Archivi tag: Mussolini

3 settembre 1943. cronaca

3 settembre: venerdi.

  • ore 4: Castellano invia un sollecito a Roma
  • ore 14: arriva una prima risposta:   è giudicata insufficiente dagli alleati.
  • ore 17: arriva finalmente la conferma ufficiale dei poteri a Castellano.
  • ore 17.15: avviene la firma ufficiale.
  • Le modalità di esecuzione sono concordate.
  • Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Sempre secondo gli scritti di Marchesi:
Passammo la prima notte in bianco. Alle 4 Castellano decise di inviare un sollecito, un telegramma a Badoglio. Passammo l’intera mattinata del 3 settembre senza notizie. Snervante. Nel primo pomeriggio fummo convocati nella grande tenda delle riunioni del comando alleato…
il generale alleato Smith continuava ad essere otttimista.
Poco dopo ci venne data la notizia di un telegramma giunto da Roma a firma Badoglio. Il Maresciallo dichiarava che l’accettazione dell’armistizio era già avvenuta con il precedente telegramma.
Di colpo la riunione fu sciolta e noi ritornammo nella nostra tenda.
A Roma forse non avevano capito e sembrava che tergivesasssero ancora.
Soltanto alle 17 venne da noi De Hann, raggiante e disse: “hanno accettato!” e lesse il telegramma che delegava Castellano alla firma.

Da uno scritto di Zangrandi:
In una tenda militare piantata in mezzo all’uliveto, ove c’era un tavolo da caserma coperto da un panno, con due posacenere, due boccette d’inchiostro e un telefono da campo, presero posto tutti.
Vestito di nero, con cravatta nera e occhiali neri, giunse Castellano che girò intorno al tavolo e andò a sedere su una sedia sul lato estremo.
Sul suo capo penzolava una lampada protetta da un barattolo.
Ricevette le due pagine dattilografate contenenti le clausole armistiziali dell’armistizio corto. Dal taschino della giaca a doppio petto, dalla quale spuntava per due dita un fazzoletto bianco, il delegato italiano trasse la stilografica e firmò.
Il generale Smith e l’interprete Montanari stavano alla sua destra e guardavano di sopra alla spalla, mentre fotoreporter e cineprese fissavano quelle immagini. Non appena Castellano ebbe firmato per conto di Badoglio, Smith, in tenuta kaki, con pantaloni corti, in maniche di camicia, firmò lentamente per conto di Eisenhower, presente.
Quest’ultimo si avvicinò a Castellano e gli tese la mano, senza parlare.
Qualcuno trasse una bottiglia di whisky e si bevve, ma non vi firono brindisi. All’uscita della tenda, Eisenhower staccò un ramoscello d’ulivo e lo gettò in aria. Poi si affrettò a impartire l’ordine di stop a 500 bombardieri che si accingevano a raggiungere Roma.
Eisenhower non volle firmare personalmente l’accordo conclusivo di quello che aveva definito un crooked deal: uno sporco affare“.

Da un estratto degli scritti di Eisernhower:
L’Italia era in una posizione militare diversa da quella della Germania del 1945, completamente battuta sul terreno delle armi. Questo non era il caso dell’Italia: essa aveva ancora grandi forze armate in campo.
Le sue forze nella Penisola erano numericamente superiori a qualsiasi forza che gli Alleati avrebbero potuto portare contro di esse. E quantunque il loro morale fosse scosso e la loro qualità scadente, le truppe tedesche nel Paese erano sufficienti ad irrobustirle.
La resistenza certamente era ancora possibile (Resistance was certainly possible), Gli eventi dei successivi 21 mesi dimostarono che le sole forze tedesche furono sufficienti ad imporre un ritardo molto serio alle forze alleate.
Vi erano veramente – e continuamente – voci di disordini in città del nord Italia sparse da “politicanti italiani in esilio”, probabilmente comunisti, che si accreditavano il merito di aver fatto cadere Mussolini attraverso disordini.
Ma queste voci, si sapeva benissimo come fossero grandemente esagerate.

Un riferimento ad avvenimenti successivi dimostrerà una volta in più la scarsa importanza di questo fattore:
nessun disordine tra i civili ha avuto mai un ruolo apprezzabile nel diminuire la capacità di resistenza dei tedeschi in Italia.
Nasce da queste considerazioni di Alexander il verbo famoso: to Badogliate
che avrebbe accompagnato per anni i nostri soldati.
Il significato? tradire con furbizia, scioccamente! Un esempio di cinico e spietato sarcasmo inglese? Sicuramente sì: difficile però dargli torto.

Le intese operative prevedevano:

  1. il Governo italiano sarebbe stato informato sulla esatta data del giorno G e cioè il giorno successivo allo sbarco di Salerno;
  2. il giorno G dalle 11,30 alle 12,45 avrebbe trasmesso due brevi comunicazioni sull’attività dei nazisti in Argentina;
  3. alle 18,30 dello stesso giorno Eisenhower e Badoglio avvrebbero simultaneamente annunciato via radio la firma dell’armistizio;
  4. la sera del giorno G sarebbe stata lanciata su Roma la 82° divisione paracadustisti americana.

Castellano avrebbe dovuto:

  1. annientare l’operatività delle batterie contraeree italiana durante il lancio;
  2. segnalare le zone di lancio con i convenuti segnali luminosi;
  3. di fare trovare sul posto i mezzi di trasporto per l’intera divisione.

L’operazione si sarebbe chiamata  Giant2.

In ogni caso, ci sono sembra che gli italiani non la conoscessero affatto e che gli alleati, in base all’armistizio “corto” l’avrebbero decisa e comunicata, a loro discrezione, praticamente, senza preavviso alcuno.

Intanto Mussolini vive il suo quarto e… penultimo trasferimento.
dalla villa di Assergi viene portato a 2112m di Campo Imperatore, dove viene sistemato in un alloggio al secondo piano, con porta chiusa e sorvegliata da guardie numerose e attente.

Nota.
Nessuno ha mai comunicato ufficialmente a Mussolini il suo stato di prigionia.
Il Duce ha dovuto evincerlo dalle sue limitazioni e privazioni.

 

I responsabili politici del momento, con incredibili ritardi si macchieranno di una serie di comportamenti, per molti versi codardi e vergognosi, per alcuni soltanto inefficaci e contradittori, che renderanno tragica e devastante la conclusione dell’intera vicenda.

Annunci

il 25 luglio 1943. i dialoghi

Alla fine di marzo, inizi di aprile, imponenti scioperi nell’Italia settentrionale avevano messo a repentaglio il Governo e il morale generale. La disfatta militare, la fame, la paura, la depressione avevano fatto crollare i valori che la propaganda fascista aveva cercato di nascondere; una sotterranea opposizione stava prendendo sempre più piede, la distruzione dei bombardamenti sempre crescente avevano inciso un solco profondo anche nel fascista più convinto.


La rivolta popolare stava in quei giorni corrodendo le fondamenta del Fascismo che fino a quel momento aveva dominato il Paese per 20 anni.
All’interno delle gerarchie serpeggiavano malumori, gelosie, intrighi, che esplosero poco prima del crollo.
Mussolini lo sapeva.
Come ho segnalato negli articoli precedenti, due erano stati gli ordini del giorno sventolati il 24 luglio nel famoso Gran Consiglio: quello di Grandi, che mirava in realtà a limitare moltissimo l’influenza di Mussolini estromettendolo, all’occorrenza e quello di Scorza, che in sostanza voleva annullare l’ordine del giorno di Grandi riconfermandolo ancora al potere.

Secondo una ricostruzione del 1974, la seduta avrebbe assistito alle parole di:

1) Mussolini.      In verità, il Duce cercò di illustrare le cause della disfatta militare e ponendo il quesito di continuare a resistere, capitolare cercando di negoziare e addossando le responsabilità della mancata difesa ai tedeschi.

2) De Bono.      Inizialmente prese le difese dell’esercito italiano evidenziando la grande impreparazione di mezzi e degli uomini mandati allo sbaraglio, secondo il livello bellico della guerra in corso. Senza dimenticare le troppe interferenze politiche nello Stato Maggiore, la scarsezza delle risorse finanziarie riservate alle risorse e il ridicolo aiuto ricevuto dall’alleato tedesco che considerava l’Italia alla stregua di un popolo sottosviluppato.
Infine, un quesito: resistenza o pace separata? Ma la Resistenza era ancora possibile?

3) Ciano.      Propose di dissociarsi dai tedeschi e di porre fine alla guerra sostenendo che solo loro erano responsabili del conflitto e che i fascisti vi sarebbero stati trascinati in forza dell’alleanza firmata prima della guerra. Me è una tesi insostenibile. I fascisti mentirono a loro stessi nel momento in cui si verifica la disfatta su tutti i fronti per cercare di restare al potere.

4) Farinacci.      Rinnovò lo sdegno per l’atteggiamento del nostro esercito per l’alleato tedesco.

5) Grandi.      Con tono riverente ma ingannevole propose di limitare l’influenza di Mussolini e di ridare spazio al Re e, incredibilmente, scaricando le colpe del conflitto a lui, che mai si era opposto al conflitto. – Vittima di una guerra impopolare, il Gran Consiglio – disse – si deve estromettere da una situazione insopportabile dove il popolo ha finito di interessarsi di una guerra etichettata di Partito ed inutile, una guerra ormai solo di Mussolini.
E’ necessario – disse ancora Grandi – che la monarchia esca da questa imboscata, che riassuma il comando supremo.

— intervento del Duce.      – una precisazione! Questo “Comando Supremo” non sono stato io a chiederlo: ne ho ricevuto la delega il 16 giugno 1940 dal Re e da Badoglio che invocavano indispensabile un’unità ferrea politico-militare assoluta nella condotta della guerra -.
E a tal proposito il Duce disse che non avrebbe avuto nessuna difficoltà nel restituire il Comando Supremo delle operazioni, ma al momento preciso non gli sembrava dignitoso ritirarsi dal suo posto in un momento così delicato.

6) riprende Grandi.      – E infatti con il mio ordine del giorno si vorrebbe superare questa naturale esitazione del Duce restituendo il Comando totale! (qui si allarga molto ad escludere addirittura il ruolo del Duce dal Governo, uscendo allo scoperto, per la prima volta).

7) Federzoni.      Regala immediatamente fiducia alla proposta di Grandi e si uniscono altre voci dalla sala.
Improvvisamente (è ormai mezzanotte…) venne notata una chiara difficoltà fisica del Duce: si pensò allo stomaco. Si paventò un rinvio, proposto da Scorza.

8) Grandi.      – Eh no: quando si trattava di argomenti futili – urlò Grandi – ci tenevi qui fino alla quattro di mattina! Ora, che si decide il futuro del fascismo si va avanti! -.

9) voci dal fondo.      – Ma non vedi che sta male? Che persona sei? –

10) Grandi.      – Io penso solo agli interessi dell’Italia!.

—– dopo 10 minuti di sosta, durante i quali Mussolini si alzò per leggere gli ultimi dispacci giunti dai settori operativi e ritornò in sala —–.

  •  da notare che la seduta non aveva previsto nessuna guardia armata fascista attorno alla sala; una misura di sicurezza inaccettabile. Una qualsiasi figura, interna o esterna, sarebbe potuta entrare e compiere un gesto efferato senza incontrare alcun ostacolo e non sarebbe stato così inverosimile. Nessuno pensò a questo aspetto, nemmeno nei giorni precedenti. Sarebbe potuto apparire come un semplice incontro tra amici —.

11) Bastianini e altri.      Non fecero altro che ripetere le cose già sentite; tutto in attesa del voto finale che stava mettendo paura a tutti, soprattutto ai fedelissimi.

  •  siamo ormai verso le due del mattino.

12) Scorza.      Il segretario del Partito fece l’ultimo tentativo per fermare la macchinazione in atto di Grandi.
Egli elencò le riforme che il Duce aveva pensato, come la nomina dei nuovi Dicasteri militari, una maggiore giustizia sociale, una riorganizzazione e moralizzazione del partito fascista ed una rivisitazione del ruolo del Comando Supremo.
Ma l’intervento non fu molto seguito. Lo stesso Mussolini, visibilmente sofferente, stanco e piegato su se stesso, dichiarò chiusa la discussione ed invocò il voto finale.

 

cose poco note.

Appena un’ora dopo la fine della seduta Grandi si incontrò con il duca Aquarone, lo informò del voto finale e gli consegnò l’ordine del giorno con le 19 firme favorevoli. In quell’occasione venne confermata l’attesa trepidante del Re che stava aspettando l’esito della votazione. Il colpo di Stato era stato compiuto.
Grandi fu visto sudare freddo. Mentre i 19 firmatari stavano uscendo da Palazzo Venezia, i fedelissimi si riunirono ancora una volta attorno al Duce nella stanza attigua.

Qui c’è un momento-chiave.
Qualcuno disse che il Gran Consiglio aveva valore solo deliberativo e che potevano votare quello che volevano, ma Mussolini, all’improvviso, in quella drammatica riunione ebbe un comportamento inatteso e strano:
affermò che si sarebbe recato il Lunedì dal Re senza muovere nulla, senza alzare nemmeno un filo d’erba, per così dire.
Con l’annuncio: “avete aperto la crisi del regime…” si capì che per i fascisti la cosa non era particolarmente grave: tutto era rimandato alla decisione del Re. Ma il problema era proprio qui…

Il monarca, dopo aver ricevuto conferma del voto di sfiducia al Fascismo, confidò a Puntoni che aveva già programmato tutto.
In pochi minuti orchestrò il da farsi: telefonò ai Carabinieri, all’ospedale per ottenere l’uso di ambulanza, allontanò gli inservienti inutili all’operazione in atto e inviò un messaggio al Duce per anticipare l’udienza-incontro del Lunedì alle 5 del pomeriggio della Domenica. Perchè questo?
Perchè non ci sarebbe stato nessuno in giro.
Non ci sarebbero stati testimoni occasionali, come in un normale giorno lavorativo. Bastava un usciere e solo il suo aiutante. Puntoni.

Da calcolare che i tedeschi, informati degli avvenimenti in corso, considerarono che fosse tutto di pertinenza del Governo italiano, anche se in realtà qualche preoccupazione c’era.
Il problema più grande del Re era relativo alla successione di Mussolini: già dal 19 luglio il monarca aveva deciso di sbarazzarsi di Mussolini senza tanti indugi. – Ci stava mettendo troppo tempo a cadere! – ha lasciato scritto Puntoni – aspettava solo che il Gran Consiglio e la Camera glie ne dessero l’occasione.
Da un appunto di nomi possibili scritti dal Re apparivano nomi come Badoglio, Caviglia, l’ammiraglio Thaon Revel. Caviglia aveva rapporti stretti con la Massoneria, Thaon Revel, grande attore della ‎guerra italo-turca nella prima guerra mondiale era troppo vecchio, quindi non restava che Badoglio.
Comunque, tutti uomini del Re, direi: tutti vetusti fantocci del Re.

Alle quattro del mattino del 25 luglio Mussolini rientra a casa dove Rachele, informata dei fatti, chiese: “li hai fatti arrestare tutti?” – “Forse lo farò, ma non ora…”
Da osservare che alle sei del mattino tutti i 19 firmatari favorevoli alla caduta del Fascismo si erano dileguati e nascosti per paura di esssere perseguiti. Ciano compreso. Come latitanti.
Dopo poche ore di sonno, alle 16.30, tutto era pronto.
Erano stati contattati anche i custodi delle località dove Mussolini sarebbe stato condotto.
In realtà, quasi tutti erano informati di ciò che doveva avvenire, da giorni. Persino il Papa. Incredibile.
Intanto, nelle prime ore del pomeriggio, un’insolita animazione si stava manifestando: il ministro della Real Casa – Aquarone, il gen. Cerica – comandante in capo dei Carabinieri, l’ex capo della Polizia – Senise ed un plotone di 50 Carabinieri.
Venne creato un problema. Il piano non doveva essere eseguito all’interno di Villa Savoia per volere della Regina. Vittorio Emanuele III chiese che venisse arrestato appena fuori dal cancello ma venne sollevata una questione di sicurezza: a pochi Km c’era la Divisione M fascista e poi, se Mussolini fosse riuscito a salire di nuovo sulla sua macchina avrebbe potuto sfuggire all’arresto.
Allora il Re acconsentì al gesto all’interno della Villa.

  • Qui occore annotare, l’ho già scritto, che Mussolini, arrivando con l’auto – da solo – fece girare diverse volte l’auto intorno all’ingresso della Villa come nell’intento di ripensare se entrare o no, poi decise e scese dall’auto guardandosi intorno, come se subdorasse qualcosa.
    Il gen. Puntoni portò al monarca una pistola che il Re nascose sotto un cuscino, sul divano regale.

L’incontro fu dominato dalla richiesta di dimissioni che il Re chiese a Mussolini, dicendo apertamente che Badoglio era colui che l’avrebbe sostituito alla carica di Presidente del Consiglio.
Lo sapevo da giorni… – disse Mussolini – E non mi resta altro che augurarle buona fortuna e Lei e all’Italia! -.

Uscendo venne fermato dal Carabinere Frignani che lo condusse all’ambulanza sul retro della Villa.
Erano le 17.30 del 25 luglio 1943. Venne condotto nella caserma in v. Quintino Sella.
Dopo 21 anni di governo ininterrotto il Duce era prigioniero.
Mai nessun governante era caduto sotto il peso di una così umanime condanna. Nemmeno un fascista scese in strada per difenderlo.

Inizialmente, la libertà riconquistata sembra una gioia infinita ma è un’illusione. Tutta la vicenda che culmina con l’arresto di Mussolini appare più che la caduta del Fascismo una abile manovra della classe dirigente conservatrice per consevare il proprio potere.
La resa dei conti che succederà all’inevitabile disfatta rischiava di travolgere le strutture economiche e sociali che lo sovrastavano. Bisognava quindi crearsi un’alibi nei confronti del paese: bisognava eliminare perciò il Fascismo di tipo classico, un fascismo “controproducente”, come lo chiamarono i fascisti di quel momento, facendo della monarchia un nuovo perno che potesse assicurare la stabilità del sistema. Ma probabilmente, i grandi industriali, le forze conservatrici, i militari, i fascisti legalitari si illudevano; oggi si può affermare che è molto difficile che un evento storico rispecchi sempre e soltanto le intenzioni di coloro che l’hanno promosso.
In realtà, con il 25 luglio, si apre una fase nuova d’Italia che vedrà, col sangue, riconquistare una libertà apparente e incerta, nata però sotto il pericolo di una nuova dittatura rossa.

 

questo articolo l’ho scritto studiando e scavando a fondo, come non mai. L’impegno mio è stato massimo. Davvero. Spero nel risultato.
Come ho segnalato nelle altre puntate, ripeto: “che schifo.!.”, qualcuno avrebbe dovuto pagare.
Sono stato illuminato da Ugo Zatterin. Spero qualcuno se lo ricordi.


germans on drug

prima parte

Alla fine del 1937 non si pensava affatto all’uso militare di qualche sostanza stupefacente, perchè il prodotto della Temmler Werke era destinato solo ai civili ed era considerato un veicolo facile per andare a soldi, a gran soldi. Un business sicuro, frutto di una ricerca durata 10 anni su di una molecola, senza troppi successi, di metanfetamina, che ebbe una svolta dopo averne acquistato il brevetto dai giapponesi.
Lo scopo, come ho già scritto, era quello di migliorare la vita dei tedeschi. Poca spesa, molta resa. La sua immissione nel mercato, in grado di regalare tanta fiducia in se stessi, al tempo non era soggetta a particolari controlli e se fossero sorte complicazioni di qualsiasi natura si sarebbe potuto correre ai ripari in un secondo tempo.
Nel 1938 iniziò la vendita nelle farmacie di tutta la Germania. Era una soluzione pratica, molto economica, facilmente reperibile, che consentiva di dimenticare la fatica e la depressione senza il bisogno di prescrizione medica.


Hitler, a quel punto, era al potere già da cinque anni e aveva preso il controllo della Wehrmacht, la società tedesca era sotto pressione; chi perdeva tempo nei luoghi di lavoro era subito segnalato ed arrestato dalla Gestapo, agli ordini di Himmler. Capi squadre e operai lavoravano duramente dalle 12 alle 15 ore al giorno, 6 giorni alla settimana, perchè l’industria bellica doveva costruire il suo arsenale senza soste ed il Pervitin, sostenuto da una grandissima campagna di marketing, si presentava come una soluzione efficace per far fronte alle fatiche giornaliere.
La Temmler Werke, conosciuta per essere un’azienda all’avanguardia che già dagli anni 20 e 30 si era proposta sul mercato con promozioni in stile americano, si era servita dei migliori editor e grafici pubblicitari, dei migliori veicoli di distribuzione ed in pochi mesi spinse la commercializzazione con una campagna molto efficace diventando immediatamente molto popolare tra la popolazione tedesca.
Nulla di strano.


Il farmaco divenne subito un best-seller e, addirittura, un pasticcere di Berlino (la cioccolateria Hildebrand) pensò di confezionare dei cioccolatini ripeni di un estratto di Pervitin, per migliorare l’umore. La quantità di metanfetamina in questi cioccolatini era di 18 mg, l’equivalente di… 6 pillole!
Una quantità notevole!
In Germania si ricorda che le donne organizzassero pomeriggi con le amiche per gustare queste prelibatezze che regalavano felicità ed euforia. Per quasi due anni nessuno si accorse di problemi di qualsiasi genere derivati dall’uso quotidiano. Incredibile, ma vero.
Ma già nel 1939, il direttore dell’Istituto di fisiologia – Otto Friedrich Ranke – si accorse subito di avere per le mani un prodotto stimolante di assoluta efficacia che sembrava stimolare la concentrazione e aumentare le prestazioni complessive. Gli era giunta voce che i ragazzi usassero il Pervitin per studiare meglio e senza apparenti controindicazioni. Ranke lesse tutti i rapporti disponibili sul farmaco e si convinse. Per l’esercito sarebbe stata una soluzione decisamente indovinata per consentire prestazioni più elevate alle truppe che stavano per entrare in guerra.
Anche Mussolini, il paziente “D”, – fu tenuto sotto stretta sorveglianza dai medici nazisti dopo aver assunto alcune pillole-test, proprio nel 1939.
In pochi giorni si organizzò un esperimento diretto sui soldati, per confrontare i suoi effetti con la caffeina ed altri stimolanti, chiedendo loro di rispondere a quesiti matematici per 36 ore di fila, senza dormire. Il risultato del test fu sorprendente: 4 pillole di Pervitin corrispondevano ad un intero sacco di caffè!
Nel frattempo, la vendita del Pervitin stava raggiungendo punte ineguagliate e la Temmler Werke iniziò ad esportarlo in Francia.
Così, nell’agosto del 1939, il prodotto arrivò in un paese sul punto di dichiarare guerra alla Germania: Parigi avrebbe preso le armi se Hitler avesse invaso la Polonia.

Contemporaneamente, all’ufficio di Ranke pervennero le prime avvisaglie di qualche problema collaterale derivato dalle pillole magiche, ma tempestivamente giunse un ordine dal Comando Supremo della Wehrmacht di ignorare ogni distrazione sociale perchè la Germania stava per iniziare la campagna di Polonia.
Ranke allora inviò un messaggio riservato ai comandanti di truppa invitandoli a presentare un rapporto dopo la somministrazione del prodotto farmaceutico; voleva che fosse dato solo a piccoli gruppi di soldati per visionarne gli effetti pratici. Dopo le prime giornate di invasione gli esiti dei rapporti furono entusiastici, tanto che la Wehrmacht fece pervenire alla Temmler un ordinativo tale che costrinse l’azienda a coinvolgere altre aziende consorelle alla produzione di pillole per far fronte ad un ordinativo così imponente.

Intanto il mondo rimase stupito dalla velocità dell’esercito tedesco e soprattutto dalla persistenza della forza d’urto.
Ma quello che impressionava di più era la capacità di picchiata dei piloti della Luftwaffe. Il cambiamento di quota repentino dei bombardieri Stuka, più volte ripetuto, appariva demoniaco.

In pochi giorni di scontri non furono più pochi soldati ad impasticcarsi, ma ora interi battaglioni di carri armati erano disposti ad assumere il prodotto sistematicamente, tantopiù che i Comandi lo consideravano solo un farmaco “di supporto”, direi… “di aiuto”. Alle schiaccianti vittorie ora si aggiungevano la soddisfazione per questa nuova sostanza insperata e, visibilmente, senza controindicazioni.

Ma in realtà Otto Ranke teneva monitorate le condizioni dei soldati che sembravano dover assumere continuamente il farmaco perchè gli effetti postumi erano disastrosi. Non solo per la conseguente dipendenza che andava a generarsi, ma per la stanchezza debilitante che si manifestava una volta finito l’effetto. Ma da par suo, l’esercito non sembrava preoccuparsene. Abbagliato dai successi e dal continuo giungere sempre di nuovi ordini di conquista; “ma no! adesso si riprendono… e poi non c’è tempo! e il Fuhrer pretende…“, il Comando Supremo non poteva discutere gli ordini, tantomeno i tempi e tantomeno ancora, il Fuhrer stesso.
La Panzerschokolade sembrava rendere invincibili. A larghissima distribuzione, pareva essere la soluzione di tutti i problemi militari del momento.
In breve diventò per i soldati una sostanza “rilassante”.

 

fine prima parte


Obersalzberg: la situazione “presunta”

Un argomento che m’acchiappa. Adesso ne parlo un momento perché sto mettendo a confronto alcuni libri e ne sommo le informazioni.H-Obersalzberg

Il signore qui sopra ed il Comando supremo tedesco, fin dall’autunno 1942, fecero sempre di tutto per impedire all’opinione pubblica di venire a conoscenza delle sconfitte sul fronte orientale. E come biasimarli?
Fino a quel punto era andato tutto a meraviglia… Sto scherzando.
Comunque, la stampa e la radio ripetevano al popolo tedesco dal mattino alla sera che la guerra sarebbe stata vinta. Nel giornale «Das Reich » Goebbels scriveva ogni settimana un articolo di fondo sulle grandi vittorie ottenute durante la « ritirata conforme ai piani previsti» delle truppe tedesche sul fronte orientale. Hans Fritzsche del ministero della propaganda nei discorsi che teneva alla radio di Berlino dava un quadro falso della situazione al fronte e chiedeva al popolo tedesco, in nome della vittoria, sempre nuovi sacrifici. Nello stesso spirito erano redatti i rapporti dal fronte per la stampa, che Keitel e Jodl dovevano sempre presentare preventivamente a Hitler. Egli li correggeva in modo che il popolo non potesse farsi un’idea chiara di ciò che accadeva al fronte. Anche le riprese al fronte per i cinegiornali settimanali venivano riviste personalmente da Hitler all’Obersalzberg. Senza le sue corre­zioni nessun servizio di cinegiornale poteva essere trasmesso. Egli so­stituiva le immagini e ne modificava il testo scritto da Goebbels.

Hitler-al-cinemaHitler riceveva dapprima il materiale cinematografico privo di so­noro, e lo visionava nella sala del Berghof insieme a Keitel, Bormann, Jodl, Dietrich e ai suoi aiutanti. Hitler faceva tagliare le riprese che mostravano truppe tedesche in ritirata, carri armati distrutti o solda­ti feriti, insomma, tutto ciò che potesse accennare a una disfatta. Le riprese tagliate venivano sostituite da immagini di vecchi cinegiornali del 1941, l’anno «radioso» in cui i cinegiornali mostravano soltanto prigionieri di guerra sovietici sfiniti, il fuoco dell’artiglieria tedesca, gli attacchi aerei degli Stuka o scene gioiose alla cucina da campo: tutto ciò che ricordava la marcia vittoriosa della «guerra lampo» promessa da Hitler. Durante le proiezioni Gunsche leggeva il testo di accompagnamento di Goebbels e prendeva nota delle correzioni secondo le indicazioni di Hitler. Hitler esaminava con particolare at­tenzione le scene che erano state riprese nel suo quartier generale, e lasciava passare soltanto le inquadrature in cui veniva ripreso nelle pose da vincitore dei primi anni di guerra. Le riprese più recenti, che lo mostravano curvo e con il morale a terra dovevano per suo ordi­ne categorico essere tagliate e distrutte. Egli era convinto che il po­polo sarebbe inorridito a vederlo ridotto così.

media-GerMa tuttociò si spiega come un semplice atteggiamento “prudente”, atto a non perdere immagine sul popolo. Ma la cosa non poteva limitarsi alle “persone normali”; bisognava anche essere prudenti e convincenti anche con le personalità dell’entourage interno e quello estero. A questo proposito occorre ricordare che gli alleati della Germania erano profondamente preoccupati per le voci di dure sconfitte sul fronte orientale. Essi chiedevano un incontro con Hitler. Il primo che desiderava venire a trovarlo era Antonescu. Ma Hitler continuava a rinviare l’incontro. «Se ne ricevo uno, poi verranno tutti», diceva. Solo quando le richieste degli alleati divennero sempre più insisten­ti, Hitler diede indicazione a Ribbentrop di organizzare le visite di Antonescu, Mussolini e Horthy a Kless­heim, nei dintorni di Salisburgo. Gli incontri con gli alleati cominciarono alla fine di marzo del 1943. Hitler concordò con Keitel e Jodl che essi avrebbero dovuto illustrare la situazione sul fronte orientale in una luce fa­vorevole alle truppe tedesche. Per suo ordine Jodl aveva fatto con­fezionare appositamente delle carte in scala 1:1.000.000 che davano una falsa visione della situazione al fronte. Hitler si servì di quelle carte durante gli incontri con Antonescu, Mussolini e Horthy.
In quelle carte, la linea del fronte si discostava notevolmente da quella reale. Singoli settori erano rappresentati in modo incompleto. Le forze del nemico, quelle tedesche e la direzione delle operazioni non erano riconoscibili, e in quel modo la situazione al fronte appa­riva molto più favorevole di quanto fosse in realtà. Nello Stato mag­giore di Hitler le discussioni con Antonescu, Mussolini e Horthy ve­nivano chiamate «le discussioni sulla situazione pre­sunta ».
Antonescu-HorthyQuando gli ospiti arrivarono Linge ( il fido maggiordomo) avvertì Hitler con una strizzatina d’occhi che tutto era pronto per “la riunione sulla situazione presunta“. Nella sala si accalcavano rumeni, ungheresi e funzionari del ministero degli esteri. Più una quantità di fotografi autorizzati impressionante. Poi c’erano i vari Ribbentrop, Keitel, Jodl e Meissnerr. Hitler entrò in scena da grande attore e fece una descrizione sommaria, con gesti teatrali e il tono di chi è sicuro della vittoria. Impressionò molto.

situazione-presunta

Alcuni giorni dopo (dal 7 al 10 aprile) fu la volta di Mussolini e anche lui fu vittima della “situazione presunta“. Alla fine dei colloqui esclamò:
«Fuhrer: l’Asse Roma-Berlino vincerà!».

Mussolini-a-Klessheim


30settembre-1939 news

30 settembre
Roma.  Ribbentrop propone:
Ribbentrop
1°) un incontro tra Hitler e Mussolini a Monaco;
2°) un incontro a Berlino tra lui e Ciano;
3°) un incontro al Brennero tra Hitler e Ciano.
Ciano convince Mussolini a spedirlo a Berlino, dove egli intende battersi
«come un leone per conservare la pace del popolo italiano».
In Boemia e Moravia, nell’anniversario del patto di Monaco i movimenti antinazisti invitano la popolazione a boicottare i mezzi di trasporto pubblico e organizzano
scioperi nelle fabbriche e nelle scuole. La replica poliziesca non si fa attendere ed è spietata.

Germania. Karl Dönitz fu promosso contrammiraglio e comandante dei sottomarini.

Inghilterra. Viene avviato l’arruolamento di uomini inglesi di età compresa tra 20 a 22 anni.


Tolleranza e no…

le-fondamenta

Dal Volume Mussolini, Graziani e l’Antifascismo (ed. Longanesi, 1949) di Carlo Silvestri riporto parte di un articolo che egli riprese dal n° 3 del giornaletto Il Ribelle (29 aprile 1945), organo della IV divisione partigiana Pinan — Cichero.

«EPURAZIONE! – Procederemo implacabili. Occorre colpire gli indivi­dui, distruggerli, eliminarli integralmente».
epurazione«Viviamo un’epoca nettamente rivoluzionaria: il fremito diffuso in tutta la storia moderna raggiunge ora un’espressione definita e chiara: sappia­mo ora ciò che vogliamo. Ma dobbiamo sapere quali siano i mezzi adegua­ti allo scopo. Si tratta in primo luogo di liberarci dal fascismo che è in noi. Si tratta di eliminare il fascismo dai costumi, di distruggerlo come forza attivamente operante nella nostra società. Il fascismo va colpito come forza del male del nostro tempo: colpire il fascismo come idea e come manifestazione incarnata negli individui: tale il nostro dovere.
Ma non basterà colpire l’idea: bisognerà colpire chi si è macchiato serven­do l’idea fascista e chi si macchierà di fascismo.
Occorre epurare: colpire gli individui renitenti, distruggerli, eliminarli, integralmente: disinfettare l’aria infetta, se non vogliamo che il morbo resti permanentemente nella nostra atmosfera politica.
Una grande lotta ci attende: non finirà quando deporremo i mitra e gli sten: sarà la nostra lotta dell’immediato dopoguerra . L’eliminazione dovrà colpire migliaia di fascisti e i colpiti saranno sempre pochi: i fascisti in circolazione sempre troppo numerosi.
Epurare: è un dovere; è il dovere.

Non arrestiamoci per sentimentalismi o per stanchezza.
Ma non ci si può fermare ai fascisti patentati: il fascismo è un fenomeno vastissimo: è il fenomeno di una società in putrefazione…
Borghesia rea­zionaria e feudale, parassiti sfruttatori, cialtroni e farabutti, plebe senza coscienza e dignità, coscienze fiacche o menti troppo astute di opportuni­sti: tutta questa genia va colpita.
Contro costoro risuonerà implacabile la nostra voce, finché potrà vibrare attraverso l’etere o attraverso l’inchio­stro.
Fascisti e sfruttatori del fascismo, parassiti e corrotti e corruttibili di ogni genere vi perseguiteremo con la nostra parola e con la nostra opera di epurazione, finché avremo un briciolo di energia….

L’imperativo dell’ora: avanti con l’epurazione».MussoliniGrazianiel'antifas

E proprio l’altra sera sentivo in Tv un ex-comunista che allora (nel ’45) parlava di tolleranza…


la doccia scozzese

Non credo si possa disconoscere di Mussolini il segno di una certa abilità o astuzia diplomatica. Cosa, questa, di cui Churchill (per es.) era assai invidioso. Innanzitutto, a detta di chi ha respirato la stessa aria, conosceva assai bene l’arte dello stancare i suoi oppositori col gioco continuo ed altalenante delle concessioni poi ritirate, delle speranze a cui seguiva sempre un’immacabile delusione. Un bel giochino. Così facendo, esauriva le fazioni in una sterile lotta di tutti contro tutti, impedendo che si formassero blocchi d’opinione abbastanza compatti all’interno del partito o del governo (l’unica eccezione in vent’anni resta infatti l’ordine del giorno Grandi); e finalmente, frantumato qualsiasi fronte d’oppo­sizione e sparso ovunque il sospetto e il rancore reciproco, riassumeva nelle sue mani la situazione, badando bene a non punire troppo gravemente nessuno, ma decidendo sempre e immancabilmente da solo. Nessuno conosceva sino alla fine la vera opinione personale del Duce, e ciò induceva tutti a scoprirsi e a compromettersi.
Tutto ciò venne definito il «regime dello doccia scozzese ».
Musso-caricatCon la stessa tattica Mussolini affrontò a Monaco i suoi gerarchi superstiti. Una parte di essi era stata vittima del « cambio della guardia » del 5 feb­braio 1943, l’ultima doccia scozzese di Mussolini. L’ultimo improvviso e brusco reimpasto di governo, motivato chiaramente dal desiderio di neutralizzare le manovre Ciano-Grandi-Bottai e l’incipiente fronda all’interno del regime fascista. Il reimpasto fu in realtà più ampio di quanto sarebbe stato strettamente necessario e ciò per la solita inclina­zione al compromesso; la manovra di Mussolini veniva in tal modo un po’ occultata. Inoltre, se Ciano prendeva una pedata da una parte, gli si offriva uno zuccherino dall’altra: un decreto speciale gli confermava la carica di membro del Gran Consiglio per tre anni, carica alla quale, perduto il portafogli degli Esteri, non avrebbe più avuto diritto (è chiaro che Mussolini non valutò allora le gravi conseguenze che tale gesto avrebbe deter­minato alla fine di luglio). E poi gli si consentiva di restare a Roma, come ambasciatore presso il Vaticano, e cioè nella condizione più idonea per continuare a … “paciugare”
(cioè: tessere le sue trame) senza destare troppi sospetti.
Comunque, all’alba della sua liberazione dal GranSasso, aveva tentato di fare il diplomatico anche con Hitler che aveva, dalla sua, la particolarità comune a tanti dittatori: quella di ascoltare tutti e poi fare quel c…. che gli pareva, e di testa sua. Infatti, l’uso del compromesso con Hitler non funzionò. Ma gli lasciò la convinzione che il generico placet ottenuto da parte nazista per un nuovo governo fosse il massimo ottenibile in quel momento ed in quelle condizioni. E’ l’immagine di un grande che, tra i grandi, si fa piccolo piccolo ed accetta quello che gli viene imposto. Musso-urlMussolini, che tutti conoscono come autoritario, decisionista, urlatore, insomma… duro, invece non amava le situazioni nette. Questo, a detta dei suoi più fedeli ed affezionati collaboratori; posto di fronte ad un problema, recalcitrava e prendeva tempo. Poi ascoltava tutti e l’ultimo che aveva parlato con lui se ne andava immancabilmente sicuro di essere riuscito a convincerlo. Non era mai vero. Churchill-binocolo

rett-bianco
Preso di petto, il Duce difficilmente reagiva; ma niente di ciò che era stato stabilito con lui dava sufficienti garanzie di conservarsi intatto sino al giorno dopo. Quasi sempre si giungeva ad un compromesso che alla fine scontentava tutti.
Tecniche che Winston Churchill (per esempio)
non vedeva neanche col binocolo.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: