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il 25 luglio 1943. i dialoghi

Alla fine di marzo, inizi di aprile, imponenti scioperi nell’Italia settentrionale avevano messo a repentaglio il Governo e il morale generale. La disfatta militare, la fame, la paura, la depressione avevano fatto crollare i valori che la propaganda fascista aveva cercato di nascondere; una sotterranea opposizione stava prendendo sempre più piede, la distruzione dei bombardamenti sempre crescente avevano inciso un solco profondo anche nel fascista più convinto.


La rivolta popolare stava in quei giorni corrodendo le fondamenta del Fascismo che fino a quel momento aveva dominato il Paese per 20 anni.
All’interno delle gerarchie serpeggiavano malumori, gelosie, intrighi, che esplosero poco prima del crollo.
Mussolini lo sapeva.
Come ho segnalato negli articoli precedenti, due erano stati gli ordini del giorno sventolati il 24 luglio nel famoso Gran Consiglio: quello di Grandi, che mirava in realtà a limitare moltissimo l’influenza di Mussolini estromettendolo, all’occorrenza e quello di Scorza, che in sostanza voleva annullare l’ordine del giorno di Grandi riconfermandolo ancora al potere.

Secondo una ricostruzione del 1974, la seduta avrebbe assistito alle parole di:

1) Mussolini.      In verità, il Duce cercò di illustrare le cause della disfatta militare e ponendo il quesito di continuare a resistere, capitolare cercando di negoziare e addossando le responsabilità della mancata difesa ai tedeschi.

2) De Bono.      Inizialmente prese le difese dell’esercito italiano evidenziando la grande impreparazione di mezzi e degli uomini mandati allo sbaraglio, secondo il livello bellico della guerra in corso. Senza dimenticare le troppe interferenze politiche nello Stato Maggiore, la scarsezza delle risorse finanziarie riservate alle risorse e il ridicolo aiuto ricevuto dall’alleato tedesco che considerava l’Italia alla stregua di un popolo sottosviluppato.
Infine, un quesito: resistenza o pace separata? Ma la Resistenza era ancora possibile?

3) Ciano.      Propose di dissociarsi dai tedeschi e di porre fine alla guerra sostenendo che solo loro erano responsabili del conflitto e che i fascisti vi sarebbero stati trascinati in forza dell’alleanza firmata prima della guerra. Me è una tesi insostenibile. I fascisti mentirono a loro stessi nel momento in cui si verifica la disfatta su tutti i fronti per cercare di restare al potere.

4) Farinacci.      Rinnovò lo sdegno per l’atteggiamento del nostro esercito per l’alleato tedesco.

5) Grandi.      Con tono riverente ma ingannevole propose di limitare l’influenza di Mussolini e di ridare spazio al Re e, incredibilmente, scaricando le colpe del conflitto a lui, che mai si era opposto al conflitto. – Vittima di una guerra impopolare, il Gran Consiglio – disse – si deve estromettere da una situazione insopportabile dove il popolo ha finito di interessarsi di una guerra etichettata di Partito ed inutile, una guerra ormai solo di Mussolini.
E’ necessario – disse ancora Grandi – che la monarchia esca da questa imboscata, che riassuma il comando supremo.

— intervento del Duce.      – una precisazione! Questo “Comando Supremo” non sono stato io a chiederlo: ne ho ricevuto la delega il 16 giugno 1940 dal Re e da Badoglio che invocavano indispensabile un’unità ferrea politico-militare assoluta nella condotta della guerra -.
E a tal proposito il Duce disse che non avrebbe avuto nessuna difficoltà nel restituire il Comando Supremo delle operazioni, ma al momento preciso non gli sembrava dignitoso ritirarsi dal suo posto in un momento così delicato.

6) riprende Grandi.      – E infatti con il mio ordine del giorno si vorrebbe superare questa naturale esitazione del Duce restituendo il Comando totale! (qui si allarga molto ad escludere addirittura il ruolo del Duce dal Governo, uscendo allo scoperto, per la prima volta).

7) Federzoni.      Regala immediatamente fiducia alla proposta di Grandi e si uniscono altre voci dalla sala.
Improvvisamente (è ormai mezzanotte…) venne notata una chiara difficoltà fisica del Duce: si pensò allo stomaco. Si paventò un rinvio, proposto da Scorza.

8) Grandi.      – Eh no: quando si trattava di argomenti futili – urlò Grandi – ci tenevi qui fino alla quattro di mattina! Ora, che si decide il futuro del fascismo si va avanti! -.

9) voci dal fondo.      – Ma non vedi che sta male? Che persona sei? –

10) Grandi.      – Io penso solo agli interessi dell’Italia!.

—– dopo 10 minuti di sosta, durante i quali Mussolini si alzò per leggere gli ultimi dispacci giunti dai settori operativi e ritornò in sala —–.

  •  da notare che la seduta non aveva previsto nessuna guardia armata fascista attorno alla sala; una misura di sicurezza inaccettabile. Una qualsiasi figura, interna o esterna, sarebbe potuta entrare e compiere un gesto efferato senza incontrare alcun ostacolo e non sarebbe stato così inverosimile. Nessuno pensò a questo aspetto, nemmeno nei giorni precedenti. Sarebbe potuto apparire come un semplice incontro tra amici —.

11) Bastianini e altri.      Non fecero altro che ripetere le cose già sentite; tutto in attesa del voto finale che stava mettendo paura a tutti, soprattutto ai fedelissimi.

  •  siamo ormai verso le due del mattino.

12) Scorza.      Il segretario del Partito fece l’ultimo tentativo per fermare la macchinazione in atto di Grandi.
Egli elencò le riforme che il Duce aveva pensato, come la nomina dei nuovi Dicasteri militari, una maggiore giustizia sociale, una riorganizzazione e moralizzazione del partito fascista ed una rivisitazione del ruolo del Comando Supremo.
Ma l’intervento non fu molto seguito. Lo stesso Mussolini, visibilmente sofferente, stanco e piegato su se stesso, dichiarò chiusa la discussione ed invocò il voto finale.

 

cose poco note.

Appena un’ora dopo la fine della seduta Grandi si incontrò con il duca Aquarone, lo informò del voto finale e gli consegnò l’ordine del giorno con le 19 firme favorevoli. In quell’occasione venne confermata l’attesa trepidante del Re che stava aspettando l’esito della votazione. Il colpo di Stato era stato compiuto.
Grandi fu visto sudare freddo. Mentre i 19 firmatari stavano uscendo da Palazzo Venezia, i fedelissimi si riunirono ancora una volta attorno al Duce nella stanza attigua.

Qui c’è un momento-chiave.
Qualcuno disse che il Gran Consiglio aveva valore solo deliberativo e che potevano votare quello che volevano, ma Mussolini, all’improvviso, in quella drammatica riunione ebbe un comportamento inatteso e strano:
affermò che si sarebbe recato il Lunedì dal Re senza muovere nulla, senza alzare nemmeno un filo d’erba, per così dire.
Con l’annuncio: “avete aperto la crisi del regime…” si capì che per i fascisti la cosa non era particolarmente grave: tutto era rimandato alla decisione del Re. Ma il problema era proprio qui…

Il monarca, dopo aver ricevuto conferma del voto di sfiducia al Fascismo, confidò a Puntoni che aveva già programmato tutto.
In pochi minuti orchestrò il da farsi: telefonò ai Carabinieri, all’ospedale per ottenere l’uso di ambulanza, allontanò gli inservienti inutili all’operazione in atto e inviò un messaggio al Duce per anticipare l’udienza-incontro del Lunedì alle 5 del pomeriggio della Domenica. Perchè questo?
Perchè non ci sarebbe stato nessuno in giro.
Non ci sarebbero stati testimoni occasionali, come in un normale giorno lavorativo. Bastava un usciere e solo il suo aiutante. Puntoni.

Da calcolare che i tedeschi, informati degli avvenimenti in corso, considerarono che fosse tutto di pertinenza del Governo italiano, anche se in realtà qualche preoccupazione c’era.
Il problema più grande del Re era relativo alla successione di Mussolini: già dal 19 luglio il monarca aveva deciso di sbarazzarsi di Mussolini senza tanti indugi. – Ci stava mettendo troppo tempo a cadere! – ha lasciato scritto Puntoni – aspettava solo che il Gran Consiglio e la Camera glie ne dessero l’occasione.
Da un appunto di nomi possibili scritti dal Re apparivano nomi come Badoglio, Caviglia, l’ammiraglio Thaon Revel. Caviglia aveva rapporti stretti con la Massoneria, Thaon Revel, grande attore della ‎guerra italo-turca nella prima guerra mondiale era troppo vecchio, quindi non restava che Badoglio.
Comunque, tutti uomini del Re, direi: tutti vetusti fantocci del Re.

Alle quattro del mattino del 25 luglio Mussolini rientra a casa dove Rachele, informata dei fatti, chiese: “li hai fatti arrestare tutti?” – “Forse lo farò, ma non ora…”
Da osservare che alle sei del mattino tutti i 19 firmatari favorevoli alla caduta del Fascismo si erano dileguati e nascosti per paura di esssere perseguiti. Ciano compreso. Come latitanti.
Dopo poche ore di sonno, alle 16.30, tutto era pronto.
Erano stati contattati anche i custodi delle località dove Mussolini sarebbe stato condotto.
In realtà, quasi tutti erano informati di ciò che doveva avvenire, da giorni. Persino il Papa. Incredibile.
Intanto, nelle prime ore del pomeriggio, un’insolita animazione si stava manifestando: il ministro della Real Casa – Aquarone, il gen. Cerica – comandante in capo dei Carabinieri, l’ex capo della Polizia – Senise ed un plotone di 50 Carabinieri.
Venne creato un problema. Il piano non doveva essere eseguito all’interno di Villa Savoia per volere della Regina. Vittorio Emanuele III chiese che venisse arrestato appena fuori dal cancello ma venne sollevata una questione di sicurezza: a pochi Km c’era la Divisione M fascista e poi, se Mussolini fosse riuscito a salire di nuovo sulla sua macchina avrebbe potuto sfuggire all’arresto.
Allora il Re acconsentì al gesto all’interno della Villa.

  • Qui occore annotare, l’ho già scritto, che Mussolini, arrivando con l’auto – da solo – fece girare diverse volte l’auto intorno all’ingresso della Villa come nell’intento di ripensare se entrare o no, poi decise e scese dall’auto guardandosi intorno, come se subdorasse qualcosa.
    Il gen. Puntoni portò al monarca una pistola che il Re nascose sotto un cuscino, sul divano regale.

L’incontro fu dominato dalla richiesta di dimissioni che il Re chiese a Mussolini, dicendo apertamente che Badoglio era colui che l’avrebbe sostituito alla carica di Presidente del Consiglio.
Lo sapevo da giorni… – disse Mussolini – E non mi resta altro che augurarle buona fortuna e Lei e all’Italia! -.

Uscendo venne fermato dal Carabinere Frignani che lo condusse all’ambulanza sul retro della Villa.
Erano le 17.30 del 25 luglio 1943. Venne condotto nella caserma in v. Quintino Sella.
Dopo 21 anni di governo ininterrotto il Duce era prigioniero.
Mai nessun governante era caduto sotto il peso di una così umanime condanna. Nemmeno un fascista scese in strada per difenderlo.

Inizialmente, la libertà riconquistata sembra una gioia infinita ma è un’illusione. Tutta la vicenda che culmina con l’arresto di Mussolini appare più che la caduta del Fascismo una abile manovra della classe dirigente conservatrice per consevare il proprio potere.
La resa dei conti che succederà all’inevitabile disfatta rischiava di travolgere le strutture economiche e sociali che lo sovrastavano. Bisognava quindi crearsi un’alibi nei confronti del paese: bisognava eliminare perciò il Fascismo di tipo classico, un fascismo “controproducente”, come lo chiamarono i fascisti di quel momento, facendo della monarchia un nuovo perno che potesse assicurare la stabilità del sistema. Ma probabilmente, i grandi industriali, le forze conservatrici, i militari, i fascisti legalitari si illudevano; oggi si può affermare che è molto difficile che un evento storico rispecchi sempre e soltanto le intenzioni di coloro che l’hanno promosso.
In realtà, con il 25 luglio, si apre una fase nuova d’Italia che vedrà, col sangue, riconquistare una libertà apparente e incerta, nata però sotto il pericolo di una nuova dittatura rossa.

 

questo articolo l’ho scritto studiando e scavando a fondo, come non mai. L’impegno mio è stato massimo. Davvero. Spero nel risultato.
Come ho segnalato nelle altre puntate, ripeto: “che schifo.!.”, qualcuno avrebbe dovuto pagare.
Sono stato illuminato da Ugo Zatterin. Spero qualcuno se lo ricordi.

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Hitler sul 25 luglio

Questa la si potrebbe considerare un’appendice alle note sul 25 luglio, ma in chiave tedesca, però. E’ il dialogo, fedelmente trascritto, tra Hitler e alcuni generali dopo l’annuncio di Badoglio ” la guerra continua “.

discorso

Questa conversazione è avvenuta alle 21,30 del 25 luglio dopo che era stato ricevuto, tramite il consigliere tedesco a Roma Doertenbaker e per ordine di von Mackensen, il messaggio privato dell’avvenuto cambio di governo. L’indomani Badoglio inviò il telegramma ufficiale. Dalle 19,30 Hitler stava urlando ripetutamente: ” Tradimento, tradimento, tradimento!, gliela faremo pagare! “.

proclami—   Frattanto, in Italia, il capo ufficio stampa di casa Reale Vittorio Casorati aveva consegnato all’agenzia ufficiale Stefani i testi dei proclami di Badoglio e del Re. Nel momento in cui i Carabinieri si recarono nei locali di Piazza di Spagna, a Roma, affinchè nessuno si muovesse mentre venivano diramati i proclami stessi, il presidente dell’agenzia Stefani, Manlio Morgagni si suicidò. Scrisse 2 righe: “ il Duce non c’è più; la mia vita non ha più scopo. Viva Mussolini “.

– Chi non è pronto a morire per la sua fede, non è degno di professarla –

lo aveva insegnato il Duce ai fascisti.

generalianglo-am—   In Italia, gli inglesi erano stupefatti: sembrava incredibile che Mussolini se ne fosse veramente andato. Sparito, poi, in quel modo così silenzioso; diremmo evaporato! Churchill, nel 1954 disse che era ‹ l’ultima cosa che si poteva aspettare sulla scena italiana! ›.

ClarettaPetacci

—   A casa Mussolini, invece, Benito era ” caduto” non solo come “Capo del Governo”, ma anche come marito. Rachele apprendeva quel giorno dalla domestica Irma l’esistenza di una lunga e quotidiana relazione del ‹ suo uomo › con Claretta Petacci. Si narra che il Duce, turbato dai mille problemi della guerra, nel 1943 abbia tentato più volte di sottrarsi al fascino della sua voluttosa amante che sembrava emanare una forte sensualità e un grande ascendente nei suoi confronti.

amanteRachele—   Benito Mussolini, nei suoi scritti alla Maddalena, rinvigorò le dicerie che avevano coinvolto la moglie Rachele diversi anni prima. Lo riferisce un inserviente del luogo. Il gossip esiste da quando l’uomo è uomo.

—   dalle ore 18 del 25 luglio, per le vie di Roma c’è afflusso di reparti su reparti del Regio Esercito che istituiscono ovunque blocchi stradali. In piazza Romania, elementi corazzati della Div. Ariete puntano le armi di reparto anche in direzione del Comando generale della Milizia. Saltano contemporaneamente le comunicazioni telefoniche su ordine del Ministero degli Interni. E’ il caos.

—   Alle 21.30 un ordine firmato Scorza impone di accogliere con disciplina il trapasso del Governo. Alle 22 arriva in piazza Colonna una compagnia di bersaglieri che circonda la sede del Partito Fascista. Nello stesso istante, reparti della MVSN stavano uscendo armati da v.le Romania. Un ordine di Galamini. Una provocazione.

25luglio coprifuoco—   Verso le 2 di notte, il colpo di Stato stava degenerando in una ” dittatura militare “, altrimenti chiamata da Badoglio ” Governo militare “, con esiti incerti. Il capo dell’ Ovra, Guido Leto, precisa nuove disposizioni: ‹ I caporioni o istigatori del disordine, riconosciuti come tali, siano senz’altro fucilati, se presi sul fatto; altrimenti, giudicati dal Tribunale di Guerra. Chiunque insulti le Istituzioni o compia atti di violenza contro Forze di Polizia venga passato per le armi ›. Le disposizioni sono frutto della penna di Badoglio che in quelle ore minacciava chiunque di “Corte marziale”.

—   Nello stesso istante, reparti tedeschi della 44° Div. e la 134° brigata di montagna forzano il Brennero ed irrompono in Alto Adige. (ne ho parlato in un altro articolo e con foto) Alle 3,50 sono già a Verona in completo assetto di guerra. Il gen. Ambrosio dirà che quelle truppe non erano una minaccia per la Patria, ma bensì con l’intento di aiutare la cattura e la liberazione di Mussolini.

3proclami


Il 25 luglio poteva essere riscritto.

Il 25 luglio poteva essere riscritto.

 

Lungi da me l’idea di volermi atteggiare a storico; il massimo che posso fare è il riassumere e associare pensieri e concetti da fonti diverse e confrontarli. Io sono solo un collezionista appassionato che, nonostante la quantità di cose visionate e lette, trova ancora qualcosa che lo stupisce e lo rende perplesso. 

Esiste una rivelazione, mai resa pubblica da Franz Pagliani, che il 23 luglio 1943 ci fu un tentativo del gen. Carboni di «vendere» il colpo di Stato militare a Mussolini, che non credette alla sua esistenza. Franz Pagliani, professore di patologia chirurgica all’università di Bologna e Vicesegretario del partito Fascista, aveva stretto amicizia molto confidenziale col gen. Carboni anni prima e soleva tenere diari dattiloscritti con osservazioni sulle Forze Armate italiane, la guerra e la situazione generale del Paese. Questi diari alla sua morte furono ritrovati e, per una serie di ovvi motivi, non furono mai divulgati.

Alla quarta pagina si narra di un incontro trafelato, di fine giugno 43, col Carboni che gli illustra la tragicità della situazione militare dopo lo sbarco militare in Sicilia e di avere disegnato un piano per far rientrare in Italia 70 divisioni (poco meno di un milione e mezzo di soldati), da Tolone ad Atene, per costituire in Italia un grosso blocco, potentemente armato e compatto, tale da tener fronte a Nord e a a Sud ai vari tentativi di invasione (tedesca o alleata).

A questo punto, un po’ di rabbia viene.

Unica condizione indispensabile: illustrare a Mussolini ogni cosa prima della riunione del Gran Consiglio che si sarebbe tenuta tra Sabato e Domenica. Pagliani allora cercò immediatamente Scorza illustrandogli senza reticenze il tema del colloquio; il segretario del Duce, allarmato disse che avrebbe parlato con Mussolini nelle prime ore del pomeriggio. Ore di trepidante attesa. Alle 20 Scorza rientra, pensoso e avvilito. Il Duce gli aveva risposto: ” non fatemi romanzi gialli! “. Di colpo si percepì la gravità del momento e l’ineluttabilità degli eventi.

Qui però, col senno di poi, ci si può domandare come mai tanta delicatezza sia stata usata per domandare un incontro urgente con Mussolini per una questione così fondamentale. So che a quei tempi si aveva ancora l’abitudine ad ubbidire…, ma cazzo! (mi si scusi l’espressione) Si era al 24 luglio mattina; se il Duce si fosse degnato di ricevere il Pagliani si sarebbero potuto sbaraccare tutti i complotti del Gran Consiglio, allarmare e far rientrare 70 divisioni italiane, modificare il morale del Gran Consiglio, cambiare il futuro del fascismo, modificare la coscienza collettiva del momento e salvare un’ infinità di vite umane. Si sarebbe potuto cambiare la Storia. Se solo Scorza avesse insistito un po’ di più… Quello che sbigottisce è la futilità dei motivi, dei contrattempi, dei timori reverenziali nei rapporti umani del Gabinetto Governativo che diventano letali per un Paese proprio nelle ore delle decisioni irrevocabili e fatali.

E’ un po’ come dire che per colpa di una matita caduta per terra non si è scritto un libro!

Eppure…sembra così.

not to forget


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