Archivi del mese: maggio 2013

operazione Dux

Casablanca-ConferenceDurante la Conferenza di Casablanca, nel gennaio del 1943, sostanzialmente venne approvato un piano congiunto anglo-americano di bombardamento sistematico della Germania e dell’Italia per distruggere il potenziale bellico del nemico. La cosa liberava, di fatto, gli Alleati da ogni freno etico e morale consegnando carta bianca ad Henry Arnold (comandante americano USAF) ed a Sir Arthur Harris (comandante inglese Bomber Command).

bomb_indQuindi, da quel momento si poteva.    Si poteva bombardare tutto quello che veniva reputato strategicamente utile ai fini bellici. Ma se gli americani pensavano soprattutto ad impianti industriali e ferrovie, l’intelligence britannica maturò l’idea che i bombardamenti ripetuti avrebbero indotto gli italiani a ribellarsi anche contro Badoglio e a  far accettare al nuovo Governo italiano perfino anche una resa incondizionata.                              Mussolini un giorno aveva detto:       “se agli italiani distruggono un monumento o perdono un Giotto, si metteranno a piangere e alzeranno le mani”. Già dopo le incursioni di inizio luglio l’italiano era più che convinto ma Harris ripescò la vecchia idea di impiegare gli aerei  per uccidere una sola persona: Mussolini.

Si chiamò ” operazione Dux ” ed in pratica, era un’incursione  da fare in pieno giorno (gli inglesi, di solito, bombardavano solo di notte) per distruggere Palazzo Venezia e Villa Torlonia. « Se non è nell’uno, il Duce è sicuramente nell’altro e, una volta colpito, l’Italia si sarebbe piegata al volere degli Alleati »- scrisse Harris – « per questo chiedo l’autorizzazione di procedere con l’operazione. Nel frattempo stiamo controllando, per quanto possibile, le recenti abitudini del Duce».

op.Dux_scriptCome ho riferito sopra, si trattava di un idea già presa in esame dal War Cabinet nel 1942 e non attuata perché in quel momento esistevano altre priorità militari. In attesa della risposta di Churchill, Harris e Portal nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1943 avevano già impartito l’ordine di trasferimento dei bombardieri strategici Lancaster dall’Inghilterra a Blida in Algeria e deciso di affidare il comando della missione per l’eliminazione del capo del Governo italiano al capitano Maltby.

A.Eden_responsePer rispondere, il primo ministro britannico attese il parere del ministro degli Esteri, Anthony Eden, che il giorno dopo                (14 luglio) scrisse:

Trasmettendomi la richiesta del 13 luglio del Chief of the Air Staff, relativa al progetto di bombardare Mussolini nel suo ufficio e nella sua villa, voi avete domandato la mia opinione su questa operazione. Ebbene la cosa non mi piace. Le possibilità di uccidere Mussolini sono sicuramente assai scarse e quelle di “demoralizzarlo” non sono molto più grandi. Se noi non riuscissimo ad ucciderlo, non diminuiremmo certo il suo prestigio e potremmo perfino rafforzare la sua declinante popolarità. Inoltre correremmo il rischio di essere odiati per aver colpito la parte più antica della città e causato perdite tra i civili senza aver realizzato alcun risultato militare. Il mio avviso è di non dar seguito a questo progetto perché l’obiettivo scelto è troppo difficile per garantire la possibilità di raggiungerlo sul piano operativo, mentre su quello psicologico l ’incursione andrebbe a nostro svantaggio se non fosse di successo al 100 per cento”.
In calce alla lettera di Eden, Churchill appose un laconico: “I agree”.

L’operazione fu quindi annullata in extremis, forse anche perché
l’intelligence inglese aveva segnalato che il raid fissato per il 19 luglio avrebbe
potuto coincidere con la data del la trasferta fuori Roma di Mussolini
per l’incontro con Hitler a Feltre. Il diniego all’incursione non raggiunse però subito Harris, che nell’andata (verso l ’Algeria) il 16 e i l 18 luglio inviò sull’Italia due squadriglie per un primo bombardamento in Lombardia, Liguria ed Emilia. Il 19 luglio con gli stessi aerei di ritorno sarebbe scattata da Blida l’operazione Dux con un carico di 85 tonnellate di bombe destinate a Roma. Ma fra i colpiti, gli abbattuti e i danneggiati nell’atterraggio, gli aerei disponibili erano scesi da 42 a 33. Inoltre ad Harris era ormai giunto lo stop deciso da Churchill. Mentre i Lancaster restavano a terra, gli americani presero in contropiede gli inglesi. Decisero infatti di fare loro il primo bombardamento sulla Capitale italiana. Gli inglesi si rifecero, nei giorni seguenti, scaricando il loro carico di bombe destinate all’ operazione Dux su Livorno nella notte tra il 24 e 25 luglio (la burrascosa seduta del GranConsiglio).

Con la proverbiale precisione inglese, se l’operazione Dux avesse colpito, nel 1944 piazza Venezia, Campidoglio e i palazzi attorno avrebbero potuto essere in macerie. E chissà cos’altro.

vincere


Giuseppe Frediani

libroFradianiChi è questo signore? Secondo una sua inedita testimonianza, è il responsabile di un primo velleitario tentativo di “sgancio” dalla guerra dell’Asse, concertato nel 1942 con Galeazzo Ciano e Guido Buffarini Guidi. Questa rivelazione è apparsa trentanni dopo la fine del conflitto con un libro che suscitò qualche scalpore ma, per ragioni diverse, non ebbe l’eco che forse meritava.

.

Frediani_familyDopo essere stato assistente di Giuseppe Bottai e dopo una luminosa attività come Segretario federale del PNF di Pavia e Verona, nel 1939 è chiamato al Ministero degli Esteri da Bastianini che lo invia in missione nel Sud e nel Nord America per circa un anno. Nominato nel 1941, con Decreto di Mussolini, Commissario civile per la circoscrizione del territorio occupato di Mentone.

Secondo questa testimonianza, il Frediani racconta che, nei primi mesi del 1942 in alcuni ambienti degli Affari Esteri e della alte sfere direttive della grande industria del Paese, si andava consolidando, con molta riservatezza, l’idea che l’Italia dovesse intraprendere qualche passo decisivo la revisione della politica nei riguardi della guerra dell’Asse.

Rientrato da pochi mesi dalla missione che il conte Galeazzo Ciano mi aveva affidato in America e  avendo visitato anche i principali impianti indu­striali degli Stati Uniti, mi ero reso conto dell’enorme  potenziale di quel ricco Paese.  Nel Sud-America avevo potuto constatare le vaste riserve di materie prime e gli enormi giacimenti minerari e facilmente avevo potuto intravedere come sarebbe stato pericoloso e negativo, per noi, una volta che questo potenziale industriale-bellico americano si fosse riversato nel gioco delle nazioni in conflitto.

Frediani02In breve, aggiornai il mio diretto superiore Ciano molto riservatamente delle mie conclusioni sulla missione e il conte mi fece notare che il Duce era, al momento, abbagliato dalle sfolgoranti affermazioni militari della Germania. Inoltre seppi che aveva dato scarsa accoglienza alla mia relazione e alle parole in mio favore proferite dalla contessa Edda che mi aveva accompagnato nella prima parte del viaggio.

Nonostante questo, il conte Ciano mi fece preparare una seconda relazione finale per il Re che voleva conoscere una giusta valutazione del pericolo americano in  prospettiva delle sorti del conflitto in corso. Proprio in un tempo in cui la stampa italiana quasi ridicolizzava la potenzialità delle risorse americane, il Re mi incaricò di iniziare una collaborazione assidua con la Rivista “Relazioni Internazionali” dell’ISPI di Milano che stava raggiungendo una larghissima diffusione. Presto, il Ministero degli Esteri mi destinò alla Commissione di armistizio con la Francia e da questa fui inviato come Commissario civile dei territori occupati a Mentone e qui ebbi modo di confrontarmi con diverse personalità, come il sen. Guido Donegani ed il conte Giuseppe Volpi. Questi signori mi assicurarono che, alla prima occasione possibile, non avrebbero mancato di farsi sostenitori, verso i due collaboratori diretti del Duce, della tesi di una pace italiana di compromesso.

Mentone1Significativa fu la visita a Mentone del duca Aquarone, allora Ministro della Real Casa. Mi fece conoscere i contrasti che il mondo politico stava vivendo ed i pericoli latenti. Forse parlai troppo. Ciano mi convocò preoccupato e mi espose un piano: raggiungere Lisbona, approfittando di un treno di passaggio con fermata a Mentone che sarebbe andato poi in Portogallo e contattare emissari inglesi che il loro Governo aveva acconsentito di inviare; infine, consegnare un plico riservato che ci sarebbe stato consegnato, a breve, da Buffarini.

Mentone2Frediani, incaricato di seguire un difficile tentativo di contatto per una pace di compromesso per mezzo di esuli polacchi ( i Sapieha ) in Francia, verrà arrestato dal contro spionaggio dell’Asse, grazie alla spiata di un conoscente, rinchiuso a regina Coeli e poi mandato al confino dal Fascismo in Abruzzo. Dopo l’8 sett. è con l’armata polacca a Cassino, diventa addetto all’Ufficio storico polacco realizza il cimitero dei polacchi nel luogo e più tardi diventa consulente della Comunità Economica Europea. Studioso di Storia dell’agricoltura italiana, è stato promotore dell’omonimo Istituto universitario fino al 1997.

Per ulteriori info:

Frediani Giuseppe

un sito da visitare.


Gran Consiglio: pochi minuti prima

Si parte dalla certezza acquisita sul fatto che Mussolini fosse interamente informato sui propositi dei suoi gerarchi. Aveva avuto precise notizie sulla stragrande maggioranza dei membri del GranConsiglio; ne conosceva quindi intenti, atteggiamenti e possibilità.

Piazza-Venezia-Mussolini

Qualche ora prima della riunione, il dott. Maiocco si recò a casa di Bonomi per preannuciargli che la suprema assemblea fascista avrebbe restituito al Re tutti i poteri, invitando il Sovrano a usarli per allontanare Mussolini. Allontanarlo. Non arrestarlo. I fascisti secessionisti chiedevano solo questo. Alle 13 del 24 luglio Ciano pensava ad una specie di triumvirato: «Bottai andrà agli Interni, Grandi agli Esteri…, in qualche modo ci aggiusteremo…».                                              Dal canto suo Grandi, verso le 15, testualmente racconta: « Mi recai da un sacerdote a confessarmi *. Nonostante che Mussolini mi avesse accolto due giorni prima, conoscevo troppo la sua incostanza e sudditanza ai tedeschi per aver fiducia che la discussione in GranConsiglio si sarebbe svolta normalmente. Al contrario, ero convinto che qualcosa di molto grave sarebbe accaduto e che Farinacci coi suoi avrebbero provocato una fine tragica della riunione. Prima di uscire mi misi in tasca due bombe a mano Breda deciso a non farmi prendere vivo, se, come prevedevo Mussolini avesse dato ordine di arrestarmi assieme ai miei compagni. Inoltre, tramite il fraterno amico Mario Zamboni, inviai una lettera al Re da recapitarsi non appena il Consiglio avesse avuto inizio:messaggioxRe_Grandi

* Questa è una balla. Contrariamente a quanto si è scritto, Grandi in quel pomeriggio non si confessò, nè avrebbe potuto ricevere l’Eucarestia, non essendo allora permesso, nelle ore pomeridiane, altro che ai morenti. (ndr Team557) Anche Rai scuola commette un errore nel filmato sul 25 luglio.

In verità, aveva anche una pistola. Questo è un particolare non trascurabile poiché era vietato. Le personalità al cospetto del Duce dovevano essere sempre disarmate in ogni circostanza dalla Milizia e dalla Polizia.                               Ma qui si entra nel vivo dell’articolo.

sala

Grandi aveva anche già fatto testamento. Raccomandò la sorte dei suoi figli e di sua moglie sapendo di rischiare la vita recandosi a Palazzo Venezia.

Rachele Mussolini alle 15.20, prima che uscisse da Villa Torlonia gridò al marito: ” falli arrestare tutti! prima di cominciare! “. Ma il Duce sembrava di tutt’altro parere. Sembra che avesse disposto che non prestasse servizio nessuno, che non ci fossero armati nella anticamere, come d’abitudine consolidata e che rimanesse solo un reparto di Milizia al piano terreno.                 Strano. Stando al racconto del gen. Galbiati, la mattina, il segretario del Duce, Nicolò De Cesare, dopo averlo assicurato che la guardia era approntata, telefonò dicendo che il Duce non voleva i moschettieri. « E’ mai possibile? sarebbe la prima volta che ciò accade da che si riunisce il GranConsiglio! ». Il segretario assicurò che all’interno c’era pur sempre il reparto speciale preparato dalla “Milizia presidenziale” del questore Stracca.

A questo proposito qualche divergenza c’è. Ma la verità è che c’era una intera formazione di Camicie Nere che occupava il cortile, il grande scalone e la Sala delle Armi, che serviva da anticamera a quella del Pappagallo dove si riuniva il GranConsiglio. La guardia alla porta di questa sala era composta da sei militi con moschetti a baionetta innestata. (particolare, no?)

Dice Galbiati: « io ricordo un folto gruppo di funzionari e agenti che stava a ridosso della porta d’ingresso al momento della votazione… » Origliarono, seppero e parlarono. Tanto che poche ore dopo tutta Roma sapeva i particolari della seduta e nomi contrari al Duce. Altre voci riferirono che Quinto Navarra, capo degli uscieri di Palazzo Venezia, pochi minuti prima della votazione sarebbe uscito per ricevere, in una viuzza adiacente, un biglietto di Claretta Petacci a Mussolini che gli segnalava il complotto e precisando: ” di Galbiati ti puoi fidare; ordina di arrestarli e sei salvo; sono tutti d’accordo! “. Mussolini avrebbe ricevuto il messaggio, ma ancora una volta scettico e noncurante, dopo averlo letto, lo avrebbe messo in tasca.

Come dirà Mussolini stesso al gen. Feruccio Gatti, egli avrebbe potuto far arrestare subito da Galbiati tutti i membri secessionisti con la massima facilità! Si trattava poi di arrestare solo 19 vecchi! Una bazzecola!

percheNonlofece

La risposta va ricercata nel consesso che seguì la discussione, forse confidando scioccamente nella solidarietà regia. E c’è chi parla di ostinazione mussoliniana nel voler affrontare quei suoi gerarchi sui cui propositi era stato pre-informato da De Vecchi.

L’ultima riunione del GranConsiglio, la 187° della serie e neppure segnalata dalla esposizione del gagliardetto del Partito al balcone di Palazzo Venezia stava avendo inizio alle 17.


Come potevamo…

prigionieriTedCome potevamo immaginare un disastro di quella portata? In qualche modo è inspiegabile. Sui muri c’era scritto ‹ Vincere  e vinceremo › e a forza di scriverlo e di sentircelo ripetere ci abbiamo anche creduto.  Già! Oggi è facile sorridere, ma nel ’40 le cose sembravano molto diverse. Come ha detto uno storico: ” chi non ha respirato la stessa aria di Mussolini non può capire! “. Come potevamo reagire ad una forza d’urto come quella del 10 luglio 1943?

Per lo sbarco in Sicilia gli Alleati hanno impiegarono circa 3000 navi con tecniche di sbarco a noi sconosciute; un impiego di mezzi che il nostro esercito non avrebbe potuto neanche sognare. 7000 veicoli e 300 carri armati Sherman sono una quantità di risorse di cui nemmeno la Wehrmacht poteva disporre. Poi c’ era l’aviazione. 1600 aerei da caccia bimotori, 350 bombardieri quadrimotori e circa 800 velivoli di tipo speciale. Poi c’era la Marina. L’appoggio dal mare, incessante, è stato fornito da 6 navi da battaglia con cannoni da 420, 2 portaerei, 20 incrociatori, 85 cacciatorpediniere.

Risultato.

vincere1Vai avanti tu che mi scappa da ridere. Hai voglia di  scrivermi ” Vincere ” sui muri; devi darmi i mezzi per essere almeno competitivo! No. I tedeschi e gli italiani hanno più di 8000 morti e gli altri circa 5000 e la storiella di ” li fermiamo sul bagnasciuga ” diventa una amara barzelletta.

Le truppe tedesche avevano 3 divisioni operative ed una quarta era pronta alla partenza. Come bonus di riserva, Kesselring poteva inviare altre due divisioni di fanteria e due corazzate. L’8° armata britannica e le truppe americane combattevano con molta riluttanza. Gli americani si stavano rivelando pessimi soldati e anche gli inglesi non si stavano battendo come ad El Alamein (cioè imbevute di alcool – ndr). Si faccia il conto che, alle 3 divisioni dei crucchi, gli americani avevano opposto ben 15 divisioni di fanteria (5 volte quelle dell’Asse) e da sbarco. A patto di assicurare i dovuti rifornimenti.

batterieSicilia

Ciò perché, se 3 o 4 divisioni tedesche riuscivano a fermare 15 divisioni nemiche, 8 o 10 avrebbero potuto impegnare perlomeno 24 o 25 divisioni americane. Lo stretto di Messina era protetto da 64 batterie antiaeree formate da cannoni da 105 e 128, nonché da batterie da marina da 105, 128, 150 e 240 mm. Hitler voleva inviare sul posto pezzi pesanti da 280 mm oltre a nuove 5 o6 divisioni di granatieri specializzati e corazzati non appena il Duce gli avesse comunicato che la situazione lo necessitava.

vincere lettera

Ma ci fu un problema. L’orgoglio. Il nostro Duce era ancora indignato all’apprendere che una divisione italiana, che nel giro di un mese aveva perso  soltanto 35 uomini, si era poi arresa con tutti i suoi 13.500 effettivi e neppure un colpo era stato sparato dai cannoni da 381 mm per difendere Augusta. Un caso di combattività praticamente nulla.

Morale. Il Duce NON chiese aiuti al Fuhrer per orgoglio. E per vergogna.

forze-di-riserva

Quindi, addio sogni di gloria.

avatar185solo

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: