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3 settembre 1943. cronaca

3 settembre: venerdi.

  • ore 4: Castellano invia un sollecito a Roma
  • ore 14: arriva una prima risposta:   è giudicata insufficiente dagli alleati.
  • ore 17: arriva finalmente la conferma ufficiale dei poteri a Castellano.
  • ore 17.15: avviene la firma ufficiale.
  • Le modalità di esecuzione sono concordate.
  • Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Sempre secondo gli scritti di Marchesi:
Passammo la prima notte in bianco. Alle 4 Castellano decise di inviare un sollecito, un telegramma a Badoglio. Passammo l’intera mattinata del 3 settembre senza notizie. Snervante. Nel primo pomeriggio fummo convocati nella grande tenda delle riunioni del comando alleato…
il generale alleato Smith continuava ad essere otttimista.
Poco dopo ci venne data la notizia di un telegramma giunto da Roma a firma Badoglio. Il Maresciallo dichiarava che l’accettazione dell’armistizio era già avvenuta con il precedente telegramma.
Di colpo la riunione fu sciolta e noi ritornammo nella nostra tenda.
A Roma forse non avevano capito e sembrava che tergivesasssero ancora.
Soltanto alle 17 venne da noi De Hann, raggiante e disse: “hanno accettato!” e lesse il telegramma che delegava Castellano alla firma.

Da uno scritto di Zangrandi:
In una tenda militare piantata in mezzo all’uliveto, ove c’era un tavolo da caserma coperto da un panno, con due posacenere, due boccette d’inchiostro e un telefono da campo, presero posto tutti.
Vestito di nero, con cravatta nera e occhiali neri, giunse Castellano che girò intorno al tavolo e andò a sedere su una sedia sul lato estremo.
Sul suo capo penzolava una lampada protetta da un barattolo.
Ricevette le due pagine dattilografate contenenti le clausole armistiziali dell’armistizio corto. Dal taschino della giaca a doppio petto, dalla quale spuntava per due dita un fazzoletto bianco, il delegato italiano trasse la stilografica e firmò.
Il generale Smith e l’interprete Montanari stavano alla sua destra e guardavano di sopra alla spalla, mentre fotoreporter e cineprese fissavano quelle immagini. Non appena Castellano ebbe firmato per conto di Badoglio, Smith, in tenuta kaki, con pantaloni corti, in maniche di camicia, firmò lentamente per conto di Eisenhower, presente.
Quest’ultimo si avvicinò a Castellano e gli tese la mano, senza parlare.
Qualcuno trasse una bottiglia di whisky e si bevve, ma non vi firono brindisi. All’uscita della tenda, Eisenhower staccò un ramoscello d’ulivo e lo gettò in aria. Poi si affrettò a impartire l’ordine di stop a 500 bombardieri che si accingevano a raggiungere Roma.
Eisenhower non volle firmare personalmente l’accordo conclusivo di quello che aveva definito un crooked deal: uno sporco affare“.

Da un estratto degli scritti di Eisernhower:
L’Italia era in una posizione militare diversa da quella della Germania del 1945, completamente battuta sul terreno delle armi. Questo non era il caso dell’Italia: essa aveva ancora grandi forze armate in campo.
Le sue forze nella Penisola erano numericamente superiori a qualsiasi forza che gli Alleati avrebbero potuto portare contro di esse. E quantunque il loro morale fosse scosso e la loro qualità scadente, le truppe tedesche nel Paese erano sufficienti ad irrobustirle.
La resistenza certamente era ancora possibile (Resistance was certainly possible), Gli eventi dei successivi 21 mesi dimostarono che le sole forze tedesche furono sufficienti ad imporre un ritardo molto serio alle forze alleate.
Vi erano veramente – e continuamente – voci di disordini in città del nord Italia sparse da “politicanti italiani in esilio”, probabilmente comunisti, che si accreditavano il merito di aver fatto cadere Mussolini attraverso disordini.
Ma queste voci, si sapeva benissimo come fossero grandemente esagerate.

Un riferimento ad avvenimenti successivi dimostrerà una volta in più la scarsa importanza di questo fattore:
nessun disordine tra i civili ha avuto mai un ruolo apprezzabile nel diminuire la capacità di resistenza dei tedeschi in Italia.
Nasce da queste considerazioni di Alexander il verbo famoso: to Badogliate
che avrebbe accompagnato per anni i nostri soldati.
Il significato? tradire con furbizia, scioccamente! Un esempio di cinico e spietato sarcasmo inglese? Sicuramente sì: difficile però dargli torto.

Le intese operative prevedevano:

  1. il Governo italiano sarebbe stato informato sulla esatta data del giorno G e cioè il giorno successivo allo sbarco di Salerno;
  2. il giorno G dalle 11,30 alle 12,45 avrebbe trasmesso due brevi comunicazioni sull’attività dei nazisti in Argentina;
  3. alle 18,30 dello stesso giorno Eisenhower e Badoglio avvrebbero simultaneamente annunciato via radio la firma dell’armistizio;
  4. la sera del giorno G sarebbe stata lanciata su Roma la 82° divisione paracadustisti americana.

Castellano avrebbe dovuto:

  1. annientare l’operatività delle batterie contraeree italiana durante il lancio;
  2. segnalare le zone di lancio con i convenuti segnali luminosi;
  3. di fare trovare sul posto i mezzi di trasporto per l’intera divisione.

L’operazione si sarebbe chiamata  Giant2.

In ogni caso, ci sono sembra che gli italiani non la conoscessero affatto e che gli alleati, in base all’armistizio “corto” l’avrebbero decisa e comunicata, a loro discrezione, praticamente, senza preavviso alcuno.

Intanto Mussolini vive il suo quarto e… penultimo trasferimento.
dalla villa di Assergi viene portato a 2112m di Campo Imperatore, dove viene sistemato in un alloggio al secondo piano, con porta chiusa e sorvegliata da guardie numerose e attente.

Nota.
Nessuno ha mai comunicato ufficialmente a Mussolini il suo stato di prigionia.
Il Duce ha dovuto evincerlo dalle sue limitazioni e privazioni.

 

I responsabili politici del momento, con incredibili ritardi si macchieranno di una serie di comportamenti, per molti versi codardi e vergognosi, per alcuni soltanto inefficaci e contradittori, che renderanno tragica e devastante la conclusione dell’intera vicenda.


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