Archivi del mese: agosto 2013

A noi. l’andata

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A noi. E’ capitato proprio a noi di avere un Duce così goliardico  —  (è un termine freak, in questo caso)  —  da inventarsi un’armata talmente sgangherata come l’ARMIR per fare bella figura davanti ad Hitler.

C’era anche il mio papà. Ritornato come una larva umana, non più di 40 kg e poi dire stremato nel fisico e nello spirito è un’eufemismo. Non ho foto, ma ricordo quando disse che una volta a Faenza non lo riconobbe nessuno. Neanche i parenti stretti. Quello lì che si vede in “speciale”, magro come un Cristo, che sembra che non passi l’inverno e invece quell’inverno l’ha passato e anche male. Povero babbo. Le poche informazioni che ho potuto raccimolare sono contenute in una lettera di un suo sottotenente di complemento che gli scrisse credo nel 1953, poco prima di morire.

armir_1Aggregato ad un battaglione (credo L’Aquila) come comandante degli autieri, al quale avevano promesso un’infinità di automezzi, si ritrovò con un pugno di camion malmessi che dovevano servire a tutto. Dal trasporto truppe, armi, vettovagliamento e… frigoriferi. Perché frigoriferi se vai in Russia, babbo? Perché altrimenti il mangiare andava a male. Cioè? Cioè, a piedi. Dopo i treni stipati fino all’orlo, in un casino che non si può raccontare…, dopo l’Austria, la Germania, la Polonia (che miseria..) a piedi. Pochi sui camion; qualche ufficiale e altrettanti sottufficiali, perché o porti le armi e la roba, o porti gli uomini. Quindi a piedi. Per trecento Km! A piedi x 300 Km?

A noi. A noi è capitato questo. Scendere dal treno e trovarsi di fronte un territorio sconfinato e quasi deserto, tutto uguale. Arrivo a Jsium, in Ucraina, dove viene detto agli alpini che la loro destinazione “a sorpresa” non erano le montagne del Caucaso, ma il fronte del Don! Si doveva difendere quel fronte.

Ma bravo Mussolini! Perché non mandi addirittura i sommozzatori in montagna? Fa niente. Andiamo avanti.

A noi è capitato un caldo soffocante. Tenuta simil-invernale. Simil-invernale? D’estate? C’era quella. I giovani erano stati addestrati per fare la guerra in montagna, invece si trovavano a dover marciare e combattere, su di un terreno brullo, sterminato e con pochi riferimenti ottici: la steppa. Benissimo. Se ritorniamo ci inchiappettiamo il Duce, sicuro, sicuro. La divisione Julia era di poco meno di 17000 uomini, il battaglione di papà era di 1500 alpini; gente di 20 anni e poco meno. Tutti ad aspettare l’inverno.armir_2

In quella lettera c’è un momento in cui il sottotenente chiese a mio padre: « ti ricordi di quando ti misero a fare un noiosissimo lavoro d’ufficio e tu sbottasti dicendo che non era quello il tuo incarico? ». Questo sembrava uno sport: cambiare i ruoli. Sei bravo a far qualcosa? bene, allora vai in cucina a lavare le pentole! Uno sport redditizio! credo. O no?

A_noiA noi sono capitati ordini anche peggio. Avevano promesso un’armata (!!!) e ci siamo ritrovati con forze molto ridotte, nessuna riserva, niente carri armati e batterie anticarro ridicole che no servivano a nulla contro i T-34 dei russi. Se i sovietici avessero attaccato quella porzione di fronte sarebbero bastate solo 2 fionde per fare migliaia di prigionieri. I nostri alpini erano alle prese con un freddo disumano. Gli ufficiali ripetevano di continuo di di muovere i piedi negli scarponi, di strofinarsi il viso, però senza togliere i guanti. Si doveva usare il pugnale per spaccare il ghiaccio sui parabrezza dei pochi mezzi disponibili. I muli che trainavano i cannoni (vecchi come il mio bisnonno) si fermavano nella neve così alta che non riuscivano ad andare né avanti, né indietro. -30 / -50°. Auguri e figli maschi. Nessuno ha parlato molto dell’aviazione russa. Invece bombardavano continuamente. Continuamente.

A noi hanno dato le mitragliere da 20 mm. Si inceppano e non servono a nulla. E’ come tirare palline di carta. A noi è ripetuto: “tenete duro!” Durissimo. Sono più i morti congelati che i feriti di guerra. Si spera di essere catturati dal nemico. Papà aveva una settantina di camion. Ogni camion porta 20 uomini, quindi se la divisione si doveva muovere, 1400 circa erano stipati sui mezzi e gli altri a piedi su piste che la neve copriva in 10 minuti rendendole invisibili.

A noi. Vuoi un bicchiere di vino? Te lo tiro! Granita durissima color viola. Le pagnotte erano armi, tanto erano dure, così dure da essere spaccate con l’accetta o la baionetta. Se ritorniamo ci inchiappettiamo il Duce, sicuro, sicuro (2). Il freddo stava decimando la divisione. Nessuno aveva un cappotto foderato di pelliccia. I fanti della Vicenza avevano solo un bustina o l’elmetto, il famoso cappottino di fibre vegetali, le fasce gambiere e gli scarponcini da caserma. Mancava solo il costume da bagno. Gli scarponi hanno fatto più mutilati della guerra: gelando, sembravano di ferro e mutilavano i piedi o li piagavano.

armir_3A noi è capitata una dotazione ottimamente calcolata e approntata. I cervelloni a Roma non avevano mica internet! Non sapevano il meteo in Ucraina! Ma la propaganda in Italia diceva che le truppe italiane si stavano muovendo agilmente sulle loro posizioni e si stavano facendo onore. Proprio come il Duce si aspettava!

A noi sono arrivati queste notizie riservate: il 29 dicembre 1942 l’Aquila aveva perso 2 compagnie su 3 di fucilieri ed era rimasta solo una parte di anticarro e qualche mortaio. Il battaglione aveva perso 1000 alpini su 1400!

A noi:   Buon Capodanno 1943!

Se ritorniamo ecc. ecc.

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continua

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nuovo canale

canale-Team557WP

wSep15x200  Il nuovo canale dove raccoglierò le goodies (chicche) storiche e tutti i contributi video dei nostri articoli.

  Il canale è gratuito ed aperto a tutti, ma con l’iscrizione riceverete la mail di aggiornamento di Team557.                  Che non è affatto male.

Aggiornamento 10/08/13:

Partisans

wSep15x200il documentario sul “Battaglione Corbari”.   Il leggendario partigiano che NON si legò al comunismo nel 1943-1944. In 8 parti. La storia di Silvio Corbari, Adriano Casadei ed Iris Versari, con le interviste dei parenti e dei compagni del battaglione.

Total time: 1ora e 45min.

in 8 parti.


3/4 dell’umanità contro Hitler

Dal messaggio radiofonico di Roo­sevelt in data 24 dicembre 1943:

Sep_vert170Inghilterra, Russia, Cina e Stati Uniti rappresentano, coi loro alleati, più di tre quarti dell’intera umanità. Finchè queste quattro nazioni, col loro enorme potenziale militare, si manterranno fedeli alla decisione di garantire la pace, nessun stato ag­gressore avrà la possibilità di dare il via a una nuova guerra mondiale.
Ma le quattro nazioni devono an­che collaborare nel senso di mante­nere la decisione secondo la quale i diritti di qualsivoglia nazione, gran­de o piccola che sia, debbono essere preservati e difesi con la stessa cura riservata ai diritti dei cittadini del proprio stato…

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Sep_vert-double

E’ stata finora nostra norma poli­tica — ed è sicuramente norma ge­nerale di sicurezza — che il diritto di una nazione alla libertà debba es­sere proporzionato alla sua risolutez­za a combattere per la libertà.

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E oggi noi salutiamo i nostri alleati invisi­bili dei territori occupati, i gruppi di resistenza dei movimenti partigiani e gli eserciti di liberazione, che co­stituiranno forze potenti contro i no­stri nemici allorché verrà il giorno dell’invasione…

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Sep_orizzQuanto più ci avvicineremo alla vittoria sui nostri nemici, tanto più assumeremo coscienza delle differen­ze tra i vincitori.Roosevelt

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Sep_gBlockMa noi non dovremo lasciarci di­videre da tali differenze, non dovre­mo essere ciechi nei riguardi dei no­stri interessi comuni, vitali e dura-turi, che consistono nel vincere la guerra e nel creare la pace.
La collaborazione internazionale, sulla quale deve fondarsi una pace. duratura, non è una strada a senso unico. Nè le nazioni nè i singoli uo­mini vedono sempre allo stesso mo­do o pensano sempre allo stesso mo­do, e la collaborazione internaziona­zionale e il progresso non sono certo favoriti da una nazione, la quale pretenda di avere il monopolio della saggezza e della virtù. Nel mondo futuro, l’abuso della forza, quello che si esprime col ter­mine «politica di potenza», non po­trà più essere un fattore decisivo nei rapporti internazionali. È questa la sostanza dei principi, che noi stes­si ci siamo prescritti…


critica a Gianni Giadresco

E chi sono io per esternare una critica ad un giornalista che tanto ha rappresentato nella Resistenza e nella politica locale? Nessuno. Sono un normale utente che compra un libro, lo legge ed esprime un’impressione. Spero di buonsenso. E di educazione. E’ una critica postuma, lo so, che arriva ora con l’intento di evidenziare solo una mia prospettiva sull’atteggiamento particolarmente fazioso e distorto in alcune descrizioni di eventi e di persone.

guerra in Romagna

Non avrò la cultura, nè l’autorevolezza per discuterne la veridicità, ma finendo il libro “Guerra in Romagna” ho trovato solo di cattivo gusto la reprimenda nei confronti di Giampaolo Pansa nell’Appendice “Pansa: un libro che piace ai fascisti“. Come dice l’autore: da un articolo del 16 gennaio 2004 del settimanale la Rinascita della sinistra.

Cercherò di riprodurre i periodi che ho trovato critici inserendo subito ciò che penso in proposito cercando di essere il più chiaro possibile.

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WWII gli archivi ritrovati. una nota finale

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Per tutte le informazioni generali rimando al precedente articolo. Qui desidero solo annotare una considerazione personale maturata dopo aver visionato tutta la collana.

Il lavoro è teso a far conoscere al pubblico mondiale interessato lo sforzo americano (solo) principalmente nel teatro del Pacifico. Equivale a dire che se il lettore si vuole rintronare con le battaglie nelle Aleutine, a Tarawa, ecc. , direi che la collana è indovinata. Diversamente, mi aspettavo una cosa un po’ diversa; se lo sbarco in Normandia viene appena sfiorato come se fosse una fermata ad un casello autostradale, l’Europa vista come da un oblò di Verne, è lecito che questi aspetti mi rendano un po’ perplesso. Se mi avessero spiegato PRIMA che si trattava solo del fronte dall’altra parte del mondo, forse non avrei acquistato la collana. Quindi, un prodotto non innovativo. Direi: generalista, che non riserva sorprese o curiosità inaspettate. Mi ero fatto l’idea che fosse una sorta di raccolta di rivelazioni video di cose inedite invece… era un calesse (scherzo), volevo dire: la solita acqua pestata dai vincitori (2° posto assoluto nella specialità celebrativa). Forse organizzerò una visione simil-parrocchiale qui a Faenza per i pochi interessati all’ argomento per scambiare le proprie impressioni. Qui nessuno ha mai fatto qualcosa di simile. Che roba!

Insomma, delle storie di Jack Werner, Archie Sweeney, di Richard Tregaskis e di Robert Sherrod a chi interessa se non riconosco il mondo che mi circonda e che è stato. Cultura generale, dirà qualcuno. Già, però dillo prima. Proprio perché semmeodiceviprima …( come recitava il Proietti) era sì un’altra storia. Bene, comunque. Ribadisco quanto affermato nell’articolo precedente. Le collane di riferimento, per il momento sono altre. A History channel però sono bravi e potranno rifarsi.

sbarco

Area riservata.

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spararono poi sparirono…

E’ una tattica, un atteggiamento già trattato in questo blog, che negli ultimi giorni della guerra ha trovato sublimazione nei partigiani che assistevano al ripiegamento delle forze della Wehrmacht in quel di Valdastico. Ma quello che mi rende perplesso non è tanto il fatto in sé ma il coro di voci oggi, ancora contrastanti, sulla attribuzione di responsabilità dei fatti. Direi che fa male.

Casualmente ho un paio di amici di quelle parti che si sono presi la briga di chiedere ai genitori cosa ricordavano di quei momenti e, personalmente, tendo quasi a santificare queste testimonianze che riporto.

Il fatto.

wehr-retireIl 30 aprile 1945, colonne e colonne di soldati tedeschi stavano ripiegando verso Trento. In Valdastico, partigiani spararono contro un reparto tedesco che stava transitando. Il gruppo, composto dai Diavoli Verdi (i Grüne Teifel) e da ucraini, russi, cosacchi in divisa tedesca, dopo aver concordato il passaggio con il Cln locale, aveva già passato altri paesi senza incontrare alcuna resistenza e, di conseguenza, non c’erano stati motivi di allerta. Nei pressi di Pedescala, appena fuori dall’abitato, una camionetta venne centrata da raffiche di mitragliatrice. 7 tedeschi rimasero uccisi. La mattina molto presto. Poche ore dopo, verso le 9, iniziò la rappresaglia. I tedeschi infuriati, irruppero nelle strade sparando a chiunque incontrassero. Uccisero 54 uomini, parroco compreso e 9 donne, devastarono alcune case poi le diedero alle fiamme. Un massacro con due responsabili: i tedeschi (per la rappresaglia) e i partigiani che si erano messi a sparare senza un motivo, dato che il nemico stava fuggendo (secondo accordi presi) e senza pensare minimamente alle probabili ripercussioni sulla popolazione di Pedescala. Dopodi ciò, la Wehrmacht proseguì verso Forni (un’altra frazione poco più avanti) e qui catturarono altri 32 civili e li trascinarono a Settecase. Dopo averli rinchiusi in un deposito di attrezzi agricoli cercarono di finirli con bombe a mano uccidendone 10. Gli altri cercarono di fuggire ma furono visti da una sentinella che diede l’allarme. I tedeschi spararono sui fuggiaschi con una mitragliatrice uccidendo altri nove ostaggi. 19 morti su 32 sequestrati.

Moltissimi non perdonarono ai partigiani di aver sparato sulla colonna tedesca da forsennati: probabilmente, un gruppo di fanatici abituati a ritenere i civili ” carne da cannone”. Contro queste formazioni fu coniato lo slogan “spararono poi sparirono“, usato ancora oggi in ogni rievocazione.

PedescalaQuesto atteggiamento resistenziale ha spessissimo vestito gli abiti del “mordi e fuggi “, malcelando il fatto che dietro a tuttociò esisteva la strategia spietata di provocare di proposito la reazione brutale dei nazifascisti. Cioè, si colpiva l’avversario proprio per obbligarlo a reagire contro i civili inermi. Nella speranza che tutto quel sangue versato scatenasse l’odio nella popolazione. Come se ce ne fosse ancora bisogno. Ma per loro “si doveva fare”. Una follia a guerra finita.

Quella che invece perdura ed infuria è la guerra tra storici che difendono posizioni insostenibili asserendo che a sparare non siano stati i partigiani della “Garemi” ma (come affermano i partigiani..) alcuni giovani del paese, o che la notoria furia tedesca si scatenò solo per qualche colpo sparato e che la loro voglia di sangue pareva giustificare. Le polemiche continuano.

Chi desidera ulteriori informazioni può visitare:

http://www.lucavalente.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=280

Alla fine di tutto la “colpa” delle stragi non fu dei seviziatori tedeschi, ma dei vili partigiani: la responsabilità sarebbe da addebitare a quanti infransero un accordo stipulato fra Boscagli (Cln) e i tedeschi per consentire il libero passaggio delle truppe dirette a Trento, mentre invece di perseguire la cattura dei responsabili i partigiani comunisti avrebbero sfogato la loro libidine di vendetta sui collaborazionisti italiani. Avrei preferito invece che l’autore si fosse interrogato più a fondo proprio sulla natura delle reazioni post-rappresaglia: lo scempio -tanto per ricordarne uno di atroce- fatto dalle donne del paese di quattro fascisti repubblicani, davvero orribile in sé, quantunque propiziato dai partigiani sta lì a ricordarci quanto diversa dovesse essere stata la valutazione dei gradi di responsabilità da parte dei contemporanei».

Per la cronaca, i veri responsabili non furono mai individuati e, a tormentare ulteriormente i cuori dei vicentini, aleggia il pensiero che sulla tragedia delle 82 vittime, dopo quasi 70 anni non si sia fatta ancora chiarezza. La tendenza generale è comunque quella di sparare a zero su tutti i partigiani, indistintamente chiamati in causa per aver scatenato la furia bestiale dei nazisti e per le pressioni esercitate dopo la guerra affinché dal paese nulla trapelasse sui fatti.

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04- Contesto – Iris Versari: la persona.

GP : quelli della banda che se la ricordano, ne hanno un ricordo di persona isterica, almeno negli ultimi tempi, estremamente gelosa; una figura che sicuramente non corrisponde al personaggio descritto in molti volumi. Secondo il segreto conservato da una persona che ora non è più tra noi e che aveva posto un veto sulla notizia, nella famiglia di Iris, questi slavi erano ladri che si erano insediati a Tredozio. Questi soggetti avevano addirittura nascosto dietro ad un muro, in casa, tutta la refurtiva accumulata nelle requisizioni nella case dei contadini. Per questo motivo i contadini dei luoghi non ne potevano parlare bene. Ma ora è passato tanto tempo… Anche dopo i fatti di Cornio, per estrema gelosia per Silvio, Iris si sparò col mitra perchè non voleva che Silvio andasse a trovare Lina (sua moglie) a Papiano; papianoma si sparò nel ginocchio di taglio… non si fece granchè. Ne hanno fatto un parlare… Poi ci sono i referti post-mortem che testimoniano l’entità della ferita! Si racconta che Silvio le avrebbe promesso di portarla in America, dopo la guerra. Chissà…

Torniamo ad agosto 1944.

05- Contesto – Ca’ Cornio:  il tradimento.

GP : prima di tutto occorreva individuare il Corbari. 2 persone si incaricarono del compito perché poi ne volevano il merito: Franco Rossi e Antonio Benenati. Secondo Novelli, questi si erano fatti rinchiudere in carcere e poi fatti fuggire come messa in scena; non lo so…però i due partirono a piedi da Castrocaro verso S. Valentino. Perchè proprio verso S. Valentino? perchè qualcuno glielo aveva indicato… Corbari-CasadeiEra la sera del 14 agosto. Il 15 agosto, a Cella di Modigliana incontrano Casadei a ca’ Villanova. C’è qui un incontro molto diffidente e sospettoso che si risolve col fornire loro una dubbia informazione da chiedere al parroco di San Savino, che aveva il compito di individuare tipi equivoci e sviare eventuali spioni per proteggere Corbari.

• Come mai questo incontro inaspettato, con un individuo così fuori luogo, non ha spinto Casadei ad inviare una staffetta per avvertire Corbari che qualcuno lo stava cercando?

Il 16 agosto è tutto calmo. A San Savino, don Vespignani  vede arrivare il Rossi e l’amico. Intuì che c’era qualcosa che non funzionava in quei due e cercò di sviarli. Forse subdorò l’inganno.

Anche qui il prete, nonostante i forti sospetti non pensò di farli seguire. Strano…

caCornioRossi e Benenati girarono sulle alture di Modigliana, poi puntarono sulla parrocchia di San Valentino. Da S. Valentino a ca’ Cornio c’è poco ed in breve raggiunsero il casale di Pompignoli e lo videro da lontano. Si intrattennero per un’ora e i particolari che si sono scritti, giusti o no, sono irrilevanti. Ormai lo avevano localizzato.  Corbari  non era ancora del tutto convinto che fosse una spia. Ma, per essere più tranquilli, li avrebbe fatti rintracciare dai suoi. Verso Castrocaro, i partigiani chiesero in giro. Incontrarono Casadei e raccontarono dell’incontro. Nel frattempo, Corbari era a Papiano dalla Lina per vedere il figlio e per sapere di Rossi e di quell’altro. Ma si dovette accorgere che qualcosa stava per succedere.

Intanto, il Rossi ed il Benenati erano spariti.

06- Contesto – Ca’ Cornio: l’attacco.

GP : il 17 agosto, il battaglione M -IX Sett,. era in licenza a Castrocaro; circa 200 uomini. Una compagnia. Questi vengono allertati che su ci potrebbe essere tutto il “battaglione” Corbari e perciò, anche il Comando tedesco si attiva. Vogliono sbaragliare la banda.

dato che verso sera tutto il battaglione se ne era andato, come mai Silvio, Casadei e Spazzoli rimasero a ca’ Cornio? perché Iris diceva di non potersi muovere? Se è vero che avevano forti presentimenti e grande preoccupazione…

GP alle 4 di mattina del 18 agosto i fascisti caCorniorisalirono indisturbati la collina verso Cornio; la sentinella, l’unica, la sola sentinella (Aldo Barzanti) sotto la casa, sembra che dormisse o che fosse con una donna… Fatto sta, che non si avvide di nulla (?!?) In più, alcuni contadini stavano battendo il grano, quindi non li sentirono salire. Il resto è storia.

Una prospettiva inconfutabile : questi servizi di pattugliamento e di sorveglianza partigiana si sono rivelati assolutamente inutili e letali; i nazi- fascisti sono venuti 3 volte e per 3 volte sono potuti arrivare indisturbati e colpire. Come minimo, si può parlare di “assoluta fallibilità” del servizio. In base a ciò, gli uomini di Corbari, la mancanza di disciplina o l’organizzazione erano dunque di infima qualità, riducendo di fatto anche le ambizioni e le velleità del gruppo e decidendone così anche il destino.

Se è vero che sapevano che gli “opponents” sovrastimavano il battaglione in 600 e più uomini, quando nella realtà non erano mai più di 35-40, potevano e dovevano proteggere la loro esistenza calcolando che il nemico, una volta in movimento, si sarebbe mosso con numero di soldati adeguato! A ca’ Morelli ci sono andati in 120 e più (la prima volta), in oltre 400 (la seconda)  e in poco meno di 300 a ca’ Cornio.

Sante-PianiSante Piani: il contadino di ca’ Cornio che perde la vita nello scontro a fuoco)
distanziatoreSCCorbari-graffiti

Nota curiosa.

Come si legge nello screenshot del libro Resistenza in Romagna:

fraseFlamigni-Marzocchi

R. ah, ah, ah! Saranno gli stessi documenti che hanno lasciato i partigiani di Codevigo, Schio, Imola e centinaia di altri posti; insomma, quelli di Bulow!     La nota in oggetto, i Flamigni e Marzocchi potevano certamente evitarla…


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