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oggi, 29 giugno 1942

Oggi, 29 giugno 1942, le truppe dell’Asse sono a Marsa Matruk.
Sono state espugnate le ridotte Capuzzo, Sollum, Halfaya e Sidi Barrani; da qui si prepara il balzo finale verso El Alamein ed Alessandria.
La conquista di Tobruk ha costituito un svolta che sembra decisiva nella guerra africana ma rappresenterà la fine delle vittorie del Terzo Reich nei vari teatri della seconda guerra mondiale.
La punta più alta dei successi conseguita dopo un mese di combattimenti dove la Luftwaffe ha svolto un ruolo decisivo bombardando la cittadella prima dell’attacco.


Questo trionfo, che ha avuto un’eco mondiale, piegherà l’ago della bilancia in favore dell’avanzata in Egitto, a scapito dell’attacco a Malta; un errore, questo, che i tedeschi pagheranno poco più in là.
Il 23 giugno, da Roma partì un telegramma diretto al generale Bastico: – Collasso forze inglesi è molto superiore a quanto potevasi attendere e costituisce fatto nuovo che permette considerare prosecuzione avanzata su Egitto -.
Rommel, forte del consenso di Mussolini, proclamò: « oggi che abbiamo superato le posizioni nemiche, il 30 saremo al Cairo! ».
Cavallero, cadute le ultime esitazioni, diede mano libera all’impetuoso generale tedesco per l’avanzata fino ad El Alamein e telegafò a Mussolini che ormai poteva recarsi in Libia per entrare trionfalmente ad Alessandria alla testa delle forze dell’Asse.
L’ottimismo di Rommel vinse le esitazioni di Kesselring, Cavallero e Bastico. Marsa Matruk, l’ultima grossa fortezza sulla costa dell’Egitto occidentale, era appena caduta. – “Subito dopo bisognava raggiungere e conquistare la posizione di El Alamein finchè la sua preparazione non era ancora completa, prima che i resti dell’8° armata in ritirata avessero il tempo di organizzarsi in difesa. Se le loro linee si spezzavano, per noi era libero il cammino sul delta del Nilo– ha lasciato scritto.

artiglieria pesante inglese durante i combattimenti notturni tra Tobruk e Marsa Matruk

Dietro a questa facciata di entusiasmo esiste un’altra verità fatta di malumori circostanziati ad una serie di episodi, ancora tra italiani e tedeschi, che hanno fatto divampare polemiche sopite solo dal tempo.
Rommel ha rappresentato con energia nei suoi appunti dell’epoca l’opinione che il fron­te africano fosse decisivo e ha quindi attribui­to largamente la sconfitta dell’Asse all’inca­pacità di rifornire adeguatamente le truppe che combattevano in Africa.
Truppe, in un fronte ritenuto, decisi­vo da alcuni e secondario da altri e importante, secondo Hitler, solo per stabilizzare il fianco sud di un grande fronte che si sarebbe di li a poco aperto per una sua grande impresa verso Oriente.
Forse da qui parte la grande diversità di vedute all’interno dei vertici politico-militari tedeschi. Per esempio, Kesserlring, d’accordo con Raeder, avevano premuto ad oltranza per l’attacco su Malta per liberare il traffico nel Mediterraneo, Rommel, invece, puntava ostinatamente al Canale di Suez. E le truppe di terra dello Sperrverband, (forza di sbarramento), che all’inizio dovevano solo impedire il crollo delle forze italiane, con i successi del generale tedesco divennero assolutamente protagoniste e portate alla ribalta dalla risonanza delle testate giornalistiche di tutto il mondo.

tratto di ferrovia tra Marsa Matruk ed Alessandria (1942)

Ma, sempre secondo gli appunti di Rommel, diverse polemiche, sfociate poi in accuse vere e proprie, lamentavano che il rapporto tra i rifornimenti inviati agli italiani e quelli destinati ai tedeschi fosse lar­gamente favorevole ai primi: – Noi non avevamo nessuna possibilità di influire sulla successione delle navi, sui porti di arrivo, né, soprattutto, sul rapporto tra i carichi destinati ai tedeschi ed agli italiani, che teoricamente dove­va essere di 1:1, ma si spostò sempre più a danno delle truppe tedesche -.
Poi, nella corrispondenza privata dell’in­terprete prendono corpo alcune indiscrezioni che fanno luce sui veri rapporti personali tra i semplici ufficiali delle due parti. Si parla continuamente di una antipatia naturale che imperversava ad ogni livello. Direi, al punto di farsi dei dispetti, laddove si poteva. Sempre Rommel scrive: – Gran parte degli ufficiali di marina italiani non erano per Mussolini ed avrebbero volentieri visto la nostra disfatta, anziché la nostra vittoria. Per­ ciò facevano opera di sabotaggio dovunque po­tessero -.
Da parte italiana, si è invece trovato in diari privati che ufficiali tedeschi esortassere le loro truppe a “non dare confidenza” alla marmaglia italiana e di trattarli come “numeri due” e nulla più.
Si è anche scritto, più tardi, che le problematiche di colloquio tra italiani e tedeschi affondavano non solo nel terre­no della mancata preventiva cooperazione militare e che certo non poteva essere stabilita con i pochi colloqui avvenuti alla vigilia dello scoppio della guerra, ma addirittura in una naturale ed assodata intolleranza storico-etnica tra l’Italia e la Germania.
Di questo argomento si è scritto pochissimo o non si è scritto affatto.
In Italia e nel mondo.

campo d’aviazione tedesco a Marsa Matruk (1942)

Ritornando a piombo all’argomento sollevato da Rommel sui rifornimenti scopro un verbale tedesco del 22 giugno.

Siamo davanti a una decisione strategica di enorme rilevanza nella condotta della guerra nel Mediterra­neo: Rommel preferisce sfruttare l’inatteso successo di Tobruk per spingere a fondo l’attacco contro l’E­gitto contro i piani formulati che prevedevano la concentrazione dell’aviazione italotedesca nell’inva­sione di Malta da proseguire con l’invasione dell’E­gitto. La conquista di Tobruk da parte delle truppe italotedesche e il grosso bottino catturato offrono a Rommel l’argomento per ottenere il consenso di Hi­tler e quindi di Mussolini per proseguire l’avanzata in Egitto. Il prosieguo delle operazioni pone perònuovamente la questione di assicurare all’armata rifornimenti il più possibile tempestivi. Grosse speran­ze vengono riposte nel porto di Tobruk ( che deve es­sere riattivato: la perdita dell’avviso Diana, che trasportava 500 specialisti italiani, (336 morti e 119 superstiti – secondo stime ufficiali) rappresentò un duro colpo in questo senso), che si rivela tuttavia inadatto a ospitare navi anche di mediocre pescag­gio, per cui lo scarico delle merci deve avvenire me­diante chiatte, lasciando le navi in rada, esposte alle offese britanniche. Lo spostamento verso est del fronte delle operazioni rende necessario rivoluziona­re ancora una volta la strategia per i trasporti in Africa. La rotta a est di Malta, che corre lungo la costa occidentale greca, deve essere nuovamente preferita, allo scopo di non imporre eccessivi ritardi nei rifornimenti alle truppe di Rommel. Bengasi, Derna e Tobruk sono i porti verso cui indirizzare le navi. Ciò comporta grossi problemi organizzativi: la costituzione di una forza aerea sufficiente per tenere sotto pressione Malta e impedire iniziative del­le forze aeronavali britanniche, lo spostamento di gruppi aerei e unità navali di scorta verso basi più orientali, tanto in Italia (dalla Sicilia a Taranto e Lecce e alla Grecia) quanto in Africa (da Tripoli a Bengasi e Tobruk), e, sulla terra, il trasferimento di parte delle forze antiaeree italiane da Bengasi verso Tobruk. Grossi ostacoli si frappongono alla realizzazione di questo disegno: il principale è rap­presentato dalla scarsità di carburante nelle basi italiane e africane. Queste ultime vengono addirittu­ra rifornite con sommergibili italiani appositamente adattati, le cui capacità di carico sono tuttavia assai modeste. Ma è, tutto sommato, ancora il momento delle grandi speranze -.

Secondo le cifre fomite da Rommel, nel giu­gno 1942 egli aveva ricevuto solo 3.000 ton­nellate invece delle 60.000 previste; in agosto arrivarono 8.200 tonnellate per i tedeschi contro 25.700 per gli italiani (delle quali 800 per i civili) e con quello avrebbe dovuto fare tutto. E siamo solo al 29 giugno.

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