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el Alamein 1942 real shots

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il secondo fronte. 1942

A quanto pare, continuano le polemiche di stampa per la creazione del famoso “secondo fronte”.
Come si poteva prevedere, a Londra i comunisti hanno tenuto in questi giorni del 1942 un grande cominzio per appoggiare le richieste di Mosca. Inutile aggiungere che la cosa ha destato una grande impressione in un popolo così conservatore come quello britannico.
Il Times avuto l’imprudenza di tirare in ballo gli Stati Uniti.
Però è intervenuto subito il Chigago Tribune con un articolo pepatissimo:

In questa campagna per la creazione di un secondo fronte, il giornale Times ha creduto opportuno di dare delle direttive alla nazione nord-americana circa la condotta strategica della guerra ed ha criticato quei giornali statunitensi che sono contrari allo sparpagliamento delle nostre forze armate nel mondo. Tale condotta da parte del foglio londinese è un vero atto d’insolenza, poichè pretende di prescrivere agli americani quel che debbono fare, dimenticando così che il nostro paese e il popolo americano sono stati più che generosi verso la Gran Bretagna nel corso dell’attuale guerra in corso. Noi non possiamo perdere di vista il fatto che lo stato maggiore britannico non è stato quasi mai all’altezza dei suoi compiti e che le iniziative militari inglesi sono praticamente terminate in gravi perdite di uomini e materiali a causa proprio dell’errato concetto di disperdere le forze. Perciò gli americani respingono qualunque tentativo inglese che mirasse a considerare gli Stati Uniti alla stessa stregua di una colonia britannica dalla quale si debba attendere cieca obbedienza ai voleri di Londra -.

Il Times non ha risposto.


la novità di questa settimana di fine maggio

Come si avrà potuto evincere osservando le news di questa settimana, dove molte informazioni sono arrivate frammentarie o non sono pervenute affatto, l’unica novità è rappresentata dalla dichiarazione di guerra del Messico alla Potenze del Tripartito, del 28 maggio. tale dichiarazione non è altro che la consacrazione ufficiale di una situazione di fatto esistente già da diverso tempo.
Oggi il Messico ritorna a quella politica di dedizione verso Washington, che ha una lunga storia. Continua a leggere


Cologne 1942. 4 pict

4 impressive shots.

 






 

Note.
Il 31 maggio 1942, il numero di civili che avevano perso la casa era stimato tra le 60.000 e le 100.000 persone.
I numeri ufficiali salirono a 280.000, dopo l’ondata di attacchi a fine giugno/inizio luglio 1943.
Numeri specifici per il periodo successivo agli attacchi devastanti dell’ottobre 1944 non sono disponibili.

A seguito del bombardamento fu istituito l’Ufficio di assistenza sociale per le vittime delle incursioni aeree. Uno dei suoi compiti principali consistette nel fornire le razioni alimentari necessarie ai cittadini di Colonia che avevano perso le loro case nei bombardamenti. Si sviluppò un vivace mercato nero, ma solo le persone con denaro sufficiente o oggetti di scambio popolari potevano trarne beneficio. Come al solito.

Dopo l’attacco dei “1000 bombardieri”, gli arredi di centinaia di appartamenti, compresi i mobili e gli articoli per la casa sono stati portati a Colonia dal Belgio o dai Paesi Bassi occupati, su barche.

Come nel caso dell’approvvigionamento, anche la protezione antiaerea fu soggetta a discriminazioni di matrice razziale imposte ufficialmente, il che significò che la popolazione ebraica e anche, in seguito, la maggior parte dei lavoratori forzati non fu autorizzata a cercare rifugio in rifugi antiaerei pubblici.





info tratte da: NSDOK


The 1000 Bomber Raid on Cologne. 2 picts

Colonia 31 maggio 1942                                                                     1189 x 852 px

The 1000 Bomber Raid on Koln                                                            1600 x 735 px


Rommel incapace di andare d’accordo con gli italiani

A parte il fatto che le versioni delle interviste rilasciate al tempo in via ufficiosa sono decisamente diverse da quelle depositate sul suo libro “soldato fino all’ultimo giorno”, comunque riporto un estratto di quella concessa da Albert Kesselring ad Enzo Biagi, attorno ai primi anni 60.
Con colore diverso evidenzierò le parte estrapolate dal suo libro autobiografico, un nome che, in alcuni italiani, evoca ancora oggi ricordi amari.

Intanto, in quei giorni di fine maggio 1942, il dilemma tedesco era ancora: Malta o l’Egitto?

Un trimotore da bombardamento italia­no in volo sul fronte africano, durante la preparazione dell’offensiva di maggio.
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Il teatro di operazioni del Medi­terraneo cominciò a diventare vera­mente interessante per me allor­quando il generale Jeschonnek, nel mese di settembre 1941, mi chiamò al telefono per chiedermi se avessi assunto volentieri un comando ope­rativo in Africa: era necessario — mi disse — fare al più presto qualcosa, se si voleva evitare un crollo com­pleto delle posizioni italiane nell’A­frica settentrionale.
Giunsi a Roma il 28 novembre 1941, precedendo il mio Stato Mag­giore, e potei subito rendermi conto delle difficoltà di dirigere una guer­ra di coalizione. Il capo di stato maggiore generale italiano, Ma­resciallo Cavallero, aveva rifiutato di porre sotto il mio comando le for­ze militari navali e aeree italiane che mi sarebbero state affidate nella esecuzione del mio compito. Egli di­chiarò che ciò avrebbe significato per l’Italia l’abbandono della propria autonomia (
non a torto); al massimo si dichiarò disposto a cedermi il comando dei reparti d’aviazione.
Con questa mez­za misura non si sarebbe ottenuto nulla di buono, ma volli che mi venisse assicurata in com­penso una collaborazione intera e fiduciosa da parte di tutte le forze armate italiane.
Il Maresciallo Ca­vallero mi promise che il comando supremo non avrebbe emanato nes­sun ordine circa le misure da pren­dere sul teatro di operazioni Italiane in Africa senza la mia partecipazione e la mia adesione. Tale promessa ven­ne poi infatti mantenuta.
Oggi deb­bo riconoscere come questa conces­sione, la quale teneva conto del sen­timento nazionale e del forte orgo­glio degli italiani, abbia reso possi­bile un’efficace azione comune.

In Tripolitania trovai una gerar­chia di comandi chiara e risponden­te agli scopi militari. Dal governato­re generale, maresciallo Bastico, di­pendevano tutte le forze dell’eserci­to, della marina e dell’aviazione che operavano nella regione e quindi anche Rommel.
Era un ordinamen­to ideale, che però non poté recare tutti i suoi frutti a causa dei forti contra­sti fra Rommel e Bastico e della in­capacità da parte di Rommel di com­prendere e rispettare la suscettibili­tà degli italiani. La sua gloria, in quel momento al suo apogeo, impedì che le cose mutassero; servì tuttavia in certo qual modo a rendere meno aspri i rapporti reciproci.
Le operazioni venivano dirette da Roma, ma l’Italia non risentiva trop­po le conseguenze degli eventi belli­ci. Avevo l’impressione che la guer­ra non venisse presa sul serio da molti italiani, i quali non sentivano abbastanza la loro responsabilità verso i soldati combattenti sul fron­te. Ogni provvedimento veniva ap­plicato con esitazione e dove sareb­be stato necessario il maggior impe­gno da parte di tutti, si usavano sol­tanto mezze misure.
A che era dovu­to questo stato di cose? Io ero con­vinto che si trattasse di un’utilizza­zione insufficiente del potenziale bellico.

Rommel era un tipo particolare: a prima vista, di un’antipatia inavvicinabile; questo è un aspetto squisitamente personale, forse acuito dalle notevoli vittorie conseguite sul campo che gli facevano inquadrare dall’alto ogni persona che incontrava; poi c’era sempre questa altezzosità che si manifestava sempre anche con noi ufficiali, ma con Basico c’era qualcosa di più del campo puramente professionale: parlerei di campi magnetici avversi. Ogni cosa, ogni considerazione dell’uno o dell’altro veniva presa per le punte, discussa con toni spesso sopra le righe. Si creavano situazioni imbarazzanti ed insostenibili. Roma ne era informata.
A causa del caposaldo di Bir Hackeim ebbi una disputa col generale Rommel perchè le cose non avevano funzionato subito: il comando del gen. König, comandante dei francesi che occupavano l’oasi, rappresentava per noi una sensibile minaccia.
Per ordine di Rommel erano stati effettuati bombardamenti in picchiata, perfino con bombe al petrolio, che uniti ad attacchi della fanteria non avevano raggiunto l’effetto desiderato, a causa dello sfasamento fra le azioni terrestri ed aeree.
Eravamo riuniti in una tenda del comando, assistiti da alcuni ufficiali di campo e stavamo cercando di valutare il perchè non fossimo stati in grado di conquistare ancora la postazione francese.
Spiegai che, in merito all’accaduto, forse la fanteria aveva travisato
gli orari di intervento concordati e improvvisamente Rommel si infuriò. Diede una pacca sul tavolo di legno delle mappe – così forte – che la lampada ad olio venne scagliata in alto contro la tenda che prese immediatamente fuoco e ci dovemmo allontanare subito in preda allo stupore. Più tardi un ufficiale mi confidò che episodi di collera, nel generale, erano abbastanza frequenti, soprattutto ultimamente.
Ciò però non mi impedì di ammirare in lui la grande vitalità che conservava intatta e le imprese che posero le basi della conquista di Tobruk, certamente fra le più notevoli della storia della guerra; le stesse che segnarono indelebilmente il culmine della carriera vittoriosa di Rommel.

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un articolo inglese del 1942. St. Nazaire

… una formazione di 197 aerei della RAF, tra cui Halifax, Lancaster, Manchester, Wellington, Stirling e aerei Hampden ha preso parte, questa notte del 1942, ad un attacco di bombardieri pesanti contro la città industriale tedesca di Manneheim.
Per questo incarico, aveva appositamente assegnato al distaccamento di Stirling il compito di sganciare più di 40.000 bombe incendiarie sulla città per colpire ed abbattere il morale dei civili.
Questo è stato il 54° raid su Mannheim. Una città importante per la macchina da guerra tedesca perché al tempo annoverava molte fabbriche che producevano carri armati, parti di U-boat, motori diesel ed esplosivi ad alto potenziale.
Secondo i rapporti rilasciati dagli equipaggi della R.A.F., dopo il raid, le bombe pesanti hanno centrato gli edifici industriali e la città ha accusato l’avvio di moltissimi incendi che ne hanno devastato il centro abitato.
Altri bombardieri hanno contemporaneamente attaccato la base U-boot a St. Nazaire (nella Francia occupata), assieme ad aeroporti francesi ed olandesi, sempre occupati dai nazisti, ma nel caso specifico, mancando generalmente gli obiettivi assegnati.
Ma non è questo il punto.

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