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cosa ho scoperto…

… con ricerce forsennate nel web, con fatica irraccontabile (per non rompere i vostri santissimi… c……) e l’aiuto di un amico impagabile, ho trovato che alla fine del 2005, la cultura popolare americana ha reso omaggio ad uno dei più grandi giornalisti di tutti i tempi.
In “Goodnight and Good Luck“, la vita e il lavoro del giornalista televisivo e radiofonico della CBS Edward R. Murrow hanno fornito il materiale, addirittura, per un lungometraggio di Hollywood.
Paul Manning è stato probabilmente il più grande dei “Murrow’s Boys“: il gruppo di giornalisti esperti che correvano in Europa durante la seconda guerra mondiale. Dopo esser stato addestrato come mitragliere e inviato in missioni di combattimento in volo in Europa e in Giappone, Manning trasmise le trasmissioni di Germania e Giappone sulla rete radio CBS. Dopo la guerra, Manning intraprese una serie di indagini sul segretario di Hitler, Martin Bormann e sulla rete di capitali del dopoguerra che ispirò, in misura considerevole, le ricerche particolari dei Murrow. Parzialmente patrocinata dalla CBS, la storia dell’organizzazione di Bormann si è dimostrò politicamente troppo delicata per essere diffusa all’opinione pubblica, questo, secondo la rete americana.

Il risultato delle indagini aveva documentato che una rete decisamente potente di entità aziendali, gestite da esperti veterani delle SS, negli anni dopo la guerra il gruppo Bormann costituì quello che un veterano competente chiamò:
la più grande concentrazione di potere monetario sotto un unico controllo, nella storia“.

 

Le basi solide (e dire solide è un’eufemismo…) di tutta questa organizzazione erano i soldi, i molti e molti soldi che i nazisti avevano a disposizione. Controllarono la grande industria tedesca e, attraverso gli investimenti, gran parte del resto dell’economia mondiale.
L’organizzazione fu il deposito delle ricchezze rubate in Europa. Secondo le stime dell’intelligence britannica questo pull di persone aveva a disposizione liquidità per oltre 180 miliardi di dollari, entro la fine del 1943 (escluso il denaro prelevato dalla Grecia e dall’ex Unione Sovietica e quello rubato dopo il 1943).
Direi, impressionante, se si fa un raffronto al valore della moneta in rapporto con quella dei giorni in cui scrivo qui. Questa organizzazione costituiva, dopo il 1945, letteralmente un “Reich sotterraneo” con una gerarchia governativa composta dai figli e dalle figlie di uomini delle SS”, che detenevano ancora gradi militari e titoli del Terzo Reich.
Oltre all’enorme potere derivante dall’influenza economica, il gruppo Bormann esercitò una tremenda influenza globale su tutto; politica (governativa compresa) attraverso la sua rete di intelligence e con forze dell’ordine. Amministrato dal generale SS Heinrich Mueller, capo della Gestapo in tempo di guerra, la rete di intelligence e sicurezza del gruppo Bormann era composta da alcuni dei veterani più seri e capaci delle SS. Inoltre, l’organizzazione di Bormann e la squadra di sicurezza di Mueller comandarono la lealtà ed il comportamento di elementi politici, dell’intelligence e i beni militari requisiti dagli Alleati dopo la guerra.
A tale riguardo, l’operazione Bormann / Mueller poteva attingere alle lealtà del gruppo di spie di Reinhard Gehlen che gestirono l’intelligence della CIA sull’ex Unione Sovietica e che alla fine divennero il servizio di intelligence della Repubblica Federale di Germania. Inoltre, Bormann e Mueller erano i maestri politici dei numerosi scienziati reclutati dagli Stati Uniti e da altre nazioni (op. Paperclip – ne ho parlato nel blog) per la loro esperienza durante la Guerra Fredda, così come i numerosi nazisti portati negli Stati Uniti sotto gli auspici della Crociata per la libertà.
Questi ultimi alla fine si riunirono in un elemento importante del Partito repubblicano, dopo la morte di Hitler, nel 1971.

Con le sue capacità economiche, politiche e di spionaggio, il gruppo Bormann incarnò il trionfo delle forze del nazionalsocialismo nel periodo postbellico.
Mentre gli Stati Uniti erano l’elemento dominante all’interno del sistema internazionale dei cartelli prima e durante la seconda guerra mondiale, il gruppo Bormann fu l’entità primaria nell’economia globale del dopoguerra.

L’influenza dell’organizzazione riuscì a rimanere nell’ombra con successo di fronte alle varie indagini giornalistiche che sorsero nei decenni dopo la guerra fredda. Indagando sul destino “ufficiale” di Bormann sovvertendo quella dubbia verità ufficiale (presumibilmente ucciso alla fine della guerra) con fatti storici dimostrabili, come indicato da Manning.

Riferendosi alle informazioni del fascicolo dell’FBI su Bormann, Manning scrisse:

“. . Il fascicolo rivelava che dal 1941 aveva operato in banca sotto il proprio nome dal suo ufficio in Germania nella Deutsche Bank di Buenos Aires; che aveva un conto congiunto con il dittatore argentino Juan Peron, e il 4 e il 5 e il 14, 1967, aveva scritto assegni su conti enormi nella prima banca nazionale della città (New York City, New York, The Chase Manhattan Bank e produttori) Hanover Trust Co., tutti bonificati tramite la Deutsche Bank di Buenos Aires. . . “.

(fonte: [Martin Bormann: nazista in esilio, pagina 205].)
Info sconvolgenti in Martin Borman – Nazi in Exile
pubblicato come html da animalfarm.org.
Per ulteriori info si contatti: Joseph P. Farrell – via Google.

 

altra nota.

Si noti come per gli italiani di oggi sia sempre così difficile ottenere informazioni sull’argomento.
Non si trovano libri giusti, ci sono solo informazioni censurate (è una mia idea) di scrittori che hanno abbracciato solo le tesi ufficiali e che non ammettono che si possano scoprire altre verità.
E’ difficile. Davvero. Non scrivo “da aver anche paura“, ma quasi.
Una certa prudenza, comunque è da considerare preziosa.

 

thanks to Nils Haven for his support

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29 novembre 1942: news

war-News

Situazione militare
(comunicato ufficiale rilasciato in pubblicazioni dell’epoca)
.

FRONTE ORIENTALE.
Nel settore del Terek, fra il Volga ed il Don, nell’ansa del Don, nel settore centrale, a sud-est del lago Ilmen. Continuano gli attacchi nemici puntualmente respinti.

Dal 7 al 25 novembre, nelle acque  del Nord Africa i nemici hanno perduto 99 piroscafi da trasporto e 43 unità da guerra.

FRONTE LIBICO E MEDITERRANEO.
In Cirenaica e in Tunisia attività di pattuglie con azioni locali.
Intensi gli scontri. Buona la risposta delle truppe germaniche nelle circostanze segnalate.
Combattimenti aerei: 16 apparecchi nemici abbattuti.

FRONTE NORD-OCCIDENTALE.
nessuna notizia pervenuta in data odierna

FRONTE del PACIFICO.
nessuna notizia pervenuta in data odierna


17 novembre 1942: news

Attività politica e diplomatica.
war-News

Da Madrid si annuncia che il Caudillo ha ordinato una mobilitazione parziale dell’Esercito spagnolo.

 

Attività militare.
FRONTE ORIENTALE.
Nel Caucaso avanzata germanica a nord di Tuapse e nel settore dell’Elbrus. Attacchi sovietici nel settore di Terek e del Wolchow.

FRONTE LIBICO E MEDITERRANEO.
In Cirenaica Derna è stata evacuata.
Continuano i combattimenti.
Colonne nemiche in marcia ad est di Bona e nella Tunisia meridionale sono state colpite da azioni aeree dell’Asse.

FRONTE NORD-OCCIDENTALE.
Incursione aerea britannica sulla Germania nord-orientale.

FRONTE del PACIFICO.
nessuna notizia pervenuta in data odierna


Stalingrado 1942. riassunto breve

Il 9 luglio 1942 Hitler modificò il suo piano originale ordinando la cattura simultanea di Stalingrado e del Caucaso. L’Army Group South fu diviso in Army Group A (con Field Marshal Wilhelm List ) e l’Army Group B (sotto Bock). In pochi giorni, Bock fu sostituito alla testa del gruppo di armate B dal Feldmaresciallo Maximilian von Weichs. La divisione delle forze esercitò un’enorme pressione su un sistema logistico di supporto già molto affaticato. Infatti causò una pericolosa divisione tra le forze, consentendo alle forze sovietiche di fuggire dall’accerchiamento e di ritirarsi verso est. Mentre il gruppo dell’armata A catturava Rostov-na-Donu , penetrò profondamente nel Caucaso (Operation Edelweiss).
Il Gruppo B intanto faceva lenti progressi verso Stalingrado (operazione Fischreiher) ed Hitler intervenne di nuovo nell’operazione riassegnando il Quarto Panzer Army del gen. Hermann Hoth, dal gruppo di armate B al gruppo di armate A, per aiutarli nel Caucaso.
Dopo alcune peripezie, il punto di svolta della battaglia arrivò con un’enorme controffensiva sovietica – (nome in codice Operazione Urano (19-23 novembre) -, che era stata pianificata dai generali Georgy Konstantinovich Zhukov , Aleksandr Mikhailovich Vasilevsky, e Nikolay Nikolayevich Voronov. Fu lanciata con due puntali, a circa 50 miglia (80 km) a nord e a sud del saliente tedesco, la cui punta principale era a Stalingrado.
La controffensiva stupì completamente i tedeschi, i quali pensarono che i sovietici fossero incapaci di organizzare un simile attacco. L’operazione fu una manovra di “penetrazione profonda”, che attaccò, non la principale forza tedesca in prima linea nella battaglia per Stalingrado – i 250.000 uomini rimasti della Sesta Armata e il Quarto Panzer Army, entrambi nemici formidabili – ma colpendo invece i fianchi più deboli delle forze alleate.


Quei fianchi erano esposti in modo vulnerabile sulle steppe aperte che circondavano la città e furono difesi debolmente da truppe rumene, ungheresi e italiane non attrezzate a sostenere attacchi di massa.
Gli attacchi penetrarono rapidamente e il 23 novembre le due punte degli attacchi russi si unirono a Kalach, a circa 60 miglia (100 km) ad ovest di Stalingrado; così l’accerchiamento dei due eserciti tedeschi a Stalingrado si era completato.
L’alto comando tedesco sollecitò Hitler e permise a Paulus e alle sue forze di rompere l’accerchiamento e riunirsi alle principali forze tedesche a ovest della città, ma Hitler non avrebbe mai preso in considerazione una ritirata dal fiume Volga e ordinò a Paulus di “resistere e combattere fino all’ultimo uomo”.
Con l’inverno le scorte alimentari e mediche diminuirono e le forze di Paulus si indebolirono molto.
Hitler assicurò che la 6° armata sarebbe stata rifornita dalla Luftwaffe , ma i convogli aerei poterono fornire solo una piccola parte delle scorte necessarie.
A metà dicembre Hitler ordinò a uno dei più talentuosi comandanti tedeschi, Field Marshal Erich von Manstein , di formare uno speciale corpo d’armata per salvare le forze di Paulus combattendo verso est (Operation Winter Tempest), ma poi stranamente si rifiutò di lasciare che Paulus combattesse contemporaneamente verso ovest per collegarsi con von Manstein. Quella decisione fatale condusse allo sbando le forze di Paulus, poiché le forze di Manstein semplicemente non avevano le riserve necessarie per sfondare da sole l’accerchiamento sovietico.

I sovietici ripresero quindi l’offensiva (l’operazione Saturno, iniziata il 16 dicembre) per ridurre la tasca dei tedeschi circondati, per evitare ulteriori sforzi di soccorso e preparare il terreno per la capitolazione finale dei tedeschi a Stalingrado. Il fiume Volga era ormai ghiacciato e le forze e le attrezzature sovietiche furono inviate sul ghiaccio in vari punti della città. Hitler esortò le forze tedesche intrappolate a combattere fino alla morte, spingendosi fino a promuovere Paulus come Maresciallo (e ricordando a Paulus che nessun ufficiale tedesco di quel grado si era mai arreso). Con gli eserciti sovietici che si stavano avvicinando come parte dell’operazione Ring (iniziata il 10 gennaio 1943), la situazione era ora senza speranza.
La 6° armata era circondata da sette eserciti sovietici.
Il 31 gennaio Paulus disobbedì a Hitler e accettò di arrendersi. Ventidue generali si arresero con lui e il 2 febbraio l’ultimo dei 91.000 uomini affamati e congelati (tutto ciò che restava del sesto e del quarto esercito) si arrese ai sovietici.

I sovietici radunarono 250.000 feriti tedeschi e rumeni dentro e attorno a Stalingrado e si ritiene che le perdite totali dell’Asse (tedeschi, rumeni, italiani e ungheresi) siano state calcolate in più di 800.000 morti, feriti, dispersi o catturati.
Dei 91.000 uomini arresi, solo 5.000 o 6.000 tornarono nelle loro terre d’origine (gli ultimi un decennio dopo la fine della guerra nel 1945); il resto morì nei campi di prigionia e di lavoro sovietici.
Da parte sovietica, gli storici militari russi ufficiali stimano che ci siano stati 1.300.000 soldati dell’Armata Rossa morti, feriti, dispersi o catturati nella campagna per difendere la città.
Oltre questi, si calcola che siano caduti anche 40.000 civili.

 

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situazione del 1942. commenti

Guardando la successione degli eventi bellici del 1942 già a settembre si possono intravedere i segnali della inevitabile disfatta tedesca.
Il fatto stesso che il Gruppo A non avesse il carburante per coprire i restanti 60 Km dai pozzi di Baku (nel Caucaso) la diceva lunga sulla situazione-risorse della Germania, a questo punto del conflitto.
Il Gruppo B (quello su Stalingrado) è stato quello che sul fronte orientale ha toccato con mano, forse per primo, il problema di carenze di rifornimento della Wehrmacht.
Appena a fine estate era giunta la notizia che i soldati NON avrebbero ricevuto le divise invernali programmate. Un’avvisaglia pratica della situazione economica già critica a fine ’42.
Il Fronte orientale era stato concepito sotto la luce di una nuova Blietzkrieg; come un affare solo estivo e di breve durata. Questa presuntuosa ed errata stima tedesca era figlia di una interpretazione del problema di superare poche forze, mal addestrate e rinunciatarie, offerta dall’Abwehr, che al tempo fu incaricata di calcolare la possibile resistenza russa, secondo i tedeschi, compromessa da un’atavica impreparazione bellica.
Le cose però non stavano proprio così.
Persino l’aviazione sovietica, che fino a quel momento non era stata incisiva, se non per qualche sporadico bombardamento sulla Prussia orientale, dopo essere stata liberata dagli impegni su Mosca, riuscì a contrastare efficacemente i tedeschi sulle basi a 80/150 Km da Stalingrado impedendone i rifornimenti necessari.
Decisivo fu lo sforzo del popolo sovietico nel produrre caccia di nuova generazione (vedi il Fronte aereo) ed importantissimi furono anche gli aiuti forniti dagli Alleati attraverso il porti di Arcangelo e Murmansk.
Per inciso, scrivo che quegli aiuti avrebbero resuscitato un morto; se poi si aggiunge l’aspetto che un popolo, che dalle industrie negli Urali, fornì una quantità tale da raggiungere in breve il record di produzione mai raggiunto dai russi, si può comprendere il divario che separava i sovietici dalle forze di invasione già dal 1942 .
Anche la Marina sovietica, che fino a quel momento non aveva rappresentato che una forza di supporto, sul Mar Nero rappresentò un ostacolo decisivo per le armate dell’Asse.
Quello che certi storici definirono il lento logoramento dell’esercito tedesco, tanto leggero non fu affatto.
Perdere prima 1500, poi 2000 soldati al giorno, era di fatto un’ecatombe che avrebbe condotto prevedibilmente alla disfatta.
Non si capisce come ciò sia stato reso possibile e reiterato per tanti mesi. Anche se l’importanza politica di una vittoria era giudicata imprescindibile, dopo 2 mesi di fronte orientale a questi ritmi era possibile fare una proiezione sicura della situazione bellica di settembre e che sarebbe diventata poi esponenziale, per inerzia, nei mesi successivi.
Sul fronte africano ancora una volta la questione-rifornimenti era estremamente scottante. L’impegno delle forze navali inglesi nel contrastare gli aiuti italiani e germanici fu sempre a loro favore. Da Malta e in tutto il Mediterraneo la Royal Navy dettò legge fino allo sfinimento. La strategia di Rommel dovette soccombere nell’attimo in cui iniziarono i rifornimenti americani. Gli inglesi, che fino a quel momento avevano collezionato una serie infinita di sconfitte, si videro piovere in casa una quantità imbarazzante di aiuti tale da risollevare prima e rovesciare poi le sorti di un conflitto. Una iniezione di carri armati, semoventi di ogni genere, munizioni e viveri che avrebbe fatto vincere anche il Lussemburgo se attaccato dalla Russia. Si pensi ad un esercito, costretto da mesi a indietreggiamenti e ritirate continue, che ad un attimo dal soffocamento viene offerta una boccata di puro ossigeno ed un’iniezione di adrenalina di inestimabile efficacia. Per gli inglesi perdere qui sarebbe stato fatale per la guerra. I tedeschi avrebbero potuto raggiungere Suez con tutti i benefici del caso, l’Inghilterra sarebbe caduta invitabilmente in un ridimensionamento inevitabile che l’avrebbe costretta a patteggiare con chiunque. Avrebbe, in primis, perso il petrolio della Libia, poi della Siria. Non si sarebbe avviata l’operazione Torch e l’invasione della Sicilia non si sarebbe potuta svolgere.
Ma i tedeschi non riuscirono nemmeno a conquistare Gibilterra. Un punto chiave, per l’entrata nel bacino del Mediterraneo. Aveva, al proposito, regalato a Franco un mega-cannone per bombardare appunto Gibilterra. Cosa che Franco però, non fece mai.
Si è scritto che Hitler considerò sempre l’Africa un fronte secondario; può darsi che in parte fosse vero, ma di sicuro la cosa coincise con una NON disponibilità germanica di mezzi e di risorse. Perché poter vincere in quel teatro di guerra non l’avrebbe disturbato affatto. Anzi.


Stalingrado. il Fronte aereo

Per tutto luglio e agosto 1942, artiglieria e Luftwaffe avevano martellato la città con ogni mezzo respingendo abbastanza agevolmente ogni resistenza incontrata.
L’aviazione sovietica aveva diradato molto le sue incursioni e non aveva rappresentato fino a quel momento un pericolo molto serio.
Dopo 2 mesi abbondanti di lotte furiose nel centro abitato, il 22 nov 1942 il Comando aereo tedesco venne informato che la base Stukas di Kalach (sul fiume Don) di Junkers 52 era stata improvvisamente distrutta. La situazione era diventata pesante.
Le colonne sovietiche avevano circondato la zona di Kalach intrappolandovi ben 250mila uomini. Paulus a Stalingrado venne informato via-radio che a causa del freddo e del pericolo dei caccia sovietici il ponte aereo dei rifornimenti, già precario, era ormai impraticabile.


Hitler venne informato della situazione facendogli presente che l’accerchiamento doveva essere spezzato, altrimenti sarebbero servite almeno 700 tonn. al giorno di rifornimenti e solo macellando tutti i cavalli da traino si poteva scendere a 500 tonn., ma un punto chiave del ponte-aereo era l’importanza di evacuare i moltissimi feriti ed ammalati che ogni settimana aumentavano sempre e che i viaggi avrebbero dovuto di conseguenza aumentare.
Il Fuhrer preoccupato ordinò che tutta la zona venisse messa sotto tiro con un tiro incessante per evitare una possibile avanzata sovietica a fianco di Stalingrado.


Goering assicurò il Fuhrer che avrebbe consegnato il necessario alla 6° Armata senza alcun problema. Intanto la temperatura era scesa a -20 gradi e le cose stavano per peggiorare ancora.
Il 24 novembre alle unità aeree di Tatsinskaya e Morozovskaya venne ordinato di consegnare ogni giorno 300 tonn. di armi e carburante a Stalingrado. 3 giorni dopo la 6° Armata richiese più viveri ma le scorte si stavano assottigliando. Ma a causa del tempo inclemente e la carenza di mezzi, solo un terzo di Junkers 52 poterono decollare e sole 65 tonn. di rifornimenti vennero consegnate. Nei giorni seguenti ne arrivarono ancora meno.
Il 30 nov. venne registrata una settimana terribile: una tempesta di neve dopo l’altra, la situazione era disperata.
Fu chiaro che gli Junkers 52 non erano sufficienti a rispettare le consegne, perciò vennero quindi in aiuto gli Heinkel della base di Morozovskaya e per difendere le basi di decollo furono inviati altri Messerschmitt 109 e Stukas.
In questo modo riuscirono a portare 100 tonn. di rifornimenti al giorno, ma era ancora appena 1/5 del necessario per Stalingrado.
Dopo qualche giorno il tempo non concesse la possibilità di decollo e il grande freddo ridusse in modo drastico il numero di aerei disponibili. Gli aerei erano tenuti sulle piste; mancavano strutture, legna per costruire ripari e la contraerea era insufficiente.
Nel frattempo la 4° Armata (30:33) si era preparata a portare aiuti a Stalingrado ma la 6° Armata aveva bisogno di rifornimenti di carburante per andarle incontro. Tra il 19 e il 20 decollarono circa 450 missioni e furono trasportate 700 tonn. di approvvigionamenti ma il 22 cadde la nebbia e il ponte aereo stava cadendo. Nel frattempo, i sovietici erano riusciti a spezzare le linee tedesche sul Don puntando verso Rostov e minacciando Tatsinskaya e Morozovskaya.
Le difese tedesche a nord di Tatsinskaya furono travolte.
I 180 Junkers si prepravano a decollare, ma Goering ordinò che non si muovessero, anche se da loro dipendeva il ponte aereo per Stalingrado. Il 24 dicembre l’artiglieria sovietica cominciò a martellare le linee tedesche mentre le truppe stavano avanzando nella nebbia. I soldati a difesa della pista, gli ufficiali, riuscirono a stento a scappare dalla base proprio mentre un carro sovietico T-34 stava irrompendo nel perimetro della base. Molti aerei raggiunsero basi più ad ovest, ma vennero abbandonate molte munizioni e molti viveri.


Il ritardo voluto da Goering si rivelò determinante per le truppe a Stalingrado. Nuovi attacchi sovietici di metà dicembre vennero respinti dai bombardieri Stukas, ma solo fino al 3 gennaio, quando anche la base di Morozovskaya venne evacuata.
A quel punto la Luftwaffe operava da SSalsk e da Novocherkasssk, 90 Km più ad ovest.
Da Natale ’42 alla prima settimana di gennaio gli approvvigionamenti furono superiori alla media ma poi la nebbia ritornò, frustrando nuovamente il ponte aereo vitale.
I sovietici, una volta individuate le rotte della Luftwaffe, disseminarono i tracciati con un infinità di batterie contraeree e incursioni di caccia sopra Pitomnik.


Il 16 gennaio 1943 anche la base di Pitomnik cadde. Era stata attaccata dai caccia Mig3, Il2 e Lag3 fin dal dicembre.
L’ultima base possibile per i tedeschi fu Gumrack, ma ormai era una questione di ore.
Il fronte orientale si era rivelato troppo costoso per le risorse di qualsiasi esercito, anche per quello della Germania più forte di sempre.
La gestione dissennata delle forze e delle retroguardie si stava rivelando letale per Hitler, che ora stava collezionando sconfitte su tutti i teatri di guerra. Oltretutto, le truppe erano ormai definitivamente disilluse sull’arrivo delle famose Wunderwaffe.


Stalingrado map. locations & targets in 1942


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