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A noi. il ritorno

zonaJuliaQuesta è la riproduzione originale della carta operativa del comando Div. Julia su una linea di resistenza organizzata durante la ritirata. La linea tratteggiata significa il fronte eroicamente difeso dal Btg. Aquila.

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Insomma; la zona assegnata a noi, che fino a dicembre era, tuttosommato, abbastanza tranquilla. Si fa per dire. L’11 dicembre i sovietici attaccano le posizione della div. Ravenna, del secondo corpo d’armata, esattamente a Krasno Orecovo e a Sviniuca. Le cose cominciano subito ad andare male. Il 13 i russi sfondano nella zona di Novaia Kalitva e di Samodurocva mentre stanno ancora attaccando il settore della div. Ravenna con l’arrivo però anche di 4 (ho detto 4) divisioni (circa 80.000 unità) appoggiate da mezzi corazzati. Gli italiani hanno occhi corti; non si accorgono che i russi sono quadruplicati e tentano comunque di resistere. Gli ordini sono di tenere la linea! Alle 14.20 vedono finalmente all’orizzonte i carri armati e si precipitano in una fuga precipitosa. Un caos. Esaurito tutto il carburante, dopo 7 giorni di combattimento, sono in condizioni fisiche e morali disastrose. I comandi cercavano di trattenere le truppe dicendo che non avevano ancora ricevuto l’ordine di ripiego da Roma.

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A noi appare evidente che la superiorità di uomini, attrezzature, armi e rifornimenti sia schiacciante. C’era bisogno di ripeterlo? Beh, nel 1942 in Russia non esisteva internet, non c’era il cellulare, non c’era What’s Up e le notizie non erano così veloci tra i comandi e le truppe. In combattimento, se veniva colpita una staffetta, si poteva attendere fino a 2 o tre ore per avere nuove notizie. Oggi sembra tutto impossibile. Oggi.

armir_5Nel fattempo si è creato un pauroso vuoto nello schieramento dell’Asse sul Don. Arriva finalmente il fatidico ordine di ripiegare. Inizia qui la lunga marcia verso occidente, attraverso la pianura russa gelata, che dura ininterrottamente dal 25 gennaio al 3 marzo 1943.

armir_6Un’interminabile fila di uomini, praticamente disarmata, a piedi, che trascinano le poche cose rimaste. Le coperte in testa per proteggersi dal freddo micidiale, il viso incrostato di ghiaccioli, tallonati dal nemico che incalza con mezzi corazzati. Dal Donetz a Stalino, Andreiewca, Zaporosio, Dniepro-petrowsk, Gomel.

ritornoArmir

I sovietici, superando a nord la ritirata, costringe la colonna a cambiare itinerario, minacciandola continuamente di aggirarla. Marce forzate dall’alba al tramonto, dopo 30 o 40 Km con temperature sotto i 40°. Ma si manifesta un altro problema, peraltro non nuovo. Di notte, per sopravvivere all’assideramento, chiedono ospitalità ai contadini russi che offrono tutto quello che hanno (” Talianski karasciò “- italiani buoni) ma devono stare molto attenti ai tedeschi che cercano di strappare agli italiani gli ultimi mezzi rimasti. Il comportamento ostile dei tedeschi è tale che il generale Gariboldi è costretto a diramare un ordine a tutte le unità dell’armata, col quale sono richiamati a difendere con qualunque mezzo e “contro chiunque” il materiale in dotazione.

Duce.a-noiLe offensive sovietiche investe contemporaneamente anche il fronte del 35° corpo d’armata italiano che si trova costretto a ripiegare assiema ai reparti germanici collegati. Si ritira la div. Celere. I reparti, disorientati da ordini e contrordini provenienti dal comando che ormai ha perso il controllo della situazione, si ritirano nel più completo disordine. Si perdono altri 7000 uomini e l’80% dei mezzi. Ma non basta.

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La marcia di ripiegamento, in mezzo a difficoltà di ogni genere, è attaccata dai sovietici e ostacolata con forza dai tedeschi del gruppo corazzato Hoffmann, che giungono al punto di rifiutare ospitalità a feriti gravissimi nei locali della loro infermeria e di togliere con la violenza l’ultimo carburante rimasto nei serbatoi degli automezzi, comprese le macchine dei generali. Risulterà che Mussolini verrà informato dei fatti ma non ne farà mai parola con l’alleato Hitler.    A noi anche questo.

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A noi è capitato un alleato così.

Il 17 gennaio, partiti dal Don in 17.000, giungono a Starobelsk in 1800.

Il 1° marzo Mussolini inviò al co­mandante dell’ottava armata, redu­ce daI fronte orientale, un altisonan­te ordine del giorno.  – “Si trattava di difendere! ”  – è scritto fra l’altro nel “benservito” del duce “contro la bar­barie moscovita la millenaria civil­tà di Roma”. Un anno prima Musso­lini aveva detto al gen. Messe per giusti­ficare la decisione di aumentare il contingente italiano in Russia: “al tavolo della pace peseranno di più i duecentomila dell’ARMIR che i ses­santamila del CSIR ! ”.

messe1Per caricare tutta la div. Julia bastarono tre soli treni merci contro i 45 occorsi all’andata. Quasi tutti erano sotto il loro peso normale di molti chili; anche 10 o 20. Con visi affilati, sguardi spenti, le teste vuote, gli abiti a brandelli e bruciacchiati.  E il mio papà è tornato tra i 2300  che sono riusciti a prendere il treno a Gomel il 12 marzo 1943. Sei mesi dopo (il 12 settembre) verrà arrestato dai tedeschi e deportato in Germania.

Ritornerà vivo il 6 agosto 1945 al distretto di Ravenna.

All’ufficio gli faranno delle storie perché nella foto non sembrava la stessa persona.   A noi!

Vincere_acavalloPovero babbo e poveri tutti i babbi della guerra…

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Quando è tornato però Mussolini l’avevano già inchiappettato altri.

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