Archivi del mese: maggio 2012

film di guerra: aggiornamento maggio 2012

Ci metterò un po’. Essendo defunta la scheda logica di un Mac (cosa terribilmente rara) dove avevo tutto, devo ripristinare un po’ di cose, ma ne approfitto per pubblicare una lista di film di guerra che ho disponibili:

aggiornamento al 22 maggio 2012.

Contro 4 Bandiere

Con George Peppard, George Hamilton, Horst Buchholz, Jean-Pierre Cassel, Anny Duperey- 1979

Bersaglio umano (the Clay Pigeon)

un film di Russ Mayberry, con Glenn Ford, Cliff De Young, Blair Brown, Priscilla Pointer- 1949

L’uomo dalla croce

un film di Roberto Rossellini, con Alberto Tavazzi; Roswita Schmidt; Zoia Weneda; Antonio Marietti- 1943

Il quarantunesimo

un film di Grigorij Ciukraj, con Oleg Strizenov, Izol’da Uzvickaja, Nikolaj Krjuckov -1956

L’armata degli eroi

un film di Jean-Pierre Melville, con Jean-Pierre Cassel, Lino Ventura, Paul Meurisse, Simone Signoret -1969

Vento di primavera

Un film di Rose Bosch con Jean Reno, Mélanie Laurent, Gad Elmaleh, Raphaëlle Agogué -2010

Non è più tempo d’eroi

un film di Robert Aldrich, con Michael Caine, Henry Fonda, Cliff Robertson, Ian Bannen, Ronald Fraser – 1970

I 3 della croce sud

un film del 1963 diretto da John Ford, con John Wayne, Lee Marvin e Jack Warden – 1963

La lunga notte del ’43

Un film di Florestano Vancini. Con Belinda Lee, Gabriele Ferzetti, Enrico Maria Salerno -1960

Raggi di luna pericolosa (raggi di luna pericolosa)

un film con Brian Desmond Hurst, Terence Young, Rodney Ackland,Anton Walbrook, Sally Gray1941

Londra chiama polo Nord


un film di Duilio Coletti con Dawn Addams, Curd Jürgens, Folco Lulli – 1955

Il deserto dei tartari

un film di Valerio Zurlini
Con Jacques Perrin, Vittorio Gassman, Philippe Noiret, Francisco Rabal – 1976

Quell’ultimo ponte

Con Sean Connery, Michael Caine, Gene Hackman, James Caan, Liv Ullmann -1977

La battaglia d’Inghilterra

di Enzo G. Castellari
Con Frederick Stafford, Van Johnson, Francisco Rabal, Luigi Pistilli, Renzo Palmer – 1969

Giugno44: sbarcheremo in Normandia

 di Henry Mankiewicz (Leon Klimovsky)
con Michael Rennie, Bob Sullivan, Lee Burton -1967

Testa di sbarco per otto implacabili

un film di Alfonso Brescia, con Peter Lee Lawrence, Guy Madison, Erika Blanc, Alfio Caltabiano -1968

Red scorpion

Un film di Joseph Zito con Dolph Lundgren, M. Emmett Walsh, Al White -1989

The hurt locker

Un film di Kathryn Bigelow con Ralph Fiennes, Guy Pearce, David Morse, Jeremy Renner -2008

L’oca selvaggia colpisce ancora

Regia di Andrew V. McLaglen
Con Gregory Peck, Roger Moore, David Niven, Trevor Howard -1980

I berretti verdi

Regia di John Wayne, Ray Kellogg
Con John Wayne, David Janssen, Jim Hutton, Aldo Ray, Raymond St. Jacques – 1968

Sinfonia di guerra

Con Charlton Heston, Maximilian Schell, Katryn Hays, Leslie Nielsen, Peter Masterson – 1968

the Great raid

Un film di John Dahl con Benjamin Bratt, James Franco, Robert Mammone, Max Martini -2005

I guerrieri

Un film di Brian G. Hutton con Donald Sutherland, Telly Savalas, Clint Eastwood, Carroll O’Connor – 1970

L’urlo della battaglia

Quella dannata pattuglia

un film di Samuel Fuller, con Jeff Chandler, Ty Hardin, Peter Brown, Andrew Duggan, Will Hutchins -1962

I film sono disponibili per amici ed appassionati.

Team557

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Il tradimento tedesco.

Nella mentalità collettiva germanica si è quasi sempre associato l’italiano al concetto di tradimento. Hanno detto che è naturale, fisiologico per la nostra natura e probabilmente non hanno tutti i torti ma, come ho avuto già occasione di scrivere in altri articoli di questo blog, l’ inganno sistematico, l’opportunismo più feroce ed il tradimento sono molto ben conosciuti anche dai nostri accusatori. La cosa grave e che più mi stupisce è come la cosa si sia potuta mettere in pratica addirittura come disposizione governativa.

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Tedeschi in Italia. dettagli_3

terza parte.

Non deve passare inosservato il fatto che cogliere del tutto impreparati i tedeschi è cosa rara.

Basti pensare ad un dettaglio: circa gli scopi ufficiali del concentramento di truppe germaniche in Italia è da notare che, secondo concordi segnalazioni, i soldati tedeschi, specie quelli della divisione SS entrata dal Brennero, partiti in fretta e furia da ogni dove (vedi Belgio e zone più remote della Germania nord-occidentale), avevano già (in moltissime copie quasi plastificate) la cartine esatte su dove arrivare, presidiare e organizzare. Erano animati dal sentimento di voler ” ripristinare l’ ordine e ristabilire il regime di Mussolini”. Poteva sembrare quasi un’ operazione da campagna politica; numerosi soldati portavano anche sui loro caschi la scritta “Viva il Duce” in vernice bianca. Vorrei far notare questo piccolo particolare di cui mai nessuno ha parlato prima. Per avere, diciamo, qualche centinaio di elmetti con la scritta desiderata, nel 1943, di quale organizzazione bisognava disporre per fare e poi distribuire a chi serve?

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Tedeschi in Italia. dettagli_2

seconda parte.

I tedeschi arrivarono il 4 agosto  fino a Colle Isarco, Vipiteno, Fortezza, Bressanone e Bolzano, dove le truppe italiane sospettose osservavano scrupolosamente. Iniziò così il gioco del “gatto col topo” lungo la linea del Brennero. Gli italiani riposizionarono le divisioni alpine Tridentina e Cuneense in Alto Adige solo il 7 agosto 1943, per occupare i punti chiave degli sbarramenti del Vallo Alpino da Bolzano sud al Brennero. Allo stesso tempo reclamavano la ritirata della 44ª divisione tedesca. La mossa avversaria fu l’ordine di Hitler di occupare le fortificazioni lungo la linea del Brennero, dato che gli interessava mantenere un corridoio libero e scorrevole. Tra il 7 e l’8 agosto 1943 vennero occupate le cime e le postazioni attorno al passo del Brennero dal gruppo tedesco Furbach. Il 9 agosto il gen. Gloria intimò ai soldati tedeschi di non avvicinarsi a più di 50 metri dalle fortificazioni. Fu così che i tedeschi, un po’ infastiditi, il 10 agosto 1943 presso il passo di Resia, fronteggiarono le truppe italiane, in pieno assetto di guerra. Le fortificazioni al passo Resia furono occupate dalla scuola d’alta montagna delle SS “Neustift – Novacella” (SS-Hochgebirgsschule), così come la via d’accesso in Pusteria fu occupato da un battaglione della brigata tedesca Doehla. Allo sbarramento del Passo Resia, i giorni successivi trascorsero tra appostamenti per l’occupazione delle importanti posizioni strategiche e delle fortificazioni. Le truppe applicavano un controllo vicendevole, impedendo ai reparti italiani di minare i ponti e di operare.  Le batterie tedesche decisero di puntare le loro batterie aeree Flak  contro le fortificazioni del Vallo. Nonostante ciò con il trascorrere dei giorni, nonostante la sofferenza per le indecisioni degli alti gradi, la situazione sembrava a favore dei soldati italiani.

Nel periodo tra il 3 al 30 agosto 1943 passarono in totale otto divisioni tedesche (la maggior parte in treno) mentre la divisione corazzata SS “Leibstandarte Adolf Hitler” presidiava il confine e occupava man mano il nord Italia. Il Comando Supremo tedesco mise fine così ad un minaccioso rischio: un possibile sbarco alleato in nord Italia. L’Italia era però ancora uno stato sovrano, dove le truppe tedesche erano soltanto tollerate. In pratica, l’ invasione tedesca in Italia avvenne quindi… in treno, mentre gli italiani guardavano attoniti! Si è detto infatti che durante il Fascismo le ferrovie “funzionavano benissimo con Mussolini” e purtroppo lo sapeva anche Jodl e ne approfittò.

Team557


Tedeschi in Italia. dettagli_1

prima parte.

Stiamo parlando dei tedeschi nei primi momenti immediatamente dopo il 25 luglio. Qualche curiosità meno nota.

Alla notizia della caduta del fascismo, Hitler accusò forti dolori allo stomaco per il nervoso (in realtà ne soffriva spesso ma quella volta il dolore si potrasse più a lungo); pur consapevole del fatto che il consenso nei confronti del regime di Mussolini era in forte calo, in quei giorni (dal 26 al 30 luglio) non prevedeva che tutto si potesse sciogliere come “neve al sole” nel giro di pochissimo tempo. Dunque abbiamo detto quindi che Hitler era a mezzo servizio fino al 28. Intanto Jodl e Donitz, estremamente scettici sulle possibilità della rinascita del Fascismo, erano alle prese con un dilemma: pur essendo convinti della necessità di non evacuare l’Italia ” in nessun caso ” avevano il bisogno primario di non distogliere truppe dal fronte orientale che era ogni giorno più in pericolo.

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