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Resistenza o Rebellion?

wSep15x200In nessuna circostanza si può abbandonare il diritto che gli uomini hanno per natura di proteggere se stessi quando nessun altro può proteggerli.

In nessuna circostanza si può togliere al popolo ciò che appartiene loro di diritto senza, per ciò stesso, violare i precetti della giuridicità naturale e innescare una resistenza sostenuta dai medesimi precetti.

Il diritto di resistenza è un illecito eticamente motivato, una violazione sostenuta da ragioni di giustizia: sul presupposto che non si debba obbedienza a una legalità non conforme a giustizia, il diritto di resistenza rivendica legittimità etica e dignità giuridica.

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A mio modo di capire, questi concetti sono piuttosti opinabili e vaghi. In pratica, funziona che, se non sono d’accordo con chi mi impone qualcosa, io posso “resistere” per “proteggermi”.

Almeno a livello di diritto. Anche nella pratica, direi. Eccome!
Ne consegue che chi ha fatto il partigiano ha fatto la Resistenza. E’ stato, cioè, la Resistenza. E ha smesso di esserlo nel momento in cui, rovesciato il regime, ha preso in mano il potere. Le persone possono abitare la resistenza, per un periodo, una stagione, una lotta. Ma la Resistenza non ha ha padrone, né parte: è una forza d’opposizione, ovvero, non è una forza, ma il contrario di essa, per definizione.

E’ legale come e quanto la forza a cui si oppone, sempre a livello di diritto. Ne consegue che la Rebellion di Star Wars o i partigiani della Resistenza  esercitavano un diritto.

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I partigiani combattevano per salvare l’Italia, i fascisti parlavano di amore per l’Italia, chi aveva giurato per il Re era disposto a morire per l’Italia. A me sembra che per l’Italia si sia combattuto e resistito da una parte, come dall’altra. In egual misura, con determinazione.
E con lo stesso diritto. E con gli stessi errori.

Chi è morto per la Patria, da qui, mi sembra morto e basta. Si è sentito sempre dire “morto per (la libertà) (l ‘onore della Patria)” abbia solo tragicamente perso la vita nel difendere il proprio ideale. NON c’è parte giusta o sbagliata come Napolitano ebbe a dire recentemente; c’è una parte che ha vinto sul campo con la forza e non con l’appoggio divino o della giustezza della ragione. Sono tutte cazzate!

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Casomai, oggi si può evincere che la “Resistenza” sia per buona parte, un’ icona postuma che molti storici ricercatori possono almeno ridimensionare, almeno militarmente parlando. resistenza+garofanoSe non negli ultimissimi mesi del conflitto. Ebbi a riportare che Kesselring scrisse nel 1950 che “se era solo per i partigiani, avrebbe preso casa in Italia…“, volendo spiegare che il peso della Resistenza era insignificante. Spesso siamo stati vittime di una agiografia ove i fatti sono ingigantiti o inventati per descrivere una lotta di un popolo contro l’invasore ed il fascista. Sulla base dell’opera dello storico ed ex partigiano Roberto Battaglia Storia della Resistenza Italiana – Einaudi, 1953, è iniziato un mito: il “mito della Resistenza” che prese forma e si impose verso la fine degli anni ’60, primi anni 70, anche sulla scia delle fiction, ovvero di una certa filmografia che fin dal primo dopoguerra si impegnò in questo campo: tra gli altri, ricordiamo per esempio: Roma città aperta del 1945 di Roberto RosselliniAchtung! Banditi! del 1951 di Carlo LizzaniLe quattro giornate di Napoli del 1962 di Nanni Loy; e soprattutto Mussolini ultimo atto, del 1974 di Carlo Lizzani. Così come nel film di Loy sulla presunta sollevazione di Napoli, (ne parlerò in un prossimo articolo) anche in questo sulla fine di Mussolini del Lizzani, veniva abbondantemente travisata la realtà dei fatti e inventati episodi mai avvenuti. Il film di Lizzani poi, non era altro che la messa in pellicola della “vulgata” ovvero della versione falsa e di comodo che elementi del Pci ebbero a fornire sulla morte del Duce addebitandone oneri e onori a tal Walter Audisio. tiratoriFiUna “vulgata” che lo stesso regista Lizzani nel 2007, in un suo libro di memorie ebbe oltretutto a smentire clamorosamente (e con essa il suo stesso film in cui Franco Nero interpretava l’”eroico” colonnello Valerio) laddove, riportando una lettera che gli scrisse nel 1975 Sandro Pertini, questi ebbe ad affermare: “…e poi non fu Audisio a eseguire la ‘sentenza’, ma questo non si deve dire oggi”. Ma anche le presunte “4 giornate di Napoli”, ci consentono di fare un paragone ed elevare una osservazione storica: si prenda ad esempio l’episodio di Firenze, dove nutriti gruppi di “franchi tiratori” fascisti, accolsero a fucilate dai tetti gli invasori americani. Di questo avvenimento ne abbiamo innumerevoli prove, testimonianze, anche statunitensi, riscontri e documentazioni.
Ne deriva che i “franchi tiratori” fascisti sono un fatto storico acquisito tir.Fie le “4 giornate di Napoli”, viceversa, appartengono alla fantasia o alla propaganda. Ora, storicamente, non si può negare che nei due anni, dal 1943 al ’45, ci furono diversi italiani antifascisti, che, come naturale che accada, presero ad aumentare, mano a mano che si andava verso la sconfitta e di pari passo con l’esasperazione della gente.

Ma ancor più insignificante è il riscontro militare di una effettiva lotta partigiana, quello che dovrebbe caratterizzare il valore e la portata di una vera e propria Resistenza, e che invece manca assolutamente.
Qualche imboscata, attentati nell’ombra, occupazioni di località sgombrate dal nemico, (un caso molto frequente) ripiegamenti in montagna, ecc., non possono costituire un serio elemento per dare a questi episodi il carattere di una resistenza armata ai “nazifascisti”. Gli idealisti antifascisti, comunisti e non, erano una presenza veramente minimale, comunque bisogna riconoscere che c’erano, e spesso furono proprio quei pochi a pagare con la vita. Ma evocare il termine di partigiane“liberazione”, di sollevazione popolare è un falso storico provato per limiti oggettivi comprensibili. Questa minoranza di antifascisti “attivi”, idealisti, renitenti alla macchia o clandestini nelle città, frange dell’Esercito monarchico, ecc., non compirono mai alcun atto bellico di rilievo. Gli attentati più famosi provocarono solo rappresaglie furiose giustificate dalla viltà di questi atti inutili.
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Con questo non si vuole essere irriconoscenti verso chi ha combattuto, ma se non era per gli Alleati l’Italia non si liberava affatto. Ma nemmeno un paesino. Sopra ho parlato di “errori”. Un errore che dovrebbe essere sanzionato, è fare una guerra di epurazione politica che ha dato voce soprattutto agli odi di classe a conflitto già terminato. Questo è insostenibile. Ed è questo che affiora oggi, sempre di più.

I conti senza l’oste .2

Mi sono sempre chiesto se la Resistenza, oltre il muro del ” si doveva fare “, ci abbia messo la faccia difronte alle morti dei civili provocate da rappresaglie, rastrellamenti, attentati e così via. E ancora: perché la gente comune è stata sempre così indulgente nei confronti dei partigiani sanguinari? Stiamo parlando di migliaia di perdite, non di casi isolati. Vista con gli occhi di oggi, potrebbe sembrare una vittoria di Pirro quella della Resistenza. A prezzo spropositato, in molte località della bassa Romagna i pochi attacchi furtivi contro pattuglie tedesche o fasciste, che hanno fruttato la perdita solo di qualche unità nemica, hanno poi causato rastrellamenti e relative fucilazioni a suon di decine e decine di malcapitati. Si doveva fare ? La domanda può essere posta in un altro modo; laddove i tedeschi hanno bruciato un paese intero (civili compresi) per rappresaglia,  i conti tornano? Cioè, il gesto militare banditesco era così determinante? Potrei citare almeno 12 esempi eclatanti a sostegno e per questoparlo di “partigiani sanguinari”. O, quantomeno, irresponsabili. In ragione di quanto affermato credo che il valore della Resistenza debba essere ridimensionato. Non voglio essere irriconoscente; penso che esistano due pesi e due misure nel giudicare il passato. Come ci si pone davanti all’esecuzione sistematica di chi era soltanto parente con gli appartenuti all’RSI? Mi rendo conto che l’ argomento è tuttora incandescente. ” I morti sono tutti uguali ” – ha detto qualcuno; non sembra vero però , in effetti. Non ricordo esattamente dove, ma in molti paesini sono stati seppelliti i morti per mano fascista da quelli morti per mano partigiana, i morti comunisti lontano da quelli NON comunisti, in Irlanda hanno persino eretto un muro sotterraneo in un cimitero per separare i morti cattolici da quelli protestanti. Questo lo fanno i vivi, però. La separazione ideologica anche post mortem.

Dove non c’erano partigiani non ci sono state rappresaglie. E non ci sono state vendette dopo. Anzi: parlerei di rispetto.

I signori della Resistenza pensano forse di aver sostenuto l’onore dell’Italia?

Onore, comunque,  a chi lottava per la libertà, ai militari dell’esercito regolare,  ai cattolici o liberali alla Edgardo Sogno e sdegno per chi lottava per l’Unione Sovietica. Senza timore di smentita. Non si può parlare però sempre e solo dei partigiani onesti; nel computo finale della valutazione bisogna tener conto dell’operato dei partigiani comunisti che hanno inficiato indelebilmente il valore assoluto della Resistenza italiana. Come si pongono personaggi come Pio Galli (ad esempio ) difronte alla strategia e alla sete di potere comunista del ’45 fino a dopo il ’50? Perché non ne parlano mai? Perché non citano mai il tradimento italiano al loro Re, al loro Governo e alla popolazione. Le stragi perpetrate erano doverose? Credo che le cose vadano dette tutte. Anche a rischio di veder compromesso il giudizio. E’ un fatto di onestà. Omettere ed imporre l’omertà, invece, ti allinea solo ai tuoi nemici.


Liberazione. liberi tutti. liberi da chi?

Romagna 1945. Poco noto è l’atteggiamento degli Alleati nei confronti dei partigiani. Un’aperta avversità, sfociata spesso in incidenti ed addirittura in combattimenti, portarono i rapporti a diventare estremamente difficili. « le armi ve le diamo per la canna! » fu l’espressione più ricorrente per affermare che, in caso di richiesta di smobilitazione, ci si sarebbe opposti con la violenza necessaria. Le stesse armi che gli inglesi fornivano coi lanci aerei sarebbero quindi potute servire contro di loro. Da diversi mesi si paventava l’ipotesi che, sconfitta la Germania nazista, si potesse creare un clima di combattimento contro il comunismo. Churchill ne era ossessionato. Circolò anche la voce che gli inglesi avessero approntato un “campo di internamento per partigiani” nell’Italia Centrale ove far affluire i reparti dell’8° Brigata. Il campo in questione è lo stesso descritto, più tardi, da Pisanò in “Io fascista”. (ndr)

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Forlì 15 giugno 1944

 

Ho trovato questa cosa; un volantino, anzi, una circolare della Resistenza forlivese di quei giorni (15 giugno 1944). E’ un originale.

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Poi mi sono informato meglio: esiste un libro: «Giornali dell’antifascismo forlivese», edito dall’Istituto Storico Della Resistenza-Forlì e tratta il periodo dal 1 maggio 1943 al 9 novembre 1944. Storia. Da trovare.

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