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Verso la caduta.

Dico subito: che schifo*.

Il 20 luglio 1943 viene curiosamente recapitato un biglietto indirizzato al Palazzo Venezia, recante la dicitura: “Duce avete un traditore: Grandi, amico degli inglesi“.
“Le solite malelingue!” commenterà Mussolini.
Ma qualcosa contro si era già mossa già dal settembre del 1942.
Infatti, da un rapporto ritrovato recentemente di quei giorni dell’uomo di fiducia di Roosevelt e ambasciatore presso la Santa Sede, Myron Tylor, si notano alcuni passaggi indicativi;


– in caso di caduta del Fascismo oltre ai vecchi partiti deboli, si individuano 4 gruppi antifascisti principali:
– in testa (curioso) i generali Badoglio e Caviglia,
– tra i politici, Segretario di Stato, membri del Parlamento, senatori, un nutrito grupo di socialisti, Dino Grandi come altro personaggio oppositore, Bonomi e altri a lui vicino;
– uomini di alta borghesia come scrittori, professori, membri liberali e rappresentanti dell’alta aristocrazia, come il principe Doria-Panfili, il conte Visconte Venesta, il conte Iacini Stefani, Alberto Albertini, Benedetto Croce, Calamandrei, Carnerluti e tanti altri; infine,
– l’intero partito comunista
(in verità-al momento- quattro gatti in tutto) -.


Nel memorandum si aggiunge che l’uomo che in futuro potrà guidare l’Italia sarà sicuramente il Maresciallo Badoglio, uomo di fiducia del Re e antifascista perchè defenestrato da Mussolini, nonostante che dallo stesso abbia ricevuto, anche recentemente, molti onori.

Oltretutto, risulta evidente che Taylor sapesse anche con chi Badoglio avesse conferito segretamente e che accordi erano stati raggiunti.

Oggi sappiamo che sotto Natale del 1942, dopo i primi bombardamenti sulla Sicilia, il Re, in accordo con tutti gli altri esponenti della Casa Reale, aveva lanciato un sondaggio tra la gente e attraverso alcuni canali privati presso gli inglesi, per una possibilità di una pace separata; questo senza informare nessun altro, tantomeno i fascisti e totalmente all’oscuro del Duce.
Ci sarebbe da chiedersi come un sondaggio così ampio sia potuto sfuggire agli informatori del Fascismo per tutto il tempo.
Intranto, In quel momento la popolarità di Vittorio Emanuele sembrava ancora intatta. Il Sovrano però si mostrava di poche parole e perciò, indecifrabile.
A volte, addirittura ambiguo, se non pure contradittorio.

Una conferma sicura traspare da un documento, allora segretissimo, in cui si riportava che erano in corso, da mesi, rapporti continui con alte personalità del Governo italiano, fra cui Badoglio, con in via di sviluppo una lista possibile di uomini per l’Italia di domani.
Il Maresciallo voleva, secondo quanto si legge, rovesciare Mussolini e guidare il Paese con un Governo militare. Il Maresciallo Caviglia, ottantenne, che aveva comandato l’Italia di Vittorio Veneto, avrebbe, in aggiunta, potuto riscuotere moltissime simpatie e portare molto appoggio, per quanto possibile.
Ci sarebbe, a questo punto, da chiedersi cosa avrebbe fatto il Duce se fosse venuto a conoscenza di questi rapporti sotto-banco e come avrebbe reagito se il Fuhrer se fosse stato messo a conoscenza di questo chiaro inizio di tradimento.
Da considerare il fatto che il Re doveva sentirsi sicuro delle persone che aveva attorno, perchè se fosse trapelato qualcosa, anche in minima parte, la sua sicurezza personale sarebbe stata messa a rischio.
Nel frattempo, in quei giorni il consenso diminuiva paurosamente.
I soldati del corpo inviato in Russia iniziavano la marcia infernale per il rientro a casa. Ma la gente a casa non conosceva la realtà nei dettagli.
Si percepivano solo le bombe che cadevano.

 

Un complotto.

In quei giorni un centinaio di alpini giunti a Belluno, che avevano fatto la guerra in Grecia, in Albania e particolarmente stanchi delle sofferenze patite, chiesero se fosse stato possibile avere un accesso al parco di Villa Gaggia per lasciare all’interno della villa una cassa. Questa cassa sarebbe stata piena di bombe a mano da usare durante l’incontro tra Hitler e Mussolini deciso già da tempo e, secondo loro, quando fossero stati al punto di rendere onore alle armi sarebbe scattato l’attacco fatale. Gli alpini si sarebbero nascosti, armati, nel retro della villa pronti al colpo e al momento giusto, avrebbero aperto il fuoco.
Dissero inoltre che avevano pensato anche di organizzare un attacco all’aeroporto di Treviso, ma ci sarebbe stato il problema di superare le guardie armate tedesche e la cosa si prospettava troppo difficile.

villa Gaggia 1942

Qui c’è da chiedersi ancora come avessero fatto questo signori a sapere dell’incontro; non credo che la cosa fosse pubblicizzata anche ai bassi livelli, tanto meno ai contingenti rientranti dalla Russia.
Però, di fatto, lo sapevano. Un’altra prova della notorietà dell’avvenimento traspare da una lettera ritrovata nella villa del senatore Gaggia, proprietario della villa, che ebbe in custodia alcuni documenti della questura di Belluno che a fine giugno ribadivano del “noto convegno programmato…col Fuhrer.
Strano, perchè con il termine “ribadivano” si intende il fatto di averne già scritto in precedenza e quindi, quando? Enigma.
In tutti i casi, l’incontro sarebbe stato deciso ufficialmente solo ad inizio luglio. Comunque gli attentatori confermarono che l’esercito italiano era alle corde e regnava la certezza di una sconfitta. Molti ipotizzarono subito subito un cambio della guardia in tutti i settori discutendo dei particolari, ma il punto fermo era la sostituzione di Mussolini.


A Roma nuovi colloqui e sondaggi si intrecciarono frenetici.
Incredibilmente, in febbraio del 1943 il maresciallo Bastico, a sorpresa nel corso di un incontro col Papa fino a quel momento equidistante dal conflitto e dal Fascismo, prospettò un colpo di Stato per rovesciare il Duce e raggiungere una pace separata con gli Alleati.
Il Papa, in quell’occasione, non rilasciò commenti.

La notizia del progetto di Bastico però raggiunse il Quirinale (quindi anche il Duce?) dove si temeva grandemente la reazione della Germania. Come avrebbe potuto reagire Hitler alla defenestrazione del suo amico Mussolini? In questo caso è probabile che la Casa Reale si fosse posta in primo piano per rispondere al Fuhrer. Per ora nessuno sembrò che nessuno volesse prender in mano la situazione ma sembrava anche che il Paese non potesse più aspettare.

Poco più tardi, un appunto del Re del 15 maggio riporta che – bisognerebbe fare le dovute cortesie ai rappresentanti di Inghilterra e America – e aggiunge: – bisognerebbe sganciare le sorti dell’Italia da quelle della Germania -.

Personalmente, mi stupisco ancora come dopo alcuni sondaggi pubblici, il parlare frenetico in moltissimi ambienti militari e non, non dico il Duce, ma qualche uomo del Partito Fascista non abbia potuto informare dei movimenti e del tradimento che si stava organizzando.

Il 30 maggio Mussolini visitò gli invalidi a Predappio. Il volto era scavato da una malattia allo stomaco che lo stava divorando.
Ai primi di luglio l’Africa sarà perduta ed il consenso scenderà ai minimi storici.

continua

 

* il “che schifo” che ho scritto vuole testimoniare l’aria di totale tradimento, di ambiguità, che regnava in quei giorni. Mussolini girava sempre a piedi, da solo.
Più facile di così!!!


le bugie di Badoglio

SGiorgioIonico

Clamorose e grottesche. A S. Giorgio Ionico, ad un mese dalla sua fuga da Roma e durante un rapporto di ufficiali, il Maresciallo d’Italia faceva delle dichiarazioni politiche che Spampanato riporta in alcuni brevi passaggi:

  • «Signori Ufficiali, non vi dovete meravigliare se mi presento a voi in questo abito borghese; sono ne­cessità del momento, ma io sono sempre il Maresciallo Badoglio, il vostro Generale del Sabotino, di Vittorio Veneto, di Addis Abeba». (1). gen.Caviglia

1)     Falso:  il Maresciallo Caviglia e al­tri comandanti della prima guerra mondiale di­mostrarono che la fama di Saboti­no e di Vittorio Veneto era stata ignobilmente usurpata


  • « S. M. il Re mi chiamò subito ad assumere il Governo. Voi sapete che alla mia età, ed alla mia con­dizione, non avevo ancora bisogno di gloria: ma fu una necessità, per salvare ancora, fin dove era possi­bile, questo nostro povero e disgra­ziato paese». (2).

2)    Falso: era stato Badoglio ad organiz­zare il colpo di Stato e l’incarico datogli dal Re non fu casuale, dato che lo avevano progettato insieme.

  • «Il ministero della Cultura Po­polare era diventato un vero e pro­prio lupanare. Aveva alle sue di­pendenze un numero infinito di si­gnore romane con stipendi che tal­volta oscillavano dalle 8 alle 10 mi­la lire al mese e con incarico… la­scio intendere a voi. Ma vi dirò di
    più: quelle signore non si permette­vano nemmeno il fastidio di andare a riscuotere lo stipendio, perché ba­stava che mandassero le loro perso­ne di servizio per farlo. Ecco per­ché noi ci siamo trovati in guerra coi fucili del 1891…» (3).

3)    Falso: non si corrisposero mai stipen­di del genere. L’unica a usufruire della protezione della C. P. fu tale Elena La­bedinsky Solinas, proprietaria di locali pubblici a Tripoli col governatorato Bado­glio, e poi a Roma della <Quirinetta ». Si rivelò a Nord che la Solinas era pro­tetta dal decrepito guerriero, che aveva sposato un suo stesso congiunto, e che era munita di passaporto americano.

Badoglio-al-Sud

  • Nell’assumere il governo tele­grafai a Hitler dicendo che avrei mantenuto l’impegno e continuavo la guerra. Hitler a questo telegram­ma non rispose… Mandò truppe in Italia, non richieste». (4).

4)    Falso: le truppe erano state chieste a Hitler ripetutamente, e furono manda­te dopo la dichiarazione del Maresciallo (<la guerra continua>) e l’aggravarsi del­la crisi del fronte italiano.

  • «I tedeschi ci volevano offendere nel nostro onore di ufficiali; vole­vano per la resistenza in Italia im­porci il Comando tedesco senza al­cuna consultazione dei nostri Ge­nerali, del nostro Stato Maggiore. Essi volevano imporci il comando unico di quel famoso generale Rom­mel, che è stato fonte di tutte le nostre disgrazie in Africa. Io mi so­no ribellato ed eccomi qui tra voi e con il nostro popolo il quale ha risposto ad unanimità». (5).

5)    Falso: nessuno ha mai sentito parla­re di un comando unico Rommel. Dopo l’armistizio Rommel stabilì un comando sul Garda, in attesa che si chiarisse an­che militarmente la situazione: e intanto Kesselring restava al comando del fronte meridionale. Che non si pensasse a Rommel per l’Italia, lo dimostra il fatto che con assoluta libertà d’iniziativa in Ita­lia, e proprio in conseguenza dell’armi­stizio, non si scelse lui ma il Feldmare­sciallo Kesselring quale unico Comandan­te Superiore per il fronte Sud.

  • « In questo momento si combatte ovunque contro i tedeschi. A Tori­no ed a Milano gli operai hanno impugnato le armi e combattono a fianco dei nostri soldati contro i tedeschi ed i fascisti. La IV Arma­ta al completo combatte vittorio­samente contro di essi. Noi dobbia­mo scacciare questi ladroni ed as­sassini». (6).

6)    Falso: nessun incidente, nell’ottobre 1943 a Torino o a Milano e nessuna no­tizia di azioni della IV Armata. Ancora il 22 febbraio ‘44 Churchill dichiara ai Comuni a proposito delle truppe cobel­ligeranti: <Il maggior numero è occupa­to in indispensabili servizi per le forze alleate nelle retrovie>.

  • «Io sono un vecchio che ho rag­giunto i miei 72 anni e non credevo di finire i miei giorni vedendo ca­dere la Patria in questo disastro. Adesso è stato formato in Italia un Governo detto “Governo fascista repubblicano” agli ordini dei tede­schi; ma non crediate che Mussoli­ni sia con loro e si arrischi a veni­re in Italia. Egli è al sicuro lonta­no, in Germania. Ma ve lo giuro, noi li ricacceremo e li raggiungere­mo ovunque. Io vi prego di trasfon­dere nei nostri soldati questo sen­timento che deve portare le nostre truppe alla rivincita e alla vitto­ria» (7).

7) Falso: Badoglio non ignorava che, mentre lui stava parlando, Mussolini era alla Rocca delle Caminate dove aveva già presieduto un Consiglio dei ministri. Cir­ca l’annunzio di Badoglio che <lo ricac­cerà e lo raggiungerà dovunque>, ma poi non gli avvenne di farlo.

: articoloB

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Il lettore curioso può gustare un approfondimento

in una bellissima lettera a sostegno, di qualche anno fa.

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