Archivi del mese: maggio 2015

Cosa è successo alla Luftwaffe_2

Chi mi segue ricorderà che ho scritto che nel ’44 la Luftwaffe faceva ridere… Ma in quell’anno nessun attacco nenico poteva essere immediatamente fatale alla Germania. Nel precedente articolo avevo dato uno sguardo alla potenzialità bellica aerea nei primi mesi del 1945, ma l’imminente estinzione della forza aerea era dovuta principalmente alla messa in campo dei nuovi Mustang P51: i caccia-carri. P51L’aviazione degli Stati Uniti, che fino ad allora non aveva fatto granchè, rovesciò sostanzialmente le sorti della battaglia notturna con questi aerei a raggio lungo, nettamente più efficienti dei superati Messerschmitt Bf109. Letteralmente, migliaia di P51 con “serbatoi a perdere” accompagnavano i bombardieri sul territorio tedesco e abbattevano gli intercettori della Luftwaffe ancora prima che si avvicinassero ai bombardieri. C’è una settimana-chiave nella vicenda: dal 20 al 26 febbraio 1944. Insomma, grazie a questi serbatoi gli americani furono lanciati su tutte le principali fabbriche di aerei dellla Germania. Per 6 giorni. Luft02La Luftwaffe non venne annientata ma andò incontro a perdite insostenibili. Nel finire di febbraio la Luftwaffe perse 1/3 dei caccia e 1/5 degli equipaggi. In marzo perse più di metà dei caccia disponibili. In aprile, il 43% dei suoi aerei totali furono abbattuti e a giugno l’entità delle perdite si attestò sul 50%. Nei primi 5 mesi del ’44 tutti i piloti dei caccia furono uccisi o feriti gravemente. Luft01
Pochi assi dell’aria sopravvissero abbastanza per compiere imprese eroiche o in qualche modo utili al Reich; il tempo medio operativo di un pilota normale della Luftwaffe veniva conteggiato in 2 settimane-max. Ecco perchè a giugno (nel D-Day, per es.) non si fece vedere… Con effetto dal 1° agosto, l’intero complesso industriale della Luftwaffe venne posto sotto il controllo del superministero di Speer.

Contemporaneamente si ebbero i tracolli di quasi tutti i settori di produzione di armamenti; la perdita del petrolio rumeno fu una delle cause principali che condussero alla disfatta militare, nonostante l’impennata produttiva di velivoli (dovuta ai lavoratori coatti introdotti da Speer) che, solo per un momento, aveva fatto gridare al “miracolo degli armamenti”.

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D-Day (risposte…possibili)

Sto insistendo sull’argomento e me ne rendo conto. Però ho scritto che gli Alleati sapevano benissimo cosa li aspettava sbarcando a Omaha. Ne conoscevano la potenza di fuoco, l’ubicazione e le forze a difenderla.

«E allora, cos’erano: imbecilli? cosa li ha spinti a subire tante perdite, quando a Utah, Sword, Gold e Juno non c’era praticamente opposizione?».

Omahabeach

Se i tedeschi avessero davvero potuto fermare l’invasione, l’avrebbero fatto a Omaha Beach. Per gli Alleati era un punto perfetto per lo sbarco. L’unica spiaggia sabbiosa in quella parte di Normandia. Con due estremità di scogliere quasi perpendicolari a picco sul mare, Omaha è lunga 10 Km. La sabbia è dorata, fine e compatta, ideale per stendersi al sole ma le dimensioni della spiaggia sono limitate: con la bassa marea è larga 300-400 metri e nel 1944 aveva un terrapieno di ciottoli, verso l’interno, con un muro frangiflutti (ora scomparso) parte in mattoni, parte in legno, alto da 1 a 4 metri.

Omaha2

Al di là del muro c’erano una strada che costeggiava la spiaggia, una trincea anticarro profonda 2 m, un’ampia zona paludosa e quindi una ripida scarpata di 30 m e più, su cui solo un uomo e niente più poteva arrampicarsi. E gli Alleati lo sapevano benissimo. Ne avevano foto fatte in ricognizioni aeree in tutte le posizioni. Le avanguardie del 5 giugno e di 20 gg prima ne  avevano sondato il terreno per i carri, addirittura fornendo l’analisi geo-fisica. Il tratto di mare al largo di Omaha era pesantemente minato, come la spiaggia stessa ed il pendio. Rommel vi aveva fatto erigere più ostacoli che dalle altre parti; oltre a 12 fortini, buche singole, postazioni di Mg42 e una vasta rete di trincee di collegamento. E di tutto questo, gli Alleati ne avevano foto e mappe precise. Nessuno stratega avrebbe potuto approntare una difesa migliore per un campo di battaglia così ristretto; chiuso dagli scogli, dove ogni manovra di accerchiamento era impossibile. Un posto ideale per costruire ogni tipo di fortificazione, secondo l’esperienza di Rommel.

«Quindi attaccare in quel punto era una cosa da matti..!». Eppure sembrò assolutamente necessario farlo. Era il punto principale verso la direttrice decisa dall’alto comando alleato.

«Ho capito, ma se era a rischio un sacco di gente, non mi sembrava il caso…». Dettagli. Evidentemente. Le altre spiagge sembravano troppo isolate e poi c’erano già gli inglesi, gli scozzesi, i canadesi e chissà chi altri…

«Così però, sa’ di sorteggio ai dadi…il fatto di andare o meno a Omaha…»; un po’ è così. Il piano alleato prevedeva che sbarcassero ben 40.000 uomini e 3500 veicoli motorizzati.

«E così molte anime sono volate in cielo per l’intransigenza americana…». Nella sola Omaha, alle 11.30, il V Corpo contò 2400 fra morti, feriti e dispersi dei 34.000 sbarcati. Una percentuale così alta apparve una mostruosità, ma agli Alleati sembrò inferiore di cinque punti alle previsioni, secondo uno studio statistico. Voto 10 – per la determinazione. Omaha4
La divisione tedesca riportò, alla stessa ora, 1200 fra morti, feriti e dispersi; il 20% della forza a disposizione.
E comunque, una forza assolutamente insufficiente; 2000 uomini.
Meno di 250 per Km. Una sproporzione, contro.  Per questi motivi il piano di Rommel non venne attuato. Come non ci fu mai nessun contrattacco, per 3 ragioni.

– Primo, i tedeschi furono presi completamente di sorpresa. Tanta era la convinzione che il punto chiave dovesse essere Pas de Calais.

– Secondo, lo sbandamento e l’inadeguatezza dei soldati  (vedi art. prec.) si rivelarono determinanti durante lo scontro.

– Terzo, la diffidenza di Hitler verso i suoi generali, peraltro ricambiata, come il suo scarso realismo, giocarono a loro sfavore.

Omaha3A Omaha però, durante lo sbarco, 1 soldato su 18 fu ucciso nel primo giorno. Ma il dato che spaventa è quello per le squadre d’assalto della prima ora: nelle spiaggia la possibilità di essere feriti o uccisi era quasi di 1 su 2 e, questo, Eisenhower lo sapeva sin dall’inizio, tant’è vero che aveva firmato le stime di bilancio dei caduti in rapporto per uso personale.

La mattina del 6 giugno, l’aiutante navale di Eisenhower, Harry Butcher, andò a consegnargli il primo rapporto dello sbarco alle ore 7.00; lo trovò seduto sul letto, sigaretta in bocca (intanto la sua gente stava morendo) e lui leggeva un fumetto western. Alle 10.00 scrisse un dispaccio a Marshall per informarlo che tutto andava felicemente secondo i suoi piani e che le truppe …, da lui scelte, “avevano negli occhi il guizzo della battaglia“.
Voto 10 – per la consapevolezza.

 

 

 


D-Day (domande…)

prep02Come se fossi al bar. Una domanda che forse qualcun altro si è posto: «ma è davvero possibile che nessun tedesco si sia accorto prima che gli Alleati si stavano preparando per l’invasione?» e…

«possibile che nessuno dall’Inghilterra potesse avvertire i tedeschi dei preparativi, in qualche modo?».

Nei primi due giorni di giugno 44, il corpo di spedizione alleato cominciò a caricare, a disporre gli schieramenti e a mobilitarsi per il viaggio oltre la Manica. Se il lettore mi ha seguito nei precedenti articoli si ricorderà che ho parlato di circa 2.000.000 di uomini, 500.000 veicoli, 5333 imbarcazioni di tutti i tipi; tutti ammassati nell’Inghilterra meridionale, in prossimità dei porti di Dartmouth, Torquay, Exmouth, Southampton, Portsmouth e Newhaven (vedi sotto). ports

prep01Non credo si possa nascondere una massa così ingente di uomini e mezzi, senza contare la folla di civili che si accalcò sulle strade per vedere questa enorme sfilata, senza precedenti.

«Ma l’Abwehr non si è mai accorta di nulla?». Questo credo sia uno dei più grandi misteri della seconda guerra mondiale. Sebbene i tedeschi avessero scoperto i preparativi nel sud dell’Inghilterra, s’ingannarono completamente sullo scopo di questa enorme concentrazione di uomini, mezzi e materiali. Effettuarono qualche sporadico bombardamento notturno su qualche porto, raramente con 5 o 6 bombardieri e scattarono qualche fotografia che non arrivò mai sul tavolo giusto. –poi, rombavano via verso est – ci racconta un testimone – certo, dopo la battaglia d’Inghilterra del 1940 la Luftwaffe era l’ombra di se stessa e inoltre il finto concentramento di mezzi da sbarco nella parte orientale dell’isola forse confuse i tedeschi -. Però sembra impossibile. prep03A un certo punto, Hitler si convinse che sarebbero potuti sbarcare in Norvegia!
Sembra fossero completamente nel pallone. L’aviazione tedesca avrebbe dovuto attaccare il più possibile i porti e le zone circostanti, ma non lo fece. Fu un errore inspiegabile ed imperdonabile.
«Sembra un miracolo!» osservò il team della sicurezza portuale di Plymouth. Incredibilmente (e mai successo prima) quello che era rimasto dei sommergibili U-boot si trovava ancora nel Nord Atlantico e non effettuò nè missioni di pattugliamento avanzato nè attacchi con siluri alla flotta di Overlord. Insomma: il fatto che avessero visto il raduno del corpo di spedizione nel sud dell’Inghilterra, per loro, non era un indizio rivelatore del luogo prescelto per l’invasione. Non avevano capito che la bassa Normandia era l’obiettivo.

(Parziale  scusante.). Portsmouth è vicina a Pas de Calais, che è nei pressi di Caen. E ciò poteva significare che la flotta, attraverso la Manica, avrebbe potuto dirigersi verso Est, a Calais, o verso sud nel Calvados o nel Cotentin, oppure nel sud-ovest nella Bretagna.

esercitEsercitazioni alleate di op. Fortitude, mettendo in acqua mezzi da sbarco protetti da incrociatori e cacciatorpediniere e simulando sbarchi contro spiagge francesi, fecero innervosire molto i tedeschi che svelarono gratuitamente le loro postazioni di tiro segrete e gli schieramenti dei reparti della Luftwaffe. Da parte alleata esisteva una grande ricchezza di informazioni che provenivano da ricognizioni aeree, intercettazioni radio, lettere di informatori e dalla resistenza francese. Informazioni accurate e dettagliate; proprio l’opposto delle notizie carpite dall’Abwehr. Gli Alleati sapevano cosa dovevano affrontare, i tedeschi potevano solo immaginarlo.

« quindi, non si mossero per nulla…». No. Effettivamente, il 3 giugno molte unità tedesche erano in manovra nell’estuario di Somme e sembrava che qualcosa avessero subdorato; poi invece nulla. Il quartier generale supremo tedesco non aveva la minima idea di quello che stava per succedere.
Nonostante avessero ascoltato anche Radio Londra.
E i segnali c’erano tutti.


D-Day (pillole… finali)

Cerchiamo di capirci: se affronti un’invasione non ti puoi aspettare che vengano a trovare 4 amici del bar alla spicciolata, … e anche un invasato come Hitler lo sapeva. Però un conto è avere la forza da contrapporre, un altro conto è non averla. Poi, un altro conto è avere il polso della situazione reale del campo di battaglia perché si è sul posto ed un altro è invece ragionarlo a tavolino a 1000 km di distanza ed in ritardo.avvistamento

Di fatto, la mattina del 6 giugno (e non si capisce il perché) le truppe non erano nelle postazioni designate. Come mai? Si è detto (dice Ambrose) che i soldati erano sfiniti dai continui allarmi per esercitazione, che erano rimbombati continuamente nei giorni precedenti. I ragazzi non ne potevano più. Nessuno credette alla notizia.

Prima dell’avvistamento effettivo dell’invasione arrivò la notizia dei lanci di paracadutisti a 30 Km e qualche collegamento telefonico con le altre postazioni era stranamente saltato (la resistenza francese?). Rommel era via per comprare i guanti per il compleanno della moglie.

trincee

Alle postazioni Mg42 fu designato un solo uomo quando normalmente ce ne sono due; ad Omaha furono tutti spostati sulle alture per essere meno individuabili. Qui ci sono solo 500 uomini (ragazzi) contro una ondata di 150.000 unità super-attrezzate ed equipaggiate. 150.000 è l’ondata del primo giorno; History channel ha parlato di 135.000 uomini ma l’invasione alleata stava muovendo circa 2 milioni di uomini, circa 500.000 veicoli, 54.000 uomini destinati ai servizi essenziali, 4500 cuochi appena addestrati.

Le armi. Ogni soldato alleato possedeva un’arma nuova di zecca. Quantità illimitate di pallottole e coltelli affilati.
Il tedesco aveva la stessa arma di 4 anni prima, poche munizioni e lo stato d’animo di un’improvvisata sgradita. Ai soldati americani venne ripetuto lo stesso ritornello: « i tedeschi che incontrerete sono costituiti dal 40% da gente inesperta o ferita su altri fronti, il restante 60% sono mercenari russi, alcuni polacchi, iugoslavi e altri slavi; uomini rozzi, semplici, ignoranti e che non hanno alcun senso della vita...». Ai soldati della Wehrmacht era stato assicurato che dietro le spiagge c’era l’artiglieria pesante che li avrebbe protetti.
Invece i cannoni non c’erano. Erano stati spostati 4 giorni prima. In compenso, i carri armati attendevano pronti a 160 Km di distanza (un po’ più vicini non si poteva?). Nel 1944 la forza totale tedesca in Francia era aumentata di quasi il 20%; da quaranta a sessanta divisioni (oltre 800.000 unità), ma sulla costa era fortemente ridotta.

Alle 20 del 5 giugno, Axis Sally, la «puttana di berlino», parlò alla radio: “Buonasera, 82° div. aviotrasportata, domani mattina il sangue delle vostre budella lubrificherà i cingoli dei nostri carri armati!“.

Una curiosità. Nel D-Day le parole d’ordine “Thunder”, con risposta “Flash” e “Welcome”. «Welcome» fu scelto  perché i tedeschi lo avrebbero pronunciato ” Velcom” (così come è scritto).

beach

Ai soldati della Wehrmacht era stato assicurato che avrebbero avuto munizioni per 48 ore di fuoco ininterrotto.  In realtà, ne ebbero solo per 3 ore e mezza. Lo stesso problema accusato nella prima guerra mondiale. Alle 10 del mattino del D-Day comiciarono a scarseggiare. Un rapporto canadese riporta che un gruppo di tedeschi che si arresero esausti, avevano in mano tutte armi americane perché erano rimasti a secco. Miliardi di Reichmarch, spesi per improntare un Vallo Atlantico, non sono serviti a fermare l’invasione; come a suo tempo non servì la Grande Muraglia cinese, perché se non c’è l’uomo non c’è difesa che possa resistere.


D-Day (pillole laterali)

bunkermapSi dice che Hitler trascorresse intere nottate a tracciare disegni per le sue costruzioni nel Vallo Atlantico. Era sì convinto che gli Alleati sarebbero sbarcati vicino a Calais, ma era anche un possibilista nonchè un grandeur. Aveva fatto costruire un grandissimo stadio a Norimberga, aveva dato il via alla rete autostradale più grande in Europa (Autobahn), insomma: era ossessionato dalla grandezza ovunque potesse essere espressa. Certo che realizzare un muro atlantico dalla Norvegia alla Spagna non è cosa da poco, se si vuole che poi sia anche efficiente. 5000 Km di linea costiera da difendere manderebbero in depressione qualsiasi ingegnere, magari meno, oggi col copia ed incolla, ma negli anni 40 sì. Senza dubbio. Per l’uopo fu sorteggiato un ingegnere civile, Franz Xaver Dorsch, eletto capo della Organizzazione Todt,  il quale andò in fibrillazione quasi subito dopo aver calcolato le risorse materiali ed umane per realizzare l’opera. E già qui il discorso si stava complicando dal 1941. Sul fronte orientale i tedeschi stavano perdendo circa 2000 uomini al giorno. Ho scritto: al giorno. Cioè: dopo 10 gg. svaniva una divisione (mil.); dopo 100 gg. era un disastro. Quindi l’argomento forza lavorativa si doveva spostare gioco-forza sui coatti perchè quella forza decente maschile serviva per combattere e per controllare i campi, che conosciamo essere altra passione costosa e cocente di Hitler. Nel gennaio 44 l’idea era quella di difendere il Vallo Atlantico con 300.000 soldati, ma di lì a breve la contingenza militare lo costringerà a ridurre i progetti. bunkerIn aprile 44 ci si troverà a difendere la costa con solo 100 tedeschi ogni Km, anche dove la TODT non è riuscita a costruire i suoi bunker. Si stima (oggi) che solo il 50% delle costruzioni sia stato ultimato. Un impulso di vigore venne registrato quando l’appalto della difesa venne affidato a Rommel che ebbe il merito di vedere cose che tutti gli altri (competenti, Hitler compreso) non avevano nemmeno considerato: la difesa delle spiagge. Risultato: in 15 gg vennero stese 50 milioni di mine con una regolarità quasi geometrica, ma nonostante lo sforzo si riuscì a coprire efficacemente un ‘area di circa 6 Km.

spiagge

In prima linea, nella zona di bassa marea furono sistemate speciali strutture in acciaio, chiamate “porte belghe”, per cercare di bloccare i mezzi d’assalto da sbarco e i carri ((foto sotto)).

porte-belghe

Come seconda linea, nel caso invece di arrivo con alta marea c’erano tronchi fissati a 30° come arieti (installati poi anche nei campi di atterraggio degli alianti) chiamati “asparagi di Rommel”, con una lama in cima tesa ad aprire falle nei mezzi da sbarco ((foto sotto)).

asparagi-di-Rommel

In terza linea, i “ricci ciechi”. Quelli che vediamo a profusione nelle immagini nel “soldato Ryan ((foto sotto)).

soldato-Ryan

Come ultima risorsa, in quarta linea, i famosi “tetraedri” in cemento e acciaio, uno ogni 5 m, per fermare i carri armati ((foto sotto)).

tetraedri

Qui è necessario fare una riflessione sulla produzione di tutti questi materiali. Quanti fabbri sono occorsi per realizzare tutto il necessario, quanto acciaio, quanto cemento, quanto legno? Una produzione enorme. Ma per limiti di risorse e soprattutto di tempo, riuscì ad essere ultimata una zona molto limitata. Circa 7 Km. Infatti, nelle spiagge Gold, Juno e Sword gli Alleati non trovarono nulla di tutto questo e la resistenza tedesca non venne praticamente rilevata. Non c’erano bunker, solo qualche sporadico nido di mitragliatrice Mg42, subito sopraffatta.
Secondo Rommel, nel 1944 si era ancora al 40% della realizzazione di opere di protezione; per ultimare il lavoro secondo le sue disposizioni sarebbero occorsi ancora minimo 10/12mesi, a parità di risorse.
Nel maggio 44, i tedeschi non avevano disposto bunker, o non avevano cannoni, o non avevano uomini, nè filo spinato nè campi minati. Risorse. … E senza risorse non si affrontano molti ragionamenti.

asparagi2

Quando alle 7 del mattino venne diramato l’allarme di livello 2 (il più grave per l’esercito tedesco) si delinearono tutti i limiti già delineati nel corso delle ispezioni pre-invasione. Da sommare alle imperfezioni del Vallo Atlantico anche la grande impreparazione delle forze presenti anche ad Omaha beach; giovani reclute di 17 anni e soldati di 40 anni + forze miste reclutate dei paesi occupati. Ce lo racconta Stephen E. Ambrose in D-Day, che esordisce raccontandoci che, come buon auspicio per la grande invasione, nelle manovre iniziali l’incrociatore Curucao, tagliò la strada alla Queen Mary che, con le sue 83.000 tonnellate, stava viaggiando velocissima per evitare i sommergibili, con le sue 83.000 tonnellate e penetrò come un coltello nella prua nell’incrociatore (4200 tonn.), tagliandolo a metà e uccidendo 332 tra membri dell’equipaggio e soldati.

Da notare, per le truppe tedesche in Francia, l’aspetto del morale. I giovani, come quelli più anziani, si erano rammolliti conducendo una piacevole esistenza di occupanti in una terra di mucche grasse e mele gustose. Per un soldato della Wehrmacht, adolescente di Berlino, un polacco quarantenne o un russo di Ost, la via si riduceva ad un’alternanza di noioso lavoro di giorno e di divertimento notturno, aspettando e pregando che l’invasione avvenisse da un’altra parte
per non mettere a rischio la propria vita. La lunga occupazione della Francia aveva creato grossissimi problemi familiari ai soldati tedeschi che stavano divorziando per sposare donne francesi. Al nostro amico Hitler era maturata anche la convinzione-paura che singoli individui come intere unità si arrendessero in massa alla prima opportunità. Se questo era proponibile e prevedibile per i battaglioni Ost, ma si sarebbe potuto verificare anche con soldati nati in Germania che, secondo un rapporto confidenziale dell’alto comando del dicembre 43, avevano l’illusione di trovarsi di fronte “un avversario dal comportamento umano”. Per rompere questa illusione Goebbels mise in moto la macchina della propaganda per convincere tutti ” ad una lotta per la vita o per la morte, in un conflitto totale”. Per controbilanciare uncerto e dilagante disfattismo i comandanti tedeschi mentirono spudoratamente alle truppe. Fu detto: “Li respingeremo facilmente in mare. Gli Stukas li bombarderanno, gli U-boot emergeranno dietro la loro flotta e li colpiranno con siluri e colpi di cannone. I bombardieri affonderanno i loro mezzi da sbarco e i mezzi corazzati li sbaraglieranno definitivamente sulle spiagge“. Quanti abbiano creduto, anche solo in parte, a tali fantasie rimane ancora una questione insoluta.

Omaha

Il dopo è storia. Più o meno precisa. La verità è che la Wehrmacht era piena di dubbi, espressi, da una parte, dalla convinzione di Hitler che sbarcassero a Calais e dall’altra, dall’insistenza di Rommel a versare sempre più cemento, a conficcare sempre più pali nel terreno, anzichè insistere sull’addestramento per rapidi spostamenti e azioni fulminee. L’esercito tedesco, che dal 1939 si era distinto nella guerra di movimento (Blitzkrieg), ora si era piegato ad una guerra di posizione, per non dire di trincea.


Bulow e la guerriglia

con l’aiuto di Antonio Fogli e Angelo Pasi:

Dalla pagina 54 del Diario di Bulow (Arrigo Boldrini) si riporta:
«14 – 15 marzo 1944 – Si ritorna a Cervia e nel Castiglionese.
In certe frazioni e villaggi bisogna intensificare la guerriglia, perché i fascisti tentano qua e là di diventare degli interlocutori accomodanti, per salvare il salvabile, come essi affermano con falsa propaganda, accusando i patrioti, di essere i responsabili delle rappresaglie.
Stiamo proponendo la costituzione di GAP volanti, formati da giovani di varie zone, con selezione attenta, ben addestrati nell’uso delle armi e molto affiatati. Occorrono un servizio di informazione molto attivo e pre­ciso, rifugi facilmente raggiungibili, con tutte le misure di sicurezza, in località diverse della intera provincia.
Potremo preparare qualche azione con rapidità e sorpresa. Molto dipen­derà dalla reazione del nemico. Questa nuova tattica di guerriglia, pur con alcune osservazioni, viene accolta dai presenti. Nello stesso tempo cercheremo di precisare meglio il ruolo militare dei GAP tenendo conto delle esperienze di altre province.
Sappiamo che sono concentrati nelle grandi città, ma in campagna o nelle piccole frazioni non è facile svilupparli e forse la scelta dei GAP volanti ci permette una maggiore iniziativa…».

muralesIn pratica Bulow teme che i tentativi fascisti di conciliazione fac­ciano breccia nella popolazione e che subentri un clima di recipro­ca tolleranza.
Si preoccupa perciò di organizzare Gap volanti, ben addestrati all’uso delle armi per attentati rapidi e di sorpresa.
Non dimostra preoccupazione per le probabili rappresaglie, che sono le conseguenze di attentati;*
la sua condotta si allinea agli ordini della Resistenza comunista, già attuata in altre province.
La conclusione sarebbe che la rappresaglia non è un problema di coscienza, ma è il prezzo da pagare per unire le varie componenti della popolazione in un unico fronte popolare antifascista.
In vista dell’obiettivo politico, la rappresaglia va ricercata e pro­vocata, per ottenere lo scontro, per svegliare le masse ed agguer­rirle nella lotta antifascista. Di questa prassi si hanno chiari esempi nei diari e nei dossiers esistenti.

* questo è un argomento molte volte discusso e riportato in questo blog. Il lettore che vorrà di più potrà visitare – l’ora politica – e molti altri articoli. Menzione speciale per – Appunti -.


La congiura del silenzio

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L’ho detto e ridetto. E oggi lo ridico: le biblioteche (quella di Faenza, compresa) sono piene di libri, testimonianze, diari e rapporti che fanno chiarezza sugli anni bui. Questi volumi rimangono pressoché intonsi: quasi nessuno più li legge e, anzi, se ne sconsiglia la lettura. Dico questo perché anche a me è capitato e lo considero un gioco sporco. Ma, tuttosommato, niente di nuovo. La Resistenza non è riuscita in 70 anni a rivedere criticamente ciò che avvenne dal 1943 al 1946 (e fino al ‘48). Essa riceve il plauso nelle cerimonie pubbliche, si è espande nella menzione toponomasti­ca dei nuovi quartieri, miete l’ossequio della retorica; ma non può ignorare di raccogliere qualche malcelato biasimo in privato. Nella scuola si incontrano non pochi falsi storici sul tema della Resistenza. In molti volumi sta scritto che l’Italia fu liberata dai Partigiani; gli Alleati vi appaiono quasi dei turisti. Nei libri di testo si propone un’altra mistificazione: le agitazioni del 1968 vi appaiono come una nuova lotta di liberazione, decisiva per le conquiste civili; alle medie superiori in quel periodo si consigliavano libri del tipo “Porci con le ali”, come esempio di pensiero forte. non-parloLa congiura del silenzio, la pigrizia e non di rado la vigliaccheria sono vizi frequenti nelle classi politiche; la scuola spesso vi si adegua, in una tranquilla e voluta acquiescenza. E questo è un peccato grave. Perché leggendo (in biblioteca) ho imparato cose che voi umani..., volevo dire, cose non proprio di dominio pubblico. Ma qui spesso si trattano robe strane e di nicchia. Come ad esempio, che nel 1943, il socialista Carlo Silvestri, su mandato del PSI, trattò la possibilità di resa delle forze armate della Repubblica Sociale e il passaggio indolore dei poteri da questa al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Mai sentita ‘sta cosa? Mussolini avrebbe garantito che la Guardia Nazionale Repubblicana e tutto l’apparato burocratico dello Stato si sarebbero posti lealmente agli ordini del CLN, per l’ordine pubblico e per la difesa dei confini orientali dell’Italia. Speranze tragicamente abortite per l’opposizio­ne prevalente di Longo, di Pertini e di Valiani. Il Silvestri, negli anni seguenti pubblicò voluminose documen­tazioni sui fatti conosciuti e da lui ritenuti inoppugnabili, che non piacquero né all’Unità, né al PCI, perché rimettevano in discussio­ne le responsabilità del delitto Matteotti, in forza dei documenti consultati e per le confidenze del “compagno” Bombacci, altro esem­pio di antifascista alla corte del Duce. Gli storici si interrogano ancora sui motivi della presenza di Bombacci al fianco di Mussolini in quei momenti cruciali, poiché egli era stato un accanito oppositore del fascismo, subendo anche carcere ed esilio. Nicola Bombacci era quasi conterraneo di Mussolini: era nativo di Civitella, contigua a Predappio. Uomo inte­gerrimo, inviso ai suoi compagni italiani, ma considerato e protetto da Zinov’ev. 180px-Zinovieff_2Durante gli anni 30 si avvicinò al regime e finì a Salò come consulente ideologico, presso il vecchio compagno Mussolini, che lo stimava e aveva aiutato la sua famiglia. Così Bombacci, inseguendo l’utopia che aveva ispirato la sua politi­ca negli anni giovanili, e sfiduciato nel futuro che si proponeva la Resistenza in cui militavano i suoi ex compagni, restò con Mussolini fino all’ultimo: finì fucilato dai partigiani di Valerio a Dongo, a fian­co dei ministri fascisti, gridando “viva l’Italia, viva il socialismo”.
Carlo Silvestri nei suoi scritti riporta un pensiero di Lucio Labriola, tratto dal quotidiano “ROMA” di Napoli, del 18 febbraio 1947:

«Non è il caso di scandalizzarsi se la sua voce discorde (quella di C. Silvestri – Ndr.) corrisponde a verità. Fra qualche mese andrà in vigore una Costituzione che dovrà sancire per tutti il diritto di dire quel che sanno e che pensano. Se non ci abituiamo fin d’ora a lasciar dire le cose che non confermano le nostre opinioni, sarà un bel guaio affrontare l’esplosione delle opinioni discordi e delle “verità” che non teniamo per tali…».
Chi scrisse queste parole si poneva il problema della piena democrazia, che è dibattito e confronto, con rispetto per le opinioni e per chi le esprime. Il nostro costume di libertà non ha pienamente realizzato, dopo tanto tempo questa istanza civile.


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