Archivi del mese: ottobre 2012

Rifugi aerei a Bologna

                                                    

Secondo alcuni documenti del Ministero della guerra, sin dagli anni 30 si iniziarono a costruire ripari sotterranei per proteggere la popolazione da probabili attacchi aerei. ( negli anni 30? Quando si dice premonizione..! ) Bologna, come moltissime altre località, non fu da meno.
In moltissimi casi, ove si poteva, si intervenì con lavori di potenziamento delle protezioni; in altri casi si costruivano rifugi ex-novo. Le strutture di protezione si dividevano in due categorie: rifugi in galleria (anti-bomba) e ricoveri pubblici anticrollo. Il primo era il più sicuro, costruito da amministrazioni comunali con criteri minuziosi, era generalmente situato nelle prime zone collinari e poteva resistere a dispositivi molto potenti; gli altri si ottenevano rinforzando seminterrati e cantine di edifici pubblici o privati ma non garantivano l’incolumità. Si pensi che dal 1940 le bombe d’aereo trapassavano senza problemi  diversi piani delle abitazioni (cantine comprese) mentre si pensava di essere al sicuro. In una delle prime incursioni del 1943 e dopo un attacco aereo, il rifugio in via Leonida provocò un lungo elenco di morti e feriti gravissimi; ma non era ancora finita. Il 22 marzo 1944 persero la vita circa 40 persone nell’attraversamento di un tunnel di cui crollarono quasi 50 metri su 105. Una lapide ricorda il fatto. Per ulteriori ragguagli ubicativi ed informativi si consulti il bellissimo ” Aposa segreto – I rifugi sotterranei ” di Massimo Brunelli e Francisco Giordano.

Nel frattempo, vedere qualcosa spero appaghi la curiosità che mi ha spinto a comprare il librino che mi è piaciuto un bel po’.

rifugio1   rifugio2      rifugio4     rifugio5      rifugio6     rifugio7   rifugio8

E di sotterraneo in sotterraneo si potrebbe continuare ancora descrivendo tutti i rifugi rivisitati e ripuliti dall’Associazione Amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna; dalla città alla periferia, dalla collina ai sentieri dislocati lungo i fiumi Savena e Reno. Un percorso ricco di storia che potrebbe ancora essere raccontata da ogni persona che è passata per quei terribili momenti e che ha lasciato un po’ di sé in quegli angusti spazi sottoterra.

Intanto a Faenza trovano ancora delle bombe inesplose. Un mese sì un mese no. E siamo nel 2012. L’ultima era nel fiume Lamone. Intatta. Va mo là! Io mi ricordo che mia zia ( 1898 – 1996), che stava in v.le Baccarini davanti all’ Istituto delle Ceramiche, aveva una cantina enorme profondissima dove io bambino andavo spesso a giocare ed ognivolta che provocavo l’eco (era davvero grande) mi ripeteva: « eh, tu non c’eri, ma qui venivano quasi 60 persone ad ogni allarme e con quel poco che potevano salvare e mugugnavano: se non si muore per le bombe qui si muore per l’umidità..! ».

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: