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D-Day (pillole laterali)

bunkermapSi dice che Hitler trascorresse intere nottate a tracciare disegni per le sue costruzioni nel Vallo Atlantico. Era sì convinto che gli Alleati sarebbero sbarcati vicino a Calais, ma era anche un possibilista nonchè un grandeur. Aveva fatto costruire un grandissimo stadio a Norimberga, aveva dato il via alla rete autostradale più grande in Europa (Autobahn), insomma: era ossessionato dalla grandezza ovunque potesse essere espressa. Certo che realizzare un muro atlantico dalla Norvegia alla Spagna non è cosa da poco, se si vuole che poi sia anche efficiente. 5000 Km di linea costiera da difendere manderebbero in depressione qualsiasi ingegnere, magari meno, oggi col copia ed incolla, ma negli anni 40 sì. Senza dubbio. Per l’uopo fu sorteggiato un ingegnere civile, Franz Xaver Dorsch, eletto capo della Organizzazione Todt,  il quale andò in fibrillazione quasi subito dopo aver calcolato le risorse materiali ed umane per realizzare l’opera. E già qui il discorso si stava complicando dal 1941. Sul fronte orientale i tedeschi stavano perdendo circa 2000 uomini al giorno. Ho scritto: al giorno. Cioè: dopo 10 gg. svaniva una divisione (mil.); dopo 100 gg. era un disastro. Quindi l’argomento forza lavorativa si doveva spostare gioco-forza sui coatti perchè quella forza decente maschile serviva per combattere e per controllare i campi, che conosciamo essere altra passione costosa e cocente di Hitler. Nel gennaio 44 l’idea era quella di difendere il Vallo Atlantico con 300.000 soldati, ma di lì a breve la contingenza militare lo costringerà a ridurre i progetti. bunkerIn aprile 44 ci si troverà a difendere la costa con solo 100 tedeschi ogni Km, anche dove la TODT non è riuscita a costruire i suoi bunker. Si stima (oggi) che solo il 50% delle costruzioni sia stato ultimato. Un impulso di vigore venne registrato quando l’appalto della difesa venne affidato a Rommel che ebbe il merito di vedere cose che tutti gli altri (competenti, Hitler compreso) non avevano nemmeno considerato: la difesa delle spiagge. Risultato: in 15 gg vennero stese 50 milioni di mine con una regolarità quasi geometrica, ma nonostante lo sforzo si riuscì a coprire efficacemente un ‘area di circa 6 Km.

spiagge

In prima linea, nella zona di bassa marea furono sistemate speciali strutture in acciaio, chiamate “porte belghe”, per cercare di bloccare i mezzi d’assalto da sbarco e i carri ((foto sotto)).

porte-belghe

Come seconda linea, nel caso invece di arrivo con alta marea c’erano tronchi fissati a 30° come arieti (installati poi anche nei campi di atterraggio degli alianti) chiamati “asparagi di Rommel”, con una lama in cima tesa ad aprire falle nei mezzi da sbarco ((foto sotto)).

asparagi-di-Rommel

In terza linea, i “ricci ciechi”. Quelli che vediamo a profusione nelle immagini nel “soldato Ryan ((foto sotto)).

soldato-Ryan

Come ultima risorsa, in quarta linea, i famosi “tetraedri” in cemento e acciaio, uno ogni 5 m, per fermare i carri armati ((foto sotto)).

tetraedri

Qui è necessario fare una riflessione sulla produzione di tutti questi materiali. Quanti fabbri sono occorsi per realizzare tutto il necessario, quanto acciaio, quanto cemento, quanto legno? Una produzione enorme. Ma per limiti di risorse e soprattutto di tempo, riuscì ad essere ultimata una zona molto limitata. Circa 7 Km. Infatti, nelle spiagge Gold, Juno e Sword gli Alleati non trovarono nulla di tutto questo e la resistenza tedesca non venne praticamente rilevata. Non c’erano bunker, solo qualche sporadico nido di mitragliatrice Mg42, subito sopraffatta.
Secondo Rommel, nel 1944 si era ancora al 40% della realizzazione di opere di protezione; per ultimare il lavoro secondo le sue disposizioni sarebbero occorsi ancora minimo 10/12mesi, a parità di risorse.
Nel maggio 44, i tedeschi non avevano disposto bunker, o non avevano cannoni, o non avevano uomini, nè filo spinato nè campi minati. Risorse. … E senza risorse non si affrontano molti ragionamenti.

asparagi2

Quando alle 7 del mattino venne diramato l’allarme di livello 2 (il più grave per l’esercito tedesco) si delinearono tutti i limiti già delineati nel corso delle ispezioni pre-invasione. Da sommare alle imperfezioni del Vallo Atlantico anche la grande impreparazione delle forze presenti anche ad Omaha beach; giovani reclute di 17 anni e soldati di 40 anni + forze miste reclutate dei paesi occupati. Ce lo racconta Stephen E. Ambrose in D-Day, che esordisce raccontandoci che, come buon auspicio per la grande invasione, nelle manovre iniziali l’incrociatore Curucao, tagliò la strada alla Queen Mary che, con le sue 83.000 tonnellate, stava viaggiando velocissima per evitare i sommergibili, con le sue 83.000 tonnellate e penetrò come un coltello nella prua nell’incrociatore (4200 tonn.), tagliandolo a metà e uccidendo 332 tra membri dell’equipaggio e soldati.

Da notare, per le truppe tedesche in Francia, l’aspetto del morale. I giovani, come quelli più anziani, si erano rammolliti conducendo una piacevole esistenza di occupanti in una terra di mucche grasse e mele gustose. Per un soldato della Wehrmacht, adolescente di Berlino, un polacco quarantenne o un russo di Ost, la via si riduceva ad un’alternanza di noioso lavoro di giorno e di divertimento notturno, aspettando e pregando che l’invasione avvenisse da un’altra parte
per non mettere a rischio la propria vita. La lunga occupazione della Francia aveva creato grossissimi problemi familiari ai soldati tedeschi che stavano divorziando per sposare donne francesi. Al nostro amico Hitler era maturata anche la convinzione-paura che singoli individui come intere unità si arrendessero in massa alla prima opportunità. Se questo era proponibile e prevedibile per i battaglioni Ost, ma si sarebbe potuto verificare anche con soldati nati in Germania che, secondo un rapporto confidenziale dell’alto comando del dicembre 43, avevano l’illusione di trovarsi di fronte “un avversario dal comportamento umano”. Per rompere questa illusione Goebbels mise in moto la macchina della propaganda per convincere tutti ” ad una lotta per la vita o per la morte, in un conflitto totale”. Per controbilanciare uncerto e dilagante disfattismo i comandanti tedeschi mentirono spudoratamente alle truppe. Fu detto: “Li respingeremo facilmente in mare. Gli Stukas li bombarderanno, gli U-boot emergeranno dietro la loro flotta e li colpiranno con siluri e colpi di cannone. I bombardieri affonderanno i loro mezzi da sbarco e i mezzi corazzati li sbaraglieranno definitivamente sulle spiagge“. Quanti abbiano creduto, anche solo in parte, a tali fantasie rimane ancora una questione insoluta.

Omaha

Il dopo è storia. Più o meno precisa. La verità è che la Wehrmacht era piena di dubbi, espressi, da una parte, dalla convinzione di Hitler che sbarcassero a Calais e dall’altra, dall’insistenza di Rommel a versare sempre più cemento, a conficcare sempre più pali nel terreno, anzichè insistere sull’addestramento per rapidi spostamenti e azioni fulminee. L’esercito tedesco, che dal 1939 si era distinto nella guerra di movimento (Blitzkrieg), ora si era piegato ad una guerra di posizione, per non dire di trincea.

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