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ANPI Romagna: apologia di reato

              RIPULIRE LA TERRA DAI PADRONI

romagna-ross

In quel di Lavezzola, un bell’aguzzino e killer fu Dergo Donigaglia, capo della polizia partigianadel posto e luogotenente del famoso Silvio Pasi, riconosciuto organizzatore ed esecutore di stragi e decine e decine di fucilazioni. A suo carico c’era anche il comando del sequestro dei Conti Manzoni di Frascata. Col nome di battaglia Elic e col suo operato è riuscito a farsi intestare una strada a Lavezzola, a diventare segretario della Camera del Lavoro di Faenza e di varie organizzazioni “democratiche”. Ciò significa che se si è protetti dal Partito, il delitto paga. Eccome!imputati

Deve essere appagante sentirsi protetti dal Partito e poter disporre della vita altrui come si gioca in GOD mode in un game Fps; il PCI ti premia, il popolo non parla per paura e ci si sente totalmente liberi di maramaldeggiare come si vuole, ovunque!

Ettore-MartiniMa ci sono altri nomi. Ettore Martini, detto Frusto. Scappato prima in Jugoslavia, poi in Cecoslovacchia ed infine in Russia, per sfuggire un infinità di condanne, è riuscito a rimpatriare, per effetto stupendo dell’amnistia e, con le amministrazioni di sinistra, diventò custode dell’ospedale di Cervia, poi consigliere comunale e a tenere discorsi pubblici sulla Resistenza. Non come riconosciuto esecutore dei Conti Manzoni, però! (ndr)
Non ha fatto un solo giorno di carcere.
Siamo bravi o no, in Romagna?

Pompeo-GrazianiA Ravenna, un’altrettanto zelante esecutore del PCI fu Pompeo Graziani. Nel forlivese, il già conosciuto, in questo blog, Umberto Fusaroli Casadei e il sign. Giulio Garoia. Tizi che accorrevano ove fosse da eliminare qualche fascista o qualche “sospetto”. Il secondo, arrestato dai Carabinieri nel ’47, evase dal carcere e fuggì in Cecoslovacchia per tornare nel ’57. Un’altra strada è stata intestata a Fabio Ricci, capo polizia partigiana di Cesena, responsabile di eccidi diversi come quello di 17 giovani RSI che erano rincasati dopo la guerra e falciati col mitra per ordine del PCI. Una roba da nulla per un professionista.U.F+Ricci

Sul Fusaroli si ricorda il fatto che se ne vantasse in pubblico; « ne ho uccisi centinaia e sono contento! » e per premio diventò autista e guardia del corpo di Togliatti! Dai. Che gente era? Il Garoia ha una storia come tanti. Fuggito per sfuggire e rimpatriato giusto quando le insidie giudiziarie erano ormai svanite.Garoia

Un altro giustiziere che decentava le sue gesta fu tal Ateo Minghelli (Regan) complice nella strage di Codevigo, riconosciuto esecutore di giustizie politiche, era famoso per essere un duro ed un violento. Della stessa cricca di Bulow, oltre al Minghelli si sono fatti notare quasi tutti i comandanti e vice comandanti della 28° brigata Garibaldi; in particolare Teschiero CasadioTeschiero-Casadio (Carlos) comandante della 10° compagnia di Bulow, un orgoglioso paladino fedele del PCI che si è divertito ad infierire sui deboli, Gino Gatta (Zalet) ed Ennio Cervellati (Silvio). Tutti incaricati di dare sostanza agli odi di classe, di colpire i nemici del Partito e di prepararsi per la rivoluzione. Questi visi normali sono stati lavoratori serali e notturni che hanno conosciuto e fatto conoscere (per l’ultima volta) i rivali del Senio, i poderi sperduti alle loro vittime ed hanno inculcato il terrore ed il dovere all’omertà ad altre persone normali, civili, nei rispettivi paesi dove agivano.
Si chiama terrorismo urbano.
Gilletti-Mazzolani

A Massalombarda si chiamavano Alberto Gilletti, Rino Mazzolani; ad Alfonsine, Ulisse Ballotta, Francesco Ballardini, Salvatore Bagnara, Angelo Andraghetti, Luigi Camerini, Luigi Bondi.
(sotto, nell’ordine)

                                                                compilation

 

Arturo-Minghelli… e come dimenticare Arturo Minghelli, detto Barilott, commissario della cricca Bulow e prelevatore di civili dalle proprie abitazioni. Un famigerato comunicatore di sentenze di morte; « quel ch’us dà fastidi e va int e’ foss…“, (quello che dà fastidio va nel fosso…) soleva ripetere. Per riconoscenza fu infilato, dal Partito, nella cooperativa Cofar di Ravenna alla fine del 1945.

F.PaolettiA Lugo si ricorda Francesco Paoletti. Un tizio che nel ’46 girava per il Pavaglione, armato col Thompson, sotto gli occhi dei Carabinieri i quali nulla potevano per via di quella legge che vietava l’arresto dei partigiani. Con lui facevano i gradassi Giovanni Cappelli, Sebastiano Gramigna, Mario Verlicchi e Libero Emaldi di Fusignano.

AntonioServidei

Menzione speciale per Antonio Servidei, autista della famosa Balilla nera, l’automobile della morte che ha seminato il terrore in tutta la Bassa nel dopoguerra, poi ancora autista armato di capitan Bulow quando questi era vicepresidente della Camera. A simboleggiare la paranoia del partigianato comunista lo abbiamo visto ospite fisso sul palco delle autorità ed in ogni manifestazione resistenziale della nostra terra.
Citato anche nell’articolo 25 aprile …sul serio o sul Senio?

GuerraSecondoMa se ci avviciniamo alle zone verso Ferrara bisogna citare Guerra Secondo, protagonista indiscusso del Ponte della Bastia e di quello di Villa Pianta dove prelevava le proprie vittime e le conduceva alla casa Venturoli. Della polizia partigiana di Voltana e reo di omicidi senza fine, fu arrestato nel ’45 e condannato all’ergastolo assieme a Primo Cassani e Colombo Tasselli, capo polizia di Giovecca.

Efrem-TestaA Conselice, ex capo della polizia partigiana, quindi agente di pubblica sicurezza, riuscì ad essere talmente efferato nei suoi delitti da farsi radiare da tutti gli incarichi ma non fece neanche un giorno di carcere “ritenuta la natura politica dei suoi reati”.
Siamo bravi anche così.

Colombo-TasselliQuesti sono solo alcuni dei protagonisti della cosiddetta polizia partigiana, sotto la cui egida si consumarono gli orrori che hanno caratterizzato le sue gesta. Dietro la scusa ufficiale di rintracciare e punire i delinquenti fascisti il PCI  ordinava fermi, razzie, pestaggi e soppressioni in nome di una giustizia di cui si sentivano depositari. L’ ANPI ebbe la possibilità di assumere i propri giustizieri grazie ad un primo bando di ottobre ’45, esclusivamente riservato ai partigiani, che prevedeva l’assunzione di 2000 agenti, 500 guardie scelte e 500 sottufficiali. Un secondo bando arrivò nel ’46 per l’assunzione di 15000 agenti che ne permetteva l’assunzione. Vennero allontanati solo nel 1948.

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Appunti

titansUna riflessione a questo punto mi pare doverosa. All’inizio della mia passione-ossessione (come l’ho definita) ero convinto che l’inganno, la menzogna fossero una prerogativa del nazismo e del fascismo. Invece no. Mi spiego meglio. Non è che tutto si risolve sempre nella solita lotta del bene contro il male; può esistere anche la lotta del male contro un altro male e quindi è bella lotta tra titani! Facciamo un punto.  Gli ex-comunisti, i vecchi rossi insomma, dicono di aver vinto la guerra in Italia e questo (a mio modo di vedere) è una parte di verità. Ma non direttamente nel ’45. Lo hanno fatto dopo la guerra mondiale. Con la polizia partigiana, con le volanti rosse; qua da noi (e parlo del triangolo rosso) c’era invece una motocicletta (Guzzi 500) e una pistola col silenziatore ad istruire le masse e la cosa ha costruito un’omertà che prima NON esisteva. Dico in Romagna. L’omertà è una roba che sa di …mafia, non di Romagna, di vino rosso, donne, motori, valzer e bellissime donne. E invece no. E’ una roba brutta. La gente, prima,  non aveva paura di dire le cose come stavano; il romagnolo era schietto, sincero, leale. Invece no. La gente è cambiata. Qui ci sta un ” ciò! ” (con la O chiusa).

Invece ci hanno insegnato a stare zitti come mosche, ci hanno tenuto sotto scacco con la loro cultura, con la loro informazione fino almeno agli anni 75/80. E parlo di falsa informazione. Qui torno a piombo al discorso dell’inganno che scopro essere una caratteristica di ogni dittatura, ma anche di ogni tentata-dittatura! Ricordo che alla scuola di mio figlio si insegnava che la lotta al fascismo era un dovere di ogni antifascista. E se questa lotta ha significato poi compiere gesta efferate è stato per rendere pan per focaccia alle gesta dei picchiatori fascisti. Detta così, la cosa mi fece impressione. E’ comunque una questione di prospettive. Peccato che la lotta di cui si parla l’hanno compiuta solo i comunisti. Voglio dire, non hanno partecipato quelli del Partito d’Azione, non gli anarchici, non i partigiani bianchi, non i socialisti riformisti, non i liberali e nemmeno i democristiani. Qualcuno questo lo dimentica spesso nei discorsi. Nel corso di una presentazione di un libro sull’antifascismo, qui a Faenza, ho sentito dichiarare che i comunisti si battevano per ritornare alla democrazia pre-fascista.

Balle. Ed è proprio qui che l’ inganno di cui parlo inizia.

partigiani_manipuliteBalle. Quella della guerra civile è stata una lotta di classe, una lotta politicauna lotta pre-programmata. La Resistenza vera è finita l’8 maggio 1945. Il piano ha previsto l’eliminazione fisica di partigiani non comunisti e di tutti i possibili avversari politici nella corsa verso la democrazia progressiva, che, come dice Pansa, è l’anticamera della dittatura rossa. E se poi si è evitato un drammatico bagno di sangue colossale in Italia lo dobbiamo solo alla presenza degli Alleati. vera_domandaVeri paladini di questo dovere dell’antifascismo ricordiamo Umberto Fusaroli Casadei,  Gustavo Filippi a Voltana, Silvio Pasi a Lavezzola e Giovecca, Umberto Ricci a Massalombarda e Ravenna. Tutti falsi partigiani.

Qui il fascismo rosso ha avuto la più alta espressione nel seguire la linea del Partito che imponeva l’intensificazione della lotta mediante i cosiddetti ” eroi dell’imboscata “. Una tecnica sicura per provocare un inevitabile reazione di fascisti e tedeschi, fino a marzo ’44 quasi inesistente nelle zone citate. Zone tristemente famose per le mattanze di Argenta, al ponte della Bastia (74 assassinati), di Giovecca (oltre 300) e di Lavezzola (oltre 500 giustiziati) e per aver celebrato i propri riti in luoghi come la Villa dei Manzoni di Frascata, Villa Ferné di Lavezzola, Villa Scardovi di Giovecca e Casa Venturoli a Voltana. Tutte località che videro commissario politico Giuseppe D’Alema.

E allora riaffiora il pensiero di molti che non si sentono affatto “liberati” da queste persone e che non mostrano entusiasmo nei festeggiamenti dei 25 aprile o dei 2 giugno. E di conseguenza mostrano perplessità evidenti.

Che libertà c’è nel dovere l’omertà? Quale libertà risiede nel dovere cadere dalla padella nella brace ? E’ davvero liberazione  camminare nel paese d’origine guardandosi la punta dei propri piedi per la paura? Lascio al lettore la risposta. Comunque quelle persone sono già state consegnate alla storia e non sarà certo un blog tematico a riaprire tardive ed inutili discussioni. Anche se chi ha perso familiari ed amici per linee politiche a lui differenti, la pensa in modo sicuramente differente.

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pontedellaBastia


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