Archivi del mese: gennaio 2015

mandami una cartolina

cartoline

Ne avevo parlato nell’articolo ” le scelte degli altri ” parlando in succinto delle mie considerazioni e dell’approccio al discutere o meno dell’argomento, poi mi è capitato di sentire casualmente un signore che parlava dei suoi famigliari e sono stato a sentire. In silenzio. Raro. Un po’ perché di cose del passato, in genere,  si parla poco e poi, di guerra, ancora meno e un po’ perché quando qualcuno racconta mi piace moltissimo stare a sentire. Comunque il fatto mi ha fatto pensare.

E’ storia di gente normale. Il padre, deceduto a quasi 85 anni e operaio specializzato per tanti anni, decise di parlargli della sua esperienza “repubblichina” soltanto sul letto di ospedale, poco prima di morire. Raccontò che un suo caro amico, arruolato nella Guardia Nazionale Repubblicana, era stato ucciso su in montagna e che lo avevano trovato con le mani legate col fil di ferro e bastonato a morte. Gli venne subito alla mente la sorte del fratello che aveva da poco ricevuto una cartolina dal Regio Esercito ed era dovuto partire per la Croazia improvvisamente. Siamo all’inizio del 1943.  Si lotta contro i “titini” in Jugoslavia. Poi venne il 25 luglio e l’8 settembre.

Dopo qualche giorno arrivò a casa un’altra cartolina di chiamata alle armi, ancora per la Croazia. Con la sola differenza che nella sua cartolina-precetto c’era scritto Repubblica Sociale Italiana. «Morale: – racconta – mio fratello è tornato a casa con tutti gli onori, col servizio che gli è valso la pensione e tanto di riconoscimento col nastrino, io invece (19enne, ignaro della vita e della politica) che ho fatto le stesse cose sono considerato uno sconfitto, uno svergognato che deve girare a testa bassa. Lui in periodo “fortunato” ed io nel momento ‘sbagliato’ per colpa di una cartolina figlia di un destino casuale. Ma che colpa avevo io? Ho risposto alla chiamata che mi è arrivata, non potevo mica ignorarla! Non potevo mica scegliere! Ora, ti sembra giusto?».

Il padre, arruolato nel ’44  forse abbagliato dalle promesse di “socializzazione”, era tornato alla fine della guerra al suo paese senza conseguenze, forse in virtù del suo comportamento sempre corretto. Più tardi si schierò a sinistra dopo una lunga e sofferta meditazione e non parlò mai del suo passato. Mai.

Dopo la guerra i “repubblichini” erano diventati la feccia dell’umanità. Dire ‘Salò’  voleva dire evocare il simbolo del male. Una condanna senza appello. Per questo preferì tacere e dimenticare. «Ma siccome non vorrei che qualcuno, dopo la mia morte, ti raccontasse cose strane, ho voluto parlartene io…».

C’è stato un periodo in cui era molto difficile rivelare certi trascorsi anche ai propri figli. Figuriamoci in un ambiente di lavoro, in una redazione o in una fabbrica. Cerchiamo di capire.

1945image

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: