Archivi del mese: marzo 2020

Considerazioni sul witness USA

Certamente alcune domande possono nascere sul fatto raccontato dal soldato americano
Aubrey Temples.

D.1: come mai il 91enne americano si è deciso solo ora a rivelare una cosa così particolare, dopo che in 75 anni sono stati scritti migliaia di libri sulla fine del Terzo Reich, per non parlare dei documentari video prodotti sino ad oggi, come mai non si è deciso prima?

R. Perchè da subito gli è stato consigliato di non parlare del fatto per via delle sue probabili implicazioni e di seguito si è lasciato passare tutto questo tempo. In America, se per caso cadevi nelle mani dell’FBI, finivi in un tunnel di interrogatori continui che ti avrebbero cambiato la vita. L’FBI di Hoover, incaricata delle indagini, era particolarmente pressante, invasiva e sospettosa se intuiva il coinvolgimento di un privato nell’argomento Hitler.

D.2: Ma se ora il soldato ha 91 anni si può pensare che la vita gli potesse riservare anche una fine più precoce; per esempio poteva morire a 82 anni e portarsi questo segreto nella tomba!

R. Vero. Ma valgono le considerazioni fatte sopra.

D.3: Possibile che in tutti questi anni nessun giornalista abbia avuto modo di intervistarlo prima per eventualmente sbugiardarlo (eventualmente) o convalidarlo e dato che, da quanto ci ha raccontato, aveva annotato l’avvistamento particolare del 30aprile1945 e lo aveva fatto prevenire alle autorità militari (tedesche)?

R. Il soldato è dell’Illinois, non esattamente nell’area di intercettazione dell FBI, e comunque è probabile che il suo volontario silenzio sull’accaduto abbia contribuito alla non diffusione della notizia. In quei giorni non esisteva una diramazione delle informazioni così come la conosciamo oggi.

D.4: E da quando in qua un soldato americano va a fare una nota per il governo nemico?

R. Non era affatto una spiata; tutto il paese sapeva del passaggio del Fuhrer, in più, il soldato sapeva di essere stato intercettato e magari il fatto non è esattamente come raccontato: può darsi che la signora che lo ospitava avesse contattato le autorità per complimentarsi, dicendo, tra la altre cose, che c’era anche il soldato americano che aveva visto tutto.

D.5: I velivoli dichiarati in altitudine facevano fatica ad oltrepassare una collina, dove pensavano di andare?

R. Il tragitto poteva prevedere di condure il Fuhrer solo ad un altro aeroporto militare.
Nel nord della Germania ce ne erano 7 o 8 ancora disponibili, in quei giorni.
Verificato dal team di Baer nel 2012.
E, oltretutto, per volare in Danimarca nel 1945 non occorreva un Boeing 707… e forse ci si poteva arrivare anche con degli aereoplanini.

Sicuramente, non basta il racconto (da verificare, e poi non so in che modo…) di un soldato americano a rovesciare l’epilogo della storia, ma può aiutare ad alimentare un sospetto di una fuga che risale al luglio del 1945 e se sommato alle centinaia di libri e saggi che riportano la vita di Hitler in Argentina, in Paraguay poi, infine in Cile, non importati in Italia, aumenta considerevolmente l’ipotesi della fuga del capo del Terzo Reich.


Hitler è volato via. Un giovane testimone oculare.

La notizia può essere clamorosa e può rovesciare l’epilogo della seconda guerra mondiale. Un giovane soldato americano prigioniero il 30 aprile 1945 ha visto coi propri occhi Adolf Hitler che lo fissava incredulo dal finestrino di una macchina girare per la cittadina di Nussdorf nonostante fosse, al tempo, prigioniero.

Si chiama Aubrey Temples ed era un soldato decorato che aveva trascorso gli ultimi periodi della guerra in un campo di reclusione presso la città di Nussdorf. Godeva di alcune libertà, come leggerete nell’intervista, garantitegli dalla famiglia che gestiva quel campo.
Aubrey Temples oggi ha 91 anni.

Qui riporto le sue parole.

il 30 aprile 1945, lasciai l’accampamento la mattina presto per poter andare a fare colazione con i Mosurs (non ho idea di come sia scritto il cognome).
Ero l’unico rimasto ad avere il privilegio di mangiare insieme alla famiglia, ma sulla strada comparvero improvvisamente tre macchine nere, scortate, che mi passarono vicino… ovviamente il mio cuore accelerò parecchio.
Ero piuttosto preoccupato: questi erano armati e io assolutamente inerme, ma all’inizio non prestarono attenzione a me, la prima macchina passò con dentro giusto un autista e una guardia. Quando la seconda auto mi raggiunse, si fermò alla mia altezza e di conseguenza così fece quella in cima al convoglio. Seduto in quell’auto c’era Adolf Hitler. Era a due metri
circa da me, se ne stava lì seduto in macchina e mi guardava. Davanti le guardie.
Ma… nessuno pronunciò una parola, per circa 3 minuti che a me sembrarono eterni. Poi proseguirono. Intanto 3 piccoli aerei atterrarono in un campo a circa 200 metri. Le tre macchine si portarono nelle vicinanze. Scesero 3 persone ed entrarono nei rispettivi velivoli. Ho visto le scalette e le persone tendere le braccia per aiutarli di montare a bordo. Erano piccoli aerei che subito dopo presero il volo, uno dopo l’altro e sparirono.
Non ho più visto nulla, anche le tre macchine si dileguarono.
Ma raggiunsi i Mosurs e tutto eccitato gli parlai di Hitler. E la signora mi disse che il Fuhrer aveva passato la notte a casa del signor Pullen, un ricco signore bene in vista in città, amico di lunga data di Adolf Hitler da molto tempo prima della guerra.

Fu un giorno speciale per la gente di Nussdorf e la signora si dimostrò molto protettiva nei miei confronti, temeva che potessi essere ferito in qualche modo.

Il fatto si potrebbe associare alle tesi proposta a suo tempo da Baer (di Hunting Hitler) che recitava la possibilità che Hitler si fosse appoggiato ad un altro piccolo aereoporto tedesco per volare in Danimarca (ancora in salde mani tedesche, in quei giorni).

Link YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=CJ-8d6N_Ok4
(Aggiungo che c’è la possibilità che il filmato-intervista sia rimosso velocemente.).


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