Archivi del mese: marzo 2015

Ardenne e dintorni

Una mia prospettiva. L’ offensiva delle Ardenne si rivelò per il Terzo Reich una delle catastrofi più sanguinose che la storia ricordi. E pensare che doveva invece riaprire il fronte occidentale con la più poderosa iniziativa bellica dopo l’invasione della Francia. La cosa ebbe una risonanza mondiale; per la sorpresa, prima e per l’entità del disastro, poi la cosa ha stimolato negli anni anche un sacco di filmografia: La battaglia dei giganti, Bastogne, Ardenne 44, etc. La cosa che viene spesso dimenticata (per non dire… omessa) è che causò perdite umane da apocalisse sia per i tedeschi, sia per gli americani.
Che in omissioni sono campioni. Beh, l’ho detto.
Da diversi anni i dati sono stati resi pubblici, ma per 50 anni erano rimasti intenzionalmente occultati per diverse ragioni: in primis, l’entità numerica di caduti da entrambe le parti e per la figura militarmente non proprio eccelsa, anche per i vincitori finali.
soldatoUSATedeschi                       Alleati
600.000     uomini         500.000
800             carri           400
81.834       caduti          80.987
700
         carri persi      733

Una vittoria… di Pirro, direi. Per farsi un’idea della quantità di caduti, si pensi (per es.) a tutta Grosseto. Cancellata! Con un ammontare di danni senza precedenti e che poteva ripetersi di lì a poco, ancora a danno di entrambe le parti in gioco. Nell’avanzata che seguì il 28 gennaio 1945, data termine della battaglia delle Ardenne, tutte le forze americane vennero fatte avanzare fino al fiume segnato sulle carte con il nome Roer. Anche in questo caso, il fatto è stato storicamente messo in secondo piano perché considerato solo un intoppo militare non degno di essere raccontato. Ma gli americani non avevano fatto i conti con le “maledette chiuse” del Roer. E’ strano pensare come in una guerra moderna, calcolata a tavolino con il computo di forze corazzate, di mezzi d’aviazione e con i più potenti ed attuali strumenti militari per varcare qualsiasi ostacolo, che un fiume potesse essere ancora impiegato come “arma d’interdizione” contro un nemico in avanzata.fiumeRoer Il fiume, che normalmente si poteva guadare a piedi era diventato un corso d’acqua con correnti che correvano a 20 km/h e, profondo fino a 4 metri,  stavano allagando tutta la zona. I tedeschi avevano fatto saltare le chiuse che regolavano il controllo della corrente; così il Roer divenne una trappola mortale. Un fiume, di solito largo 20m divenne dieci volte maggiore e l’acqua tracimò sino a grande distanza impantanando e travolgendo tutta l’armata americana (300.000 uomini). La forza tedesca poteva contare solo su poco meno di 30.000 uomini per un fronte di 35 km. Per la qualità del fuoco prodotto dalla Wehrmacht, ricordò l’opposizione presentata ad Omaha beach grazie alla sua velocità e alla sua mobilità. Il fronte restò fermo per due settimane e fu superato solo dopo un esondante intervento di mezzi alleati; definibile – senza precedenti -. watcherQuando i tedeschi abbandonarono completamente la zona gli americani non se ne accorsero per via delle difficoltà tecniche e strategiche e rimasero ancora per diversi giorni nel tentativo di superare gli allagamenti. Una volta superato finalmente il fiume, il comandante USA si felicitò con i suoi subalterni per l’importante conquista del campo sminuendo l’argomento inerente le ingenti perdite di uomini e materiali causate dall’empass. Non sono pervenuti dati precisi dell’episodio, ma furono molto importanti. Classified.
Ma tanto gli Alleati se lo potevano permettere. voto: 10.   redline

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viva il Re

Mi è venuta in mente di dire una cosa. Scrivo oggi 26 marzo dopo una partita vinta ad Unreal Tournament; cosa c’entra? Niente. O in qualche modo, tutto. Spiego.  A chi vive in questo tempo cosa gliene frega del Re che fu? Di nuovo… niente. Re-UnrealMa ai miei zii (per esempio) che sono morti nei fine anni ’90, la cosa ha un altro peso. E’ sempre così. Ognuno è figlio dei propri tempi ed in base a quelli tende a giudicare tutto e a spiegarsi tutto. Ma ai miei zii, ripeto, la musica ha suonato in altro modo. Hanno conosciuto chi è partito in un giorno qualunque da Faenza o da qualsiasi altra parte per andare a fare il giuramento al Re. Poche palle; una volta, questa cosa, faceva tremare l’orlo dei pantaloni. L’essere vestito impeccabilmente in divisa, il rispondere fisicamente ai requisiti richiesti, il saper recitare la formula del giuramento senza tentennamenti erano tutti dogmi essenziali. Sì. La forma, innanzitutto. Poi, se c’era la sostanza, tanto meglio. Se il Re lo chiedeva si andava e basta. Non esisteva contestazione, opposizione, dibattito della questione o altro; si doveva andare. Re+MilitiE per questo motivo, un sacco di gente c’è morta. Si dirà, più tardi, tutta gente della”parte sbagliata”, ma intanto è morta. Per quel ..zzo di un piemontese hanno dato la vita almeno 123.000 italiani ((fonte: ist.) che avevano giurato solennemente. Un Re che oggi mi appare un simpatico frollino che non si è fatto molti scrupoli nell’appoggiare l’intervento militare voluto dal regime fascista. Ha trattato il popolo italiano con la stessa leggerezza come si trattano le pedine del Risiko. Sapeva che lo Stato in quel momento non era pronto, ma mai ha chiamato Mussolini per dirgli: “idiota, ma non vedi che non possiamo farlo? così mandi solo a morire della gente…“; non l’ha fatto arrestare allora… e ha persino appoggiato le leggi razziali firmate dai Savoia. soldatiItalianiE che fine hanno fatto tutti quelli della “SanMarco”, della “Legnano”, che avevano ubbidito a tutti gli ordini più astrusi, allineandosi a tutti i proclami emanati? Cosa hanno ricevuto per tanta dedizione? Un buco per terra. Conveniente! Mio zio sentì che alcune famiglie sarebbero state elevate in società se avessero (per es.) immolato un proprio figlio o altro parente alla Patria; poteva essere indice di massimo onore per un casato! Io, ‘sta cosa la trovo orribile.

Ma nel grande disegno del futuro dei popoli si è sempre perduto la vita per il volere di pochi. Anzi, pochissimi. Dal 1938, lo scenario politico-economico europeo vedeva crescere le tensioni fra le potenze che desideravano realizzare una diversa spartizione del mondo attraverso le armi. La suddivisione delle colonie, in mano soprattutto alla Gran Bretagna, non poteva soddisfare la classe dominante tedesca (ma non piaceva nemmeno a tanti altri) che voleva quindi ridisegnare l’intera cartina delle zone d’influenza nel panorama mondiale. Il nostro Re era non lontano da questo atteggiamento di ridefinizione dei propri confini; ricordiamolo quando si leccò i baffi e le orecchie per l’Impero che Mussolini gli stava creando… Vittorio Emanuele III sapeva anche dei gas in Africa usati da Badoglio e non disse nulla. Come mai non è stato etichettato come “criminale di guerra”? E, nonostante tutto, dopo che ha appoggiato il fascismo, che è fuggito come un coniglio, che ha rischiato di originare una guerra civile, a Napoli e in molte altre città si è addirittura insorti quando è stata dichiarata la Repubblica…

Guarda, che a pensarci bene, l’italiano è un tipo controverso… per molti versi. Allora: Viva il Re!


Napoli – 12 giugno 1946

DeGasperiNel pomeriggio del giorno 11, De Gasperi aveva a cuore solo l’unità morale e territoriale d’Italia, così in serio pericolo. La penisola, era politicamente spaccata in due: da Roma in giù prevalentemente a favore della monarchia e al nord per la repubblica; almeno secondo i sondaggi dell’ Osservatore Romano. Poi, il momento era delicato: l’Italia non era più monarchica e non era ancora repubblica; l’annuncio del passaggio di poteri era sconsigliabile perché la Corte aveva rinviato la proclamazione dei risultati definitivi del 2 giugno (anche se già si conoscevano…), inoltre incombeva l’ombra della Cassazione e non si sarebbe potuto instaurare nemmeno un governo provvisorio repubblicano che sarebbe risultato illegale.
Alle otto di sera, al Quirinale arrivarono le voci che qualcosa di grave stava succedendo nella piazza «monarchica» di Napoli, ma tutto sembrava ancora sotto controllo. Un annuncio di passaggio di poteri poteva determinare la guerra civile.

peopleNapoliL’indomani, 12 giugno, la situazione precipitò, per ciò che accadeva a Roma e per ciò che accadeva lontano da Ro­ma. Napoli, almeno la Napoli monarchica dei bassi, era in rivolta. Già si erano lamentati due morti in incidenti politici prima del 10 giugno; il 12 i morti furono 11, e si rischiò una carneficina. fr3Sui muri della città erano apparse scritte «Viva Masaniello! Abbasso la Repubblica!», e un «Movimento di li­berazione del Mezzogiorno» aveva fatto affiggere un mani­festo farneticante: «Ci proponiamo, seppure col cuore stra­ziato di fronte agli eventi che infrangono l’Unità d’Italia, di ridare alle nostre regioni del Mezzogiorno quella libertà e quell’indipendenza politica ed economica, che già le resero tranquille e prospere». La mattina, un battaglione allievi di Ps mandati da Roma e visti come braccio armato del Nord prevaricatore, vennero coperti d’insulti, quando non attaccati. Non fu mai accertato che qualcuno avesse di proposito provocato i disordini. Non oc­correvano istigazioni, in quell’atmosfera sovreccitata. All’u­na del pomeriggio, fu presa d’assalto la sede della Federazione comunista (s’era insediata, in via Medina, negli uffici della Federazione fascista). La rabbia della folla era divampata perché ad una finestra era esposto, insieme alla bandiera rossa (o sovietica…) anche un tri­colore con l’immagine d’una donna turrita, anziché lo scu­do di Savoia, sul rettangolo bianco. fr2In un tumulto proprio alla Masaniello furono rovesciate vetture tranviarie; erette barricate agli sbocchi di Piazza Municipio e parecchi scal­manati, dopo aver preteso invano che le bandiere fossero ammainate, presero a scalare la facciata della sede comuni­sta, i cui occupanti sbarravano porte e finestre. Intervenne­ro carabinieri e polizia, anche con autoblindo. Vi furono scontri e scaramucce che si prolungarono per ore mentre veniva buttata benzina su improvvisate cataste, date poi alle fiamme. Si sparò, con pistole, fucili, mitra, furono anche lanciate bombe a mano. Tristissimo il bilancio: due carabi­nieri e nove giovani o addirittura ragazzi (tra essi una stu­dentessa ventenne di Milano) uccisi, una settantina di feriti alcuni dei quali gravi. Giorgio Amendola, sottosegretario al­la presidenza, presente casualmente a Napoli, era nella Fe­derazione comunista; fu «fermato» nel trambusto, dalla Mi­litary Police alleata e in breve rilasciato. fr1I monarchici si erano scatenati, ma qualcuno, tra le forze dell’ordine, aveva perso la testa. Ricordò Romita: «Fra i provvedimenti che adottai ve ne fu uno veramente drastico: in una sola notte feci sosti­tuire tutte le forze dell’ordine presenti a Napoli. In tal mo­do portai sul posto elementi nuovi, estranei all’ambiente, più liberi di agire con quell’imparzialità che il delicato mo­mento imponeva».
Il nuovo governo dovrà impadronirsi delle leve di comando e assicurare l’ordine pubblico (cioè – menare la gente se occorre… – n.d.r) in un clima di assoluta severità, almeno sino all’annuncio della proclamazione definitiva! – fu il suggerimento di un capo di Ps. In questo modo, Napoli stava per essere debellata per la terza volta; la prima volta dai tedeschi, dagli americani poi ed ora dalla sua stessa polizia di stato per ragioni di stato.

Napoli2


Russia sì, russia no…

Chi ha acquistato a suo tempo il dvd “Il nemico alle porte” avrà certamente potuto gustare anche l’esaustivo documentario sulla Russia del ‘900, comprendendo la sua economia, le sue risorse, la sua forza. In questa produzione si evidenzia il concetto che l’errore fatale di Hitler fu proprio quello di attaccare l’alleato sovietico. parataNazi-URSSLe foto (piuttosto rare…) sono del 18 sett. 1939 a Brest e mostrano la parata degli eserciti nazisti e sovietici. Da ricordare: il giorno prima i russi avevano invaso la Polonia dopo che la Germania l’aveva invasa il primo sett. 1939 e in 2 settimane l’aveva conquistata. Ma già dalla primavera del 1941 sembrava sul punto di dominare la terra.   Francia, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca, Austria, Cecoslovacchia e Ungheria erano state invase dai tedeschi. Tranne Svezia e Svizzera (neutrali), la Francia di Petain, la Spagna di Franco, il Portogallo, le nazioni balcaniche e la Finlandia era tutta roba di Hitler. La storia ci dice che la sola divisione tedesca di Rommel, inviata per aiutare gli italiani in difficoltà, aveva messo in fuga le forze britanniche del Medio Oriente e  minacciava le linee di rifornimento del Canale di Suez. Intanto, in Iraq, un colpo di stato del filotedesco Rashid Alì aveva interrotto la via di terra verso l’India. In Asia il Giappone, terzo alleato dell’Asse, era pronto ad occupare la sua parte sud-orientale ed invaderla. soldatinoNon è azzardato pensare che era possibile, per loro, non coinvolgere gli Stati Uniti. Il Giappone infatti, poteva spezzare l’embargo americano e ottenere tutto il petrolio necessario alle potenze dell’Asse (tutte) semplicemente impadronendosi delle Indie. Era tutto allo loro portata. Se poi ci fossero stati di mezzo anche i Turchi…

Se Hitler avesse inviato a Rommel anche solo l’armata B dell’operazione Barbarossa (1 milione di uomini) gli avrebbe permesso di fare ciò che ad Alessandro il Grande e Napoleone non era riuscito. Avrebbe cioè conquistato il Medio Oriente e guidato le sue truppe verso l’India ricongiungendosi con i giapponesi. Progettino non male (si fa per dire…). il-nemico-alle-porte
In questo modo, una possibile alleanza nazi-sovietica avrebbe avuto a disposizione forze e risorse che avrebbero superato di molto quelle che possedevano le nazioni decise a resistere, Gran Bretagna e Stati Uniti. Senza troppa fantasia, le nazioni di lingua inglese si sarebbero trovate così isolate e avrebbero dovuto assogettarsi all’idea di far pace col nemico. Soltanto il sorprendente errore fatale di Hitler di invadere la Russia impedì che tutto questo avvenisse.
– Russia sì, russia no… la terra dei crucchi! – poteva essere anche un ritornello di Elio e le Storie Tese da cantarsi giocando a Risiko.


il limone…neofascista

limoneneofascistaGià all’alba del 9 settembre 1943 il tedesco si era scarapicollato (è proprio il caso di dirlo…) in Italia ” per spremere il limone neofascista e l’ italiano, più che sia possibile “, come ripetè più volte Rahn. Per fare ciò i  tedeschi sorvegliarono e vessarono quella parodia di Stato che Hitler aveva voluto (Salò), cercarono di ridare vigore all’industria (cosa che a Mussolini non era mai riuscita) e organizzarono su vasta scala la razzia delle risorse, ovunque esse fossero.
Nota. Il Duce talvolta si abbandonava a sfoghi amari per questa evidente arroganza: ” è perfettamente inutile che questa gente si ostini a chiamarci ancora alleati… è meglio che buttino la maschera e che ci dicano che siamo un paese ed un popolo occupato come tutti gli altri... “. In effetti, il concetto è comprensibilissimo; peccato però, che lo dicesse solo ai suoi (pochi) subalterni e non agli interessati. Lo confidò chi respirava la stessa aria di Mussolini. I tedeschi, infatti, la pensavano esattamente così. “Mussolini non si poteva nemmeno lavare i denti senza il mio benestare...” disse Wolff. In questo clima, il Duce doveva presentargli un rendiconto mensile della produzione industriale in base a notizie che di per sè gli venivano fornite già corrotte, ma lui, questo, lo sapeva ed in fondo ne era contento. Un piccolo dispettino, quando si può lo si fa! Ma, guardacaso, la primavera 44 vide una consistente ripresa dell’Italia industriale del Nord e perciò notarono il Duce spesso corrucciato. Una breve fiammata che precedette il rapido declino che conosciamo, ma che fece sgobbare i tedeschi a riempire i treni e contribuì ad allentare in qualche modo le vessazioni.

lav-treni

Che i pantaloni glieli abbassiamo noi o gli inglesi fa poca differenza per loro, ma se siamo noi, è meglio...” disse Hitler ed incaricò un generale, Hans Leyers, per sovraintendere le razzie da perpetuarsi a più non posso. Va mo là…
Qualche curiosità. Il lettore avrà sentito da qualche parte della razzie di macchine industriali, di viveri, ma la gamma di prodotti per l’amico tedesco era, a volte, anche decisamente curiosa: vi furono inclusi otto (8) tonnellate di…pipe (?!?) e trentadue (32) di bottoni, cravatte, scarpe e scope.

trains
Un’altra cosa super-curiosa. Quasi tutte le armi prodotte nel bresciano (7500 mitragliatori, 7000 pistole, 10.000 fucili di precisione, 100 pezzi di artiglieria, solo nel mese di aprile 44) furono trafugate direttamente dalle fabbriche dagli aguzzini tedeschi.
Materiale che l’italiano vero non vedrà mai, per avvantaggiarsene.
Il Governo di Salò si oppose come meglio poteva, cioè non disse nulla.
Grunt! E a proposito di razzie, quella più pesante ed efferata fu quella di uomini a tutti i livelli. Il Gauleiter tedesco Kurt Sauckel escogitò tecniche astute, spregiudicate e brutali per catturare braccia da mandare in Germania: retate improvvise nei cinema, teatri e perfino trappole all’uscita dalle chiese. Creativo. Comunque, braccia. Come bestiame.

comebestiame

Qui faccio un breve salto per raccontare un’altra curiosità –  cosa sempre così tanto cara a me -, di quei giorni di aprile.

Dunque. Siamo nel fastoso castello di Klessheim, vicino a Salisburgo, il 22 e 23 aprile 44 e immaginiamo la scena: da una parte c’è Mussolini con Graziani, Mazzolini, Anfuso e l’addetto militare a Berlino col. Morera; dall’altra c’è Hitler (una mezzasega confronto a Graziani e la cosa lo indisponeva non poco…) Ribbentrop (che contava come le coppe quando gioca …bastoni), Keitel (il lacchè), Rahn, Wolff, Toussaint e Dollmann. Hitler risparmiò ai suoi interlocutori il suo torrenziale e consueto monologo (tipo corazzata Potëmkin) perchè quella mattina era troppo occupato a impastccarsi di pillole magiche che lo stregone-dottor Morell gli aveva preparato per l’occasione. Il Duce, forse per emulazione cominciò a masticare forsennatamente caramelle a ripetizione e questa cosa, in qualche modo, gli impedì di formulare con energia le proteste che si era prefissato di riportare. Tanto, che ad un certo punto Hitler bisbigliò a Ribbentropp: “ma questo è ancora capace di parlare o è rincoglionito?“. Graziani percepì l’empass fisico dovuto alle caramelle e diede una botta sulla schiena del Duce d’Italia facendolo rinvenire… e suscitanto una contenuta, ma divertita, ilarità dei presenti. Ed allora, Mussolini tracciò un quadro della situazione che conosceva. Disse addirittura che l’internamento in Germania delle truppe era stato «consigliabile» se non «necessario» e facendo solo un tenue accenno alle famiglie degli interessati chiedendo che vivessero il meglio possibile (lì c’era anche il mio papà…, caro il mio coglione… e adesso te lo potrà dire come si stava…) e la riunione mattutina terminò, chiudendo questa scena fantozziana. Ma il pomeriggio Hitler tornò con una frase che lasciò tutti sbigottiti: ” Non sappiamo se e dove potrà avvenire un’invasione, ma se questa non avverrà entro sei o otto settimane l’ Inghilterra entrerà in crisi e tra gli Alleati si  verificheranno frizioni importanti “. Un particolare. Davanti ad Hitler si stava in piedi. Tutta la mattina. Poi il pomeriggio, pure. Sul finire della giornata, Hitler annunciò a Mussolini che avrebbe potuto sincerarsi della condizione degli internati visitando il campo di Grafenwöhr, dove erano rinchiuse 4 divisioni: la Monterosa, la SanMarco, l’Italia, la Littorio (600 ufficiali, 12.000 sottufficiali e soldati) che serbarono un’accoglienza entusiastica al Duce. Tutta gente raccimolata dai vari campi di prigionia per una nuova rigenerazione controllata e garantita. Mussolini rientrò da Hitler entusiasta a sua volta e disse: “ho visto come stanno, farò in modo di mandartene altri…“. Mussolini incentivante. Propositivo.
Mussolini doubleface.Musso-Grafenwohr


Banche del dopoguerra

I fatti qui riportati mi sono pervenuti per email privata. La fonte, che per ovvi motivi desidera rimanere anonima, ha espresso  il desiderio di non citare direttamente nomi precisi ma soltanto l’area di intervento di questi istituti.
Mio onere ed onore è il solo pubblicarne il contenuto.

Le cose vengono alla luce perché qualcuno parla. E’ sempre stato così.
Nel primissimo dopoguerra del faentino operavano, con le dovute difficoltà, solo pochi Istituti bancari che avevano il delicato, quanto doveroso, compito di ricostruire ed aiutare a ricostruire.
Anche Faenza aveva avuto i suoi danni, le razzie dei tedeschi, i bombardamenti, il suo fronte ed i suoi sfollati.
E, come spesso si dice, è capitato che sia piovuto…sul bagnato.

Fae01

In questa mail la fonte scrive che dopo la prima quindicina di maggio ’45, a Faenza si guardava un po’ chi c’era e chi non c’era più. Si ricordi il famoso “verbale di irreperibilità” che gli appena ricostituiti Carabinieri erano costretti a stendere ogni giorno. Così a Faenza e credo ovunque.verbaleIrreperibilita
Ma manovre meno (per così dire..) pubbliche cominciavano a farsi largo. Sembra che alcune banche, con clienti che avevano contratto debiti abbastanza importanti e che apparivano improvvisamente “irrintracciabili” (ad esempio…) per essersi trasferiti lontano o comunque non presenti su piazza, si siano comportate in modo anomalo (ma vorrei dire di più…). Continua a leggere


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