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Dieppe by Churchill

L’estratto che propongo, pubblicato all’interno delle sue memorie nel 1953, scrive:


Ripensandoci a distanza di tempo, le perdite di tale memora­bile azione possono sembrare assolutamente sproporzionate ri­spetto ai risultati conseguiti; si avrebbe però torto a giudicare l’episodio soltanto sotto tale aspetto. Dieppe occupa un posto a sé nella storia della guerra e non deve essere giudicata un fallimento in base al numero elevatissimo delle perdite. Fu una ricognizione in forze costosa ma non inutile. Dal punto di vista tattico rappresentò una miniera d’esperienze: mise in piena luce parecchi inconvenienti del nostro piano; ci insegnò a costruire tempestivamente parecchi nuovi tipi di mezzi da sbarco e di strumenti che sarebbero stati successivamente impiegati. Impa­rammo ad apprezzare il valore d’un poderoso appoggio d’arti­glierie di grosso calibro in caso di sbarco contrastato; la tecnica dei nostri bombardamenti, sia navali che aerei, fu perciò note­volmente migliorata. Soprattutto ci dimostrò che l’abilità e il valore individuali disgiunti da una perfetta organizzazione e da un addestramento collettivo non avrebbero avuto la meglio e che il segreto del successo stava proprio nella razionale distri­buzione dei compiti.
A ciò si poteva arrivare soltanto con for­mazioni anfibie addestrate e organizzate. Tutti questi insegna­menti furono ben appresi.
Dal punto di vista strategico, L’incursione servì a far com­prendere meglio ai tedeschi il pericolo incombente su tutta la costa della Francia occupata; ciò contribuì a trattenere in Occi­dente truppe e materiali, alleggerendo in tal modo il peso che gravava sulla Russia.
Gloria ai valorosi che caddero: il loro sa­crificio non fu inutile.

Una disamina condivisa.

Lo sbarco sulla spiaggia francese fu un disastro clamoroso. C’è poco da discutere. Gli oltre mille soldati canadesi caduti furono solo la metà di quelli caduti prigionieri. Le perdite di navi militari ed aerei furono altissime. C’è voluto un sacco di tempo prima che la seconda divisione di fanteria canadese che aveva fornito la fanteria d’assalto si riprendesse e ci vuole un bel coraggio a scrivere che fu una “memorabile azione”. Specialmente se i soldati non erano esattamente britannici. Come accade quasi sempre.
Poi, se si vuole dare una visione aggiuntiva ed utilitaristica si può ammettere che, come ogni essere umano capace di riconoscere i propri errori, si possano poi trarre insegnamenti per evitare di ripeterli. Certo. Ma ciò non sgombra il campo da responsabilità precise del comando.
E la storia ci insegna che è il risultato a stabilire il successo di un’operazione e non gli insegnamenti che ne puoi trarre in proiezione futura. Questi, tuttalpiù, sono aspetti collaterali e secondari che emergono a posteriori.
Secondo un rapporto canadese il loro apporto prevedeva 4.963 uomini per attaccare Dieppe e le aree circostanti dal mare.
A loro volta coperti da 74 squadroni di caccia e bombardieri da combattimento in testa e dieci piccole navi al largo, accompagnati poi dai carri armati del Reggimento di Calgary, la fanteria dell’Essex scozzese dell’Ontario sudoccidentale e la Royal Hamilton Light Infantry che doveva atterrare sulla spiaggia di fronte di Dieppe.
Il problema fu l’enorme opposizione tedesca opposta che non permise nulla. Il piano operativo era irrealistico all’estremo: non aveva senso, ad esempio, aspettarsi che i Cameron Highlander facessero otto chilometri nell’entroterra, presumibilmente in contatto con i tedeschi per tutto il tragitto, per poi per tornare alla costa per l’imbarco, il tutto in poche ore. Era sciocco dipendere tutto soprattutto dalla sorpresa, ed estremamente sciocco continuare l’attacco una volta persa la sorpresa.
Era irrimediabilmente irrealistico contare sulla fortuna per compensare i fallimenti nella pianificazione.
Una più grande sciocchezza fu attaccare un porto difeso dove scogliere e promontori dominavano le spiagge pesantemente armate. In quale altro posto i tedeschi avrebbero messo la loro potenza di fuoco? Era una follia atterrare su una spiaggia di fronte a Dieppe, dove le pietre impedivano il progresso dei carri armati. Qualcuno si era preoccupato del radar tedesco sulla costa? Perchè sono stati richiamati e fermati i bombardieri?


The Globe and Mail , un giornale chiaramente e amaramente contrario al governo liberale di Ottawa, fu uno dei pochi a criticare apertamente l’operazione Dieppe. Nella primavera del 1943, quando i ministri difesero il raid in Parlamento, il Globe chiamò il raid “un fiasco del primo ordine; una tragedia di spigolamenti militari senza pari in questa guerra “.
Il giornale aveva ragione: gli errori di Dieppe erano e restavano imperdonabili.

 

Però, strano.

Nell’agosto del 1942, a bocce ferme, Winston Churchill, affermò che – le persone che avevavano pianificato il raid di Dieppe dovevano essere fucilate! -. Incaricò Ismay di accertare con precisione i fatti e le responsabilità. Ma l’inchiesta che seguì non condusse ad alcuna conclusione precisa, tranne il fatto che probabilmente Mountbatten aveva ripristinato l’operazione senza l’approvazione dei capi di stato maggiore o del comitato di difesa del governo di guerra.
Il Capitano Patrick Porteous, insignito della Victoria Cross, citato nel suo necrologio sul Globe and Mail di Toronto del 16 ottobre 2000, scrisse: “Le persone che l’hanno progettato dovrebbero essere fucilate!“.

Incredibile.

Secondo il rapporto del reduce John Robson, che scrisse un articolo ad Ottawa Citizen il 21 agosto 2002, lo sbarco fu sanguinoso, ma di successo. Soprattutto perchè trattenne tante risorse tedesche in Francia, evitando che fossero inviate sul fronte Orientale; richiesta espressa di Stalin.
I tedeschi comunque ringraziano di cuore.

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