giudicare prima della guerra

continuo a pubblicare alcune lettere dei lettori di Epoca del 1962 che giungevano alla redazione che curava la rubrica “Chi era veramente Mussolini“. Per la cronaca (ripeto, siamo nel 1962 e quindi dopo la guerra civile punitrice dei fascisti, dopo le amnistie di Togliatti, dopo i reimpatri dei comunisti-gappisti fuggiti in Cecoslovacchia, dopo tutto, insomma), la rubrica fu chiusa dopo 3 uscite sul giornale per i troppi interventi dei lettori, che avrebbe richiesto troppo spazio per pubblicare tutte le lettere che arrivavano settimanalmente e per non fomentare gli spiriti dei nostalgici e dei mitomani. Fu scritto così sul giornale.

Se una guerra è pazza, cri­minale, ingiusta e utopistica bisogna gridarlo prima di sa­pere se la si vincerà o la si perderà. E non quando po­vertà, sfortuna, sabotaggi e tradimenti ne hanno già se­gnato la sorte.
Dopo, è facile giudicare sa­crosanta la guerra dei vinci­tori e insensata la guerra dei vinti. Così come è facile infierire su chi cade e poi buttarsi dalla parte dei vittoriosi, giustificandosi che si è capito che sono loro che han­no ragione e combattono per la giusta causa.
Io credo che bianchi o ne­ri, rossi o gialli e a qualun­que colore politico apparten­gano, popolo e governanti si equivalgono tutti. Tutti pos­sono essere capaci di com­mettere nella stessa misura eroismi e abiezioni, errori e debolezze. Ma ben pochi so­no armati di vera coscienza, vera onestà e vera umiltà.

 

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