Archivi del mese: settembre 2014

o la terra o…

seconda parte

rivolta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dati apparsi sul numero di novembre di Oggi del 1977.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1946: dopo i tragici eventi qui citati, la mezzadria non si riprenderà più. Proprietari e coloni emiliani saranno incapaci di fare evolvere un istituzione quasi millenaria (la mezzadria, appunto) che sarà disciplinato con norme sempre più severe e più stringenti dalle leggi dello Stato le quali finiranno poi, negli anni 80 però, per abolirla. L’Emilia-Romagna farà uno sforzo titanico per superare tutte le incomprensioni e le difficoltà, ma nella regione prenderà vita una nuova agricoltura di coltivatori diretti a cui si affiancheranno via via le meno numerose ma più grandi aziende imprenditoriali condotte con operai salariati ora non più guidate da un Partito ma dalla voglia di fare basata su una stretta collaborazione tra proprietari e maestri della terra, che conquisterà l’Europa.

mezzadria

 

Un ringraziamento particolare lo desidero porgere a Salvatore Giannella, che ho potuto conoscere di persona e che ringrazio vivamente per le notizie fornitemi.

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o la terra o la vita…

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«Ho scritto sul mio taccuino i nomi dei più grossi proprietari terrieri della zona tra Bologna e Modena. Vicino ai nomi di quelli uccisi ho disegnato una croce. Quella che vedo, così, è una lunga fila di croci. E, accanto ai nomi, ho annotazioni di questo genere: ricattato; minacciato; derubato; sborsato 100mila lire, 200mila lire, mezzo milione. (del 1945. ndr.) E poi, una raffica di mitra o quattro revolverate o il silenzio: di alcuni non sono stati trovati i cadaveri. Croci, croci, croci. Il tiro al ricco ha preso tutto l’aspetto del tiro al piccione. E nessuno fiata».

Il taccuino è quello di Lamberto Sechi, prudentemente celato dietro lo pseudonimo di Luigi Saloni che nell’estate del’46 era cronista ventiquattrenne del settimanale Cronache diretto da Enzo Biagi. Questo rimanda ad uno degli argomenti più oscuri del dopoguerra:  il triangolo della morte BO-MO-FE .

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Parte di quella nebbia che avvolge questo capitolo viene diradata mezzo secolo dopo grazie ai documenti ritrovati da uno storico dell’agricoltura in una cassaforte dell’Unione Agricoltori di Bologna;  lo storico Antonio Saltini (nella foto).

ricompensare« Si tratta di appunti, rapporti alle autorità alleate e al governo, copie di lettere ai possidenti e all’Unione, copie di circolari sulla lotta mezzadrile del ’45 e lunghi elenchi di agricoltori scomparsi. Carte inquietanti che fanno emergere la natura e lo sviluppo della rivolta nei campi che produsse tanti assassinii tra gli imprenditori agrari e indicano anche una pista da seguire per trovare i nomi di chi favorì e supportò l’uso della violenza».

Il Partito Comunista, guidato da Togliatti e da Ruggiero Grieco (anch’egli vissuto  a lungo a Mosca alla corte di Stalin come Togliatti) organizzò una strategia che mirava a ricompensare i mezzadri dei sacrifici affrontati nella guerra per assicurare loro nuove condizioni contrattuali che ne facessero ora “i veri signori della terra“.

Alla base di quella strategia c’era la conversione del contratto agrario fermo nella sua fissità dal XIII secolo (50% al proprietario e 50% al mezzadro), oltre a “regalie” da parte di quest’ultimo, in un nuovo contratto con valore retroattivo. Il nuovo rapporto si basava su valori di 35% al proprietario e 65% al mezzadro, sceso poi a 40 e 60. L’imposizione della firma prevedeva una vera e propria azione eversiva ed efferata (in caso di rifiuto) che sfociava immancabilmente nel sacrificio del possidente.

La quantità dei dati affiorati dalla cassaforte evidenzia:
– gli elenchi di agricoltori pre-selezionati per essere epurati: quelli che avevano avuto un ruolo attivo nella squadre fasciste o semplicemente le avevano sovvenzionate;

– testimonianze degli agricoltori minacciati dai mezzadri;

– denunce di minaccia a possidenti terrieri costretti ad ingenti versamenti per pretese bonifiche di terreni da recuperare “dopo i danni della guerra fascista“;

– lettere minatorie verso i mezzadri più “teneri” e concilianti che non esprimevano per gli agrari l’odio di classe  reputato essenziale per gli agitatori estremisti.

Dalle carte emerge che in Emilia il motore di questa strategia è il segretario regionale della Federterra, Giorgio Volpi, che nel comizio del 19 novembre ’45 invita i mezzadri alla persecuzione dei proprietari terrieri.

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Queste le testuali parole dal balcone del Municipio di Modena:

«I proprietari hanno detto che nel passato non andavano in campagna perchè avevano paura. Se ciò non era vero per il passato, sarà vero per l’avvenire… Ora avete tempo, i lavori non vi assillano; iniziate la persecuzione fino a quando non avremo l’adesione ai nuovi patti!».

L’ invito viene applicato con centinaia di invasioni di domicilio, sequestri di persone e minacce che produrranno anche delitti fino al 1948. Giorgio Volpi è il vero militante leninista che dalle oscurità delle origini (era un muratore bolognese), per la durezza e il coraggio delle sue azioni fino al ’45, assume responsabilità di comando nella CGIL locale prima e regionale dopo. Poi per il Partito diventa ingombrante e lo relega nell’ombra perchè il suo periodo è finito. Nel ’47 è defenestrato e non compare più nemmeno tra i delegati della Federterra. Morirà dimenticato. Nell’Italia riappacificata, dal 1948, si volle allontanare dalla scena agraria i protagonisti della violenza, ma a patto di dimenticare certe pagine oscure di sbandamento “politico”.

fine prima parte


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