Archivi del mese: febbraio 2014

Harold MacMillan

HaroldmacMillan

Questo signore si chiamava Harold MacMillan ed è diventato famoso per una frase riportata nelle sue memorie:
« chi paga il suonatore decide la musica!».
Fu il responsabile della politica inglese nel Mediterraneo ed il curatore di tutti gli interessi britannici in Italia sul finire del conflitto. Il senso di questo articolo lo avevo già trattato in “per 30 denari” ma desidero far notare un’altra prospettiva che forse mi era sfuggita, almeno in parte. Quella inglese, per l’appunto.
Facciamo un brevissimo passo indietro. Siamo ancora nel Gennaio del 1945. Sullo sfondo però comincia già ad intravedersi il futuro, anzi (grunt), un grigio futuro:  insurrezione nazionale, la liberazione dal “nazifascismo” e la vittoria alleata! Faccio notare che proprio in quei giorni, il nostro Re stava già confabulando per spodestare Mussolini. Comunque, è a questo punto che, secondo me, la strategia politica prende il sopravvento sulla tattica militare. E se ne accorsero ben presto anche gli inglesi e gli americani, come risulta dai loro rapporti dei servizi segreti.
Nasce un piano: ridurre gli aiuti alle brigate partigiane; soprattutto il materiale bellico, soprattutto nelle aree a rischio, nell’Italia nordorientale.
E qui ci siamo proprio dentro di brutto!

Preoccupa Londra come Washington l’idea che un esercito partigiano radicato sul territorio possa sfuggire al controllo della politica unitaria dei vari Cln, nell’eventualità di una rottura dell’unità fra i partiti che l’hanno creato. Per gli inglesi c’è in gioco anche la possibilità, una volta finita la guerra, di continuare la loro politica di potenza rafforzando, con l’inevitabile e seguente ridimensionamento dell’Italia, la loro influenza sul Mediterraneo (Mare nostrum).

mare-nostrum Il colonnello del Soe, Cecil Roseberry, eminenza grigia degli Accordi di Roma, per vincere al contempo i sospetti degli altri Alleati (russi e americani) e smontare le pretese dei partigiani, ebbe una grande idea:

condizionare l’erogazione di nuovi fondi per la Resistenza all’accettazione delle clausole a loro più indigeste; insieme al riconoscimento del Cln si esigeva:
alla fine dei combattimenti, lo scioglimento immediato del movimento partigiano, il disarmo totale dellle bande e l’obbedienza totale agli Alleati.
E qui mi ricollego a piombo con l’articolo sopracitato.

Pajetta dirà in seguito di aver firmato con la riserva mentale di non applicare quegli accordi. Parri vide solo “la reticenza” di chi si sente costretto. Fattostà che il trucco funzionò alla perfezione. Gli Accordi di Roma portarono alla Resistenza, non 30 denari, ma 160 milioni. Furono la salvezza della Resistenza.

resistance

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la strage di Pedescala

come integrazione all’articolo “spararono poi sparirono” di alcuni mesi fa, sul nostro canale YouTube ora c’è il documentario pubblicato di recente su History channel “Anatomia di un massacro”.
Con le testimonianze di alcuni testimoni sopravvissuti si può ottenere un quadro più completo della vicenda ancora così viva di Pedescala. Documentario full. in 2 parti.Pedescala1945


il grande equivoco

JanSmuts

Il 20 novembre 1943 il Premier del Sudafrica Jan Smuts sentenziò: « l’Italia è completamente scomparsa e non sarà forse mai più una grande Potenza ». Non aveva tutti i torti. Dopo aver letto tanto, è opinione di chi scrive che il Regno del Sud non si fosse lasciato costituire per aiutare l’Italia a risorgere, ma per una precisa e provvisoria sistemazione che la mettesse in condizioni di fornire ai vincitori tutti quei servizi che i vincitori si aspettavano.
In una chiara posizione a 90°. E senza piagnistei.

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armistizioSud.
E a questo contribuì anche l’atteggiamento di Badoglio che, tentando inutilmente di fare della “co-belligeranza” qualcosa di diverso da un semplice status di prostrazione, finì per far irrigidire (per non dire peggio) i rapporti con gli Alleati. Infatti, dal fine 43 ad aprile 44 il modestissimo Raggruppamento Motorizzato venne impiegato in operazioni di nessuna importanza, per non dire, umilianti. Chi scrive non è animato da un forsennato senso patriottico, ma certamente dispiaciuto, dopo essere stati umiliati in Russia, sterminati a Cefalonia, violentati a Cassino, internati nei campi dai tedeschi, bombardati e derisi dal mondo per l’inusitato voltagabbana, sapere di dover aggiungere quest’ultima perla della prostrazione totale con palese umiliazione. Si dovrà attendere l’aprile ’44 per autorizzare un Corpo Italiano di Liberazione (CIL) a qualche modesto atto di presenza nelle ultime fasi della guerra. Per dare aria nuova al nuovo esercito (chiamalo… esercito!) si cambiarono alcune carte: si silurò il gen. Ambrosio col Maresciallo Messe, il gen. Roatta con il gen. Berardi e poco più per dare credibilità alla cosa ma senza apprezzabili risultati. Alla seduta del 14 ottobre 43 alla Camera dei Pari, in nome del Governo di Sua Maestà, Lord CramborneLord-Cramborne dichiarò come la cobelligeranza non cambiasse nulla per l’Italia (nemmeno per la sorte dei prigionieri italiani) e che l’unica cosa certa restasse l’armistizio firmato. E quando a fine novembre arrivò in Italia Eisenhower per incontrarsi con Alexander, Badoglio si precipitò da lui per richiedere di riarmare le sue truppe.

Ciccia! Gli urlarono nella testa che la sera prima di dormire doveva rileggersi i termini dell’ “armistizio lungo” e che nulla sarebbe stato concesso in aggiunta!

Occorre notare che nel ’44 ben presto l’Italia diventerà un fronte secondario in vista del D-Day; le armate di Clark e di Montgomery saranno in qualche misure dimensionate secondo le nuove direttive e per questo le prime truppe italiane saranno impegate nella battaglia di MonteLungo (Cassino) anche se in numero quasi irrilevante (rispetto alle decine di migliaia di Alleati impegnati nella battaglia tenuti in scacco da solo 200 tedeschi! – i famosi diavoli verdi).

Taranto1943

Quello che rimarrà invariato per lungo tempo ancora sarà il disprezzo per i vinti. Per tutti. Comunisti in primis. Comunque per tutti. Chi scrive qui non c’era, ma ho letto moltissimo. I soldati, vittoriosi nell’intimo, erano sottoposti agli stimoli più elementari della conquista. Spiego.  Come disprezzavano e tendevano ad umiliare gli italiani, così pretendevano di possedere con la violenza le donne della terra appena conquistata. Come le truppe del CEF (i marocchini). Non mancarono nemmeno episodi di violenza (anche sessuale) contro gli uomini. Si ricordano a Bari in alcuni locali, scene di invasioni di ufficiali americani ed inglesi ubriachi mezzi svestiti che cercavano carne per i loro sfoghi sessuali. Non male.

Bari1943

Prima, violentati dal fascismo (alcuni), poi stuprati dai magrebini, infine dai Liberatori che potrassero queste pratiche ben oltre le fatidiche 50 ore di cui ci parla Gigi diFiore nel suo libro. Ma di questo si è sempre parlato poco o addirittura niente. Poco anche sui libri, ma solo dopo 30 anni. A Taranto dopo violenze sulle donne, non furono infrequenti reazioni veementi a coltellate di parenti ed amici. Il giochino era controverso: di giorno gli Alleati giravano coi camion a buttare gallette e biscotti per ridere delle zuffe che si creavano per raccoglierle per sè; di sera tornavano per altri scopi.
Altrimenti, incoraggiavano la prostituzione facendole assumere un carattere quasi pulito e mondano. Ufficiali e soldati invitavano a balli ragazze e signore disponibili a patto che non venissero accompagnate da uomini italiani e la cosa portava sempre beneficio a tutti. Se arrivavano i mariti, questi venivano subito accompagnati alla porta con modi sbrigativi. Grazie a questo sistema proliferarono signore intraprendenti che organizzeranno thè per ufficiali alleati, in stanze particolari con tariffe adeguate al tempo ed alla richieste della persona.

W-i-Liberatori

Alle varie conferenze di pace non venne proferita a riguardo del comportamento alleato in Italia nell’ immediato dopoguerra, ma nemmeno negli anni a seguire; nel perfetto stile dei vincitori sono state respinte tutte le domande di risarcimento persino dal Governo italiano perché ritenute non opportune.


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