Archivi del mese: giugno 2015

vademecum comunista

«…Secondo Lenin — aggiunge Pjatakov — il Partito Comunista è fonda­to su un principio di coercizione che non riconosce alcun limite né impe­dimento. falceEmartello
E l’idea centrale di questo principio di coercizione senza limiti non è la coercizione in se stessa, ma l’assenza di un suo qualunque limite

– morale, politico e persino fisico, – a qualunque punto si arrivi».
« Un simile partito è capace di compiere miracoli e di fare cose che nes­sun’altra collettività umana potrebbe fare…
Un vero comunista… cioè un uomo che è stato allevato nel Partito e ne ha assorbito profondamente lo spirito, diventa lui stesso, in certo modo, l’uomo del miracolo». «Per un simile partito, un vero bolscevico scaccerà volentieri dalla propria mente idee in cui ha creduto per anni».
« Un vero bolscevico ha sommerso la propria personalità in quella della collettività, “il Partito”, al punto da sradicarsi dalle proprie opinioni e convinzioni, e di concordare onestamente con il Partito: questa è la prova che egli è un vero bolscevico».
Grigorij-Pjatakov
«Non puo esserci vita per lui
– continuò Pjatakov – al di fuori dei ran­ghi del Partito, egli si fonderà con esso, abbandonerà la propria persona­lità, in modo che non rimanga entro di lui neppure una particella che non sia tutt’uno con il Partito, che non appartenga ad esso…».

Grigorj Pjatakov (eliminato nelle purghe staliniane)
Dal volume Il Grande Terrore di Robert Conquest,
Mondadori, Milano, 1970 (alle pagg. 187- 188)

Annunci

la doccia scozzese

Non credo si possa disconoscere di Mussolini il segno di una certa abilità o astuzia diplomatica. Cosa, questa, di cui Churchill (per es.) era assai invidioso. Innanzitutto, a detta di chi ha respirato la stessa aria, conosceva assai bene l’arte dello stancare i suoi oppositori col gioco continuo ed altalenante delle concessioni poi ritirate, delle speranze a cui seguiva sempre un’immacabile delusione. Un bel giochino. Così facendo, esauriva le fazioni in una sterile lotta di tutti contro tutti, impedendo che si formassero blocchi d’opinione abbastanza compatti all’interno del partito o del governo (l’unica eccezione in vent’anni resta infatti l’ordine del giorno Grandi); e finalmente, frantumato qualsiasi fronte d’oppo­sizione e sparso ovunque il sospetto e il rancore reciproco, riassumeva nelle sue mani la situazione, badando bene a non punire troppo gravemente nessuno, ma decidendo sempre e immancabilmente da solo. Nessuno conosceva sino alla fine la vera opinione personale del Duce, e ciò induceva tutti a scoprirsi e a compromettersi.
Tutto ciò venne definito il «regime dello doccia scozzese ».
Musso-caricatCon la stessa tattica Mussolini affrontò a Monaco i suoi gerarchi superstiti. Una parte di essi era stata vittima del « cambio della guardia » del 5 feb­braio 1943, l’ultima doccia scozzese di Mussolini. L’ultimo improvviso e brusco reimpasto di governo, motivato chiaramente dal desiderio di neutralizzare le manovre Ciano-Grandi-Bottai e l’incipiente fronda all’interno del regime fascista. Il reimpasto fu in realtà più ampio di quanto sarebbe stato strettamente necessario e ciò per la solita inclina­zione al compromesso; la manovra di Mussolini veniva in tal modo un po’ occultata. Inoltre, se Ciano prendeva una pedata da una parte, gli si offriva uno zuccherino dall’altra: un decreto speciale gli confermava la carica di membro del Gran Consiglio per tre anni, carica alla quale, perduto il portafogli degli Esteri, non avrebbe più avuto diritto (è chiaro che Mussolini non valutò allora le gravi conseguenze che tale gesto avrebbe deter­minato alla fine di luglio). E poi gli si consentiva di restare a Roma, come ambasciatore presso il Vaticano, e cioè nella condizione più idonea per continuare a … “paciugare”
(cioè: tessere le sue trame) senza destare troppi sospetti.
Comunque, all’alba della sua liberazione dal GranSasso, aveva tentato di fare il diplomatico anche con Hitler che aveva, dalla sua, la particolarità comune a tanti dittatori: quella di ascoltare tutti e poi fare quel c…. che gli pareva, e di testa sua. Infatti, l’uso del compromesso con Hitler non funzionò. Ma gli lasciò la convinzione che il generico placet ottenuto da parte nazista per un nuovo governo fosse il massimo ottenibile in quel momento ed in quelle condizioni. E’ l’immagine di un grande che, tra i grandi, si fa piccolo piccolo ed accetta quello che gli viene imposto. Musso-urlMussolini, che tutti conoscono come autoritario, decisionista, urlatore, insomma… duro, invece non amava le situazioni nette. Questo, a detta dei suoi più fedeli ed affezionati collaboratori; posto di fronte ad un problema, recalcitrava e prendeva tempo. Poi ascoltava tutti e l’ultimo che aveva parlato con lui se ne andava immancabilmente sicuro di essere riuscito a convincerlo. Non era mai vero. Churchill-binocolo

rett-bianco
Preso di petto, il Duce difficilmente reagiva; ma niente di ciò che era stato stabilito con lui dava sufficienti garanzie di conservarsi intatto sino al giorno dopo. Quasi sempre si giungeva ad un compromesso che alla fine scontentava tutti.
Tecniche che Winston Churchill (per esempio)
non vedeva neanche col binocolo.


qualche scapaccione… fatto bene

Una volta lo si diceva. E mio babbo aggiungeva: « se però in giro prendi troppi scapaccioni, forse è meglio che ritorni a casa e di corsa…». E aveva  ragione. Queste però non sono storie adolescenziali ma considerazioni che ho maturato da quando mastico robe di guerra. Speer (l’architetto del miracolo tedesco), riferendosi all’impatto militare iniziale tedesco, l’aveva pronosticato: «quando l’effetto iniziale sarà svanito, probabilmente ce le suoneranno…».
Lo affermò nell’estate del 1940. Ed aveva ragione.
Churchill la chiamerà, ” their finest hour! “.

Archiviato il momento dell’euforia per la vittoria sulla Polonia e Francia e la vittoria facile facile su Jugoslavia e Grecia, il primo scapaccione arriva dopo la battaglia d’Inghilterra  (lug1940-mag1941) con la devastazione della Luftwaffe; il secondo, con l’apocalisse del fronte orientale (giu1941-fine42_Stalingrado), il terzo, con la fuga dal NordAfrica (giu1940-mag1943). Il quarto scapaccione arriva con l’impossibilità di sostenere la battaglia nell’Atlantico (sett1939-mag1943) ed il quinto con il crollo del Vallo Atlantico (giu1944).
Depenno l’offensiva delle Ardenne che considero un pareggio come perdite ma, in sostanza, una sconfitta. soldaten2

Ora, se fossi una massaia che fa i conti direi che era il caso di fare basta un po’ prima… Leggendo la storia apprendo che le forze vincenti del 1940 nell’inverno 42-43 non esistevano più; nello stesso periodo anche la Kriegsmarine accusava perdite insostituibili; la Luftwaffe lo aveva gridato già nel 1941 e intanto si stava verificando il disastro a Stalingrado. E pure non si potrà accusare e defenestrare certi generali di disfattismo se ti riportano osservazioni sull’apertura di fronti aggiuntivi. Hitler fu implorato da un nugolo di fedelissimi comandanti che gli scongiuravano di non intraprendere la guerra contro Stalin nè di dichiarare guerra agli Stati Uniti. “Che se la vedano coi giapponesi…!” gli gridarono e furono scaraventati nel baratro dei traditori. soldaten1

Probabilmente, è necessario essere devastati da un inguaribile ottimismo per portare avanti una situazione talmente debilitante.

Doveva essere tutto una Blietzkrieg (guerra-lampo) ed invece era diventata una guerra di occupazione mostruosamente statica e principalmente amministrativa. Niente era più secondo i piani iniziali. Già nel 1943.
E si doveva ancora perdere l’Italia alleata, con quello che è costato.
Oppure, è sufficiente essere un po’ stupidi ma con un potere assoluto.soldaten3
– Ma quello che stupisce di più non è il proseguire in una crociata che a metà del ’44 era già insostenibile, bensì il perpetrare in un inganno verso il popolo e verso gli stessi membri del partito -.
La «grande bugia». Questa pratica passava attraverso la performance di un grande attore; un eccellente interprete: Albert Speer. A questo punto della guerra (Alleati sono già sbarcati in Francia e Olanda; i russi sono a 350 Km da Berlino) l’architetto del miracolo riunisce tutti i Gauleiter  per illustrare loro un ingiustificato ottimismo per la produzione bellica dell’anno in corso, mettendo in scena una realtà ignobilmente manipolata. Per i mesi successivi, promette fortissimi incrementi nella produzione di tutte le armi critiche e di tutti i calibri di munizioni. Appoggiato anche da Hitler in persona, che sottolineò il ruolo centrale di Speer in questo rilancio di produzione, si preoccupò di enfatizzare i successi conseguiti in ogni dove mentendo spudoratamente. A dicembre ’44, la produzione tedesca registrò un crollo disarmante. I bombardieri alleati paralizzarono la produzione di aerei e carri armati. Viste oggi, le disparità degli armamenti tra la Germania ed i suoi nemici sono imbarazzanti.

Dati.
34.100 aerei tedeschi contro 127.300 alleati (di cui 71.400 made in USA)
18.300 carri armati contro 54.100 alleati (di cui 29.000 made in URSS)
marina tedesca ininfluente contro uno scenario alleato epico.

Tra le cose inconcepibili è l’omissione del dato delle perdite tedesche fino al 1944: circa 7 milioni. Alla fine della guerra 11 dei 18 milioni di soldati della Wehrmacht sopravvissero e 9 milioni tornarono nelle loro città devastate
(6 volte l’intero esercito italiano). Le perdite russe erano ammontate a 5 di 12.

A decenni di distanza dai fatti, la memoria dei danni provocati alla popolazione d’Europa, al tessuto fisico della vita quotidiana, alla stessa idea di civiltà europea, ha suscitato (ove sollecitata) rabbia e risentimento; poi col passare inesorabile delle generazioni si perde anche il ricordo ed il peso di una guerra inutile che qualche scapaccione, forse dato al momento giusto e alla persona giusta, almeno teoricamente, avrebbero potuto evitare.


Kursk (prospettiva).

Kursk_battle_dvdNel mio archivio ho ripescato un antico documentario mandato in onda da Discovery Civilisation nel 2002 e, riguardandolo, mi sono reso conto che all’epoca avevo inteso una cosa un po’ diversa da quella che è stata veramente. Molti avranno sentito che Kursk è stata la più grande battaglia di mezzi corazzati della storia, che è stata una grande vittoria sovietica e, di conseguenza, una cocente sconfitta per i tedeschi; ma le informazioni pervenute sullo scontro ci raccontano cose diverse. La mia non vuole essere una disamina militare sugli eventi, ma solo una prospettiva (laterale) sull’importanza delle decisioni e delle implicazioni che hanno determinato quegli eventi. La battaglia fu decisiva per le sorti dell’offensiva nel fronte orientale perché arrestò l’avanzata tedesca mettendo in luce tutti i limiti del totalitarismo imposto da Hitler. Quando in febbraio del ’43 il dittatore espose le sue direttive in quel settore d’attacco incontrò una fortissima perplessità dei suoi generali; Guderianin primis l’appena richiamato Heinz Guderian che gli domandò: « mio Fuhrer, quanti pensa che sappiano realmente dove si trova Kursk? Ritiene che le sorti di questa guerra cambieranno se decidessimo di non attaccarla?» e ancora «E’ sicuro che sia importante proseguire l’avanzata sul fronte orientale per quest’anno?» – A questo, Hitler rispose: « ha ragione! Ogni volta che ripenso a questo attacco mi si rivolta lo stomaco…». Guderian consigliò Hitler di mantenersi sulla difensiva perché, dalle notizie pervenute, i sovietici si erano molto rinforzati e le sue truppe avevano assolutamente bisogno di riposo. Gli espose la situazione che personalmente aveva constatato e che aveva rivelato che qualsiasi operazione offensiva su vasta scala sarebbe stata oggettivamente inattuabile, così come parimenti inattuabile sarebbe stata una “difesa rigida” su di un fronte di circa 700 chilometri, date le forze disponibili effettivied assolutamente insufficienti rispetto ai russi. Hitler fu scongiurato di non attaccare e di non mettere a repentaglio le proprie difese.
Con una certa moderazione, gli furono prospettate le possibili implicazioni di un possibile fallito attacco, compreso l’aspetto del morale dei soldati che andava via-via sgretolandosi sotto i colpi dell’artiglieria sovietica. Guderian stimò le forze in campo:
Non c’era proprio discussione. I generali illustrarono anche il resoconto delle risorse disponibili al momento, la preparazione delle truppe che al momento era ancora al di sotto della media in quanto molti erano riservisti  ed appena arrivati. Hitler prende tempo e rimanda di qualche giorno la decisione. Ma all’inizio di maggio, galvanizzato dai contrattacchi nel settore di Char’chov del mese di marzo, diventa irremovibile: l’attacco si deve fare. Però gli ultimi due anni erano stati molto difficili per l’esercito tedesco ed avevano impegnato molte risorse in uomini e mezzi. Risorse che la Germania non poteva più rigenerare. Ed è a questo punto, dopo aver illustrato tutti gli aspetti positivi e negativi, che l’ostinazione di Hitler diventa il nemico più letale per il nazismo, che a quel punto non è più un credo politico, ma terribilmente militare. Se si superava il saliente di Kursk la direzione dell’attacco principale, doveva poi essere Leningrado. resourcesSolo qualche anno dopo la fine della guerra si saprà che l’Armata Rossa aveva attuato un piano di rinfoltimento per il suo esercito che garantiva un numero di uomini quattro volte superiore ai tedeschi, mentre una produzione di quasi 2000 carri al mese la metteva in una enorme posizione di vantaggio. Ora, questa insensata ed immotivata ostinazione di Hitler può essere codificata solo come una letale patologia che manda all’inutile massacro vite preziose,  contemporaneamente, mettendo in pericolo l’intero fronte germanico nonostante il reiterato ammonimento di quasi tutti i generali al non farlo. I totalitarismi hanno generato vittime in entrambi i fronti, ma se le risorse erano già palesemente limitate in partenza le colpe diventano poi imperdonabili. Nel 1943 la malattia del dittatore comincia a distaccare il dittatore dalla realtà facendogli travisare la via della ragione che gli consentirà solo di disporre secondo il “drizzone” del momento ed al riparo dall’opinione altrui. In aprile si registra la serie di ritardi dell’offensiva tedesca dovuti alle riserve, mosse da Model e da Guderian, che lamentavano mancanza di uomini e carri armati e si confrontavano con i rapporti dei ricognitori che riportavano foto di ingenti file d’artiglieria sovietica e di truppe. In quei mesi, ai suoi generali aveva ripetuto: «Ci basterà dare un calcio alla loro porta e tutto l’edificio crollerà al suolo!».

battle_field
Non era vero. Già dal 1941 la controffensiva russa aveva fatto conoscere la sua efficacia riuscendo quasi a sopraffare i tedeschi e dopo la sconfitta della 6° Armata a Stalingrado, Kursk sembrava essere l’occasione giusta per risollevare la propria reputazione di stratega. A condizione che l’operazione Cittadella (Unternehmen Zitadelle) fosse condotta fulmineamente (von Manstein dixit). panther_presentMa la ragione dei continui rinvii era che Hitler aspettava il completamento della produzione dei carri Panther e questi ritardi diedero il tempo necessario ai russi di ultimare il proprio spiegamento difensivo, studiato fin nei minimi particolari. E anche il fronte aereo russo si era evoluto assumendo un ruolo decisivo per numero ed efficacia. Hitler sapeva che anche la Luftwaffe stava per giocarsi il tutto per tutto. Quando la battaglia infuriò la morte e la distruzione incontrarono livelli mai raggiunti prima. Dal 5 luglio 1943, per diversi giorni, nessun esercito sembrò poter prevalere sull’altro. La chiave di volta fu a Prokhorovka; quando le armate tedesche raggiunsero la città non erano più in grado di respingere un contrattacco nemico; da parte sovietica invece, le officine stavano garantendo riparazioni e nuovi carri ogni giorno nonostante le enormi perdite. Come disse Zhukov: “le battaglie sono vinte dai generali, ma le guerre sono vinte dai popoli!“. Ed è vero. Da parte tedesca, la mancanza di riserve e la disarmante maggioranza di mezzi impedirono ogni possibilità di avanzata. Ma il 13 luglio, proprio mentre von Manstein aveva individuato dove poter sfondare le difese russe, giunse inaspettato l’ordine di annullamento dell’operazione Cittadella. Hitler convocò Manstein e von Kluge per comunicare loro che era sopraggiunta la necessità di trasferire truppe in Italia e nei Balcani (gli Alleati erano sbarcati in Sicilia e temeva per la Grecia).perdite A quel punto, dopo aver insistito con tutte le sue forze, per scatenare l’attacco e aver ricevuto i rapporti delle perdite annulla tutto e nel giro di una settimana smembra ulteriormente le forze tra lo stupore e lo scoramento generale per spedirle in Italia. Come si può notare dalla tabella a lato, però i russi non possono arrogarsi il merito di aver vinto sul campo, anche con la possibilità di sostenere simili perdite. Certo che il mancato successo dell’avanzata e le ingenti perdite indebolirono definitivamente il fronte Orientale dove l’Armata Rossa stava prendendo l’iniziativa, rendendolo pericolosamente esposto ad un possibile futuro sfondamento.

fonte: theBattleofKursk

Nota.
Anche in questo argomento i dati riportati in diversi testi non sono quasi mai allineati. Le differenze sono quantomai rilevanti.


pillole sul dopo-atomica in Russia

La notizia dell’atomica di Hiroshima, al Cremlino e dintorni, determinò uno scoppio di furore malamente represso. Con quella bomba gli americani avevano spogliato i russi dei frutti della vittoria sul nazismo. Stalin, si disse, temette allora di ricevere un ultimatum americano a cui non avrebbe potuto non sottomettersi. Un pericolo inaffrontabile, nemmeno a parole. Forse per questo la notizia fu tenuta segreta per tre giorni. Il primo giorno, dopo l’annuncio, la gente stette in silenzio, il secondo qualcuno chiese di saperne di più, il terzo venne la paura.

parata Paura degli americani.
In tutta la loro storia i russi sono sempre stati più che sospettosi; a questa loro inclinazione naturale si deve sommare la tendenza dei comunisti per la mania di persecuzione: sono convinti che il mondo capitalista sia costantemente in agguato per saltare  loro addosso alla prima occasione propizia. Un po’, del resto, quello che pensiamo anche noi del mondo comunista; solo che per loro questo è un dogma dialettico. Per loro, fidarsi realmente del mondo capitalista vorrebbe dire non essere più comunisti. Ma non si può nemmeno ignorare l’opinione delle nazioni non-comuniste (leggi: capitaliste). A questo proposito Molotov espresse il pensiero del governo: «Finché l’Italia sarà un paese capitalista, essa non può essere realmente neutrale fra Russia e Stati Uniti: il suo cuore sarà sempre dall’altra parte e questo è vero per tutti quanti i paesi a regime capitalista e quindi non potrà anelare ad aiuti di nessun genere! Per questo motivo, noi non possiamo accettare la neutralità di piccoli paesi, come l’Austria, la Svizzera, la Svezia, perchè la loro importanza militare  e politica è così poca che non ci importa da che parte stia il loro cuore; ma quando si tratta di grandi popoli (vorrei sottolineare la distinzione: non grandi potenze, ma grandi popoli…) come il tedesco o l’italiano, una neutralità, in queste circostanze, verrebbe interpretata come una finta: e noi comunisti non amiamo farci ingannare! ». Di seguito, nel 1946 la nostra Costituente studiò la possibilità di una dichiarazione di neutralità da introdurre nella Costituzione Italiana, sul genere di quella svizzera. Togliatti però evitò di presentarla alla stanza dei bottoni al Cremlino. Nei paesi da loro liberati, la paura della bomba e la necessità del comunismo giustificarono largamente il maneggiamento spregiudicato dell’epurazione da tutti i possibili pericoli di capitalismo.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: