Archivi del mese: settembre 2011

WWII: gli archivi ritrovati. un commento.

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Ora, se fossimo in un bar e volendo fare gli spiritosi, si potrebbe dire anche: “… se non li ritrovavano, forse era anche lo stesso…!”. Ma è solo una battuta. Sono un collezionista e, si sa, volevo vedere com’era il “prodottino” commerciale venduto in edicola qualche mese fa con Panorama. In realtà i documenti li conoscevo già; sul sito ci sono da quando History channel li mandò in onda tempo fa. Pensavo che la proposta commerciale fosse arricchita, magari da un opuscolo o chessò: un libriccino…; invece, ciccia. Niente. 10 Dvd striminziti, con Panorama e nessun commento a riguardo. 130 euro. Ma mi spiego meglio. Cosa volevo?

Beh, volevo che mi interessassero. Volevo che mi coinvolgessero almeno un po’. Ho chiamato Michele, (mio figlio) e gli ho detto ” dai, che ce li guardiamo originali ! “. Metto su il primo, poi il secondo e… dice “papà, che pa..e! “. I DvD sono esattamente le puntate come erano già sul sito, con tanto di titoli di testa e di coda ed il marchio di History; ma il punto chiave è un altro.

Dal punto di vista bellico è decisamente deludente; non si vede niente di cruento ed ho l’ impressione che moltissime immagini non siano affatto reperti ritrovati, ma posso sbagliare…. Dal punto di vista italiano, non so quanto possa essere coinvolgente sapere la storia di mille attese prima della conquista di quell’ atollo vicino a Leyte o Tarawa, oppure prima dello sbarco nelle Filippine o giù di lì. Non voglio essere critico a tutti i costi, ma mi si consenta di dire che è estremamente ripetitivo nei toni epici e trionfalistici di cui ho già parlato in tanti altri articoli. Comunque, la storia di una crocerossina americana alla fine un po’ sfinisce laddove si spera di vedere mezzo combattimento o qualche sparo, ma tuttociò è centellinato anche quando viene sfiorato l’argomento dello sbarco in Normandia che appare per quasi 12 secondi. Non è molto, davvero. La collana è realizzata tecnicamente professionalmente e ci mancherebbe.., è solo molto morbida, un po’ lenta e molto, davvero molto votata al fronte del Pacifico. Forse troppo.  Moltissime immagini di repertorio di relativa utilità.
Il collezionista saprà collocarlo nella sua libreria sapendo che, se italiano, non potrà chiedere troppo coivolgimento emotivo perchè di Italia vedrà solo qualche fotogramma della liberazione di Roma (peraltro già vista più volte) e qualcosina della Sicilia, ma niente di più. Insomma. Non aspettiamoci nè ” salvate il soldato Rayn “, né un qualsiasi documentario di G.Bisiach su RaiStoria. Ma sono sempre pronto ad essere smentito da passioni ed opinioni diverse.

 

Team557

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giudicare prima della guerra

continuo a pubblicare alcune lettere dei lettori di Epoca del 1962 che giungevano alla redazione che curava la rubrica “Chi era veramente Mussolini“. Per la cronaca (ripeto, siamo nel 1962 e quindi dopo la guerra civile punitrice dei fascisti, dopo le amnistie di Togliatti, dopo i reimpatri dei comunisti-gappisti fuggiti in Cecoslovacchia, dopo tutto, insomma), la rubrica fu chiusa dopo 3 uscite sul giornale per i troppi interventi dei lettori, che avrebbe richiesto troppo spazio per pubblicare tutte le lettere che arrivavano settimanalmente e per non fomentare gli spiriti dei nostalgici e dei mitomani. Fu scritto così sul giornale.

Se una guerra è pazza, cri­minale, ingiusta e utopistica bisogna gridarlo prima di sa­pere se la si vincerà o la si perderà. E non quando po­vertà, sfortuna, sabotaggi e tradimenti ne hanno già se­gnato la sorte.
Dopo, è facile giudicare sa­crosanta la guerra dei vinci­tori e insensata la guerra dei vinti. Così come è facile infierire su chi cade e poi buttarsi dalla parte dei vittoriosi, giustificandosi che si è capito che sono loro che han­no ragione e combattono per la giusta causa.
Io credo che bianchi o ne­ri, rossi o gialli e a qualun­que colore politico apparten­gano, popolo e governanti si equivalgono tutti. Tutti pos­sono essere capaci di com­mettere nella stessa misura eroismi e abiezioni, errori e debolezze. Ma ben pochi so­no armati di vera coscienza, vera onestà e vera umiltà.

 

Team557


ombre e penombre (lettera del 1952)

Recitò una parte imposta dagli avvenimenti.

Le grandi menti, i grandi strateghi fascisti e nazisti, in definitiva i due illuminati dittatori dalla grinta fero­ce, non avendo capito nul­la degli avvenimenti dell’ul­timo cinquantennio, credet­tero, fanciullescamente, di poter liquidare l’impero fran­co-inglese incamerandosene l’eredità, costituendo l’impe­ro di Roma e quello di Ber­lino… Quindi, quaranta milioni di italiani, dapprima tutti fascisti poi tutti comunisti, oggi sono colpevoli! Non diciamo sciocchezze! Il popolo non contò mai nulla. Fu sempre oggetto e non soggetto di storia. L’immenso esercito dei contadini, quale era allo­ra, degli artigiani, dei mano­vali, dei piccoli professioni­sti e impiegati ubbidì sem­pre. La storia la fecero sem­pre piccoli gruppi di potere, che determinarono il cattivo e il bel tempo… Mussolini a­veva preso decine di migliaia di disoccupati, affamati e straccioni; li aveva vestiti con una divisa; gli diede una misera paga che consentì loro di non morire di fame, un moschetto che tenevano sulle spalle, col quale si po­tevano pavoneggiare e pote­vano, loro straccioni, eserci­tare un potere su altri strac­cioni, creando un sicuro ba­luardo alla pagliacciata della rivoluzione.
In ogni creatura umana, essere relativo, parziale, ci sono ombre e penombre, lati negativi e lati positivi. Mus­solini fu ricco e degli uni e degli altri. Aver voluto fare di lui, che si trovò al cen­tro di avvenimenti al di so­pra e al di fuori delle sue capacità e possibilità menta­li, un genio o un imbecille: ecco l’errore. In effetti, fu un pover’uomo costretto a reci­tare una parte che è stata voluta da lui fino a un certo punto, imposta dagli avveni­menti quasi sempre. E sulla scena sono apparsi sempre anche altri attori spesso più nefandi, attori che la storia ha voluto imporre, al riparo dell’opinione e della volontà della masse.

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Team557


prospettiva

Chi ha scritto queste righe probabilmente oggi non è più…, ma anche se l’argomento non è più attuale, trovo corretto riproporre una prospettiva che merita qualche riflessione.

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Non atteggiamoci tutti a vittime dell’oppressione.

 Venti anni di storia li abbiamo fatti insieme: lui, il Duce, inebriandosi dai balconi per le «oceaniche» adunate, e noi pettoruti e tronfi, cantando “Giovinezza”.

Noi non siamo stati un popolo oppresso né martiri di una dittatura; chi più chi meno, abbiamo preso gusto al gioco, qualcuno reagendo debolmente con le barzellette sussurrate, qualche altro adagiandosi quieto quieto, tutti facendo a gomitate per le patacche. Persino il re fece festa quando fra queste ultime fece capolino l’aureola imperiale… 

Gli antichi saggi, quelli che con la sola forza dello spirito e dell’intelletto illuminarono il cammino dell’uomo, scrissero sui templi sacri «conosci te stesso, indicando non essere permesso avvicinarsi alla purezza senza aver prima guardato dentro di noi e giudicato noi stessi.

La nostra natura fisica e psicologica ci ha sempre portati ai facili entusiasmi ed alle ancor più facili lacrimazioni. La nostra emotività risente indubbiamente della natura che esplode nei giardini, nel sole inebriante, nei fiori… La brevità non consente ulteriore analisi storica, sociale e psicologica, ma è antica conoscenza che un popolo ha il governo che merita. Ha torto chi vuole scagionarsi, ha ancora torto chi accusa. Guardi quest’ultimo dentro se stesso ed ancora oggi si accorgerà quanto sia difficile giudicare con giustizia…


crepuscolo degli dei.2

continua.

Il testimonio è Heinz Linge, già Sturmbahnfùhrer delle SS, che fu addetto alla persona di Hitler dal 1935 al 1945. Siamo andati a interrogarlo nella sua casa di Schenefeld, presso Am­burgo, al numero 62 della via Gorgh-Fock. Linge, dopo il crol­lo tedesco, fu per undici anni prigioniero in Russia. Liberato, rientrò in patria e fu interroga­to dal servizio americano di informazioni. Ora fa una vita «borghese », ed è un esperto di lavori pubblici.
Nel suo ufficio ingombro di ta­voli da disegno e di progetti edi­lizi, egli ci racconta cosa avven­ne alla Cancelleria negli ultimi momenti di vita del dittatore. Trascriviamo qui il suo raccon­to. Continua a leggere


crepuscolo degli dei.1

Queste sono cose che generalmente, e naturalmente – aggiungerei, sono destinate a perdersi nella memoria e nel tempo. Per fortuna, qualche volta no. In un giornale (Epoca) del 26 aprile 1954, c’ era questo articolo in mezzo ad una mucchia di giornali, non ben definita, che una signora aveva nella sua bancarella nel mezzo di una festa di antiquariato, peraltro, pallosissima. Vabbè. Non tutto può piacere a tutti. Mia moglie mi ha quasi strangolato un braccio quando l’ha visto per prima: ” questo non te lo puoi proprio perdere! “. No. Infatti, no.

L’articolo fu redatto da Jacques Le Bailly e sottotitola:

Parlano due testimoni finora silenziosi: l’uomo che vide per primo il Fuhrer morto e l’unico ufficiale occidentale che assisté all’esumazione dei resti presso il Bunker.

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