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germans on drug 2

seconda parte

I centri medici germanici cominciarono ad accogliere i primi pazienti affetti da dipendenza, associata a difficoltà accentuata di recupero, dapprima con casi di civili, poi di colpo si manifestarono quelli dei soldati e la notizia arrivò sul tavolo di Leonardo Conti, segretario di Stato alla Sanità del Terzo Reich, chi impose subito un checkUp medico ed una prescrizione medica per limitarne l’uso smodato. Conti aveva l’intendimento di impedire il diffondersi della dipendenza tra i civili e tra i soldati, ma a quel punto, anche se sui secondi sapeva di aver poca giurisdizione, il fenomeno era già in completa ed incontrollata escalation.
Come prevedibile, Conti non venne preso sul serio ed il consumo di Pervitin continuò a crescere a dismisura.
I genitori inviavano a figli in guerra il farmaco quando l’esercito ne era a corto, anche a costo di rivolgersi al mercato nero. Ma i timori di Leonardo Conti si verificarono molto prima di quanto potesse aspettarsi e anche la Panzerschokolade diventò il simbolo di un incubo per moltissimi.
Allora si stabilirono delle regole per controllarne la distribuzione. Il Pervitin stava mostrando il suo vero volto: abbassava l’appetito e riduceva la sete e colui che ne faceva un uso smodato perdeva tutti i fabbisogni naturali. Per vivere occorre bere, mangiare, evacuare e dormire. Invece i soldati cominciavano a perdere la concentrazione, non volevano più mangiare e se sopraggiungeva una crisi di astinenza cadevano in una crisi profonda fatta di turbe d’ansia, forme di epilessia, allucinazioni e soprattutto, incapacità di portare a termine i propri compiti. Quest’ultimo aspetto era forse il più problematico, per il Comando.


Dopo un solo anno di distribuzione il Pervitin era arrivato ai livelli più alti del Reich sopraffacendo anche gli stessi ideali nazisti.
Poi c’era un nuovo problema. L’uso della droga non si sposava con l’ideale della razza superiore germanica; dover ammettere che i soldati dovevano prendere un droga per vincere gli scontri armati era un’ammissione di debolezza. E ciò era inammissibile.

Hitler voleva far credere di essere un vegetariano, che non fumava e non beveva, ma diverse prove rivelarono che era una falsità. Presto iniziò una crociata contro il Pervitin ma tutti gli alti funzionari del Reich ignorarono gli avvertimenti che stavano giungendo dal fronte medico; gli ufficiali della sanità inviarono nuovi rapporti alla Wehrmacht specificando gli effetti nefasti dell’uso del farmaco. Il Pervitin doveva essere allontanato dall’esercito, ma i rapporti vennero bellamente ignorati. Addirittura, il Reich inviò alla Temmler Werke l’ordine di intensificare la produzione di Pervitin per le Forze Armate. Si arrivò al punto che la domanda del mercato era troppo alta e alla fine furono cinque le aziende impegnate alla produzione di milioni e milioni di pillole.

All’inizio del 1940 la Temmler scrisse alla Wehrmacht che su richiesta la produzione di Pervitin sarebbe potuta aumentare ancora e il vertice del Reich rispose che aveva deciso di non tener conto degli avvertimenti della Sanità dato che le priorità miltari di quel momento erano altre.
La Wehrmacht acquistò 35 milioni di confezioni di Pervitin, utili per l’invasione della Francia. Dovevano attraversare la Mosa in una settimana ed il farmaco era assolutamente necessario.

La divisione Panzer di Kleist, quella che ridicolizzò i carri francesi e spezzò l’esercito in due, provocandone la disfatta, fece 200mila prigionieri al giorno e con la sua velocità non si può dire che abbia vinto grazie al Pervitin, ma che sicuramente diede una grossa mano, lasciando anche tracce evidenti anche tra gli ufficiali più vicini ad Hitler. Per esempio, le armate di von Mainstein e Rommel ebbero sicuramente dei piani dove tutto è stato brillantemente studiato ed eseguito ma anche dove la sorpresa e la velocità era una parte integrante e decisiva e dove il farmaco contribuì in modo preponderante.


Si dice che a Parigi i soldati tedeschi pagassero le prostitute con il Pervitin, che era molto richiesto e con quello riuscivano a stare sveglie tutta la notte.
Si dice anche che subito dopo l’invasione della Francia siano stati effettuati nuovi studi sulle conseguenze dell’uso del Pervitin. Un documento ritrovato negli archivi della Temmler rivela che gli esperimenti della Wehrmacht sui soldati dovevano rimanere assolutamente segreti. Studi finanziati dallo Stato sui pericoli derivati dal Pervitin confermarono subito probabili problemi per i civili tedeschi, ma per quanto riguardava i soldati tutto doveva rispettare il segreto militare. Nulla poteva essere pubblicato.

Ma le case di cura erano piene di pazienti assuefatti dal farmaco. Migliaia di piloti della Luftwaffe, che con 2 pillole riuscirono a stare svegli 30 ore, al ritorno erano spappolati dalla spossatezza fisica e indisponibili per due giorni almeno. Così per i normali soldati di fanteria.

I piloti della Luftwaffe, alimentati per giorni, con pillole ed alcool, cominciarono quasi di colpo ad acquistare coloriti cerulei (per la permanenza in alta quota) ed ad assumere comportamenti depressi, alternati ad altri estremamente aggressivi, dove i medici non sapevano che fare. Alcuni dissero di aver sofferto di allucinazioni prolungate e molto realistiche. La Wehrmacht stava creando una specie di zombie drogati di Pervitin. Quelli che avevavano preso il Pervitin ininterrottamente per mesi soffrivano ora di eruzioni cutanee sul viso, eccessiva sudorazione, disturbi circolatori e carie nei denti, ma le vittime erano però lasciate da sole. La Wehrmacht non si preoccupò affatto dei problemi conseguenti all’assunzione fintanto che i soldati adempivano ai loro doveri; voleva soldati forti, anche al prezzo di farne morire una parte lungo la strada. I primi decessi per il Pervitin furono nascosti dietro altre cause; ma poi cominciarono a vedersi i rapporti di episodi psicotici, crolli completi, comportamento aggressivo od irrazionale, che avevano conseguentemente causato il decesso.

Ma nonostante questo la produzione della Temmler Werke continuò imperterrita; ancor prima del conflitto l’azienda era stata già classificata come – Azienda di Guerra importante – e tutti i prodotti immessi sul mercato erano protetti dal segreto militare. Dal 1938.
Nel 1942 Leonardo Conti riuscì ad inserirlo nella lista degli oppiacei proibiti nel Terzo Reich, temendo che la popolazione tedesca diventasse a poco a poco incontrollabile. Il Pervitin quindi divenne illegale; venduto al mercato nero e riconosciuto come elemento di devianza sociale che causava problemi di ordine pubblico, sparì improvvisamente da tutte le farmacie. Ma il peggio ormai era stato fatto. I soldati furono costretti ad acquistare il prodotto in Francia dove era ancora un farmaco da banco.

Il Pervitin venne assicurato nella dotazione base dei soldati della campagna del Fronte Orientale, sin dal 1941.
I russi ricordano ancora che i tedeschi del 56° battaglione corazzato che avanzarono su Dunaburg coprirono una distanza di 240 Km in 48 ore. Oggi può far sorridere. Già, oggi. Ma nel 1941, con carri che potevano marciare a 30 km/h, con tutto quello che doveva servire ad un esercito, era una cosa da urlo. Quindi, senza mai dormire e al massimo dell’intensità. Ma il Fronte Orientale ben presto si mostrò ben più letale del Pervitin: i soldati, incapaci a quel punto di percepire il pericolo del freddo, del nemico e a corto di ogni genere di rifornimenti, diventarono facili bersagli da colpire, decretando di conseguenza il crollo dell’operazione Barbarossa.

Nel 1944, probabilmente a causa del momento militare in caduta libera e dopo aver riconosciuto che il Pervitin era responsabile dello stato pietoso in cui versavano i suoi soldati l’Alto Comando tedesco si mise nell’ordine di idee di cercare nuovi farmaci in grado di consentire l’invincibilità, ma di qualità migliore.
Questa fu la ragione per la quale iniziò una serie di nuovi progetti di ricerca: dal D1 al progetto D10.
Il progetto segreto Doses consisteva in una serie di preparazioni basate sulla molecola del Pervitin, tutte testate sulla pelle di alcuni soldati-cavia. La nona, la D-9 fu considerata la più efficace ed era composta da 3 sostanze principali: l’ossicodone, la cocaina e Pervitin (ora a marchio Desoxyn). Questo farmaco, prodotto nei laboratori della KriegsMarine di Kiel fu testato sui marinai della K-verband, un’unità navale tedesca da guerra che gestiva la serie di sottomarini tascabili esplosivi ad in pilota singolo o a due. Questa iniziativa rappresentava l’ultimo desiderio di aumentare il potere combattivo dei rimanenti soldati nella Wehrmacht e riprendere l’offensiva contro la Royal Navy. Un migliaio di pillole di nuova concezione furono confezionate per essere testate esclusivamente su questi marinai. Il D-9 consentiva di rimanere svegli e vigili per 4 giorni a bordo dei Seehund (sottomarini tascabili), ma in quel momento era solo un esperimento perchè il corretto dosaggio doveva essere ancora trovato. Di sicuro, si conosce il destino atroce di quei 285 mini-sottomarini approntati, tutti mai rientrati alle loro basi. Episodi assolutamente associabili ai kamikaze giapponesi.

La Germania stava per capitolare, ma c’erano ancora moltissimi soldati pronti a sacrificarsi per la Germania e che speravano di vincere la guerra e un’ordine venne diramato dai vertici del Terzo Reich: – i membri delle Forze Armate non avrebbero più fatto da cavie, ora sarebbero stati usati i prigionieri dei campi di concentramento -. I risultati di quei test furono ritrovati nel momento della liberazione di quei campi (foto) e si sa effettivamente poco sull’applicazione effettiva del nuovo prodotto; vero è che si sa che pillole sperimentali siano state date a persone che nei giorni di fine aprile 1945 stavano cercando di fuggire a piedi dai disastri della capitolazione e dagli eccidi.

Fino al 1946, le case di cura (o sanatori) dell’esercito hanno tentato di curare soldati affetti da patologie derivate dall’assunzione di droghe, facendo ben poco perchè ben poco si poteva fare, davvero.
Nel 1947, case di cura delle SS furono evacuate e smantellate dagli Alleati e molti registri furono distrutti o nascosti per cancellare tracce del passato nazista. Molti ufficiali medici modificarono il loro cognome per non essere riconosciuti dagli inquisitori incaricati della denazification.
Così ai bassi livelli e altrettanto alle alte sfere del nazismo, dove i dottori non poterono nascondersi per via dei loro incarichi, ma in tutti i casi nessuno fu poi perseguito.
Hitler, sul quale ho scritto forse più di molti, nella sua carica di cancelliere ha avuto prestazioni a fasi alterne dai dottori: E. Brinkmann, A. Nissle, Karl Weber, Walter Loehlein, Erwin Giesling e Teo Morell.


Quest’ultimo ha goduto (è il caso di sottolinearlo) delle attenzioni del Fuhrer fino a che è rimasto in Germania, nel 1945. Per maggiori info, invito a visitare gli articoli a lui dedicati.
In base ad interogazioni effettuate dagli Alleati dopo la capitolazione è risultato che nel 1944, all’età di 56 anni, era in buona salute (contrariamente a quanto ho trovato scritto in molti autori, pesava circa 74 Kg e di altezza 1,76 cm.
La cosa più particolare di questa epopea è che nel maggio del 1945, poco dopo la capitolazione del Reich, al Pervitin fu tolto lo status di farmaco pericoloso, imposto da Leonardo Conti e tornò nelle farmacie libero da prescrizioni mediche e resterà tale per altri 25 anni, prima di essere classificato come stupefacente.
Ora è noto che la Temmler Werke produsse oltre 740 milioni di dosi durante la seconda guerra mondiale e oggi è ancora prodotto nella Repubblica ceca. Dal 1939 il suo prezzo è aumentato circa 250 volte ed è in vendita in diverse nazioni d’Europa, invadendo anche molti circoli americani, ma chi lo assume ancora oggi non conosce i fantasmi del suo passato.

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germans on drug

prima parte

Alla fine del 1937 non si pensava affatto all’uso militare di qualche sostanza stupefacente, perchè il prodotto della Temmler Werke era destinato solo ai civili ed era considerato un veicolo facile per andare a soldi, a gran soldi. Un business sicuro, frutto di una ricerca durata 10 anni su di una molecola, senza troppi successi, di metanfetamina, che ebbe una svolta dopo averne acquistato il brevetto dai giapponesi.
Lo scopo, come ho già scritto, era quello di migliorare la vita dei tedeschi. Poca spesa, molta resa. La sua immissione nel mercato, in grado di regalare tanta fiducia in se stessi, al tempo non era soggetta a particolari controlli e se fossero sorte complicazioni di qualsiasi natura si sarebbe potuto correre ai ripari in un secondo tempo.
Nel 1938 iniziò la vendita nelle farmacie di tutta la Germania. Era una soluzione pratica, molto economica, facilmente reperibile, che consentiva di dimenticare la fatica e la depressione senza il bisogno di prescrizione medica.


Hitler, a quel punto, era al potere già da cinque anni e aveva preso il controllo della Wehrmacht, la società tedesca era sotto pressione; chi perdeva tempo nei luoghi di lavoro era subito segnalato ed arrestato dalla Gestapo, agli ordini di Himmler. Capi squadre e operai lavoravano duramente dalle 12 alle 15 ore al giorno, 6 giorni alla settimana, perchè l’industria bellica doveva costruire il suo arsenale senza soste ed il Pervitin, sostenuto da una grandissima campagna di marketing, si presentava come una soluzione efficace per far fronte alle fatiche giornaliere.
La Temmler Werke, conosciuta per essere un’azienda all’avanguardia che già dagli anni 20 e 30 si era proposta sul mercato con promozioni in stile americano, si era servita dei migliori editor e grafici pubblicitari, dei migliori veicoli di distribuzione ed in pochi mesi spinse la commercializzazione con una campagna molto efficace diventando immediatamente molto popolare tra la popolazione tedesca.
Nulla di strano.


Il farmaco divenne subito un best-seller e, addirittura, un pasticcere di Berlino (la cioccolateria Hildebrand) pensò di confezionare dei cioccolatini ripeni di un estratto di Pervitin, per migliorare l’umore. La quantità di metanfetamina in questi cioccolatini era di 18 mg, l’equivalente di… 6 pillole!
Una quantità notevole!
In Germania si ricorda che le donne organizzassero pomeriggi con le amiche per gustare queste prelibatezze che regalavano felicità ed euforia. Per quasi due anni nessuno si accorse di problemi di qualsiasi genere derivati dall’uso quotidiano. Incredibile, ma vero.
Ma già nel 1939, il direttore dell’Istituto di fisiologia – Otto Friedrich Ranke – si accorse subito di avere per le mani un prodotto stimolante di assoluta efficacia che sembrava stimolare la concentrazione e aumentare le prestazioni complessive. Gli era giunta voce che i ragazzi usassero il Pervitin per studiare meglio e senza apparenti controindicazioni. Ranke lesse tutti i rapporti disponibili sul farmaco e si convinse. Per l’esercito sarebbe stata una soluzione decisamente indovinata per consentire prestazioni più elevate alle truppe che stavano per entrare in guerra.
Anche Mussolini, il paziente “D”, – fu tenuto sotto stretta sorveglianza dai medici nazisti dopo aver assunto alcune pillole-test, proprio nel 1939.
In pochi giorni si organizzò un esperimento diretto sui soldati, per confrontare i suoi effetti con la caffeina ed altri stimolanti, chiedendo loro di rispondere a quesiti matematici per 36 ore di fila, senza dormire. Il risultato del test fu sorprendente: 4 pillole di Pervitin corrispondevano ad un intero sacco di caffè!
Nel frattempo, la vendita del Pervitin stava raggiungendo punte ineguagliate e la Temmler Werke iniziò ad esportarlo in Francia.
Così, nell’agosto del 1939, il prodotto arrivò in un paese sul punto di dichiarare guerra alla Germania: Parigi avrebbe preso le armi se Hitler avesse invaso la Polonia.

Contemporaneamente, all’ufficio di Ranke pervennero le prime avvisaglie di qualche problema collaterale derivato dalle pillole magiche, ma tempestivamente giunse un ordine dal Comando Supremo della Wehrmacht di ignorare ogni distrazione sociale perchè la Germania stava per iniziare la campagna di Polonia.
Ranke allora inviò un messaggio riservato ai comandanti di truppa invitandoli a presentare un rapporto dopo la somministrazione del prodotto farmaceutico; voleva che fosse dato solo a piccoli gruppi di soldati per visionarne gli effetti pratici. Dopo le prime giornate di invasione gli esiti dei rapporti furono entusiastici, tanto che la Wehrmacht fece pervenire alla Temmler un ordinativo tale che costrinse l’azienda a coinvolgere altre aziende consorelle alla produzione di pillole per far fronte ad un ordinativo così imponente.

Intanto il mondo rimase stupito dalla velocità dell’esercito tedesco e soprattutto dalla persistenza della forza d’urto.
Ma quello che impressionava di più era la capacità di picchiata dei piloti della Luftwaffe. Il cambiamento di quota repentino dei bombardieri Stuka, più volte ripetuto, appariva demoniaco.

In pochi giorni di scontri non furono più pochi soldati ad impasticcarsi, ma ora interi battaglioni di carri armati erano disposti ad assumere il prodotto sistematicamente, tantopiù che i Comandi lo consideravano solo un farmaco “di supporto”, direi… “di aiuto”. Alle schiaccianti vittorie ora si aggiungevano la soddisfazione per questa nuova sostanza insperata e, visibilmente, senza controindicazioni.

Ma in realtà Otto Ranke teneva monitorate le condizioni dei soldati che sembravano dover assumere continuamente il farmaco perchè gli effetti postumi erano disastrosi. Non solo per la conseguente dipendenza che andava a generarsi, ma per la stanchezza debilitante che si manifestava una volta finito l’effetto. Ma da par suo, l’esercito non sembrava preoccuparsene. Abbagliato dai successi e dal continuo giungere sempre di nuovi ordini di conquista; “ma no! adesso si riprendono… e poi non c’è tempo! e il Fuhrer pretende…“, il Comando Supremo non poteva discutere gli ordini, tantomeno i tempi e tantomeno ancora, il Fuhrer stesso.
La Panzerschokolade sembrava rendere invincibili. A larghissima distribuzione, pareva essere la soluzione di tutti i problemi militari del momento.
In breve diventò per i soldati una sostanza “rilassante”.

 

fine prima parte


Drugs & rock ‘n roll

DerSpiegel-collE’ interessante notare che l’argomento è salito alla ribalta solo dopo un articolo apparso su “Der Spiegel”, nel 2005, sull’uso sistematico del Pervitin e del D-IX da parte della Wehrmacht. Nonostante siano state centinaia di migliaia le morti causate dall’ uso di queste sostanze nel periodo post-bellico, della cosa non si era curato nessuno, fino ad allora, in Germania , attribuirono i decessi improvvisi a probabili conseguenze originate dal conflitto. Sostanzialmente, nell’articolo citato si sostenne che dal 1938, data di immissione sul mercato del Pervitin (farmaco creato dalla Temmler di Belino), in Germania crebbe la convinzione che le “wunder drugs” avrebbero “aiutato” la Wehrmacht a vincere la guerra. pervitinDa un primo robusto test nell’ invasione della Polonia si passò velocemente ad un uso indiscriminato per le truppe al fronte. Superata in breve una limitazione data dalle leggi statali sull’uso delle droghe, si distribuirono 35 milioni di compresse di Pervitin e Isophan (una versione leggermente modificata prodotta dalla Knoll). Una quantità indiscutibilmente spaventosa. anf-FdP2I pacchetti furono etichettati come “stimolanti”, con istruzioni all’uso che raccomandavano una dose di 1-2 compresse (max) prima della necessità. Gli effetti, almeno inizialmente, furono seducenti. Der Spiegel riporta un episodio del 1942, quando un gruppo di oltre 500 soldati, circondati dall’Armata Rossa, cerca di fuggire da un fronte orientale ove la temperatura era meno di 30° Celsius; “i soldati erano così esausti che stavano cominciando a giacere semplicemente giù nella neve “. anf-boxArrivò un camioncino con nuove dosi di Pervitin. Dopo mezz’ora, il medico scrisse che i soldati si sentivano molto meglio. Dopo un’ora 350 unità si sentirono così euforici e combattivi che ingaggiarono un combattimento con gli inseguitori e ri-sfondarono il fronte! Le truppe di fanteria erano capaci di prestazioni sovrumane con l’uso di queste metanfetamine: nella maggior parte delle persone, la sostanza aumentava la fiducia in se stessi, la concentrazione e la propensione al rischio, mentre allo stesso tempo riduceva la sensibilità al dolore, la fame e la sete, oltre a ridurre il bisogno di dormire. “Due compresse, prese una volta eliminavano la necessità di dormire per 3-8 ore, e due dosi di due compresse ciascuno erano efficaci per 24 ore, con performances inimmaginabili”. Fu anche incoraggiato l’uso di alcool (comunemente chiamato Schnaps, acquavite); “solo un fanatico avrebbe rifiutato di dare ad un soldato qualcosa che può aiutare a rilassarsi e godersi la vita dopo che ha affrontato gli orrori della battaglia, e solo un pazzo avrebbe rimproverato un soldato per godere un drink amichevole o due con i suoi compagni “. Di fatto, l’assumere alcool metilico, scrive il Der Spiegel, produsse il più alto numero di decessi accidentali del periodo bellico. Medici tedeschi sperimentarono su se stessi le procedure consigliate. Intervistato nel 1952, il medico Franz Wertheim rilasciò questa dichiarazione: “volevamo iniziare la giornata bevendo acqua. bicchiere di cognac e prendere due iniezioni di morfina. Abbiamo trovato utile la cocaina a mezzogiorno, e la sera, di tanto in tanto, prendere Hyoskin “, un alcaloide derivato da alcune varietà della pianta di NightShade¹ che viene utilizzato come un farmaco. Il cocktail evoluto del 1944 era un composto di 5mg di cocaina, 3mg di Pervitin e 5mg di morfina. droghe1941-1944Era il D-IX, che poteva mantenere i soldati pronti alla battaglia quando a questi era chiesto di continuare al di là di quello che era considerato normale e, allo stesso tempo, di mantenere alta la loro autostima.

Il 38% dei sopravvissuti alla guerra ha accusato forti problemi di dipendenza e sono scomparsi prematuramente a causa delle Stuka-Tabletten (o Hermann-Goering pillen), delle Pep-pillen, della Flieger-schokolade o Panzerschokolade.

Ma durante il conflitto furono inviate, anche a soldati americani, inglesi, italiani e giapponesi, più di 70 milioni di capsule coadiuvanti nel combattimento.

Cassette di pronto soccorso per aeroplani, stipate di compresse di benzedrine per il temporaneo sollievo dalla fatica, per ridurre i malori da trasferimenti forzati e per animare gli uomini al battesimo del fuoco. Qualcuno disse che facevano effetto ancora 5 giorni dopo gli sbarchi! Molto usate furono le dosi di morphine Syrette, opportunamente non menzionate negli invii di medicinali e, per il motivo che la morfina è una sostanza “deprimente”, ha compromesso la qualità della vita del 25% dei soldati che ne avevano fatto un uso cronico.

soldiers

avatar185solo     -6

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Note:

¹ nightshadeLa parola Nightshade fa apparire immagini di lavorazioni misteriose nel buio della notte, la creazione di formule magiche e intrugli velenosi, immagini di streghe e degli stregoni che creano in silenzio la loro merce.


Sieg im Westen_soluzione

Soluzione (non finale):

La chiave della decisione finale di passare attraverso le Ardenne fu legata ad un singolo fortuito episodio.

Il 14 febbraio 1940, presso Thionville, vennero uccisi due incauti ufficiali francesi mentre trasportavano una valigetta contenente mappe estremamente riservate, concernenti la dislocazione delle truppe francesi lungo la linea Maginot. Fu questo incidente ad aprire la porta alla geniale ipotesi alternativa di von Manstein e non altro.

Ma i rischi dell’operazione erano ancora oltremodo reali: se ad esempio, i bombardieri alleati avessero superato le difese aeree sulle Ardenne avrebbero potuto gettare nel caos quelle colonne in marcia creando un danno che oggi paragoneremmo solo ad uno Tsunami.

E poi tutto dipendeva dal modo in cui si sarebbe impiegata la forza d’attacco. Ma contrariamente a quanto vuole la leggenda, il piano non era mosso da nuove dottrine militari, ma dalla classica regola napoleonica: ottenere il successo concentrando una forza superiore a quella nemica in un singolo punto. Questo sistema verrà poi adottato sistematicamente dalla Wehrmacht in tutti i teatri di guerra, ove possibile. Infatti, moltissimo fu dovuto alla concentrazione di non meno di 45 divisioni scelte contro uno schermo difensivo franco-belga di sole 18 unità di secondo livello, più l’appoggio totale della Luftwaffe che però rivelò subito di essere molto meno decisiva di quello che voleva sembrare.

Il primo giorno di combattimento, infatti sacrificò non meno di 347 apparecchi e alla fine di maggio, il 30 per cento dei velivoli era stato abbattuto. Un disastro. Un altro 13 per cento ebbe seri danni. I tedeschi comunque non si limitarono a mettere in campo tutti i carri armati e tutti gli aerei. Nel rigoroso rispetto della regola napoleonica, li schierarono in un fronte incredibilmente ristretto. Il gruppo A fu raggruppato in un’unica grossa formazione, la Panzergruppe Kleist,composta da 1222 tank545 semicingolati e quasi 40.000 tra auto e altri veicoli militari. Se questa massa fosse stata messa su un’unica strada la coda avrebbe raggiunto i 1540 km.

La velocità di spostamento fu essenziale. Per ottenere questo, il piano prevedeva che le colonne tedesche procedessero per tre giorni e tre notti senza interruzione. A questo proposito, per permettere di guidare senza addormentarsi, i furieri delle unità avanzate avevano predisposto decine di migliaia di dosi di Pervitin, l’anfetamina nota come “speed “, ma più conosciuta negli anni 40 come “Panzerschokolade“, citata e mostrata anche nel film ” Fiumi di porpora 2” con Jean Reno.

Anche se il trattamento fu riservato a solo una dozzina di divisioni d’assalto, la scommessa di Manstein pagò. Ci fecero anche un film. Per celebrare il trionfo del Fuhrer fu commissionato un film intitolato ” Sieg im Westen ” allo scopo di propagandare la superiorità della razza tedesca e il suo genio personale.

link per vedere il documentario


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