente.
I russi arrivano e contaminano la scena rovistando dappertutto ma non trovando nulla di probatorio. Trovano sì dei corpi bruciati ma l’autopsia rivelerà che il corpo apparentemente di Hitler, in realtà, appartiene ad una donna. Stalin, fino alla sua morte, infatti non crederà mai che Hitler sia morto suicida (fonte: il dossier Hitler al Cremlino). Le prove balistiche sul teschio (controllate da Bellantoni) non confermano nulla. Nemmeno la protesi dentaria, attribuita al Fuhrer e fatta controllare dal suo dentista di fiducia è sicura. Come chiunque, comunque, Hitler può aver avuto 2 dentiere, come 2 paia di occhiali, etc. Non occorre una laurea per considerarlo. Quindi, tutta la storiografia conosciuta sul 30 aprile 1945 è fondata sul presumibilmente, sul si dice, si pensa. Ma non ci sono stati testimoni di prima mano.

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La fuga di Hitler è probabilmente avvenuta tramite un tunnel che collegava quello che fu il bunker della Cancelleria del Reich alla metropolitana di Berlino (una volta nota come U6 e ora chiamata ‘Stazione Luftbrücke’) e da quest’ultima all’aeroporto Tempelhof, attraverso un altro tunnel segreto ora chiuso. Poi, dopo aver viaggiato su un U-boot dalla Spagna ( probabilmente in partenza dal porto di Vigo), il dittatore tedesco potrebbe aver passato il resto della sua vita, magari pensando all’ascesa del Quarto Reich, in un angolo sperduto e segreto della giungla argentina.
Il team di ricerca avrebbe scoperto questo famoso tunnel, fino a qualche tempo fa assolutamente sconosciuto, utilizzando un dispositivo chiamato ‘state-of-the-art’, una sorta di sonar impiegato dai militari americani nelle loro ‘caccia all’uomo’ (lo stesso usato in Iraq per scovare il Rais Saddam Houssein quando si era nascosto in un pozzo, ndr). La troupe avrebbe trovato una parete fasulla nella metropolitana di Berlino, dietro la quale è venuta alla luce quella parte del tunnel che porta nei pressi dell’aeroporto di Tempelhof. Non solo Hitler si sarebbe dato alla fuga beffando i russi, bensì dai rapporti dell’FBI sembra sia provata la reale possibilità di un vero e proprio ‘esodo di massa nazista’ dall’aeroporto Tempelhof avvenuto il 21 aprile 1945, cioè il giorno dopo l’ultimo avvistamento pubblico registrato di Adolf Hitler e ben nove giorni prima dell’asserito suicidio dell’ex Fuhrer nazista.

Molte di queste ipotesi sono avvalorate dalla conoscenza del particolare-base che Hitler fu visto in pubblico l’ultima volta il 20 aprile 1945 (giorno del suo 56° anno), dopo di che, i testimoni raccontarono che si era chiuso nelle sue stanze. Qualcuno avrebbe successivamente visto passare, dal bunker verso l’uscita, 2 corpi avvolti nelle coperte ma non visibili. Qui si ipotizza: erano sosia? due eroi che, per amore del Fuhrer – in un momento così tremendo -, si sono immolati facendosi cremare nel giardinetto della Cancelleria? Beh, si è saputo che Churchill aveva 7 sosia; sette persone molto simili (attori) che servivano a presenziare in cerimonie ove non era richiesta una verifica troppo da vicino e per ridurre i rischi di attentati.

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Nicholas von Below conferma che Hitler disse di preferire andare a sud.

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testimonianza 2. Karl Puttkamer ha lasciato scritto: « lasciammo Berlino la mattina del 21 aprile, il giorno dopo del compleanno di Hitler, il mio aereo decollò da Staacken e gli altri da Tempelhof; in tutto, eravamo 8 o 10 aerei ». Questa è la prova dell’esodo dei nazisti in fuga.

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testimonianza 3. I piani di volo registrati. Sembra che abbiano caricato i bagagli in fretta 16 passeggeri e 5 membri dell’equipaggio. Il primo aereo fu riempito interamente con gli effetti personali del Fuhrer.

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Ora, da dimostrare rimane solo come raggiungere l’aeroporto dal bunker.

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