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9 settembre 1943. cronaca

9 settembre: giovedi

  • ore 20: Ambrosio invia un fonogramma a Kesselring perchè faccia cessare ogni atto di ostilità tra le truppe al fine di evitare un vero e proprio conflitto tra i due eserciti (Kesselring accetterà la richiesta interpretandola a suo modo. Farà cessare ogni conflitto che non gli avrebbe portato vantaggi concreti, lasciando cioè la discrezionalità ai comandi sul campo di cessare i combattimenti perchè in qualche modo gli italiani DOVEVANO pagarla…).
    Per esempio, non cessarono mai le ruberie tedesche, il cui ordine – disse – era arrivato da Berlino ed era inappellabile. Figuriamoci.
    Intanto, i primi mezzi da sbarco alleati toccano terra, sotto un pesante fuoco nemico. Ma non dappertutto.
    I comandi italiani periferici chiedono a Roma come possono comportarsi: chiedono conferma dell’ordine di esecuzione della memoria OP44.
    Roatta ed Ambrosio non si assumono la responsabilità di darlo:
    Badoglio dorme tranquillo e nessuno lo sveglia. L’ordine così non sarà mai dato fino all’11 settembre… e da Brindisi, dopo che il Re se l’era squagliata ed il nostro esercito si era praticamente dissolto!
    Dal libro di Kesselring:
    Sapevo ora quali disposizioni prendere: accelerare la ritirata dalla Calabria delle due divisioni, pur cercando di ritardare la marcia di Montgomery, sfruttando le risorse del terreno montuoso; chiarire rapidamente la situazione a Roma, inviando le forze diventate così libere a sostegno della 10°armata nell’Italia meridionale; inviare le divisioni d’attacco nel settore di Salerno, dove la costa era già difesa dalla 15° divisione di granatieri corazzati e dai reparti della 16° div. corazzata… La rinuncia al lancio di truppe aerotrasportate alleate allegerì la situazione nei dintorni di Roma, perchè le divisioni italiane, sebbene superassero del triplo le nostre i notri effettivi, non rappresentavano un vero pericolo: una loro azione avrebbe però potuto ritardare l’invio di rinforzi alla 10°armata sul fronte di Salerno -.
  • ore 3: la squadra navale da battaglia di LaSpezia lascia il porto, al comando dell’ammiraglio Bergamini, con rotta verso la Maddalena.
    Intorno a Roma, a nord la 3°divisione Panzer Granadier aumenta la pressione contro l’Ariete;
    a sud la 2°divisione paracadutisti avanza verso la div. Piacenza ormai disgregata e combatte con la Granatieri di Sardegna. Ormai la speranza di una ritirata tedesca “indolore” lascia il campo alla “paura“.
  • ore 4: colloquio Roatta-Carboni: – la situazione è compromessa: non possiamo durare più di 24 ore. I tedeschi sono a Tor Sapienza, sulla Prenestina, a 8 Km da S. Pietro. Roma è accerchiata almeno da 3 punti cardinali: i tedeschi sono minacciosi a nord, attaccano a sud e avanzano ad ovest -.
    Roatta riferisce ad Ambrosio il fosco quadro della situazione: viene esclusa la fuga e Roatta assume il comando della difesa di Roma.
    Ambrosio decide finalmente di svegliare Badoglio ed il Re: non c’è alcun segnale di uno sbarco alleato nei pressi di Roma, quindi bisogna valutare il da farsi.
  • ore 4,30: Roatta, alla presenza di tutti i protagonisti presenti nel  Ministero della Guerra, salvo il Re, fotografa la situazione: “Bisogna evitare che il Sovrano ed il Governo siano catturati. Siamo accerchiati – sottolinea Roatta – l’unica strada rimasta libera è la Tiburtina.
    Non c’è tempo da perdere”.

    Badoglio riferisce al Re la decisione di lasciare Roma: il Re accetta.
    Badoglio affida al ministro dell’Interno Ricci (non presente alla riunione ed ignaro di tutto) la direzione interinale del Governo.
    Ambrosio chiama De Courten modificando l’originario progetto: le navi devono eseere pronte a Pescara e non più a Civitavecchia, ormai in mano ai tedeschi e Sandalli per concentrare a Pescara il maggior numero di aerei possibile.
    Ambrosio nomina il generale Palma responsabile del C.S. a Roma… senza lasciargli ordini! Veramente raro!
    Il Re, secondo la ricostruzione di Marchesi, ordina ad Ambrosio di seguirlo con i tre capi si S.M.
  • ore 5: l’ammiraglio Sansonetti, vicecapo di S.M. della Marina, ordina all’incrociatore Scipione e alle corvette baionetta e Scimitarra di dirigersi su Pescara per prendere a bordo “una alta personalità.
  • ore 5,15: Roatta comunica a Carboni il famoso “ordine sul tamburo“: con un lapis, il capo S.M.R.E. ordina al C.A.M. di non difendere Roma e di ripiegare “immediatamente” su Tivoli. Nella capitale devono rimanere solo i carabinieri e le forze di polizia per garantire l’ordine pubblico.
  • ore 5,45: Roatta, con Ambrosio, lascia Roma in direzione Tivoli.
  • ore 6,30: parte anche De Courten.
    La squadra di Bergamini, con le corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia, si ricongiunge con le altre navi da guerra provenienti da Genova al largo della punta settentrionale della Corsica. In quelle ore sono schierate in mare le nostre migliori unità da battaglia: tre corazzate, sei incrociatori, dieci cacciatorpediniere oltre ad altro naviglio minore.
  • ore 7: Carboni lascia Roma, in abiti borghesi e su un’auto con targa diplomatica: la direzione è sempre la stessa…Tivoli.
    Il generale ha sempre sostenuto di voler cercare in quella zona Roatta per ricevere i successivi ordini.
  • ore 7,10: parte De Stefanis in compagnia dell’altro sottocapo di S.M.R.E. generale Mariotti.
  • ore 7,30: il capo di S.M. di Carboni, colonnello Salvi, rimasto ormai solo a Palazzo Caprara, incontra il gen. Utili, capo dell’ufficio operazioni, per avere conferma degli ordini ricevuti da Carboni ormai scomparso da diverse ore.
    Utili, in procinto di partire, gli suggerisce di farsi controfirmare gli ordini dal gen. Calvi di Bergolo, comandante delle divisione Centauro, il più anziano del C.A.M.
    Calvi si rifiuta e Salvi perde la testa: ha una crisi di nervi e scoppia a piangere.
    Lascia una pessima impressione ai comandanti divisionali Solinas (Granatieri di Sardegna), Tabellini (Piave) e Cadorna (Ariete). Finalmente Salvi conferma le direttive di Roatta delle 5,15 (il famigerato e controverso “ordine del tamburo“), cioè l’immediata ritirata a Tivoli di tutto il corpo d’Armata Motorizzato.
  • ore 8: Carboni è a Tivoli dove non trova nessuno. Prosegue fino ad Arsoli dove ha conferma del passaggio del corteo reale.
    Il suo attendente, tenente Lanza, va in avanscoperta e incontra Roatta che gli conferma di eseguire gli ordini ricevuti; null’altro! Carboni sosta al castello di Arsoli dei principi Massimo, dove la troupe di Carlo Ponti sta girando un film con la famosa diva dell’epoca Mariella Lotti.
    Il Comitato Centrale del P.C.I. decide di proporre la trasformazione del Comitato Unitario Antifascista in Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) con Bonomi primo Presidente. Il nuovo Comitato emette il primo appello agli italiani con l’invito a far riconquistare all’Italia “il posto che le compete nel Consiglio delle Nazioni Libere”.
  • ore 8,15: il generale Utili, con alcuni ufficiali dello S.M., chiude il lungo corteo dei partenti.
  • ore 9: Ottocento paracadutisti tedeschi toccano terra nella zona di Monterotondo, precedente sede del quartier generale di Roatta. “L’attacco – scrive Kesselring – presentò difficoltà maggiori di quelle previste ma fu coronato da un completo successo tattico. Roatta e il suo S.M. aveva già preso fuga“.
    La divisione Piave entra in combattimento.
    La situazione alle 9 vede: a nord la divisione Ariete che tiene bene la posizione tra la Cassia e la via Claudia. A sud la Granatieri di Sardegna è fortemente impegnata su tutto il fronte dalla 2° divisione paracadutisti tedesca. Perde terreno ma combatte valorosamente.
    La divisione Centauro a Bagni di Tivoli non ingaggia alcun combattimento.
    Da questo momento cessano tutti i rapporti di collaborazione tra l’esercito, la Marina e l’Aeronautica. D’ora in poi solo iniziative private dei singoli comandanti vedranno azioni contro i tedeschi. Di fatto, la fuga degli stati maggiori ha “azzerato” la catena comando di tutto l’esercito italiano.
    Si immagini lo stupore di alcuni comandanti che chiamavano via-radio o al telefono ripetutamente Roma e dall’altro capo non rispondeva mai nessuno!
    In nessuna nazione si era mai verificata una cosa del genere nella storia.
    Sul fronte di Salerno, il generale tedesco von Vietinghoff, comandante della X armata nel sud Italia, visto che che non si prevedono altri sbarchi alleati decide di rimanere sul posto. La sua divisione corazzata argina brillantemente le offensive alleate.
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4-5-6-7 settembre 1943. cronaca

Prima di scrivere, voglio far conoscere la mia opinione. Almeno sugli inglesi.
Oggi no, ma forse allora, se fossi nato in quell’epoca l’avrei pensata molto diversa.
Gli alleati, in particolar modo gli inglesi del primo e mezzo novecento hanno sempre dimostrato una incomprensione assoluta verso tutti e, in special modo, verso di noi.
Direi, in tutte le trattative; non dico che ci offenderssero apertamente, ma ci hanno sempre mostrato una specie di … non dico disprezzo, ma di non considerazione.
Dico storicamente, E non so perchè. Che sia la spocchia inglese… a farli così?
Questi qua fanno sempre i fenomeni ma presi uno per uno, eh, cambia molto la giambolica…!! Ho dato una scorsa (dico la verità) al libro “Dio stramaledica gli inglesi” e, in tante cose ci prende! In altre è assolutamente esagerato, fuori dai tempi, ma, mi è stato detto, negli anni ’40 era abbastanza un pensiero comune.
Va bene. L’ho detto.    Cronaca.

Ah, voglio dire sta cosa. Ricordiamolo:
il 3 settembre 1943, alle 17,45 – firma dell’armistizio, sotto una tenda allestita sotto un uliveto, a Cassibile -.

Nel tardo pomeriggio, a Roma, Badoglio riceve l’ambasciatore tedesco Rahn.
Il maresciallo dice: “la diffidenza del Governo del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile! Ho dato la mia parola e la manterrò.
Vi prego di avere la mia fiducia
“.
– Cosa sei, matto? Pensi che i tedeschi non siano informati?
(la resa dell’Italia era stata firmata tre ore prima).

Il 4 settembre 1943 Rahn incontra Ambrosio, il quale si dichiara animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra in comune.
– ah, allora, è una recita! una commediola dell’asilo!

L’8 settembre 1943 c’è la visita ufficiale di Rahn al Re che gli sottolinea ancora la decisione di continuare la guerra sino alla fine al fianco della Germania, con la quale l’Italia è legata per la vita e la morte!
– Ripeto: la resa incondizionata era stata firmata cinque giorni prima!.
Dai, qui siamo… ai burattini!

 

4 settembre. sabato

  • A Roma, Ambrosio conferma a Rahn «la sincera determinazione di continuare la lotta a fianco della Germania».
  • Castellano, che rimane a Cassibile come ufficiale di collegamento con gli alleati, consegna a Marchesi i documenti concordati con Bedell Smith e specificatamente:
    – una copia dell’armistizio “corto”;
    – le clausole aggiuntive contenute nel “lungo” con il biglietto di Bedell Smith per Badoglio;
    – un promemoria per la Marina con le istruzioni per la consegna della flotta
    (questa cosa mi fa mandare giù un magone tremendo anche dopo 70anni);
    – un analogo documento per l’aeronautica;
    – un promemoria per il S.I.M. sulle attività di sabotaggio da compiere in Italia;
    – l’ordine di operazione della 82° divisione aviotrasportata americana per lo sbarco su Roma.
    – Nient’altro?   No.
  • Si conclude l’invio ai comandi periferici della memoria OP44 con gli ordini operativi per i giorni successivi. Un documento definito all’unanumità ambiguo e troppo cauto e comunque privo dell’ordine di esecuzione, di competenza esclusiva del C.S.
    (nei Comani italiani, quando è arrivato il fonogramma, si sentì un enorme “Evviva, si sono ricordati di noi!!!“). Era da un mese che non si sapeva più nulla.
    Roba da matti.

5 settembre. domenica.

  • All’alba: Marchesi rientra a Roma e atterra a Centocelle.
  • ore 12: Marchesi incontra Ambrosio e gli consegna il dossier il dossier di Castellano. (nota. Ambrosio non dice nulla dell’incontro coi tedeschi.
    Si voleva tenere il segreto.
  • ore 13: Ambrosio incontra Badoglio e gli comunica la data ipotizzata da Castellano: il 12 settembre, poi, il contenuto della documentazione.
    Roatta, De Courten e Sandalli evidenziano le difficoltà operative della tre armi di fronte all’incertezza degli eventi.
    Nel pomeriggio un telegramma da Algeri di Eisenhower preannuncia l’arrivo a Roma di Taylor, nella notte tra il 7 e l’8, per predisporre l’aviosbarco.
  • Ambrosio chiede a De Courten di organizzare l’arrivo dei due ufficiali alleati e gli accenna anche l’ipotesi di un trasferimento segreto del Re e della flotta all’isola della Maddalena.
  • L’Alto Comando tedesco avverte Kesselring di tenersi pronto a qualsiasi evenienza. ( Kesselring è uno… nato pronto;  figuriamoci! non aveva certo bisogno di farsi allertare…).

6 settembre. lunedi.

  • Numerose riunioni operative avvengono tra i vertici militari italiani per l’assegnazione dei rispettivi compiti.
  • ore 10: De Courten emana il piano operativo per il trasferimento del Re alla Maddalena: il “Vivaldi” e il “Da Noli” sono due navi da guerra convocate a Civitavecchia. Sandalli impertisce gli ordini con le modalità di consegna degli aerei agli alleati al momento della comunicazione ufficiale dell’armistizio.
  • ore 12: Carboni organizza l’arrivo di Taylor e Gardiner a Roma.
    Gli alleati diffondono messaggi radio con l’invito al Governo italiano a “rimanere all’erta per una comunicazione della massima importanza che sarà trasmessa il 7 settembre, ovvero il giorno successivo.
    A Roma nessuno presta particolare attenzione a questa cosa.
    Arrivano le notizie di unrilevante concentramento di convogli marittimi alleati al largo di Palermo. Il segnale è che lo sbarco è imminente.
    Ma dove? Gli alleati tacciono. Non si fidano dei loro nuovi compagni di viaggio.
    Roatta trasferisce ad Ambrosio le sue preoccupazioni della data dello sbarco alleato (ricordiamoci che tutti pensavano al 12 settembre) e quindi, della comunicazione dell’armistizio. Ambrosio risponde negativamente e prepara un promemoria per gli alleati con delle proposte di modifica del piano originario.
  • ore 22: Ambrosio parte in vagone letto per Torino adducendo motivi personali, rifiutando l’aereo (in questo modo era tutto più anonimo…).
  • ore 22,30: Carboni manifesta a Roatta l’impossibilità di assolvere il pino concordato per supportare l’esecuzione di Giant2.
    Roatta scrive un promemoria sul pericolo di un annuncio dell’armistizio prima del 12 settembre, proponendo uno sbarco alleato nelle vicinanze di Roma.
    Il Re si prepara a lasciare Roma per la Sardegna.

 

7 settembre. martedi

  • ore 2,00: Taylor e Gardiner si imbarcano ad Ustica sulla corvetta italiana Ibis, con direzione Gaeta.
  • ore 10: Carboni incontra Marchesi al S.I.M. con le due ricetrasmittenti consegnategli dagli alleati e da usare per la proclamazione dell’armitizio.
    Tra i due scoppia una violenta polemica sulle modalità dell’accordo concluso a Cassibile.
  • ore 10: De Courten riceve l’ammiraglio Bergamini che gli conferma che i suoi equipaggi sono pronti a salpare contro la flotta alleata per la battaglia decisiva, nel sud dell’Italia!
    Il sottocapo di S.M., gen. Rossi, presente all’incontro tra Carboni e Marchesi, si reca a Monterotondo, quartier generale dell’esercito, dove Roatta gli conferma l’impossibilità di dare esecuzione agli accordi su Giant2 prima del 12 settembre. In asenza di Ambrosio, Rossi decide di avvertire, via radio, Castellano, a Biserta.
  • ore 16: Castellano chiede a Eiesenhower di rinviare la data dell’armistizio ottenendone in risposta una sonora rista ed una pernacchia!
    Carboni organizza la distribuzione di armi ai civili del C.L.N.
    Rossi, appresa la notizia dell’arrivo di Taylor, telefona ad Ambrosio, chiedendogli di tornare a Roma immediatamente!
    Marchesi organizza un aereo per la trasfert, ma Ambrosio rifiuta.
    Tornerà il giorno dopo, sempre in vagone letto!
  • ore 17: De Courten riunisce tutti gli ammiragli, tra cui Bergamini, e da’ loro istruzioni nel caso di un armistizio con gli alleati (?!?).
  • ore 18: Taylor sbarca in gran segreto a Gaeta e con un’autoambulanza si avvia a Roma con alla guida il contrammiraglio Franco Maugeri, capo dello spionaggio della Marina, la “mente” organizzativa del blitz dei due ufficiali americani in Italia.
  • ore 21: Taylor e gardiner giungono a Palazzo Caprara, di fronte al Ministero della Guerra.
    I sommergibili Topazio e Velella salpano in missione di guerra contro gli alleati. Saranno affondati con circa 150 marinai a bordo, vittime del caos di quelle ore.
    Taylor chiede un incontro immediato con Ambrosio che, ovviamente, gli viene negato e rinviato all’indomani mattina.
  • ore 22: Taylor ha un infuocato colloquio con Marchesi. Chiede di poter verificare la situazione degli aeroporti. Marchesi temporeggia. Taylor esplode dicendo: “il lancio è fissato per domani; la 82° divisione arriverà domani sera su Roma!” Allo stupore di Marchesi, Taylor replica: “lo sbarco è fissato per domani 8 settembre, mercoledi!“.
  • ore 23: Taylor incontra finalmente Carboni che gli conferma l’impossibilità di un’ispezione immediata degli aeroporti interessati dall’aviosbarco: “sono tutti in mano tedesca!“. Inoltre Carboni denuncia carenze di armamento e di carburante dei suoi reparti. Bisogna rinviare la data, oppure l’esercito sarà sopraffatto in sole ventiquattro ore. Di conseguenza l’aviosbarco americano si sarebbe trasformato in un massacro, un “tiro al piccione!“.
  • ore 24: dopo le vibrate insistenze di Taylor, Carboni, a malincuore, accetta di andare da Badoglio, a casa sua.
  • ore 24,15: Carboni, in privato, spiega a Badoglio la situazione e introduce poi nella stanza i due ufficiali alleati di fronte al nostro Primo Ministro in vestaglia (si immagini la scena).
    Badoglio conferma la tesi di Carboni e chiede a Taylor di tornare da Eiserhower a spiegare la nuova situazione e, soprattutto, per ottenere un rinvio della proclamazione dell’armistizio.

1 settembre 1943. cronaca

1 settembre: mercoledi

  • Riunione collegiale: presenti Badoglio, Acquarone, Guariglia, Ambrosio, Carboni e Castellano.
  • Zanussi consegna a Roatta il testo dell’armistizio “lungo”.
  • Alle 17 il Re accetta la proposta alleata.

Nel corso della mattinata però, dopo la relazione di Castellano gli animi mutano: Guariglia e soprattutto Carboni (incaricato della difesa di Roma) sono contrari. Non pensano affato di poter contrastare i tedeschi in modo efficace; si lamentano mancanza di munizioni e benzina. Ambrosio è invece d’accordo. Dice che non esiste alternativa.
Badoglio, come al solito, dice che parlerà con il Re.
Alle 17 Vittorio Emanuele dichiara di accettare le condizioni proposta e lo telegrafa a Cassibile.
Adesso la situazione è la seguente:
gli Alleati da parte loro avrebbero dovuto sbarcare a sud di Roma (con i 100 mortai) e gli italiani avrebbero dovuto proclamare, con qualche ora di anticipo, l’avvenuto armistizio.
Da sottolineare infine che Zanussi ha scritto di aver consegnato il 1° settembre a Roatta il testo del “lungo”: ma nessuno dei protagonisti ha confermato mai tale circostanza.
Dove sia finito, in quelle ore, tale importante documento nessuno lo ha mai detto!. Forse, in qualche borsa dimenticata?


Badoglio si Badoglio no

Alcuni lo hanno definito un uomo della storia, un uomo deplorevole ed in altre maniere più colorate, ma nessuna definizione di queste rende giustizia alla figura. Probabilmente… , “criminale di guerra” è quella che gli calza di più. Almeno a sentire il governo etiope, abissino e jugoslavo. I documenti dell’archivio di Stato italiano, senza reticenze e con il più crudo linguaggio della burocrazia, denunciano stragi, oppressioni, infamie , rapine, deportazioni e violenze di ogni genere, imposte e protette dall’uomo di Grazzano Monferrato.

Eritrea-1935

La cronologia dei tentativi di estradare questo criminale a guerra finita è lunga, tortuosa e, soprattutto, infruttuosa.
Nel 1998 uscì un inserto in un giornale che descriveva le malefatte in modo estremamente dettagliato. Mi rammarico moltissimo di averlo perduto nei meandri di questa mia mania; oggi mi sarebbe servito. Non ultimo, il fatto che richiedere una copia di quell’inserto al giornale è tempo perso. Va bene.

L’accusa.

capitolo 1

ipriteIn aperta violazione del protocollo di Ginevra del 1926 che l’Italia aveva sottoscritto, fu dato ordine da Badoglio di usare gas tossici contro gli etiopi.

Già dalla prima grande guerra, l’iprite veniva usata per riempire recipienti da lanciare sul nemico, oppure spruzzata da bassa quota come insetticida. Un’ondata terribile venne lanciata contro una popolazione completamente impreparata. L’iprite, usata in bombe di 280 kg veniva lanciata per espoldere in aria ( a circa 200m da terra) e questo liquido pesante diventava una pioggia letale che procurava morte sicura, penetrando attraverso i vestiti, bruciando e disintegrando i tessuti umani. Gli abissini erano completamente vulnerabili a questo tipo di attacchi e tantomeno conoscevano un metodo per curare i loro feriti. La guerra chimica era stata preparata anni prima con tonnellate di liquido per la fanteria in granate caricate a gas e migliaia di bombe per l’aviazione. Badoglio trovò questo “apparato” pronto e lo usò ancor prima di avere l’ordine esplicito di Mussolini. Di propria iniziativa. autorizzazioneL’autorizzazione arrivò il 28 dicembre 1935 che riguardava iprite e lanciafiamme. Questi metodi efferati erano ben tollerati dalle coscienze di questi personaggi. Si pensi che Rodolfo Graziani (chiamato “il macellaio di Libia“), pur di battere il Badoglio “avversario” in durezza, fu addirittura più creativo ed intraprendente implementando la tecnica di gettare dagli aerei i ribelli catturati! Badoglio02Badoglio, al fine di stroncare la ribellione e la resistenza locale, ebbe il “sentimento” di far largo uso di gas venefici con la stessa  facilità con la quale mandava allo sbaraglio migliaia di uomini a terrorizzare quelle popolazioni inermi come se si trattasse di disinfestare una topaia.

Ma c’è di più.

capitolo 2

Un effetto collaterale a queste procedure fu quello dell’opinione britannica che si manifestò subitò inorridita; Mussolini, a quel punto, autorizzò i generali a spazzar via gli stranieri dalle zone di guerra. Badoglio, preoccupato per l’opinione pubblica mondiale, fu solerte nel far scoprire che a far trapelare la notizia dell’uso dei gas era stata la Croce Rossa. Cinque giorni iniziò un raid aereo di 19 incursioni contro ospedali da campo della Croce Rossa Internazionale. Nel primo di questi attacchi, avendo saputo che lo Stato Maggiore dei “ribelli” era accampato nelle vicinanze di un ospedaletto svedese, Graziani, sempre in questo clima competitivo tra comandanti, comandò a Bernasconi (comandante della squadra aerea) di compiere un vigoroso bombardamento sulla località. Anche se – aggiungeva nel telegramma – questo dovesse involontariamente colpire le tende dell’ospedale. Infatti così accadde. Moltissime bombe caddero causando una strage immane. Era dalla strage degli Armeni che non si vedeva una tale manifestazione di incontrollata brutalità. Così fu definita dai britannici.

public-opinion

Alla fine della guerra si è saputo che i governi di Gran Bretagna e Stati Uniti erano perfettamente a conoscenza dei crimini commessi da questi ed altri ufficiali italiani, tuttavia, provocare una rottura politica con il governo italiano, a così breve distanza dalla fine del conflitto venne considerato politicamente inopportuno.

Nel 1946 gli eventi in Italia stavano prendendo una direzione tale da rendere impossibile l’estradizione dei criminali di guerra. E fu in quel momento che in Italia si seppe che Badoglio era ricercato dal governo etiope per aver usato i gas tossici ed il bombardamento inumano degli ospedali della Croce Rossa. Ma già dal 1943 i britannici e gli americani dell’armistizio sapevano delle malefatte italiane del Fascismo. Badoglio03In quei giorni Churchill mandò un telegramma a Roosevelt in cui affermava di voler sostenere qualsiasi governo non fascista e l’intenzione di garantirsi l’appoggio dell’esercito italiano, nel modo più conveniente, ma Badoglio annunciò che “la guerra continuava” e la cosa mise gli Alleati in una posizione difficile. Ma con la fuga del Re del 12 settembre Badoglio riparava al sud e siccome sia il Re e Badoglio, rappresentavano la legalità (nonostante quel che sapevano e con la benedizione di Eisenhover) accettarono che Badoglio diventasse il loro baluardo contro il comunismo che stava minacciando di dilagare in Italia. Dal 44 i britannici sapevano che l’Italia del Nord era un presidio comunista e Churchill, (come politico di destra) finì per diventare un anti-antifascista! Il timore delle ripercussioni politiche spaventava quindi Inghilterra e Stati Uniti. Il consegnare i criminali di guerra ai paesi che li avevano richiesti (Etiopia, Jugolslavia, Grecia) poteva creare grossi imbarazzi. Dal momento che non potevano rifiutarsi e allo stesso tempo non avevano nessuna intenzione di far finire questi individui sotto processo a Paesi dove non avevano il totale controllo, temporeggiare era la soluzione più naturale. Così vennero usate tutte le tecniche conosciute per guadagnare tempo. Nel frattempo l’occupazione sarebbe finita ed il problema dei criminali di guerra (secondo le leggi di Mosca) sarebbe diventato un problema italiano e sapevano anche che l’Italia non avrebbe mai consegnato nessun accusato a qualsiasi richiedente. processareI pesi politici del dopoguerra contribuirono a far decadere l’argomento dei crimini di guerra rimandandoli al giudizio dei Paesi dove erano stati commessi. Di tutto questo contribuì molto anche il fatto che l’opinione pubblica italiana non se sapeva granchè e tutto giocò a favore dei probabili accusati.

Ecco come Badoglio evitò tutti i problemi ed assieme a lui anche Graziani, Roatta ed altri 750 ufficiali italiani. Certo che in questo tumulto di avvenimenti fa sorridere l’immaginare un Badoglio piagnucolante sul molo a Pescara per imbarcarsi per Brindisi, preoccupato per la sua incolumità fisica; lui che non aveva remore nel mandare a morire migliaia di persone. E pure preoccupato per i suoi possedimenti personali in mano ai tedeschi.
Ce lo racconta Indro Montanelli nel suo “Storia d’Italia 1943-1948”.


I documenti che comprovano questo sono emersi nel 2006,
da un’indagine privata nell’Archivio pubblico londinese.

 


19/21/22/23 agosto 1943. cronaca

19 agosto: giovedi

  • Alle ore 7 si è conclusa a Lisbona la riunione Castellano-Militari Alleati.

Ribadiamo il punto.
Ci sono 3 canali diplomatici avviati, ognuno praticamente all’oscuro degli altri:

  1. quello di Guariglia, con Blasco Lanza D’Aieta,  Alberto Berio, via Tangeri
  2. quello di Ambrosio, con Castellano, via Lisbona;
  3. quello di Guariglia, con Grandi (?)

Eh già. Grandi, la faccia migliore del regime (bisogna vedere per chi…), forse la più conosciuta e apprezzata all’estero, viene inviato con tutta la famiglia a Madrid, come se fosse un weekend vacanziero, per raccogliere informazioni su Castellano e aprire sondaggi sullo stato dell’arte dell’ipotesi di armistizio.
Ci sarebbe da notare, per i più curiosi, che Grandi, dal 25 luglio era rimasto nell’ombra, nascosto a casa di amici, senza mai mettere il naso fuori di casa e senza fornire informazioni alla sua famiglia.    Per paura.
Poi, un bel giorno gli telefona Guariglia (che sapeva dov’era) e gli offre quest’incarico: “Bello! vengo subito!”, e via.

Da notare che la cessazione delle ostilità sarebbe entrata in vigore a partire dalla data e dall’ora che sarebbe stata comunicata – a sua discrezione – da Eisenhower e il Governo italiano doveva impegnarsi a proclamare l’armistizio subito dopo l’annuncio di Eisenhower.
Qualora il Re, a seguito di tale procedura, avesse rischiato la cattura da parte tedesca, si ipotizzò il suo momentaneo trasferimento pari alla sua posizione.

A Lisbona le parti diedero vita ad un doppio simmetrico inganno.
Castellano sostenne che Roma voleva un rovesciamento dell’alleanza e un’attiva partecipazione dell’esercito italiano alla lotta contro i tedeschi, dopo lo sbarco alleato.
Bedell Smith insistette per la resa incondizionata (che ossessione!) ed in più si presentò indifferente all’aiuto militare italiano.

Ma inspiegabilmente, Castellano, invece di rientrare a Roma per conferire dei risultati e rispettare la data del 30 agosto come ultimatum per la risposta italiana, per ragioni legate alla sua copertura si mette a bighellonare per le via di Lisbona per 4 giorni!

 

21 agosto: sabato

  • Castellano cerca di mettersi in contatto con Roma senza successo;
  • nel Quebec è approvato il testo dell’armistizio “lungo”;
  • Castellano non può rientrare a Roma: la nave dell’ambasciatore italiano in Cile è in grave ritardo;
  • Kesselring incontra Ambrosio.

Il generale tedesco ricorda che l’incontro con Ambrosio, presenti i capi dell’esercito, della marina e dell’aviazione, “fu molto corretto…e denso di un buon cameratismo. Molto tempo dopo ho saputo che era a conoscenza delle trattative già in corso.”

 

22 agosto: domenica

  •  Castellano invia due telegrammi cifrati a Roma. Talmente cifrati che a Roma i documenti non vengono capiti e non vengono trasferiti al C.S.
  • A Roma, in base a voci su un presunto tentativo di golpe fascista, sono arrestati Cavallero, Starace, Bottai e altri gerarchi.
    Durante l’arresto muore misteriosamente Ettore Muti.
  • Lo stato d’animo di Mussolini.

Siamo alla beffa! Castellano non comunica nulla a Roma, nè tramite l’ambasciata italiana di Lisbona, nè attraverso una trasmittente del S.I.M. che operava nella capitale. Soltanto oggi fa inoltrare al nostro ambasciatore Prunas due telegrammi in codice al Ministero degli Esteri. Il primo annunciava l’acquisto di una partita di volframio e l’altro diceva che la liberazione dei prigionieri ammalati sarebbe avvenuta entro pochissimi giorni. Il primo, spiega Castellano, voleva significare che ero riuscito a prendere contatto, il secondo che fra poco sarei tornato per riferire. Il significato dei telegrammi era facile da capire: perchè venivano da Lisbona e perchè non erano in corso trattative nè di volframio nè per i prigionieri malati! Mah!
Comunque a Roma non capirono una mazza. Si crearono polemiche basate su rivalità tra Ambrosio e Castellano, da una parte e Roatta e Carboni dall’altra. Di fatto, dopo dieci giorni dalla partenza di castellano nessuno aveva ricevuto notizie della sua missione!
Strano, ma vero.

In Italia la politica del “pugno di ferro” è attuata: sono arrestati molti gerarchi fascisti. Muore per mano di un sicario Ettore Muti (vedi articolo nel blog). Si regolano i conti tra le varie fazioni del fascismo.
Incomincia la guerra civile. Specialmente in Emilia-Romagna.

Di Mussolini si ha notizia tramite una lettera alla sorella a circa un mese prima della sua detenzione.
Per quanto mi riguarda mi considero un uomo per tre quarti defunto. Il resto è ossa e muscoli in fase di deperimento organico da dieci mesi a questa parte. Del passato non una parola Anch’esso è morto. Non rimpiango niente, non desidero niente (…) Per alcune settimane il mio isolamento morale è stato assoluto: dal mondo ho ricevuto un telegramma di Goering e un dono dal Fuhrer. Poi ho avuto i bollettini di guerra. Altre notizie sporadiche e rare. Io stesso non desidero che conoscere l’indispensabile. Nemmeno desidero i giornali. Come sai il nostro nome è bandito, esecrato, cancellato“.

 

23 agosto: lunedi.

  • Castellano parte in treno da Lisbona;
  • Kesselring incontra Hitler: il Fuhrer ha la prova del tradimento italiano.

Sarebbe bastato che Castellano partisse in aereo da Lisbona la mattina del 19, per guadagnare tempo prezioso e così facendo un’informazione diretta ed efficace al C.S. sarebbe giunta correttamente. Non si capisce come mai i due telegrammi non siano pervenuti sui tavoli dei vertici militari e civili. E poi ancora dopo, come non si sia proveduto a silurare quei due funzionari che avevano ricevuto i testi e le avevano considerati incomprensibili ed inutili cestinandoli! Qui sono nate anche parecchie supposizioni di sabotaggio della missione di Castellano, poi finite nel nulla.

Quando Kesselring incontra Hitler, questi gli chiede di smettere di avere fiducia negli italiani dal momento che aveva in mano la prova del tradimento (non dice quale sia…però). Da quel momento Kesselring dovette tenere in considerazione, nei suoi provvedimenti, la prevalenza dell’elemento politico.


15/16/17/18 agosto 1943. cronaca

15 agosto: domenica.

  • Incontro italo-tedesco, solo  alivello militare, a Bologna, tra Roatta, Rossi e Zanussi per l’Italia; Jodl e i comandanti tedeschi in Italia per la Germania.
  • Castellano arriva a Madrid alle 12 ed incontra subito l’ambasciatore inglese Hoare.
  • Alle 20 Castellano, sempre in treno, riparte per Lisbona.

L’atmosfera a Bologna è decisamente pesantissima, permeata di una evidente diffidenza e scostanza. Al tavolo, i giocatori espongono la loro intenzione di rafforzare il loro dispositivo militare in Italia per contrastare i probabili sbarchi alleati.   Balle: in realtà stavano eseguendo il piano di Hitler per l’occupazione del nostro paese.

E’ esattamente a questo punto che inizia la tesi che prima del famoso “tradimento italiano” ci fu il “tradimento tedesco” (condivisibile), cioè l’aggressione armata germanica allo scopo di saccheggiare quanto possibile un paese in completo disfacimento.

Castellano, intanto, interpreta il suo “mandato-non mandato” di Ambrosio e cerca di affrettare le trattative e parte per Lisbona la sera di ferragosto.

 

16 agosto: lunedi.

  • Al Quirinale riunione segreta e ristretta tra la Corona e il Governo: si decide di cercare l’accordo con gli alleati.
  • Castellano arriva a Lisbona intorno alle 22.
  • Dove trasferire il Duce? Il problema si fa serio.

Intanto Eisenhower ha deciso, di concerto con Roosevelt e Churchill, informati a Quebec da Hoare sull’incontro con Castellano, di inviare a Lisbona i massimi esponenti del suo comando: Bedell Smith – generale e capo di S.M. e il brigadiere generale inglese Strong.
Castellano, nonostante tutto, sembra abbia fatto colpo e la cosa va avanti.

In Italia, il paese è letteralmente invaso dalle divisioni naziste e si comincia a temere un colpo di stato a breve.

Ma una curiosità. Dove sono finiti tutti i fascisti di una volta? O quelli che si professavano tali? Si sono messi un cuscino sopra la testa?

 

17 agosto: martedi.

  • Alle 12 Castellano incontra, presso l’ambasciata inglese a Lisbona, Campbell.
  • Berio conclude il suo tentativo a Tangeri: incontra ancora una volta Gascoigne che gli riconferma la posizione alleata.
    E’ necessario che il maresciallo Badoglio comprenda che noi non possiamo negoziare, ma esigiamo una capitolazione senza condizioni. Ciò vuol dire che il Governo italiano si dovrà mettere nelle mani dei due Governi alleati, che in seguito gli faranno conoscere i loro termini. Questi termini forniranno condizioni onorevoli (?!?). Ricordatevi che i due Capi di Stato e i due Governi alleati hanno già manifestato il loro desiderio che l’Italia occupi un posto rispettabile nella nuova Europa, appena finito il conflitto, e che il gen. Eisenhower ha già annunciato che i prigionieri italiani in Tunisia e Sicilia saranno rilasciati, a condizione che lo siano anche tutti i prigionieri alleati”.
  • Alle 6,35 il gen. tedesco Hube comunica a Kesselring che la ritirata dalla Sicilia è completata. La battaglia è finita.
    Dopo 38 giorni di scontri gli alleati hanno conquistato e liberato l’isola. Il piano Husky è stato completato positivamente: però in tempi molto più lunghi rispetto alle previsioni.
  • Alanbrooke, capo di S.M.G. britannico, scrisse nel suo diario:
    Se Badoglio si scopre troppo, prima dell’arrivo degli alleati, rischia di essere sostituito dai tedeschi con un Quisling qualunque. Fortunatamente gli americani hanno accettato la nostra proposta: il comandante supremo è autorizzato ad aprire negoziati purchè la resa e il progettato sbarco a Salerno avvengano lo stesso giorno e in tale sequenza temporale.
    Eisenhower, come abbiamo visto, può procedere all’invio degli emissari militari“.

 

18 agosto: mercoledi.

  • Alle 22,30 Castellano incontra la delegazione alleata.
  • Guariglia invia Grandi a Madrid.

Giornata chiave per la storia dell’Italia. Per la prima volta, nell’abitazione dell’ambasciatore Campbell, alle 22,30, si incomincia a parlare veramente con chi conta.  Si conferma che l’Italia è disposta ad arrendersi e quindi viene letto il documento giuridico che deve essere accettato integralmente, senza modifiche.
Chiariti alcuni passaggi, Castellano affronta il tema centrale della riunione: cioè, come gli alleati intendono gli italiani in previsione della reazione tedesca.
Le armate germaniche, in quel frangente erano ancora forti. Molto forti e determinate. Forti, in senso germanico. E gli alleati sanno cosa voleva dire.
L’armistizio sarebbe poi stato ufficializzato cinque o sei ore prima dello sbarco alleato. Castellano dice che non sono sufficienti e che ci vorrebbero almeno quindici giorni per un “cambio di campo”. Poi fornisce i particolari dello schieramento tedesco dando un quadro di insieme molto più negativo di quanto gli alleati si aspettassero.
Dopo un momento di perplessità, il generale americano informa Castellano che, se entro il 30 agosto l’Italia non avesse dato risposta, la proposta sarebbe decaduta e priva di efficacia.
In caso positivo, invece, Castellano avrebbe dovuto, entro il 31 agosto, recarsi in Sicilia per la stipula finale dell’accordo.
Alle 7 del mattino la riunione si scioglie.


Grecia. un brutta storia

Roma 26ott.

Mussolini ha deciso di far scattare il piano “Emergenza G” alle prime luci dell’alba.
Il Maresciallo di stato Badoglio, capo di Stato Maggiore Generale, è riuscito ad ottenere dal Duce una proroga di 48 ore.
italiani-a-durazzoL’obiettivo finale è quello di occupare l’intero territorio greco: dall’Epiro a Salonicco, ad Atene, al Peloponneso, alle isole dell’Egeo e dello Ionio.
Ad Atene i vertici politici e militari ignorano completamente l’imminenza dell’attacco italiano.
Quello stesso 26 ottobre, un sabato, nella sede dell’ambasciata di Atene si vivono ore di drammatica attesa.
In mattinata, un telegramma da Roma ha annunciato che nel corso della giornata sarebbero seguite comunicazioni cifrate urgenti e segretissime. Roma riprende le trasmissioni in codice al tramonto.
grazziProprio quel giorno,  l’ambasciatore italiano ha invitato a cena esponenti politici greci per festeggiare la tradizionale amicizia tra Italia e Grecia. “Mi sentivo arrossire” – ricorda Grazzi –  al pensiero che mentre si offriva una cena ai greci,  a Roma era maturato il disegno di pugnalarli alle spalle”.
Solo a tarda notte è possibile visionare il testo completo del lungo dispaccio inviato (alle ore 3:00).
Il telegramma di Mussolini è un perentorio ultimatum italiano alla Grecia (visionabile in news del 28ott.).
ita-a-durazzo1In assenza di accettazione delle proposte fatte, le truppe italiane, alle 6 antimeridiane, avrabbero avuto l’ordine di invadere il territorio greco.

Che cosa è accaduto a Roma per indurre Mussolini ad inviare un ultimatum?

ita-a-durazzo3
Il Duce e gli alti Comandi italiani hanno maturato la decisione dell’attacco in soli tre giorni: dal 12 al 15 ottobre.

 

ita-a-durazzo2Nella mattinata del 15 ottobre Mussolini ha convocato una riunione segreta e, sentito il parere favorevole del Comandante Superiore in Albania, Visconti Prasca, ha dato gli ordini esecutivi.

Due gli esclusi dal vertice ristretto: il Capo di Stato maggiore della Marina, Ammiraglio Cavagnari e quello dell’Aeronautica, generale Pricolo. Ad aggiornare gli assenti penserà il maresciallo Badoglio 2 giorni dopo, in una riunione al Comando Supremo.
Badoglio illustra a tutti i desideri del Duce e afferma che il comando delle operazioni contro l’Epiro  è delegato alle forze dislocate in Albania. Gli viene fatto notare che le truppe inviate in settembre in Albania, però, non sono granchè: sono troppo poco addestrate. Sono truppe di stanza, non da attacco.
Badoglio fa spallucce, glissando la nota.

grecia-arta

Una volta occupato, il comandante di Albania chiederà tre divisioni di rinforzo che dovranno sbarcare nel golfo di Arta per poi proseguire verso Atene.
La Marina, che era stata tenuta completamente all’oscuro di tutto, si trova investita di due compiti decisivi: uno sbarco immediato a Corfù ed uno a Preveza, da lì a 15 giorni.
Mentre per il primo incarico non dice di no, per il secondo si oppone con tutte le sue forze, per motivi tecnici: il fondale è troppo basso.
mussolini1Ecco un primo ostacolo a Mussolini, a Prasca e imposto anche a Badoglio. Il rifiuto della Marina fa cadere subito ogni probabilità di successo per l’operazione G, ammesso che queste possibilità poi esistessero davvero. “Dato che anche l’aeronautica chiede una proroga – dice Badoglio – a questo punto spetta al Duce prendere una decisione definitiva, avendo lui la responsabilità del comando“.

soldato-ita-con-mulo

Dal diario di Ciano, di quei giorni (in breve).

15ott.     Presso il Duce a Palazzo Venezia, ha luogo una riunione per l’affare greco. Vi partecipano Badoglio, Roatta, Soddu, Jacomoni, Visconti Prasca ed io. La riunione è stenografata. Dopo, a P. Chigi, parlo con Ranza e Visconti Prasca, che mostrano il loro piano militare e con Jacomoni, che espone la situazione politica. Dice che in Albania l’attesa è vivissima ed entusiastica.

17ott.   Viene a vedermi il Maresciallo Badoglio e mi parla con grande serietà dell’azione in Grecia. I tre Capi di Stato Maggiore si sono unanimemente pronunziati contro.
Le forze attuali sarebbero insufficienti e la Marina non ritiene di poter eseguire alcun sbarco a Prevesa perché i fondali sono troppo bassi. Tutto il discorso di Badoglio ha un’intonazione pessimistica: prevede il prolungarsi della guerra e con esso l’esaurimento delle nostre magre, magrissime risorse.

18ott. (sera) Mussolini si infuria come una bestia. Dice che andrà personalmente in Grecia “per assistere all’incredibile onta degli italiani che hanno paura dei greci”. Intende marciare a qualunque costo e se Badoglio, che è dubbioso, darà le dimissioni le accetterà seduta stante.

25ott.  von Mackensen comunica intanto qualche maggior
particolare sui colloqui di Hitler coi Francesi e con gli Spagnoli e annuncia la stipulazione di un protocollo segreto tripartito colla Spagna. Il Duce manda una lettera al Gen. Visconti-Prasca: il colpo di sperone sull’ostacolo.

27ott.   Gli incidenti in Albania si moltiplicano: ormai c’è aria di vigilia di azione. Non si tengono più.

28ott.   Le cose sembra che vadano bene. Nonostante il tempo cattivo le truppe marciano con celerità, anche se manca l’appoggio dell’aviazione.
giornali-greciI quotidiani escono con la notizia dell’ultimatum già consegnato al Governo greco; a Mussolini i greci rispondono “OXI”, che significa NO. Metaxas fa leva sull’onore della nazione; l’ordine della mobilitazione è generale.

 

I retroscena segreti.

Dice uno storico: “paradossalmente i rapporti con la Grecia erano stati fino a quel momento abbastanza buoni; le mire espansionistiche di Roma erano semmai verso la Jugoslavia e non certo verso la Grecia. Soltanto nell’estate del ’40, dopo che la nostra offensiva preparata contro la Jugoslavia era stata fermata dal desiderio di Hitler di non provocare incidenti nei Balcani, successe che il gruppo di Ciano premette fortemente perchè si attaccasse la Grecia e così seguirono una serie di provocazioni, di una straordinaria stupidità, ordite dai gerarchi fascisti e dagli uomini di Ciano contro la Grecia che avevano come effetto di far crescere un’indignazione popolare autentica in Grecia senza avere nessuna eco in Italia.
attacco-allincrociatore-grIl culmine di queste provocazioni fu l’attacco proditorio all’incrociatore greco Helli, che fu affondato da un sottomarino italiano, rimasto ufficialmente ignoto, ma chiaramente individuato dai resti del siluro lanciato nel culmine di una festa religiosa, popolarissima in Grecia, il 15 agosto 1940. Il sottomarino italiano Delfino aveva sparato 4 siluri di cui solo uno colpì la nave vicino alle caldaie, causando l’incendio che determinò l’affondamento. Nell’episodio morirono 9 ufficiali e altri 24 furono feriti (ndr. team557)*.
annunci-greci-28ottIl fatto destò in Grecia una sorpresa assoluta. La situazione mostrava due aspetti ben distinti. Da una parte c’era il regime dittatoriale di stampo fascista di Metaxas che rischiava di vacillare sotto la minaccia dell’aggressione italiana, dall’altra vi era il popolo greco, che in maggioranza era contrario al regime, però davanti alla possibilità di un’invasione italiana si doveva raccogliere attorno a Metaxas. Gli inglesi, alleati da tempo della Grecia, spingevano il Governo greco a resistere agli italiani.
D’altra parte a Metaxas non rimaneva altro che una resistenza ad oltranza.
L’aggressione della Grecia apriva un terzo fronte principale per le Forze armate italiane che erano già impegnate pesantemente in Africa settentrionale (secondo fronte), dove Graziani aveva già marciato su Sidi el Barrani e dove stava avanzando verso l’Egitto.
Il primo fronte, per importanza, era il Mediterraneo ove la Marina e l’Aviazione cercavano di acquisire il controllo completo contro la flotta inglese.
E, come se non bastasse, 170 aerei erano stati anche mandati contro l’Inghilterra (un quarto fronte?).

Questa dispersione di forze era originata dalla convinzione dei politici e militari romani che la guerra fosse ormai sicuramente decisa con la vittoria tedesca e che all’Italia rimanesse solo il mettere le mani su alcuni pegni in previsione del trattato di pace. L’opposizione all’Italia era dato dall’appoggio di tutti i partiti al Governo Metaxas con la copertura della flotta inglese nel Mediterraneo.
Il 28ott. intanto le forze contrapposte, a scapito di quanto sostenuto dai reporter inglesi, erano 120mila italiani contro 90mila greci (e non 30mila!).
L’approccio iniziale dell’invasione non fu esattamente da “gita scolastica“, come era stato prospettato da qualche comandante di reparto. Il tempo estremamente piovoso, la mancanza di appoggio aereo, i rifornimenti difficoltosissimi e, non ultimo, la tenace resistenza greca, hanno disegnato l’immediato futuro di una battaglia all’insegna dell’impreparazione dei Comandi e dei soldati italiani che nessuno dei protagonisti aveva desiderato.
Le difficoltà nascevano dal fatto che le truppe italiane erano troppo distaccate dalle loro basi e i rifornimenti divenivano sempre più radi e irti di difficoltà; le strade erano pantano ovunque; poi c’era stato lo smacco della sostituzione delle armi.
Un fatto strano. Fino a tre giorni prima (quindi al 25ott) i reparti che erano stati addestrati per usare mitragliatrici Breda, si sono visti sostituire all’ultimo momento, queste armi con la mitragliatrice Fiat14, un’arma antiquata e poco funzionale, che i soldati non conoscevano affatto; poi la 35, il fucile G91 e pochissimi mortai. Questo era tutto l’armamento. I soldati li chiamavano “i fucili a tappi”.
Ma la cosa incredibile che ad alcuni ufficiali, all’atto della partenza per la Grecia, non è stata consegnata l’arma di ordinanza, oppure è stata consegnata scarica. Senza munizioni. Tanto che alcuni si sono dovuti fermare in armerie nel pressi del porto per acquistare, con soldi personali (189 lire), alcuni caricatori con l’assicurazione che però, una volta in battaglia, le munizioni poi sarebbero poi state disponibili.

* Dopo la guerra, l’Italia, come compensazione per l’affondamento dell’incrociatore Helli ha inviato l’incrociatore Eugenio di Savoia.
La notizia della responsabilità dell’affondamento fu inizialmente mantenuta ignota per non scatenare focolai di una guerra che poi è scoppiata 2 mesi più tardi.


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