Archivi del mese: settembre 2013

il raggio della morte… del motore

Verità o leggenda? La chiamerei “un’antica novità” tecnologica non sviluppata. Ma ciò che acchiappa sta nel come e perché le cose sono accadute. Anche se la cosa sa un po’ di omini verdi della mia gioventù, la realtà del progetto dei nostri giorni più presentabile e più associabile l’ho vista in Ocean’s Eleven nella famosa scena dove con quel “coso” spengono tutto, compreso il Bellagio. E quel coso lo chiamano “lo strizza”. Cioè il raggio della morte che Mussolini voleva. Quasi a tutti i costi.strizza-O11

Ma le cose strane, certe volte, vanno a finire altrettanto in modo strano. Il personaggio cardine di questa storia non è il suo inventore, come tutto lascerebbe supporre, ma Rachele Mussolini!

Verso la fine di giugno del 1936, Benito Mussolini ebbe forse la possibilità di cambiare il corso degli eventi. Guglielmo Marconi aveva messo a punto un’invenzione rivoluzionaria.  Con l’aiuto di un raggio misterioso, poteva interrompere in circuito elettrico dei motori di qualsiasi tipo di veicolo, che funzionassero con un magnete. Continua a leggere

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Secret diktat del Duce

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Misteriosi velivoli non convenzionali ? Come ? Dove ?

I fatti (in breve)

Nel 1933, in Lombardia, sembra sia atterrato (è una parola grossa; forse schiantato…) un veivolo non convenzionale; immediatamente recuperato in grande fretta dalla polizia segreta fascista e poi fatto sparire nel nulla. L’astronave, caduta il 13 giugno tra Milano e Varese ed i suoi occupanti sarebbero stati trasportati a Vergiate, nelle famose officine SIAI-Marchetti. Nello stesso anno un altro avvistamento importante fu fatto a Forlì il 14 agosto. Il sign. Elvano Frerrini, di 16 anni, assiema a numerose altre persone osservarono un ‘sigaro volante’ che attraversò, apparendo e scomparendo fra le nuvole, tutta la volta del cielo per una trentina di secondi, verso le 14.30, maestoso e velocissimo. ‘Né prima né dopo ho mai visto qualcosa di simile’, ci ha dichiarato il testimone nel 1991.” Un altro avvistamento pubblico, del 22 ago 1936 e confermato dai militari che si alzarono in volo, sopra Venezia. I caccia ne persero subito il contatto. Poco dopo, l’astronave-sigaro fu notata dalle parti di Trieste.

Il telegramma delle 17. 07 del 13 giugno 1933 – Ag. Stefani – recitava:
«D’ordine personale del Duce disponesi immediato – dicesi immediato – arresto diffusione notiza relativa at aeromobile natura et provenienza sconosciute di cui at dispaccio Stefani data odierna ore 7.30 (…) Dir Gen Affari Generali. Fine stop»

Quindi, non appena i servizi segreti del Duce si trovarono dinanzi a qualcosa di non controllabile direttamente dal loro sistema, operarono la più completa censura di qualsiasi notizia sulla stampa nazionale. Dall’arresto dei testimoni, all’allerta di tutti gli uomini dell’OVRA lungo tutta la penisola. E soprattutto, istituirono pesanti sanzioni e procedimenti contro chi si fosse semplicemente azzardato a spifferare qualcosa. L’elemento interessante di questi primi documenti – è che, de facto, nel 1933, presso l’università La Sapienza di Roma, sarebbe stato istituito un Majestic 12 fascista, che riferiva esclusivamente alle alte gerarchie del Regime (Mussolini, Balbo e Ciano) e che lavorava in stretto contatto con l’OVRA, la polizia segreta fascista comandata da Arturo Bocchini, con diramazioni in tutta Italia e la complicità dei prefetti del Regno. Mussolini però volle una struttura più intima che chiamò RS/33. L’ufficio “Ricerche Speciali 33″ (dall’anno di fondazione) era composto, tra gli altri, da Galeazzo Ciano, delfino di Mussolini, da Italo Balbo, pioniere del volo, dal suo braccio destro Filippo Eredia, da Guglielmo Marconi, illustre scienziato e convinto sostenitore della vita extraterrestre, cui fu affidata la presidenza, dall’ingegnere aeronautico Crocco, che nel 1934/35 studiava la fattibilità di un viaggio sulla Luna, da Giancarlo Vallauri professore di elettrotecnica e ferromagnetismo ed accademico dei Lincei, ma anche da Dante De Blasi medico igienista delle università di Napoli e Roma, Filippo Bottazzi chirurgo e biologo sperimentale dell’Università di Napoli.
Ma per tornare al caso del velivolo di Vergiate, occorre far notare che i fascisti tentarono in tutti i modi di carpirne i segreti  cercando di riprodurne la tecnologia. Senza ovviamente riuscirvi. Ma la cosa singolare è  che sembra che nel 1940, anno in cui il Gabinetto fu chiuso, i resti della misteriosa aeronave” furono requisiti dalla Gestapo. Nel 1943 gli stabilimenti della SIAI-Marchetti di S.Anna, nei pressi dei quali l’anno seguente si stabilì una Divisione della X-Mas, furono gravemente danneggiati da un incendio doloso del quale fu accusato un dirigente dell’azienda, tal Moretti (ne parlo tra poco) caduto in disgrazia proprio nel 1940.

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Da qui la parte che ci interessa. L’operato dell’ O.V.R.A.

Le cose strane. I misteri.

In questo clima di forzato silenzio e repressione delle informazioni, il prefetto Bruno di Milano venne, tutto ad un tratto, “promosso e spostato” e sostituito dal triestino Gaetano Laino. Molto più sfortunato tale Moretti, al quale si accenna in una missiva Stefani, che fece una brutta fine (nel testo si accenna anche ad un “caso analogo precedente conclusosi col ricovero in manicomio”). Si chiamava Ugo Moretti, viveva a Roma, era un giornalista palesemente di regime. Evidentemente, pensando di non combinare nulla di male, ebbe a scrivere del Gabinetto RS/33 o degli avvistamenti UFO; che fine fece non lo sappiamo, ma la lettera divulgata da un informatore adombra i sospetti più cupi.
MarchettiUna brutta fine deve aver fatto anche il pilota francese che sulle Alpi Marittime ebbe a filmare o fotografare un UFO. L’anonimo divulgatore dei files fascisti ha difatti inviato ad altra pubblicazione, a mo’ di sfida, un ritaglio di giornale senza data, che smentiva “ipotesi straniere sulla scomparsa di un aviatore”. “In seguito alla scomparsa di un sergente aviatore francese, che non ha fatto ritorno da una gita sulle Alpi Marittime, alcuni giornali stranieri hanno avanzato l’ipotesi che egli, avendo sconfinato in territorio italiano, sia stato tratto in arresto dalle nostre autorità confinarie”, riferiva il quotidiano. Aggiungendo: “Siamo in grado di smentire tali voci fantastiche, nessun arresto del genere essendo stato operato dai nostri reparti di frontiera”. Fatto sta, che il gitante sparì nel nulla per la colpa di avere documentato il passaggio di un velivolo non convenzionale.

A titolo di curiosità si può aggiungere infine il fatto che quando Italo Balbo, uno dei vertici del Gabinetto RS/33, venne per sbaglio abbattuto dalla contraerea italiana durante un volo, vi fu chi insinuò che si fosse trattato di un evento premeditato ordinato segretamente dal Duce, in quanto il pilota italiano era palesemente antigermanico. Curiosamente nei files fascisti si accenna, con rammarico, proprio alla progressiva germanizzazione del Gabinetto RS, con tanto di esclusione degli italiani, a cominciare dai cronisti Stefani.

nazi-weaponsAltra curiosità, Balbo, sin dal 1932, collaborava gomito a gomito con il professor Filippo Eredia, direttore dell’Ufficio Presagi della Regia Aeronautica (ovvero l’Ufficio Meteo); curiosamente quest’ultimo nel dopoguerra divenne uno dei classici UFO-scettici d’ufficio…

Nessuno doveva parlare e nessuno doveva sapere!!

Ancora nel 1940, a Tradate, circa 30 km ad est, un altro avvistamento incredibile: un cosiddetto” incontro ravvicinato del terzo tipo” tra un operaio e dei misteriosi omini di blu vestito che stavano riparando un velivolo di forma ovale. extraIl testimone di quell’episodio, sostenne sempre che si trovò di fronte ad un prototipo americano, forse proprio addirittura, secondo le credenze popolari, quel misterioso oggetto che si diceva nascosto a Vergiate. Ma questa è un’altra storia. Forse… La forma descritta dal testimone, per intenderci, è piuttosto simile a quella ricostruita da Spielberg in “E.T.”).

Qui di seguito, un documento (scaricabile) sugli avvistamenti segreti indirizzati, tra il ’33 ed il ’37.  Segnalazioni


May be?

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Photoshop manipulation? Può darsi. Con molti software si fa anche meglio, ma queste trasformazioni sono apparse abbastanza prima di Adobe o Corel…

un sito americano dichiara:

Si sostiene che visse undici anni in clandestinità in diverse località che includevano l’Eden Hotel La Fada nelle Ande e in Bariloche e Villa Langostura prima di passare al Cile, dove morì nel 1985 all’età di 96 anni.  Esageroni!

– Dov’è finito Hitler? In un lussuoso e tranquillo hotel argentino! , questa è la storia che il regista e produttore Noam Shalev e ricercatore Pablo Weschler stanno cercando di dimostrare nel loro prossimo documentario: Hitler in Argentina , che uscirà il prossimo anno.

” Non sapremo mai la verità”, Shalev avverte, seduti negli uffici di Highlight Films , la società di produzione video che lui e Weschler eseguito in Bnei Brak . ” Ma ci sono prove sufficienti per costruire una teoria alternativa di ciò che si dice sulla fine di Hitler. ”

” Nessuno credeva storia del suicidio di Hitler nel bunker i russi ‘ “, dice Weschler . “Già nell’estate del 1945 , ci furono titoli che urlavano: ‘ Dov’è Hitler ?” Ciò che li ha ispirati per cominciare il loro film sono state le prove desecretate dall’FBI di un volo segreto di Hitler in Argentina .

“In quei giorni , l’FBI , e non la CIA , è stata responsabile per il Sud America “, spiega Weschler . ” E in quei documenti declassificati , vediamo che l’FBI prese molto sul serio la possibilità che Hitler fosse fuggito in Argentina . ”
L’FBI ha istituì un’unità speciale per indagare questa possibilità .

Shalev e Weschler sono convinti di aver raccolto prove significative che individuano la sorte di Hitler durante gli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Ispirato dalla fuga del libro di Hitler dal giornalista italiano Patrick Burnside , che hanno fatto ricerche in modo impeccabile.

“Quando Burnside pubblicato il suo libro , nel 1998 , ha ottenuto migliaia di e-mail da persone che volevano aggiungere informazioni “, dice Shalev . “Alcuni di loro erano pazzi , certo , ma non aveva abbastanza soldi per fare altre ricerche e scrivere un altro libro . ”

Il manoscritto di quel libro , che sarà pubblicato il prossimo anno , è stata una guida utile per Shalev e Weschler , e li ha portati a un famoso albergo .

” L’Hotel Eden a La Falda , Cordoba [ Argentina ] era di proprietà di Ida e Walter Eichhorn , che erano amici intimi di Hitler “, spiega Weschler . ” Hitler ha inviato loro una Mercedes Benz come un dono . E ‘stato il primo Benz in Argentina . ”
L’ hotel, una volta – opulento , ora in rovina , era il luogo di feste sontuose , e una serie di notabili , tra cui Albert Einstein , alloggiato negli anni Venti e Trenta . Le Eichhorns erano molto solidale nel sostegno per il partito nazista , e diede alti contributi finanziari .


“E ‘stato facile per loro riconoscerlo, perché la sua immagine era tutto l’hotel “, dice Weschler . Egli dice che la sua ricerca mostra che Hitler passò dall’hotel da un isolato ad una tenuta rurale in Argentina , dove visse i suoi ultimi giorni con Braun e le loro due figlie , e che morì a metà degli anni Sessanta -.

Il signore al tavolo somiglia in modo impressionante al Fuhrer. (la foto è uno scatto rubato)

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Hotel Eden, La Falda Argentina. L’hotel è stata mantenuto fino alla metà del 1960, fino a quando non cadde in rovina e fu abbandonato. L’albergo sembra essere ancora in uso come museo.

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Villa Langostura vicino a  San Carlos de Bariloche.

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San Carlos de Bariloche circa 750 km a sud ovest della capitale, Buenos Aires.

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Per anni si è sostenuto che i viaggi di Evita Peron in Svizzera servissero a prelievi dai depositi di Hitler per ripagare il suo imboscamento sul suolo argentino. Chi può smentirlo?

more info


Hitler vende casa

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Agenzia immobiliare VENDE il rifugio di Hitler.

21.950.000 euro.

A pubblicizzare l’immobile, che si trova a sette chilometri da Villa la Angostura, oggi noto centro turistico sulla cordigliera delle Ande, al confine col Cile, sono due agenzie online. Su uno dei due portali immobiliari, la proprietà (già oggetto di 2.776 visite virtuali), viene pubblicizzata come una delle possibili dimore di Hitler, tuttavia nell’annuncio non si trovano inserite foto che la rendano ben identificabile. Nell’altro sito si forniscono invece informazioni più dettagliate e un prezzo di vendita pari a 21.945.000 euro. La fastosa dimora, disegnata dall’architetto Alejandro Bustillo e realizzata dal costruttore italiano Pedro Longaretti negli anni Quaranta, presenterebbe tra l’altro, nella disposizione dei suoi interni, numerose similitudini col Berghof, il quartier generale del Fuehrer a Obersalzberg, sulle alpi bavaresi. E a venderla sarebbe un gruppo tedesco, che preferisce mantenere assoluta riservatezza e abbastanza restio anche a far visitare l’abitazione (N.D. sembra che sia proibito avvicinarsi alla villa e, addirittura, ti sparino a vista…).

Villa Inalco, che nella lingua originaria degli indiani Mapuche significa «sulla riva del lago», si trova nel Parco nazionale Nahuel Huapi. H-boatNella proprietà sono inclusi cinque chilometri di costa e 90 metri di spiaggia di sabbia, oltre ad un molo in legno per l’ormeggio di piccole imbarcazioni. L’immobile, sul corridoio idrografico dei Sette Laghi, è di facile accesso anche da San Carlos de Bariloche, centro che subito dopo la Seconda Guerra Mondiale avrebbe dato ospitalità a più di un criminale di guerra e dove risiedeva anche l’ex capitano delle SS Erich Priebke, poi estradato in Italia. Inoltre, il terreno dove fu realizzata la villa era stato venduto da una famiglia di immigranti italiani ad un avvocato di Buenos Aires legato ad aziende di capitale tedesco, che avrebbero aiutato i gerarchi nazisti a fuggire in Argentina. Molte sono state negli anni le testimonianze che assicurano d’aver visto Hitler e Eva Braun a San Carlos di Bariloche, allora piccolo centro isolato nel cuore della steppa patagonica, dove l’unica istituzione privata era la Scuola tedesca. Racconti che sono stati raccolti in varie pubblicazioni, di queste «Bariloche nazi-guida» di Abel Basti è una delle più suggestive e racconta come Hitler morì nel 1957, e sia sepolto col falso nome di Paulo Kak nel cimitero patagonico di El Calafate. (da Blitz Quotidiano)
Grey-WolfDa osservare che la tesi proposta in Biggest revelation, oltre al giornalista Abel Basti, è supportata anche da Patrick Burnside¹ e da due giornalisti inglesi (Simon Dunstan e Gerrard Williams in The Grey Wolf) che hanno valorizzato questa ipotesi.

Biggest revelation!

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E’ quanto annuncia il giornalista e storico Abel Basti nel suo libro Hitler’s Exile. E di questo avevo già paventato l’ipotesi nell’articolo Hitler of the Andes e pubblicando il documento video relativo sul canale YouTube (a lato). Ma c’è molto di più.

Girando per la rete ho trovato questo preambolo storico suggestivo che mi ha fatto fantasticare. Non c’è che dire: il mistero continua ed affascina.

Hanna-Reitsch

Hanna Reitsch, dopo aver ottenuto il suo Fieseler Fi 156 Storch nel Tiergarten, vicino alla Porta di Brandeburgo, il 26 aprile 1945, decollò il 28 aprile, con a bordo Adolf Hitler ed Eva Braun.  Volarono in Jugoslavia, allora sotto il militare governatorato di Sepp Deitrich capo della Waffen SS, dove rimasero fino al 1947 prima di prendere il passaggio regolare, via mare, per l’Argentina.

Esiste un’intervista a questa deliziosa signora, del 1976.

Hitler70Secondo altre voci, Hitler fu sepolto in un cimitero pubblico nel Palmero, 30 km a sud est di Mendoza. La foto, presumibilmente presa in Cile, lo mostra quando sembra avere più di 90 anni. Si dice morto nel dicembre 1985, protetto dalla comunità ebraica sefardita locale e SS naziste. Da verificare.

• Trovo decisamente improbabile che l’amico Adolfo sia potuto arrivare a 90 anni con tutte le malattie che lo stavano divorando. Sarebbe un caso medico, oltretutto, da studiare!

Ok. Dopo questi appunti sparsi, l’articolo. Continua a leggere


respiri del passato

Nei miei sterminati archivi (!?!) ho trovato questa chicca (gli anglofoni la chiamerebbero goodie) che desidero mostrare. Si chiama “Piccola America” ed ho estratto qualche testimonianza delle persone interpellate. Non certamente intellettuali, non scrittori, non luminari, magari, ma persone sincere, oneste. piccolaAmericaPersone che non hanno sentito il peso di 85.000 civili inutilmente sacrificati, di 330.000 giovani mandati a morire proprio mentre stavano iniziando a vivere e quindi, libere da preconcetti  e da post-concetti. Un video che RaiStoria mandò in onda un sacco di tempo fa sulla gente che aveva respirato l’aria del primo Mussolini, il “restauratore” (per dirla alla Montanelli…).

Poi caduto nell’oblio.

Una cosa desidero rimarcare e che deriva dalla mia personalissima esperienza:  persone così, con queste prospettive, ce n’erano molte di più fino a poco tempo fa anche nella mia zona. Forse non lo dicevano apertamente, ma ce n’erano. Anche in tempi di Berlinguer, Craxi etc. Così…, tanto per confermare che questa la società può essere multiforme.

anche sul canale YouTube.

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“to badogliate”

Non voglio rompere i ciccioli…nel paniere di nessuno, ma in questo mese (settembre) di armistizi, temo che i ricordi per uno delle generazioni future italiane saranno sempre qualcosa di ombroso e di poco onorevole. Meglio lasciar perdere. Tanto, scommetto che la vera storia d’Italia, a scuola non si studierà mai. Quindi il problema della verità non si pone.

armistizioE’ inutile girarci attorno: la resa dell’Italia fu una cosa raffazzonata o (con un termine pugliese..) “figlia di una gatta frettolosa..”, cioè fatta in troppa fretta e determinò condizioni capestro che piegarono il nostro Paese a livello di dignità, di orgoglio, economicamente e anche materialmente. Mica voglio fare il moralista, nè tantomeno lo storico saccente (figuriamoci!), ma ricordo che da piccolo sentii dire da quelli grandi: « no’ arcordat che la guera.. a la vè persa du volt!  (noi, ricordati, la guerra l’abbiamo persa due volte!). E’ una buona prospettiva. E qui sono sicuro che, da qualche parte, qualcuno non sarà d’accordo.

armistizio2Il punto è che il Re e la sua cricca decisero di capitolare verosimilmente perché, come già era avvenuto nel passato, era giunto il momento di salire sul carro dei vincitori (da ‘Le armate alleate in Italia’ del Generale Alexander). Questo è un fatto endemico, nella natura dell’italiano medio. Si chiama opportunismo.  Paraculismo, direi. Alla faccia di chi ci è morto, prima. Per l’anima di chi? Del Re con le valigie pronte? E alla faccia di chi ci aveva giurato, da vivo. Bene, bene.

l’Italia preoccupata solo del compenso per i suoi tradimenti …‘. (da ‘Storia della diplomazia’ di Potemkin, ambasciatore sovietico a Roma).

Ma c’è, oggi, un interrogativo al quale speriamo di non dover mai rispondere: che alleato potrà mai essere l’Italia in caso di guerra? chi ci vorrà a fianco?Quali garanzie ci saranno che non si ripeta la storia dopo il cambio di campo della seconda guerra mondiale? (da un articolo apparso sul Washington Post) 

armistice1Un cambio di fronte del genere poteva essere accolto da essi con entusiasmo, ma con un naturale sospetto perché infrangeva tutti i crismi dell’onore, della lealtà e della fedeltà ai patti giurati in precedenza. (da ‘Una vita per l’Italia’, pag.194)

Voight, editore della rivista ‘Nineteenth Century’, disse: « Nessuna grande potenza vorrà mai considerare l’Italia come un alleato di uguale statura. Qualsiasi linguaggio la cortesia ufficiale possa dettare, essa è sempre stata nominata con disprezzo nel linguaggio popolare tanto dell’alleato quanto del nemico’ (da ‘J.V.Borghese e la X MAS’, pag.40). Certo, una fonte che si può discutere finché si vuole, ma la sostanza rimane.

BadoglioForse, il giudizio più severo sul comportamento italiano lo espresse il maresciallo britannico B. L. Montgomery, visconte di El Alamein e comandante dell’8 armata nella campagna d’Italia: ‘Penso che l’armistizio di Badoglio sia il più grande tradimento della storia […] Non è vero che la capitolazione fu dettata da domande popolari o da disordini interni. Vi erano veramente, e continuamente, voci di disordini […] diffuse da politicanti italiani in esilio che si accreditavano il merito d’aver provocato la caduta di Mussolini attraverso tali disordini. Il fatto è che il governo italiano decise di capitolare non perché si vide incapace di offrire ulteriore resistenza ma perché ritenne che fosse venuto il momento di accorrere in aiuto del vincitore’.

Questo disprezzo dei vincitori per il nemico che aveva tradito il proprio alleato si concretizzò anche con la nascita di un nuovo neologismo tutto americano: il verbo ” to badogliate “. Significava infatti: ‘ tradire senza costrutto ‘.

Re-VittorioEm.III.

Una curiosità: visto che la resa fu firmata il 3 settembre, non si potevano risparmiare i morti del bombardamento di Frascati del giorno 8? O anche quelli dovevano morire per il Re?


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