Archivi tag: Ugo Spirito

Estratti di nascita… di una dittatura (1).

A casa mia si dice: “quando hai 5 minuti… fai questa cosa o quell’altra…” ed io mi sono preso un po’ di tempo per riguardare con calma “Nascita di una dittatura” di S. Zavoli (6 Dvd nella versione base). Ogni volta mi trovo a sottolineare sempre qualcosa di nuovo sulla quale rimuginare e ci sono alcune interviste che mi sono rimaste più impresse di altre; trovo qui luogo e tempo per riportarle velocemente rimandando approfondimenti eventuali alla visione della raccolta. Dico ancora che lo farò in 3 puntate distinte, se non altro perché la cosa comunque occupa tempo ed anch’io ho una vita da rispettare altrimenti la moglie mi uccide. Bene. L’ho detto.

prima puntata

Il fascismo, che fece del suo violento prevalere e della sua ambiguità la sua pratica quotidiana, trovò sempre in Mussolini il suo principale ispiratore. Il Fascismo fu… principalmente Mussolini e il suo modo di essere. Ciò è ampiamente sostenuto anche nell’ultima intervista a Indro Montanelli, che lo descrive con disarmante semplicità (vedi nel sito).

Il prof. Giuseppe Prezzolini ci spiega la tecnica, la tattica, la strategia del Duce di circondarsi di persone decisamente mediocri moralmente ed intellettualmente e appositamente selezionate al fine, si dice, di evitare che emergendo potessero mettere in cattiva luce il Duce stesso o addirittura togliergli il posto. Ciò secondo il Prezzolini è un atteggiamento tipicamente italiano.

Ugo Spirito
filosofo fascista:

L’ ambiguità intellettuale del fascismo nasce dalla suggestionabiltà di Mussolini difronte alle varie correnti interlocutorie e dalla sua manifesta incapacità di trarne poi delle conclusioni decise.  Si verificò quindi una continua oscillazione tra le esigenze socialiste e le esigenze reazionario/conservatrici senza rivelare mai un equilibrio accettabile e condivisibile.

Franco Antonicelli
intellettuale ed esponente della cultura antifascista:

Il clima dal 1923 al 26, incupito dai sequestri dei giornali e degli oppositori, le difficoltà nelle quali vivevano Gobetti, un certo giornalismo e, in qualche misura, l’Università costrinsero molti esponenti dell’opposizione all’ espatrio forzato per non  non pagare di persona il proprio tentativo di resistenza intellettuale.

Secondo Pietro Nenni, la pratica del sequestro fu peggiore della censura;  ognuno di questi fu paragonato ad un disastro finanziario; nel 1924 Mussolini ha poteri quasi illimitati: presidente del consiglio, ministro dell’Interno e degli esteri. Ma soprattutto è il capo del fascismo. Ciò condiziona il rapporto coi suoi oppositori che rimangono spesso senza voce e senza mezzi per contrastarlo.

Il 3 maggio 1923, Giacomo Matteotti, segretario del partito socialista unitario, il Popolo d’Italia, in un articolo di fuoco, lo minaccia esplicitamente. Viene creata la “Ceka fascista” o “Ceka del Viminale”, una piccola e violenta squadra speciale che agiva a fini politici con metodi intimidatori. Fondatore, fautore e cassiere ne fu Giovanni Marinelli con il totale e tacito assenso di Mussolini.
Vengono chiamati a farne parte ex arditi e squadristi dal metodo forte per dissuadere gli oppositori più irriducibili e ostinati. Amerigo Dumini, Aldo Putato, Giuseppe Viola, Albino Volpi, Amleto Poveromo, Augusto Malacria. Il capo è Dumini, che il 23 dichiara: « ho sulla coscienza almeno 12 omicidi su commissione! », parole che vengono poi pubblicate sulla Stampa generando uno scandalo e mai orgogliosamente smentite, tra lo sgomento generale.

Questo clima, che si evince dalle brevi dichiarazioni degli intervistati, viene descritto e doviziosamente illustrato (almeno a livello abbastanza locale-Romagnolo) in “Camicie nere” e chi vuole farsi un’idea…


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: