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testimoni oculari 2.
la guardia del corpo di Hitler.

Poi ci sono racconti d’oltreoceano che ascoltati oggi sembrano inverosimili, ma non lo sono. Una volte, le cose erano molto diverse.
Come la testimonianza, oggi non più verificabile, di Laureano Murecan, un cittadino di Bariloche che per tutta la vita ha raccontato a tutti che aveva visto Hitler girare in città con altre due persone. Ed era raramente creduto. Lui disse che a quel tempo era adolescente, poteva essere il 1947, Hitler “girava come un turista” e sembrava in salute. Non lo aveva più scordato.

Altra persona che assicurò di averlo visto nei pressi di Bariloche era Atilio Sartori, l’autista già defunto dello scienziato Ronald Richter, colui che diresse il fallimentare esperimento atomico dell’isola Huemul.

Un ulteriore conferma di Hitler nella tenuta San Ramón la diede Eduardo I., un anziano argentino che oggi vive negli Stati Uniti, ma al tempo stava vicino a Bariloche. Per merito dello zio ebbe modo di consoscere un certo Herr Kurt, un nazista che lavorava nella residenza di Quinchauala, sul lago Nahuel Huapi e, per qualche ragione, divennero presto amici. Entrati in confidenza, Herr Kurt confidò che Hitler stava vivendo a san Ramón e aggiunse che aveva ricevuto l’incarico di manutentore dell’impianto di riscaldamento del ranch. Di questo non se ne capacitava. “Lei non può capire cosa sia per un nazista avere, a 3m circa…    il Fuhrer in persona. Per me Hitler era Dio.
Cose da pazzi! Vivevo in un mondo che non avrei nemmeno potuto sognare…
A volte mi capitava di doverlo riaccompagnare a casa. La strada per il ranch era abbastanza percorribile. La casa era molto grande e c’erano molti cani, cani tedeschi ben addestrati.   Lui era sempre con un cappello, seduto, – volte gli tremava un po’ il braccio destro che quasi non muoveva – e senza baffi. Coi capelli molto corti. Le ultime volte l’ho visto camminare anche un bastone. Aveva però una memoria impressionante, con me parlava in tedesco; il castigliano lo parlava poco o niente“.
La cosa che ricorda maggiormente è il timore delle guardie che gli stavano sempre attorno. “Quando parlavo – dice Kurt – non si muovevano dalla porta della sala ed imparai a non muovermi poichè una volta che mi alzai in piedi di scatto per prendere un fazzoletto dalla tasca si precipitarono su di me come fulmini…“.

La scoperta della guardia del corpo avvenne per caso. A chi scrive nel 1998, è capitato di poter sentire una apprendere una storia scritta da Manuel Monasterio tempo addietro che non smette di sorprendere. Negli anni ’70 incontrò casualmente una “guardia del corpo” di Hitler. L’uomo che si faceva chiamare Pablo Glocknick, gli confessò di aver protetto il leader nazista nel sud dell’Argentina fino alla sua morte, avvenuta negli anni ’70.
Glocknick chiese a Monasterio di non raccontare la sua storia prima che fossero passati dieci anni dal loro incontro.
— Quando lo intervistai, Monasterio aveva 72 anni e, alle spalle, un’eccellente carriera nella marina mercantile. Il suo ruolo gli aveva permesso di accedere a buone informazioni durante la Seconda Guerra Mondiale, quando prestò servizio su alcuni mercantili argentini all’epoca del conflitto. Con i dati raccolti e con l’inedito racconto di Glocknick, il capitano Monasterio scrisse il suo libro.
Per andare dritti al punto, riporto di seguito parte dell’intervista al marinaio argentino:
Domanda:    Come ha conosciuto questo signore?
Manuel Monasterio: Mi si ruppe la macchina a Caleta Olivia (provincia di Santa Cruz), era un sabato e non c’era nessuno. Mi dissero che c’era un vecchio signore che era meccanico. Così entrai in contatto con lui.
D.:    Cosa le raccontò?
M.M.:    L’uomo mi disse di esser stato marinaio del Graf Spee e, dato il mio interesse sul tema della guerra, decisi di indagare.
Mi disse di esser stato meccanico della Sezione Macchine (della nave).
D.:    Lo conoscevano nel paese?
M.M.:    No, dicevano che era arrivato per cercare lavoro, ma io pensai non è venuto per cercare lavoro”, viveva come un eremita.
M.M.:    Mi raccontò di come divenne nazista. Come ai tempi la sua famiglia non avesse di che mangiare e come, con Hitler al potere, gli cambiò la vita. Poté studiare ed entrare nella Marina Tedesca. Poi, mi parlò di come arrivarono in Argentina con il GrafSpee. Di quando lo intemarono, con altri marinai tedeschi, a Còrdoba. Mi disse che là già c’erano molte autorità naziste nell’ambasciata tedesca, come ad esempio gli addetti della marina. Ognuno aveva le sue persone di fiducia.
D.:    Che altro le raccontò di quel periodo?
M.M.:    Mi raccontò che i nazisti sceglievano persone assolutamente affidabili e lui disse di essersi meritato la fiducia della marina.
D.:    Cosa le raccontò di Hitler?
M.M.:    Per prima cosa mi disse: “mi rimane poco da vivere e vorrei che le cose che so qualcuno le conservi”. Mi fece fare una specie di giuramento molto speciale, una sorta di cerimonia, e chiese che una cosa venisse rispettata: per dieci anni non dovevo raccontare niente a nessuno. Desiderava che fosse raccontato solo in seguito, e io rispettai il patto.
D.:    Come fu il racconto?
M.M.:    mi disse che, alla fine della guerra, dovette andare con un gruppo a scaricare un sottomarino. Lui era in missione. Apparve il sottomarino e sbarcarono persone. All’inizio non sapeva che in quel sottomarino ci fosse Hitler.
D.:    Cosa accadde dopo?
M.M.:    Hitler venne condotto in un ranch.
D.:    Dove?
M.M.:    Il luogo esatto non lo disse. Ricordò che affermò “nei pressi di Bariloche”. Glocknick aveva accesso alle informazioni perché faceva parte dello “staff”.
D.:    Sapeva che si trattava di Hitler?
M.M.:    All’inizio no, ma poi il suo capo gli spiegò. Addirittura lui stesso, in seguito, venne scelto per vivere con loro (con parte del gruppo giunto in sottomarino). E si rese conto che era il Fuhrer che decideva. Diceva che non aveva la stessa faccia, che era “un po’ cambiato” ma che era Hitler. Nella tenuta c’erano molti lavoratori che non sapevano per chi lavorassero.
D.: E così passava tutti i giorni con Hitler…
M.M.: Sì, così mi raccontò. Glocknick viveva in e autonomia dai suoi capi. Anche per lui Hitler era Dio. Mi raccontava la gioia più grande della sua vita era servire quell’uomo.
Mi diceva che a volte si svegliava e si chiedeva: sarà vero che sto con il Fuhrer? Credeva fosse un sogno.
D.:    Come continua la storia?
M.M.:    Passarono molti anni e Hitler perse potere, all’inizio andavano a fargli visita tutti i capi, poi non più.
Glocknick rimase fino all’ultimo momento.
D.:    Fino a quando?
M.M.:    Fino a che morì.
D.:    Dove?
M.M.:    In quella tenuta e lì lo seppellirono.
D.: E poi?
M.M.:    A Glocknick cadde il mondo. Credeva nei “mille anni del Reich”. Dopo la morte di Hitler, si lasciò andare, tutti i suoi sogni e le sue illusioni erano crollate. Iniziò a bere ed è in questo stato che lo trovai.
D.:    Glocknick era il vero nome della guardia del corpo?
M.M.:    Pablo Glocknick. Ma non so se fosse il suo vero nome…
D.:    Dopo lo vide ancora?
M.M.:    Mai più. Mi disse che ero il primo a cui lo raccontava e che potevo farlo a mia volta solo dopo dieci anni dalla sua morte.
Rispettai la sua volontà, non lo tradii.

In base a ricerche susseguenti Pablo Glocknick potrebbe essere il falso nome di Enrique Berthe, tecnico elettromeccanico del Graf Spee, in base al certificato di internamento in Argentina n°65-570.


la fuga di Hitler in Patagonia. opzioni

In questo periodo di Hunting Hitler c’è una naturale considerazione per avvalorare l’ipotesi di una fuga del dittatore dal bunker:
i testimoni tedeschi allora presenti nel bunker furono trattenuti chi per 10 anni, chi per 15 anni e in questo lasso di tempo furono ripetutamente interrogati. (vedi: Hunting HitlerSe i russi e gli americani poi, avessero creduto (anche solo un poco) al risultato degli interrogatori non avrebbero continuato a cercare prove sulla morte di Hitler per anni e anni».

E’ dagli anni ’50 che si scrivono libri, si aprono dossier e si rifanno indagini sull’argomento. Magari in Italia un pochino meno, ma dalla Spagna al Sudamerica la questione ha riempito i taccuini e le librerie fino ai giorni nostri.

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Appare la notizia che degli ufficiali piloti della Luftwaffe che dal 28 al 30 aprile 1945 assicurarono un corridoio aereo libero fra Berlino e la Danimarca per la fuga di Hitler. Il 28 aprile 1945 non vi fu alcun matrimonio nel bunker tra Adolf ed Eva, bensì la partenza su uno Junkers Ju 52, oppure un Arado 234 B, dalla pista di Hohenzollerndamm, con atterraggio nella German imperial Zeppelin base di Tønder, in territorio danese. Da quel punto in avanti si fanno due ipotesi: la partenza in sommergibile verso il Sudamerica oppure un volo verso Reus, base militare spagnola nei pressi di Barcellona, e poi da Reus alla volta delle Isole Canarie, con sosta a Morón de la Frontera, vicino a Siviglia, per rifornirsi di carburante. È il 29 aprile 1945. Con Hitler vi sono la sua amante e il cognato Hermann Fegelein, che aveva sposato Gretl Braun, sorella di Eva, sebbene la storiografia ufficiale lo dia per fucilato su ordine del Führer. E persino la fedele cagna Blondi. All’arrivo nella base nazista di Villa Winter, a Fuerteventura, vi era ad attenderli un U-boot per il trasferimento in Patagonia. Il sommergibile, anzi l’elettro-sommergibile, su cui si sarebbe imbarcato Hitler apparteneva alla classe XXI, dotato di attrezzature straordinarie. La presenza in Sudamerica di almeno tre sommergibili tedeschi è avvalorata dal fatto che il 10 luglio 1945 un sommergibile U-530 si consegnò in una base navale di Mar del Plata» (fonte: il Giornale.it).

fuga-Hitler-opt.3Secondo Jeff Kristenssen, alias capitano Manuel Monasterio, che cita Heinrich Bethe, alias Pablo Glocknick, alias Juan Paulovsky, un ufficiale dell’intelligence tedesca di stanza in Argentina sin dal 1939, il quale insieme col medico personale del Führer, il dottor Otto Lehmann, fu accanto al dittatore fino all’ultimo. Secondo Bethe, Hitler sarebbe morto alle ore 15 del 13 febbraio 1962 in una località imprecisata della Patagonia argentina. Era entrato in coma tre ore prima.

fuga-Hitler-opt.4Secondo Abel Basti, nel 1945, tra luglio e agosto, Hitler, accompagnato da non più di sette persone, inclusa Eva Braun, giunse a bordo di un sommergibile tedesco, scortato da altri due, nella baia di Caleta de Los Loros.(Questa versione è già stato offerta alla CIA dal capo della Gestapo, Heinrich Müller).
In Argentina, Hitler ed Eva Braun godettero della protezione del presidente de facto Edelmiro Farrell e il suo ministro della guerra, Juan Domingo Peron.

Da Buenos Aires arriva la conferma data da un portavoce di Goebbels, Wilfred von Owen, deceduto nella capitale argentina a 96 anni, nel 2008, secondo la quale si conferma l’approdo in Argentina di cinque sommergibili tedeschi dopo la fine della guerra.

– Hitler ed Eva Braun si sarebbero poi sposati con rito cattolico nella cappella dell’Estancia San Ramon dopo l’’agosto del 1945. Il matrimonio nel bunker di Berlino, avvenuto il 29 aprile 1945, avrebbe invece riguardato i sosia di Hitler e della Braun: Gustav Weber, una delle due controfigure delle quali il dittatore disponeva, e una donna sconosciuta.

– Sembra addirittura che Hitler abbia avuto figli. Il primo fu Helmut, nato nel 1935, ufficialmente da Joseph Goebbels e Magda Rietschel, moglie del ministro della Propaganda nazista. In realtà Helmut sarebbe stato il frutto di un tradimento coniugale consumato da Magda con Hitler durante una vacanza sul Baltico. Prima di suicidarsi, i coniugi Goebbels lo avvelenarono insieme con le sorelline Helga, 12 anni, Hilde, 11, Holde, 8, Hedde, 6, e Heidi, 4. Poi ci sarebbe Gisela Hoser, o Heuser, nata nel 1937 dall’atleta tedesca Ottilie Fleischer, detta Tilly: Hitler mise incinta la Fleischer dopo le Olimpiadi berlinesi del 1936. La fonte di questa notizia è Bethe. Il dittatore avrebbe avuto anche una seconda figlia, Ursula, detta Uschi, nata ufficialmente a Capodanno del 1939 in Italia, a Sanremo, da Eva Braun. La gravidanza fu occultata perché Hitler riteneva che il suo ascendente sul popolo tedesco sarebbe scemato qualora non si fosse mostrato totalmente dedito ai destini della Germania. Uschi arrivò all’Estancia San Ramon nel settembre 1945, proveniente dalla Spagna, via Buenos Aires, tramite Hermann Fegelein. Una terza figlia di Hitler e della Braun sarebbe nata morta nel 1943. August Schullten, ginecologo di Monaco di Baviera che aveva seguito la gravidanza, perì in un incidente d’auto quello stesso anno. Nel marzo 1945 l’amante di Hitler concepì un altro figlio. Era già incinta durante la fuga verso la Patagonia e in Argentina sarebbero vissute due figlie di Hitler. Una di loro durante gli anni della dittatura del generale Jorge Videla si presentò al consolato tedesco di Buenos Aires per chiedere d’essere aiutata ad espatriare in Sudafrica. Al funzionario che le aveva spiegato di non poter fare nulla per lei, disse: «Ma io sono la figlia di Hitler!».

hitler_fire– Di sicuro, esiste un’informativa dell’Fbi, datata 21 settembre 1945, che parla dell’aiuto fornito da funzionari argentini a Hitler, sbarcato da un sottomarino e nascostosi ai piedi delle Ande. «In una nota secret classification della Cia, inviata dalla Colombia il 3 ottobre 1955, un agente scriveva: Adolph Hitler is still alive, è ancora vivo».

– Di controverso, ci viene fatto notare che il capo della Gestapo  ha detto, nei suoi interrogatori negli Stati Uniti del 1948, che ha organizzato la fuga di Hitler da Berlino e rivela che Hitler insieme con Eva Braun è volato a Barcellona, ​​in Spagna, il 26 aprile 1945. Mueller ci ricorda inoltre che:

foto-sosia-di-Hitler– non c’è mai stato un corpo identificabile di Adolf Hitler né di Eva Braun:
– la storia intera del suicidio di Hitler poggia unicamente sulla testimonianza inventata di quattro nazisti fanatici;
– i russi hanno trovato la persona sepolta e il cadavere bruciato del sosia di Adolf Hitler, vicino al bunker, ma non compatibile con le testimonianze dei presenti.

foto scattata dai russi del corpo riesumato del sosia di Hitler.
– 2 maggio 1945  –  (notare il foro di proiettile in fronte)


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