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germans on drug

prima parte

Alla fine del 1937 non si pensava affatto all’uso militare di qualche sostanza stupefacente, perchè il prodotto della Temmler Werke era destinato solo ai civili ed era considerato un veicolo facile per andare a soldi, a gran soldi. Un business sicuro, frutto di una ricerca durata 10 anni su di una molecola, senza troppi successi, di metanfetamina, che ebbe una svolta dopo averne acquistato il brevetto dai giapponesi.
Lo scopo, come ho già scritto, era quello di migliorare la vita dei tedeschi. Poca spesa, molta resa. La sua immissione nel mercato, in grado di regalare tanta fiducia in se stessi, al tempo non era soggetta a particolari controlli e se fossero sorte complicazioni di qualsiasi natura si sarebbe potuto correre ai ripari in un secondo tempo.
Nel 1938 iniziò la vendita nelle farmacie di tutta la Germania. Era una soluzione pratica, molto economica, facilmente reperibile, che consentiva di dimenticare la fatica e la depressione senza il bisogno di prescrizione medica.


Hitler, a quel punto, era al potere già da cinque anni e aveva preso il controllo della Wehrmacht, la società tedesca era sotto pressione; chi perdeva tempo nei luoghi di lavoro era subito segnalato ed arrestato dalla Gestapo, agli ordini di Himmler. Capi squadre e operai lavoravano duramente dalle 12 alle 15 ore al giorno, 6 giorni alla settimana, perchè l’industria bellica doveva costruire il suo arsenale senza soste ed il Pervitin, sostenuto da una grandissima campagna di marketing, si presentava come una soluzione efficace per far fronte alle fatiche giornaliere.
La Temmler Werke, conosciuta per essere un’azienda all’avanguardia che già dagli anni 20 e 30 si era proposta sul mercato con promozioni in stile americano, si era servita dei migliori editor e grafici pubblicitari, dei migliori veicoli di distribuzione ed in pochi mesi spinse la commercializzazione con una campagna molto efficace diventando immediatamente molto popolare tra la popolazione tedesca.
Nulla di strano.


Il farmaco divenne subito un best-seller e, addirittura, un pasticcere di Berlino (la cioccolateria Hildebrand) pensò di confezionare dei cioccolatini ripeni di un estratto di Pervitin, per migliorare l’umore. La quantità di metanfetamina in questi cioccolatini era di 18 mg, l’equivalente di… 6 pillole!
Una quantità notevole!
In Germania si ricorda che le donne organizzassero pomeriggi con le amiche per gustare queste prelibatezze che regalavano felicità ed euforia. Per quasi due anni nessuno si accorse di problemi di qualsiasi genere derivati dall’uso quotidiano. Incredibile, ma vero.
Ma già nel 1939, il direttore dell’Istituto di fisiologia – Otto Friedrich Ranke – si accorse subito di avere per le mani un prodotto stimolante di assoluta efficacia che sembrava stimolare la concentrazione e aumentare le prestazioni complessive. Gli era giunta voce che i ragazzi usassero il Pervitin per studiare meglio e senza apparenti controindicazioni. Ranke lesse tutti i rapporti disponibili sul farmaco e si convinse. Per l’esercito sarebbe stata una soluzione decisamente indovinata per consentire prestazioni più elevate alle truppe che stavano per entrare in guerra.
Anche Mussolini, il paziente “D”, – fu tenuto sotto stretta sorveglianza dai medici nazisti dopo aver assunto alcune pillole-test, proprio nel 1939.
In pochi giorni si organizzò un esperimento diretto sui soldati, per confrontare i suoi effetti con la caffeina ed altri stimolanti, chiedendo loro di rispondere a quesiti matematici per 36 ore di fila, senza dormire. Il risultato del test fu sorprendente: 4 pillole di Pervitin corrispondevano ad un intero sacco di caffè!
Nel frattempo, la vendita del Pervitin stava raggiungendo punte ineguagliate e la Temmler Werke iniziò ad esportarlo in Francia.
Così, nell’agosto del 1939, il prodotto arrivò in un paese sul punto di dichiarare guerra alla Germania: Parigi avrebbe preso le armi se Hitler avesse invaso la Polonia.

Contemporaneamente, all’ufficio di Ranke pervennero le prime avvisaglie di qualche problema collaterale derivato dalle pillole magiche, ma tempestivamente giunse un ordine dal Comando Supremo della Wehrmacht di ignorare ogni distrazione sociale perchè la Germania stava per iniziare la campagna di Polonia.
Ranke allora inviò un messaggio riservato ai comandanti di truppa invitandoli a presentare un rapporto dopo la somministrazione del prodotto farmaceutico; voleva che fosse dato solo a piccoli gruppi di soldati per visionarne gli effetti pratici. Dopo le prime giornate di invasione gli esiti dei rapporti furono entusiastici, tanto che la Wehrmacht fece pervenire alla Temmler un ordinativo tale che costrinse l’azienda a coinvolgere altre aziende consorelle alla produzione di pillole per far fronte ad un ordinativo così imponente.

Intanto il mondo rimase stupito dalla velocità dell’esercito tedesco e soprattutto dalla persistenza della forza d’urto.
Ma quello che impressionava di più era la capacità di picchiata dei piloti della Luftwaffe. Il cambiamento di quota repentino dei bombardieri Stuka, più volte ripetuto, appariva demoniaco.

In pochi giorni di scontri non furono più pochi soldati ad impasticcarsi, ma ora interi battaglioni di carri armati erano disposti ad assumere il prodotto sistematicamente, tantopiù che i Comandi lo consideravano solo un farmaco “di supporto”, direi… “di aiuto”. Alle schiaccianti vittorie ora si aggiungevano la soddisfazione per questa nuova sostanza insperata e, visibilmente, senza controindicazioni.

Ma in realtà Otto Ranke teneva monitorate le condizioni dei soldati che sembravano dover assumere continuamente il farmaco perchè gli effetti postumi erano disastrosi. Non solo per la conseguente dipendenza che andava a generarsi, ma per la stanchezza debilitante che si manifestava una volta finito l’effetto. Ma da par suo, l’esercito non sembrava preoccuparsene. Abbagliato dai successi e dal continuo giungere sempre di nuovi ordini di conquista; “ma no! adesso si riprendono… e poi non c’è tempo! e il Fuhrer pretende…“, il Comando Supremo non poteva discutere gli ordini, tantomeno i tempi e tantomeno ancora, il Fuhrer stesso.
La Panzerschokolade sembrava rendere invincibili. A larghissima distribuzione, pareva essere la soluzione di tutti i problemi militari del momento.
In breve diventò per i soldati una sostanza “rilassante”.

 

fine prima parte

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Obersalzberg: la situazione “presunta”

Un argomento che m’acchiappa. Adesso ne parlo un momento perché sto mettendo a confronto alcuni libri e ne sommo le informazioni.H-Obersalzberg

Il signore qui sopra ed il Comando supremo tedesco, fin dall’autunno 1942, fecero sempre di tutto per impedire all’opinione pubblica di venire a conoscenza delle sconfitte sul fronte orientale. E come biasimarli?
Fino a quel punto era andato tutto a meraviglia… Sto scherzando.
Comunque, la stampa e la radio ripetevano al popolo tedesco dal mattino alla sera che la guerra sarebbe stata vinta. Nel giornale «Das Reich » Goebbels scriveva ogni settimana un articolo di fondo sulle grandi vittorie ottenute durante la « ritirata conforme ai piani previsti» delle truppe tedesche sul fronte orientale. Hans Fritzsche del ministero della propaganda nei discorsi che teneva alla radio di Berlino dava un quadro falso della situazione al fronte e chiedeva al popolo tedesco, in nome della vittoria, sempre nuovi sacrifici. Nello stesso spirito erano redatti i rapporti dal fronte per la stampa, che Keitel e Jodl dovevano sempre presentare preventivamente a Hitler. Egli li correggeva in modo che il popolo non potesse farsi un’idea chiara di ciò che accadeva al fronte. Anche le riprese al fronte per i cinegiornali settimanali venivano riviste personalmente da Hitler all’Obersalzberg. Senza le sue corre­zioni nessun servizio di cinegiornale poteva essere trasmesso. Egli so­stituiva le immagini e ne modificava il testo scritto da Goebbels.

Hitler-al-cinemaHitler riceveva dapprima il materiale cinematografico privo di so­noro, e lo visionava nella sala del Berghof insieme a Keitel, Bormann, Jodl, Dietrich e ai suoi aiutanti. Hitler faceva tagliare le riprese che mostravano truppe tedesche in ritirata, carri armati distrutti o solda­ti feriti, insomma, tutto ciò che potesse accennare a una disfatta. Le riprese tagliate venivano sostituite da immagini di vecchi cinegiornali del 1941, l’anno «radioso» in cui i cinegiornali mostravano soltanto prigionieri di guerra sovietici sfiniti, il fuoco dell’artiglieria tedesca, gli attacchi aerei degli Stuka o scene gioiose alla cucina da campo: tutto ciò che ricordava la marcia vittoriosa della «guerra lampo» promessa da Hitler. Durante le proiezioni Gunsche leggeva il testo di accompagnamento di Goebbels e prendeva nota delle correzioni secondo le indicazioni di Hitler. Hitler esaminava con particolare at­tenzione le scene che erano state riprese nel suo quartier generale, e lasciava passare soltanto le inquadrature in cui veniva ripreso nelle pose da vincitore dei primi anni di guerra. Le riprese più recenti, che lo mostravano curvo e con il morale a terra dovevano per suo ordi­ne categorico essere tagliate e distrutte. Egli era convinto che il po­polo sarebbe inorridito a vederlo ridotto così.

media-GerMa tuttociò si spiega come un semplice atteggiamento “prudente”, atto a non perdere immagine sul popolo. Ma la cosa non poteva limitarsi alle “persone normali”; bisognava anche essere prudenti e convincenti anche con le personalità dell’entourage interno e quello estero. A questo proposito occorre ricordare che gli alleati della Germania erano profondamente preoccupati per le voci di dure sconfitte sul fronte orientale. Essi chiedevano un incontro con Hitler. Il primo che desiderava venire a trovarlo era Antonescu. Ma Hitler continuava a rinviare l’incontro. «Se ne ricevo uno, poi verranno tutti», diceva. Solo quando le richieste degli alleati divennero sempre più insisten­ti, Hitler diede indicazione a Ribbentrop di organizzare le visite di Antonescu, Mussolini e Horthy a Kless­heim, nei dintorni di Salisburgo. Gli incontri con gli alleati cominciarono alla fine di marzo del 1943. Hitler concordò con Keitel e Jodl che essi avrebbero dovuto illustrare la situazione sul fronte orientale in una luce fa­vorevole alle truppe tedesche. Per suo ordine Jodl aveva fatto con­fezionare appositamente delle carte in scala 1:1.000.000 che davano una falsa visione della situazione al fronte. Hitler si servì di quelle carte durante gli incontri con Antonescu, Mussolini e Horthy.
In quelle carte, la linea del fronte si discostava notevolmente da quella reale. Singoli settori erano rappresentati in modo incompleto. Le forze del nemico, quelle tedesche e la direzione delle operazioni non erano riconoscibili, e in quel modo la situazione al fronte appa­riva molto più favorevole di quanto fosse in realtà. Nello Stato mag­giore di Hitler le discussioni con Antonescu, Mussolini e Horthy ve­nivano chiamate «le discussioni sulla situazione pre­sunta ».
Antonescu-HorthyQuando gli ospiti arrivarono Linge ( il fido maggiordomo) avvertì Hitler con una strizzatina d’occhi che tutto era pronto per “la riunione sulla situazione presunta“. Nella sala si accalcavano rumeni, ungheresi e funzionari del ministero degli esteri. Più una quantità di fotografi autorizzati impressionante. Poi c’erano i vari Ribbentrop, Keitel, Jodl e Meissnerr. Hitler entrò in scena da grande attore e fece una descrizione sommaria, con gesti teatrali e il tono di chi è sicuro della vittoria. Impressionò molto.

situazione-presunta

Alcuni giorni dopo (dal 7 al 10 aprile) fu la volta di Mussolini e anche lui fu vittima della “situazione presunta“. Alla fine dei colloqui esclamò:
«Fuhrer: l’Asse Roma-Berlino vincerà!».

Mussolini-a-Klessheim


30settembre-1939 news

30 settembre
Roma.  Ribbentrop propone:
Ribbentrop
1°) un incontro tra Hitler e Mussolini a Monaco;
2°) un incontro a Berlino tra lui e Ciano;
3°) un incontro al Brennero tra Hitler e Ciano.
Ciano convince Mussolini a spedirlo a Berlino, dove egli intende battersi
«come un leone per conservare la pace del popolo italiano».
In Boemia e Moravia, nell’anniversario del patto di Monaco i movimenti antinazisti invitano la popolazione a boicottare i mezzi di trasporto pubblico e organizzano
scioperi nelle fabbriche e nelle scuole. La replica poliziesca non si fa attendere ed è spietata.

Germania. Karl Dönitz fu promosso contrammiraglio e comandante dei sottomarini.

Inghilterra. Viene avviato l’arruolamento di uomini inglesi di età compresa tra 20 a 22 anni.


Tolleranza e no…

le-fondamenta

Dal Volume Mussolini, Graziani e l’Antifascismo (ed. Longanesi, 1949) di Carlo Silvestri riporto parte di un articolo che egli riprese dal n° 3 del giornaletto Il Ribelle (29 aprile 1945), organo della IV divisione partigiana Pinan — Cichero.

«EPURAZIONE! – Procederemo implacabili. Occorre colpire gli indivi­dui, distruggerli, eliminarli integralmente».
epurazione«Viviamo un’epoca nettamente rivoluzionaria: il fremito diffuso in tutta la storia moderna raggiunge ora un’espressione definita e chiara: sappia­mo ora ciò che vogliamo. Ma dobbiamo sapere quali siano i mezzi adegua­ti allo scopo. Si tratta in primo luogo di liberarci dal fascismo che è in noi. Si tratta di eliminare il fascismo dai costumi, di distruggerlo come forza attivamente operante nella nostra società. Il fascismo va colpito come forza del male del nostro tempo: colpire il fascismo come idea e come manifestazione incarnata negli individui: tale il nostro dovere.
Ma non basterà colpire l’idea: bisognerà colpire chi si è macchiato serven­do l’idea fascista e chi si macchierà di fascismo.
Occorre epurare: colpire gli individui renitenti, distruggerli, eliminarli, integralmente: disinfettare l’aria infetta, se non vogliamo che il morbo resti permanentemente nella nostra atmosfera politica.
Una grande lotta ci attende: non finirà quando deporremo i mitra e gli sten: sarà la nostra lotta dell’immediato dopoguerra . L’eliminazione dovrà colpire migliaia di fascisti e i colpiti saranno sempre pochi: i fascisti in circolazione sempre troppo numerosi.
Epurare: è un dovere; è il dovere.

Non arrestiamoci per sentimentalismi o per stanchezza.
Ma non ci si può fermare ai fascisti patentati: il fascismo è un fenomeno vastissimo: è il fenomeno di una società in putrefazione…
Borghesia rea­zionaria e feudale, parassiti sfruttatori, cialtroni e farabutti, plebe senza coscienza e dignità, coscienze fiacche o menti troppo astute di opportuni­sti: tutta questa genia va colpita.
Contro costoro risuonerà implacabile la nostra voce, finché potrà vibrare attraverso l’etere o attraverso l’inchio­stro.
Fascisti e sfruttatori del fascismo, parassiti e corrotti e corruttibili di ogni genere vi perseguiteremo con la nostra parola e con la nostra opera di epurazione, finché avremo un briciolo di energia….

L’imperativo dell’ora: avanti con l’epurazione».MussoliniGrazianiel'antifas

E proprio l’altra sera sentivo in Tv un ex-comunista che allora (nel ’45) parlava di tolleranza…


la doccia scozzese

Non credo si possa disconoscere di Mussolini il segno di una certa abilità o astuzia diplomatica. Cosa, questa, di cui Churchill (per es.) era assai invidioso. Innanzitutto, a detta di chi ha respirato la stessa aria, conosceva assai bene l’arte dello stancare i suoi oppositori col gioco continuo ed altalenante delle concessioni poi ritirate, delle speranze a cui seguiva sempre un’immacabile delusione. Un bel giochino. Così facendo, esauriva le fazioni in una sterile lotta di tutti contro tutti, impedendo che si formassero blocchi d’opinione abbastanza compatti all’interno del partito o del governo (l’unica eccezione in vent’anni resta infatti l’ordine del giorno Grandi); e finalmente, frantumato qualsiasi fronte d’oppo­sizione e sparso ovunque il sospetto e il rancore reciproco, riassumeva nelle sue mani la situazione, badando bene a non punire troppo gravemente nessuno, ma decidendo sempre e immancabilmente da solo. Nessuno conosceva sino alla fine la vera opinione personale del Duce, e ciò induceva tutti a scoprirsi e a compromettersi.
Tutto ciò venne definito il «regime dello doccia scozzese ».
Musso-caricatCon la stessa tattica Mussolini affrontò a Monaco i suoi gerarchi superstiti. Una parte di essi era stata vittima del « cambio della guardia » del 5 feb­braio 1943, l’ultima doccia scozzese di Mussolini. L’ultimo improvviso e brusco reimpasto di governo, motivato chiaramente dal desiderio di neutralizzare le manovre Ciano-Grandi-Bottai e l’incipiente fronda all’interno del regime fascista. Il reimpasto fu in realtà più ampio di quanto sarebbe stato strettamente necessario e ciò per la solita inclina­zione al compromesso; la manovra di Mussolini veniva in tal modo un po’ occultata. Inoltre, se Ciano prendeva una pedata da una parte, gli si offriva uno zuccherino dall’altra: un decreto speciale gli confermava la carica di membro del Gran Consiglio per tre anni, carica alla quale, perduto il portafogli degli Esteri, non avrebbe più avuto diritto (è chiaro che Mussolini non valutò allora le gravi conseguenze che tale gesto avrebbe deter­minato alla fine di luglio). E poi gli si consentiva di restare a Roma, come ambasciatore presso il Vaticano, e cioè nella condizione più idonea per continuare a … “paciugare”
(cioè: tessere le sue trame) senza destare troppi sospetti.
Comunque, all’alba della sua liberazione dal GranSasso, aveva tentato di fare il diplomatico anche con Hitler che aveva, dalla sua, la particolarità comune a tanti dittatori: quella di ascoltare tutti e poi fare quel c…. che gli pareva, e di testa sua. Infatti, l’uso del compromesso con Hitler non funzionò. Ma gli lasciò la convinzione che il generico placet ottenuto da parte nazista per un nuovo governo fosse il massimo ottenibile in quel momento ed in quelle condizioni. E’ l’immagine di un grande che, tra i grandi, si fa piccolo piccolo ed accetta quello che gli viene imposto. Musso-urlMussolini, che tutti conoscono come autoritario, decisionista, urlatore, insomma… duro, invece non amava le situazioni nette. Questo, a detta dei suoi più fedeli ed affezionati collaboratori; posto di fronte ad un problema, recalcitrava e prendeva tempo. Poi ascoltava tutti e l’ultimo che aveva parlato con lui se ne andava immancabilmente sicuro di essere riuscito a convincerlo. Non era mai vero. Churchill-binocolo

rett-bianco
Preso di petto, il Duce difficilmente reagiva; ma niente di ciò che era stato stabilito con lui dava sufficienti garanzie di conservarsi intatto sino al giorno dopo. Quasi sempre si giungeva ad un compromesso che alla fine scontentava tutti.
Tecniche che Winston Churchill (per esempio)
non vedeva neanche col binocolo.


vengo anch’io – no tu no.

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Armiamoci e partite!

Il duce è molto eccitato quando i primi contingenti italiani partono per il fronte russo, conta di giocare un ruolo importante nella battaglia contro il comunismo e non pensa che i suoi uomini non sono equipaggiati a sufficienza. L’estate del ’42 trascorre con alterne vicende poi, inaspettata, con la stagione fredda, si scatena la controffensiva.

Mussolini viene informato dell’aggressione tedesca alla Russia la notte sul 22 giugno 1941, non più di mezz’ora prima che le truppe germaniche e le unità satelliti rumene, ungheresi e slovacche passino all’attacco su tutto il fronte dal Baltico al Mar Nero. È l’ambasciatore Von Bismarck a svegliare Ciano e a consegnargli la lunga missiva scritta dal Fuhrer per il suo collega dittatore. Ciano a sua volta sveglia Mussolini che se ne sta a Riccione e gli legge al telefono il messaggio:

Ciano_writes“Vi scrivo questa lettera in un momento in cui, finalmente, dopo mesi di preoccupazioni, di riflessioni e di continua attesa che mi ha logorato i nervi, sono stato portato a prendere la decisione più grave della mia vita […]. Ho aspettato fino a questo momento, Duce, per mandarvi tali informazioni perché la decisione definitiva non sarà presa prima di questa sera alle sette (Hitler ha scritto il messaggio nella mattinata del 21 giugno, nella Reichskanzlei). Qualunque cosa accada, Duce, la nostra situazione non può peggiorare a causa di questo passo, essa può solo migliorare […]. Lasciatemi dire ancora una cosa, Duce: dopo che lottando sono giunto a questa decisione, mi sento di nuovo spiritualmente libero; l’Unione Sovietica, malgrado l’assoluta sincerità dei nostri sforzi per venire a una definitiva conciliazione, era stato per me assai arduo perché in un modo o nell’altro ciò sembrava contrastare con tutto il mio atteggiamento precedente, con le mie concezioni e i miei precedenti impegni. Ora sono assai contento di essermi liberato di questo “disagio spirituale”.

mussolini_writesL’adesione di Mussolini all’iniziativa tedesca è immediata e totale. Ciano annota nel suo Diario lo stesso giorno: “Cerco di buon mattino l’ambasciatore dei Sovietici per notificargli la nostra dichiarazione di guerra. Non riesco a vederlo sino a mezzogiorno e mezzo perché lui, e con lui tutto il personale dell’ambasciata, se ne era andato candidamente a fare il bagno a Fregene”.. E aggiunge: “La cosa che più sta a cuore al Duce è la partecipazione d’un nostro contingente, ma da quanto scrive Hitler è facile capire che questi ne farebbe volentieri a meno”.

wSep30x200Hitler, infatti, gli manda a dire, con la solita prosa edulcorata: Il generale Marras mi ha comunicato che voi Duce, mettereste a disposizione almeno un corpo di spedizione. Se tale è la vostra intenzione, Duce, vi sarà abbastanza tempo per poterla realizzare dato che in un teatro di guerra tanto vasto l’avanzata non può avvenire dappertutto contemporaneamente. L’aiuto decisivo, Duce, lo potrete però sempre fornire con il rafforzare le vostre forze nell’Africa Settentrionale nonché intensificando la guerra aerea e, dove sia possibile, quella dei sottomarini nel Mediterraneo“.

wSep60x200Non è soltanto un “no” all’offerta italiana di aiuto, è anche una lezione impartita all’allievo pasticcione. Ma Mussolini vuole intervenire a ogni costo e il 26 giugno scrive quella che è una vera richiesta a Hitler di permettergli di essere al suo fianco: Sono pronto a contribuire con forze terrestri ed aeree e voi sapete quanto lo desideri. Vi prego di darmi una risposta così che mi sia possibile passare alla fase esecutiva“.

La smania di strafare e la cialtroneria di Mussolini costeranno agli italiani: 13.470 fra morti e dispersi + 2.180 fra feriti e congelati, per un totale di 15.650 uomini.

tratto da http://www.br3nn0s.org/nonno_angiol/elsitmilanes/armir2.html

s.Ferrarini

disegni di simone ferrarini.

a cui vanno i nostri complimenti

sito: http://simoneferrarini.blogspot.it/p/armir-campagna-di-russia.html


Note (rock around il 25 luglio)

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NOTE

— 01   Il Duce, dopo l’arresto, non avrebbe potuto essere ospitato nella sua residenza roma­gnola (come aveva chiesto espressamente, tramite il gen. Ferone al Capo del Governo, Badoglio, la notte stessa sul 26 luglio) in quanto il comandante la Tenenza dei carabinieri di Predappio, ten. Roberto Genova, lo aveva sconsigliato in una riunione tenutasi a Forlì con il questore e il prefetto della provincia, dott. Marcello Bofondi.  Motivo addotto: le temute manifestazioni ostili degli abitanti.

— 02   Per Badoglio, in preda a fremiti e forte depressione dopo l’arresto del Duce, ‹ le misure di polizia non erano sufficienti per la salvaguardia dei membri del nuovo Governo e le nuove cariche dello Stato ›; dovunque vedeva pericolosi movimenti di camicie nere, anche dopo che la camicia nera era stata sostituita con la camicia grigio-verde e messe le stellette al bavero, in luogo dei fasci littori; anche dopo che i gerarchi spauriti erano scomparsi . Proprio lui che aveva complottato sino a due giorni prima col Re, vedeva complotti ovunque e alternava momenti di panico a grottesche manifestazioni di euforia.

— 03   Badoglio protestava, seccatissimo, perché la sua au­tovettura era stata fermata da una pattuglia in servizio di ordine pubblico­ che paventava sicure epidemie a causa dei morti ancora insepolti. ” Moriremo tutti ” diceva, chiedendo l’aiuto dell’autorità militare perché gli affossatori rifiutavano la loro prestazione.

— 04   Casa Reale, era talmente nervosa che era infastidita dal ‹passo cadenzato delle pattuglie›, però non rinunciava alla sorveglianza. Badoglio chiese ed ottenne, per lo stesso motivo e anche per paura di probabili ritorsioni, nientemeno che l’abolizione del traffico stradale per un raggio di duecento metri dalla propria casa. ( questo fino al 9 settembre – ndr)

— 05   Come testimonia anche Giorgio Pini (vedi filmato) Benito Mussolini arrivò alla seduta del Gran Consiglio in condizioni fisiche debilitate dalla sua ulcera, che lo inibirono fortemente nell’uso della sua proverbiale verve. Era vittima di forti dolori già da alcuni giorni (si dice dal 21 notte) e la moglie Rachele lo aveva preavvertito che qualcosa sarebbe successo. ” u me dis nec e sang’... ( me lo anche dice il sangue!…)

— 06   Il 25 luglio, alle ore 18.20, l’ex ministro Guardasigilli prof. Demarsico ebbe un lungo colloquio con Vittorio Emanuele III. Il Re riferì i termini in cui si era svolta la famosa udienza tra lui e Mussolini. De Marsico accenna in particolare ad un punto: «Mussolini sosteneva che l’o.d.g. non aveva alcun valore giuridico perché il Gran Consiglio era ammesso, dalla legge, ad esprimere pareri, ma NON a votare…» il Re ribatté: «Se voi lo avete ammesso a votare, valido o no il voto dal punto di vista giuridico, esso ha per me un valore politico che non mi permette di restare inerte!»

(ndr) il Re erano circa due mesi che stava complottando con Badoglio il rovesciamento del Regime. Il dialogo sembra solo una scaramuccia tra due ladroni: il primo con discorsi falsi e di comodo, l’altro che si arrampica solo sugli specchi. In più, il Re aveva già le valigie pronte per la fuga verso Pescara.

— 07   il 3 ottobre 1943 in moltissimi giornali anglo americani si riportava la notizia che all’ annuncio formale di Badoglio, avvenuto il 28 luglio a Roma, – ” la caduta di Mussolini è avvenuta per l’azione del Gran Consiglio ” – , i giornalisti d’ oltre-manica in sala scoppiarono in una fragorosa risata perchè da mesi erano a conoscenza del piano ordito dal Re. Vittorio Emanuele III avrebbe in ogni caso licenziato Mussolini, meglio se attraverso una formula para-legale, senza però ‹ escludere un atto di forza ›. Per questo motivo, all’incontro delle ore 17 vi giunse armato di una pistola (era sotto un cuscino).  (ndr)

— 08   Dino Grandi, in quel momento Ministro della Giustizia ( per 4 giorni nascosto in casa di amici), in una intervista rivelò: «l’aspetto più impressionante del 25 luglio non fu quello delle folle scese, all’annuncio della radio, in piazza ad acclamare la caduta del Duce e del fascismo, ma la totale assenza di qualsiasi segno di opposizione, di dubbio, di perplessità. E alla domanda: « e allora, scusi, perché si è nascosto tutti questi giorni?»- rispose: «ma io non mi sono affatto nascosto! ero qui a disposizione di chiunque…!». Una bugia clamorosa. Molti dei 19 consiglieri che votarono sì lo avevano cercato disperatamente invano in ogni luogo. La madre aveva allertato anche i Carabinieri Reali.

— 09   Dino Grandi il 26 luglio espresse un doloroso stupore per le frasi “la guerra continua” e ” l’Italia rimarrà fedele alla parola data..” perché, secondo lui, ‹ capovolgevano il significato del 25 luglio e rischiavano di annullare i benefici sia all’estero, sia all’interno ›. Cercò diretti contatti coi Governi Alleati, offrendo di recarsi in volo a Madrid o a Lisbona, ma gli interlocutori si fecero negare appellandolo, tra le righe, come traditore.

— 10   Galbiati, Comandante della Milizia, appena lo incontrò (ancora Grandi) gli chiese: «o’, ma ci hai pensato alla guerra civile? Oggi si grida ancora Viva il Re, ma domani si griderà “a morte il Re! “». Grandi impallidì e replicò: « non è colpa mia, ma di Badoglio! ».

note-prodotte

Note a margine.

Non è detto che la Storia vera coincida con la memorialistica, o che essa si edifichi solo come un cumulo di biografie. La storiografia è una selezione vera, o almeno veridica ma non intera, dei trascorsi umani che cerca di avvicinarsi, quanto possibile, alla verità partendo da tutte le prospettive possibili. Parlarne non è revisione, non è apologia, ma ricerca del perché. Anche delle bugie.

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