Archivi del mese: dicembre 2013

gli altri soldi di Hitler

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… dal 1933, oltre a riarmare la Germania, occupa moltissimo tempo a gestire i soldi che copiosamente gli arrivano attraverso regolari donazioni personali da Gustav Krupp e da altri colleghi industriali. Al riparo dall’opinione pubblica, pensa di spenderne una buona parte (5 milioni di marchi) nella costruzione del Berghoff. Il dilettante architetto si fa aiutare dall’intraprendente Martin Bormann. Sarà lui a pagare tutti i conti; quello che non viene pagato dallo Stato sarà finanziato dai laboratori tedeschi attraverso il Fondo Donazioni dell’Industria Tedesca ad Adolf Hitler. Il Berghoff costerà alla Germania milioni di marchi, come ammetterà più avanti, ma ha dato lavoro ad un sacco di persone ed altrettante ne porterà in un futuro prossimo. Quindi è un investimento che presumibilmente frutterà anche un grande prestigio al Reich. Va mo là! In questo delirio di opulenza si stanziano altri 30 milioni di marchi per erigere un folle edificio su un colle sopra il Berghoff: il nido dell’aquila. Questa costruzione venne completata in due anni di intenso lavoro, con enormi difficoltà tecniche e con un notevole dispendio di risorse umane: circa un migliaio furono le persone coinvolte nel progetto. 180 ne morirono sul posto.nido-aquila

Il posto è da urlo.

interno

Un tunnel ed un ascensore sono scavati tra immense difficoltà all’interno della montagna, ma con risultati strabilianti. Nelle vicinanze moltissimi gerarchi e comandanti SS (Martin Bormann, Hermann Goering) erigono costruzioni private dando lavoro a circa 3500 operai. Sarà l’unica costruzione che sopravviviverà alla guerra. Hitler la visiterà solo 3 volte. Aveva paura dell’altitudine (e allora fatti una casa al mare, idiota!). Verrà realizzata anche una serra sperimentale con tutti i frutti e tutte le verdure per la tavola del Fuhrer. Sempre coi soldi dello Stato. E sempre di soldi si tratta quando si affronta l’ argomento dei diritti sulle foto scattate sul terrazzo e nelle sale del Berghoff. I gerarchi pagavano per apparire (o non apparire) sui giornali e rotocalchi tedeschi dell’epoca. Altro denaro fresco che finiva nelle tasche del dittatore umile umile. In 4 anni vengono scattati migliaia di rullini, ognuno dei quali contribuirà a moltiplicare gli utili (esen-tasse) in maniera esponenziale.

foto-album

Vengono stampate anche una quantità di cartoline postali (molto ambite) per la Posta statale ed Hitler, grazie a tutto questo merchandising diventa una specie di pop-star (ho descritto tutto in Mein Fuhrer).

Ma lo spettro della guerra è sempre più vicino. Con l’ annessione dell’Austria Hitler si trova a ripercorrere in auto le strade di una Vienna festante dove ha vissuto cercando il successo come pittore 30 anni prima. Parlando, sostiene di aver fatto i lavori più umili per guadagnarsi da vivere e mai a sufficienza per soddisfare perfino le più modeste necessità, ma anche questa è una bugia che ai tedeschi non doveva essere svelata.  Sembra che a Vienna il giovane Hitler abbia inizialmente affittato un appartamentino confortevole coi soldi della madre e che dividerà con un  amico. Dopo alterne vicende  riesce a vivere vendendo copie modeste di scorci di Vienna per pagarsi un nuovo appartamento ancora migliore del precedente. Alcune di queste tele finiranno persino nel nuovo museo di Hitler, pronte, per essere ammirate. A questo punto Hitler (1938) si veste da mercante d’arte grazie al nuovo piano di arianizzazione. Rivendendo le oper d’arte che comprava agli ebrei in fuga per pochi spiccioli. Gli ebrei volevano uscire dall’Austria, ma non potendo portarsi dietro soldi, proprietà o altro erano costretti a svendere tutto favorendo i compratori più rapaci. Hitler assunse un agente personale per fare questo. Comprare per due soldi e rivendere a prezzo pieno perché ciò che comprava diventava immediatamente ambito ed apprezzato. Gli acquisti vennero fatti apparire legali, ma in realtà erano frutto di estorsioni, furti o vendite forzate combinate da un vizioso giro di mercanti d’arte. Per loro, l’annessione, l’arianizzazione furono una miniera d’oro: acquistavano grandi collezioni private e le rivendevano sui mercati internazionali, principalmente in Svizzera. Lauti guadagni personali provenirono dall’uso della stessa tecnica applicata in Polonia, Francia, Olanda e Belgio. In Polonia compra anche una nuova dimora che sembra una reggia, a Pozsnan, una città sul fiume Warta. Diventerà la residenza del Fuhrer ad oriente e verrà rinnovata al costo di milioni di marchi. Questo sfarzo gli servirà per omaggiare ufficiali di alto rango e assicurarsi il loro supporto e per questo si attinge a piene mani dai fondi pubblici dello Stato. Nei primi tempi di guerra, Hitler distribuirà soldi, titoli e terreni come un signorotto feudale per milioni e milioni di marchi.

E intanto si moriva già sui campi di battaglia.

tesoro

Fino al 1944 si stima siano stati sepolti nelle miniere molti miliardi (di allora) personali di Hitler; dopo il 1945 è stato calcolato che sono andate vendute oltre 10 milioni di copie del Mein Kampf; le comunità locali erano obbligate a comprarne una copia per le coppie che si stavano sposando sotto il regime nazista. Dopo la guerra i diritti di quel libro sono stati trasferiti al governo bavarese che ha cercato invano di bloccarne la ristampa.
Il problema è che il Mein Kampf produce diritti ancora oggi e sono gran soldi.

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i soldi di Hitler

soldi-HIl titolo “il tesoro di Hitler”, apparso ripetutamente nelle librerie e su History channel, non rende bene l’idea di quest’articolo perchè fa pensare al tesoro nascosto dai nazisti e non ancora ritrovato. In questa pagina di diario e storicamente parlando, parlerei dei soldi che ha avuto in vita e di quelli che ha lasciato. In marchi.

La ragione che mi conduce è basata sul fatto che i tedeschi si fossero fatti l’idea che il Fuhrer conducesse una vita quasi “monastica” tesa solo a lavorare per il bene del suo popolo. E’ una bugia colossale. Basti pensare che all’inizio del 1933 il fascicolo sulle tasse di Hitler aveva un reddito di 1.200.000 marchi tedeschi. Per gran parte provenivano dalle vendite del suo Mein Kampf che in quell’anno vendette 500.000 copie. Ogni libro costava 12 marchi. Prima del 1930 ne erano state piazzate solo 30.000 copie; comunque non male per un tizio ancora sconosciuto ai più. Nel ’34 le vendite divennero milioni in tutta Europa e fu tradotto in 16 lingue. Parlare di un successo editoriale è dire poco. Poi se ne vendettero milioni in tutto il mondo. Per essere ancora più chiari, dirò che Hitler dal 1932 aveva un incasso mensile pari a 30/40 volte un operaio tedesco (!!!)
Non si può pensare che il pubblico non conoscesse il suo pensiero! Sulla carta di identità, alla voce “professione” fece apporre: “scrittore”. E come negarlo?

Nel 1934 il fisco tedesco se ne accorge e gli fa pervenire una cartella esattoriale di oltre 400.000 marchi che, a quei tempi, era una cifra spaventosa. Si apre un contenzioso col Partito che si adopera e alla fine riesce a far archiviare il caso. Di fatto, c’è che nel 35 Hitler è un multi-multimilionario. Altro che storie. Lui che nei discorsi recitava di aver appreso dalla fame e dagli stenti. Nel 36 fu considerato esente dalle tasse per il resto della sua vita ma continuò a presentarsi come “umile servitore del popolo” ! Come ho già scritto, i primi incassi di una certa rilevanza arrivarono dalle donazioni mentre, addirittura era in galera, ma il colpo ad effetto fu quando annunciò pubblicamente che rinunciava al suo stipendio di Cancelliere per donarlo ai membri del Partito in difficoltà. Fu un grande successo di fronte alla gente che lo osannò. Bella forza: milioni di marchi venivano dalle vendite + non pagava tasse! Si calcolò che lo stipendio non riscosso fosse il 2% dei suoi incassi medi. Hitler_sorrowA metà del 1935 Hitler raggiunse uno stipendio da 30.000 marchi + un sussidio di 18.000. Tutto esen-tasse. Con un ennesimo bonus. Morto Hindenburg, che nel suo periodo governativo aveva ricevuto un compenso da favola, Hitler reclamò il suo stesso stipendio non appena assunse le nuove cariche.

Il bello è che la propaganda nazista lo propone ancora come umile servitore devoto al popolo al quale tutto è dovuto: in fondo, stava ricostruendo l’orgoglio nazionale mediante lavori pubblici e ministeriali e promettendo che entro 6 anni ci sarebbero stati ulteriori ed importanti sviluppi. In questo, aveva ragione.oro-del-Reich

Nel 1935 in Germania la disoccupazione cala drasticamente ma non sparisce del tutto. Ma stava crescendo improvvisemente per tutti il miraggio di un nuovo impiego: nella ricostruzione dell’esercito e quindi delle armi. Il tedesco, al quale non interesseva altro che quanto avesse nelle proprie tasche a fine giornata, non si fece troppe domande. Il riarmo venne pagato grazie ad immensi prestiti pubblici che sarebbero stati pagati dalla gente destinata ad essere occupata di lì a breve, secondo l’idea di Hitler. Un progetto che stava diventando chiaro a molti. Ma in pubblico non si parlava mai di guerra, si parlava sempre di pace. A questo punto entrano in scena i grandi industriali che fiutano l’affare. Offrono finanziamenti al Partito nella speranza di strappare contratti milionari al dittatore e molti di questi soldi finiscono nel conto corrente del Fuhrer. Manco a dirlo.

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continua


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Al giorno d’oggi un tale feedback di consenso per Hitler si è registrato solo per star di musica pop o sportivi extra famosi. Ma nel 1935 era tutta un’altra storia. E la cosa fu una sorpresa anche per i tedeschi stessi che non lo avevano conosciuto a fondo. Anche al potere c’era arrivato con una modesta quantità di voti: il 43% dei voti e con un chiaro segno di debolezza di Hindenburg. Ma la chiave del successo non furono le campagne elettorali come le conosciamo oggi, con i mezzi odierni; la chiave di tutto furono 3 cose: la capacità oratoria di Hitler, Goebbels e Speer. A mio modo di vedere, non ci sono stati altri capi di stato che hanno raggiunto un livello così assoluto di consenso negli ultimi 70 anni. Hitler era considerato un dio. Si è detto che molto ha contribuito la crisi del ’29 e che la Germania poteva solo ricrescere. Certamente. Ma ci ha messo molto del suo. Se fossimo in Matrix si parlerebbe dell’Eletto. Altrimenti non si spiega. Gli storici diranno la loro, ma sicuramente lo faranno filtrando tutto con spiegazioni razionali e citando fonti autorevoli; di fatto e, alla base di tutto, c’è la tangibilità dell’entusiasmo nelle strade che era alle stelle. Come mai, fino a quel momento.
Dire che era ragguardevole sarebbe soltanto un eufemismo.

writerFino al 1944, ogni anno arrivavano circa 10.000 lettere indirizzate al Fuhrer. Lettere personali, di gente comune, tese a manifestare principalmente l’ammirazione, la grande devozione a quella specie di semi-Dio che l’onnipotente aveva regalato alla Germania. Una sotto-segretaria, con alcune aiutanti, lavoravano per giorni interi per prendere le prenotazioni per salutare il Fuhrer ogni volta che annunciava di recarsi all’Obersalzberg. Ad attenderlo ci sarebbero stati migliaia di bambini accompagnati e perfettamente inquadrati, in piedi da ore. E le mamme non frignavano affatto.
Ripeto: fino al 1944.
Quando, cioè, le cose si stavano mettendo male per davvero.
panorameObersalzberg

Lettere personali, quindi, ma anche piccoli regali, che il Fuhrer usava per misurare il suo indice di popolarità. 4 persone erano dedite a leggerle e a rispondere, talvolta. Come ho già scritto, chi non ha respirato la sua stessa aria non può immaginare. Possedeva un magnetismo che stregava chiunque. Per moltissima gente c’era un sogno: vederlo almeno una volta nella vita, toccarlo sarebbe stata un apoteosi. Il sogno di ogni donna tedesca: tuffarsi nei suoi occhi blu (si è detto che erano strani per via dell’iprite che lo aveva colpito durante la prima guerra mondiale…).
successDal 1936 fu espressamente richiesto al Fuhrer di impartire benedizioni alla gente perché le persone lo volevano, lo desideravano! Come fosse un pastore di anime e pregavano per lui. A queste condizioni è facile farsi cogliere dal delirio di onnipotenza. Goebbels gongolava. I giovani erano diventati strenui sostenitori del nuovo sistema. Le esercitazioni, i campi di addestramento, avevano improvvisamente messo in secondo piano la scuola e la famiglia, rivoluzionando tutti i valori sociali. La Germania aveva finalmente voltato pagina. Non solo per alcune classi, come accade di solito, ma per tutti. Era nato un meraviglioso nuovo periodo di ottimismo.

giovaniSembra impensabile; ma questa euforia nascondeva tutte le preoccupazioni quotidiane. Non era mai successo prima. Gli uomini vedevano prosperare le loro attività, le donne erano più libere, i giovani erano entusiasticamente occupati.

Com’era potuto succedere?

Moltissime persone erano occupate nel riarmo segreto della Germania (parlo di milioni), Hitler aveva dato il via economico alla costruzione dell’autoBahn, occupando un mare di gente, ora, il nazismo (con tutte le sue attività correlate e derivate) assorbiva e occupava il rimanente del popolo.

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Sì. in effetti, guardandoci bene, qualcosa che non andava c’era. Questa nuova invenzione della Hitler-Jugend, di quell’invasato di Baldur von Schirach, stava diventando pressante. I bambini dai 10 anni venivano letteralmente strappati alle famiglie per diventare “futuri soldati” e “buoni cittadini” della nuova Germania e di fatto, i genitori non li vedevano se non dopo qualche anno e di sfuggita.

Ma era per il Fuhrer! direi come minimo: cazzarola! per il Fuhrer! se non mi mandi tuo figlio, ti mando nei campi di lavoro per 4 anni e poi ne riparliamo. Se ci sei ancora. Ma a parte questo dettaglio familiare (!!!), il resto funzionava. Certo, se il partito ti chiamava e tu ti mostravi riluttante nell’aderire, la tua famiglia tutta cadeva in disgrazia. Ma il resto funzionava. Se ti assegnavano un lavoro che in qualche modo ideologicamente non sopportavi, avevi 2 opzioni: o il suicidio o l’internamento forzato (senza ritorno). Ma il resto funzionava.

continua

NB.

q10px_green  in fondo agli articoli di questa serie fornirò una serie di riferimenti video a supporto dei temi trattati.


ANPI romagna: come e perché

            La Romagna non esportabile

romagnaLasciando da parte per un attimo lo stereotipo di estrema simpatia, ospitalità, cucina, sapori, ballo e motori che la mia terra suscita ovunque, vorrei far conoscere alcuni indiscussi protagonisti del dopoguerra romagnolo che tanto hanno fatto per salire alla ribalta.

Già a questo punto una nota. Ricordo che quando ero piccolo mi capitava spesso di sentire dire ” in quella casa ci stava un fascistONE…” ma mai un “comunistONE…!” e ciò fa notare una palese mancanza di par condicio. Questo , anche 30 o 40 anni dopo quei fatti e quando ormai tutti negavano  di essere stati comunisti. Invece, non è giusto cercare di dimenticare. Aiuta ad imparare. Non pensiamo di poter trovare queste informazioni sui libri ufficiali di storia. Non oggi, almeno. Ma è ugualmente importante far conoscere i protagonisti e coloro che li hanno coperti per anni; solo così si può avere un quadro più completo della questione in oggetto. Oltretutto, per quanto mi è possibile.

Come ho avuto modo di scrivere in un recente passato, la Resistenza che si compra in libreria non ha avuto quel carattere sentimentale o quella spontanea e romantica partecipazione popolare che la letteratura di Sinistra ha voluto far credere in questi 70 anni. Il disegno finalizzato ad un nuovo totalitarismo rosso ha cercato di realizzarsi attraverso persone-chiave che in Romagna hanno nomi noti. Non saranno tutte figure popolari, ma anche l’ignoto sa rendersi efficace nelle efferatezze e nelle viltà. E anche in questo, in Romagna, siamo stati bravissimi.

LuigiLongoChi ha saputo vestirsi da “giustiziere ” anziché “assassino” è stato Luigi Longo, comandante generale della 28° brigata Garibaldi, promulgatore della nota disposizione allucinante di non tenere in vita i prigionieri fascisti (o presunti) oltre le 3 ore dalla loro cattura. «Il partigiano non doveva sentirsi un assassino ma un giustiziere», appunto. Così si diede il via al fiume di stragi del dopoguerra. La cosa avrebbe potuto anche essere ancora più devestante se le sinistre non avessero mancato la vittoria politica, nell’aprile del 1948, nonostante si fossero presentate unite. Ciò,di fatto, decretò l’annullamento dei presupposti necessari all’insurrezione tramata da Mosca e dal PCI e alla conseguente legalità.  Non rimase altro che la fuga per le centinaia di partigiani delinquenti, debitori di di gravissime condanne, verso la Jugoslavia e la Cecoslovacchia, fresca di stalinismo. Emigrazione strategica per non subire neanche un giorno di carcere. In una sentenza di condanna si lessero queste considerazioni: « è molto probabile che il movente (…) sia da ricercarsi nella natura sanguinaria e malvagia degli imputati e nella loro spiccata e vasta capacità a delinquere dettata dall’appartenenza ideologica ».
G.GuerriniNel ravennate, capo dei GAP si ricordano Genunzio Guerrini questore-muratore  e Mario La Sala, che riuscirono a coprire molte nefandezze grazie all’impunità, garantita dalle loro alte cariche imposte dal PCI. Nomi eccellenti della questura partigiana che si distinsero per aver cercato prima, di coprire, o meglio..insabbiare, l’omicidio dei Conti Manzoni e di far rientrare, dopo, in una delle amnistie di Togliatti il delitto dei Manzoni, facendolo passare per omicidio politico. La Sala, in due occasioni invitò dapprima formalmente i carabinieri di non interessarsi alle indagini « perché se ne occupava già la questura » poi riuscirono a far ottenere la libertà ai partigiani comunisti, già condannati all’ergastolo per omicidio e rapina, con l’aiuto opportuno del PCI e di Togliatti.
Mario-LaSalaUn aiuto straodinario per coprire un omicidio plurimo commesso per odio di classe e motivato dalla giustizia popolare che reputava i Manzoni iscritti al partito fascista repubblicano. FALSO. Tutti in paese sapevano non erano iscritti a nessun partito. Non appena si intuì che la questura era collusa con il PCI le indagini passarono ai Carabinieri, ma a nulla servì la manovra. Una letteratura colpevole di calunnia e mendace, a proposito, fu quella di Giadresco nel 2004 e smentita subito dagli atti e dalla storia. Letteratura di un conclamato irriducibile a sostegno della causa. E l’ANPI? L’associazioni che rappresenta gli ex-partigiani comunisti, non ha mai preso le distanze che si macchiarono di gravi reati, anzi: li ha sempre protetti. Ciò la dice lunga.
Ancora nel 1946, l’ANPI si considerava un corpo paramilitare dello Stato. Moltissimi appartenenenti all’organizzazione erano comunisti e per questo l’associazione divenne tentacolare, ermetica, così come la voleva l’anima clandestina del PCI. Con qualche dettame un po’ rigido: chi non era del PCI era contro. E basta. Finì con l’esasperare i veri partigiani che si dissociarono dall’ANPI creando la FIVL (Federazione Italiana Volontari della Libertà), oraganismo riconosciuto il 16 aprile 1948, mentre la stessa ANPI venì definita “l’organizzazione paramilitare al servizio della Russia”. Da ricordare sono gli screzi e gli scontri coi ricostituiti Carabinieri, sorti dopo la Liberazione. Fu Togliatti a redarguire un po’ tutti. Dal marzo del ’47, gli arresti di partigiani delinquenti msi susseguivano con notevole frequenza. Solo in Romagna si contarono oltre 72mila istruttorie basate su prove concrete: non fu un caso che alla fine di quel travagliato anno Arrigo Boldrini scrisse una vibrata protesta al Presidente del Consiglio:

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Ma i primi protagonisti si erano già fatti notare. Nella zone di Forlì, Ravenna, Lugo, Lavezzola, Massalombarda i lavoratori oscuri del Partito avevano già operato con una frequenza raccapricciante. C’era addirittura chi se vantava mentre beveva al bar della Casa del Popolo!

AL PROSSIMO ARTICOLO


ANPI Romagna: apologia di reato

              RIPULIRE LA TERRA DAI PADRONI

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In quel di Lavezzola, un bell’aguzzino e killer fu Dergo Donigaglia, capo della polizia partigianadel posto e luogotenente del famoso Silvio Pasi, riconosciuto organizzatore ed esecutore di stragi e decine e decine di fucilazioni. A suo carico c’era anche il comando del sequestro dei Conti Manzoni di Frascata. Col nome di battaglia Elic e col suo operato è riuscito a farsi intestare una strada a Lavezzola, a diventare segretario della Camera del Lavoro di Faenza e di varie organizzazioni “democratiche”. Ciò significa che se si è protetti dal Partito, il delitto paga. Eccome!imputati

Deve essere appagante sentirsi protetti dal Partito e poter disporre della vita altrui come si gioca in GOD mode in un game Fps; il PCI ti premia, il popolo non parla per paura e ci si sente totalmente liberi di maramaldeggiare come si vuole, ovunque!

Ettore-MartiniMa ci sono altri nomi. Ettore Martini, detto Frusto. Scappato prima in Jugoslavia, poi in Cecoslovacchia ed infine in Russia, per sfuggire un infinità di condanne, è riuscito a rimpatriare, per effetto stupendo dell’amnistia e, con le amministrazioni di sinistra, diventò custode dell’ospedale di Cervia, poi consigliere comunale e a tenere discorsi pubblici sulla Resistenza. Non come riconosciuto esecutore dei Conti Manzoni, però! (ndr)
Non ha fatto un solo giorno di carcere.
Siamo bravi o no, in Romagna?

Pompeo-GrazianiA Ravenna, un’altrettanto zelante esecutore del PCI fu Pompeo Graziani. Nel forlivese, il già conosciuto, in questo blog, Umberto Fusaroli Casadei e il sign. Giulio Garoia. Tizi che accorrevano ove fosse da eliminare qualche fascista o qualche “sospetto”. Il secondo, arrestato dai Carabinieri nel ’47, evase dal carcere e fuggì in Cecoslovacchia per tornare nel ’57. Un’altra strada è stata intestata a Fabio Ricci, capo polizia partigiana di Cesena, responsabile di eccidi diversi come quello di 17 giovani RSI che erano rincasati dopo la guerra e falciati col mitra per ordine del PCI. Una roba da nulla per un professionista.U.F+Ricci

Sul Fusaroli si ricorda il fatto che se ne vantasse in pubblico; « ne ho uccisi centinaia e sono contento! » e per premio diventò autista e guardia del corpo di Togliatti! Dai. Che gente era? Il Garoia ha una storia come tanti. Fuggito per sfuggire e rimpatriato giusto quando le insidie giudiziarie erano ormai svanite.Garoia

Un altro giustiziere che decentava le sue gesta fu tal Ateo Minghelli (Regan) complice nella strage di Codevigo, riconosciuto esecutore di giustizie politiche, era famoso per essere un duro ed un violento. Della stessa cricca di Bulow, oltre al Minghelli si sono fatti notare quasi tutti i comandanti e vice comandanti della 28° brigata Garibaldi; in particolare Teschiero CasadioTeschiero-Casadio (Carlos) comandante della 10° compagnia di Bulow, un orgoglioso paladino fedele del PCI che si è divertito ad infierire sui deboli, Gino Gatta (Zalet) ed Ennio Cervellati (Silvio). Tutti incaricati di dare sostanza agli odi di classe, di colpire i nemici del Partito e di prepararsi per la rivoluzione. Questi visi normali sono stati lavoratori serali e notturni che hanno conosciuto e fatto conoscere (per l’ultima volta) i rivali del Senio, i poderi sperduti alle loro vittime ed hanno inculcato il terrore ed il dovere all’omertà ad altre persone normali, civili, nei rispettivi paesi dove agivano.
Si chiama terrorismo urbano.
Gilletti-Mazzolani

A Massalombarda si chiamavano Alberto Gilletti, Rino Mazzolani; ad Alfonsine, Ulisse Ballotta, Francesco Ballardini, Salvatore Bagnara, Angelo Andraghetti, Luigi Camerini, Luigi Bondi.
(sotto, nell’ordine)

                                                                compilation

 

Arturo-Minghelli… e come dimenticare Arturo Minghelli, detto Barilott, commissario della cricca Bulow e prelevatore di civili dalle proprie abitazioni. Un famigerato comunicatore di sentenze di morte; « quel ch’us dà fastidi e va int e’ foss…“, (quello che dà fastidio va nel fosso…) soleva ripetere. Per riconoscenza fu infilato, dal Partito, nella cooperativa Cofar di Ravenna alla fine del 1945.

F.PaolettiA Lugo si ricorda Francesco Paoletti. Un tizio che nel ’46 girava per il Pavaglione, armato col Thompson, sotto gli occhi dei Carabinieri i quali nulla potevano per via di quella legge che vietava l’arresto dei partigiani. Con lui facevano i gradassi Giovanni Cappelli, Sebastiano Gramigna, Mario Verlicchi e Libero Emaldi di Fusignano.

AntonioServidei

Menzione speciale per Antonio Servidei, autista della famosa Balilla nera, l’automobile della morte che ha seminato il terrore in tutta la Bassa nel dopoguerra, poi ancora autista armato di capitan Bulow quando questi era vicepresidente della Camera. A simboleggiare la paranoia del partigianato comunista lo abbiamo visto ospite fisso sul palco delle autorità ed in ogni manifestazione resistenziale della nostra terra.
Citato anche nell’articolo 25 aprile …sul serio o sul Senio?

GuerraSecondoMa se ci avviciniamo alle zone verso Ferrara bisogna citare Guerra Secondo, protagonista indiscusso del Ponte della Bastia e di quello di Villa Pianta dove prelevava le proprie vittime e le conduceva alla casa Venturoli. Della polizia partigiana di Voltana e reo di omicidi senza fine, fu arrestato nel ’45 e condannato all’ergastolo assieme a Primo Cassani e Colombo Tasselli, capo polizia di Giovecca.

Efrem-TestaA Conselice, ex capo della polizia partigiana, quindi agente di pubblica sicurezza, riuscì ad essere talmente efferato nei suoi delitti da farsi radiare da tutti gli incarichi ma non fece neanche un giorno di carcere “ritenuta la natura politica dei suoi reati”.
Siamo bravi anche così.

Colombo-TasselliQuesti sono solo alcuni dei protagonisti della cosiddetta polizia partigiana, sotto la cui egida si consumarono gli orrori che hanno caratterizzato le sue gesta. Dietro la scusa ufficiale di rintracciare e punire i delinquenti fascisti il PCI  ordinava fermi, razzie, pestaggi e soppressioni in nome di una giustizia di cui si sentivano depositari. L’ ANPI ebbe la possibilità di assumere i propri giustizieri grazie ad un primo bando di ottobre ’45, esclusivamente riservato ai partigiani, che prevedeva l’assunzione di 2000 agenti, 500 guardie scelte e 500 sottufficiali. Un secondo bando arrivò nel ’46 per l’assunzione di 15000 agenti che ne permetteva l’assunzione. Vennero allontanati solo nel 1948.


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