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9 settembre 1943. cronaca

9 settembre: giovedi

  • ore 20: Ambrosio invia un fonogramma a Kesselring perchè faccia cessare ogni atto di ostilità tra le truppe al fine di evitare un vero e proprio conflitto tra i due eserciti (Kesselring accetterà la richiesta interpretandola a suo modo. Farà cessare ogni conflitto che non gli avrebbe portato vantaggi concreti, lasciando cioè la discrezionalità ai comandi sul campo di cessare i combattimenti perchè in qualche modo gli italiani DOVEVANO pagarla…).
    Per esempio, non cessarono mai le ruberie tedesche, il cui ordine – disse – era arrivato da Berlino ed era inappellabile. Figuriamoci.
    Intanto, i primi mezzi da sbarco alleati toccano terra, sotto un pesante fuoco nemico. Ma non dappertutto.
    I comandi italiani periferici chiedono a Roma come possono comportarsi: chiedono conferma dell’ordine di esecuzione della memoria OP44.
    Roatta ed Ambrosio non si assumono la responsabilità di darlo:
    Badoglio dorme tranquillo e nessuno lo sveglia. L’ordine così non sarà mai dato fino all’11 settembre… e da Brindisi, dopo che il Re se l’era squagliata ed il nostro esercito si era praticamente dissolto!
    Dal libro di Kesselring:
    Sapevo ora quali disposizioni prendere: accelerare la ritirata dalla Calabria delle due divisioni, pur cercando di ritardare la marcia di Montgomery, sfruttando le risorse del terreno montuoso; chiarire rapidamente la situazione a Roma, inviando le forze diventate così libere a sostegno della 10°armata nell’Italia meridionale; inviare le divisioni d’attacco nel settore di Salerno, dove la costa era già difesa dalla 15° divisione di granatieri corazzati e dai reparti della 16° div. corazzata… La rinuncia al lancio di truppe aerotrasportate alleate allegerì la situazione nei dintorni di Roma, perchè le divisioni italiane, sebbene superassero del triplo le nostre i notri effettivi, non rappresentavano un vero pericolo: una loro azione avrebbe però potuto ritardare l’invio di rinforzi alla 10°armata sul fronte di Salerno -.
  • ore 3: la squadra navale da battaglia di LaSpezia lascia il porto, al comando dell’ammiraglio Bergamini, con rotta verso la Maddalena.
    Intorno a Roma, a nord la 3°divisione Panzer Granadier aumenta la pressione contro l’Ariete;
    a sud la 2°divisione paracadutisti avanza verso la div. Piacenza ormai disgregata e combatte con la Granatieri di Sardegna. Ormai la speranza di una ritirata tedesca “indolore” lascia il campo alla “paura“.
  • ore 4: colloquio Roatta-Carboni: – la situazione è compromessa: non possiamo durare più di 24 ore. I tedeschi sono a Tor Sapienza, sulla Prenestina, a 8 Km da S. Pietro. Roma è accerchiata almeno da 3 punti cardinali: i tedeschi sono minacciosi a nord, attaccano a sud e avanzano ad ovest -.
    Roatta riferisce ad Ambrosio il fosco quadro della situazione: viene esclusa la fuga e Roatta assume il comando della difesa di Roma.
    Ambrosio decide finalmente di svegliare Badoglio ed il Re: non c’è alcun segnale di uno sbarco alleato nei pressi di Roma, quindi bisogna valutare il da farsi.
  • ore 4,30: Roatta, alla presenza di tutti i protagonisti presenti nel  Ministero della Guerra, salvo il Re, fotografa la situazione: “Bisogna evitare che il Sovrano ed il Governo siano catturati. Siamo accerchiati – sottolinea Roatta – l’unica strada rimasta libera è la Tiburtina.
    Non c’è tempo da perdere”.

    Badoglio riferisce al Re la decisione di lasciare Roma: il Re accetta.
    Badoglio affida al ministro dell’Interno Ricci (non presente alla riunione ed ignaro di tutto) la direzione interinale del Governo.
    Ambrosio chiama De Courten modificando l’originario progetto: le navi devono eseere pronte a Pescara e non più a Civitavecchia, ormai in mano ai tedeschi e Sandalli per concentrare a Pescara il maggior numero di aerei possibile.
    Ambrosio nomina il generale Palma responsabile del C.S. a Roma… senza lasciargli ordini! Veramente raro!
    Il Re, secondo la ricostruzione di Marchesi, ordina ad Ambrosio di seguirlo con i tre capi si S.M.
  • ore 5: l’ammiraglio Sansonetti, vicecapo di S.M. della Marina, ordina all’incrociatore Scipione e alle corvette baionetta e Scimitarra di dirigersi su Pescara per prendere a bordo “una alta personalità.
  • ore 5,15: Roatta comunica a Carboni il famoso “ordine sul tamburo“: con un lapis, il capo S.M.R.E. ordina al C.A.M. di non difendere Roma e di ripiegare “immediatamente” su Tivoli. Nella capitale devono rimanere solo i carabinieri e le forze di polizia per garantire l’ordine pubblico.
  • ore 5,45: Roatta, con Ambrosio, lascia Roma in direzione Tivoli.
  • ore 6,30: parte anche De Courten.
    La squadra di Bergamini, con le corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia, si ricongiunge con le altre navi da guerra provenienti da Genova al largo della punta settentrionale della Corsica. In quelle ore sono schierate in mare le nostre migliori unità da battaglia: tre corazzate, sei incrociatori, dieci cacciatorpediniere oltre ad altro naviglio minore.
  • ore 7: Carboni lascia Roma, in abiti borghesi e su un’auto con targa diplomatica: la direzione è sempre la stessa…Tivoli.
    Il generale ha sempre sostenuto di voler cercare in quella zona Roatta per ricevere i successivi ordini.
  • ore 7,10: parte De Stefanis in compagnia dell’altro sottocapo di S.M.R.E. generale Mariotti.
  • ore 7,30: il capo di S.M. di Carboni, colonnello Salvi, rimasto ormai solo a Palazzo Caprara, incontra il gen. Utili, capo dell’ufficio operazioni, per avere conferma degli ordini ricevuti da Carboni ormai scomparso da diverse ore.
    Utili, in procinto di partire, gli suggerisce di farsi controfirmare gli ordini dal gen. Calvi di Bergolo, comandante delle divisione Centauro, il più anziano del C.A.M.
    Calvi si rifiuta e Salvi perde la testa: ha una crisi di nervi e scoppia a piangere.
    Lascia una pessima impressione ai comandanti divisionali Solinas (Granatieri di Sardegna), Tabellini (Piave) e Cadorna (Ariete). Finalmente Salvi conferma le direttive di Roatta delle 5,15 (il famigerato e controverso “ordine del tamburo“), cioè l’immediata ritirata a Tivoli di tutto il corpo d’Armata Motorizzato.
  • ore 8: Carboni è a Tivoli dove non trova nessuno. Prosegue fino ad Arsoli dove ha conferma del passaggio del corteo reale.
    Il suo attendente, tenente Lanza, va in avanscoperta e incontra Roatta che gli conferma di eseguire gli ordini ricevuti; null’altro! Carboni sosta al castello di Arsoli dei principi Massimo, dove la troupe di Carlo Ponti sta girando un film con la famosa diva dell’epoca Mariella Lotti.
    Il Comitato Centrale del P.C.I. decide di proporre la trasformazione del Comitato Unitario Antifascista in Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) con Bonomi primo Presidente. Il nuovo Comitato emette il primo appello agli italiani con l’invito a far riconquistare all’Italia “il posto che le compete nel Consiglio delle Nazioni Libere”.
  • ore 8,15: il generale Utili, con alcuni ufficiali dello S.M., chiude il lungo corteo dei partenti.
  • ore 9: Ottocento paracadutisti tedeschi toccano terra nella zona di Monterotondo, precedente sede del quartier generale di Roatta. “L’attacco – scrive Kesselring – presentò difficoltà maggiori di quelle previste ma fu coronato da un completo successo tattico. Roatta e il suo S.M. aveva già preso fuga“.
    La divisione Piave entra in combattimento.
    La situazione alle 9 vede: a nord la divisione Ariete che tiene bene la posizione tra la Cassia e la via Claudia. A sud la Granatieri di Sardegna è fortemente impegnata su tutto il fronte dalla 2° divisione paracadutisti tedesca. Perde terreno ma combatte valorosamente.
    La divisione Centauro a Bagni di Tivoli non ingaggia alcun combattimento.
    Da questo momento cessano tutti i rapporti di collaborazione tra l’esercito, la Marina e l’Aeronautica. D’ora in poi solo iniziative private dei singoli comandanti vedranno azioni contro i tedeschi. Di fatto, la fuga degli stati maggiori ha “azzerato” la catena comando di tutto l’esercito italiano.
    Si immagini lo stupore di alcuni comandanti che chiamavano via-radio o al telefono ripetutamente Roma e dall’altro capo non rispondeva mai nessuno!
    In nessuna nazione si era mai verificata una cosa del genere nella storia.
    Sul fronte di Salerno, il generale tedesco von Vietinghoff, comandante della X armata nel sud Italia, visto che che non si prevedono altri sbarchi alleati decide di rimanere sul posto. La sua divisione corazzata argina brillantemente le offensive alleate.

4-5-6-7 settembre 1943. cronaca

Prima di scrivere, voglio far conoscere la mia opinione. Almeno sugli inglesi.
Oggi no, ma forse allora, se fossi nato in quell’epoca l’avrei pensata molto diversa.
Gli alleati, in particolar modo gli inglesi del primo e mezzo novecento hanno sempre dimostrato una incomprensione assoluta verso tutti e, in special modo, verso di noi.
Direi, in tutte le trattative; non dico che ci offenderssero apertamente, ma ci hanno sempre mostrato una specie di … non dico disprezzo, ma di non considerazione.
Dico storicamente, E non so perchè. Che sia la spocchia inglese… a farli così?
Questi qua fanno sempre i fenomeni ma presi uno per uno, eh, cambia molto la giambolica…!! Ho dato una scorsa (dico la verità) al libro “Dio stramaledica gli inglesi” e, in tante cose ci prende! In altre è assolutamente esagerato, fuori dai tempi, ma, mi è stato detto, negli anni ’40 era abbastanza un pensiero comune.
Va bene. L’ho detto.    Cronaca.

Ah, voglio dire sta cosa. Ricordiamolo:
il 3 settembre 1943, alle 17,45 – firma dell’armistizio, sotto una tenda allestita sotto un uliveto, a Cassibile -.

Nel tardo pomeriggio, a Roma, Badoglio riceve l’ambasciatore tedesco Rahn.
Il maresciallo dice: “la diffidenza del Governo del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile! Ho dato la mia parola e la manterrò.
Vi prego di avere la mia fiducia
“.
– Cosa sei, matto? Pensi che i tedeschi non siano informati?
(la resa dell’Italia era stata firmata tre ore prima).

Il 4 settembre 1943 Rahn incontra Ambrosio, il quale si dichiara animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra in comune.
– ah, allora, è una recita! una commediola dell’asilo!

L’8 settembre 1943 c’è la visita ufficiale di Rahn al Re che gli sottolinea ancora la decisione di continuare la guerra sino alla fine al fianco della Germania, con la quale l’Italia è legata per la vita e la morte!
– Ripeto: la resa incondizionata era stata firmata cinque giorni prima!.
Dai, qui siamo… ai burattini!

 

4 settembre. sabato

  • A Roma, Ambrosio conferma a Rahn «la sincera determinazione di continuare la lotta a fianco della Germania».
  • Castellano, che rimane a Cassibile come ufficiale di collegamento con gli alleati, consegna a Marchesi i documenti concordati con Bedell Smith e specificatamente:
    – una copia dell’armistizio “corto”;
    – le clausole aggiuntive contenute nel “lungo” con il biglietto di Bedell Smith per Badoglio;
    – un promemoria per la Marina con le istruzioni per la consegna della flotta
    (questa cosa mi fa mandare giù un magone tremendo anche dopo 70anni);
    – un analogo documento per l’aeronautica;
    – un promemoria per il S.I.M. sulle attività di sabotaggio da compiere in Italia;
    – l’ordine di operazione della 82° divisione aviotrasportata americana per lo sbarco su Roma.
    – Nient’altro?   No.
  • Si conclude l’invio ai comandi periferici della memoria OP44 con gli ordini operativi per i giorni successivi. Un documento definito all’unanumità ambiguo e troppo cauto e comunque privo dell’ordine di esecuzione, di competenza esclusiva del C.S.
    (nei Comani italiani, quando è arrivato il fonogramma, si sentì un enorme “Evviva, si sono ricordati di noi!!!“). Era da un mese che non si sapeva più nulla.
    Roba da matti.

5 settembre. domenica.

  • All’alba: Marchesi rientra a Roma e atterra a Centocelle.
  • ore 12: Marchesi incontra Ambrosio e gli consegna il dossier il dossier di Castellano. (nota. Ambrosio non dice nulla dell’incontro coi tedeschi.
    Si voleva tenere il segreto.
  • ore 13: Ambrosio incontra Badoglio e gli comunica la data ipotizzata da Castellano: il 12 settembre, poi, il contenuto della documentazione.
    Roatta, De Courten e Sandalli evidenziano le difficoltà operative della tre armi di fronte all’incertezza degli eventi.
    Nel pomeriggio un telegramma da Algeri di Eisenhower preannuncia l’arrivo a Roma di Taylor, nella notte tra il 7 e l’8, per predisporre l’aviosbarco.
  • Ambrosio chiede a De Courten di organizzare l’arrivo dei due ufficiali alleati e gli accenna anche l’ipotesi di un trasferimento segreto del Re e della flotta all’isola della Maddalena.
  • L’Alto Comando tedesco avverte Kesselring di tenersi pronto a qualsiasi evenienza. ( Kesselring è uno… nato pronto;  figuriamoci! non aveva certo bisogno di farsi allertare…).

6 settembre. lunedi.

  • Numerose riunioni operative avvengono tra i vertici militari italiani per l’assegnazione dei rispettivi compiti.
  • ore 10: De Courten emana il piano operativo per il trasferimento del Re alla Maddalena: il “Vivaldi” e il “Da Noli” sono due navi da guerra convocate a Civitavecchia. Sandalli impertisce gli ordini con le modalità di consegna degli aerei agli alleati al momento della comunicazione ufficiale dell’armistizio.
  • ore 12: Carboni organizza l’arrivo di Taylor e Gardiner a Roma.
    Gli alleati diffondono messaggi radio con l’invito al Governo italiano a “rimanere all’erta per una comunicazione della massima importanza che sarà trasmessa il 7 settembre, ovvero il giorno successivo.
    A Roma nessuno presta particolare attenzione a questa cosa.
    Arrivano le notizie di unrilevante concentramento di convogli marittimi alleati al largo di Palermo. Il segnale è che lo sbarco è imminente.
    Ma dove? Gli alleati tacciono. Non si fidano dei loro nuovi compagni di viaggio.
    Roatta trasferisce ad Ambrosio le sue preoccupazioni della data dello sbarco alleato (ricordiamoci che tutti pensavano al 12 settembre) e quindi, della comunicazione dell’armistizio. Ambrosio risponde negativamente e prepara un promemoria per gli alleati con delle proposte di modifica del piano originario.
  • ore 22: Ambrosio parte in vagone letto per Torino adducendo motivi personali, rifiutando l’aereo (in questo modo era tutto più anonimo…).
  • ore 22,30: Carboni manifesta a Roatta l’impossibilità di assolvere il pino concordato per supportare l’esecuzione di Giant2.
    Roatta scrive un promemoria sul pericolo di un annuncio dell’armistizio prima del 12 settembre, proponendo uno sbarco alleato nelle vicinanze di Roma.
    Il Re si prepara a lasciare Roma per la Sardegna.

 

7 settembre. martedi

  • ore 2,00: Taylor e Gardiner si imbarcano ad Ustica sulla corvetta italiana Ibis, con direzione Gaeta.
  • ore 10: Carboni incontra Marchesi al S.I.M. con le due ricetrasmittenti consegnategli dagli alleati e da usare per la proclamazione dell’armitizio.
    Tra i due scoppia una violenta polemica sulle modalità dell’accordo concluso a Cassibile.
  • ore 10: De Courten riceve l’ammiraglio Bergamini che gli conferma che i suoi equipaggi sono pronti a salpare contro la flotta alleata per la battaglia decisiva, nel sud dell’Italia!
    Il sottocapo di S.M., gen. Rossi, presente all’incontro tra Carboni e Marchesi, si reca a Monterotondo, quartier generale dell’esercito, dove Roatta gli conferma l’impossibilità di dare esecuzione agli accordi su Giant2 prima del 12 settembre. In asenza di Ambrosio, Rossi decide di avvertire, via radio, Castellano, a Biserta.
  • ore 16: Castellano chiede a Eiesenhower di rinviare la data dell’armistizio ottenendone in risposta una sonora rista ed una pernacchia!
    Carboni organizza la distribuzione di armi ai civili del C.L.N.
    Rossi, appresa la notizia dell’arrivo di Taylor, telefona ad Ambrosio, chiedendogli di tornare a Roma immediatamente!
    Marchesi organizza un aereo per la trasfert, ma Ambrosio rifiuta.
    Tornerà il giorno dopo, sempre in vagone letto!
  • ore 17: De Courten riunisce tutti gli ammiragli, tra cui Bergamini, e da’ loro istruzioni nel caso di un armistizio con gli alleati (?!?).
  • ore 18: Taylor sbarca in gran segreto a Gaeta e con un’autoambulanza si avvia a Roma con alla guida il contrammiraglio Franco Maugeri, capo dello spionaggio della Marina, la “mente” organizzativa del blitz dei due ufficiali americani in Italia.
  • ore 21: Taylor e gardiner giungono a Palazzo Caprara, di fronte al Ministero della Guerra.
    I sommergibili Topazio e Velella salpano in missione di guerra contro gli alleati. Saranno affondati con circa 150 marinai a bordo, vittime del caos di quelle ore.
    Taylor chiede un incontro immediato con Ambrosio che, ovviamente, gli viene negato e rinviato all’indomani mattina.
  • ore 22: Taylor ha un infuocato colloquio con Marchesi. Chiede di poter verificare la situazione degli aeroporti. Marchesi temporeggia. Taylor esplode dicendo: “il lancio è fissato per domani; la 82° divisione arriverà domani sera su Roma!” Allo stupore di Marchesi, Taylor replica: “lo sbarco è fissato per domani 8 settembre, mercoledi!“.
  • ore 23: Taylor incontra finalmente Carboni che gli conferma l’impossibilità di un’ispezione immediata degli aeroporti interessati dall’aviosbarco: “sono tutti in mano tedesca!“. Inoltre Carboni denuncia carenze di armamento e di carburante dei suoi reparti. Bisogna rinviare la data, oppure l’esercito sarà sopraffatto in sole ventiquattro ore. Di conseguenza l’aviosbarco americano si sarebbe trasformato in un massacro, un “tiro al piccione!“.
  • ore 24: dopo le vibrate insistenze di Taylor, Carboni, a malincuore, accetta di andare da Badoglio, a casa sua.
  • ore 24,15: Carboni, in privato, spiega a Badoglio la situazione e introduce poi nella stanza i due ufficiali alleati di fronte al nostro Primo Ministro in vestaglia (si immagini la scena).
    Badoglio conferma la tesi di Carboni e chiede a Taylor di tornare da Eiserhower a spiegare la nuova situazione e, soprattutto, per ottenere un rinvio della proclamazione dell’armistizio.

3 settembre 1943. cronaca

3 settembre: venerdi.

  • ore 4: Castellano invia un sollecito a Roma
  • ore 14: arriva una prima risposta:   è giudicata insufficiente dagli alleati.
  • ore 17: arriva finalmente la conferma ufficiale dei poteri a Castellano.
  • ore 17.15: avviene la firma ufficiale.
  • Le modalità di esecuzione sono concordate.
  • Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Sempre secondo gli scritti di Marchesi:
Passammo la prima notte in bianco. Alle 4 Castellano decise di inviare un sollecito, un telegramma a Badoglio. Passammo l’intera mattinata del 3 settembre senza notizie. Snervante. Nel primo pomeriggio fummo convocati nella grande tenda delle riunioni del comando alleato…
il generale alleato Smith continuava ad essere otttimista.
Poco dopo ci venne data la notizia di un telegramma giunto da Roma a firma Badoglio. Il Maresciallo dichiarava che l’accettazione dell’armistizio era già avvenuta con il precedente telegramma.
Di colpo la riunione fu sciolta e noi ritornammo nella nostra tenda.
A Roma forse non avevano capito e sembrava che tergivesasssero ancora.
Soltanto alle 17 venne da noi De Hann, raggiante e disse: “hanno accettato!” e lesse il telegramma che delegava Castellano alla firma.

Da uno scritto di Zangrandi:
In una tenda militare piantata in mezzo all’uliveto, ove c’era un tavolo da caserma coperto da un panno, con due posacenere, due boccette d’inchiostro e un telefono da campo, presero posto tutti.
Vestito di nero, con cravatta nera e occhiali neri, giunse Castellano che girò intorno al tavolo e andò a sedere su una sedia sul lato estremo.
Sul suo capo penzolava una lampada protetta da un barattolo.
Ricevette le due pagine dattilografate contenenti le clausole armistiziali dell’armistizio corto. Dal taschino della giaca a doppio petto, dalla quale spuntava per due dita un fazzoletto bianco, il delegato italiano trasse la stilografica e firmò.
Il generale Smith e l’interprete Montanari stavano alla sua destra e guardavano di sopra alla spalla, mentre fotoreporter e cineprese fissavano quelle immagini. Non appena Castellano ebbe firmato per conto di Badoglio, Smith, in tenuta kaki, con pantaloni corti, in maniche di camicia, firmò lentamente per conto di Eisenhower, presente.
Quest’ultimo si avvicinò a Castellano e gli tese la mano, senza parlare.
Qualcuno trasse una bottiglia di whisky e si bevve, ma non vi firono brindisi. All’uscita della tenda, Eisenhower staccò un ramoscello d’ulivo e lo gettò in aria. Poi si affrettò a impartire l’ordine di stop a 500 bombardieri che si accingevano a raggiungere Roma.
Eisenhower non volle firmare personalmente l’accordo conclusivo di quello che aveva definito un crooked deal: uno sporco affare“.

Da un estratto degli scritti di Eisernhower:
L’Italia era in una posizione militare diversa da quella della Germania del 1945, completamente battuta sul terreno delle armi. Questo non era il caso dell’Italia: essa aveva ancora grandi forze armate in campo.
Le sue forze nella Penisola erano numericamente superiori a qualsiasi forza che gli Alleati avrebbero potuto portare contro di esse. E quantunque il loro morale fosse scosso e la loro qualità scadente, le truppe tedesche nel Paese erano sufficienti ad irrobustirle.
La resistenza certamente era ancora possibile (Resistance was certainly possible), Gli eventi dei successivi 21 mesi dimostarono che le sole forze tedesche furono sufficienti ad imporre un ritardo molto serio alle forze alleate.
Vi erano veramente – e continuamente – voci di disordini in città del nord Italia sparse da “politicanti italiani in esilio”, probabilmente comunisti, che si accreditavano il merito di aver fatto cadere Mussolini attraverso disordini.
Ma queste voci, si sapeva benissimo come fossero grandemente esagerate.

Un riferimento ad avvenimenti successivi dimostrerà una volta in più la scarsa importanza di questo fattore:
nessun disordine tra i civili ha avuto mai un ruolo apprezzabile nel diminuire la capacità di resistenza dei tedeschi in Italia.
Nasce da queste considerazioni di Alexander il verbo famoso: to Badogliate
che avrebbe accompagnato per anni i nostri soldati.
Il significato? tradire con furbizia, scioccamente! Un esempio di cinico e spietato sarcasmo inglese? Sicuramente sì: difficile però dargli torto.

Le intese operative prevedevano:

  1. il Governo italiano sarebbe stato informato sulla esatta data del giorno G e cioè il giorno successivo allo sbarco di Salerno;
  2. il giorno G dalle 11,30 alle 12,45 avrebbe trasmesso due brevi comunicazioni sull’attività dei nazisti in Argentina;
  3. alle 18,30 dello stesso giorno Eisenhower e Badoglio avvrebbero simultaneamente annunciato via radio la firma dell’armistizio;
  4. la sera del giorno G sarebbe stata lanciata su Roma la 82° divisione paracadustisti americana.

Castellano avrebbe dovuto:

  1. annientare l’operatività delle batterie contraeree italiana durante il lancio;
  2. segnalare le zone di lancio con i convenuti segnali luminosi;
  3. di fare trovare sul posto i mezzi di trasporto per l’intera divisione.

L’operazione si sarebbe chiamata  Giant2.

In ogni caso, ci sono sembra che gli italiani non la conoscessero affatto e che gli alleati, in base all’armistizio “corto” l’avrebbero decisa e comunicata, a loro discrezione, praticamente, senza preavviso alcuno.

Intanto Mussolini vive il suo quarto e… penultimo trasferimento.
dalla villa di Assergi viene portato a 2112m di Campo Imperatore, dove viene sistemato in un alloggio al secondo piano, con porta chiusa e sorvegliata da guardie numerose e attente.

Nota.
Nessuno ha mai comunicato ufficialmente a Mussolini il suo stato di prigionia.
Il Duce ha dovuto evincerlo dalle sue limitazioni e privazioni.

 

I responsabili politici del momento, con incredibili ritardi si macchieranno di una serie di comportamenti, per molti versi codardi e vergognosi, per alcuni soltanto inefficaci e contradittori, che renderanno tragica e devastante la conclusione dell’intera vicenda.


2 settembre 1943. cronaca

2 settembre: giovedi.

  • Castellano torna a Cassibile con Marchesi.
  • Il tema delle credenziali.

Queste sono le trentasei ore prima della firma dell’armistizio italiano.
Dagli scritti di Marchesi:
La sera del 1° settembre il generale Castellano mi chiamò e mi disse che l’indomani mattina sarei andato con lui al comando alleato. Alle 7.15 del 2 settembre, con un trimotore S79, aereo personale del Capo di S.M.G., decollammo da Guidonia dicendo che andavamo in Sardegna. Appena in quota cambiammo direzione e ci dirigemmo a sud. Pilotava il maggiore Vassallo che era il pilota personale di Ambrosio. Con noi era anche il console Franco Montanari che fin dal viaggio a Lisbona aveva sempre accompagnato Castellano in qualità di interprete. Vicino alla Sicilia cominciammo a scendere bassissimi perchè almeno le batterie costiere, certamente avvertite, ci riconoscessero… In abiti borghesi, noi quattro, Castellano, Vassallo, Montanari ed io raggiungemmo i generali americani e ci dirigemmo su una seconda pista dove ci fecero salire su un aereo giò pronto.
Atterrammo su una pista militare, nei pressi di Cassibile.

Al suo arrivo Castellano venne invitato a presentare le sue credenziali.
Per firmare un documento contrattuale a nome e per conto di un terzo bisogna dimostrare di avere la procura, i poteri di firma delegati da poteri governativi.
Castellano reagisce reagisce alla richiesta dicendo:
Ma non era prevista alcuna firma!” e nelle sue memorie addebita il “momento di empass” a Badoglio e Guariglia.
Il generale inglese Jackson, addetto allo S.M. di Alexander, fornì una strana interpretazione dello stupore di Castellano:
Badoglio sperava ancora che gli alleati non avrebbero ancora insistito sulla resa incondizionata. A suo modo di vedere la collaborazione militare italiana con gli alleati sarebbe bastata a far riconoscere di fatto la resa dell’Italia e la rottura con il fascismo“.
Speranza folle e vana. Gli americani avevano organizzato tutto per la firma alle ore 17: Alexander ed Eisenhower erano attesi per quell’ora a Santa Teresa Longarini. Il disguido legale creò una situazione di imbarazzo, di ulteriore diffidenza, quasi di scherno.
So che non avete i pieni poteri e questa è una situazione molto buffa di trattare da parte del vostro Governo“.

Gli eccessivi tentennamenti di Badoglio, la mancata consegna dei pieni poteri ai nostri emissari non fecero altro che aumentare la diffidenza sulla nostra buona fede e sulla nostra reale volontà di chiudere l’accordo.

Intanto, la giornata si svolgeva con gli italiani richiusi nella tenda, come progionieri. Per tutto il giorno.
Si era in attesa di una risposta da Roma per la consegna ufficiale dei pieni poteri e la conferma non arrivava.
Alexander si mostrò molto preciso sul da farsi: “In caso di mancata sottoscrizione riprenderemo i bombardamenti sull’Italia da domani…“.
Durante quella notte nessuno dormì.


Armistizio e dintorni. 1 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 1
Succede che a volte leggere fa male all’animo. Mi sono spesso chiesto che cosa possa essere passato per la testa di un comune soldato in quei giorni vicini all’8 settembre. Sorpresa? stupore? Incertezza? E come avrebbe potuto il milite elaborare diversamente questi eventi se avesse potuto conoscere i fatti così come li interpretiamo oggi? E che cosa poi avrebbe dovuto fare?

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