Archivi categoria: Sparsable (veramente sparse)

la bomba atomica di Hitler 2

Oggi sappiamo che esisteva un secondo gruppo di scienziati che stava lavorando ad un progetto simile, ma con metodologie diverse. Si trattava di creare una bomba atomica non sul tipo di quella di Hiroschima, per intenderci, ma qualcosa di completamente innovativo.
Purtroppo qui è più difficile andare a fondo con notizie più precise, ma conosciamo però che, nel fronte americano, gli Stati Uniti avevano già riunito, a Los Alamos, centinaia di scienziati e tecnici, dando origine ad una vera e propria industria.


Questo sforzo condurrà in breve al centro sperimentale di White Sands, nel New Mexico, a testare il primo prototipo nucleare.


Ma c’è ancora di più, sul fronte tedesco. dagli archivi del regime è apparso che nell’agosto del 1944, quando Antonescu fece visita ad Hitler aveva una serissima intenzione di uscire dalla guerra, ma Hitler lo fermò parlandogli entusiasticamente dei nuovi razzi V3 e V4 e di una nuova bomba speciale che avrebbe spazzato via, in un solo colpo, ogni forma di vita nel raggio di 4 o 5 Km.

Oggi sappiamo che esistono ancora nuove strutture sotterranee, nuovi luoghi inesplorati dove venivano progettate le armi definitive di Hitler. Artefice di tutto questo è sempre Kammler che aveva spostato tecnici e infrastrutture, si dice, nell’Alpenfestung (la fortezza alpina).
Himmler stesso aveva dato ordine di far scavare gallerie profondissime per proteggere tutto dalle bombe di ultima generazione alleata, Kammler era incaricato di raccogliere tutte le risorse possibili e necessarie per garantire il successo delle operazioni in corso.


A St. Georgen an der Gusen, vicino a Linz, in Austria, esiste un centro segreto con miglia di tunnel (una grande parte inesplorata); in solo 13 mesi venne costruita una gigantesca struttura sotterranea, chiamata Bergkristall. Il sito è stato scoperto il 20 dic 2014. La struttura, in parte e da quanto se ne è potuto dedurre, era adibita al solo assemblaggio degli aerei ME 262 e contrariarmente ai primi esami, che rivelavano un solo piano ampio 8 Km, sarebbe invece estesa su altri 5 livelli più profondi. Una ditta, che è ancora attiva, ha nei suoi registri la partecipazione agli scavi del 1944, però, per 16 Km!

Molti studiosi sono arrivati a pensare che l’intero complesso fosse lungo fino a 40 Km. Con misurazioni geo-elettriche si è arrivati a stabilire con certezza che ci fossero “almeno” altri 5 o 6 livelli. Da studi privati è poi emerso che esitevano a sinistra di un’entrata 2 ascensori e dato che sono state rilevate almeno 5 entrate aggiuntive, si presume che ognuna di queste avesse ascensori per raggiungere livelli riservati non necessariamente collegati fra loro. Tra l’altro, nel complesso si registra un notevole ed inaspettato aumento della radioattività e, di fronte a questi valori così alterati viene da domandarsi se si tratti di fenomeni naturali o di residui di attività nucleari di un passato non troppo lontano. Comunque è tuttora un argomento su cui occorre fare piena luce e siamo solo ad un piccolo e timido inizio.
Ancora vicino a St. Georgen c’è un’altra struttura particolare, perchè ottagonale, oggi ancora ricoperta da calcestruzzo, in parte rimosso nel 2013, dove sono stati rinvenuti oggetti metallici che sembrano essere parti di acceleratori di particelle usati nella ricerca nucleare.


Nel 1955 era stato ritrovato un disegno, dal figlio nelle carte di un ex-ingegnere coinvolto nei progetti, che sembrava appartenere ad una base da costruire nel luogo, proprio con la forma ottagonale (nella foto). Nel disegno, l’impianto nucleare progettato si presenta come una struttura basata, anche questa su 5 livelli.


Un altro documento scoperto recentemente risale al 1968 ed è relativo alla località di Gusen che richiede l’idoneità delle gallerie presenti a contenere lo stoccaggio delle scorie nucleari ; lo stesso documento riporta anche una ampia documentazione delle zone distrutte dagli Alleati dopo la guerra. Ciò è interessante perchè, secondo uno storico locale, Rudolf Haunschmied, particolarmente ferrato in materia, ci fa notare che nel 1943 le SS, proprio a Gusen, avevano realizzato uno dei più importanti complessi industriali che avevano un’importanza strategica per la produzione bellica tedesca. Proprio qui, nel 1943 sono stati avviati, da Kammler, diversi progetti coperti da segreto militare in aree estremamente protette e riservate, non accessibili nemmeno dagli alti generali della Wehrmacht.

Secondo i registri ferroviari della stazione di St. Georgen an der Gusen, conservati sino ad oggi e relativi al controllo vagoni, è di grande rilievo che l’ufficiale del genio Kammler si sia registrato esplicitamente come se fosse il destinatario di quei carichi fosse proprio lui, personalmente. Anche i mittenti delle merci sono menzionati.
E tra questi, ci sono nomi che sono associati alla produzione di sostanza tossiche, come gas e costruzione di missili. Quindi ci sono tracce precise. Ne è conseguito e si è dedotto che le SS erano molto avanti nella ricerca, ricorrevano ad azioni spietate ed avevano risorse a sufficienza, sfruttando al massimo queste circostanze. Deduzioni dell’esperto di armi chimiche Robert Zellermann. Qualcuno di anziano aveva parlato di carichi di attrezzature specialissime che sono stati consegnati al complesso grazie ad una manovalanza specializzata. Oltre a sostanze particolari ed atrezzature particolari, si ricordano strumenti di irradiazione. Gli impianti elettrici della struttura sono enormi e nel complex nucleare si stima che scorressero fino a 6 milioni di volt/ampere (6 MVA). Una potenza straordinaria che viene menzionata anche nei rapporti segreti sovietici sulle armi di nuova costruzione tedesche.
Alla fine di maggio del 1945 un sottomarino tedesco, con a bordo 560 Kg di ossido di uranio, si arrende agli americani mentre era in viaggio verso il Giappone, si dirà in seguito che il materiale verrà usato dagli Stati Uniti per costruire la prima bomba atomica (Little Boy); a bordo c’era anche un esperto di esplosivi e un amico intimo di Hans Kammler.
Ma se da qualche parte ci sono prove veramente significative in grado di svelare molto sull’intera questione, queste si possono trovare intanto al poligono di tiro di St. Georgen an der Gusen, dove però le autorità del luogo hanno posto il veto sulle ricerche. A 3m di profondità appare una struttura incredibilmente rinforzata, di granito e cemento, e sono stati scoperti dei gradini che porterebbero molto più giù. Si crede che là ci possa essere qualcosa di molto imbarazzante che è meglio non rivelare.
Ad un certo punto le ricerche diventano un argomento politico, oltreché storico, e come tali subiscono l’ergersi di ostacoli che, per una ragione o per quell’altra, spesso si dimostrano invalicabili. Almeno per il momento.

Annunci

Magda Goebbels: la persona

La persona.
Magda (Magdalena) Ritschel, figlia naturale di Richard Friedländer, un facoltoso industriale ebreo con cui la madre si sposò in seconde nozze, è una donna desiderata da Hitler e che desidera Hitler uomo.
Una donna dalle origini non chiare.
Da ragazza, già a 17 anni è ambiziosissima, tanto da concludere, a vent’anni, un matrimonio vantaggiosissimo con uno dei più grandi industriali tedeschi, Gunther Quandt, un uomo molto facoltoso, affatto avvenente, il 4 gennaio 1921, dal quale ha un figlio: Harald. Il matrimonio è vissuto con frustrazione per il poco tempo trascorso col marito e a 23 anni inizia a sentirsi attratta dal suo diciottenne figliastro, Helmut Quandt; il ragazzo però, quattro anni dopo viene ricoverato per le complicazioni di un’appendicite e muore improvvisamente.
Lei e il marito allora partono per un giro in automobile di sei mesi degli Stati Uniti, dove attira le attenzioni di un nipote del presidente Herbert Hoover.
Il marito, per cercare di distrarla da attenzioni ritenute sconvenienti, la affonda nel lusso, ma lei afferma di avere un’ideale romantico dell’amore e quindi si sente libera di vivere e di cominciare a tradirlo.
Tra i vari amanti c’è Chaim Arlosoroff (o Haim Arlozoroff o, ancora, Arlozorov), collaboratore di Theodor Herzl, fondatore dello Stato di Israele. Questo porterà Magda a separarsi da Quandt costringendolo al divorzio, che di suo verrebbe concesso senza difficoltà, ma lei chiede alimenti altissimi e la tutela del figlio Herbert (fratellastro di Harald Quandt) e pratica un ricatto, secondo una tecnica tipicamente hitleriana: produce finte lettere di tradimento relativa al marito talmente scabrose che l’industriale, dopo dibattimenti legali, alla fine, le concede quegli alimenti altissimi richiesti.
Ottenuto il divorzio da Quandt, il nipote di Hoover viene a cercarla dall’America per chiederle di sposarlo. Un episodio che terminerà con un incidente automobilistico nel quale Magda si ferirà seriamente.
Dopo anche questo episodio Magda è comunque una donna ricca, indipendente, sola, innamorata di questo attivista sionista che conosce, nel 1930, Joseph Goebbels e con cui ha immediatamente rapporti erotici. Un fatto nella norma.
Tutte le donne che avevano casualmente rapporti con Joseph Goebbels finivano nel suo letto, perchè lui ci provava con tutte, sistematicamente e ci riusciva, grazie alla sua posizione e alle promesse che regalava.
Goebbels non era avvenente, neanche da giovane, ma ci sapeva fare e riusciva ad ammaliare le persone “facendo respirare l’aria del potere che stava accumulando” (e non era ancora Ministro della Propaganda). Insomma, nasceva così un altro amore, in contraddizione con quello provato per Chaim Arlosoroff, che a quel punto compie un altro gesto, anche questo tipicamente hitleriano, mettendo i due personaggi in rivalità, al punto di esasperarli.
Si arriva al punto che l’ebreo (!?!), durante una lite, minaccia e spara* a Magda, facendo così finire quel rapporto e lasciando campo libero a Joseph Goebbels.

Nel 1926 Hitler invia Goebbels nella capitale russa come Gaulaiter per avviare la scalata al potere del suo partito. Al suo ritorno in sede a Berlino trova una nuova ragazza che si occupa del suo archivio privato: in 3 mesi scatta la scintilla. E’ un amore di cui va pazzo. Lei era una donna affascinante, colta, cosmopolita, poliglotta, tutte caratteristiche necessarie per un’arrivista di successo.
Il 1º settembre 1930 si era iscritta al partito nazista e lavorava come volontaria, anche se non politicamente impegnata. Dalla sezione locale, Magda si era trasferita al quartier generale del partito e per un breve periodo era diventata la segretaria di Hans Meinshausen, il vice di Goebbels, prima di essere invitata ad occuparsi degli archivi personali di Goebbels.
Nell’ottobre del 1931, al Kaiserhof Hotel di Berlino, Magda è diventata l’assistente, oltre che l’amante, alla rassegna stampa del Partito Nazista, incontra per la prima volta Adolf Hitler.
Hitler, che in quel momento ha perso da poche settimane Geli Rauball, sembra dimostrare che la perdita sia insanabile ma , tuttavia, nell’incontro della Lounge hall dell’Hotel – poco prima di recarsi all’Opera, succede che l’imprevedibile: Hitler si invaghisce in maniera folgorante. Per un quarto d’ora, comincia a parlare, magnificando la bellezza di Magda (ex – Quandt) e dichiarando che lei “è la donna fatta per lui!“.
Al culmine di questo delirio passionale, sopraggiunge all’incontro Joseph Goebbels che lo informa dell’amara verità: che è fidanzata con il suo collaboratore. La reazione di Hitler è una reazione da Hitler: si blocca, rimane cereo per qualche istante, dopodichè osserva: “questa donna può fare moltissimo per il futuro Reich!” e da’ disposizione a Goebbels l’ordine di sposarla, di lì a poco. In questo modo la avrà sempre vicina e saprà cosa farle fare.
Magda sposa Goebbels il 19 dicembre 1931 nella tenuta di Günther Quandt, nel Meclemburgo e Hitler è il testimone di nozze.

 

Magda in quel momento, con un marito così in vista, aveva sposato anche una nuova fede politica. Questo aspetto ha sempre contraddistinto la sua personalità. Lei seguiva sempre persone in cui trovava qualcosa di straordinario o ai quali attribuiva doti speciali e possedeva doti che le permettevano di vivere di riflesso le doti altrui.

Da Joseph Goebbels ha sei figli:
Helga Susanne
Hildegard “Hilde” Traudel
Helmut Christian
Holdine “Holde” Kathrin
Hedwig “Hedda” Johanna
Heidrun “Heide” Elisabeth

Il primo compito di Magda da assolvere è di conquistare la cittadinanza tedesca che gli è così tanto necessaria per partecipare alla elezioni. Magda allora si reca in un determinato municipio e attraverso una serie di copule, ben calcolate, con esponenti politici di quel municipio riesce ad ottenere per Hitler la cittadinanza agognata.
(il municipio in questione sembra essere quello di Braunschweig, nel Ducato di Sassonia. more info in: Hitler da vicino1).
Dopo un anno, Hitler sarà costretto ad intervenire nell’avvenuto matrimonio tra Magda e Joseph Goebbels perchè il suo nuovo Ministro della Propaganda è completamente impazzito dal punto di vista erotico. Tra le amanti famose c’era la popolare attrice ceca Lída Baarová.
Al punto di prendere in considerazione di sposarla abbandonando Magda, ma poi l’attrice verrà allontanata dal partito, gettando Goebbels nello sconforto.
Magda, nel frattempo, si dice abbia avuto diverse storie d’amore, tra le quali una col vice di Gobbels stesso: Karl Hanke.
Comunque, nel giro di un anno aveva tradito Magda più di 100 volte e a quel punto Magda aveva richiesto il divorzio ma la cosa risultava assolutamente improponibile per Hitler che riporta all’ordine la coppia. Magda sembra che da quel momento abbia osservato l’ordine impartito dal Fuhrer da quel momento in poi, perchè intimamente innamorata di Hitler.
Nel 1926 il Fuhrer invia Goebbels nella capitale russa come Gaulaiter per avviare la scalata al potere del suo partito.
Al suo ritorno in sede a Berlino trova una nuova ragazza che si occupa del suo archivio privato: in 3 mesi scatta la scintilla. E’ un amore di cui va pazzo. Lei era una donna affascinante, colta, cosmopolita, poliglotta, tutte caratteristiche necessarie per un’arrivista di successo.
Nel 1932, il 30 dicembre, si trova in bilico tra la vita e la morte per un aborto spontaneo. E’ un momento estremamente difficile che viene superato con qualche difficoltà dopo 20 giorni.
Anche Hitler era molto preoccupato per la sua sorte; negli ultimi mesi si era rivelata una padrona di casa eccezionale per i suoi incontri politici nel suo meraviglioso appartamento in Reich Kaiserplatz, a Berlino. Punto di ritrovo per le camicia brune che Goebbels usava per presentare Hitler a diverse personalità e col quale si intratteneva per diverse ore. Almeno, fino al momento del cancellierato del ’33.

In Germania, specialmente dopo la salita al potere di Hitler, la donna che metteva al mondo bambini per il Reich aveva il massimo della considerazione ed era tutelata in ogni circostanza, in ogni modo possibile.
In realtà però, Magda non si occupava realmente granchè dei suoi figli, lontano dalle cineprese, non era una donnna qualsiasi cioè una casalinga; i figli di solito erano affidati a tate e ad educatrici e la madre interveniva di rado anche nella gestione della famiglia.

In Germania, specialmente dopo il 1933, la donna che metteva al mondo bambini per il Reich aveva il massimo della considerazione ed era tutelata in ogni circostanza, in ogni modo possibile. In realtà però, Magda non si occupava realmente granchè dei suoi figli, lontano dalle cineprese, non era una donnna qualsiasi cioè una casalinga; i figli di solito erano affidati a tate e ad educatrici e la madre interveniva di rado anche nella gestione della famiglia.

La moglie del Ministro, che ora è all’apice del potere, non ama rivangare i peccati del passato e Haim Arlosoroff lo impara a proprie spese. La contatta sperando, con lei, di aprire un contatto con Goebbles. Le telefonò ma lei fu drastica. “sei in pericolo!” gli disse “e lo sono anch’io!“. – “Non posso incontrarti e nemmeno parlarti… Sparisci!” – aggiunse.
Non è provato che quel contatto abbia provocato decretato la sua condanna a morte, come non è provato che sia stato lo stesso Goebbels ad inviare i sicari, anche se il movente appare chiarissimo. E’ un movente che riporta a Berlino, agli anni della Prima guerra mondiale. Tra le schiere dei profughi c’è la famiglia Arlosoroff e quella di Magda Ritschel.
Magda, secondo indagini della Gestapo, era cresciuta a Bruxelles, dove è vissuta con la madre e il patrigno Friedlander, che era ebreo, finchè, allo scoppio della guerra, come tutti gli altri era stata espulsa, in quanto tedesca.

Anche Magda era un profuga, come gli Arlosoroff ed essendo amica di Lisa, la sorella di Haim, lo aveva conosciuto e se ne era invaghita. Il giovano carismatico è un giovane sionista che sogna il ritorno in Palestina ed il suo entusiasmo contagia anche Magda Friedlander. La futura seguace di Hitler avrebbe potuto prendere comodamente la via del Kibbutz, anche lei era diventata una sionista, tant’è vero che portava una catenina al collo con la stella di David e parlava spesso di emigrare insieme in Palestina. Una convinta sionista, figlia di un patrigno ebreo, in breve sarà al servizio completo di un regime che pianifica lo sterminio degli ebrei e dove suo marito ne è un promotore assoluto.

Durante la guerra, in privato sembra che abbia espresso dubbi, specialmente dopo gli insuccessi sul fronte orientale.
Il 9 novembre 1942, durante un incontro con alcuni amici per ascoltare insieme un discorso di Hitler, spense la radio ed esclamò “Mio Dio, che ammasso di sciocchezze!“.


Magda Goebbels. dati a confronto

Secondo i dati ufficiali pubblicati sul Dossier Hitler:

il 23 aprile 1945 Magda Goebbels, suo marito Joseph e i loro cinque figli: Hilde, Holde, Helke, Heike ed Heiner si trasferirono nel bunker della Nuova Cancelleria (qui se ne è perso uno… Clamoroso che un dossier così famoso, redatto, rivisto e presentato a Stalin, contenga inesattezze così macroscopiche; senza tener conto che il libro è stato poi visionato, controllato, tradotto e stampato in migliaia e migliaia di copie).
Goebbels tenne presso di sé il suo segretario di Stato, il comandante di brigata delle SS Werner Naumann, il suo aiutante di campo, lo Haupsturmfuhrer SS Gunther Schwagermann e il suo cameriere, l’Unterscharfuhrer SS Ochs.
Tra i gesti più alti del regime più famosi, c’è quello del 29 aprile. Hitler consegnò la propria medaglia d’oro alla signora Goebbels, dicendo di voler onorare in quel modo il suo “valoroso comportamento nel Reich”.

La morte dei figli ufficiale.
Nel Dossier Hitler è riportato che il medico Stumpfegger aveva avvelenato i suoi cinque figli, verso le quattro del pomeriggio, per ordine di Joseph Goebbels. Egli avrebbe versato il veleno nel caffè (ai bambini piccoli si dava il caffè? forse era caffèlatte). La signora Goebbels avrebbe aspettato l’esito fuori dalla camera, davanti alla porta.
Quando egli uscì e le fece un cenno con il capo per comunicarle che i figli erano stati avvelenati, lei svenne.
Due SS della Guardia del corpo di Hitler la portarono nella camera da letto di suo marito.

Versione diversa.
Stumpfegger avrebbe dapprima addormentato i bambini con un sonnifero, poi li avrebbe avvelenati insieme a Magda Goebbels.

 

La morte ufficiale.
In seguito, Magda e suo marito si sarebbero ritirati nella stanza da letto, fumando nervosamente, per spararsi un colpo in testa. Testimoni dell’entrata in camera sarebbero Schwagermann, l’aiutante di campo di Goebbels e il suo domestico Ochs. Sono loro che riferirono a Linge che Magda e marito si erano sparati appena nel bunker. Poi Naumann, Schwagermann, Ochs e altri avrebbere irrorato di benzina i loro corpi nella camera da letto e vi avevano dato fuoco.

Versione diversa.
Altri testimoni dissero in seguito che Joseph e Magda Goebbels si erano sparati nel giardino della Cancelleria. Questa versione è confermata dagli atti ufficiali del controspionaggio militare sovietico.

(qui è fatica. Non si può verificare nulla perchè ormai è storia di un secolo fa. Con quello che comporta. Una cosa però salta all’occhio, leggendo anche su testi diversi: che sono riportati testimoni che sembra che recitino una parte imparata a memoria e indotta.
Quasi tutti. Poi, ad un certo punto, a forza di spulciare, ne salta fuori uno che dice una cosa differente che si discosta da tutto il resto e, per tanto, non viene considerato. Perchè sono talmente tanti gli altri, che diventano inattaccabili, perchè taluni sono pure autorevoli. E’ un po’ come se negli anni ’50 qualcuno avessse detto: “ho visto Hitler!“, nessuno gli avrebbe creduto.
Già ora che il web ha divulgato le prime tesi, poi alcune prove e testimonianze di Hitler in Sudamerica, non è ancora bastato a riscrivere la storia della fine Terzo Reich, ufficialmente.
Senza contare che per farlo bisognerebbe rottamare una quantità di libri, documentari e video storici che si sono basati sulle verità assolute conseguite in seguito ai risultati ottenuti dalla fragile e discutibile indagine diretta da un uomo solo: il maggiore britannico Trevor-Roper. Il rapporto, figlio di un’inchiesta superficiale, sollecitata dagli americani, si concluse alla fine di novembre del 1945.
L’inconsistenza del lavoro di Trevor-Roper è stata analizzata nel libro El Exilio de Hitler, in cui si elenca le molteplici contraddizioni e la fragilità delle presunte prove prodotte al tempo.
Senza tralasciare lo step iniziale della mancanza del cadavere di Hitler, la cui non presenza costituisce un requisito fondamentale per determinare legalmente la morte di un essere umano.
L’unica cosa sicura, provata è che Joseph Goebbels si era sparato.
Annerito, tumefatto, ma era ancora lì, per terra. Ma non c’era Magda [secondo gli Alleati occidentali], non c’erano i bambini morti, poichè una grande quantità di testimoni presenti nel bunker nell’ora chiave erano già stati fatti subito prigionieri dai sovietici e quindi non erano a disposizione per eventuali contro-interrogatori se non dai loro carcerieri comunisti [che lo fecero senza divulgare le risposte ottenute, spesso anche sotto tortura].
Oltretutto, tutta la tesi della morte del Fuhrer è stata sostenuta da un solo uomo che poteva assicurare di aver visto Hitler morto: Erich Kempka, capo degli autisti della Cancelleria.

E così, il decisivo rapporto del magg. Trevor-Roper, determinante al fine di impedire che Hitler venisse poi giudicato in contumacia, in quanto già deceduto, si basò su un unico testimone oculare diretto.
Tutti i restanti testimoni ipetevano quello che avevano sentito dagli altri, una catena che riproduceva sempre una semplece litania comune: la versione di Kempka. Non ci furono altre prove, nè perizie criminologiche. L’arma non fu trovata [contrariamente a moltissimi rapporti; alcuni ne riportano addirittura due…], nè i bossoli del proiettile o resti di polvere da sparo sul luogo dell’accaduto. Non fu trovato nemmeno il contenitore della famosa capsula di cianuro di cui hanno parlato tutti, ma che nessuno ha visto. Tanto meno una foto di Hitler morto. Soltanto una labile traccia di sangue che, non conoscendo il gruppo sanguigno del capo nazista, non poteva essere utile alle indagini.
Un altro particolare che sembra non essere stato notato da nessuno. In tutte le ricostruzioni si parla del corpo di Hitler, avvolto in una coperta militare, che viene trasportato dal bunker fuori in giardino per essere bruciato. Ma nella stanza si sono uccisi in due: Hitler ed Eva Braun. E nessuno, dico “nessuno” ha citato il fatto che sia stata portata su anche Eva Braun. Foto di un signore che vagamente ricordava Hitler (era un sosia) le conosciamo tutti, ma nessuno si è ricordato di fotografare il cadavere di Eva. Come mai?
Qui qualcosa non torna.
Comunque una cosa rimane chiara: che
si doveva fare presto).

Ancora a proposito del riscrivere il finale della storia del Reich, mi appare chiaro che l’ammettere dopo tanti anni, di aver fatto un mezzo lavoro, significherebbe colpevolizzare una massa di persone, anche autorevoli, colpevoli (fino a prova contraria) di aver abbracciato una versione basata sul nulla.

Continua a leggere


la bomba atomica di Hitler

Sono emersi nuovi documenti che testimoniano un’altra possibile versione dell’era atomica intentata da Hitler.


E’ risultato che un rapporto molto interessante del Maresciallo Zhukov, datato 2 ottobre 1945, che parlando delle armi nucleari tedesche affermava che gli stessi avevano già costruito la bomba atomica.
Sul finire del conflitto gli scienziati americani avevano un solo diktat: quello di ultimare il progetto prima che ci riuscissero gli uomini del Reich. In seguito si dirà poi che i tedeschi avevano ormai abbandonato il progetto di costruirla, ma non è affatto vero.
Per gli Alleati, il solo pensiero sarebbe stato un vero incubo.
Il punto è che secondo un rapporto confidenziale presentato a Zhukov, la notizia degli sviluppi germanici nucleari era già disponibile dalla fine del 1944, ma in quel momento l’attenzione era concentrata sul cercare di costringere la Germania alla resa. I dati precisi in quel momento erano ancora molto frammentari e non confermati, ma ecco un colpo a sorpresa; a metà del 1944 gli Alleati improvvisamente annunciarono il “cessato allarme”: – « i tedeschi sono ancora molto indietro con lo sviluppo della bomba atomica! » –

Ma poi cominciarono a scoprire, attraverso informatori, piani, strutture e persone coinvolte fino ad allora sconosciuti. Progetti portati avanti sotto l’egida delle SS in luoghi nascosti dell’impero di Hitler; nei paesi occupati; progetti clandestini volti alla ricerca di armi di distruzione di massa e tutte le ricerche conducevano alla città austriaca di Liszt.


Secondo alcuni esperti, molto di quello che sappiamo sul nazismo e sul Terzo Reich può risultare molto utile ancora oggi e ne siamo venuti a conoscenza perchè altri studiosi si sono prodotti in sacrifici importanti nello scoprire nuove verità che molte autorità contemporanee non vogliono divulgare.


Negli ultimi momenti della guerra si era sentito parlare dalla propaganda delle “armi della disperazione” e allora i timori alleati erano davvero fondati: i tedeschi possedevano delle armi chimiche assolutamente letali e materiale nucleare che, se utillizzati avrebbero potuto avere un effetto devastante. Intanto, in Turingia, vicino a Nordhausen venne scoperta una fabbrica gigantesca di missili e bombe volanti: i vincitori furono a quel punto sbalorditi. Vennero subito cercati i responsabili dei programmi e degli sviluppi. Nei documenti confiscati e nelle intercettazioni radio veniva spesso ripetuto un nome: Hans Kammler. Colui che aveva saputo trasferire le fabbriche importanti sotto terra. Dotato di grande capacità gestionale, era abituato ad assumersi grandi rischi e per questo non si sarebbe mai fermato dinanzi a nulla.

Infatti, nel settembre del 1944 si assistette al lancio dei missili V2 e i luoghi colpiti vennero misurati sempre con contatori geiger. Il pericolo era probabilmente solo una questione di tempo.
Per i tedeschi era evidente che gli esplosivi convenzionali non erano più sufficienti ad appagare i loro scopi militari, quindi cercarono di sviluppare nuove testate chimiche o addirittura nuove armi nucleari per contaminare l’ambiente colpito con sostanze radioattive.
Presero in considerazione l’idea di montare ordigni nucleari nelle testate dei missili; uno scenario confermato anche da moltissimi rapporti segreti sovietici.
Dopo le V2 c’erano i progetti A9 e A10, missili con gittata per raggiungere comodamente New York.
L’ingegnere missilistico era von Braun (si veda: operazione Paperclip), che negli anni in America ha lasciato scritto su un giornale che Hitler aveva la possibilità di avere un’atomica dal potere assoluto, per quei tempi, ma senza specificare cosa fosse stato realizzato e cosa fosse rimasto invece sulla carta.
I documenti sovietici sopracitati riportano un paio di esperimenti nucleari confermati, in Turingia, ma questa è ancora una parte degli archivi non accessibile. Il G.R.U. Il rapporto più importante di questo organismo è quello del 23 marzo 1945; quindi poco prima della fine della guerra e descrive il modo con cui è stato condotto un test.
Poi è stata ritrovata una lettera di un informatore segreto (poi deceduto), datata novembre 1944, in cui si parla dei preparativi del test e cita il completamento avvenuto di una bomba, del diametro di un metro e mezzo, costituita da una serie di bombe cave interconnesse.
In dicembre il G.R.U ricevette un altro rapporto ancora più allarmante che riportava la notizia di una bomba a fissione nucleare, basata sul principio dell’implosione. La lettera descriveva l’effetto del primo test effettuato: “tutti gli alberi a 600 metri e i prigionieri posti alla stessa distanza sono stati polverizzati, di loro non è rimasta alcuna traccia” e si è registrata una fortissima radioattività”. Ciò comprovava il fatto che l’agente segreto informatore degli Alleati aveva assistito personalmente al test, oppure aveva conoscenze all’interno della cerchia più ristretta che gli avevano descritto nei minimi dettagli sia lo svolgimento, sia le conseguenze dell’esplosione. Tuttavia nel marzo del 1945, un rapporto di Kurchatov diceva a Stalin che la potenza relativamente bassa della bomba non lo convinceva sulla sua effettiva natura nucleare, e neppure sulla somiglianza ai progetti in corso degli Alleati, ma piuttosto un – prototipo meno potente -.

Sergej Lev Davidow, un esperto di armi nucleari dell’epoca che aveva esaminato i documenti confiscati, ammise che i piani erano quelli di una bomba ben congegnata: “sembravano la copia esatta di una nostra bomba, o forse la nostra bomba era una copia della loro… chissà..!”.
Nel rapporto di Zhukov egli affermò: “i tedeschi sono quindi arrivati ad un ottimo livello teorico e pratico dell’applicazione dell’energia nucleare“.
Le fonti però non rivelavano nè dove fosse stata studiata, nè assemblata la bomba, ma, incredibile: alla fine di marzo del ’45 un rapporto preciso degli esperimenti finiva ad Eisenhower, direttamente dalle mani di un ufficiale tedesco presente ai test in Turingia.
Eisenhower allora inviò subito un aereo a visionare, ma non venne ritrovato nulla.
In aprile fu confermata la tesi che fosse stata provata una bomba elettro-atomica e il risultato era un’assoluta rivoluzione tecnologica.

A metà aprile 1945 le truppe americane raggiunsero la città di Hillersleben (vedi foto sotto). Un’unità particolare dei servizi segreti americani perlustra la zona e fece scoperte sensazionali che rivelarono che i tedeschi dell’ultimo minuto erano arrivati molto vicino alla soluzione del problema atomico, ma senza rilasciare altre informazioni, perchè, (sembra) nei rilevamenti erano stati intercettati da forze ostili (forse sovietiche?).
Comunque l’episodio confermò che enormi passi avanti erano stati effettuati e quindi l’attenzione si spostò sul cercare reattori nascosti o centrifughe che fossero stati usati per creare materiale fissile per missili.

Nella città di Haigerloch, dopo incessanti ricerche, trovarono che l’Istituto Nazionale di Fisica “Kaiser Wilhelm” era stato spostato da Berlino e qui Heisenberg ed altri scienziati avevano costruito la cosiddetta – macchina ad Uranio – sperimentale. Si trattava di cubi di uranio che venivano sospesi all’interno di una vasca di acqua pesante.
I primi esperimenti però non raggiunsero la massa critica, ovvero, una reazione nucleare in grado di auto-sostenersi. Il premio Nobel, Heisenberg, in seguito affermò che non voleva rendere disponibile una simile arma ad Hitler, qualcun altro ribatterà che il fisico non avesse la vera capacità e la competenza di operare, ma c’è un’altra pista:
a Kummersdorf, vicino a Berlino, c’è ancora un sito di un reattore distrutto, forse per cause belliche o di un incidente, ma su questo progetto c’è la firma di Heisenberg.


E’ qui che il fisico Kurt Diebner fece le sue ricerche. I documenti indicano che voleva passare dalla fase sperimentale alla costruzione della bomba atomica. Ma ancora i tedeschi non riuscirono a produrre il materiale fissile necessario per la realizzazione finale.


Sempre nell’area di Hillersleben gli americani trovarono la foto di un gruppo di scienziati ed esperti di esplosivi, guidato dal dott. Eric Schumann. Il team ricorse ad un principio già sperimentato; quello della carica cava, già usato nelle granate con propulsione a razzo. L’idea era quella di produrre una grande pressione per produrre delle reazioni di fusione nucleare.

Che potesse davvero funzionare è discutibile, ma qui le cose si complicano parecchio perchè dopo la guerra Schumann dichiarò essere “un progetto non collaudato per una bomba atomica“, un concetto alternativo però in netto contrasto con la bomba tedesca descritta dal G.R.U sovietico. Una cosa è certa. Questa bomba non avrebbe sfruttato il materiale radioattivo già presente, ma avrebbe prodotto altro materiale radioattivo ed in quantità maggiore.

 

Illersleben foto:


Hitler a Córdoba (1949)

I signori Walter e Ida Eichhorn, spesso citati anche nella serie televisiva di Hunting Hitler ed illustrati nella serie di articoli “Escaping files”, non ebbero figli ma crebbero una bambina: Catalina Gamero.
Questo personaggio, ancora presente in video su YouTube, allora bambina, era stata affidata dai veri genitori alla coppia tedesca sperando, in questo modo che la figlia potesse avere una vita migliore insieme ai “ricconi” che conoscevano da diverso tempo. Questa famiglia viveva in una zona umida di Córdoba, detta Mar Chiquita e il medico disse loro che quel clima era decisamente sfavorevole alla salute della figlia. Gli Eichhorn frequentavano la zona perchè avevano delle proprietà e in questo modo conobbero la famiglia Gamero. Poichè la Falda aveva un clima più secco, era una buona alternativa per la salute della piccola e quando gli Eichhorn si offrirono di farla vivere con loro non ebbero dubbi. Per la famiglia il discorso era chiaro: la piccola avrebbe avuto cibo, educazione e comodità e soprattutto un futuro, altrimenti incerto.
Così le insegnarono i lavori di casa e svolse sempre attività domestiche, una sorta di aiutante personale di Ida e Walter, nel loro chalet di La Falda.
Nel dopoguerra, nella struttura principale di Villa Eden viveva solo la coppia di amici di Hitler e Catalina. Nessun altro.
Lavoravano là anche un giardiniere ed un autista di fiducia ma, a differenza di Catalina, non dormivano nella casa.
La gente della zona sapeva che gli Eichhorn erano tedeschi, che erano amici intimi di Hitler da tanto tempo e la cosa non stupiva affatto; i locali dicevano che il leader nazista era stato da quelle parti, abbastanza in incognito, anche negli anni ’30 e si erano fatti pure fotografare insieme in posa al secondo piano dello chalet.
E a proposito di La Falda, la gente ricorda di aver visto frequentemente anche Adof Eichmann vistare la famiglia Werner, proprietaria di uno dei primi chalet della residenza Villa Eden.
Persino le autorità tedesche conoscevano dal 1952 il rifugio di Eichmann, ma lo tennero sempre nascosto, come dimostrato da un documento pubblicato da Bild Zeitung. Il rapporto indica anche l’identità esatta dietro la quale si celava in Argentina il nazista: quella di Ricardo Kloemet (e non Klement, come più volte citato nel film la cattura di Eichmann).

Un altro particolare importante.
Sembra che il giardiniere dell’Hotel Eden, di nome Duracher, fosse regolarmente pagato e lavorasse per i servizi segreti americani e fosse l’uomo-chiave nel fornire dettagli agli uomini dell’FBI di quanto succedeva nella comunità nazista di La Falda. Probabilmente responsabile dell’informazione primaria che gli Eichhorn stavano finendo i “preparativi” per accogliere Hitler in Argentina. Sembra che sia stata una fonte segreta coinvolta anche nelle ricerche anche di Philip Citroen, citato nell’articolo: foto di Hitler nel 1954_note.

A sostegno delle circostanze, nel 1978 o il ’79, un pronipote di Donna Ida, Walter jr. Eichhorn, per farsi onore di fronte ad amici mostrò a numerosi presenti -decorazioni naziste con la svastica, una speciale tovaglia con ricamata la croce uncinata, alcune foto recenti e undici lettere firmate dal capo del Nazismo. Va ricordato che ciò accadeva mentre l’Argentina era sotto dittatura militare e veniva rivendicata l’ideologia di estrema destra. Tempi in cui si uccidevano i militanti di sinistra o chi, secondo i militari, sembrava esserlo, si perseguitavano gli ebrei e tutti coloro che la pensavano diversamente dal Governo.
Nelle foto Hitler era vestito da civile, con i baffi tagliati e con i tratti peculiari di uan persona avanti con l’età.
Ma la cosa più strana era che nelle undici lettere, incomprensibili per chi non conosce il tedesco, le date riportate erano tutte successive alla data del 30 aprile 1945.
Sembra che tutto il materiale sia conservato in una cassa a Rio Cuarto, una località a 300 Km da Córdoba.
Copie della foto di Hitler a Córdoba sarebbero state visionate anche a casa di Margarita Naval, la vedova di Francois Chiappe, a La Falda.

Moltissime informazioni sono state inevitabilemente perdute nel momento in cui gli Eichhorn vendettero l’immobile alla società “Le tre K”, formata da Emilio Karstulovic, Constantino Kamburis e Asher Kutscher che fecero pure una vendita (o svendita) dei mobili dell’albergo e di molte altri suppellettili trovate sul posto.

Catalina Gamero disse che nei tre giorni in cui in cui Hitler rimase nella “stanza degli ospiti” che aveva preparato per lui, gran parte del tempo il leader nazista lo aveva passato da solo con la sua amica Ida.
Poi assicurò che dopo essere stato a La Falda, il “cugino” alloggiò circa 15 giorni in cima al monte Pan de Azúcar e gli Eichhorn lo visitarono due o più volte, per fargli visita.

 

Il castello. (info reperite da libri e dal web)

Dalle vette del monte Pan de Azúcar – circa a mille metri sul mare – si può veder un paesaggio affascinante formato da gole e montagne. Sullo sfondo si delinea la città di Cordoba e, dall’altra parte, La Falda.
E’ un punto alto, da cui si domina su tutto, che ricorda in qualche modo, il Nido dell’Aquila. C’è un edificio a tre piani, in pietra, dove ancora oggi è ancoa visibile un gruppo elettrogeno (ovviamente tedesco) e, completamente in disuso, un apparato radio usato negli anni quaranta, con la rispettiva antenna Telefunken.
La Gamero racconta di 5 o 6 telefonate da La Rioja e da Mendoza che chiedevano degli Eichhorn. “- Passami la signora …- “, dicevano, con accento un po’ tedesco e queste chiamate continuarono fino a che lei (Ida) Eichhorn non morì, il 29 aprile del 1964, a 83 anni.
Un’intervista della Gamero è ancora reperibile su YouTube.


18 dicembre 1941: news

Attività politica e diplomatica.
war-News

L’Agenzia ufficiosa britannica annuncia che truppe alleate sono sbarcate nell’isola di Timot e che le autorità locali si sono opposte a tale azione.

La sessione della Dieta giapponese è stata chiusa.

Il giornale Utro pubblica un articolo di inspirazione ufficiosa sulle relazioni bulgare-turche. Il giornale scrive tra l’altro:

Ora che anche il Giappone e altri Stati si sono uniti all’Italia e alla Germania per la lotta sempre più decisa contro gli usurpatori del dominio mondiale, la propaganda anglo-americana mondiale, falsa e provocatoria, sviluppa al massimo la sua azione.
Da vari giorni le radio anglo-americane affermano che la Bulgaria approfitterebbe del fatto che l’Inghilterra e gli Stati Uniti sono impegnati nell’Asia orientale per aggredire la Turchia.
Lo scopo di tale manovra propagandistica è chiaro: si vuole allarmare la Turchia e suscitare sospetti, perchè la Turchia cada in trappola e si abbandoni nelle braccia dell’Inghilterra. E’ notorio invece che nulla separa Bulgaria e Turchia e nessun contrasto esiste fra i due Paesi. I bulgari non vogliono nulla dai turchi e i turchi non vogliono nulla dai bulgari. I due popoli hanno insieme il maggior interesse che non venga creato un incendio anche nei Balcani. Nessun pericolo minaccia la Turchia da parte bulgara, mentre anche noi siamo convinti che nessun pericolo ci minacci da parte turca. La Turchia finora non è mai caduta nella trappola della propaganda anglo-sassone e non ci cadrà nemmeno adesso.
Ankara non ama le avventure e ancora meno le ama Sofia
“.

 

Attività militare.
FRONTE ORIENTALE. Attacchi aerei germanici su diversi obiettivi.

FRONTE NORD-OCCIDENTALE. Bombardamento di obiettivi portuali sulla costa orientale e sud-occidentale dell’Inghilterra. Incursioni aeree su territori occupati. 4 apparecchi inglesi abbattuti.

FRONTE LIBICO E MEDITERRANEO. In Cirenaica combattimenti di grande rilievo. Un incrociatore inglese colpito nel Mediterraneo. 7 apparecchi inglesi abbattuti.

FRONTE del PACIFICO. Movimento delle forze di sbarco giapponesi nell’isola di Luzon. Continuano gli attacchi contro Hong Kong. Nella penisola di Malacca, Victoria occupata. Combattimenti sull’itsmo di Kra. Attività aerea giapponese sui vari settori del fronte. Penang bombardata. 9 apparecchi perduti dagli anglo-americani.
Un comunicato della sezione navale del Quartier Generale giapponese pone in rilivo che i servizi fotografici della Direzione Navale hanno potuto stabilire un bilancio delle perdite della flotta americana del Pacifico e delle forze aeree americane delle Hawai. Le gravissime perdite subite dalle forze navali ed aeree degli Stati Uniti comprendono:

  1. cinque corazzate affondate, di cui una del tipo California, una del tipo Maryland, una del tipo Utah e un’altra di categoria non identificata; due incrociatori pesanti affondati ed una petroliera;
  2. alcune navi danneggiate in modo gravissimo e senza possibilità di riparazione: una del tipo Maryland e una del tipo Nevada; due incrociatori del genere e due cacciatorpediniere;
  3. navi gravemente danneggiate, ma in misura minore delle precedenti comprendono navi di vario tipo;
  4. le perdite di aerei americani salgono a 450 apparecchi, di cui parte abbattuti in duelli aerei ed altri incendiati al suolo.

Il comunicato aggiunge che durante le operazioni alle Hawai le forze nipponiche hanno adoperato speciali sommergibili. Cinque di essi non sono rientrati. Nessuna unità giapponese di superficie è stata affondata o danneggiata durante la storica battaglia dell’8 dicembre.


17 dicembre 1941: news

Attività politica e diplomatica.
war-News

Il Duca di Spoleto riceve a Firenze il Poglavnik croato, Pavelic.

Il Presidente del Consiglio, Generale Tojo, nella sua qualità di Ministro della guerra, ha fatto oggi al Parlamento nipponico un rapporto sulla situazione militare.

L’Ambasciatore del Reich, von Papen, è stato ricevuto oggi dal Ministro degli Esteri turco Saragioglu.
In una riunione econoimica della Società dell’Europa sud-orientale, tenuta a Praga in presenza del sostituto Protettore del reich, Funk, ha pronunciato un importante discorso accennando agli sviluppi ai quali sta avviandosi la vita dell’Europa.

L’importanza militare dell’India è stato oggetto di un discorso da parte del Segretario di Stato per l’India, a Londra:

“Per la prima volta nella storia, l’India è stata minacciata da ogni lato e da ogni elemento: aria terra, mare.
Oggi le vere frontiere dellìIndia sono a suez ed a Singapore”.

Il Governo argentino ha promulgato all’unanimità il seguente decreto che dichiara lo stato d’assedio su tutto il territorio nazionale:

  1. si dichiara lo stato d’assedio nell’intera Nazione.
  2. verrà consegnata al Congresso l’opportuna comunicazione di tale decreto.
  3. il Ministero degli Interni disporrà i provvedimenti necessari all’esecuzione del presente decreto.

 

Attività militare.
FRONTE ORIENTALE. nel corso del passaggio dalle operazioni offensive alla guerra di posizione dei mesi invernali, il Comando tedesco sta ora sistematicamnete procedendo in vari settori alle necessarie correzioni e rettifiche del fronte.
attività aerea sul bacino del Don e nel settore centrale.

FRONTE NORD-OCCIDENTALE. Attacchi aerei a Plymouth e Dover. Un mercantile danneggiato. Incursione aerea inglese sulla costa nord-occidentale tedesca. 4 apparecchi inglesi abbattuti.

FRONTE LIBICO E MEDITERRANEO. Aspri combattimenti ad occidente di Tobruk. Attacchi inglesi a Bardia.

FRONTE del PACIFICO. Una cannoniera e 6 torpediniere nemiche affondate. Continuano le incursioni aeree giapponesi. 31 apparecchi anglo-americani abbattuti.
Si comunicano ufficialmente i danni causati al nemico dall’inizio della guerra a tutto il giorno 16:

Navi da guerra: corazzate affondate 5; danneggiate gravemente 4; portaerei affondate 1; incrociatori  danneggiati gravemente 4; cacciatorpediniere affondati 1; danneggiati 1; sottomarini affondati 2; danneggiati gravemente 1; navi ausiliarie danneggiate gravemente 1; cannoniere affondate 1; danneggiate gravemente 1; catturate 1; dragamine affondati 1; navi di scorta affondate 1; mas affondati 1.
Navi mercantili: grandi piroscafi affondati 1; danneggiati gravemente 4; piroscafi da trasporto catturati 4; piroscafi affondati 40; altri piccoli catturati 380.

Aeroplani: abbattuti 101; di cui 7 grandi; distrutti al suolo 363; totale: 464.

Va rilevato che il nemico, da parte sua, ha annunciato la perdita di 550 aeroplani.

Danni inflitti al Giappone:

1 incrociatore leggero leggermente danneggiato ma senza ostacolo per la continuazione delle operazioni; dragamine affondati 1; danneggiato 1.
Aeroplani mancanti 43, tra cui quelli che hanno fatto corpo con gli aviatori per l’affondamento delle grandi corazzate americane.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: