Archivi del mese: gennaio 2012

Crimini partigiani. provati.

Scrivo dopo un periodo di riflessione durante il quale ho letto molto ed in particolare, di un argomento molto ristretto: la guerra civile. Non nascondo che leggere, in qualche modo, fa male. Ti cambia, ti rende perplesso, ti forma, ti piega. E’ vero, non sempre; ma per curiosità vorrei tanto parlare con Pansa dopo che ha scritto tutto quello che ha scritto e chiedergli se quelle cose non lo hanno cambiato in qualche modo. Nel mio piccolo, anch’io non riesco a non ripensare alle cose che ho avuto modo di rileggere. Non  posso.

Ho scritto “il lato oscuro di Bulow” che ha gettato qualche ombra (nel mio piccolo) sulla figura di Arrigo Boldrini (Bulow); oggi ho voluto riscrivere e riportare pagine che avevo tralasciato e che rivelano nuovi particolari su alcune vicende.

Una lettera. Dice G.F.Stella, autore di titoli come “Crimini partigiani” e “Ravennati contro”, di aver compreso che altre torture ai limiti dell’immaginazione erano state praticate in base alla testimonianza di una lettera di Vittorio Tabanelli, figlio del del medico condotto Giacomo, scritta all’indomani della dipartita del on. Boldrini; voce fuori dal coro esaltante l’ex capo partigiano:

«vorrei chiarire un aspetto quasi sconosciuto del defunto pluridecorato per meriti resistenziali. Sitratta di una verità mai indagata a livello politico e giudiziario. Boldrini era approdato al movimento della Resistenza per poi comandare la 28esima Brigata Garibaldi Mario Gordini nella Romagna e confine Veneto. A guerra finita, dal 29 aprile al 10 maggio, la Brigata comandata da Boldrini con commissario politico Gino Gatta, poi primo sindaco di Ravenna, su ordine di Bulow organizzò nella zona di Codevigo-Bussolengo un feroce rastrellamento di giovani ex militari della RSI già smobilitati ed in movimento per tornare a casa. In tutto furono torturati e fucilati 106 giovani, sepolti a Codevigo in 3 fosse comuni ( ero presente all’esumazione nel 1962 e vidi che molti erano stati legati con il fil di ferro, le mani trapassate da chiodi di 20 cm con i quali erano stati inchiodati alle porte delle stalle e poi finiti con un chiodo alla nuca), 17 sepolti a St. Margherita, 12 a Brenta D’Adda, 15 a Santa Maria, 18 a Punta di Brenta. Un macello di 168 giovani.

Mio padre, medico condotto a Ravenna, spesso curava l’on. Boldrini e tutti i 30 anni in cui lo vide professionalmente, Bulow mai una volta si disse pentito della responsabilità dell’eccidio, così come Gino Gatta,  che pure curava e che chiamò mio padre quando la moglie iniziò le doglie perché non si fidava del medico del partito! Mio padre curò anche il commissario politico del Pci Ennio Cervellati, di cui era amico d’infanzia, l’unico a pentirsi di ciò che era successo, tanto che rifiutò un funerale di partito».

                                                

Ma l’esasperazione conduce spesso verso traguardi inusitati, da una parte e dall’altra. Giudicare oggi è impossibile e probabilmente ingiusto, ma farsene un’idea è tutta un’altra cosa. Quando leggo che nella mia regione, in quasi tutti i comuni, gli ex-partigiani che avevano compiuto efferatezze contro civili ed ex militari RSI furono prima graziati dalle varie amnistie ( vedi Togliatti e poi muori), poi assunti dai neo-sindaci come vigili o polizia municipale ( tanto avevano già esperienza con le armi ) con il totale appoggio del partito, allora quel che mi frulla in testa…diventa un articolo.

Ulteriori info in:

eroi senza macchia

il lato oscuro di Bulow

crimini partigiani successivi “.

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