Archivi del mese: marzo 2011

Amedeo Guillet

Il comandante diavolo.

Sembra di parlare di un mondo quasi fiabesco, lontano nel tempo, ma è tutto vero.

Il documentario è la storia straordinaria di un uomo dai mille volti: ufficiale, agente segreto, ambasciatore, stalliere, acquaiolo, scaricatore di porto e soprattutto guerrigliero. Un uomo imprevedibile e temerario che per restare fedele al suo codice d’onore cambierà identità, patria e lingua. La sua avventura comincia con la disfatta fascista in Africa orientale. Oggi, sembra più conosciuto in Inghilterra che in Italia. Eppure la sua epica storia è tutta italiana. Nel 1938, sotto il comando del duca Amedeo d’Aosta, forma il “Gruppo Bande a Cavallo dell’Amhara” composto da circa 1500 ascari di varie etnie del Corno d’Africa, col quale si distinse per alcune eroiche vittorie. Tra tutte quella più importante è forse quella del gennaio 1941, quando, a Cherù, in Eritrea, la cavalleria di Amedeo Guillet caricò una formazione di carri armati inglesi armati, la “Gazelle Force”, di sole spade, pistole, fucili e bombe a mano. Carne contro acciaio: tra morti e feriti persi 800 uomini. Ma vinse. Nell’ aprile del 1941, in Africa Orientale, mentre le truppe britanniche entrano vittoriose ad Asmara, l’esercito italiano è costretto alla ritirata. Nel caos generale gli Ascari disertano, i civili fuggono dove possono. Il giovane ufficiale italiano il tenente Guillet, rimasto solo con un centinaio di Ascari a cavallo decide di non arrendersi. Continua la sua guerra personale. Gli Inglesi mettono sulla sua testa una taglia di mille sterline oro, vivo o morto. Tolta l’uniforme militare, il tenente indossa il turbante e la futa, tipici dell’abbigliamento abissino. Inizia qui una vita densa di avventure, di travestimenti, di fughe.

Da leggere c’è un libro scritto da Sebastian O’Kelly:

o per approfondire c’è il documentario sul sito www.557.it

Bello poter parlare di uomini così.

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Yellow submarines

Tra le mille curiosità della seconda guerra mondiale pochi conoscono uno degli apparecchi che è risultato così determinante nella guerra dell’Atlantico: l’ Asdic ( o Anti-Submarine Detection Investigation Committee), un ritrovato tecnologico inventato già durante la prima Grande Guerra dagli inglesi e perfezionato dai francesi e dagli americani, poi. In pratica un ecogoniometro per la ricerca di sommergibili in immersione; un radar particolarmente modificato che venne presentato il 15 giugno 1938 al Governo di Sua Maestà britannica. Ricordo brevemente che la battaglia dell’Atlantico fu la campagna militare che si protrasse più a lungo e con più continuità di ogni altra durante la seconda guerra mondiale e, avviata all’inizio della guerra, durò fino alla capitolazione della Germania nazista. Fino a che non fu messo a punto, cioè in grado di rilevare gli U-boats nazisti ad una distanza di sicurezza, la guerra nell’Atlantico volgeva decisamente a favore dei tedeschi. Ed era un grosso problema. Lo studio dell’Asdic aveva richiesta un impegno quasi ventennale e fu perseguito con grande spesa da parte del Governo inglese, impegando migliaia di ufficiali esperti e uomini addestrati, senza poter giustificare questo dispendio in alcun modo poichè i risultati restarono sempre segretissimi per tutti fino all’ultimo momento.

Il sistema ASDIC, contenuto in una cupola sotto la nave, inviava onde acustiche che tornavano all’origine se riflesse da un oggetto sommerso, posto ad una distanza massima di circa 2700 m. È importante qui ricordare che Dönitz arrivò vicino alla vittoria con un quinto dei 300 sommergibili che aveva richiesto e che riteneva indispensabili all’inizio del conflitto, ma, nonostante tutto, l’ammiraglio andò molto vicino all’obiettivo di affondare 800.000 tonnellate di naviglio Alleato al mese, più di quanto gli Alleati potessero costruire e giudicato sufficiente a strangolare l’Inghilterra. Per contrastare questa tecnologia, i sommergibili tedeschi agirono di notte navigando in superficie per eludere il temuto ecogoniometro. In risposta a questo, i britannici svilupparono poi l’apparecchiatura di rilevazione direzionale sulle alte frequenze HF/DF soprannominata “Huff-Duff”, che calcolava la posizione dei sommergibili tedeschi intercettandone le emissioni radio e rilevandone le posizione per triangolazione acustica.

Il problema del lottare contro i sommergibili nazisti si rivelò comunque doloroso per quasi tutto il conflitto e, senza l’uso di questa diavoleria (che i nazisti non riuscirono mai ad aver per le mani), avrebbe potuto trovare la sua soluzione soltanto nella sconfitta inglese e con conseguenze immaginabili. Churchill in una conferenza stampa del dopoguerra dichiarò che l’Asdic non vinse i sommergibili; ma senza di esso non sarebbero mai stati vinti. Una curiosità: nel cabinet di Churchill, sulla mappa dell’Atlantico, i sottomarini venivano segnalati come puntini gialli. Sarà un caso?

N.B.

comunque la si metta, il radar ha fatto vincere la guerra per il 70%; senza questo la battaglia (aerea) d’Inghilterra e la battaglia dell’Atlantico avrebbero avuto tutt’altro epilogo e con riflessi totalmente prevedibili sull’esito del conflitto.

not to forget


Tutta propaganda.

Episodio 2.

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Verso la fine d’agosto del 1940 la Germania nazista aveva ancora bisogno del consenso della popolazione per quanto riguardava l’ internamento degli ebrei e, a questo proposito, si pensò che fosse opportuno un filmato di propaganda che documentasse quanto era umano il trattamento nei cosiddetti “campi di custodia”. Come curiosità storica, aggiungerò che, per esempio, Dachau era considerato ” campo di custodia ” e non ” di sterminio “. A Goebbels venne una grande idea. Facciamo vedere una partita di calcio, magari tra ebrei e guardie!

Venne chiamato un capo-baracca tra i detenuti e fu incaricato di formare una squadra informandola adeguatamente che sarebbero stati ripresi da telecamere, che ci sarebbero stati i loro tifosi e, naturalmente, anche quelli della controparte. Fu promesso che la partita si sarebbe giocata in uno stadio vero, con agonismo ma lealmente; il tutto si doveva svolgere correttamente ai fini della propaganda e venne assicutato che, in caso di vittoria ebrea, gli undici giocatori avrebbero avuto la libertà come premio. Era una promessa formale del ministro della propaganda del Reich.


Qui si immagini lo stupore di chi ascoltava una proposta simile; lo sport + la libertà in caso di vittoria! Una cosa inverosimile per gente che mangiava neanche 80 gr. di cibo al giorno. Nelle baracche nacquero delle baruffe perché tutti volevano entrare in squadra e poi c’erano gli allenamenti! Il tempo era molto poco (10gg.) ma il mangiare era assicurato. Da non crederci.
Il capo-baracca, che non era un allenatore di calcio, venne allora incaricato di tutta l’organizzazione dello stadio; dei posti a sedere, delle curve, della sicurezza degli spettatori ebrei: tutti i detenuti del campo dovevano stare in una zona protetta, separata dagli altri, con una entrata riservata e con buona visuale.
Si arrivò così al giorno della partita. Il piccolo stadio accolse circa 800 spettatori, di cui 700 erano ebrei e poco meno di 100 erano inservienti e militari tedeschi. Le squadre entrarono in campo tra gli applausi, le telecamere naziste filmarono ogni inquadratura a loro utile e la partita incominciò. Qualcuno notò che, dopo appena 10 minuti, lo stadio era stato interamente circondato da un numero elevato di soldati. Nessuno ricorda come finì la partita, ma all’uscita dello stadio era stato già tutto predisposto. I tedeschi misero in fila tutti i detenuti-spettatori, i giocatori ed regista e li fecero sfilare davanti ai pochi militari tedeschi che li applaudirono ridacchiando; vennero radunati nel piazzale antistante e caricati su camion speciali che li condussero alla morte per asfissia dovuta ai gas di scarico.
Non si salvò nessuno.

not to forget

……N.B ho scritto questo articolo e invito sperando piaccia anche al mio amico Alessandro del Memoriale sardo della shoah.


Carpe diem

Per quale motivo i signori tedeschi della guerra si sono tanto stupiti della menzogna e del tradimento italiano quando in questa bieca pratica erano sicuramente dei maestri e da vari anni? Non se lo ricordavano più?
Ho trattato da poco l’argomento di come il regime totalitario nazista, fascista e anche quello sovietico siano nati sotto il segno del più perfido inganno; il periodo dal 1933-45 è stato teatro di mille sotterfugi prepetrati ai danni di altre nazioni prima e ai danni di migliaia di possibili singoli nemici, poi. Non ci si può credere. L’uomo, quando è chiamato, sa essere infingardo, bugiardo e traditore nei modi più subdoli. E lo fa pure divertendosi.

I nazisti usarono questa pratica e ne fecero una tecnica raffinata per ingannare, sbeffeggiare e piegare i loro nemici, che fossero politici o semplici civili; non aveva importanza. La Gestapo, con l’aiuto omni-presente delle SS o della Wermacht, diventò ben presto la più alta espressione dell’ inganno grazie ad un campo di allenamento reso quotidiano da una legge governativa: lo sterminio degli ebrei e di tutte le razze considerate inferiori. Italiani compresi. Secondo me c’era chi studiava di notte metodi per rendere sempre nuova la cosa. E ci riusciva. Qui ne avrei da raccontare, ma mi limito a riportare un paio di episodi che considero un bell’esempio dell’ossessione tedesca.

Episodio 1


Nel 1941, sulla strada tra Lubin e Legnica (in Polonia) stava rientrando, da un breve gita scolastica, una classe di bambini polacchi e alcuni ucraini che erano accompagnati da una suora Madre Superiore ed un aiutante. 23 in tutto. Sono quasi le 5 e mezza di sera e la corriera avanza lenta verso Legnica quando incrocia una camionetta e una Kubelwagen con 1 ufficiale e un signore in borghese. Dietro, sulla camionetta, i 5 soldati. La strada in quel punto era stretta e per far passare i militari la corriera si ferma sul ciglio della strada con le due ruote laterali che erano quasi nel fosso. I militari passano lentamente. Quando tentano di ripartire la corriera perde trazione e scivola un po’ sul lato impedendo la ripartenza. Scende al volo l’aiutante della suora per vedere cosa si poteva fare e comincia ad imprecare per l’accaduto. Scende anche l’autista e decidono di cercare aiuto presso una locanda-birreria poco distante. Fatalità: ritrovano il convoglio dei soldati appena incrociato, nell’intento di risalire sul camion e di andare via. L’ autista li chiama con l’intento di farsi dare una mano per dare una spinta alla corriera e questi, brontolando, acconsentono. Tornano sul luogo e cominciano a spingere ma la corriera non si muove. Dopo qualche istante giunge anche la vettura con l’ufficiale che comincia a sbraitare urlando che non sono lì per aiutare le persone, ma per fare il loro dovere e altre cose del genere. I soldati quindi si irrigidiscono e desistono dallo spingere e la suora, a questo punto, si arrabbia e deplora il comportamento dell’ufficiale. Così l’ufficiale scende dall’auto, le si avvicina e le chiede chi è, cosa fa e dove sta andando; chiede i documenti di tutti (papiren, bitte…) e scopre (guarda caso) che nove bambini NON sono-proprio-solo-polacchi, ma ebrei ed è ebreo anche l’aiutante.

A questo punto, l’ufficiale diventa improvvisamente gentile e invita tutta la classe a scendere (così la corriera è più leggera…e più facile da spostare) e prega quindi la scolaresca di entrare nella chiesetta poco distante per aspettare che il veicolo venga rimesso in carreggiata. Si sta facendo un po’ tardi; sono passate le 6 di sera e si sta facendo buio. Vengono così accompagnati nella chiesetta e invitati ad entrare. Il signore in borghese, che fino a quel momento era stato in disparte, chiese ai bambini dove abitassero e nel caso non fossero riusciti a sbloccare la situazione si dimostrò premuroso di ricondurli personalmente in città, ad uno ad uno. Con un sorriso si congedò e uscì chiudendo lentamente la porta. I bambini, forse stanchi della giornata, e forse della camminata, cominciarono a piagnucolare e a mostrare segni di insofferenza. Sentirono l’ufficiale gridare qualcosa in tedesco ( Wir helfen unseren jüdischen Freunden teilen! aiutiamo i nostri amici ebrei! ) e il sopraggiungere di corsa dei soldati per il caratteristico rumori degli scarponi. « Forse hanno finito! …» – pensarono i bambini. Improvvisamente sentirono il rumore di due vetri frantumati e videro degli strani oggetti volare dentro la chiesa. Sei secondi più tardi erano quasi tutti morti dilaniati dallo scoppio delle granate tedesche. Suora compresa. Si salva l’aiutante ed una bambina che ha poi raccontato il fatto, solo dopo 40 anni. Compiva, proprio quel giorno, 7 anni. I colpevoli non sono mai stati trovati.

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lettera ad un compagno (RR).

Nel 1934, il signor Orbanov scrisse una lettera al giornale del proprio partito (e con preghiera di inoltrarla poi direttamente anche al capo del Governo) rammaricandosi del fatto che, a causa di una breve malattia, aveva perso il lavoro cosi’ necessario al sostentamento della sua famiglia di Smolensk. Aggiunse inoltre che, in quel momento di scoramento, si chiedeva cosa servisse essere bolscevico e regolarmente iscritto al partito se poi il comunismo non gli dava una mano nel momento del bisogno! Il giornale pubblicò la lettera ed inoltrò la lettera a Stalin che di lì a poco rispose pubblicamente chiedendosi “cosa avrebbe potuto fare lo Stato per questo figlio della Grande Madre Russia dando allo stesso tempo un buon esempio a tutti i compagni?”. Trascorse 2 settimane dalla pubblicazione, la famiglia Orbanov ricevette una nuova lettera dal Governo che assicurava  che sarebbe stato fatto il tutto il possibile per loro e a breve.
Solo negli anni ’70 i vicini di casa di Smolensk hanno rivelato questo aneddoto (e in maniera rocambolesca); alcuni emissari inviati direttamente da Stalin, invitarono la famiglia a prepararsi ad un nuovo incarico lavorativo in un’altra zona della Russia orientale e di stare tranquilli.
Alle 4.30 di un Venerdi notte, la famiglia Orbanov venne prelevata interamente e caricata fiduciosa su di un treno per Ryzhkovo con armi e bagagli. Non arrivarono mai a Ryzhovo in Vologda e di loro non si seppe più nulla.

Questa è solo una delle centinaia di migliaia di storie accadute alle famiglie di quel tempo e di quei luoghi.
Mi viene in mente un detto romagnolo: « et scors’ ? (hai parlato?). Così impari: comunista di merda! come direbbe un mio amico che oggi vota PD. Dapprima il conto delle vittime delle famose “purghe” comunicato ufficialmente dall’ Establishment sovietico fu di circa 800.000, poi realisticamente è salito ad oltre 5 milioni. Ma se la mettiamo sul piano dei primati, fonti storiche attendibili calcolano che Stalin e i suoi collaboratori furono direttamente o indirettamente responsabili della morte di un numero di persone compreso tra 20 e i 60 milioni. Tra il 1921 e il 1953.

E pensare che tutti si prodigano nel dire che il Fuhrer è stato il più grande macellaio della storia con i 6 milioni di ebrei, è più di un Anticristo, ecc, ecc.

Hitler è stato un pivello, al confronto!

Questo racconto è stato ispirato dalla visione di 3 documentari di RaiStoria: “L’età di Stalin” che consiglio di vedere per la completezza di argomentazioni e qualità delle immagini. Sul sito i trailer.

Nota. Un mese più tardi, a Smolensk venne rimosso il cognome Orbanov dall’abitazione e anche il numero civico!

not to forget


la prima guerra fredda (quinta parte)

Per chi avesse perduto il filo di questi articoli ricordo che, presuntuosamente, sto trattando in realtà il periodo tra il 1935 e il 1940 e, galvanizzato dalla lettura delle memorie di W. Churchill, mi sono messo a cercare notizie su un argomento che è proprio di questo periodo: il radar. Questo è quanto ho ottenuto.

quinta parte

Sembra che tra il 1932 e il 1940 l’idea di utilizzare in qualche modo le onde radio respinte dagli apparecchi aerei o simili sia venuta in mente un po’ a tutti; e dico a Francia, America, Inghilterra e ovviamente alla Germania. In GranBretagna in principio queste ricerche furono definite R.D.F (Radio Direction Finding) e il presupposto tecnico era quello di individuare un mezzo nemico tramite l’eco respinto dalle onde radio. Detta così sembra semplice, ma non lo è; o comunque non lo era affatto a quel tempo. A circa 70 miglia di altezza si trova una specie di padiglione aereo riflettente (iconosfera), la cui esistenza e fattezza impedisce alle comuni onde di vagare nello spazio e quindi rende possibili le comunicazioni fatte con questo sistema. Continua a leggere


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