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amici di Lugo

Nel 1946, un’epoca delle più buie della zona, girava per Lugo (Lugo di Romagna), armato e spavaldo sotto gli occhi dei carabinieri (appena ricostituiti) i quali nulla potevano per via di una legge che vietava l’arresto dei partigiani, l’amico Francesco Paoletti.
In numerosi rapporti di polizia giudiziaria era indicato responsabile di svariati omicidi e rapine.
Ma era tollerato. in quanto ex-partigiano.

f-paolettiL’ordine pubblico era tenuto da un manipolo di spietati, appunto, ex partigiani. E secondo il babbo di mia moglie, che era di Lugo e del 1920, questo era una cosa normale. Cioè, era normale che certa gente girasse col Thompson a tracolla, in mezzo al mercato, perchè poteva darsi anche di incontrare un simpatizzante fascista o un qualsiasi altro nemico del Partito, per caso sfuggito alle retate fatte fino a quel momento.
In quel caso lui poteva provvedere a “pulire la piazza” dal residuo fascista all’incanto.

Per fatti attinenti allo scopo dell’epurazione politica, il 7 marzo del 1949 furono denunciati a piede libero, per via sempre di quella legge che impediva l’arresto di ex-partigiani, gli agenti ausiliari di Lugo, Giovanni Cappelli, di 43 anni, straccivendolo; Sebastiano Gramigna di 29 anni, contadino e Mario Verlicchi di 22 anni, meccanico. Vorrei aggiungere che nel ’49 occorreva una certa dose di coraggio e di sprezzo del pericolo per denunciare qualcuno (di veramente rosso), perchè la piazza era particolarmente politicizzata ed il rischio di essere additati e puniti severamente era molto alto. Comunque questi amici erano accusati di duplice omicidio, occultamento di cadavere e di falsità in atto pubblico.
Insomma, avevano massacrato di botte due lughesi, Libero raggi e Bruno Faccani, arruolatisi nella Brigata Nera alla fine della guerra.
Li avevano massacrati il 7 luglio del ’45.
A seguito di difficilissime indagini (per via dell’omertà imposta alla gente) i carabinieri scoprirono che ad orchestrare la mattanza era stato l’amico segretario della sezione lughese del partito comunista, Giannetto Gaudenzi. I Gaudenzi erano due fratelli entrambi coinvolti in fatti di sangue, come l’uccisione di Rambelli Tani di Santa Maria in Fabriago. Un fattaccio.

Nel 1951 i contorni della macabra vicenda si sfumarono lasciando scoprire, con un certo ritardo, il coinvolgimento di altri amici ex-partigiani tra i quali l’amico Francesco Paoletti – di Nicola, di anni 46 e Alfredo Spini di anni 40, operaio.
Ma non vorrei fare dei torti non citando altri amici, come il già “articolato” Antonio Servidei, di anni 33, operaio; Libero Emaldi, pluriomicida di Fusignano, anni 39, operaio, poi fuggito in Cecoslovacchia, Bruno Zannoni di ignoto, di anni 46, operaio, eccetera, eccetera.denuncia
lugo-citta-chiusa-al-fascisSe si ha acquistato il libro – CAMICIE NERE DI RAVENNA E ROMAGNA TRA OBLIO E CASTIGO – (masitrovanoanchequellerosse) se ne ottiene una lista interminabile di soggetti che hanno popolato Lugo – città chiusa al Fascismo, di quegli anni. Non ho mai compreso l’efferatezza di quest’apertura persistente, invece, al quel comunismo che ha sempre imperversato nelle zone del triangolo rosso romagnolo, imponendo omertà al prezzo di sofferenze irraccontabili. Quali vantaggi avrà portato quel sogno impossibile e sanguinario crollato dopo le elezioni del 1948?

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ANPI Romagna: apologia di reato

              RIPULIRE LA TERRA DAI PADRONI

romagna-ross

In quel di Lavezzola, un bell’aguzzino e killer fu Dergo Donigaglia, capo della polizia partigianadel posto e luogotenente del famoso Silvio Pasi, riconosciuto organizzatore ed esecutore di stragi e decine e decine di fucilazioni. A suo carico c’era anche il comando del sequestro dei Conti Manzoni di Frascata. Col nome di battaglia Elic e col suo operato è riuscito a farsi intestare una strada a Lavezzola, a diventare segretario della Camera del Lavoro di Faenza e di varie organizzazioni “democratiche”. Ciò significa che se si è protetti dal Partito, il delitto paga. Eccome!imputati

Deve essere appagante sentirsi protetti dal Partito e poter disporre della vita altrui come si gioca in GOD mode in un game Fps; il PCI ti premia, il popolo non parla per paura e ci si sente totalmente liberi di maramaldeggiare come si vuole, ovunque!

Ettore-MartiniMa ci sono altri nomi. Ettore Martini, detto Frusto. Scappato prima in Jugoslavia, poi in Cecoslovacchia ed infine in Russia, per sfuggire un infinità di condanne, è riuscito a rimpatriare, per effetto stupendo dell’amnistia e, con le amministrazioni di sinistra, diventò custode dell’ospedale di Cervia, poi consigliere comunale e a tenere discorsi pubblici sulla Resistenza. Non come riconosciuto esecutore dei Conti Manzoni, però! (ndr)
Non ha fatto un solo giorno di carcere.
Siamo bravi o no, in Romagna?

Pompeo-GrazianiA Ravenna, un’altrettanto zelante esecutore del PCI fu Pompeo Graziani. Nel forlivese, il già conosciuto, in questo blog, Umberto Fusaroli Casadei e il sign. Giulio Garoia. Tizi che accorrevano ove fosse da eliminare qualche fascista o qualche “sospetto”. Il secondo, arrestato dai Carabinieri nel ’47, evase dal carcere e fuggì in Cecoslovacchia per tornare nel ’57. Un’altra strada è stata intestata a Fabio Ricci, capo polizia partigiana di Cesena, responsabile di eccidi diversi come quello di 17 giovani RSI che erano rincasati dopo la guerra e falciati col mitra per ordine del PCI. Una roba da nulla per un professionista.U.F+Ricci

Sul Fusaroli si ricorda il fatto che se ne vantasse in pubblico; « ne ho uccisi centinaia e sono contento! » e per premio diventò autista e guardia del corpo di Togliatti! Dai. Che gente era? Il Garoia ha una storia come tanti. Fuggito per sfuggire e rimpatriato giusto quando le insidie giudiziarie erano ormai svanite.Garoia

Un altro giustiziere che decentava le sue gesta fu tal Ateo Minghelli (Regan) complice nella strage di Codevigo, riconosciuto esecutore di giustizie politiche, era famoso per essere un duro ed un violento. Della stessa cricca di Bulow, oltre al Minghelli si sono fatti notare quasi tutti i comandanti e vice comandanti della 28° brigata Garibaldi; in particolare Teschiero CasadioTeschiero-Casadio (Carlos) comandante della 10° compagnia di Bulow, un orgoglioso paladino fedele del PCI che si è divertito ad infierire sui deboli, Gino Gatta (Zalet) ed Ennio Cervellati (Silvio). Tutti incaricati di dare sostanza agli odi di classe, di colpire i nemici del Partito e di prepararsi per la rivoluzione. Questi visi normali sono stati lavoratori serali e notturni che hanno conosciuto e fatto conoscere (per l’ultima volta) i rivali del Senio, i poderi sperduti alle loro vittime ed hanno inculcato il terrore ed il dovere all’omertà ad altre persone normali, civili, nei rispettivi paesi dove agivano.
Si chiama terrorismo urbano.
Gilletti-Mazzolani

A Massalombarda si chiamavano Alberto Gilletti, Rino Mazzolani; ad Alfonsine, Ulisse Ballotta, Francesco Ballardini, Salvatore Bagnara, Angelo Andraghetti, Luigi Camerini, Luigi Bondi.
(sotto, nell’ordine)

                                                                compilation

 

Arturo-Minghelli… e come dimenticare Arturo Minghelli, detto Barilott, commissario della cricca Bulow e prelevatore di civili dalle proprie abitazioni. Un famigerato comunicatore di sentenze di morte; « quel ch’us dà fastidi e va int e’ foss…“, (quello che dà fastidio va nel fosso…) soleva ripetere. Per riconoscenza fu infilato, dal Partito, nella cooperativa Cofar di Ravenna alla fine del 1945.

F.PaolettiA Lugo si ricorda Francesco Paoletti. Un tizio che nel ’46 girava per il Pavaglione, armato col Thompson, sotto gli occhi dei Carabinieri i quali nulla potevano per via di quella legge che vietava l’arresto dei partigiani. Con lui facevano i gradassi Giovanni Cappelli, Sebastiano Gramigna, Mario Verlicchi e Libero Emaldi di Fusignano.

AntonioServidei

Menzione speciale per Antonio Servidei, autista della famosa Balilla nera, l’automobile della morte che ha seminato il terrore in tutta la Bassa nel dopoguerra, poi ancora autista armato di capitan Bulow quando questi era vicepresidente della Camera. A simboleggiare la paranoia del partigianato comunista lo abbiamo visto ospite fisso sul palco delle autorità ed in ogni manifestazione resistenziale della nostra terra.
Citato anche nell’articolo 25 aprile …sul serio o sul Senio?

GuerraSecondoMa se ci avviciniamo alle zone verso Ferrara bisogna citare Guerra Secondo, protagonista indiscusso del Ponte della Bastia e di quello di Villa Pianta dove prelevava le proprie vittime e le conduceva alla casa Venturoli. Della polizia partigiana di Voltana e reo di omicidi senza fine, fu arrestato nel ’45 e condannato all’ergastolo assieme a Primo Cassani e Colombo Tasselli, capo polizia di Giovecca.

Efrem-TestaA Conselice, ex capo della polizia partigiana, quindi agente di pubblica sicurezza, riuscì ad essere talmente efferato nei suoi delitti da farsi radiare da tutti gli incarichi ma non fece neanche un giorno di carcere “ritenuta la natura politica dei suoi reati”.
Siamo bravi anche così.

Colombo-TasselliQuesti sono solo alcuni dei protagonisti della cosiddetta polizia partigiana, sotto la cui egida si consumarono gli orrori che hanno caratterizzato le sue gesta. Dietro la scusa ufficiale di rintracciare e punire i delinquenti fascisti il PCI  ordinava fermi, razzie, pestaggi e soppressioni in nome di una giustizia di cui si sentivano depositari. L’ ANPI ebbe la possibilità di assumere i propri giustizieri grazie ad un primo bando di ottobre ’45, esclusivamente riservato ai partigiani, che prevedeva l’assunzione di 2000 agenti, 500 guardie scelte e 500 sottufficiali. Un secondo bando arrivò nel ’46 per l’assunzione di 15000 agenti che ne permetteva l’assunzione. Vennero allontanati solo nel 1948.


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