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una verità sulla storia ufficiale

ovvero: una verità sul Sancta Sanctorum della storia del 1945.

Nel 1947, Trevor-Roper pubblicò The Last Days of Hitler: il libro al quale la storia ufficiale si vuole a tutti i costi riferire, usando le prove raccolte che a suo tempo portarono a compimento le indagini britanniche sulla morte di Hitler e dove Trevor-Roper concluse che Hitler ed Eva Braun si suicidarono nel Führerbunker il 30 aprile 1945, sparandosi, e con Eva avvelenata, poi i loro corpi bruciati nel giardino della cancelleria del Reich con 200 litri di benzina.
Le prove analizzate da Trevor-Roper furono principalmente basate su testimoni oculari (le cui limitazioni son conosciute) in unione a prove documentali, come le ultima volontà di Hitler ed infine il suo testamento.

Nelle edizioni successive, Trevor-Roper urlò la sua frustrazione nei confronti dei sovietici per avergli negato l’accesso ai prigionieri di guerra e ad altre prove circostanziali credute decisive.

A seguito del rilascio di importanti testimoni oculari dalle prigioni sovietiche negli anni ’50, Trevor-Roper aggiornò il suo libro per includere nuove testimonianze, che, si rivelarono d’accordo con le sue conclusioni iniziali.
Nel 1947, anche il tenente colonnello Byford-Jones pubblicò la sua prospettiva sulle indagini su Hitler. Quest’ultimo ebbe però un coinvolgimento limitato nelle indagini britanniche e alle informazioni ostacolate a causa delle restrizioni imposte dall’intelligence dell’epoca.
Tuttavia, il libro è utile per dimostrare le divergenze di alcuni individui riguardo le prove ottenute dall’intelligence britannica (Byford-Jones, in contraddizione con Trevor-Roper, mise in discussione l’autenticità del certificato di matrimonio di Hitler) e le prime tensioni della Guerra Fredda a Berlino che coincisero con il periodo delle indagini britanniche. Chi respirò quell’aria ricorda battibecchi continui sulla veridicità e sull’attendibilità delle prove esibite. Tuttociò continuò a verificarsi negli anni a seguire e senza sosta, sebbene non fosse apparsa ancora alcuna prova a sostegno di una tesi o del suo opposto.

Il libro di Trevor-Roper fu immediatamente e fortemente criticato anche dall’ex capo dell’intelligence americana ufficiale a Berlino, W.F. Heimlich, che concluse usando la testimonianza del testimone oculare che Hitler fu addirittura assassinato dai suoi dottori, secondo gli ordini di Himmler.
Egli sostenne che Trevor-Roper ignorò volutamente le prove cruciali, ne affrettò l’indagine, ostentò il mostrare un cadavere falso e proclamò conclusioni preconcette. Gli argomenti di Heimlich furono poi respinti dagli storici dell’epoca, si pensò, forse ad una questione di orgoglio ferito e soprattutto alla palese mancanza di consultazione di Trevor-Roper coi colleghi americani con i quali c’era sempre una strana competizione.
La teoria secondo cui Trevor-Roper arrivò a conclusioni preconcette fu sostenuta anche da autori come Peter Levenda. Levenda sostenne che Trevor-Roper fu nominato a guidare le indagini di Hitler da Dick White (futuro capo dell’MI6 (Secret Intelligence Service)) perché come storico sarebbe stato poi in grado di manipolare le prove per contrastare le affermazioni sovietiche sulla sopravvivenza di Hitler, trascurando quindi le prove che indicavano il sospetto della fuga di Hitler. Argomento che ricorda un po’ il segreto di Pulcinella: dove tutti lo conoscono ma nessuno ne parla apertamente.
Tuttavia, gli storici non avevano ancora analizzato i file dell’MI5 (Servizio di sicurezza) e quelli recentemente declassificati contenenti la corrispondenza tra White e Trevor-Roper in merito alle implicazioni del libro di Trevor-Roper.
Corrispondenza che occupò un periodo di tempo piuttosto lungo, facendo subire alla bozza del libro revisioni su revisioni e approvazioni che oscillarono tra Washington e Londra.
Ciò forse chiarirà se le considerazioni politiche offuscarono la possibilità di stabilire la verità sulla morte o non morte di Hitler.
Probabilmente, in quei giorni, l’imperativo più alto era quello di contrastare i sovietici che stabilire una verità così oscura; tanto più che i testimoni-chiave erano in mano russa e non c’era verso di poter ottenere rapporti veritieri sugli interrogatori. A tal proposito, occore notare come Mosca mantenne sempre un silenzio pressochè ufficiale sulla questione. I sovietici rilasciarono le prove gradualmente (com’era prevedibile); solo nel 1965 un membro dello SMERSH (l’agenzia sovietica di controspionaggio) mise in dubbio le conclusioni di Trevor-Roper sostenendo che un’autopsia sovietica sul corpo di Hitler mostrò che Hitler era morto solo per avvelenamento da cianuro. Poi verrà rivelato che non era vero nemmeno quello. Nel frattempo, l’ho scritto già, i russi si prodigarono a redigere per Stalin il famoso Dossier Hitler che subì a sua volta una serie infinita di revisioni prima di diventare definitivo.
Ciò permise a Reidar Sognnaes di confrontare l’autopsia con le prove degli archivi americani, come i rapporti dei medici e dei dentisti di Hitler che, – sostenne Sognnaes – dimostravano che il corpo analizzato nell’autopsia era effettivamente Hitler. Alcuni autori occidentali come James O’Donnell riconobbero i risultati dell’autopsia e la testimonianza combinata di testimoni oculari per concludere che Hitler contemporaneamente prese cianuro e poi si sparò. Questa, dopo lunghissimi dibattimenti, fu la versione ufficiale varata.

continua

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Bormann: new secret report 2

Nel 1964, Bormann fu nuovamente visto, nella zona di Villa Ballester,
in una fabbrica di birra visitata frequentemente dai tedeschi. L’informatore in questo caso era T. Karlokowski, un noto truffatore che vendette fasulle
monete d’oro. Karlokowski era solito viaggiare tra questi paesi vicini, e quindi, è stato sicuramente in grado di scoprire che Josef Mengele
era ben protetto dal colonnello Arganas, dell’esercito paraguaiano e
che era coinvolto nella vendita di macchine agricole.
E’ stato confermato che si incontrarono nel birrificio quando improvvisamente apparve il sign. Goldstein (evidentemente, Bormann). Era accompagnato da un giovane biondo, apparentemente un tedesco. I convenevoli furono particolarmente brevi. Bormann disse che il giorno seguente stavano per  tornare a sud, in una fattoria della Patagonia.
Di nuovo, la pista di Bormann andò ancora persa.

Tracce si ripresentarono nel 1968 quando un giorno si presentò nello studio medico del dott. Francisco Ubistondo, ad Arenales, sulla strada per Pueyrredon. Sembrava soffrire di dolore associabile all’epatite. Il paziente si lasciò sfuggire molte parole in tedesco e la cosa insospettì il medico. Il caso poi venne alla ribalta nel momento in cui il dottore ne parlò con l’informatore Zuccarelli che più tardì lo comunicò all’agente Rodriguez che gli mostrò una fotografia di Bormann e Mengele per identificarlo ed infatti risultò trattarsi proprio del braccio destro di Hitler. Ma intanto era nuovamente sparito.

Altri avvistamenti confermati, certificati da persone sicure, riportano che Bormann, per un breve periodo, in Buenos Aires. Poi si ritirò sulle Ande argentine in un ranch di 5000 acri, con bestiame e pecore, a circa 60 miglia a sud di San Carlos de Bariloche e lì sembra rimasto da quando Juan Peron fu costretto a cedere il potere nel 1955. Poi sembra spostatosi in un’altra casa sicura e remota per altri due anni.
Attraverso tutto questo tempo si continuava a ricevere informazioni che il nazista era l’oggetto di una intensa caccia internazionale all’uomo: era inseguito da agenti britannici, americani, della Germania occidentale e dai confidenti del centro di Wiesenthal, ma il trovarlo risultava davvero troppo difficile. L’organizzazione di Bormann aveva molti collegamenti politici e commerciali nelle capitali di molte nazioni attigue ed il muovere troppo polverone nella ricerca avrebbe potuto mettere in crisi i rapporti politici con questi paesi.

Di sicuro è accertato che, dal Cile, Bormann ha continuato per molti anni la sua complessa attività di affari gestendoli da Kolonie Waldner. Si è servito di esperti amministratori aziendali professionisti che tornavano settimanalmente per portargli i rapporti sugli investimenti e le notizie sulla crescita delle società controllate. E’ poi stato visto e fotografato come sorvegliante delle piantagioni, con stivali, pantaloni e camicia di colore bianco, un cappello panama a tesa larga. Un cappello del genere, oltre ad essere una protezione dal sole era anche la protezione dai ragni velenosi che cadevano dagli alberi.

Dopo questo periodo, sembra che sia tornato sulle montagne argentine al confine col Cile. Si parla degli anni 70.

Tanto per dare delle cifre dell’epoca, un censimento sommario (preso per difetto) attribuisce che in queste zone la popolazione dell’Asse, per esempio in Colombia, totalizzava 5804 persone: 4.113 tedeschi, 1572 italiani e 159 giapponesi.
Dagli anni quaranta queste comunità dell’Asse erano continuamente in comunicazione tramite la stazione radio locale in Valparaiso, in Cile.
Una stazione radio, diremmo, – futuristica per l’epoca – che trasmetteva in Germania informazioni dagli agenti operanti in Cile, Argentina, Perù, Colombia, Ecuador, Guatemala, Mexico e gli Stati Uniti, gestita dalla tedesca Compania Transportes Maritimos, che disponeva anche di un proprio servizio armato di sicurezza impenetrabile.

E’ stato confermato che oggi Bormann può essere paragonato al classico presidente del consiglio di amministrazione di un vasto complesso commerciale internazionale, di un’organizzazione che deteneva
risorse maggiori rispetto a qualsiasi società di investimento privato, a Wall Street.
Bormann, per quanto invecchiato, ha continuato a guidare il destino del suo impero finanziario, rimanendo sempre nell’ombra.
Con il merito di essere stato sufficientemente prudente e tanto previdente da
rendersi conto che le risorse che controllava dovevano essere collocate in
mani più giovani, e oggi il consiglio direttivo senior del gruppo Bormann si riflette in una generazione più giovane, comprendente manager professionisti, avvocati e finanzieri, che stanno pilotando il commercio ed il denaro spostandosi tra i mercati delle Americhe e l’Europa.
Esperti economisti hanno affermato che l’organizzazione di Bormann ha il massimo in fatto di potere e in sostanza, nessuno può manometterla.
E’ stato detto: “Non puoi attaccare queste persone; se lo fai può essere estremamente rischioso.”

Per tutto questo, e per quello riportato su diversi testi scritti nel nuovo secolo, se la Germania non ha potuto vincere la guerra sul campo, a mio modo di vedere, è stata per anni sul punto di vincerla in campo economico e a livello mondiale.


Bormann: new secret report

All’inizio del 1943, dopo le pesanti disfatte tedesche sul fronte Orientale e quello africano, una riunione economica ed industriale dei capi industria inviò un preciso rapporto alla Cancelleria dove si precisava che la Germania, nel giro di pochissimi mesi, non sarebbe stata più in grado di fornire il necessario supporto al Reich millenario, dato che le risorse economiche e materiali o non erano più sufficienti o, addirittura, non più disponibili. Insomma: il disastro era annunciato ed imminente.

Il rapporto fu portato all’attenzione di Martin Bormann, in quel momento segretario generale e braccio destro (con un potere immenso) di Hitler, che lo costrinse a prodigarsi nel stringere rapporti stretti con Heinrich Doerge (consigliere della Banca Centrale di Argentina), Ricardo Von Leute (direttore della tedesca Atlantic Bank), Ricard Staud e Ludwig Freude; tutti nomi che saranno poi implicati nella gestione e distribuzione dei tesori nazisti.

Alla fine del 1943, Martin Bormann si preparò a lanciare l’operazione “Tierra del Fuego“, che prevedeva il trasporto di immense quantità di oro, denaro, scorte, dipinti e altri preziosi e oggetti d’arte in Argentina tramite sottomarini.

A causa del delicato momento militare e dato che le rotte terrestri di trasferimento dei tesori potevano avere molti problemi, Bormann  (contando sulla collaborazione sicura del governo argentino) escogitò il trasferimento di questo tesoro attraverso numerosi voli notturni da Berlino a Madrid e da lì a Buenos Aires.

Anche dopo la caduta della Germania, i sottomarini arrivarono a Mar de Plata e nella vicina Patagonia e scaricarono una quantità invereconda di materiale misterioso e super-protetto come normale merce senza subire mai alcun controllo o intoppo. Testimoni oculari ricordano che per le operazioni notturne di scarico erano impiegate oltre 200 persone. Fonti informate asseriscono che diverse volte fino al 1945 sono giunti convogli di U-boot fino ad 8 unità a viaggio. I testi ufficiali riportano dati molto più contenuti che parlano di 2 unità.

Nel 1948, Bormann fu notato camminare per Buenos Aires.
Secondo a rapporti DAE 356/48 e DAE 481/50, fu notato per strada incontrare il dottor Pino Frezza, che lo riconobbe, dopo averlo conosciuto in Germania (per la precisione, a Berlino, durante una visita di Hitler in una birreria). La persona che riferì di aver osservato questo l’incontro casuale era un ingegnere, di nome Juan Felisiak.
L’incontro si verificò al 500 di Lavalle Street.
Più tardi andò nella città di Paraná, dove vide di nuovo con Jan Felisiak. In Paraná si fece chiamare David. Rimase lì fino al 1951.

Bormann si trasferì poi a Santa Catarina, in Brasile, dove usò lo pseudonimo di Eliezer Goldstein. Qui, fu profondamente coinvolto nel coordinamento delle attività dei coloni tedeschi in Paraguay, Argentina e Brasile.
Tuttavia, tutte le indicazioni sono che la sua residenza permanente fu al Mato Grosso, dove un gran numero di fuggiaschi, profughi e delinquenti sono vissuti e risiedono tuttora.
Qui è dove Martin Bormann mantenne i contatti con i corrieri della nota organizzazione chiamata La Araña, che si è dedicata a fornire aiuto a tutti i fuggitivi nazisti nel dopoguerra.

La Araña è la versione sudamericana dell’organizzazione tedesca “Die spinne” (il ragno).

Infatti, qui Bormann fu conosciuto come il Führer del Sud America, poiché, secondo un parere condiviso, con la grande quantità di denaro, oro, oggetti preziosi e opere d’arte, i fuggiaschi fuggiti dai tribunali e dalle prigioni d’Europa furono in grado di vivere senza nessuna difficoltà.

Alla fine del 1954, Martin Bormann fu visto a Mina Clavera, vicino a Cordova, in compagnia di due uomini con cognomi spagnoli.
In zona prese il nome di José Pérez.
Arrivò all’hotel di Mina Clavera soffrendo di problemi allo stomaco e chiese che il direttore dell’hotel gli portasse medicine per la gastrite.
Uno dei suoi compagni, di nome Jimenez, face un viaggio a Río Zeballos con il proprietario dell’hotel. Prese alcuni documenti con lui e una volta a destinazione, ricevette documenti regolari per un certo Pérez.
Il gestore dell’hotel per caso sentì alcune conversazioni in cui si nominavano la città di Bariloche [Argentina], Valdiva [Cile] e anche San Paolo [Brasile]. Più tardi, quando consegnò a “Pérez” un bicchiere di latte il direttore dell’albergo iniziò a convincersi che le persone interpellate dovevano essere molto importanti e colui che aveva di fronte fosse un personaggio altrettanto di livello e quindi pensò di rendere nota la circostanza ad un agente del S.I.R. (del settore di Córdoba) e andò con l’agente e andò con l’agente a Río Zeballos, dove Bormann e i suoi amici si erano attestati.

Con la caduta del governo Peronista i nazisti ripiegarono in Cile, Paraguay ed in particolare in Brasile.
Fu così che nel 1956 Martin Bormann si stabilì a San Paolo, dove un gran numero di simpatizzanti della filosofia nazista si stava radunando in massa, pur sapendo che non avrebbero trovato qui lo stesso appoggio goduto in Argentina nel passato recente.
Nel dettaglio, fonti sicure lo ricordano nella proprietà di Alban Drug, precisamente a Hohenhauer , nell’Alto Paranà. A San Paolo, Bormann collaborò con i membri dell’organizzazione Odessa, che esisteva per dare aiuto agli ex soldati delle SS.
Odessa era un ramo di La Araña.

Martin Bormann ora adottò il nome di Goldstein.
Provò a nascondersi in modo permanente, poiché gli aguzzini ebraici erano spesso in giro, cercando meticolosamente criminali di guerra nazisti che stavano tentando di eludere la giustizia.
Nelle strade di San Paolo, Martin Bormann fu visto da una donna che lo riconobbe e così fu costretto rapidamente a lasciare la città assieme a molti esponenti del gruppo nazista che in quel momento stavano sviluppando un potere ragguardevole nel triangolo di Argentina, Paraguay e Brasile.

Nel 1957, fu visto nella città di Bariloche, dove di nuovo stava sviluppando e coordinando le attività naziste. Si nascose sempre sotto un cognome ebraico, per sfuggire all’attenzione dei commando israeliani.
Da Bariloche, Bormann si spostò in Valdivia, apparentemente per acquisire una fattoria o stabilire contatti con un’organizzazione segreta nazista operante nel sud del Cile.

Nel 1958, Bormann rimase nella sua residenza sicura nel Mato Grosso,
ma l’anno seguente andò in Paraguay, dove un ex membro della Wermacht lo osservò in un incontro riservato con il dottor Josef Mengele, nazista che praticava la medicina in Argentina e che, come Bormann, era ricercato dai servizi segreti israeliani. Questo incontro ebbe luogo a Hohenauer, la città praticamente fondata dai coloni tedeschi della zona sopra citata.
In questo modo Bormann fu in Paraguay, ben sorvegliato dal colonnello Arganas e dalla sua milizia, che controllava tutte le operazioni di contrabbando tra Asunción e San Paolo, operazioni principalmente condotte da ex piloti tedeschi della Luftwaffe.

Nel 1961, Bormann passò dal Mato Grosso alla città di Iguazu,
rifugiandosi a casa di un ex soldato delle SS. Qui rimase appena tre
giorni, dal momento che non è mai rimasto a lungo in un posto.
Non era solito fidarsi di chiunque e quasi sempre viaggiava da solo e soltanto raramente con un compagno.

Dal 1962, apparentemente, le tracce di Bormann si confondono, anche se c’erano sempre notizie delle attività del Dottor Mengele in Paraguay, dove stava sviluppando intense attività.

Qui, incrociando i dati raccolti recentemente dalla serie Hunting Hitler, risulta che Mengele era amministratore unico della centrale idroelettrica di Rincon del Bonete (in Paraguay) dove si produceva acqua pesante. – Si veda nel dattaglio: – Hunting Hitler 3 – ep. 7 -.

La situazione oggettiva di Bormann era molto diversa: poteva contare su enormi somme di denaro che aveva investito in diverse aziende e
quindi, libero dal lavorare e potendo concentrare i suoi sforzi
rimanendo sempre nascosto, proteggendosi e continuando a incoraggiare l’ideologia nazista. Tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di incontrarlo sono concordi nell’affermare che Bormann fu un uomo particolarmente astuto.

continua


crisi e contro-crisi di civiltà

Lo squilibrio tra dittature e democrazie, al contrario di quello che si riteneva correntemente, ha portato alla guerra. Il pensiero di molti scrittori politici era esattamente l’inverso e cioè che se tutte le Nazioni si fossero rette a sistema autocratico, l’urto tra gli imperialismi avrebbe fatalmente aperto la via al conflitto armato.
Fino a ieri si diceva che le autocrazie formavano un equilibrio con gli istituti democratici e si ha ragione di sperare che l’antagonismo non riesca mai su un piano fatale. Nulla di più inesatto.
Daltronde, come gli avvenimenti hanno largamente dimostrato.

I gruppi hanno avuto paura degli individui; la diffidenza si è acuita, l’intolleranza inacerbita fino a diventare intollerabile.
La guerra è divenuta inevitabile proprio quando questo divario s’è accentuato appunto perchè la voce delle collettività governanti attraverso la democrazia è perfettamente stonata con quella delle masse governate da un solo individuo.
L’errore numero uno, che è un errore limitato, s’è perduto poi in un errore più grande, addirittura di prospettiva. S’è cercato di restringere la diagnosi della crisi all’esplosione violenta del conflitto tra due sistemi di governo.
Nei paesi anglosassoni, in modo speciale, s’è additato l’ordine fascista o nazista come l’antidoto di quello libero-democratico, capace di creare l’impossibilità della coesistenza e di conseguenza, il conflitto d’idee e di armi.
Il conflitto, viceversa, era determinato da cause più larghe e generali: l’incapacità umana di trovare un sistema di vita che rapportasse i mezzi e gli istituti del mondo antico alle esigenze e alle possibilità del mondo moderno. Questa incapacità ha provocato uno scontro che nessuno voleva e che tutti non hanno saputo evitare.

Non si può dire che oggi, più o meno dopo tre anni di guerra interi, il senso di questo conflitto sia chiaro a ciascuno.
V’è un disfattismo spirituale che è peggiore di quello militare che va combattuto e superato con una serenità che non si lasci agganciare dalle circostanze ma se ne distacchi mentalmente per fissarsi solo sulla meta comune.

Crisi di civiltà. Questa è la diagnosi meditata e ferrea alla quale non si può sfuggire.
La propaganda britannica, delle due dittature da combattere, la propaganda americana dei metodi empirici da applicare rappresentano differenti manifstazioni d’uno spirito conservatore, differente nei metodi, uno nella sostanza.
Il fenomeno, veiceversa, si slarga in un alveo sempre maggiore.
E’ un processo storico in fatale evoluzione.
I943, che nasce sotto la plumbea cappa della più aspra guerra, non è che un ponte verso l’epilogo in cui l’umanità avrà conquistato, attraverso la tragedia, il suo migliore avvenire.   Forse.


chi ha visto. chi ha sentito. chi ha saputo

witnesses – testimoni

Il sign. Raul Damonte Taborda raccontò che nel novembre 1945 un umile contadino entrò nell’ufficio del periodico “Critica” di Buenos Aires, dopo un lungo viaggio fatto a sue spese, per confidare di aver visto con i suoi occhi, in una tenuta di una proprietà tedesca in Patagonia, Adolf Hitler in persona.
Raul Damonte Taborda, deputato ed ex-presidente della Commissione Investigativa delle Attività Anti-Argentine, il 20 ottobre 1945 rilasciò in Brasile una dichiarazione nella quale si specificava che la rivoluzione militare in Argentina fu un complotto nazista per riconquistare la supremazia mondiale.

Nell’autunno del 1952, molti testimoni affermarono che Hitler, con più rughe e più capelli grigi, violando il suo diktat di massima discrezione, volò in aeroplano fino ad una zona “sicura” della provincia di Cordoba, Villa Carlos Paz, sulle rive del lago San Roque. Là avrebbe avuto una conversazione privata con Ricardo Klement (Adolf Eichmann), persona che spacciandosi tecnico della squadra del prof. Armin Schoklitsch, studioso del potenziale idroelettrico della provincia di Tucuman, doveva fornire una relazione tecnica. Secondo questi testimoni passeggiarono lungo le rive del lago per diversi minuti e si salutarono con una lunghissima stretta di mano. Per i presenti, fu un semplice incontro di lavoro tra il sign. SCHRITTEMLAYOR ed il sign. Klement.

Secondo un articolo del giornale francese “Le Figarò”, Alain Pujol, storico ed ex-membro del servizio segreto francese, Duexieme Bureau – ha confermato che il 7 febbraio del 1945 un U-Boot ha effettuato il trasporto n. 17-44 (il 17° di 38 viaggi censiti) a San Clemente del Tuyù, Buenos Aires, con i seguenti valori:
187.692.400 marchi tedeschi, 17.576.500 dollari, 4.682.500 sterline inglesi, 24.976.500 franchi belgi e 54.963.000 franchi francesi, più 870 chilogrammi di platino, 2.511 chilogrammi in oro e 4.638 carati di diamanti.
Sembra che il trasporto abbia consegnato i pacchi alla residenza Lahusen mediante diversi camion recanti la scritta “Gheime Reichssage” la notte tra il 28 ed il 29 marzo di quell’anno.
Un altro particolare. I sottomarini avrebbero consegnato, ad intervalli di sei/otto settimane e che giunsero in diversi punti della costa, dalla baia di Samborombón fino a quella di San Sebastiàn.

Una notizia tecnica. Rovistando nel web ho trovato che il sommergibile U-977, uno dei tanti che arrivarono in Argentina, era dotato di un innovativo sistema radar: si chiamava Radardetektor FuMb26 Tunis che iniziò ad essere installato in alcuni sottomarini nazisti a partire dal maggio 1944. Riusciva ad identificare segnali della presenza di aerei nemici ad una distanza di circa 50 Km in tutte le direzioni. Inoltre, generava  una specie di “campo di protezione” che impediva al sommergibile di essere intercettato dai radar degli Alleati.
(foto dell’antenna del radar speciale dell’ U-977 sono presenti negli archivi della Marina Argentina).

Secondo ancora un altro giornale locale, nel porto di Comodoro Rivadavia, all’epoca area strettamente militare, dal marzo 1945, i nazisti venivano ogni volta accolti con la banda e tutti gli onori. Ogni volta che sbarcavano i tedeschi si preparava un doppio schieramento di militari dove al centro passavano i nuovi arrivati e si creava un passaggio sulle note della marcia nazionale e di quella tedesca. Lo diceva la gente semplice.

L’arrivo di Bormann in Argentina avvenne tre anni dopo quello del Fuhrer e da subito mise le cose su un altro piano. Hitler era il passato. Il passato doloroso della guerra sempre più lontano e Bormann, riciclatosi nella nuova epoca grazie alla sua intelligenza, alla sua furbizia, ma fondamentalmente perchè aveva le chiavi di accesso al denaro – ne era il presente. L’uomo, cioè, che gestiva le finanze ultra-milionarie dei nazisti in esilio ed i rapporti con il potere politico e militare internazionale. Hitler morto ma vivo, non era più utile né a Bormann, né alle potenze alleate. Per questo l’ex-segretario del Fuhrer se ne distaccò fin da subito. Si è scritto, all’epoca, che Bormann avesse rapporti stretti con il governo americano e con la grande industria; si cita nel caso la Union Banking Corporation, la Brown Brothers, Harriman, Rockfeller, Ford, IBM, General Motor, Standard Oil, ecc.

E dopo tutto questo scritto, mi capita ancora di sentire su NatGeo, Discovery e quant’altro che Hitler è morto il 30 aprile 1945 nel bunker… e su diversi PDF trovo scritto che la realtà supera di gran lunga la fantasia e, aggiungerei, molta regia televisiva.


bollettino 988: 7 febbraio 1943

 

 

 

Vivace attività delle opposte artiglierie al confine libico – tunisino. In Tunisia azioni di reparti esploranti: abbiamo fatto alcune decine di prigionieri; una pattuglia autocarrata americana, spintasi verso le nostre linee, veniva catturata.

Velivoli dell’Asse hanno portato i loro attacchi su concentramenti di automezzi e colonne di rifornimenti in marcia; navi alla fonda nella rada di Tripoli sono state bombardate.

Aerei nemici lanciavano ieri bombe e spezzoni presso Finale (Pa­lermo) provocando l’incendio di una zona boschiva e mitragliavano due treni viaggiatori tra Licata e Gela e nelle vicinanze di Cassibile (Siracusa), causando un morto e cinque feriti.

Le truppe sovietiche raggiungono Azov, alla foce del Don, e continuano ad avanzare su Rostov. In Ucraina arrivano a Kramatorsk, a nord di Donetz.

Nelle isole Salomone il 161esimo reggimento di fanteria americana attraversa Umasani e avanza su Bunina Point. Nella notte, dopo aver subito un nuovo attacco aereo americano, 18 cacciatorpediniere giapponesi si sono imbarcati sugli ultimi 2.000 soldati evacuati dell’isola.


dopo Stalingrado. after Stalingrad

Voglio dire: al 31 dicembre del 1942, pur con gravissime perdite, secondo dati offerti da Washington in un documento abbastanza riservato, alla Russia di Stalin sono stati spediti 3200 carri armati, circa 2600 apparecchi di ultima generazione, una quantità difficilmente misurabile di munizioni di ogni genere e di vario materiale medico.
Dalla Gran Bretagna, sempre in Russia, sono stati inviati 2600 carri armati, 2000 apparecchi, 81.000 autocarri e veicoli di ogni tipo, più derrate alimentari in quantità maggiore di quelli ricevute dall’America per l’Inghilterra.
Direi, come minimo, una bella rimpolpata per i russi.
Direi pure che il capitale, in questo caso, al comunismo fanno un bel comodo!
Ricevere in 6 spedizioni, senza far alcuna fatica, 5800 carri armati e 4600 aerei, fanno che si gioca ancora!
Poi mi capita di leggere un articolino dove si riporta, sulla base di indizi non ambigui, che le ipoteche staliniane (le pretese) si protendano in tre direzioni:
– le chiavi scandinave nell’Atlantico settentrionale;
– le chiavi turche del Mediterraneo orientale;
– le chiavi britanniche del Medio Oriente e dell’India.
A me sembra, a questo punto, che per il comunismo la lotta al capitalismo riguardi solo a quello degli altri… ma forse esagero.
E in Inghilterra c’è chi vuole andare incontro a gran velocità alle pretese bolsceviche.
Nelle ultime discussioni a tal proposito, Lord Beaverbrook ha spezzato la seguente lancia a favore dei sovietici dicendo: “mandate più aiuti alla Russia, mandate tutto quello che si può mandare. L’avvenire dell’Europa dipende sempre più dalle relazioni fra la Russia e la Gran Bretagna e senza buone relazioni con i sovieti la situazione può divenire per noi da un momento all’altro disperata“.


A questo punto c’è anche chi si è toccato nelle parti intime.
Ma non finisce qui. Il Washington Tribune racconta che molti americani sono del parere che un’ Europa sotto il dominio sovietico sia forse la miglior soluzione dei problemi del dopoguerra e secondo l’articolista, non desta alcuna sorpresa che abbia l’intenzione di rettificare i suoi confini nel centro e nel mezzogiorno dell’Europa, annettendosi una parte della Polonia, la Bessarabia, la Moravia e la Dobrugia.    Siamo a posto.
Una curiosità: ma a tutta quella gente che la Russia vuole mangiare in un sol boccone ha detto qualcosa, prima?
Nessuno sarebbe sorpreso se Mosca estendesse la sua influenza (questa frase mi piace… anche se in realtà è un tragedia…) fino al Golfo Persico.
Ma c’è della gente lì… e non so se sarebbero tutti d’accordo…
Comunque sembra che anche il popolo jugoslavo sia favorevole a concedere alla Russia uno sbocco nel Mediterraneo.
Qualcuno grida che i russi potrebbero portare sicuramente la pace al continente europeo così straziato da secoli di guerre e così sarebbe meglio per tutti.
Fra un po’ urlo.

Dunque, a gennaio del 1943, la Russia che non ha ancora vinto nemmeno un boero, avanza queste pretese. Cosa succederà in futuro?


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