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Raffaele Raffaeli. di Faenza

Qualchevolta ho citato questo nome che evoca echi forse rinascimentali, ma in realtà fu uno dei più importanti gerarchi della provincia di Ravenna e capo assoluto di Faenza e zone limitrofe. Dunque, al secolo Raffaele Raffaeli, di Natale e di Buldrini Maria, nato a Faenza l’11 maggio 1922; ex-insegnante (?!?), latitante, incredibilmente amnistiato nel 1959 (?!?).

Su questo signore e sulla sua carriera c’è un fascicolo  che farebbe impallidire chiunque. Al tempo dei fatti era decisamente giovane (20 anni) ma agiva da consumato comandante di Brigata. Era un occulato organizzatore, intelligente e completamente privo di scrupoli. A 20 anni se sei capo della Brigata Nera di Faenza qualche numero lo devi avere!

Raffaele Raffaeli a ventanni

Con questo ragazzo opereranno il padre Natale ed il giovane fratello Riccardo di 18 anni. Dal 30 ottobre 1943 diventa segretario del Fascio accanto ad altri del Direttorio del luogo; lo si ricorda come un tipo non alto, dagli occhi azzurri, che poco più tardi sarà anche direttore del rinnovato periodico fascista “la Rivolta Ideale” ma , intanto, sarà il terrore ed il sanguinario esecutore di tanti civili ed antifascisti di Faenza e dintorni.

La prima cosa che salta all’occhio a chi si interessa di giustizia è che tanta oscurità sia rimasta ancora attorno ad uno dei massimi criminali della provincia di Ravenna; condannato a morte (contumace) nel dopoguerra l’ha fatta sempre franca; a un certo punto i testimoni (pochi) si ricordarono male, in maniera confusa, i tempi, il come ed il dove avvennero i misfatti e la giustizia stentò non poco per avere elementi sufficienti per giudicarlo. Ma in realtà, come ho già detto, il tutto servì a poco.

Se si ha modo di leggere le pagine di “Camicie nere di Ravenna e Romagna” si troveranno quattro pagine dense di rastrellamenti violenti, di torture, di esecuzioni in numero così elevato che i giudici di allora finirono per confondere date, personaggi, vittime e luoghi. Una carneficina: si parla di almeno 450 persone. A 20 anni. Dal novembre 43 all’ottobre 1944 l’esasperazione dei fascisti delle BB.NN e della MVSN raggiunse i massimi livelli. Della sede operativa di Villa S.Prospero (per la strada di Castel Raniero)  ne fecero un tribunale sanguinolento ed incontrastato. Scelsero quella perché era un po’ fuori dalla città (al riparo da occhi indiscreti) e  per via della torre che dava un buona visuale d’avvistamento.

Il fronte è sempre più vicino ed il Raffaeli, il 25 ottobre 1944, assieme alla brigata “Muti” di Ravenna e alla “Capanni” di Forlì, fugge al nord fino a Trezze e dintorni, nel Vicentino, dove la vita gli sarà resa durissima dai partigiani. Si arrende agli Alleati il 28 aprile 1945 ma riesce rocambolescamente a svincolarsi dai giorni del crollo e riesce a raggiungere Roma con la moglie. Dove?

Presso il Collegio Propaganda Fide, grazie alla protezione del Vaticano, gli vengono forniti documenti falsi intestati ad Antonio Polani e viene (all’incanto) assunto come docente al Liceo del Cristo Re, anche se privo di laurea. Beh? che c’è di strano? Anche Kappler si è dichiarato credente ed osservante dopo le Fosse Ardeatine! La Chiesa ha sempre accolto  il figliol prodigo e redento, casomai si è dimenticata del figlio che è sempre rimasto fedele, ma di questo ne farò un altro articolo. E’ morto di infarto nell’estate del 1981, ospite di religiosi.

Ps. Nella foto di un particolare di Villa San Prospero si legge:

Questa è stanza di pace / Ogni cura di qua lungi sbandita / Più dolce di piacer colma è la vita.

Team557


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