Archivi del mese: gennaio 2014

Servidei Antonio

L’ho scritto proprio come fanno i Carabinieri: prima il cognome poi il nome. Vero, mi manca l’informazione tipo … di Luigi, ma non fa differenza. Il soggetto è stato citato più volte in questo blog, ma non in maniera opportuna. Ci siamo presi la briga di pubblicare le eroiche imprese di questo ex-partigiano che nella bassa lughese seminò il terrore per diverso tempo. Dal ’45 al ’49, completamente  libero di maramaldeggiare e guidato solo dal suo libero arbitrio, fu autista armato di capitan Bulow quando questi fu vicepresidente della Camera, ma si fece notare come autista della famosa Balilla nera (“l’automobile della morte”) ed esecutore dei piani emanati dal Partito. AntonioServidei

A suo carico risulta una serie di imprese che riportiamo grazie al preziosissimo lavoro dello scrittore Gianfranco Stella, che potrà anche non essere del tutto esaustivo, ma che farà sicuramente comprendere la tipologia operativa del soggetto in questione in quel di Lugo e zone attorno.

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riga-orizzquadratino16x16  Il 19 giugno 1945, a S. Nicolò ( di Argenta) prelevò Daniele Santoni, un impiegato del municipio di Fusignano sfollato assieme alla sua famiglia dalla sorella, Giulia, che gestiva un ristorante. Lavorava come stradino e quel giorno fu raggiunto dalla Balilla sul posto di lavoro. Ne scesero alcuni partigiani col pretesto di chiedere informazioni relative al comune di Fusignano. I colleghi ebbero l’impressione che si conoscessero bene. Lo caricarono sull’auto e non si è saputo mai dove fu ucciso e dove fu sepolto. Sappiamo invece chi furono questi partigiani: Emaldi Libero, Tellarini Ivo, Castelli Francesco e alla guida il compagno Servidei della polizia partigiana di Lugo. Una cricca famosa.

quadratino16x16 Uccisione del notaio lughese Vittorio Capucci, che in qualità di tutore dell’ordine, delle regole e dello Stato, rientrò facilmente nella lista di persone da eliminare. Verso le 4 del pomeriggio del 12 maggio ’45, una Balilla molto scura si fermò in v. Manfredi 6. Ne scesero due anonimi partigiani mentre il Nostro restava in auto. Prelevarono il notaio e lo condussero sull’ argine del Tratturo e gli spararono 2 colpi alla testa. Questi eroi si chiamavano Alvisi, Paoletti e Servidei, detentore della Browning 7,65 diventata la bandiera del servizio di repressione del “residuo fascista” per la nascita di una società senza classi, nè ricchi, nè notai.

quadratino16x16 Il Servidei prelevò dalle loro abitazioni a Fusignano due donne e le rinchiuse nella stalla della casa colonica Bedeschi di Conselice. Si chiamavano Maria Vecchi e Vincenza Montanari e furono sequestrate perché dovevano rivelare dov’erano i loro due congiunti arruolatisi nella ‘repubblichina’. Risposero che a loro risultava che fossero a Roma ma questo non convinse il Servidei che le freddò con un colpo alla testa.

quadratino16x16 Uccisione di Antonio Taroni, infermiere a Lugo, il 19 aprile ’45.

quadratino16x16 Uccisione di Montanari Augusto e Bacchini Attilio, i cui cadaveri furono trovati presso il cimitero di S. Lorenzo.

quadratino16x16 Uccisione di Francesco Minzolini, possidente di Lugo, il cui cadavere fu ritrovato l’8 maggio lungo la via Ripa a Lugo. Tutti con la stessa tecnica: colpo di pistola alla testa.

quadratino16x16 Uccisione di Romeo Zaccari, ritrovato stecchito lungo la via Maiano il 10 maggio 1945.

quadratino16x16 Uccisione in rapida successione di Riccilucchi Bruno, Burattoni Giuseppe, Rambaldi Ettore, Tani Corso, Santandrea Carlo, Padovani Balilla e Mainardi Carlo; tutti nel mese di maggio e col solito colpo alla testa.

quadratino16x16 Uccisione dell’ostetrica Erilde Raulli con 2 colpi alla testa. Il suo corpo non fu mai trovato.

quadratino16x16 Il 7 luglio prelevò l’ex brigatista Bruno Faccani dalle carceri e seviziato in una stanza del commissariato di pubblica sicurezza (di chi?) in mano partigiana. Erano in dieci a menare il Faccani e lo fecero per un giorno; Paoletti Francesco, Spini Alfredo, Cappelli Giovanni, Gramigna Sebastiano, Verlicchi Mario, Emaldi Libero, Zannoni Bruno, i fratelli Gaudenzi -Walter e Giovanni- e il Servidei, appunto.

quadratino16x16 Lo stesso giorno prelevarono anche l’ex-sergente delle brigate nere Libero Reggi, finito morto il giorno dopo assieme al Faccani.

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Questa è la famosa Browning 7.65 usata nel territorio di Lugo nel dopo-Liberazione. Quella del colpo in testa tanto caro al Servidei.

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ecc. ecc. Ce ne sarebbe ancora, ma sarebbe un inutile e mero elenco di decessi e atti compiuti a scopi di guerra e per la lotta di Liberazione non perseguibili dall’autorità giudiziaria (Decreto L. 12 aprile 1945 n.196). Peccato che in moltissimi casi la guerra fosse già finita da un pezzo.
Ma di questo ne abbiamo già ripetutamente parlato in questo blog.

Servidei2006Questo eroe del dopoguerra l’ha fatta franca in virtù della prima amnistia, che fu estesa ai reati politici commessi fino al luglio ’45  (forse proprio allo scopo di includervi l’eccidio dei Conti Manzoni), poi per un’altra l’anno successivo e per altri 20 fino al 1967, firmata da Saragat, che per la sua elezione a capo dello Stato aveva promesso di far rientrare dalla Cecoslovacchia le ultime centinaia di ex partigiani là rifugiati nel 1948.  In ragione, quindi, di amnistie ed indulti abbiamo potuto applaudire un Servidei Antonio ospite fisso ogni 25 aprile ( fino al 2006 ) sul palco delle autorità, in divisa, a simboleggiare la paranoia del partigianato comunista.

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Die Glocke

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Tra i tanti progetti segretissimi risalenti all’epoca nazista, questa del “Die Glocke” o “campana” risulta il più interessante, il più affascinante, in quanto il più enigmatico, il più all’avanguardia e, proprio per questo, il meno comprensibile. L’argomento si andrebbe a posizionare nell’ambito delle famose
wunderwaffen di cui ho parlato in recenti articoli e grazie alla declassificazione di alcuni dossier, fino ad ora riservatissimi, negli archivi segreti dell’ ex Unione Sovietica. Dossier che trattano di un “qualcosa”, noto con il nome di “campana”, in tedesco “Die Glocke” o “Die Lanternentraeger”, in inglese “The SS-Bell”.

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“La Campana” è il nome dato a una serie di presunti esperimenti scientifici segreti portati avanti dai nazisti per lo sviluppo di un’arma a tecnologia, legata all’antigravità o all’energia nucleare. Alcuni eminenti scienziati del Terzo Reich avrebbero lavorato per conto delle SS nei laboratori del complesso Riese (il gigante), nelle miniere Wenceslaus, vicino a Kluzica.

Essenzialmente si tratterebbe di un velivolo segreto tecnologicamente molto avanzato, con diametro di 3,10m e un’ altezza di 4,95m,  composto da due cilindri contro-rotanti, con all’interno uno strano liquido “metallico” avente un color porpora e denominato ”Xerum 525”, il quale ruotava all’interno della “campana” ad alta velocità. Lo Xerum 525 era radioattivo e per questo era contenuto in recipienti in piombo aventi 3 cm di spessore perché molto tossico. Era, con molta probabilità, un miscuglio di metalli liquidi, come il berillio, il torio e il mercurio, che formavano un liquido denominato “mercurio rosso”. L’ossido di mercurio e l’antimonio avevano la caratteristica di emettere una grande quantità di neutroni, se sottoposti ad uno stress esplosivo. Il funzionamento abbisognava di una grande quantità di energia elettrica.

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Hans KammlerIl progetto nacque sotto il comando del misterioso generale delle SS Hans Kammler, un tecnico scientifico che era stato anche coinvolto nello sviluppo delle V-2, di alcuni missili, aerei a reazione, deltaplani, UFO nazisti, e costruzioni sotterranee come il centro Riese e con i suoi due reparti con compiti speciali: l’ SS-E-IV o “Entwicklungs-stelle IV”( il “Centro sviluppo IV del Schwarze Sonne) e l’ SS-U-13.

A rivelare per primo il tutto fu il giornalista polacco Igor Witkowski, ma divenne molto popolare quando ne scrisse l’esperto in tecnologie militari Nick Cook. Nelle duemila pagine del suo libro “Die Wahrheit über die Wunderwaffe” (La verità sulle armi segrete), Witkowski rivela come durante la seconda guerra mondiale l’esercito nazista avesse in dotazione un’arma segreta non convenzionale, la cui esistenza fu rivelata nel corso di un interrogatorio all’ufficiale polacco Jakob Sporrenberg che mostrò dei documenti classificati agli inquirenti nell’agosto del 1997, affermando di avere accesso alla documentazione segreta del governo polacco sulle armi segrete di Hitler. Raccontò che il dispositivo poteva ruotare solo per un paio di minuti in quanto emetteva una grande quantità di radiazioni, generando allo stesso tempo un campo magnetico. Questi effetti collaterali provocarono la  morte di diversi lavoratori e animali presenti nel sito al momento dell’attivazione dell’arma.  Secondo l’autore americano Joseph P. Farrell, morirono 60 lavoratori, nonostante le poderose protezioni in cemento armato del sito, decomponendosi e lasciando come residui una sostanza gelatinosa o cristallina. Altri decessi si registrarono tra gli inservienti addetti alle pulizie nei laboratori, ancora, dopo gli esperimenti e alcune ore più tardi, tra lo stupore generale.

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Ci sono quindi prove accertate che i nazisti andarono ben oltre la fase teorica, di studio, arrivando alla sperimentazione. Nei dossier è riportato che l’apparecchio sviluppava grandi campi elettromagnetici e di energia elettrostatica, diffondendo tutt’intorno una radiazione di colore bluastro.
Si presume che lo scopo di questi esperimenti fosse quello di ottenere:

– un “propulsore senza propellente” ossia un “motore antigravitazionale”,

– una “macchina del tempo” che poteva aprire qualche porta dimensionale e forse poter usare un “wormhole”;

– oppure per utilizzare tale congegno come arma che avrebbe avuto la capacità di emettere un impulso generatore di gravità in grado di sviluppare un’energia tale da spostare un oggetto con un’accelerazione pari a 1..000 g.

Quindi si ottenne che un campo torsionale di sufficiente intensità poteva alterare lo spazio intorno al generatore. Maggiori campi torsionali venivano generate, maggiore spazio veniva alterato. E quando veniva alterato lo spazio, veniva alterato anche il tempo.

Il progetto globale fu chiamato in codice “operazione Chronos” ed alla fine della guerra, tutti coloro che, a qualsiasi titolo, ne furono coinvolti, furono eliminati dalle SS. Witkowski ha ipotizzato che al termine della seconda guerra mondiale, quando molti reduci nazionalsocialisti fuggirono per i paesi sudamericani sotto copertura, l’arma possa essere finita delle mani di uno dei tanti governi latinoamericani filonazisti dell’epoca. Il mistero continua.flyc557


la memoria bruciata

burned-ram-PCIForse sarà così anche in altre zone d’Italia, ma girando in bicicletta ed alzando la testa (cosa che non può succedere in auto o in moto) si scorgono targhe del tipo: – qui giacciono … vittime del fascismo, caduti per la libertà, etc. -, ma non ho potuto trovarne nemmeno una recante la scritta: – qui giace … vittima del comunismo, caduto per l’odio di partito, etc. -.

E non è giusto.  Si stima che la repressione comunista abbia provocato circa 33.000 soppressioni e non esiste uno straccio di celebrazione, cippo, targa, messa a conforto o ricordo che sia, in nessun luogo. Non è giusto.

Chiedo: ma le famiglie che in famiglia hanno  avuto tragedie dovute ai comunisti, valgono meno delle altre? Chi ha perso il marito, il padre o un figlio per le ragioni di un Partito, chi non ha potuto nemmeno ritrovare le spoglie del congiunto,  davvero non ha nessun diritto? Chi ha permesso tutto questo?

Non ne faccio una questione meramente politica, dico solo che non è par condicio. I morti sono e saranno sempre tutti uguali. Non ne esiste neanche un censimento ufficiale. Si possono solo leggere le pagine di qualche scrittore che ha avuto la forza di scavare e riportare alla luce le nefandezze dei rossi, spesso pagate con denunce, processi, querele e calunnie dell’ANPI su giornali e riviste. Questa è la realtà. Ed è un’ingiustizia.

Se si riesce a superare indenni il pensiero di persone che volevano asservire l’Italia ad una potenza straniera però, ci si deve chiedere dove si è messo l’orgoglio, non dico nazionale, ma del proprio io, per accettare il permesso di andare in bagno quando si vuole e non quando lo dice mammaRussia! Se discutiamo anche questo ritorniamo al Medioevo! A parte il fatto che qualsiasi idea o ideologia politica non può sovvarcare l’indipendenza personale e nazionale. Lo dico proprio agli ex-PCI che al momento della Liberazione gridavano a squarciagola « Libertà! » e che della libertà di pensiero hanno privato tante famiglie. Si cita spesso il bisogno di una memoria condivisa, si parla del dovere di imparare dai propri errori del passato; cominciamo allora dall’onorare i nostri caduti militari e soprattutto civili e rigeneriamo la loro memoria se desideriamo ricostruire la nostra!


more underground

Negli stabilimenti sotterranei di Kala in Turingia, nel febbraio ’45, vennero obbligati anche ragazzini di 14/16 anni. Fare presto era una priorità assoluta.  Qui si dovevano costruire gli ME262. Hitler aveva deciso che si sarebbero dovuti sfornare 1200 caccia al mese. Per realizzare questo apparato produttivo i nazisti avevano progettato un sistema di gallerie lunghe oltre 30 km; alla fine della guerra ne approntarono circa la metà. In un’area di 27.000m² avevano attrezzato un sistema automatico per l’assemblaggio dell’aereo, che poi veniva portato in superficie mediante un ascensore, direttamente sulla pista di lancio.

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A Muhldorf (Bavaria), nello stesso periodo, vennero dislocate alcune centinaia di migliaia di deportati per la costruzione di un grosso stabilimento aeronautico formato da 3 piani sotterranei e 3 piani in superficie. Un’opera colossale, degna dei grandi lavori faraonici, tutta sulle spalle dei lavoratori coatti che nel solo mese di marzo del 45 registrarono 2000 decessi. Qui le aspettative di vita erano scese drammaticamente ai 40-60 giorni.
In un altro sito, nel marzo del ’44, vennero portati circa 9000 prigionieri di Flossemburg per lavorare ad un progetto che prevedeva un impianto di 100.000m², ideato per ospitare la costruzione dei motori BMW. In 2 mesi ne morirono 3500. A Konstein c’era una segretissima fabbrica di missili che le SS avevano protetto in maniera maniacale. In un’area di 250.000 avevano stipato 13.000 persone per ultimare lavori considerati vitali per il Reich.  Per i prigionieri di Nordhausen esistevano 2 opzioni: morire di lavoro massacrante o morire per le brutalità delle SS. Il ministero degli armamenti aveva stanziato 200 milioni di marchi per la costruzione di un’altra area sotterranea di 600.000m² destinata alle V2. 1000 al mese, secondo il volere del Fuhrer. Dopo la guerra, americani e sovietici hanno depredato tutto il possibile e fotografato ogni dettaglio di questo sito considerato pressoché inattaccabile.

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La Germania nazista aveva avviato l’immagazzinamento di 55000 tonnellate di sostanze tossiche da lavorare negli stabilimenti di Falkenhagen, a sud-est di Berlino. Qui erano riusciti a realizzare qualcosa di rivoluzionario: il Sarin. Un gas nervino di nuova concezione, completamente insapore, incolore ed inodore che sarebbe diventato la prima arma di distruzione di massa. Ma il gas letale non è mai stato impiegato. Con le sue caratteristiche avrebbe potuto sterminare la popolazione di Londra in circa 80 minuti usufruendo di una diffusione minima. Si pensi che basta un gocciolina in un m³ di aria per renderla letale ed in soli 6 minuti. Erano stati stanziati 44 milioni di marchi per provocare questa morte quasi istantanea, ma fu proprio Hitler a vietarne l’uso. Tutto a vantaggio dei sovietici che si resero conto dell’immenso potenziale di cui tutti gli Alleati erano all’oscuro e del pericolo scampato. Oggi sono rimaste le tracce delle tubature sotterranee che sarebbero servite a caricare il gas. La produzione sarebbe dovuta iniziare nella primavera del 1945; non si conosce quanto realistiche fossero quelle previsioni. Verosimilmente, neanche Hitler era al corrente della vastità del progetto di trasferimento nel sottosuolo degli impianti di produzione bellica; forse chi ne era più a conoscenza erano proprio gli Alleati che studiarono nuovi ordigni speciali per attaccare queste installazioni, con efficacia molto limitata e talvolta nulla, tranne il caso di qualche base in Francia (vedi art. “Watten files“).

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Nella bassa Slesia, vicino alla città di Kluzika i nazisti stavano portando avanti un progetto di proporzioni straordinarie: 7 gallerie sotterranee, alla profondità di 48m, dotato di 8 uscite segrete. Qui si doveva realizzare un nuovo quartier generale per il Fuhrer in un’area di 40.000m² che poteva accogliere migliaia di persone. Una specie di città sotterranea. Nome in codice: Riese (vedi sotto)

Similmente, nelle viscere dell’Obersalzberg esiste una rete di gallerie parzialmente completate che si estendono per 6 Km che comprendevano rifugi per le SS, depositi carburanti, tutti i servizi di comunicazione e le stanze rifugio. Qui si scavò al ritmo di 3 turni al giorno fino alla fine della guerra. Non tutto è stato esplorato.  Ma si è dedotto che il complesso doveva dare alloggio a 400 SS con tutti i servizi logistici, compresi i depositi di munizioni e armi di media portata.  Nelle gallerie lavoravano circa 3000 persone  sotto la direzione omnipresente di Martin Bormann che aveva qui una sua dimora, al pari di altre personalità del Reich.

image11Era costruito molto accuratamente: impossibile penetrare da qualsiasi parte. Tutto sorvegliatissimo già dall’esterno, da una distanza di almeno 500m. Per circolare, gli abitanti del posto necessitavano di uno speciale pass continuamente controllato. Il luogo era totalmente autonomo. Disponeva di ampie riserve d’acqua, di viveri e aveva una serra all’avanguardia, orgoglio del Fuhrer. Annoverava anche un innovativo sistema di smaltimento di gas letali (che gli inglesi poi copiarono in toto cambiandone il nome). Ogni abitazione di superficie aveva una scala di 77 gradini che scendevano nel labirinto di rifugi privati oppure nelle auto rimesse che potevano ospitare anche veicoli blindati. La superficie dell’area destinata ad Hitler era di 1800m². Fino all’ultimo, la gente credeva che si sarebbe rifugiato qui: tutto era stato predisposto, tutto era pronto. Da Berlino qualcuno si era già trasferito stabilmente qui da settimane. Quando il 1° maggio si diffuse la notizia (vera o presunta) della morte di Hitler, gli occupanti dell’Obersalzberg si precipitarono ad appropriarsi di ogni bene possibile: archivi privati, argenteria, foto, abiti, suppellettili varie; un completo  sciacallaggio: « meglio noi che gli americani! » – dissero. Gli americani, comunque, confiscarono quanto rimaneva, cristalleria compresa.

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          Progetto Riese.

Il progetto si compone di 7 complesse strutture militari sotterranee in bassa Slesia, prima in germania, ora in Polonia.

Il Castello di Książ, il complesso Rzeczka, Włodarz, Osówka, Sokolec, Jugowice, Sobon, Miłków e la città di Głuszyca.

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Legenda.

  1. Castello di Książ
  2. complesso Rzeczka
  3. complesso Rzeczka
  4. complesso Rzeczka
  5. complesso Osówka
  6. complesso Osówka
  7. complesso Włodarz
  8. complesso Rzeczka
  9. complesso Rzeczka
  10. complesso Rzeczka
  11. complesso Rzeczka
  12. progetto Reise (locations)

Theird Reich underground

E’ stato uno dei progetti più ambiziosi di Albert Speer. Portare tutta la produzione bellica al riparo dei bombardamenti: all’interno di montagne, nelle profondità della terra. Presumibilmente facili da difendere, inattaccabili dall’alto, estremamente sicure per chi ci doveva lavorare; così erano le nuove fabbriche della Wehrmacht per realizzare i nuovi aerei, tutta la ricambistica necessaria per il conflitto e le favolose wunderwaffen.image01Nel 2013, con le tecnologie ed i mezzi moderni, gli appassionati di seconda guerra mondiale (e sono tantissimi),  tecnici, ingegneri e speleologici non sono ancora riusciti a scoprire e visitare tutto quello che è stato realizzato negli ultimi anni di guerra. Ovviamente questi luoghi non sono accessibili dal pubblico normale e non si tratta di questioni di semplice sicurezza legata all’incolumità personale ma, piuttosto, per non favorire nuovi fervori bellici e per non rinverdire conati di nazismo. Per lo stesso principale motivo è stato murato il bunker della Cancelleria ed ogni altro luogo che potesse diventare di culto per molti. Perchè di molti si tratta.

Vennero spesi molti milioni di marchi per realizzare migliaia e migliaia di Km di labirinti, anche fortificati; ma il costo più alto è stato lo sforzo sovrumano per costruire, pagato in vite umane. Speer lo sapeva molto bene. Ma non c’era altra via. Chi ha potuto visitare ne è uscito con un’impressione molto netta: « in molti ambienti è rimasto tutto come allora. Sembra che tutto sia stato abbandonato da 5 minuti ». Appare di colpo la grandiosità degli scavi, la precisione, la meticolosità appare luminosa in ogni dettaglio. Migliaia di deportati vennero costretti a turni di lavoro massacranti per consentire il trasferimento degli apparati di produzione in tempo utile per lo svolgersi del conflitto. Un operaio aveva un’aspettativa di vita di 40gg (max) con razioni di cibo che non superavano mai i 250gr. ed il lavoro proseguì frenetico fino agli ultimi giorni del conflitto.

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Cosa serebbe potuto accadere se gli impianti avessero potuto lavorare in perfetta efficienza? In molti hanno avuto paura di pensarlo. Forse la guerra di annientamento voluta da Hitler avrebbe avuto un altro epilogo? Sicuramente appare evidente di cosa è capace l’uomo se costretto dagli eventi.

Nei pressi di Oberammergau, in Bavaria, ad un’ora da Monaco e nelle viscere di alcune colline, è scavata una fitta rete di gallerie progettate dai nazisti. L’ingresso, murato con blocchi di cemento, nasconde un centro produttivo della Messerschmitt che gli americani hanno accuratamente depredato nel ’45 percorrendo gallerie (ex-officine) lunghe 180-190m. Ne avevano localizzate già 340 nel raggio di circa 300 km, ma non ne conoscevano l’ampiezza ed il potenziale. Ogni centro si vedeva assegnato un nome in codice speciale che non poteva essere confuso con nessuno degli altri 800, progettati dai nazisti.

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A questo punto si deve fare una piccola riflessione. Dato che l’attuazione di questo progetto è cominciato, per un imposizione del Ministro degli armamenti, nell’estate del 1943 ed ha avuto vita per soli 22 mesi, cosa avrebbero potuto realizzare con un attimo più di calma? Se si pensa che la fabbrica scavata nella montagna a ridosso del fiume Neckar, iniziata dopo, è grande il doppio… e a 120m di profondità, c’è da chiedersi che forza-lavoro avessero a disposizione per fare ciò che hanno fatto? Il sito di Neckarzimmer cela una vera e propria città sotterranea con gallerie che si estendono per 34 Km (ho detto 34 km!) su un’area di 130.000m² che oggi accoglie interi reparti dell’attuale esercito tedesco. Certo. Perché sprecare tanto lavoro?

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In molti siti, il trasferimento degli impianti bellici, nel 1943, venne completato solo al 20% per le evidenti problematiche del periodo; ma dopo un periodo di empasse dovuto al bombardamento della fabbrica di cuscinetti a sfera, la produzione riprese a pieno regime grazie ad un imponente re-innesto di forza lavorativa.
Circa 13.000 uomini. Di questi, il 60% non vide il 1944.

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