Archivi del mese: ottobre 2019

la difesa di Roma. domande

Sette domande sicuramente destinate a rimenere senza risposta.

1) Come mai, pur essendo a conoscenza delle nostre croniche carenze di approvvigionamento di carburante, nelle prime ore dopo la proclamazione dell’armistizio, la sera dell’8 settembre, il nostro C.S. non si preoccupò di difendere adeguatamente i due depositi di Mezzocamino e Valleranello?
Tale ingiustificabile di­menticanza permise ai tedeschi, già fin dalle ore 20,30 dell’ 8 settembre, di occupare entrambi i nostri preziosissimi depositi, mettendo in ginocchio la mobilità delle nostre poche truppe a difesa dei punti chiave.

2) Come mai i tedeschi, la notte dell’8 settembre, lasciarono passare il corteo reale sulla Tiburtina, senza creare alcuna dif­ficoltà, né ostacolo? Un’ipotesi formulata da Ruggero Zangrandi parla addirittura di un patto: il famoso “patto scellerato” conclu­so tra Ambrosio e Kesselring: in cambio della libertà del re, del Governo e dei comandi militari, si sarebbe concesso ai tedeschi di prendere possesso di Roma, di liberare Mussolini e soprattutto di poter contare sul… dissolvimento del nostro esercito.
Cosa suc­cesse quella notte? In particolare cosa successe tra le ore 23 del giorno 8 e le ore 4 della mattina del giorno 9 quando si decise la fuga a Pescara?

3) Come mai si preferí non dare nes­suna specifica istruzione agli oltre due milioni di soldati impe­gnati sui vari fronti di combattimento?

4) Coma mai Carboni, la mattina del 10 settembre, smentendo se stesso, riacquistò un tono determinato dopo ore di silenzio, emanando ordi­ni precisi per la difesa di Roma? Ma poi, come mai, nel pomeriggio, accettò anche lui l’ipotesi della resa?

5) Come mai il generale Ambrosio decise di partire per Torino proprio la sera del 7 settembre, sapendo che il generale america­no Taylor era in arrivo a Roma per organizzare l’aviosbarco della 82° divisione paracadutisti? E come mai decise, vista la delicatez­za del momento, di prendere il treno e non l’aereo com’era stato ripetutamente consigliato dai suoi collaboratori? È vera l’ipotesi che Ambrosio prese il treno perché doveva portare, in gran segre­to, a Roma il maresciallo Caviglia che avrebbe dovuto sostituire Badoglio alla guida di un nuovo Governo in grado di gestire me­glio sia i rapporti con gli alleati sia con i tedeschi?

6) Qualcuno sabotò la difesa di Roma e se sí, perché?
All’alba del 10 il comando della Granatieri ricevette un ordine di cessare qualunque ostilità contro i tedeschi. «Sono in corso le modalità della sospensione delle ostilità – diceva il fonogramma ricevuto dallo S.M. della divisione del generale Solinas – Le truppe riman­gono sul posto e si fronteggeranno senza sparare».
Si pensava che l’ordine fosse stato diramato dal comando del C.A.M.: in realtà nessuno tra i collaboratori di Carboni emanò tale direttiva. Le conseguenze furono deleterie e colpirono soprattutto gli avampo­sti della Granatieri.
Si è parlato della “quinta colonna” tedesca ma qualcuno fece un ipotesi molto piú sconvolgente: furono ufficiali italiani, in divisa o in borghese, quasi sempre non meglio indivi­duati, a far circolare tra le truppe notizie false e comunque esortanti il “cessate il fuoco”.
Perché? E per ordine di chi?
La Commissione d’Inchiesta Palermo non si occupò della questione! Perché?

7) L’ultimo mistero non chiarito riguarda il mancato intervento dell’aviazione alleata su Roma nelle giornate del 9 e del 10 settembre 1943.
Nonostante le specifiche richieste formulate a riguardo dal gen. Carboni, non si vide neanche l’ombra di un caccia o di un bombardiere alleato. Come mai?
Come mai gli alleati furono così sordi alle nostre richieste?

 


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