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germans on drug 2

seconda parte

I centri medici germanici cominciarono ad accogliere i primi pazienti affetti da dipendenza, associata a difficoltà accentuata di recupero, dapprima con casi di civili, poi di colpo si manifestarono quelli dei soldati e la notizia arrivò sul tavolo di Leonardo Conti, segretario di Stato alla Sanità del Terzo Reich, chi impose subito un checkUp medico ed una prescrizione medica per limitarne l’uso smodato. Conti aveva l’intendimento di impedire il diffondersi della dipendenza tra i civili e tra i soldati, ma a quel punto, anche se sui secondi sapeva di aver poca giurisdizione, il fenomeno era già in completa ed incontrollata escalation.
Come prevedibile, Conti non venne preso sul serio ed il consumo di Pervitin continuò a crescere a dismisura.
I genitori inviavano a figli in guerra il farmaco quando l’esercito ne era a corto, anche a costo di rivolgersi al mercato nero. Ma i timori di Leonardo Conti si verificarono molto prima di quanto potesse aspettarsi e anche la Panzerschokolade diventò il simbolo di un incubo per moltissimi.
Allora si stabilirono delle regole per controllarne la distribuzione. Il Pervitin stava mostrando il suo vero volto: abbassava l’appetito e riduceva la sete e colui che ne faceva un uso smodato perdeva tutti i fabbisogni naturali. Per vivere occorre bere, mangiare, evacuare e dormire. Invece i soldati cominciavano a perdere la concentrazione, non volevano più mangiare e se sopraggiungeva una crisi di astinenza cadevano in una crisi profonda fatta di turbe d’ansia, forme di epilessia, allucinazioni e soprattutto, incapacità di portare a termine i propri compiti. Quest’ultimo aspetto era forse il più problematico, per il Comando.


Dopo un solo anno di distribuzione il Pervitin era arrivato ai livelli più alti del Reich sopraffacendo anche gli stessi ideali nazisti.
Poi c’era un nuovo problema. L’uso della droga non si sposava con l’ideale della razza superiore germanica; dover ammettere che i soldati dovevano prendere un droga per vincere gli scontri armati era un’ammissione di debolezza. E ciò era inammissibile.

Hitler voleva far credere di essere un vegetariano, che non fumava e non beveva, ma diverse prove rivelarono che era una falsità. Presto iniziò una crociata contro il Pervitin ma tutti gli alti funzionari del Reich ignorarono gli avvertimenti che stavano giungendo dal fronte medico; gli ufficiali della sanità inviarono nuovi rapporti alla Wehrmacht specificando gli effetti nefasti dell’uso del farmaco. Il Pervitin doveva essere allontanato dall’esercito, ma i rapporti vennero bellamente ignorati. Addirittura, il Reich inviò alla Temmler Werke l’ordine di intensificare la produzione di Pervitin per le Forze Armate. Si arrivò al punto che la domanda del mercato era troppo alta e alla fine furono cinque le aziende impegnate alla produzione di milioni e milioni di pillole.

All’inizio del 1940 la Temmler scrisse alla Wehrmacht che su richiesta la produzione di Pervitin sarebbe potuta aumentare ancora e il vertice del Reich rispose che aveva deciso di non tener conto degli avvertimenti della Sanità dato che le priorità miltari di quel momento erano altre.
La Wehrmacht acquistò 35 milioni di confezioni di Pervitin, utili per l’invasione della Francia. Dovevano attraversare la Mosa in una settimana ed il farmaco era assolutamente necessario.

La divisione Panzer di Kleist, quella che ridicolizzò i carri francesi e spezzò l’esercito in due, provocandone la disfatta, fece 200mila prigionieri al giorno e con la sua velocità non si può dire che abbia vinto grazie al Pervitin, ma che sicuramente diede una grossa mano, lasciando anche tracce evidenti anche tra gli ufficiali più vicini ad Hitler. Per esempio, le armate di von Mainstein e Rommel ebbero sicuramente dei piani dove tutto è stato brillantemente studiato ed eseguito ma anche dove la sorpresa e la velocità era una parte integrante e decisiva e dove il farmaco contribuì in modo preponderante.


Si dice che a Parigi i soldati tedeschi pagassero le prostitute con il Pervitin, che era molto richiesto e con quello riuscivano a stare sveglie tutta la notte.
Si dice anche che subito dopo l’invasione della Francia siano stati effettuati nuovi studi sulle conseguenze dell’uso del Pervitin. Un documento ritrovato negli archivi della Temmler rivela che gli esperimenti della Wehrmacht sui soldati dovevano rimanere assolutamente segreti. Studi finanziati dallo Stato sui pericoli derivati dal Pervitin confermarono subito probabili problemi per i civili tedeschi, ma per quanto riguardava i soldati tutto doveva rispettare il segreto militare. Nulla poteva essere pubblicato.

Ma le case di cura erano piene di pazienti assuefatti dal farmaco. Migliaia di piloti della Luftwaffe, che con 2 pillole riuscirono a stare svegli 30 ore, al ritorno erano spappolati dalla spossatezza fisica e indisponibili per due giorni almeno. Così per i normali soldati di fanteria.

I piloti della Luftwaffe, alimentati per giorni, con pillole ed alcool, cominciarono quasi di colpo ad acquistare coloriti cerulei (per la permanenza in alta quota) ed ad assumere comportamenti depressi, alternati ad altri estremamente aggressivi, dove i medici non sapevano che fare. Alcuni dissero di aver sofferto di allucinazioni prolungate e molto realistiche. La Wehrmacht stava creando una specie di zombie drogati di Pervitin. Quelli che avevavano preso il Pervitin ininterrottamente per mesi soffrivano ora di eruzioni cutanee sul viso, eccessiva sudorazione, disturbi circolatori e carie nei denti, ma le vittime erano però lasciate da sole. La Wehrmacht non si preoccupò affatto dei problemi conseguenti all’assunzione fintanto che i soldati adempivano ai loro doveri; voleva soldati forti, anche al prezzo di farne morire una parte lungo la strada. I primi decessi per il Pervitin furono nascosti dietro altre cause; ma poi cominciarono a vedersi i rapporti di episodi psicotici, crolli completi, comportamento aggressivo od irrazionale, che avevano conseguentemente causato il decesso.

Ma nonostante questo la produzione della Temmler Werke continuò imperterrita; ancor prima del conflitto l’azienda era stata già classificata come – Azienda di Guerra importante – e tutti i prodotti immessi sul mercato erano protetti dal segreto militare. Dal 1938.
Nel 1942 Leonardo Conti riuscì ad inserirlo nella lista degli oppiacei proibiti nel Terzo Reich, temendo che la popolazione tedesca diventasse a poco a poco incontrollabile. Il Pervitin quindi divenne illegale; venduto al mercato nero e riconosciuto come elemento di devianza sociale che causava problemi di ordine pubblico, sparì improvvisamente da tutte le farmacie. Ma il peggio ormai era stato fatto. I soldati furono costretti ad acquistare il prodotto in Francia dove era ancora un farmaco da banco.

Il Pervitin venne assicurato nella dotazione base dei soldati della campagna del Fronte Orientale, sin dal 1941.
I russi ricordano ancora che i tedeschi del 56° battaglione corazzato che avanzarono su Dunaburg coprirono una distanza di 240 Km in 48 ore. Oggi può far sorridere. Già, oggi. Ma nel 1941, con carri che potevano marciare a 30 km/h, con tutto quello che doveva servire ad un esercito, era una cosa da urlo. Quindi, senza mai dormire e al massimo dell’intensità. Ma il Fronte Orientale ben presto si mostrò ben più letale del Pervitin: i soldati, incapaci a quel punto di percepire il pericolo del freddo, del nemico e a corto di ogni genere di rifornimenti, diventarono facili bersagli da colpire, decretando di conseguenza il crollo dell’operazione Barbarossa.

Nel 1944, probabilmente a causa del momento militare in caduta libera e dopo aver riconosciuto che il Pervitin era responsabile dello stato pietoso in cui versavano i suoi soldati l’Alto Comando tedesco si mise nell’ordine di idee di cercare nuovi farmaci in grado di consentire l’invincibilità, ma di qualità migliore.
Questa fu la ragione per la quale iniziò una serie di nuovi progetti di ricerca: dal D1 al progetto D10.
Il progetto segreto Doses consisteva in una serie di preparazioni basate sulla molecola del Pervitin, tutte testate sulla pelle di alcuni soldati-cavia. La nona, la D-9 fu considerata la più efficace ed era composta da 3 sostanze principali: l’ossicodone, la cocaina e Pervitin (ora a marchio Desoxyn). Questo farmaco, prodotto nei laboratori della KriegsMarine di Kiel fu testato sui marinai della K-verband, un’unità navale tedesca da guerra che gestiva la serie di sottomarini tascabili esplosivi ad in pilota singolo o a due. Questa iniziativa rappresentava l’ultimo desiderio di aumentare il potere combattivo dei rimanenti soldati nella Wehrmacht e riprendere l’offensiva contro la Royal Navy. Un migliaio di pillole di nuova concezione furono confezionate per essere testate esclusivamente su questi marinai. Il D-9 consentiva di rimanere svegli e vigili per 4 giorni a bordo dei Seehund (sottomarini tascabili), ma in quel momento era solo un esperimento perchè il corretto dosaggio doveva essere ancora trovato. Di sicuro, si conosce il destino atroce di quei 285 mini-sottomarini approntati, tutti mai rientrati alle loro basi. Episodi assolutamente associabili ai kamikaze giapponesi.

La Germania stava per capitolare, ma c’erano ancora moltissimi soldati pronti a sacrificarsi per la Germania e che speravano di vincere la guerra e un’ordine venne diramato dai vertici del Terzo Reich: – i membri delle Forze Armate non avrebbero più fatto da cavie, ora sarebbero stati usati i prigionieri dei campi di concentramento -. I risultati di quei test furono ritrovati nel momento della liberazione di quei campi (foto) e si sa effettivamente poco sull’applicazione effettiva del nuovo prodotto; vero è che si sa che pillole sperimentali siano state date a persone che nei giorni di fine aprile 1945 stavano cercando di fuggire a piedi dai disastri della capitolazione e dagli eccidi.

Fino al 1946, le case di cura (o sanatori) dell’esercito hanno tentato di curare soldati affetti da patologie derivate dall’assunzione di droghe, facendo ben poco perchè ben poco si poteva fare, davvero.
Nel 1947, case di cura delle SS furono evacuate e smantellate dagli Alleati e molti registri furono distrutti o nascosti per cancellare tracce del passato nazista. Molti ufficiali medici modificarono il loro cognome per non essere riconosciuti dagli inquisitori incaricati della denazification.
Così ai bassi livelli e altrettanto alle alte sfere del nazismo, dove i dottori non poterono nascondersi per via dei loro incarichi, ma in tutti i casi nessuno fu poi perseguito.
Hitler, sul quale ho scritto forse più di molti, nella sua carica di cancelliere ha avuto prestazioni a fasi alterne dai dottori: E. Brinkmann, A. Nissle, Karl Weber, Walter Loehlein, Erwin Giesling e Teo Morell.


Quest’ultimo ha goduto (è il caso di sottolinearlo) delle attenzioni del Fuhrer fino a che è rimasto in Germania, nel 1945. Per maggiori info, invito a visitare gli articoli a lui dedicati.
In base ad interogazioni effettuate dagli Alleati dopo la capitolazione è risultato che nel 1944, all’età di 56 anni, era in buona salute (contrariamente a quanto ho trovato scritto in molti autori, pesava circa 74 Kg e di altezza 1,76 cm.
La cosa più particolare di questa epopea è che nel maggio del 1945, poco dopo la capitolazione del Reich, al Pervitin fu tolto lo status di farmaco pericoloso, imposto da Leonardo Conti e tornò nelle farmacie libero da prescrizioni mediche e resterà tale per altri 25 anni, prima di essere classificato come stupefacente.
Ora è noto che la Temmler Werke produsse oltre 740 milioni di dosi durante la seconda guerra mondiale e oggi è ancora prodotto nella Repubblica ceca. Dal 1939 il suo prezzo è aumentato circa 250 volte ed è in vendita in diverse nazioni d’Europa, invadendo anche molti circoli americani, ma chi lo assume ancora oggi non conosce i fantasmi del suo passato.


oggi, 29 giugno 1942

Oggi, 29 giugno 1942, le truppe dell’Asse sono a Marsa Matruk.
Sono state espugnate le ridotte Capuzzo, Sollum, Halfaya e Sidi Barrani; da qui si prepara il balzo finale verso El Alamein ed Alessandria.
La conquista di Tobruk ha costituito un svolta che sembra decisiva nella guerra africana ma rappresenterà la fine delle vittorie del Terzo Reich nei vari teatri della seconda guerra mondiale.
La punta più alta dei successi conseguita dopo un mese di combattimenti dove la Luftwaffe ha svolto un ruolo decisivo bombardando la cittadella prima dell’attacco.


Questo trionfo, che ha avuto un’eco mondiale, piegherà l’ago della bilancia in favore dell’avanzata in Egitto, a scapito dell’attacco a Malta; un errore, questo, che i tedeschi pagheranno poco più in là.
Il 23 giugno, da Roma partì un telegramma diretto al generale Bastico: – Collasso forze inglesi è molto superiore a quanto potevasi attendere e costituisce fatto nuovo che permette considerare prosecuzione avanzata su Egitto -.
Rommel, forte del consenso di Mussolini, proclamò: « oggi che abbiamo superato le posizioni nemiche, il 30 saremo al Cairo! ».
Cavallero, cadute le ultime esitazioni, diede mano libera all’impetuoso generale tedesco per l’avanzata fino ad El Alamein e telegafò a Mussolini che ormai poteva recarsi in Libia per entrare trionfalmente ad Alessandria alla testa delle forze dell’Asse.
L’ottimismo di Rommel vinse le esitazioni di Kesselring, Cavallero e Bastico. Marsa Matruk, l’ultima grossa fortezza sulla costa dell’Egitto occidentale, era appena caduta. – “Subito dopo bisognava raggiungere e conquistare la posizione di El Alamein finchè la sua preparazione non era ancora completa, prima che i resti dell’8° armata in ritirata avessero il tempo di organizzarsi in difesa. Se le loro linee si spezzavano, per noi era libero il cammino sul delta del Nilo– ha lasciato scritto.

artiglieria pesante inglese durante i combattimenti notturni tra Tobruk e Marsa Matruk

Dietro a questa facciata di entusiasmo esiste un’altra verità fatta di malumori circostanziati ad una serie di episodi, ancora tra italiani e tedeschi, che hanno fatto divampare polemiche sopite solo dal tempo.
Rommel ha rappresentato con energia nei suoi appunti dell’epoca l’opinione che il fron­te africano fosse decisivo e ha quindi attribui­to largamente la sconfitta dell’Asse all’inca­pacità di rifornire adeguatamente le truppe che combattevano in Africa.
Truppe, in un fronte ritenuto, decisi­vo da alcuni e secondario da altri e importante, secondo Hitler, solo per stabilizzare il fianco sud di un grande fronte che si sarebbe di li a poco aperto per una sua grande impresa verso Oriente.
Forse da qui parte la grande diversità di vedute all’interno dei vertici politico-militari tedeschi. Per esempio, Kesserlring, d’accordo con Raeder, avevano premuto ad oltranza per l’attacco su Malta per liberare il traffico nel Mediterraneo, Rommel, invece, puntava ostinatamente al Canale di Suez. E le truppe di terra dello Sperrverband, (forza di sbarramento), che all’inizio dovevano solo impedire il crollo delle forze italiane, con i successi del generale tedesco divennero assolutamente protagoniste e portate alla ribalta dalla risonanza delle testate giornalistiche di tutto il mondo.

tratto di ferrovia tra Marsa Matruk ed Alessandria (1942)

Ma, sempre secondo gli appunti di Rommel, diverse polemiche, sfociate poi in accuse vere e proprie, lamentavano che il rapporto tra i rifornimenti inviati agli italiani e quelli destinati ai tedeschi fosse lar­gamente favorevole ai primi: – Noi non avevamo nessuna possibilità di influire sulla successione delle navi, sui porti di arrivo, né, soprattutto, sul rapporto tra i carichi destinati ai tedeschi ed agli italiani, che teoricamente dove­va essere di 1:1, ma si spostò sempre più a danno delle truppe tedesche -.
Poi, nella corrispondenza privata dell’in­terprete prendono corpo alcune indiscrezioni che fanno luce sui veri rapporti personali tra i semplici ufficiali delle due parti. Si parla continuamente di una antipatia naturale che imperversava ad ogni livello. Direi, al punto di farsi dei dispetti, laddove si poteva. Sempre Rommel scrive: – Gran parte degli ufficiali di marina italiani non erano per Mussolini ed avrebbero volentieri visto la nostra disfatta, anziché la nostra vittoria. Per­ ciò facevano opera di sabotaggio dovunque po­tessero -.
Da parte italiana, si è invece trovato in diari privati che ufficiali tedeschi esortassere le loro truppe a “non dare confidenza” alla marmaglia italiana e di trattarli come “numeri due” e nulla più.
Si è anche scritto, più tardi, che le problematiche di colloquio tra italiani e tedeschi affondavano non solo nel terre­no della mancata preventiva cooperazione militare e che certo non poteva essere stabilita con i pochi colloqui avvenuti alla vigilia dello scoppio della guerra, ma addirittura in una naturale ed assodata intolleranza storico-etnica tra l’Italia e la Germania.
Di questo argomento si è scritto pochissimo o non si è scritto affatto.
In Italia e nel mondo.

campo d’aviazione tedesco a Marsa Matruk (1942)

Ritornando a piombo all’argomento sollevato da Rommel sui rifornimenti scopro un verbale tedesco del 22 giugno.

Siamo davanti a una decisione strategica di enorme rilevanza nella condotta della guerra nel Mediterra­neo: Rommel preferisce sfruttare l’inatteso successo di Tobruk per spingere a fondo l’attacco contro l’E­gitto contro i piani formulati che prevedevano la concentrazione dell’aviazione italotedesca nell’inva­sione di Malta da proseguire con l’invasione dell’E­gitto. La conquista di Tobruk da parte delle truppe italotedesche e il grosso bottino catturato offrono a Rommel l’argomento per ottenere il consenso di Hi­tler e quindi di Mussolini per proseguire l’avanzata in Egitto. Il prosieguo delle operazioni pone perònuovamente la questione di assicurare all’armata rifornimenti il più possibile tempestivi. Grosse speran­ze vengono riposte nel porto di Tobruk ( che deve es­sere riattivato: la perdita dell’avviso Diana, che trasportava 500 specialisti italiani, (336 morti e 119 superstiti – secondo stime ufficiali) rappresentò un duro colpo in questo senso), che si rivela tuttavia inadatto a ospitare navi anche di mediocre pescag­gio, per cui lo scarico delle merci deve avvenire me­diante chiatte, lasciando le navi in rada, esposte alle offese britanniche. Lo spostamento verso est del fronte delle operazioni rende necessario rivoluziona­re ancora una volta la strategia per i trasporti in Africa. La rotta a est di Malta, che corre lungo la costa occidentale greca, deve essere nuovamente preferita, allo scopo di non imporre eccessivi ritardi nei rifornimenti alle truppe di Rommel. Bengasi, Derna e Tobruk sono i porti verso cui indirizzare le navi. Ciò comporta grossi problemi organizzativi: la costituzione di una forza aerea sufficiente per tenere sotto pressione Malta e impedire iniziative del­le forze aeronavali britanniche, lo spostamento di gruppi aerei e unità navali di scorta verso basi più orientali, tanto in Italia (dalla Sicilia a Taranto e Lecce e alla Grecia) quanto in Africa (da Tripoli a Bengasi e Tobruk), e, sulla terra, il trasferimento di parte delle forze antiaeree italiane da Bengasi verso Tobruk. Grossi ostacoli si frappongono alla realizzazione di questo disegno: il principale è rap­presentato dalla scarsità di carburante nelle basi italiane e africane. Queste ultime vengono addirittu­ra rifornite con sommergibili italiani appositamente adattati, le cui capacità di carico sono tuttavia assai modeste. Ma è, tutto sommato, ancora il momento delle grandi speranze -.

Secondo le cifre fomite da Rommel, nel giu­gno 1942 egli aveva ricevuto solo 3.000 ton­nellate invece delle 60.000 previste; in agosto arrivarono 8.200 tonnellate per i tedeschi contro 25.700 per gli italiani (delle quali 800 per i civili) e con quello avrebbe dovuto fare tutto. E siamo solo al 29 giugno.

D-Day (pillole laterali)

bunkermapSi dice che Hitler trascorresse intere nottate a tracciare disegni per le sue costruzioni nel Vallo Atlantico. Era sì convinto che gli Alleati sarebbero sbarcati vicino a Calais, ma era anche un possibilista nonchè un grandeur. Aveva fatto costruire un grandissimo stadio a Norimberga, aveva dato il via alla rete autostradale più grande in Europa (Autobahn), insomma: era ossessionato dalla grandezza ovunque potesse essere espressa. Certo che realizzare un muro atlantico dalla Norvegia alla Spagna non è cosa da poco, se si vuole che poi sia anche efficiente. 5000 Km di linea costiera da difendere manderebbero in depressione qualsiasi ingegnere, magari meno, oggi col copia ed incolla, ma negli anni 40 sì. Senza dubbio. Per l’uopo fu sorteggiato un ingegnere civile, Franz Xaver Dorsch, eletto capo della Organizzazione Todt,  il quale andò in fibrillazione quasi subito dopo aver calcolato le risorse materiali ed umane per realizzare l’opera. E già qui il discorso si stava complicando dal 1941. Sul fronte orientale i tedeschi stavano perdendo circa 2000 uomini al giorno. Ho scritto: al giorno. Cioè: dopo 10 gg. svaniva una divisione (mil.); dopo 100 gg. era un disastro. Quindi l’argomento forza lavorativa si doveva spostare gioco-forza sui coatti perchè quella forza decente maschile serviva per combattere e per controllare i campi, che conosciamo essere altra passione costosa e cocente di Hitler. Nel gennaio 44 l’idea era quella di difendere il Vallo Atlantico con 300.000 soldati, ma di lì a breve la contingenza militare lo costringerà a ridurre i progetti. bunkerIn aprile 44 ci si troverà a difendere la costa con solo 100 tedeschi ogni Km, anche dove la TODT non è riuscita a costruire i suoi bunker. Si stima (oggi) che solo il 50% delle costruzioni sia stato ultimato. Un impulso di vigore venne registrato quando l’appalto della difesa venne affidato a Rommel che ebbe il merito di vedere cose che tutti gli altri (competenti, Hitler compreso) non avevano nemmeno considerato: la difesa delle spiagge. Risultato: in 15 gg vennero stese 50 milioni di mine con una regolarità quasi geometrica, ma nonostante lo sforzo si riuscì a coprire efficacemente un ‘area di circa 6 Km.

spiagge

In prima linea, nella zona di bassa marea furono sistemate speciali strutture in acciaio, chiamate “porte belghe”, per cercare di bloccare i mezzi d’assalto da sbarco e i carri ((foto sotto)).

porte-belghe

Come seconda linea, nel caso invece di arrivo con alta marea c’erano tronchi fissati a 30° come arieti (installati poi anche nei campi di atterraggio degli alianti) chiamati “asparagi di Rommel”, con una lama in cima tesa ad aprire falle nei mezzi da sbarco ((foto sotto)).

asparagi-di-Rommel

In terza linea, i “ricci ciechi”. Quelli che vediamo a profusione nelle immagini nel “soldato Ryan ((foto sotto)).

soldato-Ryan

Come ultima risorsa, in quarta linea, i famosi “tetraedri” in cemento e acciaio, uno ogni 5 m, per fermare i carri armati ((foto sotto)).

tetraedri

Qui è necessario fare una riflessione sulla produzione di tutti questi materiali. Quanti fabbri sono occorsi per realizzare tutto il necessario, quanto acciaio, quanto cemento, quanto legno? Una produzione enorme. Ma per limiti di risorse e soprattutto di tempo, riuscì ad essere ultimata una zona molto limitata. Circa 7 Km. Infatti, nelle spiagge Gold, Juno e Sword gli Alleati non trovarono nulla di tutto questo e la resistenza tedesca non venne praticamente rilevata. Non c’erano bunker, solo qualche sporadico nido di mitragliatrice Mg42, subito sopraffatta.
Secondo Rommel, nel 1944 si era ancora al 40% della realizzazione di opere di protezione; per ultimare il lavoro secondo le sue disposizioni sarebbero occorsi ancora minimo 10/12mesi, a parità di risorse.
Nel maggio 44, i tedeschi non avevano disposto bunker, o non avevano cannoni, o non avevano uomini, nè filo spinato nè campi minati. Risorse. … E senza risorse non si affrontano molti ragionamenti.

asparagi2

Quando alle 7 del mattino venne diramato l’allarme di livello 2 (il più grave per l’esercito tedesco) si delinearono tutti i limiti già delineati nel corso delle ispezioni pre-invasione. Da sommare alle imperfezioni del Vallo Atlantico anche la grande impreparazione delle forze presenti anche ad Omaha beach; giovani reclute di 17 anni e soldati di 40 anni + forze miste reclutate dei paesi occupati. Ce lo racconta Stephen E. Ambrose in D-Day, che esordisce raccontandoci che, come buon auspicio per la grande invasione, nelle manovre iniziali l’incrociatore Curucao, tagliò la strada alla Queen Mary che, con le sue 83.000 tonnellate, stava viaggiando velocissima per evitare i sommergibili, con le sue 83.000 tonnellate e penetrò come un coltello nella prua nell’incrociatore (4200 tonn.), tagliandolo a metà e uccidendo 332 tra membri dell’equipaggio e soldati.

Da notare, per le truppe tedesche in Francia, l’aspetto del morale. I giovani, come quelli più anziani, si erano rammolliti conducendo una piacevole esistenza di occupanti in una terra di mucche grasse e mele gustose. Per un soldato della Wehrmacht, adolescente di Berlino, un polacco quarantenne o un russo di Ost, la via si riduceva ad un’alternanza di noioso lavoro di giorno e di divertimento notturno, aspettando e pregando che l’invasione avvenisse da un’altra parte
per non mettere a rischio la propria vita. La lunga occupazione della Francia aveva creato grossissimi problemi familiari ai soldati tedeschi che stavano divorziando per sposare donne francesi. Al nostro amico Hitler era maturata anche la convinzione-paura che singoli individui come intere unità si arrendessero in massa alla prima opportunità. Se questo era proponibile e prevedibile per i battaglioni Ost, ma si sarebbe potuto verificare anche con soldati nati in Germania che, secondo un rapporto confidenziale dell’alto comando del dicembre 43, avevano l’illusione di trovarsi di fronte “un avversario dal comportamento umano”. Per rompere questa illusione Goebbels mise in moto la macchina della propaganda per convincere tutti ” ad una lotta per la vita o per la morte, in un conflitto totale”. Per controbilanciare uncerto e dilagante disfattismo i comandanti tedeschi mentirono spudoratamente alle truppe. Fu detto: “Li respingeremo facilmente in mare. Gli Stukas li bombarderanno, gli U-boot emergeranno dietro la loro flotta e li colpiranno con siluri e colpi di cannone. I bombardieri affonderanno i loro mezzi da sbarco e i mezzi corazzati li sbaraglieranno definitivamente sulle spiagge“. Quanti abbiano creduto, anche solo in parte, a tali fantasie rimane ancora una questione insoluta.

Omaha

Il dopo è storia. Più o meno precisa. La verità è che la Wehrmacht era piena di dubbi, espressi, da una parte, dalla convinzione di Hitler che sbarcassero a Calais e dall’altra, dall’insistenza di Rommel a versare sempre più cemento, a conficcare sempre più pali nel terreno, anzichè insistere sull’addestramento per rapidi spostamenti e azioni fulminee. L’esercito tedesco, che dal 1939 si era distinto nella guerra di movimento (Blitzkrieg), ora si era piegato ad una guerra di posizione, per non dire di trincea.


le bugie di Badoglio

SGiorgioIonico

Clamorose e grottesche. A S. Giorgio Ionico, ad un mese dalla sua fuga da Roma e durante un rapporto di ufficiali, il Maresciallo d’Italia faceva delle dichiarazioni politiche che Spampanato riporta in alcuni brevi passaggi:

  • «Signori Ufficiali, non vi dovete meravigliare se mi presento a voi in questo abito borghese; sono ne­cessità del momento, ma io sono sempre il Maresciallo Badoglio, il vostro Generale del Sabotino, di Vittorio Veneto, di Addis Abeba». (1). gen.Caviglia

1)     Falso:  il Maresciallo Caviglia e al­tri comandanti della prima guerra mondiale di­mostrarono che la fama di Saboti­no e di Vittorio Veneto era stata ignobilmente usurpata


  • « S. M. il Re mi chiamò subito ad assumere il Governo. Voi sapete che alla mia età, ed alla mia con­dizione, non avevo ancora bisogno di gloria: ma fu una necessità, per salvare ancora, fin dove era possi­bile, questo nostro povero e disgra­ziato paese». (2).

2)    Falso: era stato Badoglio ad organiz­zare il colpo di Stato e l’incarico datogli dal Re non fu casuale, dato che lo avevano progettato insieme.

  • «Il ministero della Cultura Po­polare era diventato un vero e pro­prio lupanare. Aveva alle sue di­pendenze un numero infinito di si­gnore romane con stipendi che tal­volta oscillavano dalle 8 alle 10 mi­la lire al mese e con incarico… la­scio intendere a voi. Ma vi dirò di
    più: quelle signore non si permette­vano nemmeno il fastidio di andare a riscuotere lo stipendio, perché ba­stava che mandassero le loro perso­ne di servizio per farlo. Ecco per­ché noi ci siamo trovati in guerra coi fucili del 1891…» (3).

3)    Falso: non si corrisposero mai stipen­di del genere. L’unica a usufruire della protezione della C. P. fu tale Elena La­bedinsky Solinas, proprietaria di locali pubblici a Tripoli col governatorato Bado­glio, e poi a Roma della <Quirinetta ». Si rivelò a Nord che la Solinas era pro­tetta dal decrepito guerriero, che aveva sposato un suo stesso congiunto, e che era munita di passaporto americano.

Badoglio-al-Sud

  • Nell’assumere il governo tele­grafai a Hitler dicendo che avrei mantenuto l’impegno e continuavo la guerra. Hitler a questo telegram­ma non rispose… Mandò truppe in Italia, non richieste». (4).

4)    Falso: le truppe erano state chieste a Hitler ripetutamente, e furono manda­te dopo la dichiarazione del Maresciallo (<la guerra continua>) e l’aggravarsi del­la crisi del fronte italiano.

  • «I tedeschi ci volevano offendere nel nostro onore di ufficiali; vole­vano per la resistenza in Italia im­porci il Comando tedesco senza al­cuna consultazione dei nostri Ge­nerali, del nostro Stato Maggiore. Essi volevano imporci il comando unico di quel famoso generale Rom­mel, che è stato fonte di tutte le nostre disgrazie in Africa. Io mi so­no ribellato ed eccomi qui tra voi e con il nostro popolo il quale ha risposto ad unanimità». (5).

5)    Falso: nessuno ha mai sentito parla­re di un comando unico Rommel. Dopo l’armistizio Rommel stabilì un comando sul Garda, in attesa che si chiarisse an­che militarmente la situazione: e intanto Kesselring restava al comando del fronte meridionale. Che non si pensasse a Rommel per l’Italia, lo dimostra il fatto che con assoluta libertà d’iniziativa in Ita­lia, e proprio in conseguenza dell’armi­stizio, non si scelse lui ma il Feldmare­sciallo Kesselring quale unico Comandan­te Superiore per il fronte Sud.

  • « In questo momento si combatte ovunque contro i tedeschi. A Tori­no ed a Milano gli operai hanno impugnato le armi e combattono a fianco dei nostri soldati contro i tedeschi ed i fascisti. La IV Arma­ta al completo combatte vittorio­samente contro di essi. Noi dobbia­mo scacciare questi ladroni ed as­sassini». (6).

6)    Falso: nessun incidente, nell’ottobre 1943 a Torino o a Milano e nessuna no­tizia di azioni della IV Armata. Ancora il 22 febbraio ‘44 Churchill dichiara ai Comuni a proposito delle truppe cobel­ligeranti: <Il maggior numero è occupa­to in indispensabili servizi per le forze alleate nelle retrovie>.

  • «Io sono un vecchio che ho rag­giunto i miei 72 anni e non credevo di finire i miei giorni vedendo ca­dere la Patria in questo disastro. Adesso è stato formato in Italia un Governo detto “Governo fascista repubblicano” agli ordini dei tede­schi; ma non crediate che Mussoli­ni sia con loro e si arrischi a veni­re in Italia. Egli è al sicuro lonta­no, in Germania. Ma ve lo giuro, noi li ricacceremo e li raggiungere­mo ovunque. Io vi prego di trasfon­dere nei nostri soldati questo sen­timento che deve portare le nostre truppe alla rivincita e alla vitto­ria» (7).

7) Falso: Badoglio non ignorava che, mentre lui stava parlando, Mussolini era alla Rocca delle Caminate dove aveva già presieduto un Consiglio dei ministri. Cir­ca l’annunzio di Badoglio che <lo ricac­cerà e lo raggiungerà dovunque>, ma poi non gli avvenne di farlo.

: articoloB

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Il lettore curioso può gustare un approfondimento

in una bellissima lettera a sostegno, di qualche anno fa.

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una storia segreta. Normandia: ultime 48ore_2

Meyer (di cui sembra non esista nemmeno una foto..) il 3 giugno 44 (alle 22 circa) dette immediatamente l’allarme a tutta la 15° armata. Contemporaneamente copiava il messaggio per telescrivente al Comando di Hitler (OKW) poi telefonò al Comando del vecchietto (68enne) Rundstedt (OBWest) e a quello di Rommel (gruppo di armata B). Un lavoro da segretaria indaffarata! Ora si faccia particolare attenzione ai tempi e ai modi di reagire.

All’OKW (da Hitler, insomma) il messaggio fu consegnato di corsa da un sottufficiale trafelato al generale Alfred Jodl (Capo di Stato Maggiore). Il messaggio rimase alcune ore sul tavolo di Jodl che NON ordinò l’allarme. Pensò che l’avesse mandato Rundstedt, il quale, a sua volta, pensava che fosse tutta un’idea di Rommel…!

Una gabbia di matti! Hitler dormiva. Una volta tanto era stanco. Tutte le notti sfiniva i malcapitati con interminabili discorsi sull’inefficienza dei suoi generali fino all’alba, ma questa no. Dormiva e nessuno si azzardò a svegliarlo! Una manica di idioti. Però bisognava esserci, per giudicare così. E’ quasi l’una di notte del 4 giugno e lungo la costa dell’invasione soltanto un’armata era stata messa in stato d’allarme: la 15° di Meyer. La 7° Armata, che presidiava la costa normanna, non aveva saputo nulla dei messaggi, nessuno aveva chiamato al telefono (nemmeno per sapere se volevano del caffè…) e si sonnecchiava come ogni notte. La 7° Armata era considerata il grosso delle forze di difesa; era sì composta da molti giovanissimi, rincalzi, addirittura polacchi, francesi di Vichy, austriaci, vecchi, volkssturm, ma comunque era un bel mucchio di soldati;…dormienti, ma soldati. Alle 3 di notte la prima metà del messaggio fu ripetuta ma Meyer sapeva di essersi attenuto agli ordini di aspettare ancora e per questo era sollevato. L’ininterrotta tranquillità del fronte gli stava dando ragione. Tra poco sarebbe stata l’alba e tutto era calmo. Eppoi non c’era molto altro da fare: bisognava aspettare la seconda metà del messaggio d’importanza vitale. D’un tratto i suoi subalterni registrarono un improvviso silenzio-radio inglese! Nulla. Solo rumore di fondo. Credo che l’immensità di ciò che poteva significare tale messaggio sia stato davvero opprimente per l’animo di Meyer. La possibile disfatta dello sbarco alleato, le vite di centinaia di migliaia di connazionali; tutto dipendeva dalla rapidità con cui egli avrebbe intercettato la trasmissione e dato l’allarme al fronte! Intanto il Gruppo di Armate B, lontano 200 Km, si preparava a partire dalla Germania. L’unica cosa che gli ronzava in testa era il sospetto che i suoi superiori non si rendessero conto di quanto il messaggio fosse importante.

Rommel si accingeva a lasciare La Roche Guyon (a metà strada tra Parigi e la Normandia), un paesino di passaggio che lo avrebbe portato dalla moglie che compiva gli anni (il giorno 6) con il famoso dono di guanti in camoscio grigio. Era una tetra Domenica mattina, quel 4 giugno 44. Per i tedeschi la giornata si prospettava tranquilla e senza novità. Non accadeva nulla e non ci si aspettava che accadesse nulla: il tempo era talmente cattivo che a Parigi, al Comando della Luftwaffe, il colonnello prof. Walter Stobe, capo meteorologo, chiamò tutti (all’OKW) dicendo di star tranquilli e che non c’era da preoccuparsi; ai serventi delle batterie antiaeree fu dato prontamente l’ordine di scendere dalle loro postazioni nonostante quella fosse una zona solitamente molto battuta dai bombardieri Alleati. Alle 12.45 Von Rundstedt, che dormiva fino a tardi (perché quando piove si dorme benissimo…) gli venne in mente di farsi sentire. Dapprima cercò Rommel e non lo trovò, poi chiamò il Comando centrale e lasciò un messaggio (in segreteria si direbbe oggi…): « il sistematico e netto aumento degli attacchi aerei indica che il nemico è arrivato ad un alto grado di approntamento. Il probabile fronte d’invasione rimane tuttora il settore dalla Schelda (in Olanda) alla Normandia e non è impossibile che il settore settentrionale della Bretagna possa esservi incluso…Attacchi aerei concentrati sulle coste tra Dunkerque e Dieppe possono significare un maggiore sforzo Alleato in quel punto, ma… non si ha ancora indizio di un imminenza di invasione… Se saprò qualcosa vi informerò. ». – Molto gentile , grazie, caro! -.

La stima era un’altra tipica ipotesi sbagliata, ma sarebbe meglio dire una puttanata galattica perchè è come dire che il nemico può attaccare qui e lì e chissà dove! Cioè, non dice nulla di preciso. E allora, invece di dire cretinate, se non sai cosa dire è meglio stare zitto! Comunque al pomeriggio del 4 la costa normanna non sa ancora nulla! E stiamo parlando di quasi 1300 Km di costa d’invasione! ” Vado a mangiare! ” disse Von Rundstedt; chiamò il figlio (giovane tenente) e andarono al ristorante. Hitler aveva visite e non si era fatto più sentire e questo aveva tranquillizzato un po’ tutti. Era solo trapelata la notizia che non aveva digerito molto la carne di elefante! Peccato.

prossima puntata martedì. se ce la faccio.

Team557


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