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ANPI romagna: come e perché

            La Romagna non esportabile

romagnaLasciando da parte per un attimo lo stereotipo di estrema simpatia, ospitalità, cucina, sapori, ballo e motori che la mia terra suscita ovunque, vorrei far conoscere alcuni indiscussi protagonisti del dopoguerra romagnolo che tanto hanno fatto per salire alla ribalta.

Già a questo punto una nota. Ricordo che quando ero piccolo mi capitava spesso di sentire dire ” in quella casa ci stava un fascistONE…” ma mai un “comunistONE…!” e ciò fa notare una palese mancanza di par condicio. Questo , anche 30 o 40 anni dopo quei fatti e quando ormai tutti negavano  di essere stati comunisti. Invece, non è giusto cercare di dimenticare. Aiuta ad imparare. Non pensiamo di poter trovare queste informazioni sui libri ufficiali di storia. Non oggi, almeno. Ma è ugualmente importante far conoscere i protagonisti e coloro che li hanno coperti per anni; solo così si può avere un quadro più completo della questione in oggetto. Oltretutto, per quanto mi è possibile.

Come ho avuto modo di scrivere in un recente passato, la Resistenza che si compra in libreria non ha avuto quel carattere sentimentale o quella spontanea e romantica partecipazione popolare che la letteratura di Sinistra ha voluto far credere in questi 70 anni. Il disegno finalizzato ad un nuovo totalitarismo rosso ha cercato di realizzarsi attraverso persone-chiave che in Romagna hanno nomi noti. Non saranno tutte figure popolari, ma anche l’ignoto sa rendersi efficace nelle efferatezze e nelle viltà. E anche in questo, in Romagna, siamo stati bravissimi.

LuigiLongoChi ha saputo vestirsi da “giustiziere ” anziché “assassino” è stato Luigi Longo, comandante generale della 28° brigata Garibaldi, promulgatore della nota disposizione allucinante di non tenere in vita i prigionieri fascisti (o presunti) oltre le 3 ore dalla loro cattura. «Il partigiano non doveva sentirsi un assassino ma un giustiziere», appunto. Così si diede il via al fiume di stragi del dopoguerra. La cosa avrebbe potuto anche essere ancora più devestante se le sinistre non avessero mancato la vittoria politica, nell’aprile del 1948, nonostante si fossero presentate unite. Ciò,di fatto, decretò l’annullamento dei presupposti necessari all’insurrezione tramata da Mosca e dal PCI e alla conseguente legalità.  Non rimase altro che la fuga per le centinaia di partigiani delinquenti, debitori di di gravissime condanne, verso la Jugoslavia e la Cecoslovacchia, fresca di stalinismo. Emigrazione strategica per non subire neanche un giorno di carcere. In una sentenza di condanna si lessero queste considerazioni: « è molto probabile che il movente (…) sia da ricercarsi nella natura sanguinaria e malvagia degli imputati e nella loro spiccata e vasta capacità a delinquere dettata dall’appartenenza ideologica ».
G.GuerriniNel ravennate, capo dei GAP si ricordano Genunzio Guerrini questore-muratore  e Mario La Sala, che riuscirono a coprire molte nefandezze grazie all’impunità, garantita dalle loro alte cariche imposte dal PCI. Nomi eccellenti della questura partigiana che si distinsero per aver cercato prima, di coprire, o meglio..insabbiare, l’omicidio dei Conti Manzoni e di far rientrare, dopo, in una delle amnistie di Togliatti il delitto dei Manzoni, facendolo passare per omicidio politico. La Sala, in due occasioni invitò dapprima formalmente i carabinieri di non interessarsi alle indagini « perché se ne occupava già la questura » poi riuscirono a far ottenere la libertà ai partigiani comunisti, già condannati all’ergastolo per omicidio e rapina, con l’aiuto opportuno del PCI e di Togliatti.
Mario-LaSalaUn aiuto straodinario per coprire un omicidio plurimo commesso per odio di classe e motivato dalla giustizia popolare che reputava i Manzoni iscritti al partito fascista repubblicano. FALSO. Tutti in paese sapevano non erano iscritti a nessun partito. Non appena si intuì che la questura era collusa con il PCI le indagini passarono ai Carabinieri, ma a nulla servì la manovra. Una letteratura colpevole di calunnia e mendace, a proposito, fu quella di Giadresco nel 2004 e smentita subito dagli atti e dalla storia. Letteratura di un conclamato irriducibile a sostegno della causa. E l’ANPI? L’associazioni che rappresenta gli ex-partigiani comunisti, non ha mai preso le distanze che si macchiarono di gravi reati, anzi: li ha sempre protetti. Ciò la dice lunga.
Ancora nel 1946, l’ANPI si considerava un corpo paramilitare dello Stato. Moltissimi appartenenenti all’organizzazione erano comunisti e per questo l’associazione divenne tentacolare, ermetica, così come la voleva l’anima clandestina del PCI. Con qualche dettame un po’ rigido: chi non era del PCI era contro. E basta. Finì con l’esasperare i veri partigiani che si dissociarono dall’ANPI creando la FIVL (Federazione Italiana Volontari della Libertà), oraganismo riconosciuto il 16 aprile 1948, mentre la stessa ANPI venì definita “l’organizzazione paramilitare al servizio della Russia”. Da ricordare sono gli screzi e gli scontri coi ricostituiti Carabinieri, sorti dopo la Liberazione. Fu Togliatti a redarguire un po’ tutti. Dal marzo del ’47, gli arresti di partigiani delinquenti msi susseguivano con notevole frequenza. Solo in Romagna si contarono oltre 72mila istruttorie basate su prove concrete: non fu un caso che alla fine di quel travagliato anno Arrigo Boldrini scrisse una vibrata protesta al Presidente del Consiglio:

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Ma i primi protagonisti si erano già fatti notare. Nella zone di Forlì, Ravenna, Lugo, Lavezzola, Massalombarda i lavoratori oscuri del Partito avevano già operato con una frequenza raccapricciante. C’era addirittura chi se vantava mentre beveva al bar della Casa del Popolo!

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crimini partigiani successivi

crimini-partigiani-successi

E’ una questione di prospettive. Ma se si guardano le cose con gli occhi di oggi tutto sembra ai limiti del possibile. Come si fa a lavorare di giorno come muratore o come bracciante e la sera, poi, trasformarsi in esecutore di delitti indicati quasi all’istante? E, addirittura, su piazza? Forti delle conoscenze personali quotidiane, si facevano garanti di false collaborazioni altrui con fascisti o tedeschi e prelevavano con false promesse di ritorno al malcapitato. Ma di questo ho già parlato mille altre volte. Il nodo di questa situazione è la sua forzata “pseudo legalizzazione“. Il Decreto legislativo luogotenenziale n. 96 del 6 settembre 1946 estese i termini massimi al 31 luglio 1945. Esso all’articolo 1 recitava: “[…] non può essere emesso un mandato di cattura e se è stato emesso deve essere revocato, nei confronti di partigiani, dei patrioti e (degli altri cittadini che li abbiano aiutati) per i fatti da costoro commessi durante l’occupazione nazifascista e successivamente sino al 31 luglio 1945 […]”, escludendo i casi di rapina. Il Decreto fu ratificato con la Legge n. 73 del 10 febbraio 1953 (Ratifica di decreti legislativi concernenti il Ministero di grazia e giustizia, emanati dal Governo durante il periodo dell’Assemblea Costituente).

cosa-stava-succedendo

La situazione di quei giorni era complessa e confusionaria: nelle pubbliche istituzioni vigeva uno status di cose che prevedeva due polizie: una politica, costituita da ex-partigiani (mica tanto ex…) e una istituzionale retta dai Carabinieri appena ricostituiti. La “polizia politica” faceva capo alle federazioni del PCI e all’ANPI che ne nominava i capi. Generalmente scelti tra le figure che avevano ricoperto il ruolo di commissari politici nel corso della guerra, si avvalevano dell’appoggio armato di quanti detenevano ancora armi a dispetto delle disposizioni di smobilitazione. L’altra polizia, erano i Carabinieri non scioltisi nella GNR nel 1943. Fra le due polizie v’erano fortissime contrapposizioni. Direi, al limite. Qualcuno racconta di una mal tollerata ed insostenibile coesistenza.

GenunzioGuerriniCome nell’episodio del 24 ottobre alla Questura di Ravenna, condotta ancora dal Partito comunista attraverso il questore-muratore Genunzio Guerrini, già capo del GAP a Ravenna e da Mario La Sala, Mario-La-salasedicente capo della squadra politica Mario Piermattei e da altri agenti ex partigiani comunisti. A garantire invece, per quanto si poteva e con le forze di cui potevano disporre, i soli Carabinieri che si trovarono obbligati ad eseguire un ordine di cattura contro quattro partigiani di Lugo accusati di omicidio plurimo aggravato.

Il fatto.

Il Guerrini entrò furioso senza bussare, nello studio del procuratore, a Palazzo di Giustizia, Angelo Maria Gasbarro, pretendendo l’annullamento di quegli ordini perché, a suo dire, i partigiani erano i “liberatori del Paese dal nazifascismo”. Con molta tranquillità il procuratore rispose che se un ordine era stato emesso nel rispetto della legge, significava che doveva essere eseguito senza tante storie. Il Guerrini si infuriò. Si abbandonò a offese e minacce e disse: « se lei non revoca quei mandati di cattura io la faccio arrestare! ». « E lei farebbe arrestare me? » e alzò il telefono per chiamare il maggiore Argenziano e due graduati. Guerrini uscì precipitosamente per ritornare qualche istante dopo accompagnato da un individuo armato che si presentò come segretario provinciale dell’ANPI. Il procuratore lo invitò a ripetere la frase – se non avesse revocato gli ordini lo avrebbe fatto arrestare – ed il Guerrini replicò la frase con la stessa veemenza ma notando la mani del militi sulle armi e, sbraitando altre minacce, uscì gesticolando dall’ufficio.

La cosa avrebbe potuto innescare una guerra aperta tra Carabinieri e partigiani. Il procuratore informò la presidenza del Consiglio e il ministro di Grazie e Giustizia che era Togliatti che qualche giorno dopo rispose con una lettera di scuse. ” ... mi associo al deploro dei magistrati di codesto ufficio per l’increscioso incidente. Le giunga all’occasione la mia parola di incoraggiamento e di solidarietà nella difesa delle istituzioni dell’Ordine Giudiziario. Cordialmente, Togliatti“.

Coerentemente con la sua doppiezza, ne scrisse un’altra ai compagni dirigenti di Ravenna con la quale esprimeva loro la solidarietà del Partito.

circolareBoldriniA difesa dell’operato partigiano nella provincia e per rimarcare il disturbo creato dall’Arma dei Carabinieri, l’amico Boldrini si fece sentire per lettera, forte del peso politico del Partito.

nelle foto :  Genunzio Guerrini – a destra

Mario La Sala – a sinistra

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Ulteriori info in:

crimini partigiani provati

eroi senza macchia

il lato oscuro di Bulow


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