Archivi tag: San Carlos de Bariloche

Escaping_files2017•07

il ranch San Ramón. casa Inalco.

i Lahusen. chi ha visto.

 

A detta dei locali più anziani del posto, San Ramón “era incredibile che là potesse esistere un posto come quello..; il ranch sembrava un piccolo paese. C’era la casa dei proprietari, la casa del secondo maggiordomo, quella del perito agrario, la casa del fattore, quelle dei braccianti e quella del lattaio“. Il ranch venne acquistato nel 1928 dalla Società Anonima di Industrie Rurali, rappresentata da Christel Lahusen.
Don Lahusen, come chiamavano il padrone, aveva a disposizione  un’enorme casa padronale tutta in legno, Per scaldare tutte le stanze c’erano piccole stufe a legna che dovevano rimanere accese tutto il tempo. In molti lavoravano nel giardino, nel frutteto e dovevano portare legna di continuo; avevano anche in carico la manutenzione del generatore che produceva elettricità.

Lahusen, un nome trattato così di sfuggita nelle serie Hunting Hitler, era anche rappresentante  della Compagnia marittima Hamburgo Sudamericana, a capitale tedesco, che disponeva di imbarcazioni proprie. Fino al 1945, la strada che portava a Bariloche attraversava San Ramón e visi trovava anche la stazione dell’allora Ferrovia del Sud, che tutti chiamavano di Ferrovia di Lahusen, che portava sempre a Bariloche.
E inoltre, nel podere Lahusen, vi era l’unica pista di atterraggio per aerei in migliaia di Km. In questo modo la proprietà era una sorta di “collo di bottiglia” per chiunque volesse arrivare a San Carlos de Bariloche ed il controllo totale degli accessi era in mano ai soli tedeschi.

ferrovia Lahusen

I Lahusen erano considerati i Re della Patagonia. Questi signori, che avevano finanziato l’ascesa di Hitler in Germania, prepararono nel sud del Paese le mosse di uomini e i lavori necessari, scelti dal Partito, per l’arrivo di nazisti di un certo calibro.
Il ranch San Ramón ha ancora la sua estensione originale, mantenendo per confine naturale il lago Nahuel Huapi, quello che racchiude l’isola Huemul, per interderci. Qui, come ho già riportato, le notizie non avevano impatto in questa parte del mondo e gli avvenimenti non significavano nulla per i nativi. I giornali arrivavano con grande ritardo e in alcune zone non arrivavano affatto. Nè tantomeno, era possibile ascoltare la radio ion tutta la Patagonia poichè le zone coperte dalle frequenze erano ridotte rispetto alla vastità della regione. Nel ranch non si sapeva nulla della guerra, era come un racconto lontano e per di più, di scarso interesse;  i nomi dei personaggi erano del tutto sconosciuti, pertanto l’arrivo di nazisti non ha mai rivestito un’importanza particolare. Si trattava, forse, di gringos giunti per restare come tanti altri immigrati nel Paese. Niente di più.
Poi la gente di Patagonia è molto taciturna e discreta, abituata a non fare domande e a non intromettersi in questioni che non riguardassero la loro vita privata. Rispetta gli europei perchè li considera gente importante, che potrebbe dargli lavoro. E infatti, così era.


Molte zone avevano guardie armate fino ai denti e non vi si poteva accedere senza autorizzazione. Oltre ad essere lontani da tutto, questi poderi non si potevano attraversare. In nessun modo. Per accedervi, anche temporaneamente c’era bisogno di un permessso scritto.
E chi poteva firmare queste autorizzazioni?

lago Nahuel Huapi

Qui i testimoni-chiave della presenza di Hitler sono due.
La cuoca di San Ramón, Carmen Torrontegui, vedova di un avvocato, di buon livello culturale, aveva un ruolo di responsabilità all’interno del ranch di proprietà tedesca.
Occorre, in questo caso, considerare che il lavoro sotto un padronato germanico non annovera certo l’indulgenza e la tolleranza e perciò ricevere fiducia significa l’essere come minimo integerrimi nel proprio lavoro. La donna era presente quando arrivarono Adof Hitler ed Eva Braun, e si occupò subito della loro permanenza nella proprietà. Come collaboratrice fedele era obbligata alla discrezione, in questo caso al silenzio, come fece per anni. Ma non fu difficile. Anche perchè la cosa, non interessava a nessuno. Raccontava, prima di morire, che l’edificio principale dove Hitler e la sua compagna vivevano è stato demolito negli anni ’80 quando la proprietà fu acquistata da un imprenditore svizzero. Poi in seguito vennero trasferiti, per una serie di motivi,  alla tenuta Inalco, sulle rive del lato nord del lago Nahuel Huapi, nei pressi di Villa La Angostura, considerata ancora più sicura e meno raggiungibile.

vista da Casa Inalco

Il secondo testimone che vide Hitler nel ranch è Eloiza Luján, nata nella tenuta e figlia di uno dei responsabili del complesso. Nel 1945 la donna aveva 30 anni e fu allora che conobbe Hitler e venne a sapere di lui dai racconti del padre. Ricordava dei particolari strani per la gente del luogo; come per esempio che, prima di di essere servito a tevola il cibo destinato al Fuhrer, veniva assaggiato poichè temeva di essere avvelenato. Questo lo ricordavano in molti, nella tenuta, poi avevano detto che, in effetti, in Germania c’era stato gruppo di “assaggiatori” ufficiali che aveva quella funzione. A tal proposito, Margot Woelk, una delle assaggiatrici, spiegò “fra le 11 e le 12 si provavano i pasti per testare che non fossero avvelenati, dopo di che le SS li portavano al Fuhrer. Poi, non c’era “mai carne”: Hitler era vegetariano. Il cibo era buono, a volte buonissimo ma non potevamo goderne“, assicurò.
La signora Luján racconta che il leader nazista arrivò in treno nel 1945. Col treno di Lahusen, perchè le strade erano sempre sconnesse ed impraticabili per il Fuhrer ed i suoi uomini dovevano attraversare la Patagonia, dal litorale alla Cordigliera, per diverse centinaia di chilometri con avverse condizioni climatiche, spesso inaffrontabili.
Un viaggio in aereo, per quasi mille chilometri sarebbe stato rischioso soprattutto per le fortissime raffiche di vento ed il carico sarebbe risultato troppo limitato.

Annunci

Escaping_files2017•01


Argentina’s land.

where all began

Qui scrivo mediando informazioni tratte da testi di Los secretos de Hitler e The Grey Wolf.

Durante la Prima guerra mondiale, Wilhelm Canaris, capo dei servizi segreti di Hitler, attraversò la Patagonia e conobbe molto a fondo San Carlos de Bariloche. Informazioni che diverranno molto utili. Nelle zone visitate notò la bassa densità di popolazione, i paesaggi incantevoli, l’importante e numerosa presenza di coloni ed imprese tedeschi ovunque; tutti dettagli che al momento di decidere potessero permettere al Fuhrer di salvarsi nel caso in cui il Terzo Reich avesse perso la guerra.
Canaris aveva già conosciuto in parte la Patagonia quando era un giovane membro della Marina tedesca.

Alla fine del primo decennio del secolo scorso, molte aziende teutoniche erano già radicate in Argentina, al pari di una gran quantità di tedeschi ovunque, in un Paese che in quegli anni, grazie alla prosperità economica, risultava uno dei cinque più ricchi del mondo. Non so se l’allora Governo avesse già improntato un censimento della propria popolazione, ma se l’avesse fatto avrebbe rilevato una quantità impressionante di tedeschi rispetto ai nativi del luogo.
Si potrebbero citare i nomi Di Guillermo Staudt – proprietario di grandi ranch in Patagonia, con sedi a Buenos Aires e Berlino; George Deetjen, genero del grande impresario Christoph Lahusen, che abbiamo già sentito nominare nella serie televisiva di Hunting Hitler. Va detto che proprio la Lahusen & Co costruì un vastissimo impero in Argentina; fra le sue attività vi erano l’esportazione della lana, una catena di drogherie e negozi, oltre alla rappresentanza della compagnia di navigazione tedesca Hamburgo Sudamericana, che disponeva di non meno di cinque navi operanti lungo la costa patagonica.
Va comunque osservato che i coloni tedeschi fondarono città in luoghi remoti e inospitali. Crearono aziende e negozi per la loro economia, scuole – per conservare lingua e tradizioni – e club dove riunirsi e divertirsi. Le aziende tedesche crearono catene di negozi di alimentari e approvviggionamento, centrali nella diffusione del sostentamento nella regione e amministrarono grandi fattorie con migliaia di pecore, il che permise di disporre di grandi estensioni di territorio dove esportare lana e frutta per migliaia e migliaia di dipendenti.
La cosa permise di elaborare, anche per i governi di Argentina. Paraguay e Cile, informazioni sulle risorse naturali e la geografia precisa delle zone. Le aziende minerarie e petrolifere tedesche furono poi fondamentali al momento di raccogliere informazioni sulle risorse strategiche e i giacimenti. Vanno di seguito gli avvistamenti frequenti di personaggi di spicco tedeschi come scienziati, escursionisti, sportivi, militari (un’infinità) e avventurieri.
C’è da notare che in queste nazioni, a quel tempo, vi erano ancora moltissime aree inesplorate, completamente vergini, a volte quasi inaccessibili, che diventavano poi informazioni riservatissime per l’intelligence tedesca a Berlino.
Già all’inizio del secolo, alle prestigiose famiglie tedesche si erano unite ditte di import/export, due banche (completamente) tedesche -La Banca Transatlantica , 1887- Banca Germanica dell’America del Sud, 1906;  poi consorzi di investimento, agenzie di famosi produttori tedeschi come Mannesmann, AEG e Siemens, ditte di costruzioni ed un impero di servizi pubblici, la cui punta di diamante era la Compagnia Tedesca Transatlantica di Elettricità, la CATE, che aveva il  monopolio dell’energia a Buenos Aires e sedi ovunque.

Nel 1930 si stima che la collettività tedesca in Argentina superasse comodamente le 250mila persone.
Il primo colpo di stato in quell’anno argentino si concluse con la democrazia parlamentare con presidente un giovane ufficiale formatosi a Berlino (guarda caso) e che aveva prestato servizio in un reggimento tedesco. Durante la prima guerra mondiale il giovane ufficiale Uriburu, divenuto poi dittatore dell’Argentina, era il portavoce della linea di Hitler a contenuto razzista, che dettava regole e dogmi agli oppositori e imponendo restrizioni alla loro libertà. L’avvento poi del nazismo in Germania fu un periodo d’oro, denso di espansioni in ogni settore e florido per l’occupazione lavorativa. Così nel ’37’c’erano ingegneri tedeschi che lavoravano a Cordoba, cercando il luogo più adatto per una polveriera a Villa Maria e un’immensa fabbrica di proiettili per artiglieria a Rio Tercero. Costantemente una delegazione argentina viaggiava verso la Germania per negoziare con gli alti ranghi della Wehrmacht e la direzione commerciale e politica della IG Farben.

Nel 1933, il 5 aprile, in un teatro della capitale argentina, i simpatizzanti nazisti e il Volksbund creolo organizzarono una riunione di massa, di circa 5mila persone, in appoggio entusiasta al Nuevo Orden. Si pensi al clima.
I giornali ne riportarono l’evento sperando di biasimarlo ma la cosa ottenne il risultato quasi di raddoppiare gli adepti del nazismo.
Un evento mai verificatosi prima nella storia dell’Argentina.
A partire dal 1935 l’agenzia di spionaggio nazista inviò agenti segreti che dovevano preparare depositi clandestini di provvigioni e combustibile che potevano essere eventualmente usati per le navi e i sommergibili tedeschi.
Nel 1937, arrivò a Mar del Plata la nave Schlesien per una tournèe di propaganda del Terzo Reich, ma che aveva il chiaro intento, in segreto, di definire i dettagli delle basi di approviggionamento allestite in Patagonia, molte delle quali negli stessi punti usati nella Prima guerra mondiale.

Nel 1938 c’erano più di duecento scuole tedesche in Argentina e di queste, solo sette potevano considerarsi estranee al nazismo; agli alunni si fornivano libri di propaganda nazista, all’entrata era obbligo fare il saluto hitleriano di rito ed era necessario essersi presentati all’ambasciata tedesca preventivamente per giurare fedeltà ad Adolf Hitler.
Nello stesso anno, i nazisti di Buenos Aires festeggiarono l’Anchluss dell’Austria e per l’occasione, circa 3500 nazisti austriaci si riunirono al Club Alemán.
Il 10 aprile, il giorno dell’Unione migliaia di simpatizzanti, si parla di 20/25mila persone, si trovarono allo stadio Luna Park.
Nel 1939, il governo argentino di allora continuava a tramare segretamente con Hitler, mentre all’interno del Paese simulava una politica estera anti-nazista.
Nello specifico, formava soldati a Berlino, comprava materiale bellico e aerei in Germania, mentre aziende aninime come la Lahusen & Co. acquisivano azioni dell’Azienda Petrolifera Astra, in Patagonia e il gruppo Krupp continuava ad acquisire proprietà minerarie ovunque.
Nel 1946, col primo incarico di Juan Peron, tutte le costruzioni programmate furono immediatamente ultimate, grazie anche all’arrivo di maestranze naziste in fuga dall’Europa.
Si pensi che prima dello scoppio della seconda guerra mondiale gli argentini comprarono dai tedeschi costruttori il trimotore Junker 52 per rinnovare la loro flotta di posta aerea – Aeroposta Argentina -, un affare colossale che portò anche alla concessione della licenza per costruziore di venti aerei da esercitazione Focke -Wulf con motori Siemens.

 

nel dopoguerra.

 


Fino agli anni 90 (ho detto ’90) la gente ha sempre detto che navi dall’Argentina hanno misteriosamente rifornito sottomarini tedeschi; queste imbarcazioni appartenevano alla YPF (Giacimenti Petroliferi Federali), il gruppo dei petroli statale e ad Astra, interamente a capitale tedesco e olandese.
Basi segrete, approvvigionamento di viveri e combustibile, ricambio di equipaggi e sbarchi. Avvenimenti finora tutti negati dalla Storia ufficiale.


Note a margine su Hitler in Argentina

I documenti desecretati dell’FBI confermerebbero la fuga di Hitler

Questo titolo, che appare nell’articolo di Carlo Santi, è un titolo ingannevole. Santi non me ne voglia. Il punto è un altro.

doc_FBIPoniamo in primo piano il punto fermo che l’FBI, a suo tempo, ha reso segreti i suoi documenti basati su voci, illazioni, avvistamenti millantati (e parliamo di centinaia di migliaia) ed informazioni mai verificate sulla presenza di Hitler in tante zone dell’Argentina, Colombia e del Brasile.
C’è stato un momento, nei primi anni ’50, che la gente del Sud America, a torto o a ragione, chiamava insistentemente le redazioni dei giornali per rilasciare informazioni e per farsi eventualmente intervistare. Anche perchè si era sparsa la voce che forse c’era una taglia o comunque una ricompensa in denaro a chi forniva tracce credibili sulla fuga di Hitler.
Mettiamo anche in chiaro che l’FBI non poteva allora (e non può nemmeno ora) andare in Argentina a mettere il naso perchè non ha giurisdizione in quel territorio. Al massimo e considerato il periodo del dopoguerra, poteva ricevere, presentando una documentazione certificata, un permesso per svolgere un’indagine in un’area dove il Governo locale gli avrebbe concesso di operare.
E parliamo dell’Argentina di Peron (e quindi ci si può rispondere da soli), come del Cile e del Brasile che in quegli anni hanno movimenti interni che non consentono distrazioni esterne.
Come ho scritto, dopo aver letto e riletto dove ho potuto, che ancora oggi qualcuno che sa c’è ancora, ma non viene mica a dirlo in giro.
Quello che è scritto nei file FBI è probabilmente vero ma è troppo frammentario e, a volte, volutamente inconsistente, perchè la gente coinvolta non vuole parlare.
PATAGONIA
Certamente i figli delle persone di quegli anni esistono tuttora ma non parleranno mai in pubblico o sul web.
Hitler è stato doviziosamente protetto da una comunità solida ed impenetrabile di fede nazista o semplicemente germanica che è tuttora insediata in diverse località dell’Argentina.
Le probabili centinaia di persone che fabbricavano munizioni a casa di quell’austriaco che aveva convertito la sua fabbrica di biciclette hanno dei figli e dei conoscenti che sanno tutto ma che si farebbero uccidere pur di non parlare del passato.

Perchè un segreto è un segreto.

E questa, era ed è una cosa della massima importanza.
Per moltissime persone.

Se a San Carlos de Bariloche, in Argentina, è curiosamente presente una villa che è una copia quasi identica della residenza di Hitler nel Berghof, la cosa non deve stupire più di tanto. Il villaggio fu costruito poco prima del 1938 ed è abitato da soli tedeschi.
E non è che puoi arrivare lì, scendere dalla macchina e chiedere: «scusi, mi dice qualcosa su Hitler?» perchè, verosimilmente, qualcuno ti tira e ti prende. E’ gente suscettibile. A ragione.
Hitler-in-aereo
In pratica l’FBI ha de-secretato delle chiacchere mai verificate.
Sì, qualcuno si mosse, a suo tempo, ma solo privatamente e scontrandosi con un muro di omertà.
In un’intervista rilasciata, la squadra ingaggiata da Robert Baer racconta delle difficoltà e delle riluttanza a parlare dell’argomento persino alle Canarie dove è stato reso noto il sito nazista che ai locali  era conosciuto dai tempi della guerra. Oggi ci sembrano delle novità, ma in realtà non lo sono. Qualcuno ha scritto in un libro (solo in spagnolo) che l’attività nazista è continuata sino agli anni ’50 e che le spese per costruire la base le pagò la Spagna di Franco.
Un bel libro deve essere “Hitler vivio y murio en Chile” di Osvaldo Muray. Particolarmente dettagliato.
Quello di cui ci hanno parlato è solo la punta piccolissima di un iceberg che forse non vedremo mai.

Una domanda. Perchè il team di Robert Baer non ha visitato il faro di Carranza, nei pressi del quale la Marina cilena ha reperito sicuramente i resti di un sottomarino tedesco?


May be?

hitler-transformations

Photoshop manipulation? Può darsi. Con molti software si fa anche meglio, ma queste trasformazioni sono apparse abbastanza prima di Adobe o Corel…

un sito americano dichiara:

Si sostiene che visse undici anni in clandestinità in diverse località che includevano l’Eden Hotel La Fada nelle Ande e in Bariloche e Villa Langostura prima di passare al Cile, dove morì nel 1985 all’età di 96 anni.  Esageroni!

– Dov’è finito Hitler? In un lussuoso e tranquillo hotel argentino! , questa è la storia che il regista e produttore Noam Shalev e ricercatore Pablo Weschler stanno cercando di dimostrare nel loro prossimo documentario: Hitler in Argentina , che uscirà il prossimo anno.

” Non sapremo mai la verità”, Shalev avverte, seduti negli uffici di Highlight Films , la società di produzione video che lui e Weschler eseguito in Bnei Brak . ” Ma ci sono prove sufficienti per costruire una teoria alternativa di ciò che si dice sulla fine di Hitler. ”

” Nessuno credeva storia del suicidio di Hitler nel bunker i russi ‘ “, dice Weschler . “Già nell’estate del 1945 , ci furono titoli che urlavano: ‘ Dov’è Hitler ?” Ciò che li ha ispirati per cominciare il loro film sono state le prove desecretate dall’FBI di un volo segreto di Hitler in Argentina .

“In quei giorni , l’FBI , e non la CIA , è stata responsabile per il Sud America “, spiega Weschler . ” E in quei documenti declassificati , vediamo che l’FBI prese molto sul serio la possibilità che Hitler fosse fuggito in Argentina . ”
L’FBI ha istituì un’unità speciale per indagare questa possibilità .

Shalev e Weschler sono convinti di aver raccolto prove significative che individuano la sorte di Hitler durante gli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Ispirato dalla fuga del libro di Hitler dal giornalista italiano Patrick Burnside , che hanno fatto ricerche in modo impeccabile.

“Quando Burnside pubblicato il suo libro , nel 1998 , ha ottenuto migliaia di e-mail da persone che volevano aggiungere informazioni “, dice Shalev . “Alcuni di loro erano pazzi , certo , ma non aveva abbastanza soldi per fare altre ricerche e scrivere un altro libro . ”

Il manoscritto di quel libro , che sarà pubblicato il prossimo anno , è stata una guida utile per Shalev e Weschler , e li ha portati a un famoso albergo .

” L’Hotel Eden a La Falda , Cordoba [ Argentina ] era di proprietà di Ida e Walter Eichhorn , che erano amici intimi di Hitler “, spiega Weschler . ” Hitler ha inviato loro una Mercedes Benz come un dono . E ‘stato il primo Benz in Argentina . ”
L’ hotel, una volta – opulento , ora in rovina , era il luogo di feste sontuose , e una serie di notabili , tra cui Albert Einstein , alloggiato negli anni Venti e Trenta . Le Eichhorns erano molto solidale nel sostegno per il partito nazista , e diede alti contributi finanziari .


“E ‘stato facile per loro riconoscerlo, perché la sua immagine era tutto l’hotel “, dice Weschler . Egli dice che la sua ricerca mostra che Hitler passò dall’hotel da un isolato ad una tenuta rurale in Argentina , dove visse i suoi ultimi giorni con Braun e le loro due figlie , e che morì a metà degli anni Sessanta -.

Il signore al tavolo somiglia in modo impressionante al Fuhrer. (la foto è uno scatto rubato)

Hhave-lunch

.

arg4

Hotel Eden, La Falda Argentina. L’hotel è stata mantenuto fino alla metà del 1960, fino a quando non cadde in rovina e fu abbandonato. L’albergo sembra essere ancora in uso come museo.

ar5

Villa Langostura vicino a  San Carlos de Bariloche.

arg7

San Carlos de Bariloche circa 750 km a sud ovest della capitale, Buenos Aires.

mappa

mappa2

Per anni si è sostenuto che i viaggi di Evita Peron in Svizzera servissero a prelievi dai depositi di Hitler per ripagare il suo imboscamento sul suolo argentino. Chi può smentirlo?

more info


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: