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voje turnà

… che non richiama il pezzo di Teresa De Sio, ma l’irrefrenabile desiderio di ritornare al fronte da parte di moltissimi soldati. Chi c’era stato parlava di qualcosa di indescrivibile. Una sorta di richiamo verso una cosa immensamente grande, immensamente importante. Oggi parliamo di adrenalina, ma allora non si parlava così. C’era il gruppo, c’erano gli amici coi quali si divideva il pericolo, ma anche le gioie. Persino i sogni non avevano più segreti, i progetti. Oggi tutto questo difficilmente esiste ancora, se non in caso di mestieri estremi, ma non credo sia la stessa cosa. Qualcuno descriveva questo stato d’ansia di tornare al fronte come “un’ossessione”.

Esoldiers ci credo. Perché può essere coinvolgente. La paura ci unisce e ci si stringe, ci si protegge. Cioè, ci da’ un senso alla lotta per la propria esistenza che prima magari era offuscata dalla quotidianità. Parlo di soldati, parlo di reporter di guerra, di crocerossine e di ausiliari. Il fronte, il pericolo, è dannatamente attraente. Come lo è oggi in certi sport estremi, lo era allora per una ragione comune: la libertà.

feritiPersonalmente, posseggo un tot di libri che trattano di esperienze del tal soldato che ferito che non vede l’ora di ritornare al Corpo. E quando gli viene chiesto se non sia il caso di “imboscarsi” in una congrua convalescenza, questi guarda stranito come se gli fosse stata prospettata una punizione. Pensavo fosse retorica, invece è sacrosanta realtà.

sbarchiI tenenti di Corpo, i sergenti, gongolavano al sentire di questi desideri che parlavano di attaccamento al gruppo, di coesione, di causa comune. Al fine della guerra, gli psicologi la definivano una patologia: un bisogno fisico di riprovare ancora quelle forti ed incontrollate emozioni.

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tedescoI tedeschi che hanno potuto raccontare, affermarono che dal ’43 in poi avevano completamente abbandonato la ragione per cui stavano combattendo e continuavano solo per i compagni. Per poter contribuire alla loro vita. In Germania, la Wehrmacht registrò moltissimi casi di depressione nei rientrati perchè si sentivano svuotati. Inutili, ora che i giochi erano fatti. Nonostante fossero ancora vivi dopotutto, con nuovi teorici stimoli per una nuova Germania, una nuova famiglia, un nuovo ruolo nella società, molti erano insoddisfatti perchè  a loro sembrava di vivere al rallentatore.

afterWar   Un libro che parla anche di queste cose. Dei bambini alla guerra, ai quali, una volta tolto il gioco, mettono su il broncio. E’ sicuramente un concetto un po’ forte ma, tuttosommato, applicabile in molti casi. Può apparire anche follia pura. Ma tornare alla normalità, per alcuni, era un totale disagio.      Sindrome di Rambo?

bambiniallaguerra

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