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verso la caduta: fino all’ultimo

… e oltre.


Dopo il bombardamento di Ciampino sappiamo che Mussolini si recò dal Re. Siamo al 20 luglio.


Questa cosa mi fa morire: sempre da solo, come un grullo qualsiasi, senza che nessuno lo accompagnasse. Possibile? Mah.
Forse si sentiva sicuro. Come andare da un amico.
Il Sovrano gli chiese notizie, previsioni sul futuro del Fascismo; qui il Duce non seppe rispondere e il monarca prese posizione promettendogli che sarebbe stato in grado di far uscire il Paese dal conflitto entro la prima metà di settembre.
Un piano preciso e ordinato. Superato un primo momento di stupore si appoggiò pesantemente allo schienale della poltrona dove era seduto e chiese: “chi prenderà il mio posto?” – “Vedremo. per il momento ho pensato a Badoglio…” rispose il Re. Ma ci sono tracce che ai suoi subordinati da giorni aveva comunicato che Badoglio avrebbe sostituito Mussolini in tutte le cariche.
Ma come? Fai un atto di entrata in scena e lo fai ancora con delle bugie? Ma che persona sei?
Possibile che a Mussolini non sia giunta nessuna voce? Neanche ad un qualsiasi fascista? Intanto il 21 riceve voci, prove e documenti che Grandi sta ordendo un complotto ai suoi danni e che lo colpirà nel Gran Consiglio. Gli è stato detto che il conte di Mordano è arrivato a Roma lunedì 20 e lavora ad un ordine del giorno da sottoporre al Capo del Gran Consiglio.
Quindi Mussolini sa.


Vi si chiede la fine del regime e il ritorno del potere al Re. Grandi ha un piano: rompere subito l’alleanza con la Germania e, se necessario, combatterla.
Sempre il 21, Carlo Scorza, segretario del Partito, convoca la seduta del Gran Consiglio per il 24, tra tre giorni.
Persino Clara Petacci ha lasciato scritto che a mezzogiorno del 21 luglio ebbe tra le mani una bozza dell’ordine del giorno Grandi, confessando la sua grande sorpresa.
A Palazzo Venezia fu proprio Grandi a mostare l’ordine del giorno a Scorza che rimase sbigottito. Ma c’è ancora di più. Grandi vede in giornata Mussolini ancora una volta per consegnargli ufficialmente un volume di 300 pagine, proprio mentre a Palazzo Venezia è presente anche il Capo dello Scacchiere sud d’Italia: il gen. Albert Kesselring. Curioso e poco noto.


Nelle sue memorie il gen. tedesco scriverà che vide Grandi uscire dall’ufficio del Duce dopo essersi trattenuto per oltre due ore e ricorda Mussolini dire una frase sconcertante: “abbiamo parlato francamente e lavoriamo sulla stessa linea! Mi è completamente fedele!“. Poi lo ha visto contrarsi improvvisamente e dolorosamente sull’addome, impressionandolo.
Grandi deve averlo giostrato e imbarbagliato alla grande, oppure il Duce non ha capito affatto.
Perchè Mussolini ha lasciato scritto un commento così positivo sull’uomo che stava per abbattere il suo potere e distruggerlo?
Mistero.
Però il giorno 22, un appunto autografo rivela che giudica l’Ordine del Giorno inammissibile e, addirittura, vile.
Perchè qui Mussolini si contraddice sull’incontro con Grandi? Vuole forse coprire qualcosa? Ma se ritiene “inammissibile” l’Ordine del Giorno del conte di Mordano perchè non lo fa arrestare?
Con telefonate e visite di routine la giornata passa e siamo al 23 luglio.

Prende piede la tesi che Grandi abbia preparato due ordini del giorno; – il primo, con toni molto vellutati, da presentare al Duce e a certi membri sicuramente contrari;
– un secondo, per sè e pochissimi altri con la verità più cruda e le proposte fatali.
Da ricordare che il Gran Consiglio non si riuniva dal 1939 ed aveva potere solo consuntivo e i suoi pareri non erano vincolanti. Roma tutta però sentiva che qualcosa era nell’aria. Qualcosa era trapelata chiaramente.

Ora è il 24. Nella seduta, dove non esistono foto di sorta, dove non esiste verbalizzazione alcuna, rimangono solo testimonianze personali, ma, dopo 70 anni, è stato scoperto un verbale dove si riporta che la seduta ha avuto sempre un clima incandescente, che è stata interrotta per tre volte a causa della malattia del Duce e che lo ha visto sempre poco ciarliero e dimesso, infine che un gerarca ha addirittura estratto una pistola urlando.
Tuttavia, analizzandolo meglio, c’è da chiedersi come può essere che un documento tale sia rimasto sepolto per oltre 70anni e poi si fa notare un dettaglio sbagliato: l’anno fascista comincia il 22 ottobre di ogni anno ed è scritto invece “XXII”, ma siamo ancora nel 21esimo.
Questo verbale allora è falso? E chi lo ha scritto? Con quale scopo?
Comunque, dopo Mussolini, Grandi parlò appassionatamente del suo Ordine del Giorno chiedendo di restituire al Sovrano il comando delle Forze Armate e suscitando contrasti verbali fortissimi, poi un nuovo colpo di scena: Mussolini compie una scelta apparentemente suicida. Invece di dibattere due altri ordini del giorno a Lui sicuramente più favorevoli ordina di votare l’Ordine di Grandi.

Alle prime luci del 25 luglio il risultato parla chiaro: 19 sì, 8 no ed 1 astenuto. L’Ordine del Giorno Grandi è approvato dalla maggioranza. Il Duce si ritira nella stanza attigua con alcuni fedelissimi che lo invitano ad arrestare tutti gli oppositori ma Lui dice no: invita alla prudenza, ripete che molto dipenderà dal Re. Strano. Perchè subito dopo telefona a Claretta dichiarando che “la stella si è oscurata: è finito tutto!”. Quindi tutto gli è chiaro. Fin troppo.

Un’altra considerazione.
Dato che il Gran Consiglio, per definizione risaputa, non aveva valenza assoluta, con potere solo consuntivo ed i suoi pareri non erano vincolanti, come mai allora il Governo è caduto?
Come mai, solo per un ordine del giorno contrario, ha generato una crisi di Governo?

L’indomani aveva già l’appuntamento col Re per capire se poteva esistere la possibilità di una conferma della fiducia.
Alle 4 di notte rientrò a casa confidando alla moglie Rachele che tutto era concluso e che sarebbe dovuto andare a Villa Savoia in borghese; in borghese per aver un tono più dimesso – ma non troppo – perchè la guerra era stata una responsabilità non solo sua ma anche del Re che lo aveva spalleggiato. Dopo un breve sonno di qualche ora, alle 8 era già verso Villa Savoia. In borghese.
Una domanda. Perchè da solo? Come un pirla abbacchiato? Perchè non c’era neanche una guardia, un fascista di rango, ad accompagnarlo?
Hitler si muoveva sempre con almeno 8 SS agguerrite attorno, mentre invece Mussolini girava da solo? Veramente strano.
Così che se un antifascista lo avesse incontarto poteva sparargli come ad un piccione ferito…per strada. Una tremenda ingenuità capitale. Mah.
Un’altra curiosità. Se i tedeschi sapevano già tutto perchè non hanno fatto nulla? Cosa costava loro arrestare il Re, tutti gli oppositori e i generali a loro favorevoli?
L’impressione generale è che qui Mussolini sia stato abbandonato da tutti, senza nessuna protezione.
Un altro particolare non noto. Probabilmente, il giorno 23, nella Villa Badoglio c’era stato un incontro tra il Maresciallo Graziani e Badoglio stesso, probabilmente per delineare le nuove posizioni del dopo-Fascismo. Graziani si era incontrato di sfuggita anche con Mussolini poche ore prima della seduta, dichiarando la sua lealtà nei suoi confronti.
Ma, attenzione: secondo una testimonianza Badoglio andò alle 7 di mattina (???) a Villa Savoia, poco prima di Mussolini che, secondo la testimonianza di Enrico Mangione – centralinista del Quirinale – riporta un fatto inspiegabile avvenuta sotto la torre della Milizia: la macchina del Duce girò ripetutamente attorno ad un aiuola… più volte. Perchè? Ebbe un ripensamento? Voleva tornare indietro? L’auto continuò a girare ancora poi riprese la marcia ed entrò in Villa Savoia, fece scendere Mussolini poi si allontanò. Perchè non lo aspettò per il ritorno? Sapeva forse qualcosa?
Qui alcune decine di Carabinieri ed un’autombulanza aspettavano nascoste sul retro. Un altro esempio di viltà.
Fatemi scrivere che questo che descrivo è un mondo di tradimenti e traditori e fuggitivi. Comunque, è un colpo di Stato.

Il Re riceve Mussolini. Sono da soli nella stanza. Dei due solo Mussolini lascerà una testimonianza dell’incontro che giace in un archivio audio tedesco.
Mussolini non sa di altri due particolari: la pistola, che il Re aveva nascosto sotto un cuscino del divano e la persona, dietro la porta, che origliava e lo stava facendo per ordine preciso del Re.
Era l’aiutante di campo Paolo Puntoni che rivelò che i due parlarono ad alta voce, poi ad un certo punto bisbigliarono, come temendo che qualcuno potesse ascoltare. Cosa si dissero?
Poi i fatti, come li conosciamo. L’arresto all’uscita e la telefonata fatta a Badoglio di conferma. La corsa folle verso una caserma, poi in un’altra, dei Carabinieri.
Nelle prime ore del mattino del 25 non vi sarà nessuna iniziativa nè da parte della Milizia, nè del Partito. Ri-strano. Forse ancora alla ricerca di una spiegazione convincente.
Il decreto reale-ministeriale del 26 luglio riporta un inciso: – il Re revoca il cav. Benito Mussolini dalle sue funzioni – a sua domanda -. Un tentativo di sgravio di fronte ai tedeschi?
Ma gli inganni non sono ancora finiti.
Ancora più inquietante è il biglietto che Badoglio fa consegnare a Mussolini.

Il sottoscritto, Capo del Governo, tiene a far sapere a V.E. che quanto è stato eseguito nei Vostri riguardi è unicamente dovuto al Vostro personale interesse, essendo giunte da più parti precise segnalazioni di un serio complotto verso la Vostra Persona.

Spiacente di questo, tiene a farVi sapere che sono disposto a a dar ordini per il Vostro sicuro accompagnamento coi dovuti riguardi, nella località che vorrete indicare -.

Incredibile. L’ambasciatore a Berlino spiega che avrebbe votato a favore dell’Ordine del Giorno Grandi (c’era anche lui al Gran Consiglio?) solo perchè la cosa era da considerare la prosecuzione di una discussione tenutasi giorni prima, alla presenza del Duce.
Dunque non pensava ci fossero problemi.
Una cosa è chiara. Mussolini ha sempre saputo della piega che gli eventi stavano prendendo e dei partecipanti alla partita.

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verso la caduta. dai primi di luglio

articolo precedente: verso la caduta.

Curiosamente, il 5 luglio per la prima volta il Re parla apertamente della sostituzione di Mussolini e mette a conoscenza delle sue intenzioni il gen. Ambrosio.
Da quel momento la possibilità di un arresto o, addirittura della sua uccisione, diventano piani concreti.
Badoglio intanto aumenta le sue manovre per ottenere consensi ed appoggio e qualcosa trapela arrivando anche al Duce. C’è addirittura una spiata chiara nella quale si informa che Badoglio sta dicendo peste e corna del Fascismo e che sostituirà presto il Duce.
Ma non succede nulla. Strano.

Secondo la mentalità di questi anni, perchè sarebbe stato indispensabile proprio ucciderlo?
Non sarebbe stato abbastanza desautorarlo?

Ancora curiosamente, si registra una visita del Papa al Re per scoprirne le intenzioni (raro), ma il progetto fallisce. Cioè, l’incontro c’è ma il Re non si confida.
Anche Grandi è presente. Ancora + curioso. Ma fino ad un certo punto.

Una nota.
Quindi se Grandi fu presente all’incontro, 2 cose:
1) fu una visita assolutamente a titolo privato e non certamente come emissario nè del Gran Consiglio, nè di Mussolini, nè del Fascismo.
( forse mosso dall’aver saputo dei sondaggi del Re ebbe il sentimento di chiedere conforto sul da farsi e come muoversi );
2) come fascista a tutti gli effetti fu un traditore allo scoperto.
3) chiedo ancora: e nessuno lo ha potuto vedere entrare ed uscire dal Re ed insospettirsi?

Il 9 e 10 luglio gli anglo-americani sbarcano in Sicilia tra la gioia dei presenti in loco, anche se in verità non dappertutto.
Se poi si legge: “Controstoria della Liberazione” di Gigi di Fiore si ottiene un’immagine completamente opposta e probabilmente poco nota.
Si vocifera che Mussolini voglia in quei giorni, visitare la Sicilia.
Il Re scrive nell’occasione che “se il Duce fosse per casocatturato o uccisola situazione volgerebbe ad una svolta risolutiva in un tempo brevissimo e la cosa sarebbe augurabile”. Fonte: memorie di Puntoni.
Il 16 luglio altre due eminenze del Governo sono intercettate telefonicamente mentre dicono che “bisogna finirla!” e poi ancora: “Badoglio è pronto“. IL tutto, mentre i militari fremono.
In questo caso, se sono state effettivamente intercettate telefonicamente qualcuno avrà informato chi di dovere… oppure c’è stato un ordine perentorio di non fare nulla.
Ribadisco: mi sembra inverosimile che nessun uomo del P.N.F abbia sentito, subdorato qualcosa, o pensato a qualche iniziativa, in mezzo a tutto questo chiacchericcio.
Comunque oggi è chiaro: il Duce lo sapeva.
Ma la malattia intanto lo stava dilaniando.
Il 17 luglio c’è un colpo clamoroso: un emissario del Vaticano chiede apertamente un passaporto diplomatico per un incontro a Lisbona con gli inglesi. Si saprà poi che era Bastianini e che aveva ricevuto addirittura l’autorizzazione dal Duce. Qual’era allora il piano di Mussolini?

Sempre il 17 viene confermato l’incontro con il Fuhrer a Feltre (dovrei anche scrivere… forca futtana…. – “forca” detto con la O chiusa).

Nel frattempo i tedeschi fanno una richiesta ufficiale del comando delle forze armate italiane perchè sono convinti che le cose così andrebbero molto meglio. Contemporaneamente giunge anche un appunto dello Stato Maggiore dove si dice che – non possiamo continuare la guerra, a meno di un massiccio aiuto tedesco e la chiusura immediata del fronte russo -.
Mussolini potrà chiedere questo ad Hitler? Lo dovrà fare il 19 proprio a Villa Gaggia.
Guarda caso. Come facevano quegli alpini a potere prevederlo già in febbraio?
Qualcuno fa trovare al custode della villa una cassa piena di bombe a mano nel parco antistante a dove avverrà l’incontro.
Sempre contemporaneamente un piano inglese del Bomber Command, di cui ho sempre scritto, prevede di bombardare Roma e di uccidere Mussolini colpendo Palazzo Venezia e Villa Torlonia per dare un colpo mortale finale al Fascismo.
Ma Mussolini non c’è. E’ a Riccione. Partito la sera prima in aereo, si fermerà a Villa Mussolini e proseguirà poi per Villa Gaggia.
Ma gli inglesi al momento non lo sanno.
Il convegno di Feltre, come ho scritto, è stato confermato solo due giorni prima, ma documenti trovati a Villa Gaggia parlano di “del noto incontro” già a fine giugno. Sembra che il complotto abbia complici molto in alto.
Stranamente Hitler arriva a Treviso non in anticipo come faceva di solito e sorvola l’aeroporto più volte come a non voler scendere; mentre in treno, Bastianini e D’Ambrosio dicono a Keitel che non è più possibile andare avanti senza aiuti massicci.

Intanto a Villa Gaggia il gruppo di alpini è pronto all’azione, dalle 6 di mattina. All’atto della resa dell’onore delle armi si sarebbe scatenato l’inferno con le bombe a mano prelevate nel parco ed i due dittatori sarebbero verosimilmente morti.
Quasi verso mezzogiorno Hitler e Mussolini attraversarono il parco e arrivarono nel salone della villa. Nel contempo i bombardieri anglo-americani sorvolarono la stazione di San Lorenzo a Roma e le esplosioni colpirono molti edifici, ma nessuna bomba colpì nè Palazzo Venezia nè Villa Torlonia.

A Villa Gaggia Hitler parlò per due ore di fila senza interruzioni con un Mussolini muto ed impassibile. A Roma intanto lo sgomento, lo shock per il bombardamento fu enorme. Morte, distruzione e migliaia di feriti furono il risultato, ma l’attacco non ebbe l’effetto sperato.
Si scoprirà poi che il 14 luglio il ministro Eden non aveva autorizzato l’assassinio di Mussolini perchè in caso malaugurato di fallimento la cosa avrebbe fatto crescere l’appoggio e la popolarità del Duce in modo esponenziale e, allo stesso tempo, avrebbe aumentato il deploro europeo per gli Alleati. D’accordo con questo era anche Churchill.
Hitler, dal canto suo, espresse la decisione di non consegnare le sue armi speciali agli italiani data la disponibilità effettiva e l’impreparazione dei soldati italiani; del resto i tedeschi ci avevano sempre considerato come dei retrogadi e dei cialtroni. Il suo progetto era quello di dividere l’Italia in due facendo Mussolini Governatore dell’Italia del Nord. Gli Appennini diventerebbero la nuova frontiera invalicabile, ma a questo il Duce si oppose fermamente.
Qualche giorno prima sembra abbia pensato di convocare il Gran Consiglio.
Ma a che scopo? Mistero.
L’unica cosa che appare chiara è che alla Corona interessava avere il merito di aver salvato l’Italia per salvarsi la faccia.

E gli alpini? Perchè non era scattato l’asssalto?
Perchè due giorni prima, con una telefonata, aveva bloccato il piano. Si dice che il Papa abbia posto il veto all’attentato in modo che la cosa avesse un epilogo differente e più naturale.
Si vocifera che abbia confabulato al proposito con Grandi.

Consuntivo. Quindi del possibile attentato sapevano a Londra, in Vaticano e quasi tutto il Governo italiano. Ma nessun fascista.
Raro.


Verso la caduta.

Dico subito: che schifo*.

Il 20 luglio 1943 viene curiosamente recapitato un biglietto indirizzato al Palazzo Venezia, recante la dicitura: “Duce avete un traditore: Grandi, amico degli inglesi“.
“Le solite malelingue!” commenterà Mussolini.
Ma qualcosa contro si era già mossa già dal settembre del 1942.
Infatti, da un rapporto ritrovato recentemente di quei giorni dell’uomo di fiducia di Roosevelt e ambasciatore presso la Santa Sede, Myron Tylor, si notano alcuni passaggi indicativi;


– in caso di caduta del Fascismo oltre ai vecchi partiti deboli, si individuano 4 gruppi antifascisti principali:
– in testa (curioso) i generali Badoglio e Caviglia,
– tra i politici, Segretario di Stato, membri del Parlamento, senatori, un nutrito grupo di socialisti, Dino Grandi come altro personaggio oppositore, Bonomi e altri a lui vicino;
– uomini di alta borghesia come scrittori, professori, membri liberali e rappresentanti dell’alta aristocrazia, come il principe Doria-Panfili, il conte Visconte Venesta, il conte Iacini Stefani, Alberto Albertini, Benedetto Croce, Calamandrei, Carnerluti e tanti altri; infine,
– l’intero partito comunista
(in verità-al momento- quattro gatti in tutto) -.


Nel memorandum si aggiunge che l’uomo che in futuro potrà guidare l’Italia sarà sicuramente il Maresciallo Badoglio, uomo di fiducia del Re e antifascista perchè defenestrato da Mussolini, nonostante che dallo stesso abbia ricevuto, anche recentemente, molti onori.

Oltretutto, risulta evidente che Taylor sapesse anche con chi Badoglio avesse conferito segretamente e che accordi erano stati raggiunti.

Oggi sappiamo che sotto Natale del 1942, dopo i primi bombardamenti sulla Sicilia, il Re, in accordo con tutti gli altri esponenti della Casa Reale, aveva lanciato un sondaggio tra la gente e attraverso alcuni canali privati presso gli inglesi, per una possibilità di una pace separata; questo senza informare nessun altro, tantomeno i fascisti e totalmente all’oscuro del Duce.
Ci sarebbe da chiedersi come un sondaggio così ampio sia potuto sfuggire agli informatori del Fascismo per tutto il tempo.
Intranto, In quel momento la popolarità di Vittorio Emanuele sembrava ancora intatta. Il Sovrano però si mostrava di poche parole e perciò, indecifrabile.
A volte, addirittura ambiguo, se non pure contradittorio.

Una conferma sicura traspare da un documento, allora segretissimo, in cui si riportava che erano in corso, da mesi, rapporti continui con alte personalità del Governo italiano, fra cui Badoglio, con in via di sviluppo una lista possibile di uomini per l’Italia di domani.
Il Maresciallo voleva, secondo quanto si legge, rovesciare Mussolini e guidare il Paese con un Governo militare. Il Maresciallo Caviglia, ottantenne, che aveva comandato l’Italia di Vittorio Veneto, avrebbe, in aggiunta, potuto riscuotere moltissime simpatie e portare molto appoggio, per quanto possibile.
Ci sarebbe, a questo punto, da chiedersi cosa avrebbe fatto il Duce se fosse venuto a conoscenza di questi rapporti sotto-banco e come avrebbe reagito se il Fuhrer se fosse stato messo a conoscenza di questo chiaro inizio di tradimento.
Da considerare il fatto che il Re doveva sentirsi sicuro delle persone che aveva attorno, perchè se fosse trapelato qualcosa, anche in minima parte, la sua sicurezza personale sarebbe stata messa a rischio.
Nel frattempo, in quei giorni il consenso diminuiva paurosamente.
I soldati del corpo inviato in Russia iniziavano la marcia infernale per il rientro a casa. Ma la gente a casa non conosceva la realtà nei dettagli.
Si percepivano solo le bombe che cadevano.

 

Un complotto.

In quei giorni un centinaio di alpini giunti a Belluno, che avevano fatto la guerra in Grecia, in Albania e particolarmente stanchi delle sofferenze patite, chiesero se fosse stato possibile avere un accesso al parco di Villa Gaggia per lasciare all’interno della villa una cassa. Questa cassa sarebbe stata piena di bombe a mano da usare durante l’incontro tra Hitler e Mussolini deciso già da tempo e, secondo loro, quando fossero stati al punto di rendere onore alle armi sarebbe scattato l’attacco fatale. Gli alpini si sarebbero nascosti, armati, nel retro della villa pronti al colpo e al momento giusto, avrebbero aperto il fuoco.
Dissero inoltre che avevano pensato anche di organizzare un attacco all’aeroporto di Treviso, ma ci sarebbe stato il problema di superare le guardie armate tedesche e la cosa si prospettava troppo difficile.

villa Gaggia 1942

Qui c’è da chiedersi ancora come avessero fatto questo signori a sapere dell’incontro; non credo che la cosa fosse pubblicizzata anche ai bassi livelli, tanto meno ai contingenti rientranti dalla Russia.
Però, di fatto, lo sapevano. Un’altra prova della notorietà dell’avvenimento traspare da una lettera ritrovata nella villa del senatore Gaggia, proprietario della villa, che ebbe in custodia alcuni documenti della questura di Belluno che a fine giugno ribadivano del “noto convegno programmato…col Fuhrer.
Strano, perchè con il termine “ribadivano” si intende il fatto di averne già scritto in precedenza e quindi, quando? Enigma.
In tutti i casi, l’incontro sarebbe stato deciso ufficialmente solo ad inizio luglio. Comunque gli attentatori confermarono che l’esercito italiano era alle corde e regnava la certezza di una sconfitta. Molti ipotizzarono subito subito un cambio della guardia in tutti i settori discutendo dei particolari, ma il punto fermo era la sostituzione di Mussolini.


A Roma nuovi colloqui e sondaggi si intrecciarono frenetici.
Incredibilmente, in febbraio del 1943 il maresciallo Bastico, a sorpresa nel corso di un incontro col Papa fino a quel momento equidistante dal conflitto e dal Fascismo, prospettò un colpo di Stato per rovesciare il Duce e raggiungere una pace separata con gli Alleati.
Il Papa, in quell’occasione, non rilasciò commenti.

La notizia del progetto di Bastico però raggiunse il Quirinale (quindi anche il Duce?) dove si temeva grandemente la reazione della Germania. Come avrebbe potuto reagire Hitler alla defenestrazione del suo amico Mussolini? In questo caso è probabile che la Casa Reale si fosse posta in primo piano per rispondere al Fuhrer. Per ora nessuno sembrò che nessuno volesse prender in mano la situazione ma sembrava anche che il Paese non potesse più aspettare.

Poco più tardi, un appunto del Re del 15 maggio riporta che – bisognerebbe fare le dovute cortesie ai rappresentanti di Inghilterra e America – e aggiunge: – bisognerebbe sganciare le sorti dell’Italia da quelle della Germania -.

Personalmente, mi stupisco ancora come dopo alcuni sondaggi pubblici, il parlare frenetico in moltissimi ambienti militari e non, non dico il Duce, ma qualche uomo del Partito Fascista non abbia potuto informare dei movimenti e del tradimento che si stava organizzando.

Il 30 maggio Mussolini visitò gli invalidi a Predappio. Il volto era scavato da una malattia allo stomaco che lo stava divorando.
Ai primi di luglio l’Africa sarà perduta ed il consenso scenderà ai minimi storici.

continua

 

* il “che schifo” che ho scritto vuole testimoniare l’aria di totale tradimento, di ambiguità, che regnava in quei giorni. Mussolini girava sempre a piedi, da solo.
Più facile di così!!!


Africa 1943: tutto finito

La battaglia, secondo il parere del giornalismo italiano, nonostante la imbarazzante superiorità di uomini e mezzi originata dagli aiuti americani, si è conclusa dopo 35 mesi di lotta durante i quali gli Anglosassoni hanno destinato quasi tutte le loro risorse ( op. Torch), è stata quasi una vittoria di Pirro. La stampa italiana ha pubblicato in questi giorni i costi Anglo-americani per le sole lotte in Egitto, in Libia ed in Tunisia:
circa 65mila prigionieri, un numero di morti e feriti non noto, com’è ovvio, ma certamente molto alto data l’asprezza dei combattimenti; quasi 6mila velivoli certamente catturati o distrutti ed oltre 2000 probabilmente abbattuti; più di 5mila autocarri e 1500 cannoni, un totale di di circa 170 navi da guerra e più di di 1.300.000 tonnellate di naviglio mercantile (tra cui anche qualche transatlantico), petroliere, velieri e moto-velieri, oltre un’altra forte aliquota di navi da guerra e piroscafi affondati in collaborazione con mezzi aeronavali germanici. Senza dimenticare i mezzi danneggiati ed i numerosi carichi di truppe e materiali andati in fondo al mare.
Solo nel Mediterraneo.

Ma per fare un conto più completo ed esaustivo bisognerà aggiungere tutti i piroscafi e le navi di scorta affondate in Atlantico o nell’Oceano indiano, lungo le rotte adducenti in Africa.

Comunque, una vittoria impossibile senza gli aiuti americani.
L’Inghilterra, senza questi, avrebbe subito come stava infatti subendo, perdite infinite e ritirate continue, giungendo ad una disfatta sicura che l’avrebbe piegata ad una probabile resa.

Il giornalismo di quei giorni, ipotizzando questa vittoria come una probabile soluzione del problema Mediterraneo, scrive:
se il nemico vorrà, a questo punto, iniziare una nuova, grossa avventura tentando uno sbarco sulle coste italiane, vedrà quale blocco formidabile di armi e di anime gli si leverà contro! -.


perdite italiane: aprile 1943

Il Quartier Generale delle Forze Armate comunica le vittime finora accertate del mese di aprile 1943.

 

Esercito e Milizia

Africa settentrionale.
Caduti: 609; feriti: 1.671; dispersi: 4.560.

Russia.
Caduti: 616.

– Balcania e rimanenti territori occupati.
Caduti: 429; feriti 537; dispersi; 833.

Territorio metropolitano
Caduti: 123; feriti: 101.

Marina

Caduti: 249; feriti: 351.

Aeronautica

Caduti: 73; feriti: 208; dispersi: 111.

Marina Mercantile

Caduti: 62; feriti: 29.

Ai gloriosi combattenti e alle loro famiglie va la commossa imperitura gratitudine della Patria.


bollettino 1068: 28 aprile 1943

 

 

Lungo tutto il fronte tunisino sono anche ieri falliti gli attacchi con­dotti dall’avversario con intenso appoggio di artiglieria e di mezzi blindati.

Ai reparti citati dai precedenti bollettini merita di essere aggiunto, per il suo valoroso comportamento, il gruppo corazzato comandato dal maggiore Oderisio Piscicelli Taeggi da Napoli.

Formazioni aeree italiane e germaniche hanno efficacemente bat­tuto colonne nemiche in marcia e in sosta.

Quattro apparecchi anglo – americani sono stati distrutti: uno da cacciatori tedeschi in Tunisia, uno da batterie contraeree sulle coste del Peloponneso, due da una nostra silurante nel Canale di Sicilia. Un’incursione di quadrimotori americani nei dintorni di Cagliari causava danni non gravi: nessuna vittima fra la popolazione civile. Tre nostri velivoli non sono rientrati alle basi.

In Tunisia ripresa di Jebel Bou Aoukaz dopo un feroce contrattacco dell’8° reggimento corazzato tedesco.

In Atlantico il Convoglio britannico ONS-5 è attaccato da 51 U-Bootes per una settimana. Perde 13 delle sue 42 navi, ma 7 U-Boote sono affondati, altre 5 gravemente danneggiati e altri 12 leggermente.
Questione di prospettive.
Per i tedeschi è un successo mentre gli inglesi gridano vittoria.


l’incontro del Duce col Fuehrer

Tutto è venuto alla luce col comunicato ufficiale del giorno 11 aprile quando si annunciava che Mussolini ed il Fuhrer si erano nuovamente incontrati.
Va sicuramente fatto notare che l’indicazione contenuta nel comunicato dev’essere intesa nel significato più reale e positivo e nelle più vaste proporzioni.
Le misure a cui si accenna e che riguardano le azioni terrestri, marittime ed aeree, sono perfettamente adeguate alla situazione e bastano largamente a fronteggiare qualsiasi esigenza.
Gli sforzi bellici vengono intensificati al di là di ogni previsione e i risultati saranno quelli previsti nel piano che porta matematicamente alla vittoria.
Con le loro solenni, inequivocabili, inobliabili riaffermazioni, essi si sono riportati alle origini fatali del conflitto ed hanno aperto alle genti le prospettive dell’avvenire. (in Italia il sogno continua)
La guerra attuale vuol essere definita come effettivamente la sentiamo nella nostra coscienza di combattenti: una irresistibile rivolta contro l’oppressione egemonica della potenza anglo-sassone (vero, quest’ultimo concetto).
La causa del vecchio mondo, della Vecchia Europa schiava degli interessi inglesi, la causa degli iniqui privilegi e dei crudeli arbitrii, dovrà essere sicuramente sconfitta.
Alla ferma, infrangibile solidarietà del Tripartito, che le vicende della guerra non fanno che rafforzare, fa riscontro la crisi sempre più profonda che logora l’alleanza, così innaturale delle cosidette “Nazioni Unite“.
Si può ben prevedere che il proseguimento del conflitto aggraverà sempre più le cause dei dissensi che rodono i rapporti delle Nazioni Unite nel dissidio delle quali gli interessi dei piccoli paesi risultano ogni giorno cinicamente tenuti in secondo piano e sono, in spregio a tutti i principi della Carta Atlantica, irrimediabilmente manomessi. E che tale proseguimento della guerra possa protrarsi con tutte queste funeste conseguenze è maliconicamente ammesso anche dagli organi più autorevoli della stampa britannica.


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