Archivi del mese: luglio 2012

the last secret – forcible repatriation to Russia 1944-47

L’ aristocratico inglese Nicholas Bethell, classe 1904, può essere considerato oggi un pioniere dell’argomento trattato da J.Bacques in Gli altri Lager uscito nel 1993. Ma nel 1974 i tempi erano un pochino diversi ed uscire con certe frasi poteva anche rivelarsi pericoloso. La frase ad effetto fu questa: « E’ sbalorditivo che in Occidente, dove nulla di politico resta segreto a lungo e invitabilmente giunge al pubblico sulla stampa o in qualche altro modo, come questo atto di tradimento commesso dal Governo inglese e americano possa essersi mantenuto così a lungo ». Al lettore chiedo venia se tocco questi argomenti in modo approssimativo, ma lo faccio unicamente allo scopo di stimolare l’ approfondimento in altra sede se ritenuto interessante. Continua a leggere

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vox populi

Una denuncia pervenuta alla Procura della Repubblica molti anni dopo la fine degli scavi per il ritrovamento di salme sulle rive del Santerno, nella zone di Giovecca, S.Agata, Lavezzola, S.Lorenzo e sul Senio. Una lettera onesta.

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Anche in Romagna, nei casi in cui fosse stato ritrovato il corpo del giustiziato, il Partito rosso aveva impartito questo modus operandi:  impedire ai parenti delle vittime il funerale con i relativi onori. E questo è criminale. Come minimo. Il testo che segue è apparso come circolare al Comando di Polizia di Massalombarda (Ra) nel maggio del 1945:

Manifesti murali affissi per la città annunciano, per le ore 9 di domani, i funerali di……

E’ naturale quindi che i funerali non possano essere autorizzati.

Pertanto la polizia disponga che:

il trasporto della salma dall’abitazione al Cimitero avvenga per la via più breve, senza deviazione alcuna.

La salma può essere seguita solo dai parenti strettissimi: genitori, figli, fratelli e nessun altro.

Niente fiori e, tantomeno , discorsi.

Un solo sacerdote per la benedizione nella Cappella del Cimitero e non altrove.

La polizia (partigiana) è invitata a diffidare i tipografi della città perchè per l’avvenire evitino di stampare avvisi mortuari, relativi ai giustiziati, senza il preventivo nulla-osta di questo comando.”

f.to CLN

Un’ordinanza ignobile che fa pensare a come si avesse paura dello sdegno dei familiari dello sconfitto; è un segno forte di insicurezza che testimonia il senso della volontà del Partito di andare avanti senza il bisogno di ricevere il consenso del popolo. Sono atti di terrorismo né più, né meno di quelli dei tedeschi (che però erano tedeschi…); atti mirati alla realizzazione di una supremazia che voleva costringere il popolo all’ omertà. Per paura.

silenzio = no opposizione

Team557


il coraggio di scrivere

Nel libro di Sauro Mattarelli e nello stesso di Gianfranco Stella, “il caso Marino Pascoli e vicende del dopo-Liberazione in Romagna” è contenuto uno scritto che fu pubblicato anche sulla “Voce di Romagna” il 6 dicembre 1947.  Questa uscita sul giornale gli costò la vita.

« Prima di tutto dobbiamo distinguere i partigiani veri dai partigiani falsi.         I partigiani veri sono coloro che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione dell’Italia e questi, a dir il vero, sono pochi.    I partigiani falsi, che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi e che andarono in giro col mitra quando non vi era più pericolo a fare gli ‘eroi’.   Questa gente, anche se è riuscita a munirsi di un brevetto o di un certificato, anche se oggi milita indebitamente nelle fila dei partigiani, non bisogna avere nessuna esitazione a chiamarla ‘teppa’.    Teppa da reato comune, macchiata di sangue, di prepotenza e di ricatti.   Partigiano vero, per quale fede ti sei battuto? Attenzione partigiani onesti, partigiani italiani e rimasti italiani, a non vendere l’Italia allo straniero , altrimenti il vostro sacrificio sarà stato vano. »

Il 4 gennaio 1948, sulla strada fra Mezzano e Ammonite, 5 colpi di pistola lo stesero sul selciato.

Da “il triangolo della morte”.  – A guerra finita, le ‘radiose giornate‘ furono il frutto della convinzione dei partigiani comunisti che la battaglia era vinta e l’ora del soviet italiano fosse ormai imminente. Si trattava quindi di fare ‘pulizia‘, vale a dire eliminare chiunque avesse potuto in qualche modo opporsi al disegno comunista. Il come lo avevano già provato nella guerra di Spagna,  dove l’assassinio e la barbarie erano state a lungo e metodicamente messe a segno. Ricordo solo gli stupri e le suore, inchiodate alle porte delle chiese o dei conventi, cosparse di benzina e bruciate vive. Si tattava quindi di applicare in Italia gli stessi metodi con meno pericoli (ormai non c’era più nessuno che potesse opporsi) in modo da instaurare un sano terrore nella popolazione e spianare la strada al comunismo. – continua

Qui, alcuni articoli sull’argomento.

                                            

Strano questo articolo per un 25 luglio qualsiasi…

N.B    la copertina del libro è riferita alla versione di Gianfranco Stella. La copertina di Mattarelli sembra non essere disponibile.

Team557


gli altri Lager (James Bacque)

Raramente la pubblicazione di una monografia storica relativa ad un tema che, di norma, interessa soltanto alcuni specialisti – il trattamento dei prigionieri di guerra – ha suscitato così tanta attenzione, o irritato così tanta gente, quanto ” gli altri lager “. In effetti, il tema trattato è di per sè già polemico. Si sarebbe potuto chiamare anche: «Eisenhower e le atrocità nascoste ».

In effetti, alla fine della Seconda guerra mondiale, almeno 4 milioni di soldati tedeschi furono tenuti prigionieri all’aperto, in campi recintati dal filo spinato ma senza alcuna protezione, con poco cibo e poca acqua, o niente del tutto; questo accadde in Germania ad opera degli americani nella zona da essi occupata e durò per molti mesi anche dopo la fine delle ostilità. L’esercito francese, che ricevette circa 630.000 prigionieri dagli americani per servirsene come manodopera in riparazioni di guerra, fece loro patire la fame e li maltrattò a tal punto che non è esagerato calcolare una cifra di 250.000 morti causati dalle pessime condizioni in cui gli uomini furono tenuti. Per quanto riguarda i campi americani, non è azzardato supporre il decesso di 750.000 prigionieri. Per la maggior parte si trattava di soldati della Wehrmacht arresisi dopo l’8 maggio 1945, ma fra loro c’erano anche donne, bambini e anziani. Queste morti furono catalogate come “altre perdite”.

ISBN: 9788842538967

Per scrivere questo testo, pubblicato per la prima volta nell’89 in Canada, l’autore ha intervistato centinaia di ex prigionieri, guardie e ufficiali, raccogliendo migliaia di testimonianze e di documenti tratti dagli archivi di Parigi, Londra, Coblenza, Washington e Ottawa.   Quesiti accettabili sono stati posti per mettere in dubbio l’opera:

Se c’è stato un milione di morti, dove sono i corpi?

Eisenhower aveva un potere così esteso da poter ordinare un affamamento collettivo senza che di questo non si possa sapere nulla?

Le sofferenze indubitabili nei campi, soprattutto nei campi di transito lungo il Reno erano il risultato della politica di Eisenhower o, piuttosto, il risultato delle condizioni caotiche che regnarono in Europa durante la primavera e l’estate del 1945?
Dare qui una risposta sarebbe improbo ed erroneo sotto diversi punti di vista, il consiglio: se l’argomento vi “acchiappa“… leggete il libro edito da Mursia, oppure la mini-recensione di Team557 quando l’avrò metabolizzato.

“è un peccato che non abbiamo potuto ucciderne di più”
Eisenhower

Team557


un flash di Gordon

Cos’è un fumetto? No. Questa è la lettera di un capo partigiano di Reggio Emilia, tale William Ferrari detto ” Gordon ” , che ha scritto per purificarsi, liberandosi dei suoi segreti, gelosamente considerati ” segreti del popolo “. Il memoriale è uno dei pochissimi ed è considerato una reliquia. Sia detto che va contro ogni regola primaria del PCI e dell’ ANPI.

Qui sotto la lettera:

 

Mi sono sempre chiesto, siccome in qualche altra forma e all’ insaputa del Partito, negli ultimi decenni qualcuno ha parlato facendo nomi e cognomi:  tutti quelli che erano fuggiti in Cecoslovacchia, come se la sono cavata dopo essere rientrati in Italia con l’amnistia di Togliatti? E ancora: ma davvero non c’era più spazio per colpire i delinquenti ? In questo modo l’ assassinio legalizzato è diventato gratis! Comodo però! Ma per una nuova società senza classi, né ricchi e priva di oppositori, il PCI non ha conosciuto ostacoli anche grazie alla completa omertà del popolo e della sua coscienza. Un vero e reiterato terrorismo urbano, nei piccoli centri e nelle grandi città, un aspetto della tattica comunista di quegli anni solitamente trascurato dagli storici rossi.

Fonte citata: i Lunghi mesi del 45 di Gianfranco Stella.

Team557


Re di denari.

Tra le mille curiosità poco note, (guarda un po’, ce n’è sempre una…) questa riguarda il nostro ex-Re:  Vittorio Emanuele III. Lo so, il personaggio si presta: molto basso, un naso strano, un fare poco coraggioso e un po’ anche… Paperino. Nel senso di… sbeffeggiato dalla sorte.

Sovrano di dinastia del Nord, orgoglioso delle sue origini piemontesi, per uno scherzo della storia fu costretto a chiedere protezione nel Sud della nostra penisola. Solo qualche anno prima l’avevano illuso di essere diventato sovrano di un Impero (l’ Impero d’Etiopia ed il regno di Albania), poi però nei giorni drammatici del 43  il sogno era già svanito; ma se lo Stato (il SUO Stato…) era messo male, lo stesso non si poteva dire per il patrimonio personale di casa Savoia.

Il settimanale “Oggi” del 1950 riporta: Villa Savoia sulla Salaria a Roma, due tenute nell’Agro romano a Castelporziano, il castello di Pollenzo in provincia di Cuneo, (immaginatevi questa lista letta dalla voce di Fantozzi…) la villetta di Valdieri in provincia di Cuneo, il castello di Sarre in provincia di Aosta e il castello con tenuta di Racconigi, sempre in prov. di Cuneo!

castello di Racconigi

Poi c’era ancora un altro considerevole Bonus: una rassicurante liquidità di 3 miliardi di lire ( del 1943 !!!)  custoditi al sicuro in Inghilterra. Il denaro era stato ottenuto grazie allo sfruttamento di un contratto di assicurazione sulla vita sottoscritto da Umberto I e affidato in gestione ai Lloyds di Londra. Quando il padre di Vittorio Emanuele III venne ucciso nel 1900, il figlio divenne beneficiario del consistente capitale accumulato dai Lloyds, il nuovo re d’Italia preferì lasciare la somma intera a Londra, anche quando  il Paese divenne nemico dell’Italia per l’ ingresso in guerra voluto da Mussolini.

Ma, mentre tutti gli altri beni furono congelati dal governo di Sua Maestà, il denaro rimase inspiegabilmente libero e a disposizione della famiglia Savoia.  Perse, però,  le valorose monete antiche durante l’ ignominiosa e precipitosa fuga da Roma; se le dimenticò in stanza e poi se ne persero le tracce. Forse se le fregarono i tedeschi…

Il piccolo re, che si atteggiava da Imperatore, con la firma delle leggi razziali ( 5 settembre del 38 ), con la clamorosa fuga e abbandono di Roma, era ancora intento giornalmente a preoccuparsi della sua incolumità personale e ad informarsi dei suoi beni; telefonava tre volte a settimana per sapere se c’erano stati danni alle cose…, ma non chiedeva mai nulla dei suoi soldati. Di quelli che avevano giurato per lui, che stavano morendo per lui.

E si lamentava! Si lamentava che gli avevano lasciato poche province: solo Bari, Brindisi, Taranto e Lecce!  Si sentiva defraudato! Il piccolo re, ironia della sorte per un Savoia, che si fidava solo degli ufficiali formati all’ Accademia di Torino, in un Sud a lui così estraneo e da affrontare con assoluta indifferenza; « qui è tutto folklore » – diceva,  facendo spallucce e giocando a carte! Un vero Re di denari, però.

not to forget

Team557


tu vuo’ fa’ l’americano…

Esisteva un libretto. Si chiamava: The Sicily Zone Handbook. Si trattava di una specie di guida tascabile militare che dipingeva l’isola come un luogo abituato al dominio e allo sfruttamento straniero e istruiva i soldati a non fidarsi di quelle popolazioni avvezze ad usanze tribali (?!?). Gigi Di Fiore ci parla della frase in voga nei giorni dello sbarco nel 1943: « kill the Italians! ». I soldati furono aizzati e motivati al combattimento con truculente e fasulle descrizioni di ipotetiche barbarie compiute dagli abitanti del posto contri gli occasionali nemici. Eravamo considerati dei trogloditi!, delle bestie e non so che altro. Pensa un po’, io sempre creduto che fossero proprio gli americani dei trogloditi!!! Ma scuola dove studiavano gli americani? su Tex Willer? Ma come? avevano fatto gli applausi a Italo Balbo per la trasvolata, avevano accolto Marconi, Toscanini e un sacco di scrittori famosi e ci giudicavano in modo così avvilente ed esotico?

In breve, l’ordine di non prendere prigionieri diventava perentorio per le 4 divisioni anglo-americane dell’operazione Husky. I prigionieri avrebbero rallentato l’avanzata. Per aiutare questo approccio al ventre molle dell’Asse i soldati furono imbottiti di alcool e altre schifezze. « Kill, kill these bastard people! ». Senza motivo, i soldati americani fucilarono senza pietà ogni italiano che incontrarono. « E’ una pazzia, stanno ammazzando tutti i prigionieri, anche i civili; padre faccia qualcosa…». Anche nella logica di conquista anglo-americana esisteva il concetto di espropriazione di beni e cose, cioè il saccheggio; quindi gli inglesi (soprattutto) andarono di… portafogli, collane, ciondoli, orologi d’oro ecc. Si racconta di un sergente americano, un omone grande e grosso armato di Thompson, che fece fuori quasi 50 prigionieri a sangue freddo. Da solo. La spiegazione riportata sui rapporti di battaglia era che gli uomini uccisi erano sicuramente dei cecchini che tentavano di fuggire. E comunque fosse andata, ormai non c’era più nulla da fare! Alla Corte marziale arrivò solo qualche caso di esagerazione, nulla di che. (link di approfondimento)

Però, il 1° febbraio 1944, il portavoce del ministro della Guerra statunitense scrisse una lettera al Comando Alleato a Caserta esortando di non far trapelare per nessun motivo l’atteggiamento USA nei confronti della popolazione: avrebbe stupidamente fornito aiuto e sostegno al nemico sollevando l’opinione pubblica europea contro di loro!

Solo nel 2005, la Procura militare di Padova aprì una coraggiosa inchiesta, basata su alcune testimonianze raccolte negli anni, per chiedere di mandare a giudizio, laddove fosse stato possibile, i responsabili di tante efferatezze. Fu un’azione simbolica. Si chiedeva onore onore tardivo, rispetto e cancellazione dagli elenchi dei militari italiani dispersi  che erano invece stati barbaramente uccisi da truppe nemiche inferocite e ubriache, diventate poi alleate.

Ma c’è un’altra chicca. All’aeroporto di Comiso, Alexander Clifford, corrispondente inglese del “Daily Mail” assistette ad una strage dai numeri sorprendenti: centodieci morti, uccisi a sangue freddo. 110 soldati fatti scendere dai camion e bersagliati da un Mg42 requisita ai tedeschi.  Un’ ecatombe degna della famosa strage di Cefalonia, ma tenuta segreta per decenni. Al giornalista, morto nel ’52,  fu imposto di non pubblicare mai la notizia. Allora…tu vuo’ fa’ l’ americano! Anche contro ogni regola.

not to forget

Team557


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