Archivi del mese: gennaio 2013

non sarà per sempre…

croci nei campi

Verso la fine del febbraio 1945, su un fronte che si estende per circa 1200 km, dal Baltico ai Carpazi, le armate di Stalin avanzano di 270 km nella Prussia orientale, prima di sferrare l’attacco finale su Berlino. Vengono travolte, dico travolte e non sconfitte, le linee fortificate della Wehrmacht su un fronte di 110 km. La manovra sovietica isola 250.000 uomini all’estuario della Vistola, in un posto che nemmeno Dio ricorda, lasciandoli in balia del gelo e della fame. E senza munizioni. Direi…alla frutta. Ai tedeschi non rimane altro che un piccolissimo corridoio, nella penisola di Danzica, per tentare il ripiegamento.

ripiegamento

Le ultime città sono in fiamme. La Wehrmacht dirama un bollettino perdite in cui si riferisce che stanno perdendo circa 22.000 soldati al giorno. Ed ecco un elemento nuovo, un pericolo nuovo: l’epidemia di suicidi. Molti soldati disperati si drogano pesantemente per cadere in sonni profondi che diano l’oblio; altri si sparano per cancellare la delusione di non avere arrestato il nemico giurato di Hitler. I nervi cominciano a cedere, ma altri ancora giurano: « ci vinceranno stavolta, ma non sarà per sempre…».

Non abbiate paura di quelli che uccidono il solo corpo, ma che non possono uccidere l’anima. Temete però chi può rovinare il corpo e l’anima…

ripiegamento2Il 10 aprile 1945, da Königsberg viene trasmesso un dispaccio a Berlino in cui si dice: – Ore 17,20: munizioni esaurite, depositi di sussistenza annientati… E’ finita… – Da calcoli russi, con la resa sono stati fatti prigionieri poco più di 27.000 soldati, i morti sono più di 900.000.

In soli quattro mesi, la Wehrmacht ha perso uomini come 4/6 dell’ intero esercito italiano; 300.000 cadranno nel corso dell’ intera campagna italiana e nella battaglia di Berlino ne perderà altri 500.000 .

Sulle cifre nessuno oggi discute più; sono state scritte migliaia di pagine con cifre più o meno esatte ma sulla prigionia veglia ancora un silenzio imperscrutabile. Per esempio: dei 127.000 prigionieri tedeschi catturati dai russi a Bratislava (dal 13 febbraio ’45) ne sono rientrati negli anni ’50 solo 6000! Era forse ” fuori ” un ‘influenza strana? Strano. Nessuno ne ha più discusso.

Bratislava_attack

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Dopo cinquanta giorni d’assedio e di combattimenti casa per casa, la guarnigione tedesca del gen. Wilembruch si arrende ai sovietici. Sono fatti prigionieri circa 127.000 uomini.

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le bugie di Badoglio

SGiorgioIonico

Clamorose e grottesche. A S. Giorgio Ionico, ad un mese dalla sua fuga da Roma e durante un rapporto di ufficiali, il Maresciallo d’Italia faceva delle dichiarazioni politiche che Spampanato riporta in alcuni brevi passaggi:

  • «Signori Ufficiali, non vi dovete meravigliare se mi presento a voi in questo abito borghese; sono ne­cessità del momento, ma io sono sempre il Maresciallo Badoglio, il vostro Generale del Sabotino, di Vittorio Veneto, di Addis Abeba». (1). gen.Caviglia

1)     Falso:  il Maresciallo Caviglia e al­tri comandanti della prima guerra mondiale di­mostrarono che la fama di Saboti­no e di Vittorio Veneto era stata ignobilmente usurpata


  • « S. M. il Re mi chiamò subito ad assumere il Governo. Voi sapete che alla mia età, ed alla mia con­dizione, non avevo ancora bisogno di gloria: ma fu una necessità, per salvare ancora, fin dove era possi­bile, questo nostro povero e disgra­ziato paese». (2).

2)    Falso: era stato Badoglio ad organiz­zare il colpo di Stato e l’incarico datogli dal Re non fu casuale, dato che lo avevano progettato insieme.

  • «Il ministero della Cultura Po­polare era diventato un vero e pro­prio lupanare. Aveva alle sue di­pendenze un numero infinito di si­gnore romane con stipendi che tal­volta oscillavano dalle 8 alle 10 mi­la lire al mese e con incarico… la­scio intendere a voi. Ma vi dirò di
    più: quelle signore non si permette­vano nemmeno il fastidio di andare a riscuotere lo stipendio, perché ba­stava che mandassero le loro perso­ne di servizio per farlo. Ecco per­ché noi ci siamo trovati in guerra coi fucili del 1891…» (3).

3)    Falso: non si corrisposero mai stipen­di del genere. L’unica a usufruire della protezione della C. P. fu tale Elena La­bedinsky Solinas, proprietaria di locali pubblici a Tripoli col governatorato Bado­glio, e poi a Roma della <Quirinetta ». Si rivelò a Nord che la Solinas era pro­tetta dal decrepito guerriero, che aveva sposato un suo stesso congiunto, e che era munita di passaporto americano.

Badoglio-al-Sud

  • Nell’assumere il governo tele­grafai a Hitler dicendo che avrei mantenuto l’impegno e continuavo la guerra. Hitler a questo telegram­ma non rispose… Mandò truppe in Italia, non richieste». (4).

4)    Falso: le truppe erano state chieste a Hitler ripetutamente, e furono manda­te dopo la dichiarazione del Maresciallo (<la guerra continua>) e l’aggravarsi del­la crisi del fronte italiano.

  • «I tedeschi ci volevano offendere nel nostro onore di ufficiali; vole­vano per la resistenza in Italia im­porci il Comando tedesco senza al­cuna consultazione dei nostri Ge­nerali, del nostro Stato Maggiore. Essi volevano imporci il comando unico di quel famoso generale Rom­mel, che è stato fonte di tutte le nostre disgrazie in Africa. Io mi so­no ribellato ed eccomi qui tra voi e con il nostro popolo il quale ha risposto ad unanimità». (5).

5)    Falso: nessuno ha mai sentito parla­re di un comando unico Rommel. Dopo l’armistizio Rommel stabilì un comando sul Garda, in attesa che si chiarisse an­che militarmente la situazione: e intanto Kesselring restava al comando del fronte meridionale. Che non si pensasse a Rommel per l’Italia, lo dimostra il fatto che con assoluta libertà d’iniziativa in Ita­lia, e proprio in conseguenza dell’armi­stizio, non si scelse lui ma il Feldmare­sciallo Kesselring quale unico Comandan­te Superiore per il fronte Sud.

  • « In questo momento si combatte ovunque contro i tedeschi. A Tori­no ed a Milano gli operai hanno impugnato le armi e combattono a fianco dei nostri soldati contro i tedeschi ed i fascisti. La IV Arma­ta al completo combatte vittorio­samente contro di essi. Noi dobbia­mo scacciare questi ladroni ed as­sassini». (6).

6)    Falso: nessun incidente, nell’ottobre 1943 a Torino o a Milano e nessuna no­tizia di azioni della IV Armata. Ancora il 22 febbraio ‘44 Churchill dichiara ai Comuni a proposito delle truppe cobel­ligeranti: <Il maggior numero è occupa­to in indispensabili servizi per le forze alleate nelle retrovie>.

  • «Io sono un vecchio che ho rag­giunto i miei 72 anni e non credevo di finire i miei giorni vedendo ca­dere la Patria in questo disastro. Adesso è stato formato in Italia un Governo detto “Governo fascista repubblicano” agli ordini dei tede­schi; ma non crediate che Mussoli­ni sia con loro e si arrischi a veni­re in Italia. Egli è al sicuro lonta­no, in Germania. Ma ve lo giuro, noi li ricacceremo e li raggiungere­mo ovunque. Io vi prego di trasfon­dere nei nostri soldati questo sen­timento che deve portare le nostre truppe alla rivincita e alla vitto­ria» (7).

7) Falso: Badoglio non ignorava che, mentre lui stava parlando, Mussolini era alla Rocca delle Caminate dove aveva già presieduto un Consiglio dei ministri. Cir­ca l’annunzio di Badoglio che <lo ricac­cerà e lo raggiungerà dovunque>, ma poi non gli avvenne di farlo.

: articoloB

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Il lettore curioso può gustare un approfondimento

in una bellissima lettera a sostegno, di qualche anno fa.

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Orlando speaks

assembleaCostituente Non se lo ricorda più nessuno. Ma l’on. Vittorio Orlando pronunciò un suo famoso discorso il 24 marzo del 1947 alla Costituente. Questo ex-presidente del Consiglio, che era stato a stretto contatto con il Re nei giorni del colpo di Stato, ma solo fino all’ insediamento di Badoglio,  affermò che aveva aspramente criticato l’operato di Badoglio subito dopo il 25 luglio difronte a Sua Maestà. Ma il Re, in quei giorni, avrebbe fatto spallucce dicendo che “molto era già stato deciso”. Orlando spiegò come la frase «la guerra continua…» fosse, già di per sè, un primo errore fatale.  Orlando scrisse che questa prima fase del dopo-armistizio, necessaria soprattutto per l’impossibilità materiale di una immediata separazione dei due eserciti italiano e tedesco, avrebbe dovuto superarsi rapidissimamente nelle prime ventiquattr’ore. Nelle seconde ventiquattr’ore, occorreva rivolgersi all’ambasciata tedesca con una comunicazione del tipo: ” L’Italia non è più in condizioni di andare avanti, deve chiedere un armistizio e lo chiederà soprattutto per voi, sacrificando, se occorre, se stessa per tener fede all’alleanza contratta e chiedendo agli Alleati il tempo necessario alle truppe tedesche per ritirarsi dalla nostra penisola“. Ripeto. Quete cose furono illustrate al Re che non si mostrò sensibile al problema.

VittorioOrlando

Questa sarebbe stata un soluzione di « lealtà perfetta » prospettata al Re negli 8 giorni prima del 3 settembre a Cassibile, avallata anche dal precedente che vide i Bulgari, alleati degli Imperi Centrali nella prima guerra mondiale e costretti a chiedere un armistizio, che pretesero ed ottennero un termine di 15 giorni per dar modo ai propri eserciti di potersi ritirare dalla Macedonia. Quindi si sarebbe potuto parlare di una resa «onorevole».

Orlando affermò che Badoglio non volle far trapelare nulla a nessuno per non allarmare anzitempo i tedeschi e che per mantenere questo segreto aveva preventivato mezzo milione di perdite nei Balcani ! Un segreto da mantenere anche coi ministri fino all’8 settembre. Raccontò Senise che quando fu dato l’annuncio da Radio-Londra, corse da Ricci per comunicargli la notizia ma questi restò incredulo e disse: ” Possibile che si sia firmato un armistizio ed il Ministro dell’Interno non ne sappia niente? “.

Re-Badoglio

Questo è un tradimento perpetrato ai danni di tutti gli italiani;  – come a Caporetto, Badoglio ha tradito nuovamente, fregandosene ancora degli italiani! – gridò Orlando alla Costituente, rivelando anche particolari inediti del Maresciallo che soffrì di una incontrollabile depressività nervosa, in preda a al panico e alle lacrime. Lo vidi personalmente tra le braccia del proprio aiutante che gli ripeteva: « ma si calmi, Maresciallo, si calmi!… » e lui che replicava: « i tedeschi mi taglieranno la gola!…» Qualcuno ricorda che Badoglio, durante la fuga in macchina di notte, cercò di nascondersi come meglio poteva. « La più grande preoccupazione fu quella di rimboccarsi le maniche per occultare i suoi stessi gradi. Tremava e piagnucolava. Accettò solo un cappotto perché aveva freddo».    In quella fuga, Umberto di Savoia era seduto al fianco del Maresciallo (intervista al “Giornale” di Napoli).

Bonomi

« Fu un colpo di Stato! ». Orlando rivelò che nelle pagine conclusive del “diario” di Bonomi si affermava che ” il 25 luglio del 1943 fu il prodotto di una lunga incubazione ” e che ” il Re si decise a fare il colpo di Stato per pubblica richiesta del Gran Consiglio fascista, d’accordo coi capi ribelli del fascismo”. Una macchinazione nata presumibilmente il 12 luglio del ’43, dopo il benestare del Re che aveva in Badoglio un “intimissimo” in grado di dare fiducia e tranquillità al Paese! “.

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l’ora politica – il piano finale –

IMG_8041Insomma a poco più di due mesi dall’armistizio, mentre la situazione sembrava si stesse avviando verso uno stato di non belligeranza tra i due schieramenti, nei comunisti maturava l’idea di un nuovo pericolo; un pericolo da scongiurare a tutti i costi. Essi non potrebbero mai accettare che la ‘liberazione’, come in sostanza si attendono i moderati e come e avvenuta nel sud d’Italia, si realizzi a opera degli eserciti alleati, affiancati dalle poche unità regolari del regio esercito salvatesi dal disastro, con l’ausilio tutt’al più (come prevedono i comandi anglo-americani) di una rete d’informazione e nuclei di sabotatori dietro le linee tedesche alle dipendenze dell’Intelligence alleata (sono queste in sostanza le originarie finalità della organizzazione ‘Franchi’ di Edgardo Sogno).

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l’ora politica – l’imperativo –

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Uccidere subito i fascisti.  Ho preso in prestito questo titolo perché mi è sembrato il più calzante per illustrare il forsennato imperativo promulgato dai commissari politici di quei giorni. E tra quei commissari c’erano nomi molto noti. Negli anni dopo il ’50 poi, molti hanno (per così dire…) scelto di modificare le proprie posizioni.

Ma intanto, dal 9 settembre ’43 i comunisti sono gli in grado di muoversi senza intoppi. Nelle varie piazze citate (parlo di Ravenna, Forlì, etc.) si urla di attaccare i fascisti al muro; “la nostra battaglia è la vostra battaglia! trovateli e fategliela pagare..” – dicevano, agitando i pugni come marionette impazzite. E questa NON è giustizia; è solo istigazione alla vendetta nel modo più sbrigativo attuabile. Cosa? Ma cosa è? il far west?

Si chiama “Giustizia” il condannare una dittatura finita, con una serie di omicidi politici e non, in favore di un’altra dittatura, magari di Stalin? Direi, dalla padella alla brace direttamente… Il proposito di instaurare un clima di terrorismo urbano per liberarsi di sicuri e probabili futuri ostacoli si chiama complotto e come tale andrebbe punito anche a distanza  di 100 anni. Diversamente si potrebbe intentare una causa contro questi signori per danni procurati allo Stato Italiano. E’ una vergogna cercare di macchiare la i sacrifici di un popolo, l’ onore della Resistenza vera (il 30% di quella conclamata) con il terrorismo politico che impone una nuova parola d’ ordine: – omertà -. Se parli sei morto. A Massalombarda, a Giovecca, a Lugo. Ad Imola, a S. Piero in Bagno; dove fino al 7 settembre erano tutti fascisti. Tutti. Ho detto: tutti. Il 10 settembre avevano tutti il fazzoletto rosso al collo. Si chiama “creatività”. Trasformismo. Opportunismo. Si chiama paura. Paura dei Thompson dei partigiani che conoscono a fondo il significato di cinismo.                Nell’ ora politica si dice: – più brutale sarà la reazione dei fascisti per gli omicidi compiuti dai GAP, più la guerra civile sarà grande -. Una bella equazione.

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Il selezionare i nomi delle persone da prelevare è programmazione di delinquenza. Si dice che il terrorismo è un fenomeno degli anni ’70, ma non è vero. E’ nato prima. Il terrorismo urbano lo si è praticato a Mosca come a Madrid almeno 30 o 40 anni prima. Qui si replica solo.

terrorismo70Insomma, bisogna uccidere subito il maggior numero di fascisti, soprattutto quelli più indifesi. Per dare l’esempio. Per fargliela pagare. Togliatti, appena rientrato dalla Russia, ha parlato chiaro: «ci vuole un segnale forte…, devono capire chi siamo!». E scorrono fiumi di sangue. Dal settembre ’43 alla primavera ’44 si registra la serie più cruenta di crimini contro i sospetti, i possibili amici dei fascisti, i collaborazionisti. Tutto facile; complice la netta supremazia del PCI nei confronti del CLN. Divertente la circolare che circolò solo nelle sedi principali del Partito: “E’ assolutamente proibito ai commissari politici di far propaganda di partito“. Se la cosa non è sfociata in un’ ecatombe totale, dopo i 20mila uccisi più o meno misteriosamente dopo il 25 aprile ’45, è da attribuirsi alla presenza dei polacchi e delle truppe americane e inglesi sul nostro suolo nazionale. A chi mi legge chiedo di pensare a cosa sarebbe successo se invece di questi Alleati ci fossero stati i reparti di Stalin o di Tito!

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l’ora politica – l’inizio –

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Tutte le sere il commissario politico impartiva «l’ora politica» a cui dovevano partecipare tutti gli uomini liberi, compresi i miei fratelli.  Mio padre invece si teneva in disparte in quanto – come altri contadini anziani – era contrario alla politica e alle tessere, tanto che fu imprigionato per alcuni giorni con l’accusa di diventare un potenziale problema, subito l’indomani.

Quando ho letto queste righe in una testimonianza sono inorridito. Mi consideravo un tipo abbastanza scafato, ma questa cosa mi ha reso ancora più perplesso, davvero. La testimone ci riporta immediatamente all’autunno del 1944 a Ca’ di Malanca, ricordando che, terminata questa “ora di scuola”,  i commissari radunavano le squadre di GAP ed impartivano gli ordini per le azioni: cattura di spie, prelevamenti di persone per interrogarle, armi e approvvigionamento di viveri. Mi sono dovuto documentare. Dovevo.

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Questi protagonisti dell’ultima ora, di scuola chiaramente sovietica, erano chiamati ad assolvere compiti di grande rilevanza politico-militare; organizzare e collegare le varie squadre operative, ma – in primis – stimolare una più matura presa di coscienza politica nei partigiani e soprattutto nei più giovani, da contrapporre alla feroce cattiveria dei repubblichini e dei tedeschi.

Ma siamo per caso matti? Di che cosa vuoi parlare a ragazzi di 16/18 anni, che fino a ieri pomeriggio non hanno fatto altro che tagliare la legna o trebbiare quel poco che rimaneva dopo il blocco del grano; di politica? Sei un grande! Ma cosa ti sei fumato? Lo so che parlo oggi a distanza di 70 anni. Lo so! Ma la gente, allora, non ti poteva seguire, non ti poteva capire! Parlo dei ragazzi di montagna che non sapevano nulla di politica. Tuttalpiù potevano conoscere un sentimento patriottico inculcato dai discorsi sentiti in casa… Ma qui mi sento di abbracciare completamente la tesi di Pansa, laddove dice: che esisteva un piano preordinato del PCI teso unicamente a prendere il potere totale in Italia. Con un traguardo pieno di fascino: un mutamento radicale, politico ed economico, della società italiana, fondato sulla scomparsa del capitalismo privato sostenuto dai fascisti.

Quindi, una strategia mirata a forgiare nuove menti giovani ed incontaminate per ottenere altri scopi privati. Normalmente, sarebbe potuto servire solo il comandante militare.  Già! E le ragazze? L’una per seguire i fratelli, l’altra il “moroso”, l’altra ancora per sfuggire alle rappresaglie nazifasciste. Tutte con compiti di infermiere, staffette, addette al vestiario o al rancio.

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Insomma, quest’azione politica dei commissari della 36° ( in larghissima maggioranza comunisti) diviene così incisiva che alla fine dell’estate del ’44 quasi tutti i partisans sono sensibili alla visione comunista perché vedono nel programma del PCI l’avversario più deciso contro il fascismo. Ma non perdiamo di vista i numeri. Nel marzo dello stesso anno i militanti sono saliti a 30-40mila. In ottobre, nella sola Italia del Nord, i comunisti in continuo contatto col Partito risulteranno circa 70mila. Nelle nostre zone montane si racconta che la 58° Brigata Oreste fosse l’unica a non essere comunista; ma dei suoi 300 partigiani ben 120 avevano la tessera del PCI!

Alla maturazione politica contribuisce anche il «giornale della brigata», un foglio dattiloscritto che un giovane Luciano Bergonzini riesce a compilare clandestinamente a Bologna.

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preziose sono le sue immagini girate il 21 aprile 1945 durante la Liberazione di Bologna. Qui alcuni fotogrammi.

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E con questo giornale il commissario otteneva, diremmo oggi, nuovo materiale promozionale. Il compito primario, quindi, era quello di far diventare – la vera battaglia per il potere – la battaglia della Resistenza. Si apprende che il debole rapporto iniziale fra brigata e popolazione contadina si trasformi poi, con la lotta quotidiana, in partecipazione attiva. Solo in questo modo si raggiungono i numeri sopracitati. Questo clima concitato crea i primi focolai di nuovi personaggi: i falsi partigiani; ladri e rapinatori comuni che hanno come unica bandiera comune la lotta di classe. Avvantaggiati poi dal fatto che, in questi mesi, i GAP e le SAP si sono sostituite alle Forze dell’ordine ormai completamente assenti nelle zone periferiche e di campagna.

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Parallelamente, si registrano situzioni incontrollate. Ad esempio, per il CLN esisteva una regola dichiarata: di controllare che il partigiano avesse in tasca non più di di 150 lire.  Il commissario doveva supervisionare le tasche altrui; ma la regola cambiò. Se si prelevavano contanti a fascisti o a spie, la regola non valeva più perché la cosa andava a rimpinguare le casse del Partito. Va mo là! Quindi si potevano portare o avere anche 3000 lire nello zaino!  Queste cose si sanno perché (come sempre succede) qualcuno ha parlato. Un’altra cosa incredibile è la forsennata esigenza di ricercare sempre nuovi promoter del Partito. Anche tra i preti! Che è una contraddizione nei termini: PCI e Chiesa! Ma nei mesi finali del ’44, i commissari avevano il dovere di contattare il parroco di ogni zona per invitarlo a propagandare in favore della Resistenza. Qui, l’argomento si amplierebbe molto e lo evito.

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mistero da radio naja

messaggio

scrive il sign. Giovanni Muraro da Bolzano:

Il 18 febbraio 1943 un mio compagno di prigionia proveniente dall’ ospedale di Salisbury (Rhodesia) ha potuto vedere dei pacchi per ufficiali sanitari inglesi con indirizzi di Palermo e Roma… Strano.  IL 20 marzo 1943, quindi quattro mesi prima del 25 luglio, dopo una mia fortunosa fuga dal campo di concentramento di Gatooma (Rhodesia) fui interrogato da un ufficiale dell’Intelligence Service, il quale dopo una lunga discussione sulla guerra, affermò categoricamente: « posso assicurare che entro un certo periodo di tempo, che non posso precisare, Mussolini sarà spazzato via e prenderanno la direzione dell’Italia Badoglio e il Re. Allora la guerra finirà! ».

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